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Niko

I punti oscuri dell'Editoria: quali secondo voi quelli più in ombra?

I punti oscuri dell'Editoria: quali secondo voi quelli più in ombra?  

63 voti

  1. 1. Scegli uno o più punti che ti piacerebbe approfondire

    • Il panorama dell'Editoria italiana (Case Editrici e organizzazione interna)
    • Gli Agenti letterari e le Agenzie di rappresentanza
    • Le Agenzie di servizi editoriali
    • Self publishing e varie opzioni (KDP, piattaforme POD e POS)
    • L'Editoria a pagamento e le sue mille sfumature
    • Tutela del proprio libro
    • Come capire se quello che si è scritto vale (come forma, contenuti, mercato)
    • Quale approccio avere nella ricerca di un Editore
    • Il Contratto editoriale
    • Quanto si guadagna (o si può guadagnare) scrivendo
    • I concorsi letterari
    • Promozione del proprio libro
    • Questioni legate alla dichiarazione dei redditi per proventi dalla scrittura (730, CU e CUD, tassazione, eccetera)
    • L'autore può fare tutto da solo? Come?
    • Cosa fare nel caso nessuno risponda (CE, agenti, santi in paradiso)
    • Differenze tra mercato italiano ed estero


Post raccomandati

49 minuti fa, Ace ha scritto:

Ma come può un gioiello brillare se sepolto dal ciarpame?

Dipende dall'autore e da quanto si dà da fare per promuovere il suo gioiello, se di gioiello si tratta, e non dal ciarpame che c'è intorno.

Una domanda provocatoria: quando entri in una libreria di catena (tra le maggiori) o indipendente, ciarpame non ce n'è?

Ce ne sarà meno, d'accordo, concordo. Ma ce n'è lo stesso.

 

Addossare al Self un'etichetta di fetecchie diffuse sono perché ci sono effettivamente delle fetecchie non è giusto, perché c'è anche tanta roba di qualità che può spiccare facilmente proprio per quello. 

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45 minuti fa, Ace ha scritto:

È su questi ultimi che come autore indie dovrai prevalere, Andrea. Ma come può un gioiello brillare se sepolto dal ciarpame?


Anzitutto bisognerebbe sapere se di gioiello si parla. Dubito, mi avevano già dissoterrato senza grandi risultati. 
 

A me preme la passione per le parole e fare le cose al mio meglio, seguendo una piena libertà espressiva – cosa che non mi è mai stata negata, sottolineo.

Ho un conto in sospeso e alcune vecchie storie da raccontare. Credo di aver qualcosa da dire, più che da dare, e comunque non faccio altro che seguire il mio sentire e penso di potervi ambire, in modo onesto e un po’ navigato – perdona l’insistente allitterazione, mi son fatto prendere la mano.

Da lì a credere che possa essere io a decidere se i lettori avranno goduto e riflettuto della mia immaginazione ce ne passa.

Come si fa a presumere una cosa simile? 
 

Poi, forse sarò romantico o forse fatalista – anche perché m’è già andata male e la seconda volta non sarà latrice delle stesse sciagure personali, dovessi fallire di nuovo – ma credo che se la qualità c’è, emerga. No? Me ne farò una ragione.

L’unico modo per non star lì a recriminare e dannarsi l’anima in seguito, quando non funziona, è fare del proprio meglio. Tutto il resto appartiene a elucubrazioni forse affascinanti, ma che sortirebbero il solo effetto di distrarmi dall’enorme mole di “lavoro” che m’attende. 
 

Inoltre, cosa fondamentale, conta il viaggio e non la meta.

Uno dei grandi vantaggi di avere 48 anni e una pregressa esperienza è che la meta non ha più tanto potere su di me. Non ho fretta, faccio le cose per bene e cammino nella direzione che m’è propria. 
 

 

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1 ora fa, Ace ha scritto:

Ma come può un gioiello brillare se sepolto dal ciarpame?

 

@Niko: un attimo, il punto di vista che ho espresso non è mio. Quando scrivo "come può un gioiello brillare se sepolto dal ciarpame" sto dando voce ai lettori che,  come sono certo saprai, nutrono grossi pregiudizi sugli autori self. Sono iscritto da anni a vari gruppi Fb di lettori, gruppi belli nutriti, alcuni con oltre 20.000 iscritti, e sospetti e sfiducia su chi pubblica in self sono venuti a galla su quelle pagine decine di volte. Non di rado a ragion veduta, perché io stesso sono un lettore e in svariate occasioni mi sono capitati tra le mani romanzi self che altro non erano che spazzatura: no editing, no CDB, errori grossolani e capacità di storytelling pari a zero. Non prendiamoci in giro, sappiamo entrambi come ragionano i lettori. L'assioma più diffuso è: l'autore self è tale perché l'editore vero non intende pubblicarlo. Questo pensa il lettore tipo. Adesso: magari io e te sappiamo che ci sono buoni autori self [che non hanno pubblicato con l'editoria tradizionale per una quantità di buoni motivi], ma ciò che il lettore pensa, il suo pregiudizio, resta ineludibile: quello è lo scoglio sul quale si misura il buon autore self, o meglio, indie. E attenzione: non solo il lettore, ma anche la quasi totalità degli addetti ai lavori la pensa così.

