Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Niko

I punti oscuri dell'Editoria: quali secondo voi quelli più in ombra?

I punti oscuri dell'Editoria: quali secondo voi quelli più in ombra?  

66 voti

  1. 1. Scegli uno o più punti che ti piacerebbe approfondire

    • Il panorama dell'Editoria italiana (Case Editrici e organizzazione interna)
    • Gli Agenti letterari e le Agenzie di rappresentanza
    • Le Agenzie di servizi editoriali
    • Self publishing e varie opzioni (KDP, piattaforme POD e POS)
    • L'Editoria a pagamento e le sue mille sfumature
    • Tutela del proprio libro
    • Come capire se quello che si è scritto vale (come forma, contenuti, mercato)
    • Quale approccio avere nella ricerca di un Editore
    • Il Contratto editoriale
    • Quanto si guadagna (o si può guadagnare) scrivendo
    • I concorsi letterari
    • Promozione del proprio libro
    • Questioni legate alla dichiarazione dei redditi per proventi dalla scrittura (730, CU e CUD, tassazione, eccetera)
    • L'autore può fare tutto da solo? Come?
    • Cosa fare nel caso nessuno risponda (CE, agenti, santi in paradiso)
    • Differenze tra mercato italiano ed estero


Post raccomandati

Secondo me non si deve generalizzare perché c'è editore ed editore. Ci sono editori anche medio piccoli che hanno una nobiltà editoriale e il fatto di pubblicare con loro potrebbe portare a un'effettiva promozione e magari a scovare qualche nuovo lettore, ma se vado a sfogliare i loro cataloghi mi accorgo che i loro autori sono soprattutto giornalisti, professori universitari, oppure hanno già pubblicato con delle grosse Ce o capo bibliotecari eccetera. Insomma con questi io ci pubblicherei eccome, ma ho la sensazione che essendo per l'editoria solo un volgare "peones", al di là della qualità del testo, molto probabilmente non ce la farò. Riuscirò invece più facilmente a pubblicare con piccoli editori che non fanno promozione o quasi, che pubblicano molti e troppi libri scadenti e si accontenteranno delle copie che potrò vendere ad amici e parenti. E quindi anche se non sono EAP, può darsi che a questo punto io preferisca auto pubblicarmi, così il libro me lo potrò gestire più liberamente e senza tempi morti.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
14 ore fa, TuSìCheVale ha scritto:

@Niko , magari, potrebbe scrivere un articolo più aggiornato su questa situazione .

Non so perché, scrivo per esperienza personale con la micro editoria (riferiamoci a queste dimensioni), non riesco proprio a credere che un editore spenda queste cifre per ogni libro pubblicato (no editing, cover free ecc.). 

I calcoli sono giusti, nel senso che in media può starci una spesa di quel tipo. Bisogna però considerare che si tratta di una spesa massima se uno vuol fare le cose per bene, nel modo più professionale possibile. Purtroppo, così come esistono Case Editrici che fanno le cose in maniera "casereccia" per mancanza di fondi o prospettive, ci sono anche autori Self che buttano nel mucchio il testo così com'è con copertine inguardabili e chi s'è visto s'è visto.

C'è da dire anche che quel costo lo si può abbattere concentrandosi solo sull'essenziale: evitare il secondo giro di bozze e farselo da soli (ma fare editing), impaginare un testo con l'ausilio di programmi simil-professionali in proprio (il risultato non sarà come rivolgendosi a un impaginatore, invero, ma meglio di niente!), usare foto/disegni liberi da copyright e in alta definizione per la copertina (esistono siti dove sono gratuite o acquistabili per pochissimi euro) e via discorrendo.

 

Riguardo le piccole case editrici, invece, sono sicuro che sia come dici: l'investimento iniziale per un libro non sfiora quelle cifre nemmeno lontanamente, per quanto riguarda il suo "confezionamento". Per la stampa non lo so, dipende dalle tirature e da ogni singola CE, quindi parlerei a vanvera.

12 ore fa, Riccardo Zanello ha scritto:

Comunque in questo tipo di discussioni sulle case editrici quello che mi dà più fastidio è la generalizzazione. Il mondo dell'editoria è multiforme, ci si trova davvero di tutto, dalla CE medio/grande a cui tutti aspirano e poi non paga gli autori alle CE finte free, dalle CE corrette e oneste che però si perdono nel marasma generale ai veri e propri pirati. In tutto questo, generalizzando, si fa solo del male alle poche CE medie, piccole e micro che vengono sepolte dal fango generale... Ci vorrebbe, giustamente, una rivoluzione, uno svecchiamento? Sicuramente, ma chi lo potrebbe fare? Le piccole che già hanno i loro bei problemi per non affondare? Le grandi che hanno trovato i loro sistemi per continuare a fare i loro guadagni? Il self composto da migliaia di autori individualisti che cercano solo di far emergere il loro nome? La vedo difficile.

Le generalizzazioni servono per intavolare un discorso, non è che possiamo metterci a parlare di ogni singola realtà editoriale, anche perché è impossibile conoscerle tutte.

Per quanto riguarda lo svecchiamento e il cambiamento, se si ragiona così non cambierà mai niente, Riccardo. È difficile? E certo, sì, anche io la vedo difficile, nessuno ha mai detto il contrario e in pochi hanno la "risposta", io meno che mai!

 

So solo che il sistema così com'è adesso non va e che ci vorrebbero iniziative nuove e innovative, maggiori investimenti nella visione sul web, in siti professionali e fatti bene, nell'eBook, in modi diversi di organizzare presentazioni (quelle in librerie sono diventate terribili per tutti, meglio un pub o un bel locale cittadino, Covid permettendo, s''intende) e dare visibilità agli autori con promozione al passo con i tempi di oggi.

Fare le cose con professionalità.

