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Poeta Zaza

[MIXL2] Riconoscere non è conoscere

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Primo commento

Secondo commento

 

Traccia della pausa merenda: “Lo sconosciuto”    

 

Riconoscere non è conoscere

 

Il laccio

 

Avevo fatto un buon lavoro con i lacci, facilissimi da costruire utilizzando dei comuni cavi per i freni da bicicletta, per formare un cappio con un nodo scorsoio. Credevo di  avere installato solo una trappola anti-faine nel mio terreno, per salvaguardare le galline, e invece si è dimostrata essere anche un valido antifurto.

Meno male che mi trovavo lì per il mio consueto passaggio serale. Lui gridava aiuto: aveva scavalcato il cancello, saltando direttamente nel laccio. Quindi, nel procedere verso l’albero di albicocche, la sua probabile meta, il nodo scorsoio l’aveva avvinto strettamente e non riusciva a liberarsene da solo.  

Sono stato brusco e sarcastico, lo ammetto, quando ho avvicinato quell’estraneo incursore col tronchese che avevo con me:  “Un bel taglio e zac. Non sentirà lo stacco.”

Il terrore che gli ho letto negli occhi mi ha placato l’ira e sono riuscito a farlo smettere di tremare prima di operare il taglio della corda.

“Certo” gli ho fatto notare“ non trovi ridicolo che non sia il ladro a tagliare la corda ma il derubato?”

Lui ha fatto una smorfia di sorriso, e mi ha chiesto scusa, dispiaciutissimo.

Si era ripreso abbastanza quando è uscito con le sue gambe dal cancello che gli tenevo aperto, ma non prima di avere mangiato una dozzina delle mie albicocche, eh!

 

Che spreco!

 

Il bar del 26 maggio è sempre lo stesso.

Quello dell’ultimo tavolino libero di quel giorno lontano, dopo la lezione universitaria, che mi avevi offerto di occupare con te.

C’è ancora Oscar al banco, a chiedermi:  Il solito, Ivo?

Incassa il dovuto, e mi serve la bottiglia di Whisky  Ballantine’s 30 anni, presa sotto il bancone. Prima, però, ne inghiotte un sorso: “Alla tua salute!” e me la passa. Ne annuso il contenuto (fidarsi è bene, non fidarsi è meglio), alzo la bottiglia in risposta al suo brindisi,  e esco dal locale. Vado a versare il mio carissimo whisky in un vicino tombino. Torno nel bar a consegnare il vuoto,  e nel mentre passo accanto a uno sbarbatello che non è certo il primo a sussurrarmi: “Che spreco!” e non sarà l’ultimo.

Perché bevevo? Perché lei non era mia, e quello che mi dava la bottiglia era un paradiso artificiale ma che non mi faceva soffrire. E il poco tempo che poteva dedicarmi, che mi ha dedicato, invece di appagarmi accresceva esponenzialmente il mio desiderio di lei. Ma il 26 maggio di dieci anni fa, il giorno della sua morte prematura, e del mio massimo dolore, ho capito che le dovevo almeno questo. Onorare la sua memoria con il dono della mia sobrietà. Non ho mai ceduto da allora. Ti amo, mia tenera Alma.

Ricordo le parole che lei citava, ma non faceva sue, della Dickinson:

Di' tutta la verità, ma dilla obliqua - la via curva vince….

il vero deve abbagliare per gradi o tutti sarebbero ciechi -

 

Asterix

 

È un carcere sperimentale che so essere diretto da un direttore che crede nel recupero, specie dei soggetti più giovani, nella cui sezione si trova rinchiuso mio nipote Giorgio.

Vengo a trovarlo circa una volta al mese, da sei mesi che è qui, e deve scontarne ancora quattro per quella mattana che ha fatto, da recidivo. Ma ha capito, e sta imparando un mestiere, il falegname; già mi ha mostrato, da WhatsApp, la foto della panca fatta da lui e di cui è fiero.

Inoltre, legge molto e, sapendo che la settimana scorsa era il suo compleanno, gli avevo portato la mia intera raccolta di venti Asterix, che so piacergli.

Lui ne è stato entusiasta, ma mi ha pregato di lasciargliene solo due, di libri, e  di portargli gli altri man mano, ritirando i precedenti, così non rischiava che glieli rubassero. E, strizzandomi l’occhio:

“Ci metto una settimana a libro, a finirlo.”

Uscendo, ho visto passarmi davanti una coppia allacciata stretta, e lui, un bel Romeo, dall’alto della sua felicità mi ha guardato con un sorriso di incoraggiamento. Sì, davvero, potevo sembrare un detenuto in uscita, dopo una lunga pena,  con la sacca- valigia dei miei averi.

 

Lo scout sacrista

 

“Da solo tu devi guidar la tua canoa. Questo era davvero un buon consiglio per la vita. Nel disegno che ho fatto, sei tu che stai spingendo con la pagaia la canoa, non stai remando in una barca. La differenza è che nel primo caso tu guardi dinnanzi a te, e vai sempre avanti, mentre nel secondo non puoi guardare dove vai e ti affidi al timone tenuto da altri e perciò puoi cozzare contro qualche scoglio, prima di rendertene conto. Molta gente tenta di remare attraverso la vita in questo modo. Altri ancora preferiscono imbarcarsi passivamente, veleggiando trasportati dal vento della fortuna o dalla corrente del caso: è più facile che remare, ma egualmente pericoloso. Preferisco uno che guardi innanzi a sé e sappia condurre la sua canoa, cioè si apra da solo la propria strada.

Guida tu la tua canoa." (Sir Robert Baden-Powell)

 

Siamo sulla stessa barca è una frase fatta che si può leggere anche in senso negativo, quando al timone della barca c’è qualcuno che ti dirige nelle procelle verso gli scogli, e hai un bel remare e darti da fare, ma se la direzione è sbagliata sono guai!

A me piace meditare sul pensiero della canoa di Baden Powell. E ascoltare le prediche del mio amico Don Pippo, collegate al Vangelo della domenica,  perché ci trovo tanto buon senso e similitudine con una dottrina che di base  esclude risolutamente l'egoismo e spalanca la porta alla buona volontà ed al servizio verso il prossimo. E quando esci dalla chiesa stai ancora meditando sulle sue parole, mai sterili, mai vane spesso sferzanti, ché quando ci vuole ci vuole!

Porto sempre al collo il mio fazzoletto-scout giallo e viola. Ne ho diversi, e sono riconoscibile per questo. Dovessi fare una mala azione, i testimoni sarebbero concordi su questa parte del vestiario.

C’è chi mi trova ridicolo, lo so. Alla mia età, avere una  mania del genere... Ma chi se ne frega!

La chiesa è piccola e  ben tenuta con il contributo di una manciata di volontari.

Oggi passo io con la saccoccia a manico per la questua. In seconda fila, una faccia di tolla mi mostra il rovescio delle tasche: vuote. Anch’io, per un attimo,  rivolto la fodera della saccoccia, ritirandola a me.

 

Al semaforo

 

Una variante degli scherzi di “Amici miei”, che mi è capitato di fare ancora due settimane fa, con il mio compagno di scuola delle medie con cui siamo sempre rimasti in contatto e che era passato a trovarmi.

Quando si è fermi in doppia colonna al rosso per entrambi i mezzi che girano a sinistra o devono andare dritti, mentre a destra vanno, è d’uso comune girarsi a guardare chi ci affianca. Ebbene, a volte si incontra un viso conosciuto, anche se in modo superficiale, un semplice conoscente, ed è automatico e gentile il cenno di avvenuto riconoscimento, eseguito con un movimento affermativo del capo, e un sorriso più o meno accennato. In genere, non sopravviene l’imbarazzo di non sapere quando è il momento di distogliere lo sguardo perché il verde scatta e vai.

