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Niko

I punti oscuri dell'Editoria: quali secondo voi quelli più in ombra?

I punti oscuri dell'Editoria: quali secondo voi quelli più in ombra?  

66 voti

  1. 1. Scegli uno o più punti che ti piacerebbe approfondire

    • Il panorama dell'Editoria italiana (Case Editrici e organizzazione interna)
    • Gli Agenti letterari e le Agenzie di rappresentanza
    • Le Agenzie di servizi editoriali
    • Self publishing e varie opzioni (KDP, piattaforme POD e POS)
    • L'Editoria a pagamento e le sue mille sfumature
    • Tutela del proprio libro
    • Come capire se quello che si è scritto vale (come forma, contenuti, mercato)
    • Quale approccio avere nella ricerca di un Editore
    • Il Contratto editoriale
    • Quanto si guadagna (o si può guadagnare) scrivendo
    • I concorsi letterari
    • Promozione del proprio libro
    • Questioni legate alla dichiarazione dei redditi per proventi dalla scrittura (730, CU e CUD, tassazione, eccetera)
    • L'autore può fare tutto da solo? Come?
    • Cosa fare nel caso nessuno risponda (CE, agenti, santi in paradiso)
    • Differenze tra mercato italiano ed estero


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1 minuto fa, Franco Digital ha scritto:

In un certo senso, sia i moderni self che i moderni editori hanno lo stesso padre: internet; senza di esso, non sarebbero nati.

Anche per questo, mi piacerebbe che ci sia più stima reciproca.

 

Con un'editoria tradizionale — i grandi gruppi — che hanno osteggiato in ogni modo possibile la crescita dell'ebook?

Poi è scoppiata una pandemia e allora "benedetto sia l'ebook!".

 

A me quello che fa specie è vedere la piccola editoria italiana, schiacciata dalla medio-grande, che attacca chi pubblica in self, invece del loro acerrimo nemico: la lobby.

Non solo, fa ridere leggere le accuse di scarsissima qualità agli autori indie e allo stesso tempo di "concorrenza sleale".

La domanda che mi verrebbe da porre è: ma tu, piccola CE, che denigri e punti il dito alla scarsità degli autori self, com'è che credi così poco alla qualità del tuo lavoro? Non credi più al fatto che la qualità paga? Che emergerà rispetto alla massa di azzeccagarbugli? Oppure, forse — e quando mi viene il sospetto allora sì comincio a incazzarmi — quello che si vuol fare è eliminare concorrenti diretti fomentando il pregiudizio, perché sotto sotto ci si sta rendendo conto che sempre più buoni autori, snobbati dall'editoria tradizionale (o addirittura usciti dall'editoria tradizionale: io sono un caso, infatti), che curano il prodotto libro, investono, stanno emergendo come piccole isolette in un oceano di spazzatura?

Se quanto si sta difendendo è la comodità di galleggiare grazie all'assenza di concorrenza, be', mi spiace ma la realtà li spazzerà via: non esiste il modo di fermare il futuro che avanza.

Per lo stesso motivo evito pure le zuffe verbali: non merita. La falce calerà comunque.

 

Come dicevo altrove, negli Stati Uniti fior fiore di scrittori pubblica in self e nessuno osa dire che sono scarsi per il metodo usato.

Ho frequentato un corso per Medium (non-fiction) con un paio di scrittori, uno dei quali pubblica in self ed ha scritto su Time Magazine ed è un giornalista della CNBC. Qui siamo ancora alla guerra tra poveri!

 

Mi spiace, ma non mi schiero. Vado avanti per la mia strada.

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1 ora fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

In Italia siamo molto bravi a non saper accettare che il mondo cambia, sono d'accordo.

Direi che è un ottimo riassunto :asd: 

Io l'ho scritto in ogni dove, credo, ma penso che Editoria e Self abbiano diversi sistemi di crescita e uguale dignità.

Il mondo sta cambiando e non tutti riescono a stare al passo (in Italia, poi...), anche perché, bisogna dirlo, è un processo molto veloce. In ogni caso, il ricambio generazionale farà piazza pulita di ogni dubbio al riguardo.

