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Macleo

[MIXL2] Spy Story

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commento

 

 

Traccia di mezzogiorno: “Il gruppo”

 

 

Come tutti ormai sanno, anche se non dovrebbero, io sono una spia. In realtà lo sono sempre stato, da ragazzo e persino da bambino. Ce l’ho nel sangue, è nel mio DNA.

A scuola, quando qualcuno faceva qualcosa che non doveva senza farsi scoprire, la maestra chiedeva chi fosse stato. In teoria domandava alla classe, ma guardava solo me fisso negli occhi. Sapeva bene che le avrei dato subito la risposta che attendeva.

«È stato Belotti!»

Oppure:

«Fantini ha rubato la merendina a Grosso e l'ha nascosta nel banco!»

Insomma, ero una sicurezza e, già allora, avevo mille occhi e sapevo tutto di tutti. Che è la quintessenza dell’essere una spia, perché si deve essere sempre in grado di ricattare gli altri, costringendoli in un angolo.

Da ragazzo, poi, la mia attività s’intensificò perché, con il crescere dell’età, sale esponenzialmente anche il numero dei nostri segreti, spesso mal custoditi.

«Professore, Borsieri si sta facendo una pippa con un giornalino pornografico!»

«Professoressa, Bassetti ha una canna in tasca!»

E così via.

A casa avevo decine e decine di dossier molto ben nascosti: anche perché i primi due, parecchio corposi, riguardavano i miei genitori che si guardavano bene dal contraddirmi o dal contrariarmi in qualunque modo.

Al quarto anno di università, finalmente, il mio sogno si avverò. Fui infatti reclutato da un insegnante che lavorava per i servizi segreti e potei entrare nell’agognata organizzazione, della quale compresi presto e senza sforzo dinamiche e regole.

Come ho accennato all’inizio, sarebbe molto meglio se la mia professione fosse tenuta riservata, ma con mia moglie è impossibile. Non sopporta, infatti, che io passi per un insignificante impiegato ministeriale, e quindi non perde l'occasione di puntualizzare con tutti che in effetti sono ben altro, una spia per l'appunto. E dopo averlo rivelato a voce bassa, guardandosi sospettosamente intorno, si raccomanda sempre con la persona con la quale sta parlando di non dire niente a nessuno.

Ma quando mai! Se mi vedono entrare al bar, subito qualcuno dice: «attenti, arriva lo spione!», e quelli che stanno giocando a carte, le chiudono subito e se le tengono ben coperte in mano.

Non a caso ho detto "se mi vedono entrare", perché questo succede molto di rado. La prima cosa che ti insegnano al corso, infatti, è quella di confonderti nella massa. Dobbiamo avere un aspetto assolutamente anonimo: che non si noti e, men che meno, si possa ricordare: altro che James Bond! Con quella faccia e tutti quei peli sul petto e in giro, quasi inestricabili nelle parti basse, nessun servizio segreto l’avrebbe mai assunto.

Nel mio caso, invece, quando entro nel bar quasi mai se ne accorgono, e sin qui tutto bene. Il problema nasce quando devo ordinare, dato che per chi serve al banco è come se fossi trasparente, anche se mi sbraccio ed urlo. Non è che lo facciano apposta, è proprio che non mi vedono. Ma che ci posso fare? È la mia seconda natura e mi viene spontaneo e naturale di confondermi sullo sfondo o tra la gente.

Ogni volta poi, se anche riesco ad ordinare la colazione, il barista con la tazza fumante in mano chiede: «ma dov'è il signore che era qui un attimo fa?». Mentre io sono proprio lì, davanti ai suoi occhi, e sto tentando di farmi notare in ogni modo. E mi chiama ancora "signore", quando da trent'anni gli ordino la stessa colazione che non può non ricordare. Un cappuccino e tre brioche: una con la Nutella, la seconda con la marmellata e l'ultima con il succo d'acero e le noci Pekan. Perché noi agenti segreti abbiamo bisogno di molte energie per i pedinamenti e, quasi sempre, non ce la facciamo a fermarci a mangiare a mezzogiorno: per cui i buoni pasto segreti li diamo alle mogli per farci la spesa.