Diverso è se tu saluti, fingendo di riconoscerlo, uno che non conosci affatto: un perfetto sconosciuto.

Assumi l‘atteggiamento di cui sopra, e il tuo divertimento (ovviamente dissimulato) è assistere alle emozioni che via via si palesano sulla faccia ignara dell’altro:

confusione, imbarazzo, tentativo di associare le tue fattezze a un nome, e infine (visto che tu continui ad annuire e a sorridere) cedere e rispondere pari pari al tuo saluto.

Il meglio succede quando tu ti volti verso il tuo “compare” che ti siede accanto, per il tempo di sembrare dirgli: “Visto chi c’è?” e ti tiri indietro sul sedile e lui si affaccia, osserva il vicino di strada

e comincia, all’unisono con te,  ad annuire e sorridere al malcapitato che si sente riconosciuto ma non si raccapezza.

 

Riconoscere non è conoscere

 

Intuisco che siete un gruppetto di amici, intenti a parlare del più e del meno sul muretto del lungomare. So che state parlando di me, agevolati  nel  riconoscermi dal mio sgargiante fazzolettone.

Io ho una memoria visiva ben sviluppata: metto sempre una faccia sopra un ricordo prima ancora che lo diventi, quando è appena un passaggio della giornata.

 

Tu che mi indichi col dito, sorpreso di vedermi nelle vesti di nonno (invece sono il prozio…) che spinge una carrozzella, sei lo sfigato del  laccio.

Tu con la bocca dimenticata aperta sei la faccia di tolla che si rovesciava le tasche in chiesa.

Tu che te la ridi allegramente sei lo sbarbatello che mi criticava lo spreco di ottimo whisky.

E ti riconosco, bel Romeo delle carceri, col pollice alzato e un largo sorriso.

E tu, ti ricordi, aggrappato al volante due settimane fa, mentre mi guardavi chiedendoti: "Ma chi è?"

 

E allora? Avete riconosciuto uno sconosciuto me come mille altri che vi attraversano per un attimo la strada e che vi è rimasto impresso per una stranezza nei modi, nel contesto, nelle decisioni bizzarre.

Ma io sono molte più immagini delle poche istantanee, diversamente distanti tra di loro, che avete scattato su di me.

 

 

 

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La tua idea è davvero “ganza” come si dice dalle mie parti. Come una piccola raccolta di micro racconti con un filo conduttore unico e di cui tieni ben saldo il capo. Il finale ricuce bene il tutto e dà il giusto senso a ogni personaggio. Una interpretazione pirandelliana e molto centrata.

Mi pare di aver notato una frase di un dialogo senza le virgolette, per il resto la tua scrittura è fluida e asciutta, piacevole da leggere.

Delle varie storie quelle che ho preferito sono quella del whisky e quella del carcere. Le ho trovate particolarmente pertinenti alla traccia. Complimenti per l’idea in generale!

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27 minuti fa, @Monica ha scritto:

Una interpretazione pirandelliana e molto centrata.

Sono lusingata per i miei sei personaggi di cui sono l'autore. ;)

 

28 minuti fa, @Monica ha scritto:

La tua idea è davvero “ganza” come si dice dalle mie parti. Come una piccola raccolta di micro racconti con un filo conduttore unico e di cui tieni ben saldo il capo. Il finale ricuce bene il tutto e dà il giusto senso a ogni personaggio. 

 

Grazie, @@Monica :)

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Ciao @Poeta Zaza

(un commento flash per mandarti i) complimenti per la bella idea di ricollegare alla fine i fili dispersi. Non è solo un espediente narrativo, per via dell'effetto sorpresa finale, ma anche un garbato avvertimento sul fatto che, anche se spesso le cose ci sembrano avvenire a caso, dipende da noi trovare la logica che, in fondo, c'è poi sempre. E ci sarebbe una valenza filosofica xD.  Mi piace anche quando le storie finiscono lasciando al lettore la possibilità, se ne hanno voglia, di immaginare il seguito: cosa si saranno poi detti quei cinque, cercando di capire chi mai potesse essere l'uomo dal fazzolettone sgargiante?

PS come funziona questa cosa della traccia?

22 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Traccia della pausa merenda: “Lo sconosciuto”  

Ciao 

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Hai cambiato il punto di vista! io mi aspettavo, da questa traccia, che i racconti dedicati allo sconosciuto si svolgessero nel resoconto di due tre persone. In un incontro, quale esso sia, si sarebbe parlato di questo straniero misterioso. Tu hai fatto l'esatto contrario, è lo sconosciuto che parla di se e dei personaggi incontrati. Bello che alla fine si espiciti tutto, quelle persone sono lì a parlare di lui, non lo conoscono ma sicuramente non è passato inosservato.

Anche leggendo non si capiva che era sempre lui a raccontare,  delle poche istantanee dei racconti, infatti, non si riconosce che sia la stessa persona.

Complimenti @Poeta Zaza come sempre è un piacere leggerti:flower:

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15 minuti fa, Alba360 ha scritto:

Hai cambiato il punto di vista! io mi aspettavo, da questa traccia, che i racconti dedicati allo sconosciuto si svolgessero nel resoconto di due tre persone. In un incontro, quale esso sia, si sarebbe parlato di questo straniero misterioso. Tu hai fatto l'esatto contrario, è lo sconosciuto che parla di se e dei personaggi incontrati. Bello che alla fine si espiciti tutto, quelle persone sono lì a parlare di lui, non lo conoscono ma sicuramente non è passato inosservato.

 

Grazie del passaggio,  @Alba360  :)

Si, ho scelto un approccio diverso: ho fatto raccontare in prima persona allo sconosciuto i cinque "diversi" incontri che ha avuto coi cinque amici.

Alla fine, nelle vesti di "nonno" loro cinque lo indicano, riconoscendolo, e, va da sé, si metteranno a raccontarsi le diverse circostanze in cui lo hanno incontrato.

 

17 minuti fa, Alba360 ha scritto:

non si capiva che era sempre lui a raccontare,  delle poche istantanee dei racconti, infatti, non si riconosce che sia la stessa persona.

 

Questo mi spiace: i racconti erano tutti scritti in prima persona, e che il personaggio fosse lo stesso si sarebbe dovuto capire con chiarezza per via del

fazzoletto scout citato diverse volte.

Ad ogni modo, l'inequivocabile collegamento si ha con l'ultimo episodio, in cui lo sconosciuto riconosce nei cinque che lo indicano, o lo guardano stupiti, quei ragazzi che ha incontrato negli episodi narrati.

 

1 ora fa, Gianfranco P ha scritto:

(un commento flash per mandarti i) complimenti per la bella idea di ricollegare alla fine i fili dispersi. Non è solo un espediente narrativo, per via dell'effetto sorpresa finale, ma anche un garbato avvertimento sul fatto che, anche se spesso le cose ci sembrano avvenire a caso, dipende da noi trovare la logica che, in fondo, c'è poi sempre. E ci sarebbe una valenza filosofica xD

 

Grazie del tuo passaggio e dei complimenti, @Gianfranco P :)

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Il 12/9/2020 alle 21:23, Poeta Zaza ha scritto:

Porto sempre al collo il mio fazzoletto-scout giallo e viola. Ne ho diversi, e sono riconoscibile per questo. Dovessi fare una mala azione, i testimoni sarebbero concordi su questa parte del vestiario.

 

Il 12/9/2020 alle 21:23, Poeta Zaza ha scritto:

So che state parlando di me, agevolati  nel  riconoscermi dal mio sgargiante fazzolettone.

 

Hai ragione, @Alba360 . :sss: Mi sono limitata a dire che il fazzolettone lo metteva sempre, nell'episodio dello scout sacrista, dando per scontato che ce l'avesse addosso in tutti gli  altri episodi, mentre invece l'ho ripetuto solo nell'episodio finale, che lo sconosciuto indossa il fazzolettone con cui tutti e cinque lo hanno visto.