 

Per ciò che riguarda me, come vuoi che la pensi? Io pregiudizi non ne ho e sono abituato a esprimere giudizi su un libro solo se ho modo di leggerlo. Ma come sai, quando un libro è denso di refusi e orrori ortografici e sintattici [e la copertina è un aborto ] basta leggere mezza paginetta per potere dare un responso lapidario.

 

Però si trova robaccia pure in libreria, dici tu. Ma certo, solo che agli occhi dei lettori quello è un autore che l'editoria ha scelto, selezionato. Il libro è curato, o così perlomeno a lui  sembra. Lo apre, legge qualcosa qua e là e perlopiù non trova gli orrori che trova nel peggio del self, e quindi che gli vuoi dire? Non sarà facile per nessuno assassinare i pregiudizi che quel lettore  nutre per gli autori self. Ed è qui che arriviamo al succo della questione: l'autore self [quello buono e che fa le cose per bene, beninteso], è discriminato? Sì, su questo non si discute.

 

Come se ne esce? Altro tema interessante sul quale magari gli utenti del WD potranno dire la loro.

 

44 minuti fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

conta il viaggio e non la meta

 

Parole sante, brò. Buon viaggio, di cuore.

 

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1 ora fa, Ace ha scritto:

Però si trova robaccia pure in libreria, dici tu. Ma certo, solo che agli occhi dei lettori quello è un autore che l'editoria ha scelto, selezionato. Il libro è curato, o così perlomeno a lui  sembra. Lo apre, legge qualcosa qua e là e perlopiù non trova gli orrori che trova nel peggio del self, e quindi che gli vuoi dire?


Aggiungerei anche che, nell'ipotesi in cui trova orrori ed errori, la responsabilità (giustamente) ricade sull'editore, ovvero di chi ha il compito di realizzare il prodotto finito, non sull'autore. Mentre nel Self ogni responsabilità di orrori ed errori (giustamente) ricade sull'autore, ovvero di chi si assume ogni onere, quindi è soltanto l'autore ad essere penalizzato. Questo dovrebbe indurre gli autori Self ad avere una cura maniacale delle loro opere... ma sappiamo che nel 90% dei casi (e forse di più) è l'esatto contrario. 

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Il 10/04/2020 alle 20:40, Niko ha scritto:

Dipende dall'autore e da quanto si dà da fare per promuovere il suo gioiello, se di gioiello si tratta, e non dal ciarpame che c'è intorno.

Una domanda provocatoria: quando entri in una libreria di catena (tra le maggiori) o indipendente, ciarpame non ce n'è?

Ce ne sarà meno, d'accordo, concordo. Ma ce n'è lo stesso.

 

Addossare al Self un'etichetta di fetecchie diffuse sono perché ci sono effettivamente delle fetecchie non è giusto, perché c'è anche tanta roba di qualità che può spiccare facilmente proprio per quello. 

Però, non ti pare di essere un pochino di parte nella tua difesa a spada tratta del self di qualità?

Per quanto mi riguarda, e parlo a titolo personale perché la mia editora non la vede esattamente come me, sono contrario al self perché  se nessun editore vuole pubblicare un testo un motivo ci sarà e moltissimi autori hanno pochissima capacità critica nei confronti della loro opera. Il motivo principale però ( e l'ho già detto in varie occasioni) è che trovo il self in concorrenza sleale nei confronti degli editori che rischiano quotidianamente il loro lavoro e i loro soldi.

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23 minuti fa, Riccardo Zanello ha scritto:

Trovo che il self sia concorrenza sleale nei confronti degli editori che rischiano quotidianamente il loro lavoro e i loro soldi.

 

Riccardo, vorrei sommessamente farti notare che:

 

1. L'autore self il più delle volte è un autore che gli editori hanno rifiutato [magari giustamente].

2. I restanti autori [quelli capaci, quelli non rifiutati] sono divenuti self a motivo di un'editoria tradizionale troppo spesso disumana furbetta e tirainculo.

3. L'autore self capace e intelligente si paga editing, CDB, cover e promozione: ergo: rischia il suo lavoro e i suoi soldi pure lui.

 

Stiamo tutti ballando sulle macerie.

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10 minuti fa, Ace ha scritto:

3. L'autore self capace e intelligente si paga editing, CDB, cover e promozione: ergo: rischia il suo lavoro e i suoi soldi pure lui.

Vero ma non ha i costi di gestione, le tasse, eventuali dipendenti ecc. Queste sono le spese che incidono di più sui conti di un editore...

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1 ora fa, Riccardo Zanello ha scritto:

è che trovo il self in concorrenza sleale nei confronti degli editori che rischiano quotidianamente il loro lavoro e i loro soldi.


Sono generalmente d'accordo sulla tua linea, ma su questo punto ho qualche riserva.

In realtà, la proliferazione del Self è anche una conseguenza dell'autentica concorrenza sleale, che è quella della EAP.
I principali nemici degli editori - e dell'editoria in generale - sono alcuni editori, non gli autori che fanno Self. 

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12 ore fa, Riccardo Zanello ha scritto:

trovo il self in concorrenza sleale nei confronti degli editori

 

Infatti! Lo dicevo l'altro giorno. Ho visto un autore self pagarsi tutto di tasca propria: sicuramente era una fortuna accumulata grazie alle tasse che non ha pagato, vendendo a 0,99€ le 500 copie nell'anno fiscale precedente.

Inoltre, se posso permettermi, gli autori self di solito non si lavano, ruttano a tavola e, nonostante l'aspetto ributtante, vanno in giro con quest'aria tronfia di chi pensa di essere superiore.

