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Ngannafoddi

Esiste una reale differenza tra la scrittura "maschile" e quella "femminile"?

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1 ora fa, Annabel ha scritto:

Questa differenza di ruoli, credo che alla fine, abbia da sempre costruito un modo diverso di percepire e di esprime se stessi

Per fortuna le cose stanno cambiando, e cinquant'anni fa era ancora peggio per le donne. Oggi dipende dall'educazione che hai avuto (mia moglie mi lascia cucinare, ma non fare la lavatrice: dice che non sono capace :D).

Certo è vero quello che uno/a fa nella vita e come lo fa influenza come percepisce se stessa/o e come si esprime. Ed è altrettanto evidente che le donne e gli uomini "tendono" (dico tendono perché non siamo tutti/e uguali) a comportarsi in maniera diversa. In genere di dice che le donne hanno più capacità relazionali, hanno più resistenza, sono più concrete e più portate a collaborare; gli uomini sono più competitivi, estrosi, volubili ecc. (ma proprio mentre lo scrivo mi viene qualche dubbio: appunto non siamo tutti uguali, e ci sono donne competitive, uomini con capacità relazionali ecc. ecc.). 

Ma mi riferivo in particolare alla scrittura. Se vediamo la scrittura (creativa) come espressione, allora è chiaro che le caratteristiche personali vengono fuori, e si può capire se è uomo o donna come si può capire se è giovane o vecchio/a, italian* o american* (scusa ho letto da qualche parte che si possono usare le stellette), che lavoro ha fatto, se ha figli ecc. Anche se non lo dice esplicitamente. Ma io tendo sempre meno a considerare la scrittura come "pura" espressione. E' ingenuo. Un mio amico di blog aveva come motto "Il poeta è un fingitore (F. Pessoa)", e una volta questo mi dava fastidio, perché pensavo che il poeta dovesse essere sempre sincero. Ma si può intendere "fingitore" etimologicamente come "un* che plasma, che modella". E allora se parla di donne o di uomini deve saperlo fare bene in ambedue i casi, al punto che non si dovrebbe poter distinguere se è uomo o donna l*i stess*. Questo volevo dire.

Ciao @Annabel

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Chiedo scusa per gli strafalcioni (ci vedo male): 

Adesso, Gianfranco P ha scritto:

Certo è vero che

 

1 minuto fa, Gianfranco P ha scritto:

In genere si dice

 

2 minuti fa, Gianfranco P ha scritto:

e si può capire se l'autore 

Spero non ce ne siano altri... 

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Gianfranco P non siamo tutti uguali, ci mancherebbe, ma oggi facciamo più bella figura a dire che le cose stanno cambiando per le donne che a ripetere le stesse storie da anni. Alla fine, ancora oggi, gli uomini scambiano sempre l'ammorbidente per il detersivo. :aka:

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Il 13/9/2020 alle 15:32, Ngannafoddi ha scritto:

Visto che in un'altra discussione (il cui tema è del tutto diverso) si è iniziato a parlare di questo argomento, mi premuro io di aprire una nuova discussione con la seguente domanda: Esiste una reale differenza tra la scrittura "maschile" e la scrittura "femminile"? Se sì, quale?

Sbizzarritevi nelle risposte, ma attenetevi all'argomento. :sù:

No. Non esiste. Così come non esiste differenza tra un quadro dipinto da una donna o da un uomo. Da un pezzo giornalistico scritto da una donna o da un uomo. E così via. Purtroppo però, è opinione diffusa in Italia che questa differenza esista. Ma si sa, in Italia il maschilismo impera.