A me piacerebbe che chi si arrocca ancora su idee stantie di Editoria provi quantomeno a guardar giù, visto che il panorama sulla valle è parecchio ampio e guardare sempre ai propri bastioni è deleterio. Si rischia di ritrovarsi coi barbari in casa senza nemmeno avere il tempo di accorgersene :asd: 

La mia fantasiosa analogia serve solo a cercare di scompigliare un po' i capelli a chi si arrocca sui bastioni, cercando di soffiare un po' d'aria nuova. Poi approfondire, studiare e conoscere il sistema e quindi un possibile futuro tocca al Re del Castello :P 

 

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2 ore fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

 

Sicuramente hai ragione, @cheguevara (anche se non ho dati in merito; ma lo ritengo verosimile, ecco).
Ciò detto, se il discorso è comparare editoria tradizionale e self-publishing, secondo me sarebbe bene parlare del self-publishing serio, non ti pare? Se stiamo qui a parlare di gente rifiutata, che decide di pubblicare su Amazon una cosa che non si riesce nemmeno a leggere, allora compariamola alla EAP. :) È una battuta, ma davvero vorrei che si prendesse sul serio il self-publishing e non lo si può fare se continuiamo a partire dal presupposto che self-publishing equivale a sciatteria, incapacità o qualsiasi altra cosa negativa a prescindere. Non trovi?

 

30 minuti fa, Niko ha scritto:

Direi che è un ottimo riassunto :asd: 

Io l'ho scritto in ogni dove, credo, ma penso che Editoria e Self abbiano diversi sistemi di crescita e uguale dignità.

Il mondo sta cambiando e non tutti riescono a stare al passo (in Italia, poi...), anche perché, bisogna dirlo, è un processo molto veloce. In ogni caso, il ricambio generazionale farà piazza pulita di ogni dubbio al riguardo.

A me piacerebbe che chi si arrocca ancora su idee stantie di Editoria provi quantomeno a guardar giù, visto che il panorama sulla valle è parecchio ampio e guardare sempre ai propri bastioni è deleterio. Si rischia di ritrovarsi coi barbari in casa senza nemmeno avere il tempo di accorgersene :asd: 

La mia fantasiosa analogia serve solo a cercare di scompigliare un po' i capelli a chi si arrocca sui bastioni, cercando di soffiare un po' d'aria nuova. Poi approfondire, studiare e conoscere il sistema e quindi un possibile futuro tocca al Re del Castello :P  

 

Capisco. Ma, senza volermi arroccare sui bastioni, anche perché ben lungi da essere il re del castello, mi viene da replicare che non sempre cambiamento significhi miglioramento. Anche se del cambiamento non si può che prendere atto.

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2 minuti fa, cheguevara ha scritto:

Capisco. Ma, senza volermi arroccare sui bastioni, anche perché ben lungi da essere il re del castello, mi viene da replicare che non sempre cambiamento significhi miglioramento. Anche se del cambiamento non si può che prendere atto.

Sono d'accordo, il cambiamento non è sempre per il meglio.

In questo caso, mi permetto di dire, è semplicemente cambiamento, però. Sarà peggio per alcuni e meglio per altri...

L'unica costante è il cambiamento, si dice abbia detto Eraclito. E allora sì, prendiamone atto e cerchiamo di trarne il meglio, quale che sia, no?

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Titolo della discussione: I punti oscuri dell'editoria, quali quelli più in ombra? Fin qui si erano elencati perlopiù i punti oscuri dell'editoria tradizionale, allora perché in questo Crepuscolo degli Dei che vive il WD non provare a ravvivare la discussione tirando fuori qualche scheletro anche dall'armadio Self-Indie ? Partiamo da qui: anche in Italia ci sono autori Indie che fanno buoni numeri, ma com'è che li fanno davvero? Investendo, e parecchi soldini. Non solo su editing e cover, ma pure su ads, tool, recensioni false e amici degli amici che comprano per conto dell'autore drogando i dati di vendita. Lo so io e lo sapete anche voi, e se non lo sapete presto o tardi lo scoprirete. Quello che metto sul tavolo merita approfondimenti, perché se le cose stanno così, e stanno così, ecco che, gira e rigira, ci ritroviamo a parlare, ancora una volta, seppure in maniera diversa, di pagare per pubblicare. Oppure no? C'è dell'altro: svariate pagine fa, in questo stesso thread, ho posto un paio di domande: come fa un buon romanzo self a essere notato nel Rio Grande di fetecchie self che escono a centinaia ogni singolo giorno? E ancora: come si pensa di assassinare il pregiudizio che il lettore ha per il self? Domande che è lecito porsi, specie in un Paese dove si è maestri nel fingere che le cose cambino affinché niente cambi davvero. 

