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Alfio -  Pt.1

 

Giulio suonava assai bene la chitarra, possedeva una Ovation Glen Campbell Deluxe Balladeer, che si era fatto acquistare da un suo zio che era sovente per lavoro negli Stati Uniti.
Quella era il simulacro divino, in terra, delle chitarre: una meraviglia tecnica che aveva rivoluzionato i materiali e la concezione costruttiva dello storico strumento.
Inutile dire che ne era gelosissimo, la trasportava in una custodia rigida nera con l'interno in velluto rosso cardinale, un vero scrigno d'eleganza formale.
Quando apriva la custodia, vedevi nell'atto un rispetto rituale che aveva del religioso, una delicatezza che neppure un infante di una settimana aveva mai goduto.
Per la verità la visione di quel legno pallido, adagiato sul velluto rosso con quella cornice nera intorno, a me dava un che di funereo, una volta glielo dissi: - Non ti sembra un cadavere nel suo feretro? -
Ci mancò poco che mi spaccasse lo strumento in testa: - Ma sei scemooo? Cazzo dici? Come può venirti in mente una stronzata simile? - era veramente offeso.
- Boh? che ne so, mi da quell'impressione. - risposi timidamente.
- Tu sei malato! Devi farti curare da uno bravo. Non dire mai più una bestialità simile sulla mia Ovation, perchè quanto è vero Dio, ti ingiacco di botte. -
- Vabbè, dai che sarà mai? E' solo un'impressione: dicevo per dire. -
- Tu non devi proprio dire un cazzo! Sei musicalmente un bifolco analfabeta, che annega nella sua ignoranza. Questa è la chitarra che suonano artisti del calibro di: Leonard Cohen, John McLaughlin, Jimmy Page, Mick Jagger, Cat Stevens, Roger Waters e David Gilmour, giusto per elencarne un paio. Va affanculo tu e le casse da morto. -
Non mi permisi più di dire alcunché su quella chitarra.
Però diceva il vero: quando conobbi Giulio le mie conoscenze in fatto di musica erano esigue e lacunose. Ero cresciuto amando Celentano, Little Toni, la Patty Pravo, più di recente spaziavo su Battisti. Ero allo scuro dei grandi cantautori italiani del momento, oltre che della musica internazionale. Salvo qualche hit dei beatles, solo De Andrè col suo “Il pescatore” mi aveva iniziato a quell'universo parallelo. Giulio sentendo di quale musica fossi vissuto fino a quel momento, si strappava i capelli per la disperazione.
Vista la gravità della condizione in cui versavo, si era preso seriamente il compito di formarmi una cultura musicale: mi aveva introdotto alla conoscenza della musica contemporanea: dal blues, al country, al progressive rock, alla samba, all’hard rock e da ultimo alla musica indiana.
In un anno, grazie a lui,  era divenuto un discreto conoscitore di quanto di meglio offrisse la musica giovanile del mondo civilizzato.
Tra le altre cose avevo ascoltato “Aqualung”, il quarto album della band progressive rock inglese dei Jethro Tull: fu una rivelazione, la nascita di una  vocazione musicale.
Decisi che il flauto traverso sarebbe stato il mio strumento, un giorno avrei emulato le prodezze d’assolo del barbuto Jan Anderson, suonando in piedi su una gamba sola come lui. Per giungere a tale risultato Giulio mi aveva consulenziato nell’acquisto del mio primo flauto, per la verità un flauto dolce, un piffero, appena più grande di quelli che si usavano a scuola nelle lezioni di educazione musicale.
Ma per me che, aveva sempre avuto un rapporto complicato con la musica, già il solo tenerlo in mano e sapere dove posizionare le dita sui fori, era il compimento di una impresa di straordinario valore.
Alla inevitabile mancanza di tecnica supplivo con un cipiglio del volto di grave intensità, con il quale accompagnavo quelle prime, incerte, note. Severino Gazzelloni in concerto, non sarebbe stato capace di maggiore solennità.
Giulio si era occupato della mia formazione di base nell’uso dello strumento: armato di grande pazienza, aveva sovrainteso ai miei primi passi nel destreggiare i polpastrelli tra fori e forellini, lungo il cavo cilindro di legno mentre ci soffiavo dentro con incerti risultati.
- Lì, le devi mettere le dita testina di cavolo. Lì, non due buchi più sopra. E' la decima volta che lo ripeto. Te le taglio 'ste ditina rattrappite, se continui a non capirlo. -
Era severo, ma giusto! Come era prevedibile, data la ridotta attitudine al ritmo e una quasi drammatica mancanza d’orecchio musicale, il compito per il maestro non era meno impegnativo di quello dell’allievo.
Ma Giulio non era uomo da perdersi d’animo, la sua idea era che se riusciva a fare della musica anche uno sordo come Beethoven, sotto la sua guida ci sarei riuscito anche io.
- Tranquillo, - diceva per incoraggiarmi: – vai, che te le sturo io quelle cazzo d’orecchie. -

