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Niko

I punti oscuri dell'Editoria: quali secondo voi quelli più in ombra?

I punti oscuri dell'Editoria: quali secondo voi quelli più in ombra?  

66 voti

  1. 1. Scegli uno o più punti che ti piacerebbe approfondire

    • Il panorama dell'Editoria italiana (Case Editrici e organizzazione interna)
    • Gli Agenti letterari e le Agenzie di rappresentanza
    • Le Agenzie di servizi editoriali
    • Self publishing e varie opzioni (KDP, piattaforme POD e POS)
    • L'Editoria a pagamento e le sue mille sfumature
    • Tutela del proprio libro
    • Come capire se quello che si è scritto vale (come forma, contenuti, mercato)
    • Quale approccio avere nella ricerca di un Editore
    • Il Contratto editoriale
    • Quanto si guadagna (o si può guadagnare) scrivendo
    • I concorsi letterari
    • Promozione del proprio libro
    • Questioni legate alla dichiarazione dei redditi per proventi dalla scrittura (730, CU e CUD, tassazione, eccetera)
    • L'autore può fare tutto da solo? Come?
    • Cosa fare nel caso nessuno risponda (CE, agenti, santi in paradiso)
    • Differenze tra mercato italiano ed estero


Post raccomandati

@Riccardo Zanello  La ringrazio per la chiarezza e le metto anche una freccia verde.

Non aggiungerò altro, se non che il mio tono lo definirei schietto, risoluto e orientato a stabilire i fatti oggettivi (cosa che, a un razionalista, dovrebbe far piacere), non "aggressivo"; del resto, chi è davvero aggressivo non si mette a scrivere papiri dove argomenta e... vabbè, lasciamo perdere, la saluto, lunga vita e prosperità.

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50 minuti fa, L'antipatico ha scritto:

 

Solo se dopo è prevista la sessione di tiro al piattello (chi vuole capire, capisca...)! ;)

 

Io ho capito, indimenticabile! Ahahahah :D:D:D 

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Ho esordito da scribacchina attempata, dopo una decina d'anni sono anche (purtroppo?)  relativamente "scafata". L'interesse perdura sulla promozione, gli agenti letterari, le differenze tra i mercati.

Nei forum abbondano tuttavia gli esordienti, i cui problemi principali rimangono, a mia esperienza, la valutazione dei propri scritti e l'approccio agli editori.

Valuto talvolta manoscritti, raramente proponibili, e su questi temi vengo interpellata nei social: spesso  mi trovo in imbarazzo. Dettagliare e chiarire in questi ambiti mi sembra importante.

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Il 9/1/2021 alle 09:32, Franco Digital ha scritto:

@Riccardo Zanello  La ringrazio per la chiarezza e le metto anche una freccia verde.

Non aggiungerò altro, se non che il mio tono lo definirei schietto, risoluto e orientato a stabilire i fatti oggettivi (cosa che, a un razionalista, dovrebbe far piacere), non "aggressivo"; del resto, chi è davvero aggressivo non si mette a scrivere papiri dove argomenta e... vabbè, lasciamo perdere, la saluto, lunga vita e prosperità.

 

Non ho trovato niente di aggressivo nel tono del nostro amico Spock, che peraltro è l'immagine della non aggressività. Difficile immaginare Spock che aggredisce qualcuno o che perde la pazienza, per non dire impossibile. Piuttosto lo volevo ringraziare per l'inusuale mole di osservazioni pertinenti che ci ha elargito, e soprattutto per l'andamento logico, sempre costante, tenuto nel suo discorrere. Cosa alquanto rara.

 

Riprendendo invece un vecchio post di qualche pagina fa di Riccardo Zanello sulla concorrenza sleale verso le CE, direi che considerare il self su Amazon il nemico è limitante. Le CE si sono ritrovate a subire quello che hanno fatto alle librerie. Quando Internet non esisteva i libri bisognava per forza andarseli a comprare in libreria e sono state le librerie a costruire le fortune delle CE, eppure anche allora, se si voleva, si poteva ordinare per posta da catalogo. Poi è successo che si potesse ordinare dal loro sito con il 5, 10 o anche 15% di sconto. Quindi perchè le CE si lamentano che lo stesso strumento che da anni loro usano a discapito delle librerie venga usato da Amazon "contro" di loro? Chi la fa l'aspetti.