Insopportabili.

 

Propongo una raccolta di firme per abolirne la legalità.

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15 ore fa, Riccardo Zanello ha scritto:

sono contrario al self perché  se nessun editore vuole pubblicare un testo un motivo ci sarà

 

Be', non è detto che il motivo sia relativo alla qualità di ciò che è scritto. I motivi ci saranno pure, ma possono essere dovuti a questioni extra-letterarie. Metti, per esempio, che un autore non abbia tempo di organizzare o frequentare presentazioni.

 

 

15 ore fa, Riccardo Zanello ha scritto:

trovo il self in concorrenza sleale nei confronti degli editori

 

Secondo me, non è così. Non c'è concorrenza perché self ed editori coprono, come dicono quelli bravi, settori di mercato diversi, dove il settore del self è molto ma molto ma molto ma molto (e potrei continuare per ore con i "molto") più esiguo di quello dell'editoria.

Io vedo la scena come segue…

Scenario 1. In libreria c'è il libro di uno famoso, mettiamo Bruno Vespa.

C'è il marito al balcone che si fuma una sigaretta. La moglie si avvicina e gli dice "Caro, vestiti subito immediatamente e corriamo in libreria che c'è il nuovo libro di Bruno Vespa". "Bruno Vespa? Ah, quello di Porta a porta! Okay, mo mi vesto.Tu intanto vesti i bambini e andiamo. Non dimenticare la carta di credito".

 

Scenario 2. In libreria c'è il libro del signor Nessuno, autore self.

C'è il marito al balcone che si fuma una sigaretta. La moglie si avvicina e gli dice "Caro, vestiti subito immediatamente e corriamo in libreria che c'è il nuovo libro di Nessuno, la Franca mi ha detto che è carino :hm:". "Nessuno? Ma chi m… ehm… con te, lo so, non devo dire parolacce… ma chi diavolo se ne frega di 'sto tizio sconosciuto. Non ci vengo! Se proprio ci tieni a compare spazzatura, vesti i bambini e vacci da sola! Trovi 10 euro spiegazzati sul tavolo della cucina".

 

Con gli e-book è ancora peggio.

 

In ogni caso, se c'è concorrenza, vuol dire che il sistema degli editori si comporta male, e allora cambiamo visto che l'editore teme il self e non dovrebbe. L'autore self rischia di tasca propria e risponde a un potere che viene dal basso, quello dei lettori, e non dall'alto, quello degli editori. L'inversione della fonte del potere mi attrae. Ti assicuro che finire nel cestino del lettore è molto più triste che finire nel cestino di un editore.

 

Credo che non si debba mai limitare la libertà, quindi che ben venga il self. Pazienza se non conviene agli editori. Chi vuole se ne farà una ragione, siamo uomini di mondo :asd: 

 

 

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16 ore fa, Riccardo Zanello ha scritto:

Però, non ti pare di essere un pochino di parte nella tua difesa a spada tratta del self di qualità?

No, io difendo a spada tratta le possibilità di entrambe le strade, sia CE che Self.

16 ore fa, Riccardo Zanello ha scritto:

Per quanto mi riguarda, e parlo a titolo personale perché la mia editora non la vede esattamente come me, sono contrario al self perché  se nessun editore vuole pubblicare un testo un motivo ci sarà e moltissimi autori hanno pochissima capacità critica nei confronti della loro opera.

Altro errore: dai per scontato che il Self sia un ripiego per chi viene rifiutato qua e là. Non è sempre così, anzi. Molti partono proprio dal Self per evitare attese estenuanti di invii ad Agenti e Case Editrici, e magari perché hanno già la consapevolezza di cosa fare e come.

16 ore fa, Riccardo Zanello ha scritto:

Il motivo principale però ( e l'ho già detto in varie occasioni) è che trovo il self in concorrenza sleale nei confronti degli editori che rischiano quotidianamente il loro lavoro e i loro soldi.

Beh, no. Ci sono rischi da entrambi le parti, anche economici. Se tu la vedi come concorrenza sleale, allora vuol dire che è il mercato editoriale standard a dover cambiare e non il self a dover essere distrutto perché le CE campino senza "concorrenza". Il ragionamento non sta in piedi, scusami.

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17 ore fa, Riccardo Zanello ha scritto:

trovo il self in concorrenza sleale 

 

Volevo aggiungere qualcosa al mio post di prima. Non ce l'ho con la piccola editoria, che anzi ho difeso a spada tratta in altre discussioni, considerando il ruolo che occupa, il lavoro della gente, la passione benemerita, eccetera. Ho anche detto che investo nella piccola e mai investirò nella grande.

Il fatto però è che il problema in Italia è la scarsità dei lettori, non la concorrenza del self. Se quest'ultimo un giorno scomparisse con la bacchetta magica, i problemi dell'editoria (soprattutto piccola) non scomparirebbero.

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16 ore fa, Riccardo Zanello ha scritto:

Vero ma non ha i costi di gestione, le tasse, eventuali dipendenti ecc. Queste sono le spese che incidono di più sui conti di un editore...

 

Che gli autori "indie" non paghino le tasse mi giunge nuova. Se superano i 4.800 euro di introiti annui (e anche se superano quella soglia grazie ad altre fonti di reddito), sono obbligati a pagare le tasse come tutti. Se non le pagano sono evasori fiscali, come possono esserlo panettieri, idraulici, avvocati e chiunque altro.