Quindi, così motivato, ce la mettevo tutta nonostante che i progressi fossero lenti e assai sofferti. Sofferti non solo moralmente, ma anche fisicamente.
Si, perché Giulio, per sveltire il training aveva adottato una tecnica didattica, a suo dire, molto efficace e praticata con successo dagli antichi maestri Zen.
La tecnica consisteva nel tenere in mano un corto righello di legno e quando nell’eseguire l'esercizio sbagliavo posizione o smarrivo la cadenza del tempo, lui, implacabile, mi calava vigorosamente il righello sulle nocche della mano.
In effetti in capo a qualche mese, un qualche positivo risultato si poteva apprezzare.
Ero sempre stato convinto di avere difficoltà con la musica per via di un blocco psicologico. Ci avevo riflettuto a lungo, infatti ricordavo chiaramente come e quando avevo subito il trauma che mi aveva reso disabile all’armonico universo dei suoni.
Era accaduto in terza elementare, il giorno in cui, il maestro, indicandomi con la bacchetta mi aveva fatto cenno di tornarmene al mio posto, perchè stonavo così tanto da mandare fuori registro l'intera classe, durante le prove del coro natalizio.
Ne remasi profondamente umiliato, soffrendone a lungo, nonostante gli anni, non avevo superato quel danno alla mia autostima musicale.
Grazie all'insegnamento del mio amico e del fumo di uno spino, di recente,  avevo scoperto incidentalmente un possibile rimedio, o quantomeno un palliativo alla mia deficienza.
Infatti dopo una canna la mia musicalità cresceva in maniera considerevole.
Era lampante che quando ero fatto, le barriere psicologiche si abbassavano e  divenivo finalmente permeabile alle onde del suono e del ritmo.
Come per magia, sentivo la musica penetrare come un fluido nelle mie orecchie e fluire nella mia anima: riuscivo a “sentirla” e anche a suonarla.
Oddio, suonare era parola grossa, ma pur con tutti i limiti, qualcosa di udibile usciva fuori.
Fu un vero trionfo giungere a eseguire al flauto il pezzo “Dolce acqua”, di Ivano Fossati dei Delirium: l’esaltazione per quello storico risultato era tale che iniziai a suonarlo in loop, ogni momento era buono per esercitarmi nel ripeterlo, nel cercare di migliorarne e impreziosirne l’esecuzione.
La suonavo a casa, portando allo sfinimento l’intera famiglia: mia sorellina più piccola minacciò di chiamare il Telefono Azzurro se non l’avessi piantata.
Lo suonavo anche a scuola, durante gli intervalli tra una lezione e l’altra, poiché avevo quel flauto sempre con me, ovunque andassi.
Finalmente suonavo ed ero felice quanto ansioso di far ascoltare al mondo i miei progressi: il mondo, comprensibilmente, un poco meno di starli a sentire.
Alla fine Giulio siglò la raggiunta maturità esecutiva: dopo un'ennesima audizione mi parlò, con lo sguardo fermo e franco del vecchio maestro: - Sì, il pezzo lo hai imparato. Lo sai fare e te lo confermo - poi aggiunse: - così come ti confermo che se me lo suoni ancora una volta, io, quel piffero del cazzo, quanto è vero Iddio te lo infilo su per il culo. -

 

(Continua)

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Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

Ci mancò poco che mi spaccasse lo strumento in testa

@Nightafter ciao :)

non hai ancora un commento, mi piacerebbe lasciartene uno.

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

da un suo zio che era sovente per lavoro negli Stati Uniti.

Eliminerei il "suo" , e quel sovente, non so, mi sa di così antico. Che te ne pare di: che spesso era negli Stati Uniti per lavoro?

 

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

Quando apriva la custodia

Quando l'apriva. Si capisce che si sta parlando della custodia.