Far uscire pochi libri ma buoni, curati in ogni minimo dettaglio e promossi non per il solo mese-due dall'uscita, ma per tutto l'anno e oltre, perché un libro rimane in vita tanto quanto si decide di tenerlo tale e non è vero che dopo il lancio pazienza, sbaracchiamo tutto e via.

Ci sono piccoli gioielli che tutto questo lo fanno e che infatti poi crescono. Ci vuole impegno, sudore e compagnia bella, ma in quale attività non ci vuole tutto questo? Se sappiamo solo piangersi addosso rimarremmo sempre in questa situazione. Altrimenti non è detto che debbano esserci più di 4500 piccoli editori, si farà altro.

Se uno ha davvero passione e voglia, può farcela.

 

Piuttosto parliamo anche di EAP e ignoranza generale degli aspiranti riguardo questo mondo: sai quanti arrivano a dirci che per pubblicare si deve per forza pagare? :facepalm: 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
11 ore fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

 

Non è una grande mossa e non andrebbe fatto, anche se non so a quali strategie di prezzo ti riferisci con esattezza

Ma no, non mi riferivo a nessuna strategia in particolare, era solo una cosa che davo per scontata. Sarebbe da verificare... 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
13 ore fa, *Antares* ha scritto:

(E tale son rimasta:D )

 

L'importante è che ti conosca io, del resto fregatene :hug:

 

 

13 ore fa, *Antares* ha scritto:

Ehi, il mio primo editore mi ha pubblicata con lo pseudonimo da completa sconosciuta! 

 

Capperi! Certo che il WD è straordinario perché si impara un sacco di cose nuove, interessanti, e a volte sorprendenti come quella che ora vado a scrivere sotto.

 

 

12 ore fa, Riccardo Zanello ha scritto:
16 ore fa, dyskolos ha scritto:

Pubblichereste un mio testo nelle condizioni che elenco sotto? Metti che sia un capolavoro rientrante nella linea editoriale, ma…

  •  Non ho né amici né parenti a cui vendere una singola copia;
  • non posso partecipare a nessun evento di alcun tipo, quindi per esempio niente promozione;
  • la mia biografia è scarsa sotto ogni punto di vista;
  • il mio portafoglio è quasi vuoto.

Se la risposta è sì, allora vi mando un mio romanzo inedito.

Se fosse un'dea molto buona, scritta bene, rientrante nella linea editoriale, piacesse molto alla nostra "editora" potremmo anche accettarla. Ci è già successo di pubblicare con autori corrisponedenti all'elenco che hai scritto. Alcuni siamo riusciti a veicolarli altri no...

 

Questa risposta mi sorprende e ne sono lieto. Così ho quasi deciso di pubblicare con voi. :) Allora sono andato sul sito e ho trovato la collana "Tempesta Racconta" descritta così "La narrativa di Tempesta Editore: storie, racconti, avventure, fantasie…". Narrativa vuol dire qualsiasi genere e anche senza genere? In questi giorni sto scrivendo un thriller psicologico. Lo accettereste? È scritto con il POV multiplo (a volte non sequenziale) in prima persona al presente.

Se la risposta è sì, allora la mia stima per voi, già alta, schizza alle stelle.

Se è no, ho diverse possibilità. Una è il self, ma valuterò con calma.

 

Per me sono validi tutti i quattro punti che elencavo sopra. A questi ne aggiungo uno. Ho letto, anche sul WD, che alcuni editor comunicano per telefono con gli autori. Bene (anzi, male), io quello non posso farlo. Le comunicazioni possono avvenire solo via e-mail e mica tanto spesso.

 

Inoltre non ho, come si diceva sopra, la smania di pubblicare e mettere il mio nome sulla copertina. Per me va bene uno pseudonimo o non pubblicare, tant'è che ho il computer pieno di cose mai pubblicate che mai pubblicherò.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
10 minuti fa, Niko ha scritto:

Bisogna però considerare che si tratta di una spesa massima se uno vuol fare le cose per bene, nel modo più professionale possibile.

 

Domanda: non ti pare che nella lista copiata qui da @TuSìCheVale il prezzo per la realizzazione della copertina sia troppo basso? Con 100€ è difficile averne una ben fatta, a meno che il bravo grafico si debba ancora fare un nome. Quali sono i prezzi in Italia per una copertina ben fatta?

 

Per quello che ho visto io in giro (anche se è un po' che non guardo, lo ammetto! Prima devo fare i compiti a casa…) meno di 300€ te la scordi, se vuoi che sia d'impatto. E di solito se vuoi sia la digitale che quella per il cartaceo il prezzo sale a minimo 500€.

 

10 minuti fa, Niko ha scritto:

Riguardo le piccole case editrici, invece, sono sicuro che sia come dici: l'investimento iniziale per un libro non sfiora quelle cifre nemmeno lontanamente

 

Il che ci riporta all'autore che pubblica col self e che fa concorrenza sleale…

 

10 minuti fa, Niko ha scritto:

Per quanto riguarda lo svecchiamento e il cambiamento, se si ragiona così non cambierà mai niente

 

Applausi.

 

10 minuti fa, Niko ha scritto:

So solo che il sistema così com'è adesso non va e che ci vorrebbero iniziative nuove e innovative, maggiori investimenti nella visione sul web, in siti professionali e fatti bene, nell'eBook, in modi diversi di organizzare presentazioni [...] e dare visibilità agli autori con promozione al passo con i tempi di oggi.

 

E, se posso aggiungere, non è che bisogna spaccarsi la testa per trovare idee nuove: sono già tutte lì fuori, nel mondo, pronte per essere usate!

Basta mettere il naso fuori dall'Italia e fare un minimo di ricerca, nemmeno tanta. Poi si decide cosa può funzionare nel nostro Paese, perché la nostra cultura è diversa da quella di altri Paesi, e si agisce. Quindi è "difficile" soltanto se non si ha voglia di lavorare sodo e si pensa che il sistema debba mettere più soldi per mantenere il vecchio, anziché svecchiare il nuovo.