Legittima quindi la tua obiezione di prima (però la prima persona di un racconto, per me, non cambia dall'inizio alla fine...). Per me, eh! :P 

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4 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

Legittima quindi la tua obiezione di prima (però la prima persona di un racconto,

Non era una obiezione la mia. Per me ogni personaggio del tuo racconto narra la sua storia in prima persona e solo alla fine si rivela che è sempre la stessa persona. A me sembrava tutto voluto e preciso, non avevo nulla da ridire sull'impostazione della trama, anzi!

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1 minuto fa, Alba360 ha scritto:

Non era una obiezione la mia. Per me ogni personaggio del tuo racconto narra la sua storia in prima persona e solo alla fine si rivela che è sempre la stessa persona. A me sembrava tutto voluto e preciso, non avevo nulla da ridire sull'impostazione della trama, anzi!

 

Non avevo capito, grazie, Alba. Allora non è stato grave non avere caratterizzato meglio lo sconosciuto per riconoscerlo ad ogni "passo". :umh:

Grazie, sono contenta di questa tua considerazione. :rosa:

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46 minuti fa, Alessandro1982 ha scritto:

@Poeta Zaza Ciao, molto ben scritto. Purtroppo non sono un fan dei racconti (già di per sé corti) spezzati in mini racconti. Però mi è sembrato tutto molto ben studiato. Complimenti.

 

Grazie de passaggio e dei complimenti, @Alessandro1982 :)

 

Non sono proprio dei mini racconti in quanto non sono "staccati" tra di loro, ma uniti dal filo conduttore delle diverse circostanze in cui un gruppo di amici incontra lo stesso sconosciuto.

È più assimilabile a un racconto a capitoli. 

 

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Ciao @Poeta Zaza

Un’idea molto intrigante quella di far palesare lo sconosciuto dai personaggi che via via incontra negli episodi; chiaramente ognuno ne avrà una visione diversa. Un’idea quasi teatrale, sicuramente se ne potrebbe ricavare un film o un romanzo, si presterebbe molto bene.

Il compendio finale poi è davvero ben messo e appropriato, serve a riassumere le idee, i vari fili che in apparenza erano intrecciati e che invece sono ben dipanati, ognuno con un suo senso e una sua caratteristica specifici. Ottima costruzione e una scrittura che scivola liscia e senza intoppi, ben calibrata, senza troppi aggettivi o avverbi o refusi che appesantiscono, tutto al posto giusto.

Gli episodi che mi sono piaciuti di più sono Il Laccio e Asterix, per una mia questione di gusti, mentre quella del Semaforo, pur essendo carina l’ho apprezzata di meno ma perché sono io il tipo che non ama fare questi scherzi e pur divertendomi molto a vedere il film Amici miei non me la sentirei di ripeterli.

Forse rivedrei la questione del fazzolettone da scout del personaggio, ho poi capito alla fine che necessariamente doveva portarlo in tutti gli episodi, essendo una sua caratteristica peculiare, ma non risultava così evidente senza specificarlo e ci si può confondere.

Per il resto un racconto molto originale,  c'è inventiva, novità,  e ci vedo anche una nota di freschezza, un mondo "pulito",  ideale pur nelle sue quotidiane miserie che però non sono feroci, cosa che non guasta in questo mondo piatto :D... Complimenti.

 

 

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3 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Ciao @Poeta Zaza

Un’idea molto intrigante quella di far palesare lo sconosciuto dai personaggi che via via incontra negli episodi; chiaramente ognuno ne avrà una visione diversa. Un’idea quasi teatrale, sicuramente se ne potrebbe ricavare un film o un romanzo, si presterebbe molto bene.

Mi hai dato un'ottima idea! :umh:

 

3 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Il compendio finale poi è davvero ben messo e appropriato, serve a riassumere le idee, i vari fili che in apparenza erano intrecciati e che invece sono ben dipanati, ognuno con un suo senso e una sua caratteristica specifici. Ottima costruzione e una scrittura che scivola liscia e senza intoppi, ben calibrata, senza troppi aggettivi o avverbi o refusi che appesantiscono, tutto al posto giusto.

Grazie della tua autorevole  approvazione. 

 

3 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Gli episodi che mi sono piaciuti di più sono Il Laccio e Asterix, per una mia questione di gusti, mentre quella del Semaforo, pur essendo carina l’ho apprezzata di meno ma perché sono io il tipo che non ama fare questi scherzi e pur divertendomi molto a vedere il film Amici miei non me la sentirei di ripeterli.

Ma sai che non so se sono stati addirittura quei miei due amici a inventare "il gioco del semaforo"?

Erano già "rodati" quando ho assistito al loro spettacolino, seduta sul sedile posteriore, impassibile io (non avevo capito niente quindi ero spontanea). Ripartiti, ho chiesto:

"Chi salutavate?" La risposta: "E chi lo conosce?" :P

 

3 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Forse rivedrei la questione del fazzolettone da scout del personaggio, ho poi capito alla fine che necessariamente doveva portarlo in tutti gli episodi, essendo una sua caratteristica peculiare, ma non risultava così evidente senza specificarlo e ci si può confondere.

Per il resto un racconto molto originale,  c'è inventiva, novità,  e ci vedo anche una nota di freschezza, un mondo "pulito",  ideale pur nelle sue quotidiane miserie che però non sono feroci, cosa che non guasta in questo mondo piatto :D... Complimenti.

 

Lieta del tuo passaggio, a rileggerci, @Alberto Tosciri  :)

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4 ore fa, Lo scrittore incolore ha scritto:

Gestione controintuitiva della traccia, con la solita scrittura squisita a dettare ritmo e tempi narrativi. Complimenti davvero!

 

Wow! :saltello: Grazie @Lo scrittore incolore :)

 

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@Poeta Zaza ciao. Ti sei spinta davvero oltre il  solito racconto:o. Scusami se sarò sintetico, ma sono distrutto, fisicamente e mentalmente. Ripasserò con calma per comprendere al meglio l'intrigata trama. Ciao

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Il 12/9/2020 alle 21:23, Poeta Zaza ha scritto:

Avevo fatto un buon lavoro con i lacci

Anche tu hai fatto un buon lavoro di incastri, @Poeta Zaza. Un racconto un po' malinconico, vagamente surreale, venato di quel respiro poetico che fa parte della tua natura e che ormai riconoscerei tra mille. Una lettura piacevole: il testo risulta sobrio anche se molto articolato. Un'idea non facilissima da gestire. Grazie, Mariangela, e un saluto.

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44 minuti fa, Ippolita2018 ha scritto:

Anche tu hai fatto un buon lavoro di incastri, @Poeta Zaza. Un racconto un po' malinconico, vagamente surreale, venato di quel respiro poetico che fa parte della tua natura e che ormai riconoscerei tra mille. Una lettura piacevole: il testo risulta sobrio anche se molto articolato. Un'idea non facilissima da gestire. Grazie, Mariangela, e un saluto.

 

Grazie del tuo passaggio e delle parole di lode che mi rivolgi, cara @Ippolita2018 :)

 

57 minuti fa, Solitèr ha scritto:

@Poeta Zaza ciao. Ti sei spinta davvero oltre il  solito racconto:o. Scusami se sarò sintetico, ma sono distrutto, fisicamente e mentalmente. Ripasserò con calma per comprendere al meglio l'intrigata trama. Ciao

 

Ti aspetto volentieri e spero divenga per te una lettura rilassante e piacevole, @Solitèr ;)

 

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Il 12/9/2020 alle 21:23, Poeta Zaza ha scritto:

“Certo” gli ho fatto notare“ non trovi ridicolo che non sia il ladro a tagliare la corda ma il derubato?”