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Una volta, con un amico anche lui autore di narrativa, abbiamo provato a fare una piccola indagine casalinga, proponendo a nostri amici la lettura di alcuni nostri racconti e pagine scelte da loro tratte dai nostri due romanzi editi. Il tutto badando a non rivelare a chi appartenessero.  Ebbene, il risultato è stato che la scrittura maschile la possedevo io, alcune definizioni "diretta, immediata, senza fronzoli, asciutta" e l'altra "intimista e venata da una delicata e sofferta sensibilità" il mio amico. E allora? :P

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Il ‎19‎/‎09‎/‎2020 alle 16:24, Gianfranco P ha scritto:

cinquant'anni fa era ancora peggio per le donne

Scusami per l'intrusione non costruttiva: presumo che tu sia abbastanza giovane, perché cinquant'anni fa iniziavano i mitici anni '70, e già dal '68 erano partiti i movimenti femministi, al grido di "io sono mia!", col contorno di Hippies, comuni, sesso libero, coppie aperte e erba a gogo'. In merito alle differenze tra scrittura maschile e femminile, mi sono già espresso: non è certo una gara di genere a chi è più bravo, ma esistono bravi scrittori, scrittori mediocri e scrittori pessimi (non metto l'* sulla vocale finale perché lo reputo ridicolo, visto che sostantivi ed aggettivi al maschile, riferiti genericamente ad una pluralità di persone, abbracciano entrambi i generi e non si possono cambiare tutte le consuetudini, incluse le più innocue, tanto per ribadire un principio di parità), maschi o femmine non fa differenza.

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11 minuti fa, cheguevara ha scritto:

non metto l'* sulla vocale finale perché lo reputo ridicolo

 

Anche io. Sebbene ammetta parole come "sindaca", "ministra" e "pastora", credo che bisogna avere il "coraggio" di prendere posizione tra "ministro" per tutti i generi "ministro/ministra", senza sotterfugi grafici. Sennò finiamo col dire frasi tipo "Il/la brav* e buon* sindac* di Roccacannuccia è incint* e ieri l'ho vist* con la moglie/il marito… no, il coniuge". :asd:

 

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Leggendo i vostri commenti ho la sensazione che si continui a travisare qualsiasi discorso riguardante la differenza tra maschi e femmine. La donna ha un modo di porsi, anche fisico, diverso da un uomo. Credo sia difficile affrontare realmente una discussione del genere, poiché si finisce sempre in una sola direzione: i diritti delle donne. Ma questa è un'altra storia, e molto più complessa. 

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Ciao, anche secondo me non è questione di parità o di diritti, e non è che, se si dice che genere maschile e femminile sono diversi, si renda implicita la superiorità (o inferiorità) di uno dei due rispetto all'altro. Non è neanche una questione di stereotipi (maggior dolcezza, intuito eccetera le donne, vigore, asciuttezza e via dicendo gli uomini). Ma non credo ci sia niente di male nel dire che donne e uomini sono diversi, che hanno un'identità di genere che li caratterizza (e questo naturalmente a prescindere dagli orientamenti sessuali), e che questo si riflette sul loro modo di vivere le cose, quindi anche la scrittura. Pur nell'enorme varietà delle persone su questo mondo, per la quale sarebbe un assurdo qualsiasi generalizzazione, e al netto dei condizionamenti culturali che certo hanno un peso grandissimo, a me pare che questa differenza ci sia e in qualche modo entri nella scrittura. Con questo non sto dicendo affatto che sarei in grado di distinguere con certezza se una cosa l'abbia scritta un uomo o una donna. Dico, per riferirmi molto umilmente alla mia personale esperienza di vita e di scrittura, che io - pur essendo una donna anche piuttosto "maschile" nell'approccio alle cose, se così si può dire (mi realizzo nel lavoro e non nella cura della casa, suscito più reverenza che confidenza, mi occupo prevalentemente io delle questioni amministrative-organizzative-burocratiche di quelli che vivono con me, tengo a mente le scadenze, parlo con gli addetti e di solito ho l'ultima parola nelle decisioni); nonostante tutto questo, insomma, ho un'identità in tutto e per tutto femminile e non potrei distaccarmi da essa neanche volendo: penso come una donna, guardo come una donna, sento come una donna e, sì, anche, credo di scrivere come una donna. Fatico enormemente, ad esempio, a scrivere da un punto di vista maschile: quando ho provato a cimentarmi con un io narrante di sesso maschile, a dar voce a un uomo, insomma, sono stata assalita da una quantità di dubbi, dal timore di non scrivere cose vere, di non essere realistica. Perché, mentre non ho il minimo dubbio su come si porrebbe una donna di fronte a qualsiasi tipo di situazione possa immaginare (qualsiasi carattere o personaggio femminile abbia creato con la fantasia), chiedermi come la vedrebbe un uomo nelle stesse situazioni mi pone invece tantissimi problemi e incertezze. Gli  uomini li descrivo benissimo da fuori, in quello che fanno, per come li vedo, ne so rappresentare molto bene i comportamenti, non le motivazioni. Sfuggono alla mia comprensione profonda le ragioni intime del loro agire: se ne devo scrivere spesso avverto l'esigenza di un punto di vista esterno e "competente" da ricostruire magari interpellando amici maschi a portata di mano con cui abbia qualche confidenza. E spesso le loro risposte mi sorprendono, perché trovo che abbiano un modo diverso di relazionarsi alle cose, spesso completamente diverso e inaspettato, per me. E dirò anche che questa cosa, oltre che sorprendermi, mi fa in una certa misura anche piacere: la trovo attraente, interessante come l'apertura di una nuova prospettiva possibile e di tante nuove altre possibilità di relazionarmi ad essa. Anche quando proprio non capisco, quando la risposta di un uomo è l'opposto esatto di quella che darei io, mi pare che questo non sia un limite ma una ricchezza grandissima. Che proprio la differenza e la diversità dell'approccio costituisca un bagaglio umano - e quindi anche letterario - prezioso e insostituibile. E che la scrittura possa fruttuosamente esplorare anche questa via.