Il vantaggio di un Paese vecchio come l'Italia, quasi immobile, è che c'è un sacco di spazio per fare cose "nuove".

Invece ci lamentiamo e continuiamo a discutere di come mantenere status quo che sono già morti.

 

Quindi una grande grazie, Niko, per alzare un po' di vento che spazzi via l'aria stantia che si respira.

 

10 minuti fa, Niko ha scritto:

Altrimenti non è detto che debbano esserci più di 4500 piccoli editori, si farà altro.

 

Esatto. E spiace, perché sicuramente c'è tanta gente valida lì dentro. Ma se ragionano così, spariranno.

 

10 minuti fa, Niko ha scritto:

Piuttosto parliamo anche di EAP e ignoranza generale degli aspiranti riguardo questo mondo

 

Questa è la cosa che mi sorprende di più.

Invece di puntare il dito contro i veri "farabutti" della situazione (EAP), lo si punta contro chi ha voglia di fare ed è disposto a investire di tasca propria, rischiando tutto quello che ha e mettendoci un sacco di tempo. I preconcetti si sprecano, i giudizi trancianti pure e lì, sì, leggo le generalizzazioni più genuine.

Non so se riesco a spiegarmi. È vero che nel self finiscono quelli che non sanno cosa sia l'autocritica. O, meglio, per non allargare troppo il discorso, non sanno raccontare (saper scrivere non è sufficiente, anche se sarebbe già un buon inizio). Quindi è normale conseguenza che la maggior parte del self sia un'accozzaglia priva di senso. Va a detrimento delle CE? Non mi pare. Va a detrimento degli autori self di qualità, che si ritrovano immersi in un oceano di m…

Poi, se si sta lì a dire che la qualità nel self non esiste, be', mi hanno insegnato che i muri di gomma è meglio non tentare di abbatterli.

 

Oltre tutto, ma vogliamo parlare di cosa arriva in libreria a nome delle CE? Manco si publicassero soltanto capolavori.

Nessuno si chiede, accusando il self, quali sono le proprie responsabilità? Il fatto che gli autori di valore non trovino spazio per "leggi di mercato" inventate?

È ora di finirla con questa storia del "nessuno ha la ricetta del best-seller" e poi si pubblica la prima ca@@ta che passa di lì perché sì, si pensa di sapere cosa venderà. E poi non vende.

 

A me, Niko, tanto per chiarire, la EAP non sembra editoria. Sono commercianti: quindi lecito (da qui le virgolette sul "farabutti"; sono imprenditori). Certo è, però, che è un modo per far soldi usando i sogni (spesso irragionevoli) delle persone. È uno schifo. E la colpa è anche di chi si fa abbindolare, sono d'accordo con te.

Poi finiamo per discutere tra chi ha veramente a cuore la questione e sa di cosa parla, ognuno con le proprie competenze. Mi pare sbagliato. Ecco.

 

Dividersi, anziché unire le forze positive, non serve a nulla.

Ma, si sa, gli italiani son troppo appassionati in ogni discussione…

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
13 ore fa, Riccardo Zanello ha scritto:

nel marasma del self, come si fa a distinguere il testo buono da quello cattivo?

 

Bella domanda!

So che non è molto chic rispondere a una domanda con un'altra domanda, ma io non sono un tipo raffinato e lo faccio. Con la stessa tua logica potrei domandarmi"nel marasma delle CE, come si fa a distinguere il testo buono da quello cattivo?" A volte me lo chiedo davvero e il bello è che non ho mai trovato una risposta. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
19 minuti fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

Domanda: non ti pare che nella lista copiata qui da @TuSìCheVale il prezzo per la realizzazione della copertina sia troppo basso? Con 100€ è difficile averne una ben fatta, a meno che il bravo grafico si debba ancora fare un nome. Quali sono i prezzi in Italia per una copertina ben fatta?

Per quello che ho visto io in giro (anche se è un po' che non guardo, lo ammetto! Prima devo fare i compiti a casa…) meno di 300€ te la scordi, se vuoi che sia d'impatto. E di solito se vuoi sia la digitale che quella per il cartaceo il prezzo sale a minimo 500€.

Sì, ma vale anche per l'impaginazione... sempre se parliamo di cose fatte bene e da professionisti seri, beninteso.

Appare scontato, ma i prezzi a mio parere "giusti", cioè non alti ma che valorizzino il lavoro che c'è dietro a ogni cosa, li ho adottati nel mio gruppo. Per la copertina direi anch'io che 300 euro sia una media accettabile, che sale a seconda delle richieste. Anche lì però c'è un mondo infinito di approcci diversi, per esempio la nostra copertinista li legge, i libri per cui disegna la copertina, cosa assai rara... e che ha ovviamente delle controindicazioni.

Comunque, passiamo oltre :asd: 

23 minuti fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

E, se posso aggiungere, non è che bisogna spaccarsi la testa per trovare idee nuove: sono già tutte lì fuori, nel mondo, pronte per essere usate!

Esattamente, basta darsi da fare.

24 minuti fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

A me, Niko, tanto per chiarire, la EAP non sembra editoria. Sono commercianti: quindi lecito (da qui le virgolette sul "farabutti"; sono imprenditori). Certo è, però, che è un modo per far soldi usando i sogni (spesso irragionevoli) delle persone. È uno schifo. E la colpa è anche di chi si fa abbindolare, sono d'accordo con te.

Poi finiamo per discutere tra chi ha veramente a cuore la questione e sa di cosa parla, ognuno con le proprie competenze. Mi pare sbagliato. Ecco.

No, non è certo editoria. Anche perché secondo la legge sul diritto d'autore, se non vado errato, non è legale chiedere dei soldi per pubblicare un libro. In realtà i contratti dell'EAP non sono mai di edizione, perché non contemplati dalla legge, a pagamento. A questo riguardo però mi sento di lasciare la parola a @ElleryQ o all' @Avv.Lenti, che ne sanno più di me sicuramente, in ambito legale.

