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21 ore fa, don Durito dice:

Riprendo queste parole speranzose per chieder(vi): ma da Watson ancora nulla, a nessuno? Dopo tante promesse di mail, le cui tracce si perdono dopo il 12 settembre?

 

 

Nulla cosmico. Speravo che a qualcuno di voi fosse andata meglio.

 

3 ore fa, Superfrancy dice:

Io ho inviato il mio romanzo esattamente un anno fa. Così, per dire...

Io aspetto da 13 mesi :) 

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33 minuti fa, Ratalos dice:

Chissà se c'è ancora @Ivangrafico?

C'è, ogni tanto interviene.

È passato un anno anche per me, e mi "aggiornerà per bene appena gli sarà possibile."

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Buon giorno. Mi accodo al manipolo di sognatori. Ho appena spedito il mio testo. Vi terrò al corrente degli eventuali sviluppi, se interessa la comunità. 

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1 ora fa, wivern dice:

Esperienza pessima con questa casa editrice 

Perché pessima? Qui mi sembra ne parlino tutti bene... :umh:

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@Ngannafoddi perché dopo aver firmato il contratto sono stato preso in giro per due anni. A distanza di un anno dalla data di pubblicazione prevista dal contratto mi viene detto dall'editore che il lavoro sul mio testo è momentaneamente sospeso. Dopo altri mesi mi viene detto(preciso che sono sempre stato io a contattare l'editore) che non pubblicherà più il mio libro...giudica tu!

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4 minuti fa, wivern dice:

@Ngannafoddi perché dopo aver firmato il contratto sono stato preso in giro per due anni. A distanza di un anno dalla data di pubblicazione prevista dal contratto mi viene detto dall'editore che il lavoro sul mio testo è momentaneamente sospeso. Dopo altri mesi mi viene detto(preciso che sono sempre stato io a contattare l'editore) che non pubblicherà più il mio libro...giudica tu!

Epserienza devastante :sob:. Mi dispiace...

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@Sara Canini beh non ti nascondo che avevo seriamente deciso di mollare, di lasciar perdere la scrittura. poi girando un po' in rete ho scoperto un agente letterario, e mi sono affidato a lei. È eccezionale, e si occupa anche dell'editing del testo.

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Beh, che dire... Faccio l'editore e, seppur inciampando, proseguo il mio lavoro al meglio puntando in alto e scegliendo coloro che in qualche modo mi convincono di più. Le esperienze sono fatte per essere vissute e da esse apprendere il meglio. Buona avventura a tutti, compresi i bocciati.

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1 ora fa, wivern dice:

 

Bè dai.. nel complesso è andata bene, no? Cioè, non ti sto dicendo che un 'no' è un bene, ma a volte da un rifiuto vengono fuori altre belle esperienze.

Spoiler

Non che voglia consolarti, ma vorrei condividere la mia esperienza con te e quindi, magari, tirarti su di morale e farti capire il senso del mio intervento:)

Scrivo da circa dieci anni e per molto di questo tempo, l'ho fatto con vergogna ed imbarazzo. Prima di trasferirmi, vivevo in un ambiente in cui leggere e scrivere era considerato un'attività da "signorini", da "choosy", da persona che nella vita non vuole sporcarsi le mani e per questo, ho vissuto la mia passione nascondendomi anche dai miei stessi familiari ed amici: scrivevo di sera, nella mia camera, spesso a lume di candela, ma senza niente di romantico :D la vista mi si è abbassata un po' e pur avendo gli occhi scuri, sono diventata fotosensibile, ovvero inizio a piangere in presenza di troppa luce. Fosse almeno l'unico problema che la scrittura mi ha dato :D ma saltando vari punti poco interessanti per questo post (come il voler scrivere fantasy per forza, ma con la consapevolezza dei problematici vuoti di memoria di cui soffro da anni :D:D ), ti dico che riuscii ad arrivare ad un piccolo editore grazie alle conoscenze di un mio ex collega.
Il tizio in questione (che oggi credo abbia abbondantemente abbandonato l'attività) lesse la mia storia e la trovò interessante: inizio a gasarmi, inizio a scrivermi il discorso di "outing" con i miei familiari (che hanno saputo solo negli ultimi mesi della mia passione e dai quali mi sono sempre nascosta, conoscendo la mentalità più... "materiale" di chi ha vissuto altre epoche). Sotto sotto ci speravo e ci ho creduto: l'editore accoglie con umanità le mie paure, i miei timori, le mie perplessità ed io inizio a crederci, eppure mancava qualcosa. Mancava lo scritto, un foglio, un documento: mancava il contratto cavolo! Con imbarazzo, espongo la questione al tizio e lui, sorridendo come se nulla fosse, mi fà: "Te ne stavo per parlare, anche perchè dobbiamo parlare anche del contributo di pubblicazione".