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

vedevi nell'atto un rispetto rituale che aveva del religioso, una delicatezza che neppure un infante di una settimana aveva mai goduto

Questa immagine non arriva molto. E' un neonato ad essere delicato? O qualcuno alle prese con un neonato?

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

a me dava un che di funereo. una volta glielo dissi: 

- Non ti sembra un cadavere nel suo feretro? -
- Ma sei scemooo? Cazzo dici? Come può venirti in mente una stronzata simile? -
- Boh? che ne so, mi da quell'impressione. -

Ci mancò poco che mi spaccasse la chiatarra in testa.

Ho modificato un po'. Ho provato a non guidare il dialogo, l'ho inserito nella narrazione senza dare preavviso, così da rendere gli scambi più dinamici.

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

E'

Metti l'accento :)

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

Non mi permisi più di dire alcunché su quella chitarra.

 

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

Ero cresciuto amando Celentano, Little Toni, la Patty Pravo, più di recente spaziavo su Battisti.

Emh, sono io? :love2:

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

In un anno, grazie a lui,  era divenuto un discreto conoscitore di quanto di meglio offrisse la musica giovanile del mondo civilizzato.

Bella questa frase, da spartiacque tra il prima e il dopo.

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

Alla inevitabile mancanza di tecnica supplivo con un cipiglio del volto di grave intensità, con il quale accompagnavo quelle prime, incerte, note. Severino Gazzelloni in concerto, non sarebbe stato capace di maggiore solennità.

Bel pezzo, divertente e chiaro.

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

nonostante che i progressi

 

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

Quindi, così motivato, ce la mettevo tutta nonostante che i progressi fossero lenti e assai sofferti. Sofferti non solo moralmente, ma anche fisicamente.
Si, perché Giulio, per sveltire il training, (virgola) aveva adottato una tecnica didattica, a suo dire, molto efficace; praticata con successo dagli antichi maestri Zen.
La tecnica consisteva nel tenere in mano un corto righello di legno e quando nell’eseguire l'esercizio sbagliavo posizione o smarrivo la cadenza del tempo, lui, implacabile, mi calava vigorosamente il righello sulle nocche della mano.

 

Modificato da L@ur@
fretta

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Scusa, non ho terminato. Mi è partito il commento :)

Non ho neanche riletto, scusa i refusi.

Dicevamo? Ah, ecco...

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

La tecnica consisteva nel t Teneva in mano un corto righello di legno e quando nell’eseguire l'esercizio sbagliavo posizione o smarrivo la cadenza del tempo, lui, implacabile, me lo calava con forza vigorosamente il righello sulle nocche della mano.

Sostituirei calava. Hai dovuto mettere vigorosamente e io con forza per dare potenza al verbo.

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

Era accaduto in terza elementare. Punto il giorno in cui, Il maestro, durante le prove del coro natalizio, indicandomi con la bacchetta, virgola, mi aveva fatto cenno di tornaremene al mio posto, perchè stonavo così tanto da mandare fuori registro l'intera classe.

I possessivi, se superflui, è meglio toglierli.

 

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

soffrendone a lungo, nonostante gli anni, non avevo superato

A lungo, o nonostante gli anni, comunicano la stessa cosa, eviterei di ripetere i concetti.

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

amico e del fumo di uno spino,

Ahaha.

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

così come ti confermo che se me lo suoni ancora una volta, io, quel piffero del cazzo, quanto è vero Iddio te lo infilo su per il culo. -

Ahaha.

Al di là di alcune cosette, il testo è molto gradevole. Bravo!

A presto,

Laura

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Carissima @lauram

Devo, se pur con grande ritardo, dovuto a un mio problema tecnico, ringraziarti infinitamente per questa attenta e corposa recensione al mio modesto racconto. Grazie delle note tecniche e per l'incoraggiante apprezzamento, a buon rendere e alla prossima.

Un caro saluto

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Buon pomeriggio @Nightafter ritorno dopo tanto tempo con qualche acciacco :bandiera:

 

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

Giulio suonava assai bene la chitarra, possedeva una Ovation Glen Campbell Deluxe Balladeer, che si era fatto acquistare da un suo zio che era sovente per lavoro negli Stati Uniti.

Eliminerei: assai. 

Toglierei una congiunzione : da un suo zio sovente per...