Il succo è che no, non è proprio Editoria. Purtroppo non è truffa, ma è qualcosa di totalmente diverso dal mondo di cui stiamo parlando e che fa leva sull'ignoranza delle persone che non conoscono bene questo ambito e pensano sia "normale". Che tristezza!

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, dyskolos ha scritto:

L'importante è che ti conosca io, del resto fregatene

<3

 

1 ora fa, dyskolos ha scritto:

allora la mia stima per voi, già alta, schizza alle stelle.

Io ho acquistato non molto tempo fa una loro graphic novel: ti posso dire che è fatta a regola d'arte (credo che i fumetti siano più ostici da realizzare rispetto a un romanzo).

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, dyskolos ha scritto:

Con la stessa tua logica potrei domandarmi"nel marasma delle CE, come si fa a distinguere il testo buono da quello cattivo?" A volte me lo chiedo davvero e il bello è che non ho mai trovato una risposta. 


Ma è proprio qui la vera differenza... Mentre la piattaforma di Self non offre la benché minima garanzia di qualità, perché tutti possono pubblicare senza alcuna selezione, la casa editrice ha degli standard qualitativi e dei criteri ben precisi di cosa pubblicare e cosa rifiutare. Ha una linea editoriale, una politica, un’estetica, che contraddistinguono quel marchio e che lo rendono riconoscibile nel panorama editoriale. Ci sono alcuni marchi (non solo "big") che sono una garanzia a prescindere da quale sia l'autore e l'opera, e il lettore si fida così come di un marchio commerciale che fa oggetti di qualità (non dimentichiamo, infatti, che il libro è sempre anche un oggetto). Chiaramente, se parliamo della Pincopallino edizioni, di un piccolo editore che mira solo a "tirare a campare" con i suoi pochi mezzi, che non ha aspirazioni, che non lavora per crescere e costruirsi un buon catalogo, allora è un altro paio di maniche, e lì la garanzia diventa molto più debole. Se poi parliamo di un editore a pagamento, il valore aggiunto del marchio editoriale è sottozero, e ci sono spesso ancora meno garanzie rispetto al Self. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
7 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Ha una linea editoriale, una politica, un’estetica, che contraddistinguono quel marchio e che lo rendono riconoscibile nel panorama editoriale

 

Anche un autore self può avere una linea editoriale, una politica, un’estetica, che lo contraddistinguono e che lo rendono riconoscibile nel panorama editoriale.

 

 

12 minuti fa, *Antares* ha scritto:

Io ho acquistato non molto tempo fa una loro graphic novel: ti posso dire che è fatta a regola d'arte

 

Grazie per il suggerimento interessante. Lo seguirò sicuramente :)

A me non piacciono molto i romanzi grafici, ma ammetto che ho smesso di leggerli quindici anni fa. Devo aggiornarmi. Quelle di oggi sono di certo migliori e poi il fatto che me le suggerisci tu è già per me una garanzia di qualità :sss:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 minuto fa, dyskolos ha scritto:

Anche un autore self può avere una linea editoriale, una politica, un’estetica, che lo contraddistinguono e che lo rendono riconoscibile nel panorama editoriale.


Senza una CE, un lettore potrebbe non arrivare mai a conoscerlo e a distinguerlo da tutto il resto. Quell'autore non potrà contare su un marchio editoriale consolidato, non potrà contare su un distributore, un promotore, non potrà ottenere un'intervista sul giornale o in tv, e tanto altro. Poi magari potrà autofinanziarsi una campagna pubblicitaria online, ma deve avere soldi. Piaccia o meno, nel Self spesso emerge non chi è più talentuoso, ma chi ha più pieno di sé e, soprattutto, ha più soldi da investire su sé stesso. Mi sembra indubbio che c'è spesso molta meno meritocrazia (almeno sul piano letterario, al netto delle capacità di fare il piazzista di sé stesso) rispetto ad essere selezionati da una buona CE che investe su te e la tua opera. 
 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
13 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Piaccia o meno, nel Self spesso emerge non chi è più talentuoso, ma chi ha più pieno di sé e, soprattutto, ha più soldi

 

Questo è un grosso problema, ma non penso che il self sia così negativo e comunque anche con le CE va avanti chi ha più schei/dindini/picciuli/quattrini. È una questione generale che trovo ributtante. Ma è così ovunque: chi ha più soldi vince sempre. È la legge della giungla, caro amico. Vogliamo che al panorama culturale italiano accedano solo i ricchi? Tipo che se non hai il ferrarino sotto casa devi stare zitto? Non mi piace, lo aborro [immaginalo detto da Mughini :asd:] Non può essere che magari introducendo chi non ha voce le cose migliorino?

CE e self possono anche convivere. Io metto i due metodi sullo stesso piano. Poi c'è un mucchio di pregiudizi da parte dei lettori, certo. Ma se non si spinge una cosa… Un po' è come se vivessimo ancora nelle caverne perché le case moderne non piacciono. E allora ok, rimaniamo nelle caverne. Mica se il self sparisse con la bacchetta magica, i problemi dell'editoria italiana sparirebbero. Quelli sono dovuti, penso, alla scarsità di lettori. Il problema credo sia questo, non il self. Tra l'altro il self e le CE coprono settori di mercato diversi e quindi non capisco perché gli editori ne abbiano paura. L'autore self è giudicato dal lettore, dal basso, e non dall'editore, dall'alto. Il vaglio del lettore è più stretto di quello dell'editore.