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5 ore fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

 

Infatti! Lo dicevo l'altro giorno. Ho visto un autore self pagarsi tutto di tasca propria: sicuramente era una fortuna accumulata grazie alle tasse che non ha pagato, vendendo a 0,99€ le 500 copie nell'anno fiscale precedente.

Inoltre, se posso permettermi, gli autori self di solito non si lavano, ruttano a tavola e, nonostante l'aspetto ributtante, vanno in giro con quest'aria tronfia di chi pensa di essere superiore.

Insopportabili.

 

Propongo una raccolta di firme per abolirne la legalità.

Non trovo la tua risposta molto divertente evidentemente tra le tue tante qualità non c'è l'ironia... comunque anche gli editori, dopo aver pagato tutte le spese di gestione hanno una casa, mangiano e ruttano...

 

2 ore fa, dyskolos ha scritto:

Metti, per esempio, che un autore non abbia tempo di organizzare o frequentare presentazioni.

L'editore serio apprezza se l'autore dà una mano con la promozione ma se il libro vale e rientra nella linea editoriale l'editore lo pubblica ugualmente.

 

2 ore fa, Niko ha scritto:

Beh, no. Ci sono rischi da entrambi le parti, anche economici. Se tu la vedi come concorrenza sleale, allora vuol dire che è il mercato editoriale standard a dover cambiare e non il self a dover essere distrutto perché le CE campino senza "concorrenza". Il ragionamento non sta in piedi, scusami.

Non ho negato i rischi economici, ho solo detto che l'editore ha anche le spese di gestione che, tu sai benissimo sono molto alte. A parità di caratteristiche il libro in self ha, quasisempre un costo molto più basso di quello di un piccolo editore. Il discorso che faccio io è come quello dei piccoli artigiani in regola con partita iva e laboratorio che fanno fatica a reggere la concorrenza degli artgiani occasionali magari con doppio lavoro che possono quindi permettersi prezzi molto più bassi...

 

24 minuti fa, L'antipatico ha scritto:

Che gli autori "indie" non paghino le tasse mi giunge nuova. Se superano i 4.800 euro di introiti annui (e anche se superano quella soglia grazie ad altre fonti di reddito), sono obbligati a pagare le tasse come tutti. Se non le pagano sono evasori fiscali, come possono esserlo panettieri, idraulici, avvocati e chiunque altro.

Non mi riferivo solo alle tasse ma a tutte le spese fisse di gestione che sono alte, oltre alle spese per la distribuzione e così via...

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1 minuto fa, Riccardo Zanello ha scritto:

Non ho negato i rischi economici, ho solo detto che l'editore ha anche le spese di gestione che, tu sai benissimo sono molto alte. A parità di caratteristiche il libro in self ha, quasisempre un costo molto più basso di quello di un piccolo editore. Il discorso che faccio io è come quello dei piccoli artigiani in regola con partita iva e laboratorio che fanno fatica a reggere la concorrenza degli artgiani occasionali magari con doppio lavoro che possono quindi permettersi prezzi molto più bassi...

Su quello con me sfondi una porta aperta e lo sai, ci scrissi anche un articolo: fare l'Editore oggi è molto difficile, anche per i grandi, figurarsi per i piccoli! Sì, è dura, e dopo il covid forse lo sarà ancora di più. Anche per quello i piccoli editori seri hanno tutta la mia stima e, come ho detto qualche messaggio fa, piccole realtà serie e che ci mettono sudore e passione sono non solo da lodare, ma anche realtà con cui pubblicare, perché ne vale la pena.

Quello che dicevo io è che è dura fare l'editore, come sottolinei tu, per delle caratteristiche intrinseche al sistema editoriale tradizionale e non certo a causa del Self, che non danneggia nessuno. Se lo fa, è solo la punta dell'iceberg dei problemi dell'editoria tradizionale (italiana) che, come dicevo, dovrebbe svecchiarsi nelle fondamenta.

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15 minuti fa, Niko ha scritto:

Quello che dicevo io è che è dura fare l'editore, come sottolinei tu, per delle caratteristiche intrinseche al sistema editoriale tradizionale e non certo a causa del Self, che non danneggia nessuno. Se lo fa, è solo la punta dell'iceberg dei problemi dell'editoria tradizionale (italiana) che, come dicevo, dovrebbe svecchiarsi nelle fondamenta.

A parte il testo sottolineato, di cui non sono ancora così convinto, per il resto sono d'accordo...

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21 minuti fa, Riccardo Zanello ha scritto:

Non trovo la tua risposta molto divertente evidentemente tra le tue tante qualità non c'è l'ironia.

 

La tua teoria secondo cui gli autori che pubblicano col self facciano concorrenza sleale alle CE invece era divertente: impossibile prenderla sul serio, Riccardo, mi spiace.

Se mi mettessi a rispondere seriamente a un'opinione del genere credo la risposta ti piacerebbe ancora meno.

Le mie doti diplomatiche, infatti, latitano ancor più di quelle comiche.

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38 minuti fa, Riccardo Zanello ha scritto:
3 ore fa, dyskolos ha scritto:

Metti, per esempio, che un autore non abbia tempo di organizzare o frequentare presentazioni.

L'editore serio apprezza se l'autore dà una mano con la promozione ma se il libro vale e rientra nella linea editoriale l'editore lo pubblica ugualmente.