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A me capita spesso di scrivere dal punto di vista maschile, non per un qualche dubbio mio di identità di genere, ma perché la storia che sto sviluppando richiede un maschio. L'ultimo lavoro che ho concluso, insieme ad @AnnaL., prevedeva punti di vista multipli, alcuni maschili, altri femminili. L'editor che ci ha seguite ha notato che i personaggi maschili avevano una certa sensibilità in più, del tutto credibile, anzi, si è complimentato dicendo che avevamo colto sfumature nascoste e messo in luce aspetti di cui, di solito, i personaggi maschili sono privi. Li abbiamo umanizzati. Ce lo ha fatto notare come un dettaglio positivo, dicendo che spesso i personaggi maschili descritti dalle donne rimangono macchiette superficiali e così accade anche nel caso opposto, autori maschili che descrivono personaggi femminili. È stato un bel complimento.

Non so se questo sia successo perché siamo donne o perché siamo esseri umani con un'empatia spiccata, forse? Sta di fatto che nessuna delle due si è posta il problema sul come sviluppare personaggi del sesso opposto al nostro, questo non so se sia un dettaglio positivo, ma tant'è.

Abbiamo trattato tutti i nostri personaggi come esseri umani e basta, tenendo conto delle loro particolarità caratteriali e del contesto in cui si muovevano. I nostri personaggi, uomini, donne, bambini e bambine, si distinguono gli uni dagli altri sulla base di tante cose, tra cui immagino ci sia anche il genere.

Secondo me questo ha a che fare con la consapevolezza di quello che si fa, in questo caso parliamo di scrivere un romanzo, in altri casi può essere qualunque cosa.