Ma poi se i libri in self fanno così schifo, che paura possono mai fare? Non li compra nessuno, e ciao! Se fanno paura, allora sono buoni e la gente li compra. :umh::umh::umh::umh::umh::umh:

Ognuno legge anche spazzatura, se vuole. Mica un editore può dire a un lettore "Questo sì e questo no"? In base a quale autorità

Abbiamo fatto guerre con milioni di morti ammazzati per ottenere la libertà che ci consente (a te e a me) di dissertare sulle nostre opinioni, e noi ancora stiamo qui a discutere cosa può fare uno e cosa no? Che uno deve per forza compare il libri editi da CE. Okay, oggi pomeriggio mi vado a comprare trenta libri in self e poi vediamo…

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
33 minuti fa, Wanderer ha scritto:


Senza una CE, un lettore potrebbe non arrivare mai a conoscerlo e a distinguerlo da tutto il resto. Quell'autore non potrà contare su un marchio editoriale consolidato, non potrà contare su un distributore, un promotore, non potrà ottenere un'intervista sul giornale o in tv, e tanto altro. Poi magari potrà autofinanziarsi una campagna pubblicitaria online, ma deve avere soldi. Piaccia o meno, nel Self spesso emerge non chi è più talentuoso, ma chi ha più pieno di sé e, soprattutto, ha più soldi da investire su sé stesso. Mi sembra indubbio che c'è spesso molta meno meritocrazia (almeno sul piano letterario, al netto delle capacità di fare il piazzista di sé stesso) rispetto ad essere selezionati da una buona CE che investe su te e la tua opera. 
 

Concordo pienamente ed è proprio questo presupposto, questa fiducia e questa garanzia di qualità che ti porta a trovare dei nuovi lettori e a permetterti di uscire dalla solita cerchia di parenti e amici. Il problema è che a CE del genere, anche se piccole, non ci arrivi con la  sola bontà del testo se non hai già un piede nel modo editoriale.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
2 minuti fa, dyskolos ha scritto:

e comunque anche con le CE va avanti chi ha più schei/dindini/picciuli/quattrini.


Questo non succede con le CE, ma solo ed esclusivamente con gli EAP! Che non sarebbero nemmeno da considerare "editori", ma solo stampatori a pagamento. 

Poi è vero che ci sono scrittori che pagano in anticipo agenti ed editor esterni nella speranza di essere accettati da una CE... personalmente, la trovo una pratica deprimente. Per come la vedo, se non si hanno abbastanza doti da realizzare per conto proprio un testo potenzialmente pubblicabile, allora è meglio cambiare mestiere, e non è pagando qualcuno (che sia un EAP, un agente, un editor esterno) che si può sopperire alle proprie carenze. 

 

3 minuti fa, Ratalos ha scritto:

Concordo pienamente ed è proprio questo presupposto, questa fiducia e questa garanzia di qualità che ti porta a trovare dei nuovi lettori e a permetterti di uscire dalla solita cerchia di parenti e amici. Il problema è che a CE del genere, anche se piccole, non ci arrivi con la  sola bontà del testo se non hai già un piede nel modo editoriale.


Premesso che a condannare gli autori più sprovveduti alla "solita cerchia di parenti e amici" è in molti casi proprio l'editore (se è un EAP o doppio binario locale), purtroppo spesso è come dici. Ma per "mettere un piede nel mondo editoriale" si possono anche cercare altre strade che non siano mandare proposte a ripetizione... Si può tradurre, correggere bozze, scrivere articoli per riviste culturali, e potenzialmente tanto altro. Poi magari qualcuno mi dirà che non è per tutti... ma, se la mettiamo su questo piano, nemmeno scrivere è per tutti. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
18 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Poi è vero che ci sono scrittori che pagano in anticipo agenti ed editor esterni nella speranza di essere accettati da una CE... personalmente, la trovo una pratica deprimente. Per come la vedo, se non si hanno abbastanza doti da realizzare per conto proprio un testo potenzialmente pubblicabile, allora è meglio cambiare mestiere, e non è pagando qualcuno (che sia un EAP, un agente, un editor esterno) che si può sopperire alle proprie carenze. 

Parole sante che sottoscrivo integralmente. Purtroppo c'è tutta una filiera che prospera sull'illusione di tanti, sprovvisti del minimo sindacale in quanto a talento e capacità di esprimersi correttamente,  che pagandosi editing e corsi vari possano emergere in un campo che, assolutamente, non è e non potrà mai essere il loro.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
20 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Ma per "mettere un piede nel mondo editoriale" si possono anche cercare altre strade che non siano mandare proposte a ripetizione... Si può tradurre, correggere bozze, scrivere articoli per riviste culturali, e potenzialmente tanto altro. Poi magari qualcuno mi dirà che non è per tutti... ma, se la mettiamo su questo piano, nemmeno scrivere è per tutti. 

Purtroppo non è semplice e poi dipende dal genere che fai e paradossalmente anche vendere molto con il self publishing potrebbe indurre l'editoria che conta ad accoglierti tra la sua cerchia ristretta.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

 

2 minuti fa, cheguevara ha scritto:

Parole sante che sottoscrivo integralmente. Purtroppo c'è tutta una filiera che prospera sull'illusione di tanti, sprovvisti del minimo sindacale in quanto a talento e capacità di esprimersi correttamente,  che pagandosi editing e corsi vari possano emergere in un campo che, assolutamente, non è e non potrà mai essere il loro.


Ormai, c'è anche una proliferazione di (sedicenti) "agenti" che, paradossalmente, speculano sul fatto che gli autori non vogliono pubblicare con una CE a pagamento, e vogliono arrivare a una CE (sedicente) "free". Ciò che realmente avviene, tuttavia, è che l'agente fa egli stesso le veci della EAP, facendo pagare l'autore per i propri "servizi editoriali", e magari sottobanco si spartisce il denaro con l'editore (sedicente) "free". 