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57 minuti fa, Niko ha scritto:

Sono d'accordo, il cambiamento non è sempre per il meglio.

In questo caso, mi permetto di dire, è semplicemente cambiamento, però. Sarà peggio per alcuni e meglio per altri...

L'unica costante è il cambiamento, si dice abbia detto Eraclito. E allora sì, prendiamone atto e cerchiamo di trarne il meglio, quale che sia, no?

Senz'altro: Pantha rei.

E, come si dice nella tua Napoli, nel cui cuore (Pallonetto di Santa Lucia) ho vissuto per un anno: Chi nun tene curaggio, nun se cocca c'he ffemmene belle!

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@Ace Un sacco di carne al fuoco!

20 minuti fa, Ace ha scritto:

anche in Italia ci sono autori Indie che fanno buoni numeri, ma com'è che li fanno davvero? Investendo, e parecchi soldini. Non solo su editing e cover, ma pure su ads, tool, recensioni false e amici degli amici che comprano per conto dell'autore drogando i dati di vendita. Lo so io e lo sapete anche voi, e se non lo sapete presto o tardi lo scoprirete.

È vero ma fino a un certo punto: quelli che fanno davvero i numeri non lo fanno grazie alle recensioni comprate, ma grazie a quelle vere. E alla pubblicità, certo. È un male, scusa? Il libro è un prodotto, mica è stato forgiato dagli dèi.

21 minuti fa, Ace ha scritto:

Quello che metto sul tavolo merita approfondimenti, perché se le cose stanno così, e stanno così, ecco che, gira e rigira, ci ritroviamo a parlare, ancora una volta, seppure in maniera diversa, di pagare per pubblicare. Oppure no?

Ma anche no! Che c'entra con il regalare soldi a degli editori truffaldini che li chiedono per pubblicare senza erogare alcun servizio? Scherziamo?

Se un indie paga per pubblicizzare, che male c'è? Gli Editori che hanno possibilità fanno la stessa cosa, perché non metti sul patibolo anche loro? Non capisco la logica del ragionamento, perdonami.

22 minuti fa, Ace ha scritto:

come fa un buon romanzo self a essere notato nel Rio Grande di fetecchie self che escono a centinaia ogni singolo giorno?

Con la qualità, da qui non si scappa. E con un bel lavoro di marketing da te tanto additato...

23 minuti fa, Ace ha scritto:

come si pensa di assassinare il pregiudizio che il lettore ha per il self?

Con il tempo, perché solo i dinosauri dell'Editoria hanno ancora pregiudizi al riguardo. I lettori si stanno abituando, pian piano, e sanno che possono trovare bella roba pubblicata in Self publishing per le mille ragioni già esposte ampiamente in questa discussione.

 

Non capisco comunque perché si debba sempre difendere l'una o l'altra parte, perché bisogna sempre trovare la ragione per dire "eh no, cari signori, questo non va bene!" quando basterebbe mettersi l'anima in pace e seguire il flusso.

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30 minuti fa, Ace ha scritto:

Partiamo da qui: anche in Italia ci sono autori Indie che fanno buoni numeri, ma com'è che li fanno davvero? Investendo, e parecchi soldini. Non solo su editing e cover, ma pure su ads, tool, recensioni false e amici degli amici che comprano per conto dell'autore drogando i dati di vendita.