Posso capire che viviamo in un era di consumo, e tutto va in vetrina, ma questa vetrina onnipresente finirà per mangiare ogni differenza e ogni peculiarità e restringere le libertà dove c'erano semplici e onesti lavori. Provate a chiedere a un libraio se riceve più danno da Amazon o dagli ordini che vengono fatti on line dai siti delle CE e dalle varie piattaforme dove quest emandano i libri per promozione e vendita.

I libri cartacei sono una parte di quello che Amazon vende, i kindle le CE non li trattano, perlomeno è una concorrenza creativa che non consuma altra carta. Per quel che ne so, e potrei anche sbagliare, un problema più grosso della famigerata concorrenza di Amazon sono i resi, quindi la distribuzione, o meglio un certo tipo di distribuzione.

Capiamoci bene: nessuno costringe le persone a comprare tutto su Amazon se non la pigrizia e il non chiedersi cosa consegue alle loro azioni.

Però non posso dire cosa costringa una CE ad usare un distributore che la obbliga a stampare 2000 copie di un titolo che non venderà, per cui si esporrà con le banche, per rientrare della cui perdita dovrà poi stampare un altro titolo. Forse è per questo che in certi casi si stampano nuovi improbabili titoli? Dopo essere venuta a conoscenza di questa perversa dinamica che strozza le CE e porta al fallimento, me lo sono chiesta. Comparato a questo giochino al massacro, mi pare che le poche e meditate copie che uno scrittore sano di mente e responsabile delle proprie azioni decidesse di stampare in self, dopo aver pianificato i vari passaggi, non sarebbero questo grande danno al mondo dell'editoria. É anche giusto potersi misurare con le proprie capacità, ad ogni livello. Quello che conta a mio avviso non è il self o la CE, ma il modo di lavorare. Se un lavoro è impostato bene può fruttare e lo farà, più o meno. Faccio anche notare che al momento questo metro di giudizio non è il parametro più seguito, il parametro è generalmente quello di fare mercato, ma senza dare qualità, senza nemmeno cercarla veramente. Per cercarla la qualità bisognrebbe sapere cosa è, altrimenti non la si riconosce. La prova è che insieme al proliferare di editori - come diceva il dottor Spock oggi è più facile porsi come tali - cresce il numero di quelli stamperini, anche sotto mentite spoglie.

Qui c'è dell'eccedenza, come per i resi. Cioè, editori che vogliono ad ogni costo continuare pubblicare senza qualità di lavoro e autori che vogliono essere pubblicati senza i requisiti.

Così nascono dei "sottolivelli" di CE e di quel self che qualcuno diceva non vorrebbe mai leggere.

Per questo il paragone lo farei solo tra prodotti di diversa qualità, prodotti più o meno responsabili, che è un po' la cosa che apre, come diceva Niko, la strada verso il futuro.

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7 ore fa, Sunday Times ha scritto:

Riprendendo invece un vecchio post di qualche pagina fa di Riccardo Zanello sulla concorrenza sleale verso le CE, direi che considerare il self su Amazon il nemico è limitante.

 

Riprendendo sempre questo discorso riguardo alla concorrenza sleale, che è un reato, desidererei sapere in quali forme possa configurarsi.

L' articolo n. 2598 del codice civile tratta questi casi, in particolare, nei segnalerei qui alcuni:

- Le comunicazioni ingannevoli

- Le vendite sottocosto

- Lo storno dei dipendenti

- Lo sviamento della clientela

- La sottrazione e violazione di segreti

- Il boicottaggio

Mi sembra che principalmente qui ci siano delle accuse di "vendite sottocosto".