 

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

Quella era il simulacro divino, in terra, delle chitarre: una meraviglia tecnica che aveva rivoluzionato i materiali e la concezione costruttiva dello storico strumento.

Due domanda: che cosa significa  il simulacro? Preferirei una tecnica meravigliosa.

 

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

Quando apriva la custodia, vedevi nell'atto un rispetto rituale che aveva del religioso, una delicatezza che neppure un infante di una settimana aveva mai goduto.

Questa frase è poco chiara.

 

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

Per la verità la visione di quel legno pallido, adagiato sul velluto rosso con quella cornice nera intorno, a me dava un che di funereo, una volta glielo dissi: - Non ti sembra un cadavere nel suo feretro? -

:asd:

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

Ci mancò poco che mi spaccasse lo strumento in testa: - Ma sei scemooo? Cazzo dici? Come può venirti in mente una stronzata simile? - era veramente offeso.
- Boh? che ne so, mi da quell'impressione. - risposi timidamente.
- Tu sei malato! Devi farti curare da uno bravo. Non dire mai più una bestialità simile sulla mia Ovation, perchè quanto è vero Dio, ti ingiacco di botte. -
- Vabbè, dai che sarà mai? E' solo un'impressione: dicevo per dire. -

Testo scorrevole ma ingiaccio è un refuso?

 

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

- Tu non devi proprio dire un cazzo! Sei musicalmente un bifolco analfabeta, che annega nella sua ignoranza. Questa è la chitarra che suonano artisti del calibro di: Leonard Cohen, John McLaughlin, Jimmy Page, Mick Jagger, Cat Stevens, Roger Waters e David Gilmour, giusto per elencarne un paio. Va affanculo tu e le casse da morto. -
Non mi permisi più di dire alcunché su quella chitarra.

Testo scorrevole.

 

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

Però diceva il vero: quando conobbi Giulio qui inserirei una virgola le mie conoscenze in fatto di musica erano esigue e lacunose. Ero cresciuto amando Celentano, Little Toni, la Patty Pravo, più di recente spaziavo su Battisti. Ero allo scuro dei grandi cantautori italiani del momento, oltre che della musica internazionale. Salvo qualche hit dei beatles, solo De Andrè col suo “Il pescatore” Che cosa vuol dire: mi aveva iniziato a quell'universo parallelo?. Giulio sentendo di quale musica fossi vissuto fino a quel momento, si strappava i capelli per la disperazione.

 

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

Vista la gravità della condizione in cui versavo, si era preso seriamente il compito di formmi una cultura musicale: mi aveva introdotto alla conoscenza della musica contemporanea: dal blues, al country, al progressive rock, alla samba, all’hard rock e da ultimo alla musica indiana.

Refuso: fommi \ fammi

 

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

Decisi che il flauto traverso sarebbe stato il mio strumento, un giorno avrei emulato le prodezze d’assolo del barbuto Jan Anderson, suonando in piedi su una gamba sola come lui.

Bella descrizione.

 

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

Per giungere a tale risultato Giulio mi aveva consulenziato nell’acquisto del mio primo flauto,Qui metterei un punto e virgola per la verità un flauto dolce, un piffero, appena più grande di quelli che si usavano a scuola nelle lezioni di educazione musicale.

Refuso: consulenziato

 

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

Qui non andrei a capo Ma per me che, aveva sempre avuto un rapporto complicato con la musica, già il solo tenerlo in mano e sapere dove posizionare le dita sui fori, era il compimento di una impresa di straordinario valore.

 

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

Alla inevitabile mancanza di tecnica supplivo con un cipiglio del volto di grave intensità, qui eliminerei: con il quale accompagnavo quelle prime, incerte, note. Severino Gazzelloni in concerto, non sarebbe stato capace di maggiore solennità.

 

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

Giulio si era occupato della mia formazione di base nell’uso dello strumento: armato di grande pazienza, aveva sovrainteso Perchè sovrainteso? ai miei primi passi nel destreggiare i polpastrelli tra fori e forellini, lungo il cavo cilindro di legno mentre ci soffiavo dentro con incerti risultati.
- Lì, le devi mettere le dita testina di cavolo. Lì, non due buchi più sopra. E' la decima volta che lo ripeto. Te le taglio 'ste ditina rattrappite, se continui a non capirlo. -

Frasi scorrevoli.