 

Questo mi fa piacere, ma vale per la "tua" casa editrice, e perciò hai e avete la mia stima. :)

Non è però un fatto generale. Comunque quello che facevo io, dell'autore senza tempo, era solo un esempio per dire che esistono caratteristiche extra-letterarie che orientano la scelta dell'editore. Rispondevo alla tua idea secondo cui "se nessun editore vuole pubblicare un testo un motivo ci sarà", in cui c'è forse l'insinuazione implicita che il testo ha per forza qualità escrementizia quindi, in un certo senso, merita di essere scartato. Ebbene, non riesco a essere d'accordo su questo punto.

In un'altra discussione del WD si parlava del fatto che generalmente i piccoli editori chiedono qualcosa "in cambio" agli scrittori, il che mi sembra pure naturale dato che se lui investe soldi e tempo su di te, tu-autore qualcosa devi farla per lui, cioè almeno una presentazione risicata risicata. E se non è questa specifica cosa, sarà un'altra. Magari semplicemente non gli va di aspettare mesi e mesi per una risposta.

 

Io cerco di capire perché non mi intendo di editoria.

 

Una onorevole casa editrice, attiva sul WD, dice che l'idea per cui l'autore scrive un libro e poi passa la palla all'editore (per la promozione e il resto) non può esistere. Tu invece dici che la "tua" CE lo farebbe se il testo rientrasse nella linea editoriale, se ho capito bene. Ho due pareri opposti e non mi so decidere.

 

Vengo al punto pratico. Pubblichereste un mio testo nelle condizioni che elenco sotto? Metti che sia un capolavoro rientrante nella linea editoriale, ma…

  • Non ho né amici né parenti a cui vendere una singola copia;
  • non posso partecipare a nessun evento di alcun tipo, quindi per esempio niente promozione;
  • la mia biografia è scarsa sotto ogni punto di vista;
  • il mio portafoglio è quasi vuoto.

Se la risposta è sì, allora vi mando un mio romanzo inedito. Se è no, forse lo metto in self: deciderò a tempo debito. Per me le due modalità possono convivere e dunque non ci vedo alcuna gerarchia. Potrei anche ricopiare il testo su pergamena, infilarlo in una bottiglia e gettarlo in alto mare, e magari tra mille anni approderà in Maremma o in Sardegna e qualcuno lo troverà. Potrei anche salire in montagna e inciderlo su una roccia.

Che faccio? preparo gli scarponi da scalata? :)

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Secondo me non ha molto senso una guerra tra il piccolo editore e l’ancora più piccolo autore di Self. A limite, è più comprensibile che il piccolo editore veda la concorrenza nella piattaforma di Self (che è un’azienda) su cui si appoggia l’autore, ma non nell'autore che sceglie questa via.  
 

Ribadisco inoltre il punto: l’autore Self è spesso un autore che si è sentito rifiutato dall'editoria "tradizionale", o che ha subito alcune sue dinamiche perverse. La soccorrevole EAP sarebbe pronta ad accoglierlo tra le sue braccia e, per sfuggire a questo abbraccio mortale, l’autore non ha altra scelta che il Self.

Non si può negare che un buon 50% della responsabilità della proliferazione del Self (comunque si veda questo fenomeno) stia nel fallimento, in molti casi anche qualitativo, della stessa editoria. L'altro 50% invece dipende dalla proliferazione degli stessi autori, che l'editoria non riesce più ad assorbire, nonché dall'idea che chiunque debba pubblicare a tutti i costi, cosa che accomuna parzialmente EAP e Self. 

Purtroppo, la commistione tra questi aspetti fa sì che nel Self ci siano cose buone e cose parecchio indecenti, e spesso è difficile discernere. 

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16 minuti fa, Wanderer ha scritto:

piattaforma di Self (che è un’azienda) 

 

Non mi ero concentrato su questo aspetto, ma credo che sia il nucleo del discorso. (y)(y) La concorrenza è appunto tra aziende diverse che forniscono servizi non proprio dissimili, tutto sommato.

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40 minuti fa, dyskolos ha scritto:

In un'altra discussione del WD si parlava del fatto che generalmente i piccoli editori chiedono qualcosa "in cambio" agli scrittori, il che mi sembra pure naturale dato che se lui investe soldi e tempo su di te, tu-autore qualcosa devi farla per lui, cioè almeno una presentazione risicata risicata.


In via di principio, dovrebbe esattamente l'opposto di quanto credi: l'autore cede i diritti di sfruttamento economico della sua opera, ed è l'editore che deve offrire qualcosa "in cambio", se quell'opera vale. L'autore ha già offerto la sua opera d'ingegno, e ogni altra cosa che può fare è soltanto un "di più" facoltativo. In genere, è l'autore stesso che ha interesse nel fare almeno una presentazione, ma fa un favore a sé stesso, non lo fa per "ricompensare" l'editore. Questo è il rapporto sano autore-editore per come dovrebbe essere regolato dal contratto di edizione a termine. Poi ci sono tutta una serie di vie di mezzo (più o meno decenti o indecenti) tra i due estremi: da un lato l'editore che ti paga le royalties in anticipo, e dall'editore che ti fa pagare per pubblicare (e, come se non bastasse, ti fa anche lavorare per lui). 
 