Ho trovato qui un link che indica che "La vendita sottocosto è concorrenza sleale solo se integra abuso di posizione dominante", non mi sembra che la cosa possa riguardare in qualche modo i self publisher.

https://www.eclegal.it/la-vendita-sottocosto-concorrenza-sleale-solo-integra-abuso-posizione-dominante/

 

Quota

la scelta di un imprenditore in ordine alla politica dei prezzi, purché rispettosa delle regole dettate in materia di commercio, è in via di principio lecita, trattandosi di un comportamento strettamente legato alle valutazioni di rischio, che solo a lui competono, mentre l’utilità sociale cui fa riferimento l’art. 41 Cost., quale limite della libertà d’impresa, va rapportata non già all’interesse di un altro concorrente a non essere messo in difficoltà, ma a quello generale del mercato, inteso come la generalità dei consumatori, ossia a ciò che nuoce o giova al suo buon funzionamento.

 

Sarei curiosa di sapere, allora, in quali termini si parla di concorrenza sleale, per identificare meglio l'accusa.

Diversamente, nessuno, però, qui ha mai pensato di attaccare i Big, perché è più facile prendersela con i più deboli. 

Inoltre, penso che "il prodotto libro" è lo stesso, ma cambiano completamente i contenuti e la proposta, quindi, la concorrenza non è mai posta su uno stesso livello, in base anche alle capacità di investimento, perciò, creare un marchio, un nome identificativo, già compie delle differenze.

Grazie.

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5 ore fa, TuSìCheVale ha scritto:

 

Sarei curiosa di sapere, allora, in quali termini si parla di concorrenza sleale, per identificare meglio l'accusa.

Diversamente, nessuno, però, qui ha mai pensato di attaccare i Big, perché è più facile prendersela con i più deboli. 

Inoltre, penso che "il prodotto libro" è lo stesso, ma cambiano completamente i contenuti e la proposta, quindi, la concorrenza non è mai posta su uno stesso livello, in base anche alle capacità di investimento, perciò, creare un marchio, un nome identificativo, già compie delle differenze.

Grazie.

 

In effetti secondo me l'accusa non regge. Regge solo nel caso di editori deboli, in un contesto con editori sani e lettori forti questo discorso non sarebbe nemmeno iniziato. Qui casomai è l'inverso, è chi si autopubblica che si accolla tutti gli oneri che prima erano nascosti, ma decide di farli emergere e di occuarsene in prima persona, così nessuno gli verrà a dire che deve pagarlo dopo l'ennesima copia perchè non si incassa, o cose di questo tipo. Verificherà di persona. Forse se non ci fossero una serie di magagne tutti questi fai da te esisterebbero in maniera minore, posto che la tendenza di farsi le cose da soli è una conseguenza di mezzi che abbiamo.

La tesi della concorrenza non si può applicare, credo, a rigor di logica, perchè riguarda un solo titolo e non l'intera attività, ed essendo chi fa self l'autore, ha la potestà di decidere sul modo di veicolare al meglio quanto da lui prodotto. Inoltre dato che in molti casi si assiste a percentuali non pagate, genericamente parlando gli autori avrebbero diritto a operare in modo da poter controllare direttamente che perlomeno queste arrivino loro. Facendo un discorso di contesto, si capisce che un autore sia motivato a pubblicare autonomamente per controllare direttamente dei passaggi che altrove sono spesso nebulosi, e in questi termini risulta veramente difficile poter applicare una "accusa" di concorrenza sleale. É casomai l'intera situazione  che lo è. Non bisognerebbe confondere gli autori che fanno self per senso di autonomia, per essere più liberi di veicolare un messaggio che altrimenti sarebbe censurato, da quelli che lo fanno per pubblicare ad ogni costo, o per vanità, perchè credo che tra queste due categorie ci sia lo stesso rapporto esistente tra CE affidabili e CE stamperine. Solo che al momento non credo che il mercato sia ancora pronto a fare questa distinzione, e si parla ancora di concorrenza sleale.

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15 ore fa, Sunday Times ha scritto:

Però non posso dire cosa costringa una CE ad usare un distributore che la obbliga a stampare 2000 copie di un titolo che non venderà, per cui si esporrà con le banche, per rientrare della cui perdita dovrà poi stampare un altro titolo. Forse è per questo che in certi casi si stampano nuovi improbabili titoli?

 

Principalmente il fatto di essere "presenti" in tutte le librerie...

 

7 ore fa, TuSìCheVale ha scritto:

concorrenza sleale

 

Ho già spigato altrove che questa frase è stata presa fuori contesto ed era "un modo di dire" non c'era una vera accusa in questo senso. Questo non toglie che a me, personalmente, non piace per tanti motivi...