In questo, penso che self e autori che pubblicano con piccole CE siano alla pari, nel senso che a livello di promozione spesso non cambia molto, quindi si usano gli stessi mezzi. Non tutti però lo fanno, da una parte e dall'altra della barricata. Alcuni semplicemente non possono o non sanno come investire al meglio. Io ad esempio ricevo spesso notifiche per creare ads, ma mi danno fastidio quelle degli altri, quindi non mi va di farne di mie, anche se magari possono servire.

Secondo me la promozione più utile in assoluto non ha a che fare coi soldi ma con le conoscenze. Crearsi un giro di amici, blogger o giornalisti che ti apprezzano vale più di cento inserzioni, perché si crea un passaparola duraturo basato sulla fiducia

30 minuti fa, Ace ha scritto:

come fa un buon romanzo self a essere notato nel Rio Grande di fetecchie self che escono a centinaia ogni singolo giorno? E ancora: come si pensa di assassinare il pregiudizio che il lettore ha per il self?

Alla prima domanda risponde in parte la mia considerazione di prima. Se ci si fa conoscere come autori allora anche i romanzi vendono (belli o brutti che siano): non basta però scrivere un bel libro, bisogna crearsi intorno un'identità di autore che sia coerente (nel mio caso la coerenza sta solo nell'incoerenza:lol:). Sulla seconda non so risponderti, perché io stessa ho pregiudizi (giustificati da esperienze personali) col self. È un dato di fatto che nel self confluisce qualunque cosa. L'unico modo per aggirare i pregiudizi sarebbe la presenza di un filtro, ma a quel punto non sarebbe più self

 

5 minuti fa, Niko ha scritto:

Con il tempo, perché solo i dinosauri dell'Editoria hanno ancora pregiudizi al riguardo.

Vabbè, sono un po' dinosaura su questo punto:P Sono d'accordo con chi ha detto che progresso non è sempre miglioramento (e lo sosteneva già Leopardi, quindi siamo in buona compagnia), ma anche che se non si può fare altro bisogna adeguarsi al meglio.

L'unica cosa importante è la libertà di scelta, anche perché ognuno ha i suoi gusti e (per quanto spesso mi prudano le dita) non scoraggio mai nessuno dal leggere quello che vuole.

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quelli che fanno davvero i numeri non lo fanno grazie alle recensioni comprate, ma grazie a quelle vere.

 

Intendi i self? Non credo proprio.

7 minuti fa, Niko ha scritto:

Ma anche no!

 

Ma anche sì, è evidente: dove sono nato io si dice senza lilleri non si lallera.

9 minuti fa, Niko ha scritto:

Con la qualità, da qui non si scappa.

 

Non basta. Poi andrebbe visto se i soldi investiti nel marketing rientrano. Più facile di no che di sì, e questo vale per la stragrande maggioranza di chi investe nel self.

12 minuti fa, Niko ha scritto:

I lettori si stanno abituando, pian piano, e sanno che possono trovare bella roba pubblicata in Self publishing per le mille ragioni già esposte ampiamente in questa discussione.

 

Mi auguro che tu abbia ragione e io torto, al momento non mi sembra che le cose stiano così.

13 minuti fa, Niko ha scritto:

 

Non capisco comunque perché si debba sempre difendere l'una o l'altra parte

 

Niko: va bene che il WD chiude, ma se non si discute dei temi allora che ci stiamo a fare qui? :asd:

In ogni caso, anche quando faccio l'avvocato del diavolo, non significa che io sia schierato da una parte o dall'altra.

 

5 minuti fa, Silverwillow ha scritto:

Se ci si fa conoscere come autori

 

Questa è la parte che più detesto. Farsi conoscere, come una pop star. Mi sa che mi sto trasformando in uno di quei dinosauri che diceva Niko. Se butta bene spero di diventare un brachiosauro erbivoro, dato che abito in colllina, lol. :asd:

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1 ora fa, Ace ha scritto:

Partiamo da qui: anche in Italia ci sono autori Indie che fanno buoni numeri, ma com'è che li fanno davvero? Investendo, e parecchi soldini.

 

Ecco.