Quota

 

Vengo al punto pratico. Pubblichereste un mio testo nelle condizioni che elenco sotto? Metti che sia un capolavoro rientrante nella linea editoriale, ma…
 

Non ho né amici né parenti a cui vendere una singola copia;

non posso partecipare a nessun evento di alcun tipo, quindi per esempio niente promozione;

la mia biografia è scarsa sotto ogni punto di vista;

il mio portafoglio è quasi vuoto.

 

 

 

Ovviamente, la mia non è una risposta da editore. A mio avviso, però, nessuno di questi punti (in particolare l'ultimo, che può interessare solo un EAP!) dovrebbe precludere la pubblicazione di un'opera di valore, se l'editore è serio. L'unico aspetto importante, di cui tengono conto tutti gli editori, è la credibilità del tuo percorso artistico-letterario, che tuttavia non deve svolgersi secondo formule standard, codificate o "accademiche". Per il resto, tutti i punti che hai sollevato, laddove destassero eccessivi problemi, sono aggirabili con uno pseudonimo.

Poi però entrano in gioco anche questioni economiche. Di fatto, non tutti gli editori hanno le possibilità economiche di fare investimenti incerti. Possono assumersi un rischio d'impresa soltanto quando è un rischio basso e calcolato. A volte, magari rifiutano un'opera, ma lo fanno a malincuore. Tuttavia, se seguissero solo le ragioni del cuore, e non anche quelle del portafogli, fallirebbero. 

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24 minuti fa, Wanderer ha scritto:

In via di principio, dovrebbe esattamente l'opposto di quanto credi

 

Sono d'accordo con te. Parlavo un po' per paradossi. Riferivo ciò che mi hanno detto molti editori. Poi la pensiamo uguale, nel senso che l'autore ha fatto un lavoro intellettuale, che va ricompensato in qualche modo. Ma in genere si crede che il lavoro intellettuale sia "inferiore" a quello manuale. Io direi che sono entrambi lavori che meritano un riconoscimento, anche economico.

 

 

33 minuti fa, Wanderer ha scritto:

L'unico aspetto importante, di cui tengono conto tutti gli editori, è la credibilità del tuo percorso artistico-letterario

 

Questo mi fa venire in mente certi annunci di lavoro che ti richiedono almeno (mettiamo) tre anni di esperienza, al che uno pensa "ma se non mi prendono mai una prima volta, come caspiterina faccio ad accumulare quegli anni di esperienza che vogliono?". 

 

 

38 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Poi però entrano in gioco anche questioni economiche.

 

Come al solito, mi vien da dire :asd:

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18 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Riferivo ciò che mi hanno detto molti editori. 


Di questo non ne dubito, ma io due domande su questi editori me le farei. ;) 
Un editore sedicente "free" una volta me l'ha detto chiaro al telefono: loro avrebbero solo stampato l'opera e poco più. 
E ho detto altrettanto chiaramente che non era quello che mi aspettavo da un editore... quindi, amici come prima (si fa per dire). 
 

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Questo mi fa venire in mente certi annunci di lavoro che ti richiedono almeno (mettiamo) tre anni di esperienza, al che uno pensa "ma se non mi prendono mai una prima volta, come caspiterina faccio ad accumulare quegli anni di esperienza che vogliono?". 


Non si tratta necessariamente di esperienza in quel campo, ma di coerenza di un percorso... un'opera di valore non può sorgere così dal nulla, da qualcuno che non ha mai avuto qualche tipo di vocazione individuale e che non ha maturato esperienza. Poi l'esperienza può anche essere di vita vissuta. In teoria puoi anche aver fatto il camionista, il vagabondo, l'alpinista, o altro. Se c'è qualche attinenza con la tua opera, e se contribuisce al tuo percorso di autore, può essere persino meglio che essere un "poeta laureato", per dirla alla Montale. 

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3 ore fa, Riccardo Zanello ha scritto:

Non ho negato i rischi economici, ho solo detto che l'editore ha anche le spese di gestione che, tu sai benissimo sono molto alte. A parità di caratteristiche il libro in self ha, quasi sempre un costo molto più basso di quello di un piccolo editore. Il discorso che faccio io è come quello dei piccoli artigiani in regola con partita iva e laboratorio che fanno fatica a reggere la concorrenza degli artgiani occasionali magari con doppio lavoro che possono quindi permettersi prezzi molto più bassi...

 

3 ore fa, Niko ha scritto:

Su quello con me sfondi una porta aperta e lo sai, ci scrissi anche un articolo

 

Vi posto un articolo e poi chi vuole, a propria discrezione, può ridere o piangere:

I costi del self-publishing

 

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Facciamo ora la somma dei costi da sostenere per creare il nostro ebook, un romanzo di 300 cartelle.

Costo editing: 1530 + Iva (scegliendo lʼediting minimo)

Costo correzione bozze: 900 euro + Iva

Costo copertina: ipotizziamo 100 euro + Iva (costo accessibile, ma professionale)

Costo impaginazione: 120 euro + Iva

Totale spese: 2650 euro + Iva

 

 @Niko , magari, potrebbe scrivere un articolo più aggiornato su questa situazione .

Non so perché, scrivo per esperienza personale con la micro editoria (riferiamoci a queste dimensioni), non riesco proprio a credere che un editore spenda queste cifre per ogni libro pubblicato (no editing, cover free ecc.). 

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Scusate il doppio post, ma sono da tenere in considerazione anche i costi relativi alla promozione, prima non calcolati, e altre spese accessorie che ora mi sfuggono.