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mollybloom

8 ore fa, mollybloom ha scritto:

Che proprio la differenza e la diversità dell'approccio costituisca un bagaglio umano -

La penso come te. Aggiungo, per quanto mi riguarda, di amare ciò che sono, e di non voler assolutamente mettermi a pari con un uomo, forse perché noto spesso una superficialità e distacco nel loro modo di porsi alla vita, anche giusto per essere razionali, ma per me il mondo femminile è molto di più! :yahoo:

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Grazie, ci tenevo però a sottolineare che non volevo dare giudizi di valore, solo notare una differenza. Quella che a volte a noi può sembrare superficialità, quello che pare distacco, spesso è solo un modo diverso di porsi davanti alle cose, che non è migliore o peggiore, solo differente. Anzi, io trovo molto affascinante e istruttivo questo tipo di esplorazione, non solo nella vita ma anche in letteratura. La sensibilità degli uomini è un terreno poco conosciuto forse perché da loro stessi tenuta celata e sottoposta a un rigido controllo, ma non vuol dire affatto che non ci sia, tutt'altro. E un'altra cosa che trovo affascinante è il loro modo... semplice... di affrontare le cose. "Semplice" non in senso negativo, ma lineare, diritto, aperto, spesso con molti meno retropensieri e circonvoluzioni di quelli che usano fare le donne e che come donna conosco bene (e che non valuto negativamente, però!)

Trovo che questa differenza di genere sia estremamente stimolante per uno che scrive, e che comprenderla abbia molto a che fare con una buona capacità di relazionarsi e saper descrivere la relazione in un testo, che personalmente è la cosa che m'interessa di più. :)

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49 minuti fa, mollybloom ha scritto:

E un'altra cosa che trovo affascinante è il loro modo... semplice... di affrontare le cose. "Semplice" non in senso negativo, ma lineare, diritto, aperto, spesso con molti meno retropensieri e circonvoluzioni di quelli che usano fare le donne e che come donna conosco bene (e che non valuto negativamente, però!)

 

Anch'io li conosco, certi labirinti mentali femminei, e li trovo affascinanti. :)

Un mio libro di psicologia clinica comincia con una striscia dei Peanuts con un dialogo tra Patty e Marcie. Fa così…

Patty: mi sforzo, Marcie, ma a scuola continuo a far schifo.

Marcie: forse devi fare una colazione migliore, capo, o farti controllare la vista, o andare a letto più presto.

Patty (infuriata, gridando): non hai capito, vero, Marcie, che quando una si lamenta non vuole una soluzione, ma vuole solidarietà!?

 

Poi il libro soggiunge che l'uomo cerca soluzioni; mentre le donne…

 

Funzionava con la mia ex :asd:

Tipo, in chat…

Lei: oggi sto male, ho un po' di febbre.

(Io avrei risposto: Prenditi una Tachipirina. Invece…)

Io: oh, poverina! Non ci voleva proprio! Se fossi lì ti abbraccerei! :hm:

 

;););)

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1 minuto fa, dyskolos ha scritto:

Lei: oggi sto male, ho un po' di febbre.

(Io avrei risposto: Prenditi una Tachipirina. Invece…)

Io: oh, poverina! Non ci voleva proprio! Se fossi lì ti abbraccerei! 

 

Ahahah! Fine, finissimo psicologo... :D

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Questo mi ricorda la serie di saggi "Gli uomini vengono da Marte le donne da Venere". I vari esempi mi sono stati molto utili in classe, nella mia attività di formatrice, per vivacizzare un po'l'atmosfera nei momenti di stanca. Sia gli uomini che le donne mostravano di appprezzare molto e di divertirsi allo stesso modo.

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59 minuti fa, dyskolos ha scritto:

(Io avrei risposto: Prenditi una Tachipirina. Invece…)

Cavolo, io faccio esattamente così O_O 

"Hai preso la tachipirina? Hai fatto questo? E quell'altro?"

In effetti a volte è più lenitiva una manifestazione di affetto che qualche indicazione pratica... Che illuminazione. Questo forum è uno spunto continuo xD

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8 ore fa, Kikki ha scritto:

L'editor che ci ha seguite ha notato che i personaggi maschili avevano una certa sensibilità in più, del tutto credibile, anzi, si è complimentato dicendo che avevamo colto sfumature nascoste e messo in luce aspetti di cui, di solito, i personaggi maschili sono privi. Li abbiamo umanizzati.