 

Il 12/9/2020 alle 21:23, Poeta Zaza ha scritto:

quello che mi dava la bottiglia era un paradiso artificiale ma che non mi faceva soffrire.

 

Il 12/9/2020 alle 21:23, Poeta Zaza ha scritto:

sorridere al malcapitato che si sente riconosciuto ma non si raccapezza.

 

Vedo che sei molto attenta alle virgole, per cui ti segnalo queste frasi. Prima del "ma" ci vorrebbe. Quella della bottiglia, poi, proprio la leverei di torno, un bel taglio e zac. Ti consiglio di portare il racconto in word che ti segnalerà moltissimi doppi spazi come errore blu.

 

Il 12/9/2020 alle 21:23, Poeta Zaza ha scritto:

È un carcere sperimentale che so essere diretto da un direttore che crede nel recupero, specie dei soggetti più giovani, nella cui sezione si trova rinchiuso mio nipote Giorgio.

Questa frase la riformulerei perché, perché la principale, introduttiva del nuovo episodio - zoppica ed è sospesa nel nulla.

È un carcere sperimentale nella cui sezione si trova rinchiuso mio nipote Giorgio.

 

Il 12/9/2020 alle 21:23, Poeta Zaza ha scritto:

Guida tu la tua canoa." (Sir Robert Baden-Powell)

 

Siamo sulla stessa barca è una frase fatta che si può leggere anche in senso negativo, quando al timone della barca c’è qualcuno che ti dirige nelle procelle verso gli scogli, e hai un bel remare e darti da fare, ma se la direzione è sbagliata sono guai!

A me piace meditare sul pensiero della canoa di Baden Powell. E ascoltare le prediche del mio amico Don Pippo, collegate al Vangelo della domenica,  perché ci trovo tanto buon senso e similitudine con una dottrina che di base  esclude risolutamente l'egoismo e spalanca la porta alla buona volontà ed al servizio verso il prossimo.

Non capisco a che fine hai citato la "parabola" della canoa, e infatti in seguito scrivi " me piace meditare sul pensiero della canoa di Baden Powell... E ascoltare le prediche del mio amico Don Pippo". Niente sembra legare le due cose, per cui la citazione sembrerebbe gratuita.

 

Il 12/9/2020 alle 21:23, Poeta Zaza ha scritto:

Anch’io, per un attimo,  rivolto la fodera della saccoccia, ritirandola a me.

il "ritirandola a me" non lo capisco.

 

Anch'io proprio non avevo pensato che il personaggio dei vari episodi fosse lo stesso per la diversità di situazioni e - devo dire, anche se è cosa soggettiva - delle caratteristiche personali del protagonista. Per quanto riguarda il fazzoletto - che dovrebbe essere elemento "unificante", ò citato solo nell'episodio dello scout sacrista. Trovo infine troppo improbabile che veda tutte insieme appassionatamente proprio le persone incontrate nei vari episodi.

 

Il 12/9/2020 alle 21:23, Poeta Zaza ha scritto:

sorpreso di vedermi nelle vesti di nonno (invece sono il prozio…) che spinge una carrozzella,

Questa distinzione fra nonno e prozio non l'ho capita.

 

Dopo tutto quanto sopra - opinabile e personale - e venendo al sodo, i vari episodi sono veramente gustosi, intelligenti e deliziosi, anche perché contengono alcune perle rare. Intendo il derubato che taglia la corda, piuttosto che l'amarezza dell'ex bevitore, l'arguzia dello scout, la riedizione di amici miei, ecc. Non avessi avuto l'esigenza di riunire tutti insieme per via del "gruppo", il tutto sarebbe stato ancora più apprezzabile, come annotazione solo personale del narratore.

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2 ore fa, Macleo ha scritto:

Non capisco a che fine hai citato la "parabola" della canoa, e infatti in seguito scrivi " me piace meditare sul pensiero della canoa di Baden Powell... E ascoltare le prediche del mio amico Don Pippo". Niente sembra legare le due cose, per cui la citazione sembrerebbe gratuita.

 

Veramente, il collegamento è qui, e la dottrina citata è quella degli scout dell'Agesci.:

Il 12/9/2020 alle 21:23, Poeta Zaza ha scritto:

 E ascoltare le prediche del mio amico Don Pippo, collegate al Vangelo della domenica,  perché ci trovo tanto buon senso e similitudine con una dottrina che di base  esclude risolutamente l'egoismo e spalanca la porta alla buona volontà ed al servizio verso il prossimo. 

 

2 ore fa, Macleo ha scritto:
Il 12/9/2020 alle 21:23, Poeta Zaza ha scritto:

Anch’io, per un attimo,  rivolto la fodera della saccoccia, ritirandola a me.

il "ritirandola a me" non lo capisco.

Hai presente la borsa molle dal manico lungo di legno  usata per la questua (e tornata in auge per il Covid)? Il verbo che ho scelto spiega il gesto di ripercorrere il bastone con le mani sino a ritrovarsi a contatto con la borsa. Forse non era il verbo più adatto, non so.

2 ore fa, Macleo ha scritto:

Anch'io proprio non avevo pensato che il personaggio dei vari episodi fosse lo stesso per la diversità di situazioni e - devo dire, anche se è cosa soggettiva - delle caratteristiche personali del protagonista. Per quanto riguarda il fazzoletto - che dovrebbe essere elemento "unificante", ò citato solo nell'episodio dello scout sacrista. Trovo infine troppo improbabile che veda tutte insieme appassionatamente proprio le persone incontrate nei vari episodi.

 

Allargando la visuale, potresti pensare che l'uomo del fazzolettone (hai ragione, dovevo farlo capire meglio prima) ha, nel suo quotidiano, mille incontri. Di quei mille, ecco che ne vede (e lui sì, lo dico, ha una fortissima memoria visiva), insieme, cinque. E li riconosce, a uno a uno.

2 ore fa, Macleo ha scritto:

 

Il 12/9/2020 alle 21:23, Poeta Zaza ha scritto:

sorpreso di vedermi nelle vesti di nonno (invece sono il prozio…) che spinge una carrozzella,

Questa distinzione fra nonno e prozio non l'ho capita.

Questa pensata fa parte del concetto che esprimo alla fine. Secondo me ben si incastrava nel discorso che ognuno di noi vede, nell'altro in azione, quello scontato, ovvio. Un anziano col passeggino è di sicuro un nonno! E invece no, in quel caso l'anziano sconosciuto è il fratello della nonna, tutto qui.

2 ore fa, Macleo ha scritto:

Dopo tutto quanto sopra - opinabile e personale - e venendo al sodo, i vari episodi sono veramente gustosi, intelligenti e deliziosi, anche perché contengono alcune perle rare. Intendo il derubato che taglia la corda, piuttosto che l'amarezza dell'ex bevitore, l'arguzia dello scout, la riedizione di amici miei, ecc. Non avessi avuto l'esigenza di riunire tutti insieme per via del "gruppo", il tutto sarebbe stato ancora più apprezzabile, come annotazione solo personale del narratore.

 

Sono fiera e onorata della tua recensione (e grazie per i giusti appunti tecnici che mi hai anche fatto). E sì, credo che ci rimetterò mano per farne un racconto senza il "laccio" del gruppo.

A rileggerci, @Macleo  :)

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2 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Questa pensata fa parte del concetto che esprimo alla fine. Secondo me ben si incastrava nel discorso che ognuno di noi vede, nell'altro in azione, quello scontato, ovvio. Un anziano col passeggino è di sicuro un nonno! E invece no, in quel caso l'anziano sconosciuto è il fratello della nonna, tutto qui.

 

@Macleo Acc... Ho dimenticato un retro-pensiero sulla faccenda del prozio. Lo sconosciuto, innamorato tutta la vita della sua donna proibita, non si è mai sposato.

