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dyskolos

La vera narrativa è solo in prima persona al presente?

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13 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Il problema è che si può fare anche in terza: Un venticello fresco soffiava sulle guance di Giulio, che camminava lungo il marciapiede.

 

Un momento: chi è Giulio?

 

Opzione 1. Giulio è il protagonista. Ma se è il protagonista, allora chi è l'autore di quel camminava? Chi ci sta dicendo qui e ora, mentre leggiamo, che Giulio camminava?

Opzione 2. Giulio non è il protagonista. Dunque abbiamo bisogno di un protagonista. Eccolo qua: chiamiamolo Cesare. Dunque è lui, è Cesare che ci sta raccontando [e non mostrando, per restare in zona show don't tell tanto cara al Duca] cosa sta[va] facendo Giulio.

 

Comunque la si metta – fermo restando che il continuo rimarcare del Duca sul tema dell'immersione in prima persona sia spesso propagandato con tatto e raffinate doti diplomatico-talebane :asd: –, non ci sono dubbi che una prima persona in deep-pov e al presente conferisca un'esperienza di lettura più vivida e reale, più immersiva, appunto.

 

Nota bene: Un venticello fresco soffiava sulle guance di Giulio, che camminava lungo il marciapiede – così in terza e al passato.

Riproviamoci: Un venticello fresco mi sfiora le guance mentre cammino lungo il marciapiedi – così in prima e al presente.

Quale tra le due forme conferisce un'esperienza di lettura più immersiva?

 

Adesso, a scanso di equivoci: la prima al presente non è la panacea né la risposta a tutte le domande, ovvio che romanzi diversi abbiano necessità di punti di vista e tempi verbali diversi, ma per rispondere al quote:

 

1 ora fa, dyskolos ha scritto:

Il problema è che si può fare anche in terza

 

La risposta che mi sento di darti è questa: vero, lo si può fare anche in terza, ma con risultati, in termine d'immersione, ben diversi. In prima persona al tempo presente, invece, il lettore diventa protagonista indiscusso e tra lui e la storia non vi è più nessun filtro: è tutto in presa diretta, come indossare un caschetto con visore 3D e vivere l'avventura da interprete e da star.

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A mio avviso, l’editor in questione estremizza troppo. Su alcuni concetti che esprime, al link evidenziato, mi trovo d’accordo, ma su altri proprio no. Con gli estremi assoluti non mi ritrovo. Oltretutto, in certi passaggi, cerca di sponsorizzare i suoi corsi e basta. Diciamo che le informazioni che dà sono da scremare per bene: si può prendere l’utile, che c’è, mentre c’è da lasciar perdere estremizzazioni assurde che trovano il tempo che trovano. Sembrano più sue preferenze e convinzioni (assurde) che altro.

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26 minuti fa, Ace ha scritto:

non ci sono dubbi che una prima persona in deep-pov e al presente conferisca un'esperienza di lettura più vivida e reale, più immersiva, appunto.

 

Capisco cosa vuoi dire, ma la narrativa immersiva (o deep POV) è nata per trasferire alla terza alcune caratteristiche (immersività) della prima. Ovviamente ci sono differenze ma, come dico sopra e ora vedo che mi appoggia anche @Miss Ribston, il Duca estremizza l'idea.

 

 

30 minuti fa, Ace ha scritto:

Un momento: chi è Giulio?

 

Opzione 1. Giulio è il protagonista. Ma se è il protagonista, allora chi è l'autore di quel camminava? Chi ci sta dicendo qui e ora, mentre leggiamo, che Giulio camminava?

Opzione 2. Giulio non è il protagonista. Dunque abbiamo bisogno di un protagonista. Eccolo qua: chiamiamolo Cesare. Dunque è lui, è Cesare che ci sta raccontando [e non mostrando, per restare in zona show don't tell tanto cara al Duca] cosa sta[va] facendo Giulio.

 

Se lo mettiamo al presente, come hai giustamente fatto ("Un venticello fresco mi sfiora le guance mentre cammino lungo il marciapiedi "), con la stessa logica applicata da te potrei chiederti: chi è l'autore di "mi sfiora"? Risponderai probabilmente "Io".
 

È come quando mi suonano il citofono…
Trrrrr!
Io: chi è?
Suonatore: Sono io.
Io: io, chiii?
Suonatore: Io, Giulio!
Io: Aaah, sei Giulio? 'Nnaggia a te! Sali che ci facciamo una spaghettata! :):)

 

Comunque in terza non immersiva l'esempio sarebbe: "Giulio sentiva un venticello che gli accarezzava le guance".