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24 minuti fa, Riccardo Zanello ha scritto:

 

Principalmente il fatto di essere "presenti" in tutte le librerie...

 

 

E perché ? Non è l'unico modo di essere presenti nelle librerie, e comunque se essere presenti " in tutte " apre la porta al baratro del fallimento, forse meglio riconsiderarne le implicazioni.   Se diventa un capestro meglio decidere di esserlo meno e cambiare distributore.

Si è sempre liberi di scegliere, in questo senso, mi pare. Non ho parlato del ritiro una tantum di un autore, ma di un sistema. Tempo fa ho letto la testimonianaza di un addetto ai lavori che spiegava chiaramente come certe CE sopravvivano grazie ai continui finanziamenti per la stampa dei titoli, di cui hanno bisogno perchè le tariffe di un distributore in particolare sono esose, specie per il ritiro degli invenduti, che ovviamente ci saranno, dato che lo stesso obbliga a un minimo di stampa esagerato. Non avendo i soldi per coprire le spese del fallimento del primo titolo se ne stampa un altro a copertura, per chiedere un nuovo finanziamento, andando avanti fino al crac. Chiaro così? Quindi continuo a farmi la domanda del perchè essere presenti in tutte le librerie se/quando non avendone la possibilità. Forse non avevo specificato bene. Ma ora forse, se c'è, posso avere una risposta più completa. Non saprei quale possa essere, la logica fa pensare che si faccia così per continuare il solito sistema, perchè interromperlo costringerebbe a rivedere tutto e ad ammettere non un punto oscuro, ma un vero e proprio vortice aspiratutto.._.

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Il 11/1/2021 alle 19:54, Sunday Times ha scritto:

 

E perché ? Non è l'unico modo di essere presenti nelle librerie, e comunque se essere presenti " in tutte " apre la porta al baratro del fallimento, forse meglio riconsiderarne le implicazioni.   Se diventa un capestro meglio decidere di esserlo meno e cambiare distributore.

Si è sempre liberi di scegliere, in questo senso, mi pare. Non ho parlato del ritiro una tantum di un autore, ma di un sistema. Tempo fa ho letto la testimonianaza di un addetto ai lavori che spiegava chiaramente come certe CE sopravvivano grazie ai continui finanziamenti per la stampa dei titoli, di cui hanno bisogno perchè le tariffe di un distributore in particolare sono esose, specie per il ritiro degli invenduti, che ovviamente ci saranno, dato che lo stesso obbliga a un minimo di stampa esagerato. Non avendo i soldi per coprire le spese del fallimento del primo titolo se ne stampa un altro a copertura, per chiedere un nuovo finanziamento, andando avanti fino al crac. Chiaro così? Quindi continuo a farmi la domanda del perchè essere presenti in tutte le librerie se/quando non avendone la possibilità. Forse non avevo specificato bene. Ma ora forse, se c'è, posso avere una risposta più completa. Non saprei quale possa essere, la logica fa pensare che si faccia così per continuare il solito sistema, perchè interromperlo costringerebbe a rivedere tutto e ad ammettere non un punto oscuro, ma un vero e proprio vortice aspiratutto.._.

 

Per essere presenti con quasi tutti i titoli in quasi tutte le librerie è praticamente l'unico modo: bisogna essere distribuiti da quelle 2/3 distribuzioni "grosse". Il meccanismo è, più o meno, quello che dici. Per le case editrici che sono già distribuite da "loro" è difficile uscirne perché dovresti saldare tutto il dovuto. Ma poi per cosa? Le CE organizzate per vendere soprattutto con l'esposizione in libreria è difficile possano sopravvivere comunque. Conosco molte piccole CE che ad un certo punto hanno pensato di fare "il grande salto" e invece sono fallite. Io ho lavorato per una media CE (fatturava 800.000 euro l'anno) ha fatto il salto ed è fallita anche lei... Noi, ad esempio, abbiamo fatto la scelta di essere distribuiti da un distributore alternativo ma ce lo possiamo permettere perché abbiamo un nostro pubblico di nicchia e comunque paghiamo uno scotto non indifferente, in tutto questo , però, non abbiamo un euro di debito.