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Ciao @Poeta Zaza

 

molto originale ma  il fatto di averlo spezzato in microstorie ha fatto perdere (ovviamente il mio è un parere del tutto personale) fluidità al racconto. 

Anche la stessa separazione visiva sulla pagina, considerata la brevità del testo, risulta un po' troppo studiata per aiutare il lettore.

 

Lo stile è piacevole e curato come sempre :) 

 

A rileggerti!

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47 minuti fa, Ilaris ha scritto:

Anche la stessa separazione visiva sulla pagina, considerata la brevità del testo, risulta un po' troppo studiata per aiutare il lettore.

 

Condivido (a posteriori): già i vari titoli staccavano, non c'era bisogno di esagerare con le interlinee a vuoto. 

 

52 minuti fa, Ilaris ha scritto:

Lo stile è piacevole e curato come sempre :) 

 

Grazie, @Ilaris :)

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Carerrima @Poeta Zaza , questa l'hai azzeccata proprio! Interpretazione della traccia originalissima, lo sconosciuto che osserva gli altri parlare di sé. I microepisodi sono tutti significativi, e la morale finale pure è ben messa. Il mio preferito quello iniziale del laccio. Il tutto ben scritto.E niente, pollice in su! (y) 

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2 ore fa, Edu ha scritto:

Carerrima @Poeta Zaza , questa l'hai azzeccata proprio! Interpretazione della traccia originalissima, lo sconosciuto che osserva gli altri parlare di sé. I microepisodi sono tutti significativi, e la morale finale pure è ben messa. Il mio preferito quello iniziale del laccio. Il tutto ben scritto.E niente, pollice in su! (y) 

 

Grazie di <3  , carerrimo @Edu.

 

È forse la seconda o terza volta che ti esprimi in questi termini di lode verso la sottoscritta, e io scrivo spesso. Incontrare il tuo pieno favore è per me un piacere. :yahoo:

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Il 18/9/2020 alle 18:02, Solitèr ha scritto:

Ripasserò con calma per comprendere al meglio l'intrigata trama. Ciao

 

Mi farebbe piacere tornassi a rileggermi. Ti aspetto. ;)

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Ciao @Poeta Zaza

 

Ognuno di questi cinque piccoli episodi potrebbe diventare un breve racconto autonomo, perché le idee sono carine e ognuna potrebbe essere sviluppata e ampliata.

 

Solo l’episodio ambientato in chiesa mi sembra più debole. A parte il dettaglio del fazzoletto non aggiunge molto al testo, l’episodio raccontato è poco significativo. Credo che manchi il contrasto che invece è presente negli altri episodi: il derubato che terrorizza il ladro prima di lasciarlo andare con tutto il bottino, il nonno in visita al nipote carcerato a cui porta i fumetti e viene scambiato per un detenuto in uscita, lo sconosciuto che prende in giro la gente al semaforo, l’ubriacone matto che in realtà non tocca alcol da una vita.

Nell’episodio dello scout punterei di più sul fazzoletto e sulle reazioni del ragazzo, che immagino trovi ridicolo il vecchietto così vestito . In fondo deve esserci un motivo se il ragazzo, poi, va a raccontare agli amici di questo incontro.

Sempre in quell’episodio, la citazione di Baden-Powell è molto lunga, prende molto spazio e forse basterebbe una breve parafrasi riassunta dal narratore. E in generale non capisco il collegamento tra la lunga citazione dedicata a Don Pippo e l’episodio delle tasche vuote.

 

Ero sicuro che stessi descrivendo una persona diversa in ogni episodio. Invece è sempre lui. Quando ho capito di essermi sbagliato la cosa mi ha infastidito. Potrebbe non essere un difetto, però. Magari non l’hai fatto di proposito, ma in questo modo il lettore si ritrova nella stessa situazione dei ragazzi: solo alla fine scopriamo che tutti quei personaggi un po’ strambi sono in realtà una persona sola.

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2 ore fa, Kuno ha scritto:

Ognuno di questi cinque piccoli episodi potrebbe diventare un breve racconto autonomo, perché le idee sono carine e ognuna potrebbe essere sviluppata e ampliata.

Onorata dell'apprezzamento e sì, sto pensando a una revisione.

 

2 ore fa, Kuno ha scritto:

Solo l’episodio ambientato in chiesa mi sembra più debole. A parte il dettaglio del fazzoletto non aggiunge molto al testo, l’episodio raccontato è poco significativo. Credo che manchi il contrasto che invece è presente negli altri episodi: il derubato che terrorizza il ladro prima di lasciarlo andare con tutto il bottino, il nonno in visita al nipote carcerato a cui porta i fumetti e viene scambiato per un detenuto in uscita, lo sconosciuto che prende in giro la gente al semaforo, l’ubriacone matto che in realtà non tocca alcol da una vita.

Nell’episodio dello scout punterei di più sul fazzoletto e sulle reazioni del ragazzo, che immagino trovi ridicolo il vecchietto così vestito . In fondo deve esserci un motivo se il ragazzo, poi, va a raccontare agli amici di questo incontro.

Sempre in quell’episodio, la citazione di Baden-Powell è molto lunga, prende molto spazio e forse basterebbe una breve parafrasi riassunta dal narratore. E in generale non capisco il collegamento tra la lunga citazione dedicata a Don Pippo e l’episodio delle tasche vuote.

Grazie dei suggerimenti, hanno senso e perché.

 

2 ore fa, Kuno ha scritto:

Ero sicuro che stessi descrivendo una persona diversa in ogni episodio. Invece è sempre lui. Quando ho capito di essermi sbagliato la cosa mi ha infastidito. Potrebbe non essere un difetto, però. Magari non l’hai fatto di proposito, ma in questo modo il lettore si ritrova nella stessa situazione dei ragazzi: solo alla fine scopriamo che tutti quei personaggi un po’ strambi sono in realtà una persona sola.

 

Mi hai dato una bella chiave di lettura, @Kuno (a cui non avevo pensato, no). Forte! :saltello:

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@Poeta Zaza ciao. Ho riletto il tuo racconto e a mente quasi fresca sono arrivato a questo. Devo fare una piccola premessa però: chi ha scelto la traccia " della merenda" ha scelto la più difficile tecnicamente. Tale traccia impegnava in una trama che non dava troppe alternative. Vi è stato chi ha ricevuto penalità per non aver costruito il rapporto a quattro; lo sconosciuto e i tre attori; chiamiamoli così. Anche te hai rischiato quasi di uscire dalla traccia. In effetti erano i tre che dovevano parlare dello sconosciuto e non diversamente. Allo stato delle cose non sappiamo cosa i tre pensassero dello sconosciuto. I tre amici, evidentemente, avranno la stessa idea di lui, per via del principio di fratellanza. La traccia parla di pareri inconciliabili tra gli amici per via della diversa esperienza fatta con lo sconosciuto. Questo risultato non lo hai raggiunto essendo una lacuna non aver fatto esprimere ad ognuno il proprio parere.

 

Il 12/9/2020 alle 21:23, Poeta Zaza ha scritto:

Primo commento

Secondo commento

 

Traccia della pausa merenda: “Lo sconosciuto”    

 

Riconoscere non è conoscere

 

Il laccio

 

Avevo fatto un buon lavoro con i lacci, facilissimi da costruire utilizzando dei comuni cavi per i freni da bicicletta, per formare un cappio con un nodo scorsoio. Credevo di  avere installato solo una trappola anti-faine nel mio terreno, per salvaguardare le galline, e invece si è dimostrata essere anche un valido antifurto.

 

La descrizione della trappola è troppo generica, forse una tagliola per orsi avrebbe fatto più effettoxD. Slegarsi da un nodo scorsoio è di una facilità immensa, a meno che tu ci sia finito appeso. Comunque l'idea di averlo preso in castagna, con le mani nel sacco è buona. Però, devo anche notare, che da buon boy scout costruire trappole non va bene, è contro le regole.