Ma dell’attività sul campo parlerò più tardi. Tornando un attimo indietro a proposito delle mie capacità mimetiche, anche nelle fotografie non vengo praticamente mai. Nell'istantanea si vede mia moglie, i miei suoceri, una coppia di amici, magari uno che passa in bicicletta, ma io non ci sono. Proprio come se non fossi stato in posa con gli altri, al mio posto c'è il paesaggio. È che, per formazione professionale, noi agenti segreti siamo allenati a non impressionare le pellicole, come pure – dopo un corso d’aggiornamento - i pixel ed i bit delle moderne macchine fotografiche e dei cellulari. Nella peggiore delle ipotesi, se qualche volta veniamo nelle immagini, risultiamo completamente sfuocati e sgranati, come i nazisti nelle foto di quand'erano in accademia. Tante volte io stesso, davanti allo specchio, ho difficoltà a farmi la barba perché il rasoio si vede, ma la faccia dov'è?

E, come ho detto, anche se uno riesce a vedermi, poi non mi ricorda, proprio come se non mi avesse mai visto. Persino mia moglie, che ogni tanto va da sua madre e ci resta un paio di giorni, quando torna e mi trova in cucina o seduto davanti alla televisione, regolarmente fa uno zompo e si mette a strillare chiedendomi chi sono, cosa voglio e che diavolo ci faccio a casa sua.

Pure sul lavoro ci sono problemi di questo genere perché tutti siamo addestrati allo stesso modo e, noi stessi, abbiamo difficoltà a vederci ed a distinguerci. Così continuiamo ad urtarci, a rovesciarci addosso il caffè e a prendere zuccate l'uno contro l'altro.

Sempre nell'ottica non dare nell'occhio, i nostri nomi e cognomi sono insignificanti e comuni, molto simili o addirittura identici: in genere ci chiamiamo Mario Rossi o Mario Bianchi. Ed è per questo, anche se pochi lo sanno, che è nata l'esigenza di avere un numero progressivo che serva a distinguerci. Dato che i numeri bassi li hanno i soliti raccomandati amici di politici e cardinali, attualmente il mio è lo 007543979, ma a mia moglie faccio credere di essere molto più avanti nella graduatoria.

Come potete capire proprio dal numero, siamo veramente in molti. A partire dal 2007 esistono due Servizi Segreti, che adesso si chiamano Agenzie perché va molto di moda questo termine che richiama – senza neppure lontanamente poterla emulare - l'efficienza degli enti di diritto privato.

Per sua natura intrinseca, ciascuna Agenzia spia l'altra per scoprire cosa diavolo stia facendo. Inoltre, dato che ambedue si occupano di informazioni, ognuna cerca di scoprire quali siano in possesso dell'altra. C'è poi anche un Dipartimento, che dipende dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, che ha il compito di controllare cosa stiano facendo le Agenzie e di accertare quali informazioni siano in loro possesso. È altresì chiaro che anche le due Agenzie controllate hanno interesse di conoscere quali controlli su di loro stia svolgendo il Dipartimento controllante e di quali informazioni sia in possesso.

Se mi sono un po’ dilungato, è per farvi comprendere in cosa consista il mio lavoro.

Ogni mattina entro al Ministero e vado nella mia stanza segreta, dopo averla cercata come un disperato per almeno un'ora. Sulla scrivania trovo una busta, che all’interno ha un foglio con scritto un numero che inizia per 007. A questo proposito, dovete sapere che la mia Agenzia, se in molte cose è all'avanguardia, in altre è piuttosto tradizionalista. Quindi, proprio come una volta, dopo avere imparato a memoria il numero, il foglio ce lo dobbiamo mangiare insieme alla busta. E sono anni che chiediamo alla Direzione di non utilizzare fogli A4 e buste grandi, ma bigliettini da visita leggeri. Macché, sembra di parlare al vento! Ogni protesta è vana e le giornate di lavoro devono sempre iniziare con un groppo sullo stomaco.

