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@Monica

Irina

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La piccola biblioteca della base di Wellington era ancora immersa nella sonnolenta atmosfera del primo mattino. A causa del gran caldo degli ultimi giorni, i vetri erano rimasti aperti e il vento penetrava con insolenza dalle stecche delle persiane insieme a  quel tanto di luce che faceva brillare il pulviscolo chemulinare nell’aria come uno stormo di uccelli.

Irina, la figlia del capitano Anatoliy Sminorv aveva insistito a lungo con il padre per ottenere il posto di bibliotecaria.

Il militare non vedeva di buon occhio il fatto che la figlia frequentasse il quartiere degli americani, ma lei era l’unica persona al mondo a cui non avrebbe mai saputo dire di no e dunque si era piegato a quello che riteneva essere solo l’ennesimo capriccio.

Irina assomigliava molto alla sua Alexandra: gli stessi capelli così chiari da sembrare bianchi stretti in una lunga treccia e gli occhi vivi e brillanti di un azzurro così delicato come un dipinto ad acquerello.

Le sembianze erano quelle della madre perduta troppo presto, ma Anatoly si riconosceva in quel carattere determinato. Aveva per lei una sorta di ammirazione. Irina era capace di far valere le sue idee, non era un tipo che si potesse piegare. In questo, il capitano Smirnov, avrebbe voluto assomigliare alla figlia.

 

Quando Irina aprì il portone della biblioteca, il riscontro d’aria fece sbattere violentemente la finestra rischiando di frantumarne i vetri. Corse subito a chiudere le imposte, e si diresse nel suo piccolo studio. L’arredo era semplice, una modesta scrivania in noce, una sedia ergonomica che aveva preteso per alleviare le lunghe ore di permanenza seduta e una scaffalatura dozzinale in alluminio stipata di raccoglitori.

Alle pareti riproduzioni di famosi dipinti. Adorava Ivan Aivazovskij e di lui aveva scelto “Tra le onde” un furioso mare dai colori metallici; Valentin Serov di cui ammirava la capacità di cogliere la psicologia delle persone nei ritratti: “Sequestro d’Europa” riassumeva perfettamente il suo stato d’animo. Lo aveva messo in posizione centrale. “L’uccello” di Vassili Kandinsky concludeva la serie dei pittori russi. Degli europei aveva scelto una riproduzione della Guernica di Picasso, un monito contro gli orrori di ogni guerra. Quello da solo occupava tutta la parete sul lato opposto alla finestra.

Sulla scrivania il monitor del pc ARM Elbrus- 401,  un vecchio modello fornito direttamente dalle strutture centrali di Mosca, talmente lento nel funzionamento che Irina, per tenere conto degli appuntamenti, aveva adottato una affidabile agenda da tavolo.

Si era accesa una sigaretta e si era seduta.

Nessuno poteva accedere senza un preventivo appuntamento. Chi fosse stato interessato a consultare o affittare un libro, doveva presentare la propria richiesta corredata di documenti a un soldato del quartiere. Le domande venivano raccolte ogni settimana e portate alla bibliotecaria che concordava la data per il prestito o la consultazione.

La procedura così articolata scoraggiava i più e dunque i nominativi dei clienti erano sempre gli stessi.

Irina sfogliava svogliatamente l’agenda scorrendo con l’indice gli appuntamenti della giornata.

A un certo punto, il suo sguardo era inciampato su un nome sconosciuto. Alle undici e trenta avrebbe dovuto incontrare un certo sig. Noah Wilder. Mai sentito prima; chiedeva il prestito di un vecchio libro di fantascienza: “La liberazione del mondo” di H.G. Wells.

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Ciao @@Monica, non ho mai letto qualcosa di tuo e spero di lasciarti un commento che possa esserti utile.

 

Non sono un editor, ma posso iniziare e segnalarti qualche imprecisione e refuso che ho notato dopo alcune letture.

Il 15/9/2020 alle 12:02, @Monica ha scritto:

insieme a (doppio spazio) quel tanto di luce che faceva brillare il pulviscolo chemulinare nell’aria come uno stormo di uccelli.

"Chemulinare" non la conosco come parola e il buon Google non mi aiuta perché mi dice che non esiste. Posso supporre che intendevi dire "che mulinava" intendendo "mulinare" come verbo ricercato con il significato di "roteare".

Il 15/9/2020 alle 12:02, @Monica ha scritto:

Irina, la figlia del capitano Anatoliy Sminorv (virgola) aveva insistito a lungo con il padre per ottenere il posto di bibliotecaria.