Il 12/9/2020 alle 21:23, Poeta Zaza ha scritto:

Meno male che mi trovavo lì per il mio consueto passaggio serale. Lui gridava aiuto: aveva scavalcato il cancello, saltando direttamente nel laccio. Quindi, nel procedere verso l’albero di albicocche, la sua probabile meta, il nodo scorsoio l’aveva avvinto strettamente e non riusciva a liberarsene da solo.  

Sono stato brusco e sarcastico, lo ammetto, quando ho avvicinato quell’estraneo incursore col tronchese che avevo con me:  “Un bel taglio e zac. Non sentirà lo stacco.”

Il terrore che gli ho letto negli occhi mi ha placato l’ira e sono riuscito a farlo smettere di tremare prima di operare il taglio della corda.

“Certo” gli ho fatto notare“ non trovi ridicolo che non sia il ladro a tagliare la corda ma il derubato?”

 

Tronchese per tagliare una corda? forse dovevi chiamarlo cavo. Certo che voi donne con gli attrezzi! xD Anche il suo atteggiamento sarcastico cozza con il senso d'umanità dello scout. 

Il 12/9/2020 alle 21:23, Poeta Zaza ha scritto:

Lui ha fatto una smorfia di sorriso, e mi ha chiesto scusa, dispiaciutissimo.

Si era ripreso abbastanza quando è uscito con le sue gambe dal cancello che gli tenevo aperto, ma non prima di avere mangiato una dozzina delle mie albicocche, eh!

 

Finale a lieto fine. Mi sembra strano che il tizio, dopo lo spavento, si sia messo a mangiare le tue albicocche.

Il 12/9/2020 alle 21:23, Poeta Zaza ha scritto:

 

Che spreco!

 

Il bar del 26 maggio è sempre lo stesso.

Quello dell’ultimo tavolino libero di quel giorno lontano, dopo la lezione universitaria, che mi avevi offerto di occupare con te.

C’è ancora Oscar al banco, a chiedermi:  Il solito, Ivo?

Incassa il dovuto, e mi serve la bottiglia di Whisky  Ballantine’s 30 anni, presa sotto il bancone. Prima, però, ne inghiotte un sorso: “Alla tua salute!” e me la passa. Ne annuso il contenuto (fidarsi è bene, non fidarsi è meglio), alzo la bottiglia in risposta al suo brindisi,  e esco dal locale. Vado a versare il mio carissimo whisky in un vicino tombino. Torno nel bar a consegnare il vuoto,  e nel mentre passo accanto a uno sbarbatello che non è certo il primo a sussurrarmi: “Che spreco!” e non sarà l’ultimo.

 

Seconda storia: Ivo pensa a ricordi lontani; un tuffo nel passato torna utile al racconto. Mi domando a corsa serva che annusi il costoso whisky quando lo getterà nel tombino.

Secondo me, lo sbarbatello avrebbe dovuto pensare ben altro. Però voglio andare avanti.

 

Il 12/9/2020 alle 21:23, Poeta Zaza ha scritto:

Perché bevevo? Perché lei non era mia, e quello che mi dava la bottiglia era un paradiso artificiale ma che non mi faceva soffrire. E il poco tempo che poteva dedicarmi, che mi ha dedicato, invece di appagarmi accresceva esponenzialmente il mio desiderio di lei. Ma il 26 maggio di dieci anni fa, il giorno della sua morte prematura, e del mio massimo dolore, ho capito che le dovevo almeno questo. Onorare la sua memoria con il dono della mia sobrietà. Non ho mai ceduto da allora. Ti amo, mia tenera Alma.

Ricordo le parole che lei citava, ma non faceva sue, della Dickinson:

 

quanto condivido le parole qui sotto. Comunque in questa fase del racconto, Ivo, mi appare diverso da come l'hai fatto intendere sopra.

Il 12/9/2020 alle 21:23, Poeta Zaza ha scritto:

Di' tutta la verità, ma dilla obliqua - la via curva vince….

il vero deve abbagliare per gradi o tutti sarebbero ciechi -

 

 

 

Asterix

 

È un carcere sperimentale che so essere diretto da un direttore che crede nel recupero, specie dei soggetti più giovani, nella cui sezione si trova rinchiuso mio nipote Giorgio.

 

Generalmente tutti i carceri vige la regola che i detenuti vanno educati e rinseriti nella società, ad esclusione di quelli di massima sicurezza. 

 

Il 12/9/2020 alle 21:23, Poeta Zaza ha scritto:

Vengo a trovarlo circa una volta al mese, da sei mesi che è qui, e deve scontarne ancora quattro per quella mattana che ha fatto, da recidivo. Ma ha capito, e sta imparando un mestiere, il falegname; già mi ha mostrato, da WhatsApp, la foto della panca fatta da lui e di cui è fiero.

Inoltre, legge molto e, sapendo che la settimana scorsa era il suo compleanno, gli avevo portato la mia intera raccolta di venti Asterix, che so piacergli.

Lui ne è stato entusiasta, ma mi ha pregato di lasciargliene solo due, di libri, e  di portargli gli altri man mano, ritirando i precedenti, così non rischiava che glieli rubassero. E, strizzandomi l’occhio:

“Ci metto una settimana a libro, a finirlo.”

Uscendo, ho visto passarmi davanti una coppia allacciata stretta, e lui, un bel Romeo, dall’alto della sua felicità mi ha guardato con un sorriso di incoraggiamento. Sì, davvero, potevo sembrare un detenuto in uscita, dopo una lunga pena,  con la sacca- valigia dei miei averi.

 

Mi pare strano che Ivo non indossasse il suo foulard giallo; non avrebbe creato lo scambio di persona, anche perché afferma di indossarlo sempre. 

Il 12/9/2020 alle 21:23, Poeta Zaza ha scritto:

 

Lo scout sacrista

 

“Da solo tu devi guidar la tua canoa. Questo era davvero un buon consiglio per la vita. Nel disegno che ho fatto, sei tu che stai spingendo con la pagaia la canoa, non stai remando in una barca. La differenza è che nel primo caso tu guardi dinnanzi a te, e vai sempre avanti, mentre nel secondo non puoi guardare dove vai e ti affidi al timone tenuto da altri e perciò puoi cozzare contro qualche scoglio, prima di rendertene conto.

 

ci sono anche le barche a remi. Certo il discorso potrebbe filare se non si tenesse conto che, certe decisioni devono essere condivise o collegiali.

 

 

Molta gente tenta di remare attraverso la vita in questo modo. Altri ancora preferiscono imbarcarsi passivamente, veleggiando trasportati dal vento della fortuna o dalla corrente del caso: è più facile che remare, ma egualmente pericoloso. Preferisco uno che guardi innanzi a sé e sappia condurre la sua canoa, cioè si apra da solo la propria strada.

Guida tu la tua canoa." (Sir Robert Baden-Powell)

 

 

 

Siamo sulla stessa barca è una frase fatta che si può leggere anche in senso negativo, quando al timone della barca c’è qualcuno che ti dirige nelle procelle verso gli scogli, e hai un bel remare e darti da fare, ma se la direzione è sbagliata sono guai!

A me piace meditare sul pensiero della canoa di Baden Powell. E ascoltare le prediche del mio amico Don Pippo, collegate al Vangelo della domenica,  perché ci trovo tanto buon senso e similitudine con una dottrina che di base  esclude risolutamente l'egoismo e spalanca la porta alla buona volontà ed al servizio verso il prossimo. E quando esci dalla chiesa stai ancora meditando sulle sue parole, mai sterili, mai vane spesso sferzanti, ché quando ci vuole ci vuole!