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5 ore fa, Niko ha scritto:

Altro errore: dai per scontato che il Self sia un ripiego per chi viene rifiutato qua e là. Non è sempre così, anzi. Molti partono proprio dal Self per evitare attese estenuanti di invii ad Agenti e Case Editrici, e magari perché hanno già la consapevolezza di cosa fare e come.

Quoto. Non considero il self come qualcosa da prendere alla leggera. Consapevolezza di cosa fare e come, nel mio caso, è stato quello di richiedere, pagandola, una scheda di lettura. Il giudizio è stato che è da revisionare, integrando alcuni passaggi. Hanno ragione.

Se nel frattempo non mi fossi "disamorata" del romanzo, lo revisionerei e lo pubblicherei in self. Mi sobbarcherei  le spese dell'occhio esterno per la correzione di bozze (credo  sia un passaggio fondamentale), e poi tutto l'iter che c'è da fare, pagando. Il fatto che mi sia disamorata è un segnale che è meglio non investirci sopra. Meglio puntare a scrivere qualcosa di nuovo, sperando che sia migliore :)

 

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6 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Di questo non ne dubito, ma io due domande su questi editori me le farei. ;) 

Un editore sedicente "free" una volta me l'ha detto chiaro al telefono: loro avrebbero solo stampato l'opera e poco più. 
E ho detto altrettanto chiaramente che non era quello che mi aspettavo da un editore... quindi, amici come prima (si fa per dire). 

 

Hai fatto bene a dirlo, e io le domande me le sono fatte ;) e non ho pubblicato con loro. Il self sarebbe più onorevole.

 

9 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Poi l'esperienza può anche essere di vita vissuta. In teoria puoi anche aver fatto il camionista, il vagabondo, l'alpinista, o altro. Se c'è qualche attinenza con la tua opera, e se contribuisce al tuo percorso di autore, può essere persino meglio che essere un "poeta laureato", per dirla alla Montale. 

 

Grazie, questo è molto rassicurante. La mia unica perplessità riguarda il "percorso di autore", nel senso che non riesco a immaginare che significhi perché penso che uno scrittore possa scrivere su tanti argomenti anche eterogenei tra loro. Per esempio, scrivo gialli/thriller ma, se mi aggrada, un giorno potrei uscirmene con un saggio sulla coltivazione degli olivi. Dici che invece dovrei seguire un percorso, cioè scrivere sempre cose simili tra di loro?

Comunque, il suggerimento che mi hai dato prima sullo pseudonimo è molto interessante e non ci avevo mai pensato prima perché credo che se andassi da un editore, da completo sconosciuto quale sono, e gli dicessi "caro editore, pubblicami sotto pseudonimo", susciterei solo risate. Ridere fa bene e me ne rallegrerei io stesso, ma non vorrei farlo in quel momento. ;)

In self invece lo potrei fare, e forse se fossi un autore famoso, potrei farlo anche nell'editoria classica.

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5 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Grazie, questo è molto rassicurante. La mia unica perplessità riguarda il "percorso di autore", nel senso che non riesco a immaginare che significhi perché penso che uno scrittore possa scrivere su tanti argomenti anche eterogenei tra loro.


Infatti, anche per questo motivo, non c'è un percorso standard, ma ognuno deve risultare convincente nel proprio... Relativamente alla mia esperienza personale, posso dirti che contano poco sia i titoli accademici e sia le passate pubblicazioni, a meno che non siano con un editore noto (di quelli che hanno una voce su Wikipedia, per intenderci). In molti casi, l'esordiente totale ha più possibilità rispetto a chi ha pubblicato 2-3 libri con piccoli editori, che sono spesso pubblicazioni quasi del tutto irrilevanti, anzi dimostrano che l'autore non ha sfondato. 
 

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Per esempio, scrivo gialli/thriller ma, se mi aggrada, un giorno potrei uscirmene con un saggio sulla coltivazione degli olivi. Dici che invece dovrei seguire un percorso, cioè scrivere sempre cose simili tra di loro?


Anche qui, non c'è una regola... ma in linea di massima è più facile scrivere di quello che vuoi (ed essere pubblicato) quando sei già un autore noto, e a quel punto il tuo nome identifica il tuo percorso come un "marchio di fabbrica", e ti leggono a prescindere da ciò che scrivi.  
 

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Comunque, il suggerimento che mi hai dato prima sullo pseudonimo è molto interessante e non ci avevo mai pensato prima perché credo che se andassi da un editore, da completo sconosciuto quale sono, e gli dicessi "caro editore, pubblicami sotto pseudonimo", susciterei solo risate. Ridere fa bene e me ne rallegrerei io stesso, ma non vorrei farlo in quel momento. ;)

In self invece lo potrei fare, e forse se fossi un autore famoso, potrei farlo anche nell'editoria classica.

 


Lo pseudonimo o nome d'arte offre molte possibilità, ma molti autori lo ignorano perché il loro primo scopo è quello di vedere il proprio nome sulla copertina del libro (e su ciò prospera anche la EAP). Tornando al discorso appena precedente (opere di generi diversi o argomenti diversi) si può pubblicare un tipo di opere con il proprio nome, e un altro tipo adottando uno pseudonimo. Questa è la mia attuale prospettiva, anche se non l'ho ancora pienamente messa in atto. 