 

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

Era severo, ma giusto! Qui metterei un punto invece del ! Come era prevedibile, data la ridotta attitudine al ritmo e una quasi drammatica mancanza d’orecchio musicale, il compito per il maestro non era meno impegnativo di quello dell’allievo. Qui non andrei a capo Ma Giulio non era uomo da perdersi d’animo, la sua idea era che se riusciva a fare della musica anche uno sordo come Beethoven, sotto la sua guida ci sarei riuscito anche io.

Non mi piace questa parte: la sua idea era che se riusciva

 

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

- Tranquillo, - diceva per incoraggiarmi: – vai, che te le sturo io quelle cazzo d’orecchie. -

Quindi, così motivato, ce la mettevo tutta nonostante che i progressi fossero lenti e Cancellerei assai sofferti. Sofferti non solo moralmente, ma anche fisicamente. Non ripeterei sofferti.

 

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

La tecnica consisteva nel tenere in mano un corto righello di legno qui invertirei righello corto  e quando nell’eseguire l'esercizio sbagliavo posizione o smarrivo la cadenza del tempo, lui, implacabile, mi calava vigorosamente il righello sulle nocche della mano.

:angry:ahia

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

Ero sempre stato convinto di avere difficoltà con la musica per via di un blocco psicologico. Ci avevo riflettuto a lungo, infatti ricordavo chiaramente come e quando avevo subito il trauma che mi aveva reso disabile all’armonico universo dei suoni.Qui non andrei a capo Era accaduto in terza elementare, il giorno in cui, il maestro, indicandomi con la bacchetta mi aveva fatto cenno di tornarmene al mio posto, perchè stonavo così tanto da mandare fuori registro l'intera classe, durante le prove del coro natalizio.

Parte molto scorrevole.

 

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

Grazie all'insegnamento del mio amico e del fumo di uno spino,spino? di recente,  avevo scoperto incidentalmente un possibile rimedio, o quantomeno un palliativo alla mia deficienza. Niente a capo Infatti dopo una canna virgola la mia musicalità cresceva in maniera considerevole.

 

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

Era lampante che quando ero fatto, le barriere psicologiche si abbassavano e  divenivo finalmente permeabile alle onde del suono e del ritmo. Anche qui non andrei a capo Come per magia, sentivo la musica penetrare come un fluido nelle mie orecchie e fluire nella mia anima: riuscivo a “sentirla” e anche a suonarla. Oddio, suonare era parola grossa, ma pur con tutti i limiti, qualcosa di udibile usciva fuori.

Bel pezzo.

 

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

Fu un vero trionfo giungere a eseguire al flauto il pezzo “Dolce acqua”, di Ivano Fossati dei Delirium: l’esaltazione per quello storico risultato era tale che iniziai a suonarlo in loop, ogni momento era buono per esercitarmi nel ripeterlo, nel cercare di migliorarne e impreziosirne l’esecuzione.

Pezzo scorrevole.

 

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

La suonavo a casa, portando allo sfinimento l’intera famiglia: mia sorellina più piccola minacciò di chiamare il Telefono Azzurro se non l’avessi piantata. :asd:  Non andrei a capo Lo suonavo anche a scuola, durante gli intervalli tra una lezione e l’altra, poiché avevo quel flauto sempre con me, ovunque andassi.
Finalmente suonavo ed ero felice quanto ansioso di far ascoltare al mondo i miei progressi: il mondo, comprensibilmente, un poco meno di starli a sentire.
Alla fine Giulio siglò la raggiunta maturità esecutiva: dopo un'ennesima audizione mi parlò, con lo sguardo fermo e franco del vecchio maestro: - Sì, il pezzo lo hai imparato. Lo sai fare e te lo confermo - poi aggiunse: - così come ti confermo che se me lo suoni ancora una volta, io, quel piffero del cazzo, quanto è vero Iddio te lo infilo su per il culo. -:asd:

 

(Continua)

 

Conclusione: Ti chiamerò mister a capo:asd: spezzi troppo le scene. La trama è carina, mi ci vedo molto. Al posto del piffero io ho la tastiera, in questo periodo non l'ha sto usando, non sono più capace di scrivere e forse serve anche a me un Maestro che mi dia fiducia e speranza. Attento alle ripetizione e alle congiunzioni. La fine è veramente carina. Leggerò il seguito. Buona serata.

-:sss:Flo -

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Ciao @Floriana

mia dolce amica.