Porto sempre al collo il mio fazzoletto-scout giallo e viola. Ne ho diversi, e sono riconoscibile per questo. Dovessi fare una mala azione, i testimoni sarebbero concordi su questa parte del vestiario.

C’è chi mi trova ridicolo, lo so. Alla mia età, avere una  mania del genere... Ma chi se ne frega!

La chiesa è piccola e  ben tenuta con il contributo di una manciata di volontari.

Oggi passo io con la saccoccia a manico per la questua. In seconda fila, una faccia di tolla mi mostra il rovescio delle tasche: vuote. Anch’io, per un attimo,  rivolto la fodera della saccoccia, ritirandola a me.

 

Seconda parte che mette in risalto il vero carattere di Ivo.

 

Il 12/9/2020 alle 21:23, Poeta Zaza ha scritto:

 

 

Al semaforo

 

Una variante degli scherzi di “Amici miei”, che mi è capitato di fare ancora due settimane fa, con il mio compagno di scuola delle medie con cui siamo sempre rimasti in contatto e che era passato a trovarmi.

Quando si è fermi in doppia colonna al rosso per entrambi i mezzi che girano a sinistra o devono andare dritti, mentre a destra vanno, è d’uso comune girarsi a guardare chi ci affianca. Ebbene, a volte si incontra un viso conosciuto, anche se in modo superficiale, un semplice conoscente, ed è automatico e gentile il cenno di avvenuto riconoscimento, eseguito con un movimento affermativo del capo, e un sorriso più o meno accennato. In genere, non sopravviene l’imbarazzo di non sapere quando è il momento di distogliere lo sguardo perché il verde scatta e vai.

Diverso è se tu saluti, fingendo di riconoscerlo, uno che non conosci affatto: un perfetto sconosciuto.

Assumi l‘atteggiamento di cui sopra, e il tuo divertimento (ovviamente dissimulato) è assistere alle emozioni che via via si palesano sulla faccia ignara dell’altro:

confusione, imbarazzo, tentativo di associare le tue fattezze a un nome, e infine (visto che tu continui ad annuire e a sorridere) cedere e rispondere pari pari al tuo saluto.

Il meglio succede quando tu ti volti verso il tuo “compare” che ti siede accanto, per il tempo di sembrare dirgli: “Visto chi c’è?” e ti tiri indietro sul sedile e lui si affaccia, osserva il vicino di strada

e comincia, all’unisono con te,  ad annuire e sorridere al malcapitato che si sente riconosciuto ma non si raccapezza.

 

Lo scherzo di Ivo è roba da educande. Hai bisogno di mostrarlo anche un tipo simpatico ma la cosa non ti viene bene, secondo me:si:

Il 12/9/2020 alle 21:23, Poeta Zaza ha scritto:

 

Riconoscere non è conoscere

 

Intuisco che siete un gruppetto di amici, intenti a parlare del più e del meno sul muretto del lungomare. So che state parlando di me, agevolati  nel  riconoscermi dal mio sgargiante fazzolettone.

Io ho una memoria visiva ben sviluppata: metto sempre una faccia sopra un ricordo prima ancora che lo diventi, quando è appena un passaggio della giornata.

 

Tu che mi indichi col dito, sorpreso di vedermi nelle vesti di nonno (invece sono il prozio…) che spinge una carrozzella, sei lo sfigato del  laccio.

Tu con la bocca dimenticata aperta sei la faccia di tolla che si rovesciava le tasche in chiesa.

Tu che te la ridi allegramente sei lo sbarbatello che mi criticava lo spreco di ottimo whisky.

E ti riconosco, bel Romeo delle carceri, col pollice alzato e un largo sorriso.

E tu, ti ricordi, aggrappato al volante due settimane fa, mentre mi guardavi chiedendoti: "Ma chi è?"

 

E allora? Avete riconosciuto uno sconosciuto me come mille altri che vi attraversano per un attimo la strada e che vi è rimasto impresso per una stranezza nei modi, nel contesto, nelle decisioni bizzarre.

Ma io sono molte più immagini delle poche istantanee, diversamente distanti tra di loro, che avete scattato su di me.

 

Venendo al dunque, io vedo tre racconti dove, cara@Poeta Zaza cerchi di rivestire di moralità il tuo protagonista; che non è affatto uno sconosciuto. Mi rendo conto che la traccia era tecnicamente difficile e tu l'hai affrontata senza remore e timore, così, con la forza della sfida. ma hai stereotipato troppo Ivo. Il perbenismo che gronda non mi piace e avrei preferito che fossero stati i tre amici ad esprimere una loro opinione, invece di lasciare che lui stesso si vestisse ( senza nessun contraddittorio) di candida veste. Io credo che il degno finale avrebbe visto i tre amici, all'unisono commentare con queste parole: <  guarda quel tipo lì, con l'aria da salvatore del mondo! per quattro albicocche per poco non mi rompeva una gamba!> il secondo: < eppure lo vedi  in chiesa a raccogliere i soldi > il terzo : < va al carcere per redimere qualcuno o per lavarsi la coscienza> ed ancora: < se i soldi che sperpera per il whisky lo desse ai poveri, farebbe meglio; benemerito ipocrita berbenista> .

 

Spero di non essere frainteso, ma questo è la vera morale che si intravede dal tuo racconto e che mi sarebbe piaciuta come finale. ciao e a rileggerti.

Il 12/9/2020 alle 21:23, Poeta Zaza ha scritto:

 

 

 

 

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14 minuti fa, Solitèr ha scritto:

ciao. Ho riletto il tuo racconto e a mente quasi fresca sono arrivato a questo. Devo fare una piccola premessa però: chi ha scelto la traccia " della merenda" ha scelto la più difficile tecnicamente. Tale traccia impegnava in una trama che non dava troppe alternative. Vi è stato chi ha ricevuto penalità per non aver costruito il rapporto a quattro; lo sconosciuto e i tre attori; chiamiamoli così. Anche te hai rischiato quasi di uscire dalla traccia. In effetti erano i tre che dovevano parlare dello sconosciuto e non diversamente. Allo stato delle cose non sappiamo cosa i tre pensassero dello sconosciuto. I tre amici, evidentemente, avranno la stessa idea di lui, per via del principio di fratellanza. La traccia parla di pareri inconciliabili tra gli amici per via della diversa esperienza fatta con lo sconosciuto. Questo risultato non lo hai raggiunto essendo una lacuna non aver fatto esprimere ad ognuno il proprio parere.

Hai ragione in parte. La fisiognomica, i gesti, le espressioni facciali "parlano" anch'esse. E il bel Romeo che l'ha visto uscire di galera, ad esempio, e che gli ha rivolto un sorriso di incoraggiamento, dirà di certo ai suoi amici che crede sia un ex detenuto.

 

19 minuti fa, Solitèr ha scritto:

La descrizione della trappola è troppo generica, forse una tagliola per orsi avrebbe fatto più effettoxD. Slegarsi da un nodo scorsoio è di una facilità immensa, a meno che tu ci sia finito appeso. Comunque l'idea di averlo preso in castagna, con le mani nel sacco è buona. Però, devo anche notare, che da buon boy scout costruire trappole non va bene, è contro le regole.

Conoscere le regole per poterle infrangere.

19 minuti fa, Solitèr ha scritto:

 

Tronchese per tagliare una corda? forse dovevi chiamarlo cavo. Certo che voi donne con gli attrezzi! xD Anche il suo atteggiamento sarcastico cozza con il senso d'umanità dello scout. 

Era l'attrezzo che aveva in mano in quel momento. E ha fatto la faccia feroce senza cattiveria, come ha poi dimostrato. Tanto da far pensare per un momento al "ladro". "questo mi ammazza".

19 minuti fa, Solitèr ha scritto:
Quota

Lui ha fatto una smorfia di sorriso, e mi ha chiesto scusa, dispiaciutissimo.