Questo pezzo, visto così, non mi ha mai convinto in nessuna lettura. Come può un capitano militare far entrare una figlia a lavorare in una biblioteca? Rispetto? Biblioteca dell'esercito? Amicizie altolocate?

Comunque posso supporre che, trattandosi di un frammento, questi dettagli possano non essere qui ed essere più chiari nel resto dell'opera.

Il 15/9/2020 alle 12:02, @Monica ha scritto:

Il militare non vedeva di buon occhio il fatto che la figlia frequentasse il quartiere degli americani, ma lei era l’unica persona al mondo a cui non avrebbe mai saputo dire di no e dunque si era piegato a quello che riteneva essere solo l’ennesimo capriccio.

La parte che ho messo in grassetto non è agevole a lettura anche perché si trova alla fine di una frase di per sé articolata. Non intendo dirti che è sbagliato - un editor potrebbe farlo (o dirti che va bene) - ma a lettura la alleggerirei o, addirittura, metterei un punto. Ti faccio degli esempi.

... non avrebbe mai saputo dire di no e, alla fine, si era piegato all'ennesimo capriccio.

... non avrebbe mai saputo dire di no. Alla fine si era piegato al suo ennesimo capriccio.

Il 15/9/2020 alle 12:02, @Monica ha scritto:

Aveva per lei una sorta di ammirazione. (due punti invece del punto) Irina era capace di far valere le sue idee, non era un tipo che si potesse piegare.

Provava ammirazione per lei: ...

Tra l'altro la frase non è limpida nella comprensione anche se, a ragionarci sopra, ha un proprio senso. Lui vede che la figlia ha il suo stesso carattere e che (frase successiva) faceva valere le sue idee e non si piegava ma poi dice che voleva essere come lei. Da lontano (nel tempo :P) laureato in matematica mi sa di "A e non A" anche se capisco che puoi intendere che forse dovrebbe essere come lei perché anche se è così ha finito (es. nel tempo) per piegarsi troppe volte. Potresti ampliare un po' il discorso.

Il 15/9/2020 alle 12:02, @Monica ha scritto:

Quando Irina aprì il portone della biblioteca, il riscontro d’aria fece sbattere violentemente la finestra rischiando di frantumarne i vetri.

Riscontro? Non è meglio "la corrente"?

Tra l'altro se passa qualche altro utente a commentare ti può dire, inoltre, che ci sono un avverbio in -mente e un gerundio sulla stessa frase. Ti ho avvertito. :asd:

Il 15/9/2020 alle 12:02, @Monica ha scritto:

Corse subito a chiudere le imposte, e si diresse nel suo piccolo studio.

La virgola non serve qui.

Il 15/9/2020 alle 12:02, @Monica ha scritto:

Sulla scrivania il monitor del pc ARM Elbrus- 401,  un vecchio modello fornito direttamente dalle strutture centrali di Mosca

Non mi convince, forse l'hai provato e ne sai più di me, ma per curiosità ho cercato e ho trovato, tra le altre cose, questo articolo del 2015 del corriere della sera

https://www.corriere.it/tecnologia/cyber-cultura/15_maggio_12/primo-computer-made-russia-9c10c35a-f897-11e4-ba21-895cc63d9dac.shtml

dove si legge un quad core da 800 MHz con windows XP. Sapendo che XP supporta i Quad Core (e XP di per sé va bene da un single core da 1 GHz in su) e altrove si parla di distro linux, se si tratta solo di registrare su un foglio dei prestiti di libri non so quanto possa essere vero definirlo tanto lento...

 

Ok, dopo questa parentesi nerd passo a un commento generale, un confronto di idee su quanto ho letto.

Inizio con il dire che non sono in grado di darti una mano con la punteggiatura (io in primis sono un mezzo disastro in materia) ma in molti punti, soprattutto qui

Il 15/9/2020 alle 12:02, @Monica ha scritto:

Irina assomigliava molto alla sua Alexandra: gli stessi capelli così chiari da sembrare bianchi stretti in una lunga treccia e gli occhi vivi e brillanti di un azzurro così delicato come un dipinto ad acquerello.

dove manca una pausa per riprendere fiato e qui

Il 15/9/2020 alle 12:02, @Monica ha scritto:

Alle pareti riproduzioni di famosi dipinti. Adorava Ivan Aivazovskij e di lui aveva scelto “Tra le onde” un furioso mare dai colori metallici; Valentin Serov di cui ammirava la capacità di cogliere la psicologia delle persone nei ritratti: “Sequestro d’Europa” riassumeva perfettamente il suo stato d’animo. Lo aveva messo in posizione centrale. “L’uccello” di Vassili Kandinsky concludeva la serie dei pittori russi. Degli europei aveva scelto una riproduzione della Guernica di Picasso, un monito contro gli orrori di ogni guerra.

dove, a lettura, non mi convince per niente. Mi limito a metterti il dubbio e a invitarti a leggere il racconto con calma - magari a voce e non a mente - provando a fare delle pause in base alla punteggiatura che hai messo per vedere se, a lettura, "suona bene". Ti stupiresti di quanti refusi e quante virgole puoi arrivare a vedere in questo modo.

 

Passando a un commento generale, introduci in breve il personaggio di Irina che percepisco, alla fine, come una ragazza viziata. La fermezza tra le righe la leggo soprattutto come una voglia di ottenere sempre quello che vuole, assecondata dal padre che cede a ogni suo capriccio (come si dice nel testo all'inizio); quindi non avrebbe nemmeno molto senso, per il padre, pensare di voler essere come lei. Anche il fatto che ottiene il posto che vuole, si lamenta del PC e fuma in biblioteca - non per un fatto di divieto quanto perché fumare in mezzo a tonnellate di carta non è l'idea migliore del mondo - danno l'idea di una ragazza altezzosa e viziata. Magari che passa anche da intellettuale e che si dà un tono vista la scelta di quadri con "ideali".

Poi alla fine arriva questo Wilder e così via, finisce il frammento.

 

Questo è quanto ho visto e percepito dal tuo racconto sperando possa esserti utile il commento. Ti auguro una buona serata e alla prossima lettura. :ciaociao:

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Ti ringrazio infinitamente per la tua analisi approfondita. Rivedrò sicuramente il testo alla luce anche dei tuoi suggerimenti. 

Questo è un frammento di un racconto/romanzo se riuscirò a farlo crescere bene ucronico-fanta. Alcuni delle tue lecitissime domande troverebbero risposta nel testo intero. 

Vediamo cosa riuscirò a combinare. Intanto ancora grazie 🙏🏻 

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Ti ringrazio anch'io per le tue parole, sei stata molto gentile (sono un po' imbarazzato :D).

Sono felice che il mio commento ti sia stato utile e vedrai che qui in officina ogni giorno si impara qualcosa oltre che ci si confronta direttamente con gli altri utenti e da questo si traggono molti spunti utili di discussione.

Ti ho scritto più che altro per darti un suggerimento: quando rispondi o scrivi a un utente ti conviene taggarlo perché non è detto che l'utente poi legga il tuo messaggio (il forum è molto ampio). Se non lo sai taggarlo puoi scrivere una "@" e iniziare a digitare il nome (in modo da ricevere dei suggerimenti sui nomi e trovare quello che cerchi) oppure - solo se stai sul PC - puoi cliccare sul nick dell'utente sopra l'avatar (se ci passi con il mouse comparirà la scritta "tagga utente").

Se ti taggo, @@Monica, ti arriverà al tuo prossimo una notifica con scritto "bwv ti ha citato nella discussione..." e avrò così richiamato la tua attenzione. :D

Buon proseguimento di giornata e buona lettura.

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Ciao Monica :) è la prima volta che ti leggo, mi piacerebbe lasciarti un'impressione. 

Avverto personalità. Hai una bella scrittura che risultarebbe più fluida se alleggerita un po'.

Il 15/9/2020 alle 12:02, @Monica ha scritto:

ma lei era l’unica persona al mondo a cui non avrebbe mai saputo dire di no e dunque si era piegato a quello che riteneva essere solo l’ennesimo capriccio.

Potresti sfoltire un po' e rendere la frase più immediata. 

S'era piegato al suo capriccio perché era l'unica persona al mondo a cui non sapeva dire di no. 

Da quando frequento l'officina ho capito che: più la frase è semplice e più arriva 😉

Il 15/9/2020 alle 12:02, @Monica ha scritto:

Irina assomigliava molto alla sua Alexandra: gli stessi capelli così chiari da sembrare bianchi stretti in una lunga treccia e gli occhi vivi e brillanti di un azzurro così delicato come un dipinto ad acquerello.

Le sembianze erano quelle della madre perduta troppo presto, ma Anatoly 

Anche qui potresti togliere un po'. 