Non a caso navigo verso altri lidi… :bandiera:

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3 minuti fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

Ecco

 

Fai un posticino in quella barchetta, Andre. Arrivo. :pirata2:

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6 minuti fa, Ace ha scritto:

 

37 minuti fa, Niko ha scritto:

Ma anche no!

 

Ma anche sì, è evidente: dove sono nato io si dice senza lilleri non si lallera.

 

@Ace Guardi che  @Niko ha ragione; forse le sfugge il fatto che l'editoria a pagamento è un controsenso perché fa perdere il prestigio di pubblicare con un editore; se un autore pubblica con una CE normale, infatti, la pubblicazione acquisisce prestigio, questo perché quel libro è stato scelto dall'editore su tanti altri testi scartati, mentre se un autore paga la CE, il valore aggiunto della scelta non c'è più.

Nel self, questo valore aggiunto non esiste fin dal principio, perché il senso del self è quello di essere indipendenti, di non avere l'editore alle spalle, quindi l'autore che investe nel self investe nella sua passione in qualità di amatore, senza farsi fregare, perché sono gli editori che devono pagare gli autori, non il contrario, quindi le CE a pagamento sono un controsenso e si approfittano della passione degli autori ingenui che pensano che per pubblicare con un editore sia normale pagare.

 

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5 minuti fa, Ace ha scritto:
10 minuti fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

Ecco

 

Fai un posticino in quella barchetta, Andre. Arrivo. :pirata2:

 

Vengo anch'io se c'è spazio :pirata3:

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2 minuti fa, Franco Digital ha scritto:

sfugge il fatto

 

Purtroppo non mi sfugge proprio niente, caro Franco. Basterebbe tu avessi seguito, pure per sbaglio, qualcuno dei tanti miei interventi su questo forum.

Pare sfuggire, invece, che quando un autore:

 

1. Paga di tasca l'editing

2. Paga di tasca CDB

3. Paga di tasca la cover

4. Paga di tasca ads, promozioni ed equilibrismi

 

Ecco, nei fatti, pare sfuggire che quello è un autore che paga per pubblicare.

Piaccia o meno, così stanno le cose.

 

6 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Vengo anch'io se c'è spazio 

 

Certo che sì: potresti fare il mozzo.

Andrea il capitano.

Io in cambusa, a sbucciare patate. :asd:

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17 minuti fa, dyskolos ha scritto:

 

Vengo anch'io se c'è spazio :pirata3:

Ragazzi, se saliamo tutti la barca affonda :P

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@Ace Invece le sfugge il punto focale della questione, e cioè che sono gli editori che devono pagare gli autori, non il contrario, quindi pagare una CE significa farsi fregare da chi dovrebbe pagare, non farsi pagare; nel self l'autore non si fa fregare pagando una CE, dato che non pubblica con una CE ma da solo o con una piattaforma di servizi... non ho mai negato il fatto che anche il self spenda soldi, semmai le sto spiegando che non li regala a una CE dalla quale, semmai, dovrebbe essere pagato.

Gli editori devono pagare gli scrittori, non il contrario.

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2 minuti fa, Franco Digital ha scritto:

sono gli editori che devono pagare gli autori, non il contrario

 

È ovvio, ma perché ti ostini a ripetere questa banalità? :asd: Quando mai avrei sostenuto il contrario?

Qual è il perché quest'insistenza, Spock?

Boh.

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16 minuti fa, Franco Digital ha scritto:

non ho mai negato il fatto che anche il self spenda soldi, semmai le sto spiegando che non li regala a una CE dalla quale, semmai, dovrebbe essere pagato.

 

No, attenzione, il pensiero logico non dovrebbe in alcun modo farci tenere in considerazione gli EAP (non fanno editoria), quindi, tornando sui nostri solchi, si dovrebbe provare a paragonare soltanto i self- publisher con gli editori Noeap. L'autore con una casa editrice Noeap (cercate di non fare distingui anche con questi editori, ma prendiamo per buono solo il temine madre :bandiera::asd:) viene pagato senza cacciare nulla di tasca propria (ipotizziamo pure che l'editore assolve tutti i suoi compiti), nel self-publishing, invece, l'autore investe una bella quantità di soldi e bisogna poi valutare dopo quante copie vendute inizierà a ricavarne un profitto.