E' davvero un grande piacere rileggerti.

Come sempre ti ringrazio dell'utile commento che mi sara' d'aiuto nella futura revisione del capitolo.

Mi auguro che i problemi di cui mi fai cenno, siano ormai risolti e che tu possa ritrovare lo slancio per tornare a regalarci molte nuove belle storie.

Ogni tanto succede di sentirci privi di stimoli per scrivere qualcosa, ma sono momenti che si attraversano, poi di colpo passano e le idee tornano a fluire

nella mente e nella penna.

Quindi non dar peso ai momenti di poca ispirazione.😋

 

Un grande abbraccio e a presto rileggerci, ciao🌹

 

 

 

 

 

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Eh i Jethro Tull,  quanti ricordi.

Un testo che fa tintinnare molti ricordi, per chi ce l'ha, ma temo che ai giovani e anche meno giovani dica poco o nulla.

Ottima la struttura, la consequenzialità dei tempi, la sintassi,  l'io narrante e il PdV funzionano molto bene.

Qualche refuso: "- Boh? che ne so, mi da quell'impressione. -" l'accento su da.

"Ne remasi profondamente umiliato, " rimasi.

Un mio personale pallino, all'uscita da un discorso diretto, dopo un punto fermo, o esclamativo o interrogativo, io andrei col maiuscolo. Le regole di punteggiatura e di ortografia non mutano dentro e fuori i caporali.

 

 

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Ciao carissimo@Alberto Monroy

 

Mi fanno molto piacere la tua lettura e il tuo commento, certamente questi nomi di mostri sacri della musica rock, avranno un senso per i nostri coetanei, per i più giovani faranno parte del colore di un racconto che si colloca nelle seconda metà del secolo scorso,

Sarà un po', come lo era per noi, il leggere delle vicissitudini de "I ragazzi della via Pàl" o del "Giro del mondo in 80 giorni" di Verne.

Insomma lo possiamo inserire nell'area del "racconto storico", il che gli conferirebbe anche una qualche dignità e ragion d'essere, se pure immeritata. :))

 

Grazie ancora e a rileggerci.

 

 

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@Nightafter  Fratello!

Mi hai fatto ripiombare nei primi anni '70, ai miei vent'anni e ai miei esercizi con la chitarra e col piffero. Quanta nostalgia. Pensa che John McLaughlin l'ho conosciuto personalmente perché a quel tempo ero in un gruppo di discepoli di Sri Chinmoy e lui, Mahavishnu, era venuto a Milano per incontrarci (non solo per quello), e ha suonato per noi. Bellissimo.

Mi ricompongo. Veniamo al testo.

Il 16/9/2020 alle 16:01, Nightafter ha scritto:

Ci mancò poco che mi spaccasse lo strumento in testa: - Ma sei scemooo? Cazzo dici? Come può venirti in mente una stronzata simile? - era veramente offeso.
- Boh? che ne so, mi da quell'impressione. - risposi timidamente.
- Tu sei malato! Devi farti curare da uno bravo. Non dire mai più una bestialità simile sulla mia Ovation, perchè quanto è vero Dio, ti ingiacco di botte. -
- Vabbè, dai che sarà mai? E' solo un'impressione: dicevo per dire. -
- Tu non devi proprio dire un cazzo! Sei musicalmente un bifolco analfabeta, che annega nella sua ignoranza. Questa è la chitarra che suonano artisti del calibro di: Leonard Cohen, John McLaughlin, Jimmy Page, Mick Jagger, Cat Stevens, Roger Waters e David Gilmour, giusto per elencarne un paio. Va affanculo tu e le casse da morto. -

Il dialogo nel ricordo. Anche per me è un problema. Resto sempre dubbioso se riportare parola per parola o alternare con un discorso indiretto. Una breve battuta ci sta, ma se il dialogo è più lungo ho l'impressione che venga falsato il senso del tempo. E' vero che il discorso diretto rende meglio ma è come se uscisse dalla dimensione del ricordo. Un'alternativa può essere quella del flashback ma anche quella non è sempre una soluzione.

Inciso: se usi il trattino per i dialoghi dovresti usare quello lungo. Qui non funziona ma se usi Word o Libreoffice e batti due volte il trattino seguito da spazio dovresti ottenere il trattino lungo. Inoltre se usi il trattino e vai a capo non ci va quello di chiusura.

Vado a leggere il resto

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