Comunque, come forse avrete capito, il mio compito è quello pedinare un agente segreto dell'altra Agenzia che pedina un'agente segreto della mia agenzia o della sua stessa Agenzia o del Dipartimento; oppure di pedinare un agente del Dipartimento che pedina un agente segreto di una delle due Agenzie o anche un suo collega del Dipartimento; o anche di pedinare un'agente segreto della mia stessa Agenzia che segue un agente segreto dell'altra Agenzia o del Dipartimento. Ovviamente ognuno degli agenti pedinati, a sua volta ne pedina un altro, Dio solo sa sino a che livello.

Per quanto riguarda le tecniche di pedinamento, sono quelle ben note. Non si fa altro che saltare su un tassì dicendo «segua quell'auto!», piuttosto che iniziare il solito balletto dentro e fuori il vagone della metropolitana: per poi fare il salutino di rito, o alzare il medio, se il gioco è riuscito e l'altro agente è restato fuori e tu sei dentro, o viceversa. Però capita anche di prendersi la porta del metrò nelle palle, il che succede quando si resta a metà strada fra il dentro ed il fuori.

Da quanto vi ho detto sin’ora, credo che cominciate a capire il motivo della ressa nel metrò e sui mezzi pubblici che c'è tutti i santi giorni a Roma. Né credo di esagerare affernando che la massa in movimento è costituita per circa l'85% da agenti segreti che si inseguono, mentre il 15% sono turisti perché i romani si guardano bene dall'andare in giro nelle ore in cui sanno che gli agenti segreti sono occupati nei pedinamenti.

Devo ancora precisare che oggi, dopo i soliti scandali ed abusi, tutto è controllato sino all’ultimo euro e occorre chiedere lo scontrino, la ricevuta o la fattura di tutti i mezzi utilizzati, se no va a finire che non ti rimborsano un tubo e ci rimetti anche del tuo. Per cui è normale che l'agente segreto oggetto del pedinamento si fermi, attendendo pazientemente l'ottenimento del giustificativo da parte del suo inseguitore prima di ricominciare a muoversi. Se non lo facesse, infatti, si potrebbe trovare a mal partito quando dovesse toccargli la parte del pedinatore.

Insomma, credo di avere parecchio spoetizzato questo lavoro, e un po' mi spiace. So a cosa state pensando adesso, però, ovvero alle splendide femmine con le quali gli 007 dei film hanno a che fare, ma non vi dovete dimenticare che il mio numero è lo 007543979. Non faticherete quindi a immaginare che genere di racchie, quasi sempre anche parecchio anziane, mi debba trovare tra i piedi in atteggiamento seduttivo. Sto parlando ovviamente di donne agenti segreti dell'altra Agenzia o del Dipartimento, o magari anche della mia stessa Agenzia, ma devo ancora scoprire dove riescano a reclutarne di così brutte, anche se immagino che ciò abbia a che fare con i tagli della Pubblica Amministrazione. E naturalmente, quando siamo a letto con loro, qualcosa a queste poverette dobbiamo pur dirglielo, qualche informazione occorre fornirgliela, perché tutti dobbiamo vivere.

Ho ancora poco da dirvi, a questo punto. Se non che, nel tempo libero, poiché nell'anima resto sempre una spia in servizio permanente attivo, le giornate le passo solo in due modi. O smontando casa mia palmo a palmo per cercare microfoni, telecamere nascoste, cimici e microspie - che sino ad ora non ho mai trovato -, oppure pedinando mia moglie sulla quale ho ormai un dossier alto mezzo metro senza peraltro avere mai avuto la soddisfazione di beccarla in situazioni compromettenti: il che è parecchio frustante.