Poi, la prima non è per forza immersiva: può anche non esserlo.

 

Tra l'altro, il Duca dice che i "mentre" non si devono usare, quindi con questa logica anche il tuo "Un venticello fresco mi sfiora le guance mentre cammino lungo il marciapiedi" è da scartare. Non ti sembra un'esagerazione/estremizzazione?

Gli Americani parlano esplicitamente di "third-first person", a sottolineare che a volte terza e prima sono la stessa cosa. Alla fin fine è solo una convenzione tacita tra autore e lettore.

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23 minuti fa, dyskolos ha scritto:

chi è l'autore di "mi sfiora"? Risponderai probabilmente "Io

No, è proprio questo il punto che pare sfuggirti: l'autore non sono io, bensì il personaggio protagonista.

È Questo che il Duca sta disperatamente cercando di dirti, lol. :asd:

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32 minuti fa, Ace ha scritto:

No, è proprio questo il punto che pare sfuggirti: l'autore non sono io, bensì il personaggio protagonista.

È Questo che il Duca sta disperatamente cercando di dirti, lol. :asd:

 

lol :asd::asd: Ma su questo con me sfonda una porta aperta :)

Io sono super d'accordo con la narrativa immersiva.

La differenza tra me e lui (e tu con lui :P) è che io preferisco una versione meno estremistica della cosa.

 

La mia teoria è la seguente…

 

La narrativa immersiva è nata una quarantina di anni fa con lo scopo di portare nella terza alcune caratteristiche della prima. Quindi NO a "solo prima" e Sì a "anche terza" (sì e no tipo referendum).

 

Non immersività: azioni + pensieri (Giulio pensava di essere Napoleone, Io penso di essere Napoleone).

Immersività: azioni + pensieri + emozioni (Giulio pensava di essere Napoleone e ne andava orgoglioso, Io penso di essere Napoleone e ne vado orgoglioso).

La seconda persona la trascuro per il momento (come il Duca).

 

I "quando" e i "mentre" si possono usare. Il Duca invece sostiene il contrario perché nella realtà sensibile non c'è nessun "quando" e nessun "mentre", ma aggiunge che "finché" va bene. C'è un aneddoto. Uno studente disse a Freud: "Prof., ma lei fuma mentre spiega!", e lui: "Io non fumo mentre spiego, io spiego mentre fumo". Il Duca vorrebbe impedirmi di raccontare questa storiella ai miei nipotini, ma io gliela racconto lo stesso, e pazienza se a lui non piace. :asd::asd::asd:

 

Il discorso indiretto libero va benissimo (anche se nella realtà non si avverte) e soprattutto non puzza. Lo usava, per esempio, Giovanni Verga in modo magistrale. A volte penso che certe etichette come "deep POV" e "immersività" siano cose moderne appiccicate a cose più vecchie dell'orologio a cucù, come quando mettono "contratto" su "alleanza", "bomba d'acqua" su "nubifragio" e "escort" su "p*****a" :asd::asd:

 

L'immersività agisce pesantemente sul ritmo narrativo quindi spesso non va usata: non è giusto "impegnare" il lettore troppo a lungo, gli va concessa qualche pausa. È invece uno strumento valido nella cassetta degli attrezzi dello scrittore, non LO strumento che va bene sempre e dovunque.

 

Prima e terza sono diverse, certo. Per dirne una, "io" può essere solo uno, "lui" può essere Luigi, Andrea, Ace o chissà chi altro.

 

E tanto ancora, ma mi fermo ché sta venendo un post troppo lungo :)

 

 

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Il 18/9/2020 alle 16:45, Silverwillow ha scritto:

La mia prima reazione nel leggere il tuo post è stata ben espressa da altri in immagini efficaci:D Tuttavia, leggendo l'articolo (il video me lo risparmio) la questione si complica. Non è chiaro di cosa quest'uomo voglia parlare: la persona e il tempo da scegliere? Il punto di vista? Lo show don't tell? L'importanza dei dettagli concreti e appropriati? Mi pare che faccia tutto un minestrone, dal quale il malcapitato autore di turno che spera di imparare qualcosa uscirà ancora più confuso e magari, come dici tu, convinto che si debba scrivere solo in prima persona al presente e riportando per filo e per segno tutto ciò che succede.