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44 minuti fa, Riccardo Zanello ha scritto:

 

Per essere presenti con quasi tutti i titoli in quasi tutte le librerie è praticamente l'unico modo: bisogna essere distribuiti da quelle 2/3 distribuzioni "grosse". Il meccanismo è, più o meno, quello che dici. Per le case editrici che sono già distribuite da "loro" è difficile uscirne perché dovresti saldare tutto il dovuto. Ma poi per cosa? Le CE organizzate per vendere soprattutto con l'esposizione in libreria è difficile possano sopravvivere comunque. Conosco molte piccole CE che ad un certo punto hanno pensato di fare "il grande salto" e invece sono fallite. Io ho lavorato per una media CE (fatturava 800.000 euro l'anno) ha fatto il salto ed è fallita anche lei... Noi, ad esempio, abbiamo fatto la scelta di essere distribuiti da un distributore alternativo ma ce lo possiamo permettere perché abbiamo un nostro pubblico di nicchia e comunque paghiamo uno scotto non indifferente, in tutto questo , però, non abbiamo un euro di debito.

 

Cosa intendi per "grande salto"? quello che ti porta fuori dal grande fratello o quello che ti ci porta dentro?

In effetti io non sto dicendo che sia semplice. Affatto. E sia chiaro che non intendo dare lezioni a nessuno, osservo solo quelli che ad oggi sono i risultati. Mi rendo conto che sia comunque una battaglia. Dico solo che se fossi uno di quei generali preferirei combatterla giocando, come fate voi a monte della presenza in libreria, preparando il mio pubblico e accettando di pagare uno scotto pur di tenere la mia libertà e la mia identità. Che sono poi quelle cose che servono a fare, messe insieme, una identità nazionale di editoria. Correggimi se sbaglio.

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13 ore fa, Sunday Times ha scritto:

 

Cosa intendi per "grande salto"? quello che ti porta fuori dal grande fratello o quello che ti ci porta dentro?

In effetti io non sto dicendo che sia semplice. Affatto. E sia chiaro che non intendo dare lezioni a nessuno, osservo solo quelli che ad oggi sono i risultati. Mi rendo conto che sia comunque una battaglia. Dico solo che se fossi uno di quei generali preferirei combatterla giocando, come fate voi a monte della presenza in libreria, preparando il mio pubblico e accettando di pagare uno scotto pur di tenere la mia libertà e la mia identità. Che sono poi quelle cose che servono a fare, messe insieme, una identità nazionale di editoria. Correggimi se sbaglio.

Per molti "il grande salto" è quello di avere uno dei più grossi distributori nazionali che ti "dovrebbe" portare in tutte le librerie. Per il resto potrei essere d'accordo con te ma, purtroppo, non sono nella testa degli altri...

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Ho l'impressione che @Riccardo Zanello abbia centrato perfettamente il punto (del resto, lui è del mestiere).

A cosa credete possa servire avere una singola copia del proprio libro in duemila librerie, inevitabilmente posizionata di dorso negli scaffali degli "altri" autori, in ordine alfabetico? A niente, finché non vi conosce nessuno, finché di voi avranno parlato solo blog letterari sconosciuti ai più e nessuna testata di un qualche rilievo. Alle quali i piccoli editori rarissimamente hanno accesso.

In compenso, tutta l'operazione sarebbe costata un occhio della testa alla volenterosa CE, che di lì a pochi mesi si vedrebbe rientrare quasi tutte le copie del libro distribuite, senza ricavarne il becco di un quattrino. Come i fallimenti di cui @Riccardo Zanello ha parlato dimostrano, sono convinto che restare una CE fondamentalmente di nicchia (magari una nicchia poco frequentata dalle major), con un proprio pubblico affezionato, sia la strada più sicura da percorrere per le piccole realtà, tanto più in un mercato asfittico come quello italiano.

Poi, nulla vieta di crescere. Ma dev'essere una crescita organica, idealmente da perseguire senza "un euro di debito".

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Il 9/1/2021 alle 12:21, sefora ha scritto:

Ho esordito da scribacchina attempata, dopo una decina d'anni sono anche (purtroppo?)  relativamente "scafata". L'interesse perdura sulla promozione, gli agenti letterari, le differenze tra i mercati.