:oops:

Scappai e mi rintanai nella vita che i miei volevano e vogliono ancora per me: ufficio, macchina, serietà, concretezza. E' difficile dirti come ne sono venuta fuori, anche perchè molto lo devo al mio compagno, che è una persona molto comprensiva, gentile, intelligente, diversa. Con lui sono riuscita a superare lo scoglio di far leggere le mie storie a qualcuno di diverso da me e sempre grazie a lui, sono riuscita a prendere la cosa in maniera più consona, matura: scrivo, lo dico senza orgoglio e senza vergogna, scrivo perchè mi fa bene, perchè mi piace e non mi serve l'approvazione di persone vicine o di un editore per continuare a farlo con la stessa serenità.
Sono sempre molto titubante riguardo il mio valore, ma questo è ciò che capita a tutti: se non fosse stato per quella brutta esperienza, il mio compagno non mi avrebbe mai spronata a fare di meglio, a provarci senza quell'ansia e quei timori.

La mia intenzione era quella di farti capire che da qualcosa di apparentemente negativo può nascere qualcosa di positivo... e magari, anche di strapparti un sorriso :) Ti auguro tanta tanta tanta fortuna!
 

 

41 minuti fa, Ivangrafico dice:

 

In fin dei conti, l'editoria penso sia questo: investire su ciò che ispira maggiore fiducia. Quindi, magari, non è detto che un 'no' sia una stroncatura del lavoro dello scrittore, ma semplicemente, un mancato accordo tra le parti. 
Poi, ingenua o no, mi piace vederla così! ;)

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On 4/7/2016 at 15:05, Ivangrafico dice:

 

On 4/7/2016 at 15:05, Ivangrafico dice:

 

Per fare l'autore non ci vuole niente, basta scrivere; diventare un autore non esordiente e maturo invece accade quando si produce tanto, con la partecipazione a contest, concorsi, fiere, festival, confronti sul web e non. Lo scrittore, beh per avere questo "titolo" dovete semplicemente guadagnare con questo lavoro, il ché è difficilissimo se pensate di pubblicare un solo libro e non fare altro. Fare lo scrittore è un vero e proprio l a v o r o !!!

 

Scusate ma a me così passa proprio la poesia. Come sarebbe, “per fare l'autore non ci vuole niente, basta scrivere"?

Per scrivere bene un romanzo ci vuole tempo, dedizione, pazienza, capacità. Qualcuno diceva anche talento, ma ormai è una parola che chissà perché non piace più.

Mentre da queste parole – ma anche dai siti di altre case editrici – traspare che per gli editori il vero lavoro è la Promozione.

Ergo, se scrivi da cane ma sei un mago nei rapporti interpersonali e nell'allacciare nuove relazioni e trovare potenziali lettori – quindi se ci garantisci che venderemo il tuo libro – sarai il benvenuto e sì, diventerai uno scrittore. Altrimenti puoi scordartelo.

Giusto? 

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@Kalija mi sa che in alcuni casi hai proprio ragione.

Prendendo atto della non risposta dell'editore non ritengo questa la sede adatta per discutere oltre la questione tra me e l'editore.

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@Sara Canini sembra un paradosso ma è così. Senza la disavventura che mi è capitata con la Watson non avrei mai conosciuto il mio agente letterario

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@Kalija sì, io ho la sensazione che spesso sia così. La vendita e le conoscenze prima di tutto. Mi ricordo ancora quando chiesi la possibilità di presentare il mio libro a una Feltrinelli. Mi risposero: "Ma tu ci devi portare gente, ci devi assicurare un tot di possibili compratori di libri su scaffale". Una cosa che reputo oscena. Che promuovessero la scrittura, non solo grandi nomi, e vedrebbero che poi anche il guadagno arriva! Invece perlopiù sono mervcanti. La loro equazione è diversa. Prima il guadagno, poi, se ci deve proprio essere, la scrittura, l'arte, la fottuta cultura.