Forse voleva solo calcare sull'importanza di far immergere il lettore nella storia, ma lascia spazio a molte interpretazioni. È vero che bisogna cercare di essere concreti ed evitare gli spiegoni, e alcune delle cose che dice sono anche giuste, ma qui si va oltre e si demonizza tutto ciò che è raccontato. Si sarà accorto che gran parte di quelli che consideriamo capolavori è in terza persona, con molte parti raccontate? Il lettore riesce a immedesimarsi lo stesso, e non tutto deve essere per forza descritto mentre avviene, è follia. Si mostra ciò che è importante mostrare, e il resto non è meno importante perché serve a dare informazioni e mandare avanti la storia. Ciò che probabilmente voleva dire è: se usate la prima persona presente sarete più propensi a mostrare, quindi se siete alle prime armi forse vi conviene, ma ce ne vuole per estrarre questo semplice concetto dal caos di quell'articolo

Io lo conosco (non di persona, nel senso che ho ascoltato il suo corso) e dice esattamente quello che affermi tu. Il senso del discorso non era "non scrivete in terza persona" ma "mostrate e non fate spiegoni non richiesti, non appesantite il testo con tanti aggettivi ecc.". Ovviamente lui sta palesemente cercando di vendere il suo corso però, dopo aver ascoltato il corso "base" ritengo che la maggior parte delle cose che dice siano abbastanza condivisibili. 

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11 minuti fa, JohnnyBazookaBic ha scritto:

Il senso del discorso non era "non scrivete in terza persona"

 

Quello che dice è condivisibile sotto molti aspetti. Però il senso del discorso è invece proprio "non scrivete in terza persona". Basta vedere i libri editati da lui e che lui stesso porta ad esempio: sono tutti scritti in prima persona al presente. Fatti bene, certo, non dico di no. Nella mia testa ho sviluppato un paragone musicale.

 

 

18 minuti fa, JohnnyBazookaBic ha scritto:

Ovviamente lui sta palesemente cercando di vendere il suo corso

 

Esatto. E infatti mette i link ai "suoi" libri.

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2 minuti fa, dyskolos ha scritto:

 

Quello che dice è condivisibile sotto molti aspetti. Però il senso del discorso è invece proprio "non scrivete in terza persona". Basta vedere i libri editati da lui e che lui stesso porta ad esempio: sono tutti scritti in prima persona al presente. Fatti bene, certo, non dico di no. Nella mia testa ho sviluppato un paragone musicale.

 

 

 

Esatto. E infatti mette i link ai "suoi" libri.

Ho ascoltato il suo corso circa due settimane fa e, purtroppo, sono pieno di cose da fare, per cui non voglio dire di essere assolutamente certo che sia così. Mi pareva che consigliasse la prima persona soprattutto all'inizio per evitare di entrare troppo nel "tell" e poco nello "show".

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Secondo me, dipende tutto dalla storia che viene scritta.

Alcune storie sono perfette in prima persona, altre in terza. Non credo esista, giusto oppure sbagliato.

 

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Il 18/9/2020 alle 11:49, dyskolos ha scritto:

Salve, cari amici del WD! :)

 

Nei miei studi, circa un mesetto fa, mi sono imbattuto in un editor italiano che sostiene che la vera narrativa è solo in prima persona al presente. Il resto – dice – può anche essere interessante, ma non è narrativa (e quindi lui non se ne occupa).

 

Condividete? Io no.

 

La terza persona – aggiunge – sembra corretta qualora si tratti di "discorso indiretto libero", che però in fondo non va bene perché tende a puzzare di narratore esterno al punto di vista.
La prima al passato somiglia troppo a un diario o a un blog, che però non sono narrativa. La stessa cosa vale per i romanzi epistolari, dove le lettere sono, appunto, lettere, che possono essere totalmente frutto della fantasia dell'autore, sì, ma non sono narrativa.

 

A me i Jihadisti non sono mai piaciuti, in nessun campo. A lui non piace? Lecito. Questo non la rende meno dignitosa però. L'unica "discrimanzione" dovrebbe essere in termini di qualità. E' come se io dicessi che il Rap non è musica perchè mi fa schifo e non lo ascolto, o che la vera narrativa sono solo i thriller perchè è ciò che piace a me. 

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1 ora fa, mutantboy ha scritto:

 

A me i Jihadisti non sono mai piaciuti, in nessun campo. A lui non piace? Lecito. Questo non la rende meno dignitosa però. L'unica "discrimanzione" dovrebbe essere in termini di qualità. E' come se io dicessi che il Rap non è musica perchè mi fa schifo e non lo ascolto, o che la vera narrativa sono solo i thriller perchè è ciò che piace a me. 