 

2 minuti fa, Ratalos ha scritto:

Purtroppo non è semplice 


A proposito di "mettere un piede nel mondo editoriale", vorrei ricordare che c'è anche un fattore da tenere presente, quello geografico. Purtroppo, conta molto anche la città in cui si vive. Può piacere o meno, ma l’80% dell’editoria che conta è concentrata tra Milano, Roma e Torino. Poi in altre città ci sono diverse eccellenze, più o meno grosse, ma sono in numero inferiore, meno concentrate sul territorio, e spesso sono singoli casi. Per fare un esempio, a Palermo c’è Sellerio, ma poi c’è il (quasi) nulla attorno. Se qualcuno ha fatto studi universitari a Milano, a Roma o a Torino, uscendo da una facoltà umanistica (o di scienze della comunicazione) ha buone probabilità di fare uno stage in una casa editrice che conta, perché sono veramente tante, diverse decine. E si hanno molte più possibilità di avere contatti, di entrare negli ambienti giusti, di partecipare a eventi, di collaborare con editori in altre modalità che non siano inviare per email proposte di pubblicazione. Se invece si vive in altre parti d’Italia, le possibilità sono in numero molto inferiore. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
19 ore fa, TuSìCheVale ha scritto:

Costo copertina: ipotizziamo 100 euro + Iva (costo accessibile, ma professionale)

Costo impaginazione: 120 euro + Iva

Quoto solo questi due, perché pertinenti il mio settore nello specifico. Detto questo, mi sembrano un po’ bassi questi costi, per un lavoro professionale. Per quanto riguarda la copertina, se il lavoro è eseguito come ho scritto nei miei post precedenti in questa stessa discussione - senza contare l’iva - sono almeno un 50€ in più. E 150€ più iva vuol dire valutare il costo orario del professionista meno di 5€ l’ora (sempre parlando nell’ottica di avere a che fare con un professionista vero, che legge tutto il testo per intero, ne fa un’analisi critica, sintetizza gli elementi chiave e poi li traduce nella forma grafica che più si confà al romanzo specifico).

Per quanto riguarda l’impaginazione, 120€ più iva è una cifra limite al ribasso. Il costo dell’impaginazione si calcola a cartella (1800 battute spazi inclusi), e sempre nell’ottica di avere a che fare con il professionista, in genere i prezzi per un’impaginazione cartacea vanno dai 0,50€ fino ai 2€ per cartella... quindi se il libro in questione è di 240 cartelle siamo al limite minimo.

 

Scusate la puntualizzazione, ma mi sembrava doverosa.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
51 minuti fa, Wanderer ha scritto:
1 ora fa, dyskolos ha scritto:

e comunque anche con le CE va avanti chi ha più schei/dindini/picciuli/quattrini.


Questo non succede con le CE, ma solo ed esclusivamente con gli EAP! Che non sarebbero nemmeno da considerare "editori", ma solo stampatori a pagamento. 

 

Hai ragione sull'EAP, anche io la detesto e trovo che si basi velatamente su un ribaltamento dei rapporti sani tra autore ed editore. Ma alla fine, contenti loro (gli autori), contenti tutti. La vanità porta anche a questo.

Sull'altra questione, che con le CE si va avanti anche senza (o con pochi) soldi, consentimi di nutrire parecchissimissimissimi dubbi. Non la pensiamo uguale uguale, vedo. Prima parlavi di meritocrazia. Che sicuramente è una bella parolona da dire, e confesso che mi piaceva, ma poi mi sono reso conto che spesso serve solo a riempirsi la bocca perché, fatta male, si trasforma in oligarchia senza che nessuno se ne accorga.

 

 

54 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Per come la vedo, se non si hanno abbastanza doti da realizzare per conto proprio un testo potenzialmente pubblicabile, allora è meglio cambiare mestiere, e non è pagando qualcuno (che sia un EAP, un agente, un editor esterno) che si può sopperire alle proprie carenze. 

 

Perfettamente d'accordo, la vediamo allo stesso modo (y)

Io ho impiegato anni a studiare i programmi di grafica e di videoscrittura. Adesso, pur non essendo un genio, riesco a impaginare tutto, con numeri di riga alternati o a mezza pagina, immagini, testatine, margini, gabbie, righe orfane o vedove, ecc… Poiché non voglio sprecare quel tempo, ho difficoltà a capire perché certuni mi dicono che devo (devo, lo sottolineo!) avere bisogno per forza di un professionista per compiere quelle operazioni che so già fare e per le quali ho scalato curve d'apprendimento da paura.

 

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
5 minuti fa, Ilaris ha scritto:

e "forse"  si rifarà con le percentuali maggiori, i diritti restano suoi e non deve aspettare mesi e mesi senza sapere se CE hanno aperto la email col suo manoscritto. :) 

 

Daccordissimo! (y)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
5 ore fa, Niko ha scritto:

Fare le cose con professionalità.

Far uscire pochi libri ma buoni, curati in ogni minimo dettaglio e promossi non per il solo mese-due dall'uscita, ma per tutto l'anno e oltre, perché un libro rimane in vita tanto quanto si decide di tenerlo tale e non è vero che dopo il lancio pazienza, sbaracchiamo tutto e via.

Ci sono piccoli gioielli che tutto questo lo fanno e che infatti poi crescono. Ci vuole impegno, sudore e compagnia bella, ma in quale attività non ci vuole tutto questo? Se sappiamo solo piangersi addosso rimarremmo sempre in questa situazione. Altrimenti non è detto che debbano esserci più di 4500 piccoli editori, si farà altro.

 

Bravo @Niko , sono decisamente con te. Ed era ora che qualcuno lo dicesse: le case editrici sono troppe e i titoli pubblicati ogni anno sono troppi!