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2 ore fa, Kalija dice:

 

Secondo me, anche se in maniera poco poetica, Ivan ha detto il vero. Non fraintendetemi: in un primo momento, anche a me le parole hanno lasciato perplessa, ma se ci si ragiona con maggiore lucidità, si può capire il senso logico dell'intervento.
 

Diamo un significato "nostro" alle due parole:
- Autore, colui che scrive un'opera, che la cura, che ci si dedica, che la porta avanti nel tempo e verso una maturazione sempre crescente. Autore è colui che compie l'azione della scrittura e questo lo possono fare tutti, con più o meno impegno, ma soprattutto con più o meno talento.
- Scrittore, autore che si è evoluto al secondo livello, che scrive e si confronta con gli altri, ma anche con giurie, tecnici e/o persone la cui competenza in materia da il diritto di redigere un giudizio attendibile. Con o senza pubblicazione, intendo.
- Scrittore 2.0, colui che è autore e normale scrittore, ma che ha fatto della passione una professione e quindi, è sempre al lavoro per elaborare, redigere e promuovere i suoi testi, rispettando i termini e le tempistiche del contratto. Uno che non ha più bisogno di proporsi, perchè ormai affermato, ma che ha comunque delle responsabilità precise, anche se diverse.

Facciamo un esempio banale. Abbiamo un'amica brava in cucina, fa dei dolci fantastici e spinta dai nostri complimenti, si iscrive ad un corso di pasticceria, con la convinzione che il proprio talento farà metà del lavoro. Arrivata lì, la nostra amica non potrà fare a meno di prendere atto delle proprie lacune, delle proprie mancanze e della scarsa cultura in merito della materia: per entrare nei professionisti, la nostra amica dovrà impegnarsi, confrontarsi ed esporsi al giudizio dell'insegnante, unico soggetto tecnicamente competente nell'aula. 
Esempio pratico, ma soggettivo. E. L. James, 50 Sfumature di Grigio, credo sia un'autrice a cui una piattaforma di self publishing ha dato erroneamente il titolo di scrittore 2.0. Ripeto, è un mio giudizio e quindi non la verità assoluta, ma leggendo i suoi lavori, mi sono fatta l'idea di una persona a cui piace leggere, ma che non ha propriamente la stoffa della scrittrice. Più di un'autrice "casalinga", di pancia, ma la verità è che servono tecnica e competenza quanto passione e talento.

Credo fosse questa la divisione che Ivan aveva in mente: poi, se ho capito male, correggetemi :)

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Da quello che ho capito, alla Feltrinelli o in qualsiasi libreria, espongono in prima linea i libri delle grandi CE, che fanno anche pressione affinchè sia così, e logicamente le poche copie che il piccolo editore riesce a piazzare finiscono in fondo, coperte, a meno che il volenteroso libraio non le prenda e le consigli al cliente. Queste copie tornano ndietro invendute.

Sul fatto che bisogna scrivere e migliorarsi per poter diventare degli autori decenti, se non fosse così, non staremo qui.

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2 minuti fa, wivern dice:

 

Ma che cosa mi stai dicendo... 

non mi stupisco, non cado dal pero, conoscendo l'editore e la sua predisposizione alla pubblicazione di coloro che possono assicurare un tot di vendite (anche a costo di mettere una decina di correttori di bozze a fare m'ama non m'ama con lo scritto originale dello youtuber di turno), però questo è veramente l'apice.
 

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@simone volponi il discorso del libro su scaffale è complicato. Dipende la metodologia con cui viene chiesto. Se a resi, o a conto vendità. E qui, nuovamente, conta la conoscenza e l'abilità dell'editore, e in seconda dell'autore, che, perdio! deve imparare a proporsi (è anche un'autoaccusa). Io a breve dovrei pubblicare un romanzetto e un punto su cui spinge questa c.e. è il libro su scaffale, per quanto conti poi!

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Non so, secondo me a volte si crea un caso letterario in base a conoscenze / possibilità di vendita e altri meccanismi che non comprendo. La James per me scrive in maniera terribile. E il caso de La ragazza del treno? Non sono nemmeno riuscita a finire di leggerlo, una noia mortale... Eppure è un best-seller.

Forse avevano i contatti giusti? Forse erano di quelli che permettevano di “vendere”? Chissà... 

Ora mi fermo, che sono OT! :) 

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