Irina assomigliava ad Alexandra: i capelli chiari da sembrare bianchi, stretti in una treccia. Poi la seconda descrizione... perdonami, tante volte mi è capitato di trovare il paragone degli occhi al colore degli acquerelli. Da lettore, mi va bene leggere anche solo occhi azzurri e vivi :)

Il 15/9/2020 alle 12:02, @Monica ha scritto:

sbattere violentemente la finestra rischiando di frantumarne i vetri. Corse subito a chiudere le imposte, e si diresse nello suo piccolo studio. studiolo. 

Gli avverbi in mente non sono molto amati (non lo dico io eh, 😅 l'ho imparato qui in officina)

Bisognerebbe essere parsimoniosi anche con l'uso di aggettivi e possessivi. Se le nozioni che l'autore ci fornisce servono per la storia, allora sì, si tengono; altrimenti si tagliano. (Imparato qui in officina 😅)

Con questa premessa il paragrafo che viene dopo, non so quanto potrebbe essere utile al fine della narrazione. Le descrizioni sull'arredamento e sui dipinti, magari mi sbaglio e si legano al resto del manoscritto, ma se così non fosse, proverei ad alleggerirle. Considera che poco più avanti c'è una parte del testo su cui il lettore deve per forza prestare attenzione:

Il 15/9/2020 alle 12:02, @Monica ha scritto:

Nessuno poteva accedere senza un preventivo appuntamento. Chi fosse stato interessato a consultare o affittare un libro, doveva presentare la propria richiesta corredata di documenti a un soldato del quartiere. Le domande venivano raccolte ogni settimana e portate alla bibliotecaria che concordava la data per il prestito o la consultazione.

L'ucronia. Questo paragrafo, a mio avviso, dovrebbe partire con una rincorsa, non rallentato da una precedente descrizione.

(Scusami, le mie sono solo mie osservazioni 😉)

Scrivo da cellulare, scusa eventuali errori di battitura.

Un saluto e a presto,

😊

 

 

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Osservazioni preziosissime di cui ti ringrazio@L@ur@ . Sono attiva da poco in wd , ma sono davvero sorpresa dall’accoglienza. Avere feed back e suggerimenti da chi è più esperto ė fondamentale. Devo imparare a snellire le frasi. Il concetto ce l’ho chiaro, come riuscirci ancora no... ma ci sto lavorando. Grazie di cuore.

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Il 15/9/2020 alle 12:02, @Monica ha scritto:

A causa del gran caldo degli ultimi giorni, i vetri erano rimasti aperti e il vento penetrava con insolenza dalle stecche delle persiane insieme a  quel tanto di luce che faceva brillare il pulviscolo chemulinare nell’aria come uno stormo di uccelli.

ciao @@Monica

trovo che questo periodo sia un po' troppo lungo. Eliminerei le parti in grassetto. Dopo luce, metterei una virgola. Chemulinare? mmm, che significa? è un refuso?

 

Il 15/9/2020 alle 12:02, @Monica ha scritto:

essere solo l’ennesimo capriccio.

eliminerei quel "solo".

 

Il 15/9/2020 alle 12:02, @Monica ha scritto:

 così delicato come un dipinto ad acquerello.

virgola dopo delicato.

 

Il 15/9/2020 alle 12:02, @Monica ha scritto:

la finestra rischiando

metterei una virgola anche qui, dopo finestra.

 

Il 15/9/2020 alle 12:02, @Monica ha scritto:

Valentin Serov di cui ammirava la capacità di cogliere la psicologia delle persone nei ritratti:

virgola dopo Serov.

 

Il 15/9/2020 alle 12:02, @Monica ha scritto:

e dunque

o "e" o "dunque" :)

 

il pezzo è carino, mi ha incuriosito, continuerei a leggere con piacere. Ti ho lasciato qualche appunto, spero di essere stato utile

ciao

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Il 15/9/2020 alle 12:02, @Monica ha scritto:

La piccola biblioteca della base di Wellington era ancora immersa nella sonnolenta atmosfera del primo mattino. A causa del gran caldo degli ultimi giorni, i vetri erano rimasti aperti e il vento penetrava con insolenza dalle stecche delle persiane insieme a  quel tanto di luce che faceva brillare il pulviscolo chemulinare nell’aria come uno stormo di uccelli.

Irina, la figlia del capitano Anatoliy Sminorv aveva insistito a lungo con il padre per ottenere il posto di bibliotecaria.

Il militare non vedeva di buon occhio il fatto che la figlia frequentasse il quartiere degli americani, ma lei era l’unica persona al mondo a cui non avrebbe mai saputo dire di no e dunque si era piegato a quello che riteneva essere solo l’ennesimo capriccio.