Per finire, anche andare in vacanza somiglia al lavoro. Quando partiamo per il mare o la montagna, so tutto sull'albergatore ed il personale dell'hotel perché ho spulciato i loro dossier. Come pure so già - e anche su di loro ho assunto le necessarie informazioni -, che tutti gli altri ospiti sono agenti segreti di una delle due Agenzie o del Dipartimento. Questo perché l'Ufficio Amministrativo Centrale della Ragioneria dello Stato conclude per tutti i soggetti le stesse convenzioni con i medesimi alberghi: quelli che pagano una tangente ragionevole. Così, per tutto il tempo del soggiorno, ognuno di noi fa finta che gli altri ospiti siano persone qualunque, ma in realtà li controlla strettamente, indaga su di loro, li pedina, ci parla insieme per tentare di farli cadere iin contraddizione, cerca di ubriacarli per carpire loro qualche segreto, prova a sedurne le mogli per ottenere informazioni, e così via.

Perché tutti noi siamo spie, lo siamo nel profondo e lo saremo sempre: anche in vacanza e anche quando saremo in pensione. Se mai ci arriveremo, però, vista la vita stressante e pericolosa che ci tocca condurre giorno dopo giorno nell’interesse della nostra Nazione. Che, come dicono sempre alla televisione, è il Paese più bello del mondo.

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Da dove comincio? Sì, senz'altro dalle risate. Per forza dalle risate. Cito in modo sparso:

Il 12/9/2020 alle 17:30, Macleo ha scritto:

Non faticherete quindi a immaginare che genere di racchie, quasi sempre anche parecchio anziane, mi debba trovare tra i piedi in atteggiamento seduttivo.

Qui sono morto. La parola racchie ha il potere di farmi ridere sguaiatamente e qui arriva a enfatizzare una roba che uno si aspetta e non vede l'ora di leggerla, visto il completo ribaltamento di questo personaggio rispetto ai canoni abituali.

 

Il 12/9/2020 alle 17:30, Macleo ha scritto:

Però capita anche di prendersi la porta del metrò nelle palle, il che succede quando si resta a metà strada fra il dentro ed il fuori.

Anche qui, morto. Perché hai saputo creare un climax semplicemente perfetto, con tutto l'immaginario degli inseguimenti "fighi" in metropolitana, i quali terminano in questi modi così esagerati da far pensare che davvero i nemici più temibili di una spia siano le coincidenze delle metropolitane.

 

Il 12/9/2020 alle 17:30, Macleo ha scritto:

Macché, sembra di parlare al vento! Ogni protesta è vana e le giornate di lavoro devono sempre iniziare con un groppo sullo stomaco.

Altra immensa gemma. Altra abitudine a cui i film di spie ci hanno abituati, che qui viene portata all'estremo assoluto e ci dà coscienza di come questo personaggio sia davvero votato alla missione, a nient'altro di diverso. La sua abnegazione è tutta in questa colazione extra alla cellulosa a cui è costretto ogni mattina.

 

Dopo le risate, diffuse e rumorose, ci tengo a sottolinearlo, vado con un'analisi più approfondita.

Il testo si legge che è una meraviglia e lo stile è così prono e servizievole alla trama, da dare al tutto un ritmo fluido e mai domo. Il personaggio (ottima la prima persona, che rende tutto più partecipato) ci confida cose, ci rende quasi colleghi, facendo a volte riflessioni, a volte confessioni di segreti segretissimi che in realtà sono sotto la luce del sole. Non ce n'è una che non funzioni e tutte le gag vengono costruite con un sapiente ambientamento del lettore nel fatto specifico, con richiami alle spy stories più note, così da dare poi il colpo vincente e far ridere di gusto chi legge.

L'unico dubbio, che è solo legato in realtà al contest, è dove sia il gruppo della traccia.

Parliamoci chiaro: il testo funziona in modo magistrale e quasi avevo dimenticato quale fosse il tema, ma poi ho riletto con attenzione ed effettivamente, anche a patto che il gruppo sia quello di noi tutti che siamo spie come il protagonista, o un gruppo ristretto fra il lettore e il protagonista, mi sembra un po' una traccia esaurita in modo troppo labile.

Gran peccato, perché la storia funziona dalla prima lettera al punto finale e, nonostante la maggiore lunghezza, sempre imposta dal contest specifico, si legge senza mai troppe difficoltà, scorrendo come e forse meglio dei suoi fratelli più ristretti del MI classico.