Scusate l'errore di battitura di "discriminazione"....

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Anche io ho letto il suo manualetto e l'ho trovato utile, ma a un certo punto ho dovuto ammettere che era troppo estremo nel voler applicare il concetto di immersione dell'io. Leggendo autori diversi, italiani e non, trovo che ci si puo' benissimo immedesimare  e vivere l'avventura sulla propria pelle senza applicare le regole in maniera cosi' rigida. Detto cio', lui offre molti spunti interessanti, soprattutto se si e' alle prime armi.

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Secondo me la narrativa rimane tale sia che si scriva in prima persona sia che lo si faccia in terza. L'unica differenza, in questo secondo caso, è il non essere nel contempo protagonisti diretti del racconto ma, in fondo, conta poco. 

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Premessa: ho i miei ameni trascorsi con questa persona. Soprassiedo.

(Se volete togliervi la curiosità, andate a leggervi quanto mi amasse ai tempi di "Baionette Librarie".)

Lo scrivo, perché nessuno venga a dirmi che quanto scriverò qui sotto dipende dall'antipatia. Non mi sta antipatico.

 

Ora, vengo al tema.

Sarei tentato dal liquidare la questione nel titolo con un "cazzate" lapidario, e farla finita lì. Sarebbe però soltanto un giudizio superficiale, veloce e comodo – oltretutto, il nostro grande Staff mi casserebbe seduta stante. Inoltre, aggiungo, dal mio punto di vista lui è liberissimo di pensarla così. Non vedo il problema. Sono in totale disaccordo, ma non mi permetto di dire che non possa pensarla così. In fondo, il suo e il mio sono soltanto due punti di vista… ;) 

 

Il vero problema è un altro.

Il suo discorso affronta alcuni perché importanti. Il fatto è che le risposte che dà a quei perché pretendono di essere universali, quando non lo sono e non potranno mai esserlo. Non è che lo dica io, lo dice la storia della letteratura mondiale. La validità universale di quanto dice è nata morta.

Allora vengo al nocciolo, ovvero al "problema" – virgolettato, perché nessuno è costretto a sorbirselo. Mi preme sottolinearla per chiunque non sia abbastanza esperto e non abbia mai avuto a che fare con un editor professionista. Considerando che è quello che è diventato e per cui si fa pagare – un editor – il suo atteggiamento mi pare sbagliato. Non mi farei mai editare un libro da uno che la pensa così: se un editor impone la sua visione estremista agli scritti che edita – visto come parla presentando il suo corso gratuito su YouTube, mi si perdonerà il sospetto – non è un editor di valore. È soltanto uno che pensa d'aver ragione.

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@Andrea D'Angelo Sono d'accordo che la "letteratura mondiale" dice qualcosa in proposito -- e non conosco l'editor ma quoto se sei  "soltanto uno che pensa di aver ragione" non sei un granché in nessun campo. PComunque tornando alla "letteratura mondiale" posso proporre un test per esplorare come funzionano prima e terza persona? Prendiamo dei libri letti un po' di tempo fa, l'ideale direi è un classico come Hemingway. Ora a memoria senza andrlo a ripescare: scriveva in prima o terza persona? O forse alternava? Com'è scritto Fiesta? e "Per chi suona la campana"? O l'"Addio alle armi"? Potrebbe essere interessante confrontare cosa ricordate voi, e naturalmente non posso mettere qui cosa ho scoperto io per non fare spoiling. Se vi divertisse...

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Il 19/12/2020 alle 07:08, Ume Fingeba ha scritto:

Potrebbe essere interessante confrontare cosa ricordate voi, e naturalmente non posso mettere qui cosa ho scoperto io per non fare spoiling. Se vi divertisse...

 

@Ume Fingeba, ti ringrazio per citarmi e per lo spunto, tuttavia no, non mi diverte. Parlare di tecnica mi annoia a morte. Mi sembra il modo esatto per non parlare davvero di ciò che la letteratura dice, che è quello che conta. A volte un romanzo tecnicamente perfetto non dice un bel niente; a quel punto me ne sbatto proprio di quale immersione mi abbia trasmesso mentre leggevo, se era un'immersione nel nulla cosmico. Così a volte romanzi un po' acerbi sono zeppi di guizzi intellettuali degni di nota. Meglio se funzionano entrambe le cose, sicuramente, ma allora torniamo al mio commento precedente: non v'è chi non veda, le cose che storicamente hanno funzionato sono tra le più disparate.