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23 ore fa, Riccardo Zanello ha scritto:

trovo il self in concorrenza sleale nei confronti degli editori che rischiano quotidianamente il loro lavoro e i loro soldi.

Ho letto gli interventi fin qui, poi ho riletto questa frase e continua a esserci qualcosa che non mi quadra. Oltre alle considerazioni che hanno fatto gli altri prima di me ne aggiungo una che forse non è stata toccata (ma se me la sono persa mi scuso :sss:): molti lettori sono abbastanza consapevoli dei soldi che spendono e spesso preferiscono le case editrici perché c'è (o ci dovrebbe essere) un valore aggiunto: la selezione dei manoscritti migliori, l'editing, una bella grafica ecc... Tra tutto il ciarpame che viene autopubblicato ci sono anche scritti di qualità, ma spesso chi è bravo (sia nella scrittura che in tutto il collaterale) tende ad alzare il prezzo. Quindi alla fine il self di qualità e le pubblicazioni di una casa editrice costano più o meno lo stesso, il self perde la sua caratteristica "concorrenziale". O no? Che ne pensi? Se i dati sono diversi, comunque, me ne torno nel mio cantuccio :arrossire:

 

56 minuti fa, dyskolos ha scritto:

credo che se andassi da un editore, da completo sconosciuto quale sono, e gli dicessi "caro editore, pubblicami sotto pseudonimo", susciterei solo risate.

Ehi, il mio primo editore mi ha pubblicata con lo pseudonimo da completa sconosciuta! 

(E tale son rimasta:D )

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2 minuti fa, *Antares* ha scritto:

Tra tutto il ciarpame che viene autopubblicato ci sono anche scritti di qualità, ma spesso chi è bravo (sia nella scrittura che in tutto il collaterale) tende ad alzare il prezzo. Quindi alla fine il self di qualità e le pubblicazioni di una casa editrice costano più o meno lo stesso, il self perde la sua caratteristica "concorrenziale".

Ma a parte qualche raro titolo che emerge col passaparola, nel marasma del self, come si fa a distinguere il testo buono da quello cattivo?

 

4 ore fa, Niko ha scritto:

la punta dell'iceberg dei problemi dell'editoria tradizionale (italiana) che, come dicevo, dovrebbe svecchiarsi nelle fondamenta.

Comunque in questo tipo di discussioni sulle case editrici quello che mi dà più fastidio è la generalizzazione. Il mondo dell'editoria è multiforme, ci si trova davvero di tutto, dalla CE medio/grande a cui tutti aspirano e poi non paga gli autori alle CE finte free, dalle CE corrette e oneste che però si perdono nel marasma generale ai veri e propri pirati. In tutto questo, generalizzando, si fa solo del male alle poche CE medie, piccole e micro che vengono sepolte dal fango generale... Ci vorrebbe, giustamente, una rivoluzione, uno svecchiamento? Sicuramente, ma chi lo potrebbe fare? Le piccole che già hanno i loro bei problemi per non affondare? Le grandi che hanno trovato i loro sistemi per continuare a fare i loro guadagni? Il self composto da migliaia di autori individualisti che cercano solo di far emergere il loro nome? La vedo difficile.

 

3 ore fa, Wanderer ha scritto:

L'altro 50% invece dipende dalla proliferazione degli stessi autori, che l'editoria non riesce più ad assorbire, nonché dall'idea che chiunque debba pubblicare a tutti i costi, cosa che accomuna parzialmente EAP e Self.

Questo è sicuramente uno dei problemi grossi di questi tempi. Il mito della pubblicazione, del proprio nome in copertina ha creato un numero considerevole di persone che vogliono pubblicare a tutti i costi. La stragrande maggioranza di queste persone non ha il minimo senso critico di quello che ha prodotto. Se le CE vogliono fare un lavoro fatto bene non possono pubblicare troppi libri all'anno questo spiega i tempi lunghi della micro/piccola/media editoria, questo spiega la frustrazione di tantissimi autori che poi cedono all'EAP o al self selvaggio.

Nonostante le dimensioni la nostra CE riceve una media di 7/12 proposte a settimana! La maggior parte sono brutte nei contenuti e nelle idee (e non parlo di forma ma proprio di idee). Se poi si prova a leggere cala lo sconforto. In tutto questo molte proposte arrivano senza nemmeno essersi documentati sulla linea editoriale che, in casi come il nostro, è estremamente rigida. Alla fine, tra tutto quello che ci arriva, riusciamo a pubblicare 4/5 libri. Per fortuna abbiamo degli autori affezionati che ci coprono il restante fabbisogno di 8/9 titoli.

 

4 ore fa, dyskolos ha scritto:

Pubblichereste un mio testo nelle condizioni che elenco sotto? Metti che sia un capolavoro rientrante nella linea editoriale, ma…

  • Non ho né amici né parenti a cui vendere una singola copia;
  • non posso partecipare a nessun evento di alcun tipo, quindi per esempio niente promozione;
  • la mia biografia è scarsa sotto ogni punto di vista;
  • il mio portafoglio è quasi vuoto.

Se la risposta è sì, allora vi mando un mio romanzo inedito.

Se fosse un'dea molto buona, scritta bene, rientrante nella linea editoriale, piacesse molto alla nostra "editora" potremmo anche accettarla. Ci è già successo di pubblicare con autori corrisponedenti all'elenco che hai scritto. Alcuni siamo riusciti a veicolarli altri no...

 

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