Attendo un tuo chiarimento sulla traccia, perché magari volevi trasmetterla in qualche modo che non ho colto e mi dispiacerebbe, visto che il testo, mi ripeto, è una sinfonia narrativa che coglie tutte le note. <3

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Grazie del commento, @Lo scrittore incolore, contento che il testo ti abbia fatto ridere.

Quanto all'aderenza alla traccia, essa fa riferimento a un "gruppo con le sue leggi e le sue dinamiche: dalla confraternita universitaria stile college U.S.A. a un gruppo di hacker nel dark web, dalla setta religiosa al gruppo di gattofili". Qui tratto della confraternita degli spioni, che è una professione o un lavoro ma, come nel caso del protagonista, prima di tutto una passione vissuta sin da bambino, quasi a portarlo ad essere in realtà l'adepto di una particolare setta. Del resto, basta leggere la nozione di "gruppo" sulla Treccani la quale, partendo dalla nozione generale "Insieme di più cose o persone, distinte l’una dall’altra, ma riunite insieme in modo da formare un tutto", va a comprendere un universo incredibilmente variegato "di persone o istituzioni, unite fra loro da ideali o principî comuni o collegati per il raggiungimento di determinati scopi", citando in dettaglio proprio classi particolari di dipendenti pubblici o militari. Una vera e propria galassia, quindi, dalla quale, dovendo fare un racconto, escluderei solo il gruppo elettrogeno. Insomma, mi sembra chiaro che chi ha ideato la traccia volesse far riferimento alle caratteristiche che legano un insieme: non certo quindi un gruppo casuale, ma organizzato come quello oggetto del racconto. Ho scelto le spie, perché dei ragionieri, dei geometri e dei critici commentatori avevo già trattato in passato.

Per finire devo dirti che tutte queste elucubrazioni le ho scritte ovviamente a posteriori poiché, quando ho letto la traccia e ho pensato al mio spione, non mi sono posto particolari problemi semantici.

A questo punto mi viene da rovesciare il problema, perché in realtà non ho ben compreso cosa ti porti ad avere tanti dubbi al riguardo. Forse essi potrebbe essere sciolti se mi citassi, al di là di quelli evidenziati nella descrizione della traccia, tipologie di "gruppi" che, a tuo avviso, potrebbero "centrare" quanto richiesto.

Tutto ciò, quindi, senza scomodare in alcun modo le varie affermazioni fatte dai componenti dello staff in passato, i quali hanno chiarito che le tracce rappresentano solo un "la" ispirativo  per lo svolgimento di un lavoro e non devono essere prese troppo alla lettera. Cosa che, invece, in tutta onestà credo di aver fatto.

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10 minuti fa, Macleo ha scritto:

Grazie del commento, @Lo scrittore incolore, contento che il testo ti abbia fatto ridere.

Quanto all'aderenza alla traccia, essa fa riferimento a un "gruppo con le sue leggi e le sue dinamiche: dalla confraternita universitaria stile college U.S.A. a un gruppo di hacker nel dark web, dalla setta religiosa al gruppo di gattofili". Qui tratto della confraternita degli spioni, che è una professione o un lavoro ma, come nel caso del protagonista, prima di tutto una passione vissuta sin da bambino, quasi a portarlo ad essere in realtà l'adepto di una particolare setta. Del resto, basta leggere la nozione di "gruppo" sulla Treccani la quale, partendo dalla nozione generale "Insieme di più cose o persone, distinte l’una dall’altra, ma riunite insieme in modo da formare un tutto", va a comprendere un universo incredibilmente variegato "di persone o istituzioni, unite fra loro da ideali o principî comuni o collegati per il raggiungimento di determinati scopi", citando in dettaglio proprio classi particolari di dipendenti pubblici o militari. Una vera e propria galassia, quindi, dalla quale, dovendo fare un racconto, escluderei solo il gruppo elettrogeno. Insomma, mi sembra chiaro che chi ha ideato la traccia volesse far riferimento alle caratteristiche che legano un insieme: non certo quindi un gruppo casuale, ma organizzato come quello oggetto del racconto. Ho scelto le spie, perché dei ragionieri, dei geometri e dei critici commentatori avevo già trattato in passato.