 

Tutti se la prendono sempre con gli aspiranti autori, che sono un numero fuori controllo (vero), e con i lettori, che invece latitano (altrettanto vero). Ma i libri vengono pubblicati dalle case editrici (fatto salvo il settore del self publishing, che non credo incida in alcun modo sulle vendite delle CE "regolari", perlomeno in Italia) e se di queste ultime ne esistesse una quantità ragionevole, che pubblicasse un numero ragionevole di titoli (non gli oltre 60.000 pubblicati in media ogni anno), c'è da pensare che il mercato editoriale in generale sarebbe molto più sano. Meno CE, meno titoli pubblicati (basta scorrere le statistiche per capire che almeno la metà di tutti i titoli pubblicati nemmeno arrivano al lettore), autori più soddisfatti e CE con i conti forse un po' più a posto di quanto non siano oggi. La quota di manoscritti rifiutati non potrebbe che salire, ma io sono fermamente convinto che questo non potrebbe essere che un bene. 

Quindi: molta più selezione in entrata, molti meno titoli pubblicati, molto più appoggio promozionale per ciascun titolo e, magari, finirla di pretendere che un autore faccia il venditore porta a porta della propria opera solo per permettere a una CE inutile di sopravvivere. Perché quello è un mestiere diverso (che bisogna saper fare, tra l'altro).

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
24 minuti fa, Ratalos ha scritto:

Cioè 120 euro più iva per la sola impaginazione? Ma che cos'è un romanzo o un libro di illustrazione?

Un libro illustrato va a preventivo personalizzato in base alla lunghezza del testo, quantitativo di immagini e tipologia di immagini. Va eseguito uno studio di progetto molto più complesso, se si vuole costruire un libro visivo professionalmente valido. Non a caso i libri illustrati hanno un prezzo medio di copertina molto più alto rispetto i romanzi.

 

Per quanto riguarda i romanzi, per impaginare non basta prendere il testo e fare copia-incolla all’interno di un software apposito, con i margini predefiniti, quindi scegliere un font che aggrada.

Per impaginare un romanzo (come si deve, poi come ho già detto nulla vieta di fare le cose fatte male o alla va lá come viene) serve valutare la lunghezza media delle frasi così da impostare una gabbia che lasci meno spazio possibile a eventuali vedove od orfane. Se saltano fuori vedove od orfane vanno corrette. Il font scelto va studiato apposta sulla tipologia di romanzo, quando ve ne è la possibilità e non ci sono linee editoriali prestabilite. (Per esempio, per un romanzo ambientato nell’Inghilterra del 1700 è di gusto usare il Baskerville o il Caslon, in quanto font progettati in Inghilterra nel medesimo periodo). E poi ci sono anche altre cose; spesso accade che sia necessario correggere errori di battitura o errori di conformazione testuale presenti nel testo originale, che quindi, anche in seguito a riformattazione, vengono mantenuti.

Insomma, non è un lavoro da poco. Richiede tempo e un certo grado di competenza, ed entrambi hanno un certo prezzo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
9 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Sull'altra questione, che con le CE si va avanti anche senza (o con pochi) soldi, consentimi di nutrire parecchissimissimissimi dubbi. Non la pensiamo uguale uguale, vedo. Prima parlavi di meritocrazia. Che sicuramente è una bella parolona da dire, e confesso che mi piaceva, ma poi mi sono reso conto che spesso serve solo a riempirsi la bocca perché, fatta male, si trasforma in oligarchia senza che nessuno se ne accorga.


Quella che ho espresso non è propriamente una "mia" idea, ma un'idea abbastanza condivisa: l'editoria sana è quella in cui il flusso di denaro passa dall'editore all'autore, e non viceversa. Poi forse tu ti riferisci ad alcuni casi in cui un autore viene pubblicato non per meriti letterari, ma per tutto ciò che ruota intorno all'opera (come nel caso di un personaggio di spettacolo, un "influencer" o altro). Questa sicuramente è in buona parte una stortura del mercato, e una mercificazione dell'opera letteraria, ma accade quasi esclusivamente con alcune CE "big" che hanno perso il lustro d'un tempo (non accade invece con altre, tipo Adelphi). Tuttavia, in ogni caso, non sono in sé le facoltà economiche del personaggio a determinare la pubblicazione, anzi, il personaggio viene lautamente pagato dall'editore. Ciò che determina la pubblicazione è il "personaggio" in quanto tale, e il suo valore di mercato solo in senso mediatico. 
 

Quota

 ho difficoltà a capire perché certuni mi dicono che devo (devo, lo sottolineo!) avere bisogno per forza di un professionista per compiere quelle operazioni che so già fare 


Perché magari loro stessi rientrano in quella categoria, e ti inducono a pensare che senza loro non andrai da nessuna parte... Come ho scritto in precedenza, per me il "vero Self" è quello in cui l'autore realmente fa tutto da solo, senza delegare compiti ad altri e senza ricorrere ad alcuna piattaforma. Si stampa il libro in tipografia e lo vende tramite i propri canali (se online, con un diretto link di vendita, senza passare da Amazon, che è un colosso, altro che indipendenza dal "sistema"...). Va alla posta a spedire i libri, tiene i contatti con i lettori, apre una partita IVA se necessario. Ma quanti sono gli autori Self che fanno tutto ciò? Credo pochissimi. Io l'ho fatto una volta come esperimento, con risultati discreti, ma poi mi sono stancato e, soprattutto, non avevo voglia di diventare un venditore dei miei stessi libri.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, L'antipatico ha scritto:

Quindi: molta più selezione in entrata, molti meno titoli pubblicati, molto più appoggio promozionale per ciascun titolo e, magari, finirla di pretendere che un autore faccia il venditore porta a porta della propria opera solo per permettere a una CE inutile di sopravvivere. Perché quello è un mestiere diverso (che bisogna saper fare, tra l'altro).

Quoto solo la fine per ragioni di spazio, ma sono d'accordo su tutto. Niente freccette perché, per oggi, ho esaurito il plafond (e tutte positive, quelle rosse m fanno allergia).

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
41 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Ciò che determina la pubblicazione è il "personaggio" in quanto tale, e il suo valore di mercato solo in senso mediatico. 