A me premeva soltanto sottolineare che non concordo con prospettive che tendono a inscatolare la scrittura, perché raccontare è un'arte e qualsiasi arte è sempre libera espressione.

 

Quale tecnica abbiano usato gli scrittori del passato e quale usino i contemporanei, grandi o piccoli che fossero o che siano, a me veramente non interessa affatto. Mi ripeto: mi annoia. Quello che mi diverte è scrivere. Senz'offesa, è la mia schietta opinione.

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12 ore fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

 

@Ume Fingeba, ti ringrazio per citarmi e per lo spunto, tuttavia no, non mi diverte. Parlare di tecnica mi annoia a morte. Mi sembra il modo esatto per non parlare davvero di ciò che la letteratura dice, che è quello che conta. A volte un romanzo tecnicamente perfetto non dice un bel niente; a quel punto me ne sbatto proprio di quale immersione mi abbia trasmesso mentre leggevo, se era un'immersione nel nulla cosmico. Così a volte romanzi un po' acerbi sono zeppi di guizzi intellettuali degni di nota. Meglio se funzionano entrambe le cose, sicuramente, ma allora torniamo al mio commento precedente: non v'è chi non veda, le cose che storicamente hanno funzionato sono tra le più disparate.

A me premeva soltanto sottolineare che non concordo con prospettive che tendono a inscatolare la scrittura, perché raccontare è un'arte e qualsiasi arte è sempre libera espressione.

 

Quale tecnica abbiano usato gli scrittori del passato e quale usino i contemporanei, grandi o piccoli che fossero o che siano, a me veramente non interessa affatto. Mi ripeto: mi annoia. Quello che mi diverte è scrivere. Senz'offesa, è la mia schietta opinione.

@Andrea D'AngeloSenza offesa: ti piace scrivere ma non ti piace leggere. Il test che proponevo era sulla memoria del lettore: "Potrebbe essere interessante confrontare cosa ricordate voi, e naturalmente non posso mettere qui cosa ho scoperto io per non fare spoiling", e questa non è tecnica, ma esplorazione degli effetti della scrittura sui lettori, e suggerivo, suggerisco, che sia particolarmente utile provare con gli effetti della memoria a distanza di anni. Infatti continuo caparbiamente a non fare spoiling ma ci vado vicino: riguarda Hemingway e scoprirai che non solo, come dici tu: "le cose che storicamente hanno funzionato sono tra le più disparate.", ma che la nostra memoria ritiene solo l'effetto e non la tecnica utilizzata. Vabbé, sarà colpa mia che non ho saputo scrivere quel che volevo, ma detto fra noi mi sembra tristemente vero, anche in questo blog, che "in Italia c'è più gente che scrive che gente che legge." Senza offesa...

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2 ore fa, Ume Fingeba ha scritto:

Senza offesa: ti piace scrivere ma non ti piace leggere.

 

Caro @Ume Fingeba, la prima cosa che vorrei chiederti è la seguente: chi sei? ;)

La seconda che ti dico è: non provarci nemmeno a trascinarmi in una discussione infinita e sterile. Non ti ho offeso, tu invece ci hai provato. Questo è il mio ultimo messaggo.

La terza è: ora leggi con attenzione qui di seguito il mio insindacabile, inossidabile e monolitico pensiero sulla questione. Sono ironico? No.

 

Ho scritto che parlare di tecnica mi annoia a morte. Ora, sarà che soltanto scrivo e non leggo, ma non riesco a capire come quella frase si trasformi in "non mi piace leggere".

Ciò detto, ti rimando al mio "Manifesto dello scrittore", in cui attacco in un modo sorprendente (parlando di lettura, che screanzato!) e, più avanti, dedicando una passaggio proprio allo disquisire di tecniche narrative. Se vorrai leggerlo, lì c'è un concentrato chiaro e inequivocabile di come la penso. Se non ti basta, me ne farò una ragione.

 

Spero non sia contro le regole… Se sì, scusatemi. Lo faccio perché non mi piace l'idea di autocitarmi, qui.

https://s3nzanom3.com/manifesto-dello-scrittore/
Nota: nel caso in cui il link venga rimosso, basta andare al mio sito, entrare nel menù "Andrea D'Angelo" e fare click su "Manifesto" – volutamente inserito sotto il mio profilo, perché esprime il mio personalissimo pensiero, non un pensiero universale – cosa che invece va molto di moda.