Secondo me hai tirato fuori un punto interessante: spesso gli uomini hanno difficoltà a descrivere personaggi maschili completi e realistici, perché hanno dei pregiudizi inconsci che li inducono a descrivere un uomo in un certo modo, pregiudizi che una donna non ha, quindi paradossalmente può descrivere meglio un personaggio maschile. Vale anche il contrario, ovviamente: uomini che sanno descrivere meglio personaggi femminili, proprio perché hanno un punto d'osservazione distaccato.

Questo secondo me dimostra una sola cosa: non conta essere uomini o donne, ma essere bravi scrittori.

 

A me di recente è capitato di sentirmi rinfacciare un punto di vista troppo femminile, perché un mio personaggio maschile ha una passione per la musica lirica e le rose. Questo dimenticando che chi ha creato quei capolavori musicali e praticamente tutti gli ibridi di rosa che conosciamo era un uomo... Sono cose che mi deprimono, e mi fanno pensare che mentre le femministe e i fanatici del politically correct stanno a mettere asterischi in fondo alle parole, i pregiudizi se la ridono

 

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15 ore fa, Silverwillow ha scritto:

Questo secondo me dimostra una sola cosa: non conta essere uomini o donne, ma essere bravi scrittori.

sono d'accordo su questo, è la tecnica che conta, il saper usare la penna, o la tastiera

Invece non sono ben sicura di capire questa:

15 ore fa, Silverwillow ha scritto:

perché hanno dei pregiudizi inconsci che li inducono a descrivere un uomo in un certo modo, pregiudizi che una donna non ha, quindi paradossalmente può descrivere meglio un personaggio maschile.

intendi dire che secondo te si descrive meglio il sesso opposto perché lo si osserva da fuori? Gli uomini avranno di sicuro pregiudizi sugli uomini, ma sono certa che ne abbiano anche sulle donne, così come le donne ne avranno su donne e uomini. Di nuovo torniamo al singolo, non credo esista un pregiudizio comune e condiviso tra gli uomini o tra le donne, ma ogni autore, con la sua sensibilità e percezione e anche mezzi narrativi, scriverà una storia più o meno approfondita. Secondo me tutto si riduce sempre alla capacità scrittoria dell'autore, uomo o donna che sia.

18 ore fa, mollybloom ha scritto:

Trovo che questa differenza di genere sia estremamente stimolante per uno che scrive, e che comprenderla abbia molto a che fare con una buona capacità di relazionarsi e saper descrivere la relazione in un testo, che personalmente è la cosa che m'interessa di più. :)

lo penso anche io, è un'indagine e scoperta continua dell'animo umano, per quanto suoni retorico secondo me è proprio così. Scrivendo si cerca di essere altro, di mettersi nei panni di altri e in situazioni che ci sono estranee, ma che per una qualche ragione ci incuriosiscono. Il risultato sarà differente a seconda delle capacità, della sensibilità, degli obiettivi dello scrittore. Basta guardare il MI, nel microcosmo del forum: stesso tema, autori diversi. Il risultato sono racconti e interpretazioni spesso opposte, eppure il tema è uguale e le opposte interpretazioni si incontrano anche tra autori dello stesso sesso.

 

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Con il tempo ho imparato molto nel lavoro che faccio, mi occupo di arte, e ho visto la netta differenza di espressione tra un uomo e un uomo artista. La sensibilità, l'empatia, la profondità del pensiero e la ricerca della bellezza, sono le caratteristiche che l'artista possiede. Forse, alla fine, tra maschi e femmine non c'è molta differenza quando sono entrambi predisposti all'arte. 

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Il 13/9/2020 alle 15:32, Ngannafoddi ha scritto:

Esiste una reale differenza tra la scrittura "maschile" e la scrittura "femminile"? Se sì, quale?


Come già fatto notare da altri, ho l'impressione che quando si pongono domande del genere la discussione vada sempre a spingersi verso lidi non molto pertinenti alla domanda stessa, che in sé è molto più "alta" e stimolante.