Nei forum abbondano tuttavia gli esordienti, i cui problemi principali rimangono, a mia esperienza, la valutazione dei propri scritti e l'approccio agli editori.

Valuto talvolta manoscritti, raramente proponibili, e su questi temi vengo interpellata nei social: spesso  mi trovo in imbarazzo. Dettagliare e chiarire in questi ambiti mi sembra importante.

 

Da lettrice, concordo che il problema di molti esordienti sia la mancata autocritica. da poco mi sono iscritta su Wattpad, che credo sia uno specchio fedele del bacino di aspiranti autori medi. Molti esordienti sono autoretti o autricette ventenni che pensano di saper scrivere bene solo perché conoscono la funzione "sinonimi" su Word e hanno letto qualche fantasy (o qualche altro libro del genere che scrivono). Magari si creano anche un discreto seguito di altrettanti ragazzini e credono di essere già autori arrivati, poi magari iniziano a mandare i loro libri a CE e agenti e collezionano una sfilza di rifiuti e allora si strappano le vesti senza capire come sia possibile. Scrivere e pubblicare secondo me richiede anche una forte maturità, umiltà e spirito di autocritica, cosa che molti non hanno.

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5 ore fa, Caterina88 ha scritto:

Scrivere e pubblicare secondo me richiede anche una forte maturità, umiltà e spirito di autocritica, cosa che molti non hanno.

È vero, e forse dovrebbe essere un altro punto del sondaggio (anche se in ritardo:P): Come migliorare la propria scrittura?

Alcune strade sono ovvie e risapute: leggere molto, chiedere pareri (come si è sempre fatto qui in Officina). Altre non sono così immediate.

Ci sono moltissimi articoli online e manuali che insegnano a scrivere, e che più o meno dicono tutti le stesse cose, ma la teoria e la pratica divergono sempre, specie nella scrittura. Per fare un unico esempio, si fa presto a dire Show don't tell, a riassumere il significato, fare un paio di esempi, ma mettere in pratica quelle regole mentre si è impegnati a creare una storia non è affatto immediato.

Ci sono corsi di scrittura, ma sono un argomento dibattuto, perché è impossibile insegnare a scrivere, si possono insegnare solo trucchi e norme editoriali. L'importanza principale di alcuni corsi pare risiedere nella possibilità di conoscere figure editoriali che contano, più che nell'imparare qualcosa di nuovo.

Io sinceramente ho letto articoli e libri e cercato qualunque strumento gratuito che mi permettesse di migliorare, ma la verità è che non credo mi siano serviti a molto, se non a motivarmi.

Ci vuole senz'altro maturità e umiltà, ma poi si vedono pubblicare cose al limite della leggibilità o della decenza, che spingono gli standard verso il basso "se hanno pubblicato questo..." Si procede per imitazione, quindi anche quindicenni che hanno letto tre libri in vita loro pensano di poterne scrivere uno.

Migliorare la propria scrittura non dovrebbe essere solo una questione di avere seguaci sui social (perché ormai sappiamo quanto la popolarità social sia effimera, e spesso staccata dal merito letterario), o di farsi pubblicare, ma decidere se davvero vogliamo essere scrittori. Se la risposta è sì, allora non basta azzeccare i congiuntivi, ci deve essere dietro uno sforzo consapevole (e maturo, ma ciò non ha a che fare con l'età) per fare ciò che gli scrittori sono chiamati a fare: interpretare la realtà, rendercela comprensibile, renderci coscienti di cose che vediamo, pensiamo e proviamo senza saperlo. Per carità, niente impedisce di scrivere storie di vampiri o di fascinosi miliardari solo per intrattenere, ma è un fatto che i libri (di qualsiasi genere) che rimangono impressi sono quelli che vanno oltre e che fanno il loro lavoro, cioè di farci vedere e comprendere davvero qualcosa di noi stessi e del mondo.

Sembra un punto banale, ma non lo è: prima ancora di pensare a cosa fare per essere pubblicati o per promuovere un libro, bisognerebbe chiedersi perché. Perché l'abbiamo scritto? Perché vogliamo che altri lo leggano? Perché è importante?