 

Nota 2: "senza offesa" era detto in tono amichevole. Forse avrei dovuto scrivere qualcosa di più chiaro, tipo "non prenderla sul personale, risponderei così a chiunque. È soltanto la mia opinione". Capiscimi, non puoi scrivere "se vi divertisse…" e quando uno ti risponde che non lo diverte ti offendi. Come dico a mia figlia: "Se non ti piace che ti rispondano di no, allora non chiedere, perché è una delle possibilità".

 

Esco dalla discussione e lascio il campo a chi, a differenza mia, ha voglia di discutere della questione. Sono intevenuto soltanto perché direttamente citato e mi sembrava cortese rispondere. Lascio la parola agli altri, chiarendo che citarmi di nuovo non significherà che interverrò di nuovo: disponibile sì, scemo no.

 

Alla prossima! Buona vita a tutti!

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Il 21/12/2020 alle 10:20, Andrea D'Angelo ha scritto:

 

Caro @Ume Fingeba, la prima cosa che vorrei chiederti è la seguente: chi sei? ;)

La seconda che ti dico è: non provarci nemmeno a trascinarmi in una discussione infinita e sterile. Non ti ho offeso, tu invece ci hai provato. Questo è il mio ultimo messaggo.

La terza è: ora leggi con attenzione qui di seguito il mio insindacabile, inossidabile e monolitico pensiero sulla questione. Sono ironico? No.

 

Ho scritto che parlare di tecnica mi annoia a morte. Ora, sarà che soltanto scrivo e non leggo, ma non riesco a capire come quella frase si trasformi in "non mi piace leggere".

Ciò detto, ti rimando al mio "Manifesto dello scrittore", in cui attacco in un modo sorprendente (parlando di lettura, che screanzato!) e, più avanti, dedicando una passaggio proprio allo disquisire di tecniche narrative. Se vorrai leggerlo, lì c'è un concentrato chiaro e inequivocabile di come la penso. Se non ti basta, me ne farò una ragione.

 

Spero non sia contro le regole… Se sì, scusatemi. Lo faccio perché non mi piace l'idea di autocitarmi, qui.

https://s3nzanom3.com/manifesto-dello-scrittore/
Nota: nel caso in cui il link venga rimosso, basta andare al mio sito, entrare nel menù "Andrea D'Angelo" e fare click su "Manifesto" – volutamente inserito sotto il mio profilo, perché esprime il mio personalissimo pensiero, non un pensiero universale – cosa che invece va molto di moda.

 

Nota 2: "senza offesa" era detto in tono amichevole. Forse avrei dovuto scrivere qualcosa di più chiaro, tipo "non prenderla sul personale, risponderei così a chiunque. È soltanto la mia opinione". Capiscimi, non puoi scrivere "se vi divertisse…" e quando uno ti risponde che non lo diverte ti offendi. Come dico a mia figlia: "Se non ti piace che ti rispondano di no, allora non chiedere, perché è una delle possibilità".

 

Esco dalla discussione e lascio il campo a chi, a differenza mia, ha voglia di discutere della questione. Sono intevenuto soltanto perché direttamente citato e mi sembrava cortese rispondere. Lascio la parola agli altri, chiarendo che citarmi di nuovo non significherà che interverrò di nuovo: disponibile sì, scemo no.

 

Alla prossima! Buona vita a tutti!

@Andrea D'Angelo Mi dispiace assai, io volevo dire che non leggevi le risposte perché ti stavo dando ragione, e c'ero rimasto male perché non te ne sei accorto. Pazienza, ti do di nuovo ragione: una disucussione senza senso che non ha senso continuare. Pace e bene, buone feste e buon2021!

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2 ore fa, Ume Fingeba ha scritto:

Mi dispiace assai

 

Non ti dispiacere, figurati!

I malintesi quando si dialoga per iscritto sono frequenti (in realtà io ho letto tutte le risposte prima di rispondere  a te; quindi non è che non ho letto, evidentemente non ho capito! Mi spiace). A ogni modo non porto rancore per una simile sciocchezza. Lasciamo stare questa discussione – anche perché, come detto, il tema m'annoia – ma sappi che non ho motivo per non dialogare con te in futuro su cose che invece sì m'interessano. Davvero non vedo il problema.

Faccio gli auguri a te e a tutti gli altri.

 

Alla prossima: sarà più fortunata! Ciao!

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