Per finire devo dirti che tutte queste elucubrazioni le ho scritte ovviamente a posteriori poiché, quando ho letto la traccia e ho pensato al mio spione, non mi sono posto particolari problemi semantici.

A questo punto mi viene da rovesciare il problema, perché in realtà non ho ben compreso cosa ti porti ad avere tanti dubbi al riguardo. Forse essi potrebbe essere sciolti se mi citassi, al di là di quelli evidenziati nella descrizione della traccia, tipologie di "gruppi" che, a tuo avviso, potrebbero "centrare" quanto richiesto.

Tutto ciò, quindi, senza scomodare in alcun modo le varie affermazioni fatte dai componenti dello staff in passato, i quali hanno chiarito che le tracce rappresentano solo un "la" ispirativo  per lo svolgimento di un lavoro e non devono essere prese troppo alla lettera. Cosa che, invece, in tutta onestà credo di aver fatto.

Il chiarimento che cercavo e che avevo intuito. Lungi da me voler disquisire dell'aderenza. Era solo una curiosità da lettore, tutto qua! Grazie per il chiarimento e, di nuovo, per le risate <3

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@Macleo

Il 12/9/2020 alle 17:30, Macleo ha scritto:

Nell'istantanea si vede mia moglie, i miei suoceri, una coppia di amici, magari uno che passa in bicicletta, ma io non ci sono. Proprio come se non fossi stato in posa con gli altri, al mio posto c'è il paesaggio. È che, per formazione professionale, noi agenti segreti siamo allenati a non impressionare le pellicole, come pure – dopo un corso d’aggiornamento - i pixel ed i bit delle moderne macchine fotografiche e dei cellulari. Nella peggiore delle ipotesi, se qualche volta veniamo nelle immagini, risultiamo completamente sfuocati e sgranati, come i nazisti nelle foto di quand'erano in accademia. Tante volte io stesso, davanti allo specchio, ho difficoltà a farmi la barba perché il rasoio si vede, ma la faccia dov'è?

La tua faccia dov’è?  Una spy story a tratti esilarante. Hai caricato al massimo il tuo protagonista, una sorta di Mr. Bean de noantri.

Una caricatura ben riuscita di una spia in un mondo di spiati. 
La scrittura è agile e la lettura regala momenti di ilarità. 

Il 12/9/2020 alle 17:30, Macleo ha scritto:

Ogni mattina entro al Ministero e vado nella mia stanza segreta, dopo averla cercata come un disperato per almeno un'ora. S

Questa mi è piaciuta assai.

 

In generale un buon racconto leggero al punto giusto, ma che al contempo, offre spunti di riflessione più ampi.

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10 ore fa, Lo scrittore incolore ha scritto:

Era solo una curiosità da lettore

Se è curiosità, c'è ben di più di ciò che ho scritto.

Qualche anno fa, prima di inoltrarci nel torrente Frodolfo, io e un amico - attualmente agli arresti domiciliari -, ci fermammoi su un tavolo dell'area pic-nic per appiattire con un martello gli aridglioni degli ami e delle ancorette degli artificiali, da poco tempo fuori legge.

Si avvicina un tipo e ci racconta che è pensionato ma - e questo è un segreto, non ditelo a nessuno - era stato agente segreto. Continua quindi a parlare e non la smette più sino a quando, distrutti, non lo mandiamo gentilmente a cagare recandoci nel luogo di pesca. Così ora sai tutto e, se un giorno scriverai la mia biografia, potrai citare questo divertente episodio.

Giorgio

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8 ore fa, @Monica ha scritto:

In generale un buon racconto leggero al punto giusto, ma che al contempo, offre spunti di riflessione più ampi

Grazie, @@Monica. Gli spunti di riflessione più ampi, credo che non possano che riguardare la realtà della pubblica amministrazione. Forse ho esagerato per divertire, ma non molto. Senti questa.