 

Secondo me la risposta è semplicemente sì. Come esiste differenza tra uno sguardo maschile e uno femminile, un atteggiamento maschile e uno femminile, o un paio di gambe maschili e un paio femminili.
Il telaio di base è lo stesso, ma i vari optional sono poi sparpagliati geneticamente tra i vari soggetti, formandone anche il relativo sesso. E non c'è dubbio che alcuni optional statisticamente posseduti per la maggior parte dalle donne possono finire a volte su un telaio con optional maschili. O viceversa. Ed è in questi casi che il genere del soggetto può essere rilevato, in qualsiasi ambito, con meno facilità dagli altri, soprattutto da quelli che dispongono di optional piuttosto standard.
E non è un banale concetto generalizzatore. Alcune caratteristiche si distribuiscono con maggiore frequenza in individui di un determinato genere, altre in quelli del genere opposto.
Ovviamente non ho alcuno dato statistico che possa avvalorare il mio pensiero :metal:.

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11 minuti fa, KirehTep ha scritto:

un paio di gambe maschili e un paio femminili.

Non sono d'accordo: le mie gambe sono lisce, proporzionate e affusolate, molto più sensuali di quelle di molte donne :D. Per non parlare del sederino sodo, anch'esso liscio e setoso xD.

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Secondo me non ci dobrebbe essere nessuno differenza.

Purtroppo a volte, esiste.

Il problema secondo me, e il pregiudizio iniziale delle persone.

 

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37 minuti fa, Ngannafoddi ha scritto:

Non sono d'accordo: le mie gambe sono lisce, proporzionate e affusolate, molto più sensuali di quelle di molte donne :D. Per non parlare del sederino sodo, anch'esso liscio e setoso xD.

@Ngannafoddi Sarà la questione degli optional non canonici :D.

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Ho letto una volta un libro di un serissimo ricercatore inglese Simon Baron Cohen che spiega le differenze tra cervello femminile e maschile e mi ha convinta.

 Io sono donna, ma non so perchè i miei libri preferiti sono sempre scritti da maschi, salvo qualche rara eccezione... Quindi credo ci sia una differenza, non di stile ma di contenuto

 

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17 ore fa, Silverwillow ha scritto:

Vale anche il contrario, ovviamente: uomini che sanno descrivere meglio personaggi femminili,

 

Sono d'accordo. Credo che ciò dipenda anche dal fatto che gli uomini conoscono meglio le donne di quanto si creda, e viceversa. Parlo di uomini e donne maturi. Quarant'anni già vanno bene (io ne ho 42). Perché a una certa età gli uomini hanno avuto a che fare con molte donne: la moglie, la suocera, la sorella, la madre, le colleghe, le ex petulanti, la migliore amica della sorella (anche lei spesso petulante), la vicina di casa pignola, ecc…

Io sto scrivendo un thriller con i punti di vista multipli, in prima persona al presente, in cui i personaggi sono in egual misura maschili e femminili. Devo ammettere che mi piace e mi diverte di più quando mi calo in una donna, magari di 66 anni. Non credo di fare troppi errori, però un dubbio può venire. Faccio un esempio.

Riprendo il viceversa di prima. Ricordi la canzone viceversa di Francesco Gabbani? Quella arrivata seconda a Sanremo 2020?

Una parte fa così.

Che sei tu che mi fai stare bene

quando io sto male, e viceversa.

 

Per me il viceversa può significare solo

Che sono io che ti faccio stare bene

quando tu stai male.

 

ma per mia sorella, che ha la sua "visione" femminile piuttosto contorta, quel viceversa può anche significare

Sei sempre tu che mi fai stare male

quando io sto bene.

Poi ha concluso: "Ci credo che non ha vinto. Il testo è ambiguo!"

Da uomo non sarei mai arrivato a quella conclusione che denuncia una circonvoluzione mentale (come rilevava @mollybloom sopra) tipicamente femminile.

 

Tra l'altro (per tornare alla domanda iniziale) il video di quella canzone è tipicamente maschile.