Per questo" il pensiero logico prudente" vuole che, chi non ha molti soldi da investire, si debba affidare a un editore serio, scartando tutte le altre proposte, specie a pagamento...

E restiamo al mercato italiano, il quale è già difficile da valutare :D 

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Dai, ragazzi, ma adesso anche il self publishing dobbiamo sopportare? 

 

Sarebbe come accettare che ci siano sfigatelli che fanno video su YouTube sperando che qualcuno li guardi. Su YouTube può pubblicare video chiunque, non c'è filtro, ci saranno solo quello scartati dalle tv. 

 

Oppure che un tizio qualsiasi crei un social network da solo. Chi vuoi che si iscriva? Io resto su MSN, non so voi, lì c'è un'azienda seria alle spalle. 

 

Ora vi saluto, devo andare a mettere 20.000 lire di benzina super.

 

😊

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6 ore fa, TuSìCheVale ha scritto:

Comunque, questo self-publisher "puro" nel momento in cui vorrebbe rendersi visibile sulle principiali piattaforme (per vendere meglio i suoi libri), dovrà cedere i diritti di sfruttamento dell'opera, cosa che @Riccardo non considerava

Da quando in qua l'autore self cede i diritti di pubblicazione a qualcuno? Non mi risulta che l'autore self si appoggi alle varie piattaforme cedendo i diritti di pubblicazione.  L'autore si appoggia alle piattaforme che stampano , rendono visibile il libro in questione e lo spediscono. L'autore pagherà alla piattaforma un tot o ne ricaverà una percentuale. Infatti non mi risulta che i contratti che regolano questa attività siano di "edizione", se negli ultimi tempi è accaduto questo fatemelo vedere che mi aggiornerò volentieri.

Il fatto che io, personalmente, sia contrario al self per tanti motivi, che non è solo quello (citato fuori contesto) da @Franco Digital della concorrenza sleale, non è un mistero per nessuno. La concorrenza sleale è uscita in una discussione in cui si parlava di prezzi di libri che un piccolo editore (a parità di pagine) non potrebbe mai fare proprio per le maggiori spese di gestione. Ma poi ci sono tanti altri motivi che non starò a rielencare visto che ne ho parlato anche troppo.

Alla fine di tutto rimane poi la piena e ovvia libertà di fare quello che si vuole nel rispetto delle regole vigenti... ma anche la mia di pensarla diversamente.

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Ti ringrazio @Riccardo Zanello per essere intervenuto.

 

18 minuti fa, Riccardo Zanello ha scritto:

Da quando in qua l'autore self cede i diritti di pubblicazione a qualcuno?

 

Qui posto un link del contratto proposto all'autore:

 

Contratto Amazon

 

A noi interessa il punto 5.5

 

Quota

Concessione di Diritti. Per la durata del presente Accordo voi concedete a ciascuna parte Amazon una licenza e un diritto irrevocabile e non esclusivo per la stampa (on-demand e in previsione delle richieste da parte dei clienti) e la distribuzione dei Libri, direttamente e tramite distributori terzi, in tutti i formati che scegliete di rendere disponibili attraverso KDP e mediante tutti gli strumenti di distribuzione disponibili. 

 

Secondo me, è compresa la cessione dei diritti di pubblicazione. Ora, però, c'è chi sostiene che Amazon sia solo un "distributore", su questo punto bisogna aggiungere che, quando ci infiliamo nelle maglie nella burocrazia, il pensiero logico può disperdersi. La materia diventa poi campo di avvocati e commercialisti, però, non mi sembra che siano fioccati provvedimenti da parte dello stato, per questo al momento mi atterei solo a quanto mi è possibile leggere nel contratto. Ripeto, se poi si volesse sostenere una tesi contraria, ci vuole anche l'onere della prova (principio logico argomentativo), altrimenti, non si può pensarla diversamente a prescindere e questo sarebbe abbastanza inopportuno. 