Irina assomigliava molto alla sua Alexandra: gli stessi capelli così chiari da sembrare bianchi stretti in una lunga treccia e gli occhi vivi e brillanti di un azzurro così delicato come un dipinto ad acquerello.

Le sembianze erano quelle della madre perduta troppo presto, ma Anatoly si riconosceva in quel carattere determinato. Aveva per lei una sorta di ammirazione. Irina era capace di far valere le sue idee, non era un tipo che si potesse piegare. In questo, il capitano Smirnov, avrebbe voluto assomigliare alla figlia.

 

Quando Irina aprì il portone della biblioteca, il riscontro d’aria fece sbattere violentemente la finestra rischiando di frantumarne i vetri. Corse subito a chiudere le imposte, e si diresse nel suo piccolo studio. L’arredo era semplice, una modesta scrivania in noce, una sedia ergonomica che aveva preteso per alleviare le lunghe ore di permanenza seduta e una scaffalatura dozzinale in alluminio stipata di raccoglitori.

Alle pareti riproduzioni di famosi dipinti. Adorava Ivan Aivazovskij e di lui aveva scelto “Tra le onde” un furioso mare dai colori metallici; Valentin Serov di cui ammirava la capacità di cogliere la psicologia delle persone nei ritratti: “Sequestro d’Europa” riassumeva perfettamente il suo stato d’animo. Lo aveva messo in posizione centrale. “L’uccello” di Vassili Kandinsky concludeva la serie dei pittori russi. Degli europei aveva scelto una riproduzione della Guernica di Picasso, un monito contro gli orrori di ogni guerra. Quello da solo occupava tutta la parete sul lato opposto alla finestra.

Sulla scrivania il monitor del pc ARM Elbrus- 401,  un vecchio modello fornito direttamente dalle strutture centrali di Mosca, talmente lento nel funzionamento che Irina, per tenere conto degli appuntamenti, aveva adottato una affidabile agenda da tavolo.

Si era accesa una sigaretta e si era seduta.

Nessuno poteva accedere senza un preventivo appuntamento. Chi fosse stato interessato a consultare o affittare un libro, doveva presentare la propria richiesta corredata di documenti a un soldato del quartiere. Le domande venivano raccolte ogni settimana e portate alla bibliotecaria che concordava la data per il prestito o la consultazione.

La procedura così articolata scoraggiava i più e dunque i nominativi dei clienti erano sempre gli stessi.

Irina sfogliava svogliatamente l’agenda scorrendo con l’indice gli appuntamenti della giornata.

A un certo punto, il suo sguardo era inciampato su un nome sconosciuto. Alle undici e trenta avrebbe dovuto incontrare un certo sig. Noah Wilder. Mai sentito prima; chiedeva il prestito di un vecchio libro di fantascienza: “La liberazione del mondo” di H.G. Wells.

Salve Monica, dò il mio parere personale sul racconto, oppure l'incipit di un romanzo? Allora lo stile, a mio avviso, è chiaro e sintetico, anche se dovresti andare meno a capo. L'incipit è interessante. Cosa succederà a Irina? qualche avvenimento cambierà la sua personalità? Ho controllato il testo con il correttore ortografico online. Devi cambiare "chemulinare" con " che mulinava" e "pc" mi dice che va sostituito con "PC". Per quanto riguarda la citazione del romanzo di Wells, io metterei: "la guerra dei mondi", molto più famoso.

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@CALESSE grazie del passaggio e dei suggerimenti. Questo è il frammento di un lavoro più ampio non ancora un romanzo, ma chissà...

non è l’incipit, infatti la storia parte da molto più lontano e il libro di Wells che ho citato è proprio il fulcro.
Posterò ancora qualche frammento man mano che vado avanti. Grazie ancora.

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Spoiler

 

Ciao, sono nuovo di qui. 
Nel Complesso ho apprezzato il tuo scritto, lo trovo scorrevole e semplice da figurare.  Però una cosa, nel primo paragrafo avrei usato di più la punteggiatura per spezzare un po’ le frasi, in alcuni punti si fa fatica a seguire il filo. 
Ovviamente mia modestissima opinione.

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Ciao @Asmondo, chiediamo ai nuovi utenti di presentarsi in Ingresso, prima di interagire nel resto del forum, così da dare loro il benvenuto ufficiale e il link al Regolamento. Ti aspettiamo, grazie! :) 

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