 

 

Mi viene in mente un altro video simile, anch'esso scritto da un uomo: La donna cannone di Francesco De Gregori (che ha lo stesso nome di Gabbani, sarà quello :hm:)

 

 

Quale donna scriverebbe un video del genere? Una, a dire il vero, m'è venuta in mente adesso: Nina Zilli. Ma please notate la differenza.

 

 

A quale uomo sarebbe mai saltato in mente di cambiare look? Se ci fate caso, nei video di uomini non ci sono mai cambi di abito, invece in quello di Nina l'aspetto multiforme è evidente.

 

:):):)

 

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9 minuti fa, dyskolos ha scritto:

ma per mia sorella, che ha la sua "visione" femminile piuttosto contorta, quel viceversa può anche significare

Sei sempre tu che mi fai stare male

quando io sto bene

condivido l'interpretazione di tua sorella :D

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4 minuti fa, La Anders ha scritto:
14 minuti fa, dyskolos ha scritto:

ma per mia sorella, che ha la sua "visione" femminile piuttosto contorta, quel viceversa può anche significare

Sei sempre tu che mi fai stare male

quando io sto bene

condivido l'interpretazione di tua sorella :D

 

Tra donne vi capite :D

 

 

1 ora fa, Ngannafoddi ha scritto:

le mie gambe sono lisce, proporzionate e affusolate, molto più sensuali di quelle di molte donne :D. Per non parlare del sederino sodo, anch'esso liscio e setoso xD

 

Già ti amavo; ora ho una passione irrefrenabile per te xD

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18 ore fa, Silverwillow ha scritto:

A me di recente è capitato di sentirmi rinfacciare un punto di vista troppo femminile, perché un mio personaggio maschile ha una passione per la musica lirica e le rose.

La trovo veramente una ca**ata galattica, visto il numero di uomini che fanno di rose e lirica non solo il proprio lavoro, ma anche una passione.

(P.S. Regalavo spesso vasi di fiori al mio ex, e un giorno mi venne riportato il commento acido di una sua amica: "Non si regalano fiori ai maschi! Che regalo sarebbe?" Gne gne gne).

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57 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Che sei tu che mi fai stare bene

quando io sto male, e viceversa.

 

Secondo me intendeva entrambe le interpretazioni. I testi musicali migliori sono quelli che lasciano aperti diversi spiragli, che si possono adattare a mille ascoltatori diversi, che giocano con la lingua, le parole e l'ambiguità.

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26 minuti fa, *Antares* ha scritto:

La trovo veramente una ca**ata galattica, visto il numero di uomini che fanno di rose e lirica non solo il proprio lavoro, ma anche una passione.

 

Aggiungo un'altra ca**ata. Una volta (voi ggggggiovani non lo ricordate), c'era la visita di leva militare obbligatoria. Io l'ho fatta due volte, per non farmi mancare niente. :D

All'inizio, le reclute forzate venivano sottoposte a un test di personalità, una versione modificata dell'MMPI. Uno dei primi item (forse il primo, non ricordo) era "mi piacciono i fiori" a cui dovevi mettere un "vero/falso". Serviva per capire se eri gay: se mettevi "vero", eri già mezzo-gay. Poco dopo c'era l'item "vorrei fare il fioraio" e se ci mettevi "vero" eri di sicuro gay. :D Io lo sapevo, e siccome sono un po' bastiancontrario, ho messo "vero" a entrambi :D:D

Poi venne un tizio in divisa e mi disse: "Devi andare a visita dalla psichiatra". Io immaginavo per la storia del gay, invece no. Arrivo nella stanza della psichiatra e quella mi fa: "Hai le allucinazioni? Sei pazzo?". Il motivo era che all'item "vedo cose, animali o persone che gli altri non vedono" avevo messo "vero". In sostanza il sospetto di pazzia aveva "sovrascritto" la storia della "gaytudine" :D:D

Comunque è vero: se gli dici che ti piacciono i fiori, sei gay :):):)

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