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7 minuti fa, Riccardo Zanello ha scritto:

Alla fine di tutto rimane poi la piena e ovvia libertà di fare quello che si vuole nel rispetto delle regole vigenti... ma anche la mia di pensarla diversamente.

 

@Riccardo Zanello  Mi scusi signor Riccardo, forse sarò tarato, ma ancora non mi è chiaro se lei troverebbe giusto renderebbe illegale il self, e quindi vietarlo cambiando le regole vigenti; ho capito che è "contrario", ciò che non ho compreso è fino a che punto; qualsiasi editore potrebbe essere "contrario" al self, ma non fino al punto da trovare giusto vietarlo.

 

Se dipendesse da lei, renderebbe illegale il self?

 

1. "Sì, per me dovrebbe essere vietato in quanto dannoso."

2. "No, lo sconsiglio, mi ripugna, ma difendo la sua esistenza."

 

Domanda chiara e diretta alla quale mi aspetto risposta diretta, anche brevissima, anche solo inserendo il numero "1" o "2" nella risposta, l'importante è la chiarezza, il non lasciare alcun dubbio, perché odio i fraintendimenti e, ripeto, non ho capito fino a che punto si spinge il suo essere contrario, sarò incapace a leggere e a comprendere, ma è così.

Se mi risponde in modo chiaro, le prometto che non le darò più fastidio citandola, perché dato che continua a mettermi frecce rosse (me ne avrà date almeno 6, contro due iniziali delle mie) a commenti scritti in modo argomentato, razionale, serio e quindi fatti con impegno e voglia di un confronto maturo, devo dedurre che ai suoi occhi sono solo un fastidio, quindi la ignorerò come desidera.

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Mi dica una cosa: al di là di un fastidio che posso provare io e che, ad esempio, non è nemmeno condiviso dalla mia "editora" su che base potrei/vorrei voler (addirittura) vietare il self? Da cosa si è basato per scrivere un'affermazione del genere? Non potrei/vorrei vietare nemmeno l'editoria a pagamento! La gente è libera anche di farsi infinocchiare inseguendo il canto delle sirene, io al massimo potrei cercare di promuovere un'informazione più corretta e diffusa...

E tanto per chiarire, le numerose "frecce rosse" elargite sono per il tono che ho trovato eccessivamente aggressivo.

Modificato da Riccardo Zanello

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5 ore fa, Ace ha scritto:

Fai un posticino in quella barchetta, Andre. Arrivo. :pirata2:


Tu vai lì. Cazza la randa!

 

5 ore fa, dyskolos ha scritto:

Vengo anch'io se c'è spazio :pirata3:


Ecco, tu vai là. E cazza ‘sta randa!

 

5 ore fa, M.T. ha scritto:

Ragazzi, se saliamo tutti la barca affonda :P


Allora, vuoi venire o no? Ho bisogno di qualcuno che mi cazzi la stramaledetta randa!

Nessuno mi fa caso…

 

Pero adesso ore 10 calma piatta. 😁

 

Forza ciurma! 💪🏾

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41 minuti fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

Allora, vuoi venire o no? Ho bisogno di qualcuno che mi cazzi la stramaledetta randa!

chell'è la randa :P ?

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7 ore fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

Cazziamooo!

 

Dai, cazziamooo senza esitazione :D

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8 ore fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

Tu vai lì. Cazza la randa!

 

Solo se dopo è prevista la sessione di tiro al piattello (chi vuole capire, capisca...)! ;)

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@Riccardo Zanello  La ringrazio per la chiarezza e le metto anche una freccia verde.

Non aggiungerò altro, se non che il mio tono lo definirei schietto, risoluto e orientato a stabilire i fatti oggettivi (cosa che, a un razionalista, dovrebbe far piacere), non "aggressivo"; del resto, chi è davvero aggressivo non si mette a scrivere papiri dove argomenta e... vabbè, lasciamo perdere, la saluto, lunga vita e prosperità.

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50 minuti fa, L'antipatico ha scritto:

 

Solo se dopo è prevista la sessione di tiro al piattello (chi vuole capire, capisca...)! ;)

 

Io ho capito, indimenticabile! Ahahahah :D:D:D 

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