Si era ripreso abbastanza quando è uscito con le sue gambe dal cancello che gli tenevo aperto, ma non prima di avere mangiato una dozzina delle mie albicocche, eh!

 

Finale a lieto fine. Mi sembra strano che il tizio, dopo lo spavento, si sia messo a mangiare le tue albicocche.

Si vede che è riuscito a tranquillizzarlo per bene.

19 minuti fa, Solitèr ha scritto:
Quota

 “Alla tua salute!” e me la passa. Ne annuso il contenuto (fidarsi è bene, non fidarsi è meglio), alzo la bottiglia in risposta al suo brindisi,  e esco dal locale. Vado a versare il mio carissimo whisky in un vicino tombino. Torno nel bar a consegnare il vuoto,  e nel mentre passo accanto a uno sbarbatello che non è certo il primo a sussurrarmi: “Che spreco!” e non sarà l’ultimo.

 

Seconda storia: Ivo pensa a ricordi lontani; un tuffo nel passato torna utile al racconto. Mi domando a corsa serva che annusi il costoso whisky quando lo getterà nel tombino.

È un  rito, ed è importante per Ivo dimostrare ogni volta che resisterà al profumo del liquore, e non ricadrà nel vizio. E che il barista non lo freghi.

19 minuti fa, Solitèr ha scritto:

Secondo me, lo sbarbatello avrebbe dovuto pensare ben altro. Però voglio andare avanti.

Perché? Chiunque avrebbe pensato: Che spreco, secondo me. Si tratta di centinaia di euro.

19 minuti fa, Solitèr ha scritto:

 

Quota

Perché bevevo? Perché lei non era mia, e quello che mi dava la bottiglia era un paradiso artificiale ma che non mi faceva soffrire. E il poco tempo che poteva dedicarmi, che mi ha dedicato, invece di appagarmi accresceva esponenzialmente il mio desiderio di lei. Ma il 26 maggio di dieci anni fa, il giorno della sua morte prematura, e del mio massimo dolore, ho capito che le dovevo almeno questo. Onorare la sua memoria con il dono della mia sobrietà. Non ho mai ceduto da allora. Ti amo, mia tenera Alma.

Ricordo le parole che lei citava, ma non faceva sue, della Dickinson:

 

quanto condivido le parole qui sotto. Comunque in questa fase del racconto, Ivo, mi appare diverso da come l'hai fatto intendere sopra.

È una persona anziana, e nel corso della vita ha provato, come tutti, diverse esperienze, distanti anni luce le une dalle altre. Perché diverso?

Ognuno di noi è stato "diverso" da come la gente ci dipinge, non trovi? Non abbiamo un unico modo di essere, né un vestito a stagione.

 

29 minuti fa, Solitèr ha scritto:

Generalmente tutti i carceri vige la regola che i detenuti vanno educati e rinseriti nella società, ad esclusione di quelli di massima sicurezza. 

 

Quota

Uscendo, ho visto passarmi davanti una coppia allacciata stretta, e lui, un bel Romeo, dall’alto della sua felicità mi ha guardato con un sorriso di incoraggiamento. Sì, davvero, potevo sembrare un detenuto in uscita, dopo una lunga pena,  con la sacca- valigia dei miei averi.

 

Mi pare strano che Ivo non indossasse il suo foulard giallo; non avrebbe creato lo scambio di persona, anche perché afferma di indossarlo sempre. 

E infatti sicuramente lo indossa. Ma perché dici questo? Chiunque può avere il vezzo di indossarlo, quindi anche un detenuto, o un ex detenuto, o un parente in visita al carcere.

 

 

29 minuti fa, Solitèr ha scritto:
Quota

ci sono anche le barche a remi. Certo il discorso potrebbe filare se non si tenesse conto che, certe decisioni devono essere condivise o collegiali.

Ero convinta che invece si capissero tutte e due le situazioni. Rivedrò l'argomento-

 

 

34 minuti fa, Solitèr ha scritto:
Quota

Oggi passo io con la saccoccia a manico per la questua. In seconda fila, una faccia di tolla mi mostra il rovescio delle tasche: vuote. Anch’io, per un attimo,  rivolto la fodera della saccoccia, ritirandola a me.

Seconda parte che mette in risalto il vero carattere di Ivo.

Ivo è anche questo, ma non vuol dire che nelle altre situazioni non sia comunque se stesso.

 

35 minuti fa, Solitèr ha scritto:
Quota

Il meglio succede quando tu ti volti verso il tuo “compare” che ti siede accanto, per il tempo di sembrare dirgli: “Visto chi c’è?” e ti tiri indietro sul sedile e lui si affaccia, osserva il vicino di strada

e comincia, all’unisono con te,  ad annuire e sorridere al malcapitato che si sente riconosciuto ma non si raccapezza.

 

Lo scherzo di Ivo è roba da educande. Hai bisogno di mostrarlo anche un tipo simpatico ma la cosa non ti viene bene, secondo me:si:

 

Ivo si diverte a fare questa personale rivisitazione di "Amici miei". Questo ho voluto far vedere.

(Così come mi sono divertita io e ero già grandicella).

 

37 minuti fa, Solitèr ha scritto:

Venendo al dunque, io vedo tre racconti

cinque

37 minuti fa, Solitèr ha scritto:

dove, cara@Poeta Zaza cerchi di rivestire di moralità il tuo protagonista; che non è affatto uno sconosciuto.

Non era il mio intento, anzi, mi dispiace di averlo reso troppo "buono" perché non era la mia intenzione. È uno sconosciuto per i cinque amici che alla fine lo riconoscono nel nonno che non è.

37 minuti fa, Solitèr ha scritto:

Mi rendo conto che la traccia era tecnicamente difficile e tu l'hai affrontata senza remore e timore, così, con la forza della sfida. ma hai stereotipato troppo Ivo. Il perbenismo che gronda non mi piace e avrei preferito che fossero stati i tre amici ad esprimere una loro opinione, invece di lasciare che lui stesso si vestisse ( senza nessun contraddittorio) di candida veste. Io credo che il degno finale avrebbe visto i tre amici, all'unisono commentare con queste parole: <  guarda quel tipo lì, con l'aria da salvatore del mondo! per quattro albicocche per poco non mi rompeva una gamba!> il secondo: < eppure lo vedi  in chiesa a raccogliere i soldi > il terzo : < va al carcere per redimere qualcuno o per lavarsi la coscienza> ed ancora: < se i soldi che sperpera per il whisky lo desse ai poveri, farebbe meglio; benemerito ipocrita berbenista> .

 

Spero di non essere frainteso, ma questo è la vera morale che si intravede dal tuo racconto e che mi sarebbe piaciuta come finale. ciao e a rileggerti.

 

Se tu ci hai visto questo, ne prendo atto. Il lettore è come se fosse uno degli amici che vede quello che vuole nello sconosciuto.

Il 24/9/2020 alle 17:57, Kuno ha scritto:

Potrebbe non essere un difetto, però. Magari non l’hai fatto di proposito, ma in questo modo il lettore si ritrova nella stessa situazione dei ragazzi: solo alla fine scopriamo che tutti quei personaggi un po’ strambi sono in realtà una persona sola.

 

Caro @Solitèr :)

mi serve molto questo parere, e ti ringrazio per tutte le tue utili argomentazioni.

 

Ma ti devo fare, come mio commentatore, e a salvaguardia dei nostri "colleghi" di penna commentati da te in futuro, un grosso appunto e monito: :fuck:

 

Non si cita tutto il racconto del commentato perché, se un domani questi volesse partecipare a un concorso, o inviarlo in pubblicazione altrove, potrebbe non bastare 

chiederne la cancellazione allo Staff. Si riesce a leggere per intero anche nelle risposte, che restano in vista, ossia nella tua! xD

 

 

 

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