Probabilmente il vero scrittore è quello che avrà più difficoltà a rispondere, perché le sue motivazioni vanno oltre la superficie e hanno bisogno di tempo per emergere.

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2 ore fa, Silverwillow ha scritto:

Sembra un punto banale, ma non lo è: prima ancora di pensare a cosa fare per essere pubblicati o per promuovere un libro, bisognerebbe chiedersi perché. Perché l'abbiamo scritto? Perché vogliamo che altri lo leggano? Perché è importante?

Probabilmente il vero scrittore è quello che avrà più difficoltà a rispondere, perché le sue motivazioni vanno oltre la superficie e hanno bisogno di tempo per emergere.

 

Quoto tutto quello che hai scritto, ma questo ultimo punto non lo capisco. Posso capire che per alcuni sia difficile avere chiaro sin da subito la motivazione, ma nel caso che invece lo sia, e che gli altri requisiti da te elencati siano presenti, allora automaticamente si è fuori dall'essere un 'vero' scrittore solo perchè c'è una visione chiara del proprio intento?

come si fa a dire chi è un vero scrittore? sono tanti i lettori . Nemmeno di scrittori, di quello veri intendo, ce ne sarà un solo tipo, dato che prima di tutto gli scrittori sono donne e uomini con diversi approcci di vita e differenti caratteristiche, soprattutto interiori. Non penso si possa fare un identikit del vero scrittore, come non penso ci sia la vera ricetta dello scrivere. Ognuno lo fa a modo suo, con la propria onestà, la propria interiorità, perfetta per lei/lui. Ricordo alcune bellissime interveste di America tra le righe, di Fançois Busnel, dove molti dei grandi scrittori parlavano ampiamente delle loro motivazioni e di tutto quello che riguardava il loro lavoro. Io do per scontato che quei grandi scrittori fossero anche dei veri scrittori. Un vero scrittore intercetta il movimento della società, degli altri uomini, ma non per questo ne è inconsapevole credo, anzi. Non penso che questo lo renda più o meno grande, semplicemente trovo impossibile che esserne inconsapevole sia un requisito quasi formale. Poi può capitare che quello che scrive per qualcuno assuma anche altri significati, ma questo capita spesso leggendo qualcosa scritto da altri. Nessuno avrà dalla stessa pagina la medesima impressione. In più bisogna tenere conto che se si ha un rapporto abbastanza profondo con quello che si scrive, il significato si diversifica andando avanti ed è proprio scrivendo che emergono le motivazioni più profonde. É lo stesso atto di scrivere che penetra la superficie.

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@Sunday Times Come sempre più parole uso per spiegarmi più rendo le cose confuse. Il mio non voleva essere un criterio per classificare gli scrittori, ma una semplice risposta a Caterina88, che parlava di chi scrive senza umiltà e autocritica.

Il problema non è nemmeno se sia coscienti o no delle motivazioni, ma che spesso sono effimere: si scrive perché tanto lo fanno anche gli altri, o per darsi delle arie.

Può anche essere che uno che scrive per moda sia bravissimo e scriva meglio di altri, ma è probabile che non vorrà sentire nessuna critica, perché gli interessa ricevere consensi, non migliorare. Io ho un'idea diversa della scrittura, ma è mia personale, ognuno fa quel che vuole.

Ciò che volevo dire, in sintesi, è solo che spesso manca la volontà di autocritica, così come quella di imparare, perché non si prende la scrittura seriamente. Tutto qui

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Allora stavamo parlando di due cose diverse, l'espressione vero scrittore è stata fuorviante, dato che un vero scrittore non farebbe mai cose come scrivere per moda, per farsi bello e così via, non avevo capito. É per questo che ci sono decine di migliaia di manoscritti da leggere, quante volte lo abbiamo detto..

Tutti che vogliono fare gli allenatori, i masterchef e gli scrittori. Non so poi cos'altro, immagino la lista sia lunga. Fare è una cosa, essere è un po' diverso.

In genere richiede tempo e impegno e dei lettori.. che non sono poi tanti. In genere sempre gli stessi. Perchè mai leggere visto che si può direttamente scrivere? :ninja:

 

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