 

Esatto. Infatti non farei guerre di religione su argomenti come self e CE, considerando che esiste quel fenomeno ("influencer" ecc…) che muove, credo, interessi ben superiori alla questione di cui discutiamo. Oltre tutto, i numeri del self sono bassissimi, esigui e infatti non capisco come un fenomeno così microscopico possa generare reazioni tanto nette.

Comunque non mi riferivo a quello.

 

 

48 minuti fa, Wanderer ha scritto:

senza ricorrere ad alcuna piattaforma

 

Be', se le piattaforme esistono, sono tecnologicamente possibili e sono (come sono) rette da imprenditori, sarebbe anche, almeno ai miei occhi, insensato non servirsene. La parte imprenditoriale delle piattaforme l'hai messa in luce tu stesso sopra, a ragione. La concorrenza tra self e CE, se ci fosse, sarebbe alla fine una concorrenza tra imprenditori, e qualsiasi imprenditore sa, o dovrebbe sapere, che c'è una cosa che si chiama "rischio d'impresa". L'imprenditore-editore, che vede il collega imprenditore-piattaforma andare meglio sul mercato, poi – a mio avviso – non se ne può lamentare. Come si diceva, "Il rischio è il mio mestiere". :)

 

Ho un romanzo inedito sul computer. Leggendo questa discussione mi è venuta voglia di pubblicarlo in self. Non credo di essere la rovina dell'editoria italiana. Altrimenti ripiegherò (:P) su una CE.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, dyskolos ha scritto:

Sull'altra questione, che con le CE si va avanti anche senza (o con pochi) soldi, consentimi di nutrire parecchissimissimissimi dubbi. Non la pensiamo uguale uguale, vedo. Prima parlavi di meritocrazia. Che sicuramente è una bella parolona da dire, e confesso che mi piaceva, ma poi mi sono reso conto che spesso serve solo a riempirsi la bocca perché, fatta male, si trasforma in oligarchia senza che nessuno se ne accorga.

 

E' una delle poche volte in cui non sono d'accordo con te. Forse intendevi riferirti al successo, non alla pubblicazione: io ho pubblicato con tre diverse CE (piccole, è ovvio, sono uno sconosciuto!) senza mai sborsare un centesimo, né prima della pubblicazione (per schede di lettura, editing, corsi et similia), né dopo. Che poi il risultato economico sia stato ridicolo, è un altro paio di maniche.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
4 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Be', se le piattaforme esistono, sono tecnologicamente possibili e sono (come sono) rette da imprenditori, sarebbe anche, almeno ai miei occhi, insensato non servirsene. La parte imprenditoriale delle piattaforme l'hai messa in luce tu stesso sopra, a ragione. La concorrenza tra self e CE, se ci fosse, sarebbe alla fine una concorrenza tra imprenditori, e qualsiasi imprenditore sa, o dovrebbe sapere, che c'è una cosa che si chiama "rischio d'impresa".


Sono d'accordo su questa linea. Però ti muovo un'obiezione: dato che in alcuni tuoi interventi sembra emergere più o meno velatamente anche una tua componente ideologica nella scelta del Self, di lotta contro il "sistema", allora su certe questioni bisogna aprire gli occhi. Chiunque pubblica tramite Amazon (che diventa sempre più un meta-editore globale) contribuisce a incrementare il potere economico di un gigante al cui confronto le nostre CE "big" sono dei nani irrilevanti. Un colosso che ha una diretta influenza sulla grande politica mondiale, più di una grande nazione, generando enorme ricchezza ed enorme povertà in giro per il mondo. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ma forse @dyskolos con il discorso dei soldi si riferiva alla promozione?

 

1 ora fa, Wanderer ha scritto:

altro che indipendenza dal "sistema"

Be', non è che tutti abbiano quel proposito quando autopubblicano, e comunque una buona dose di "indipendenza" (che poi bisognerebbe capire cosa si intende, ma meglio lasciar perdere :P ) si ottiene anche con molte piccole case editrici che pubblicano argomenti snobbati dalla grande editoria.

Poi per vendere online con un proprio sito serve la partita IVA (perché è considerata attività pubblicitaria permanente); se vendi in cartaceo no, a meno che non superi i 4800 euro l'anno, ma è molto difficile. Uno scrittore "indipendente" non è mica un imprenditore, a meno che non sia lui a sceglierlo, e allora ok...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
4 minuti fa, cheguevara ha scritto:

E' una delle poche volte in cui non sono d'accordo con te. Forse intendevi riferirti al successo, non alla pubblicazione: io ho pubblicato con tre diverse CE (piccole, è ovvio, sono uno sconosciuto!) senza mai sborsare un centesimo, né prima della pubblicazione (per schede di lettura, editing, corsi et similia), né dopo. Che poi il risultato economico sia stato ridicolo, è un altro paio di maniche.

 

Ti ringrazio, Che. Cioè hai fatto l'editing gratis prima della pubblicazione? O_O Non l'hai nemmeno fatto prima della presentazione alla CE? O_O No, perché mi dicono che è necessario. Proprio molte piccole dicono che non accettano testi non editati, per motivi economici. Che poi, come si fa a capirlo?

Una volta frequentavo un gruppo in cui gli scrittori sottoponevano il proprio testo e gli altri commentavano, più o meno come accade nell'Officina del WD. Più volte ho assistito a dialoghi come questo…

Autore: "Leggete il mio testo".

Commentatore: "Bellissimo. Si vede che è ben editato".

Autore: "Mmm… veramente non l'ho fatto editare."

 

Oppure…

Autore: "Leggete il mio testo".

Commentatore: "Fa schifo e basta leggere tre righe per capire che non è editato".

Autore: "Mmm… veramente l'ho fatto editare tre volte".

 

A parte questo, il discorso che facevo sui tanti dubbi ha radici più complesse: è una cosa più sociale, ma andrei OT, quindi devo fermarmi. Perdonami!

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

×