Alla fine degli anni '60 ero militare a Milano. Il colonnello aveva un terrazzo e fu incuriosito da un'articolo sugli umidificatori da fiori. In effetti eravamo proprio agli albori di questi impianti, che in seguito ebbero grande fortuna. Da un'accurata ricerca risultò che, al momento, erano commercializzati solo da un negozio di Roma. Così partimmo per una missione di due giorni regolarmente autorizzata dal dipartimento Armi e Munizioni, al quale ero in forza. Eravamo io, il maggiore, il tenente e il maresciallo.

Purtroppo, prima che umidificatori arrivassero, il colonnello andò al mare per le vacanze estive lasciandomi l'incombenza di annaffiare il terrazzo. Però ebbi una inaspettata licenza e il terrazzo seccò completamente, con buona pace degli umidificatori.

Che storia triste!

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28 minuti fa, Macleo ha scritto:

Se è curiosità, c'è ben di più di ciò che ho scritto.

Qualche anno fa, prima di inoltrarci nel torrente Frodolfo, io e un amico - attualmente agli arresti domiciliari -, ci fermammoi su un tavolo dell'area pic-nic per appiattire con un martello gli aridglioni degli ami e delle ancorette degli artificiali, da poco tempo fuori legge.

Si avvicina un tipo e ci racconta che è pensionato ma - e questo è un segreto, non ditelo a nessuno - era stato agente segreto. Continua quindi a parlare e non la smette più sino a quando, distrutti, non lo mandiamo gentilmente a cagare recandoci nel luogo di pesca. Così ora sai tutto e, se un giorno scriverai la mia biografia, potrai citare questo divertente episodio.

Giorgio

Beh, d'accordo ahahaha!

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Ciao @Macleo

 

Grazie per avermi fatto ridere di gusto (ci dovresti mettere uno spoiler iniziale in cui consigli di evitare di bere, durante la lettura: io a momenti mi ci strozzavo). 

Il racconto è estremamente coerente, dall'inizio alla fine, nei suoi aspetti surreali e comici, a tratti geniali, e lo stile è come sempre ineccepibile. 

Complimenti e complimenti

A rileggerti :)

 

 

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19 minuti fa, Ilaris ha scritto:

Complimenti e complimenti

A rileggerti

Grazie mille, Ilaris. Che bel nome appropriato al genere di lettura!

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Ciao @Macleo

Alla fine di questa fantastica storia mi è venuto in mente di dire: "Il gruppo più pazzo del mondo", parafrasando la serie cinematografica dell'aereo più pazzo del mondo, perché mi ha davvero fatto ridere allo stesso modo. Sei stato bravissimo nel descrivere con una sorta di serietà e stile direi quasi "formale", "ministeriale", la storia del personaggio, dagli esordi di scuola fino all'età adulta.

Io a un certo punto avrei fatto incontrare il protagonista con tutti i compagni della sua infanzia ai quali aveva fatto la spia, magari a parti contrapposte o dalla stessa parte... ne sarebbe nata una sorta di Odissea comico-spionistico dai risvolti pazzeschi... Un mare di esilaranti avventure.

Bravissimo, come sempre. Scrittura ineccepibile. 

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16 minuti fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Io a un certo punto avrei fatto incontrare il protagonista con tutti i compagni della sua infanzia ai quali aveva fatto la spia, magari a parti contrapposte o dalla stessa parte..

Sai che mi hai dato un'idea? Di più!  Il campionato mondiale di spie con prove orali e sul campo.

Grazie del commento, Alberto.

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Allora, inizio dicendo che ero partito per massacrarti. Perché giorni fa ho letto solo la prima pagina, fino al Bar... e ho chiuso il racconto innervosito. Il motivo è che io tengo molto alla plausibilità delle storie e... fino a quel momento il tuo racconto non dava l'idea di essere "demenziale" ma solo mal pensato. Ho ripreso in mano il racconto oggi perché vorrei postarne uno nella sezione racconti lunghi e così ho ripreso a leggere. Non appena è stato chiaro che era improntato sulla demenzialità ... l'ho amato! Ho riso come un cretino e ora passo a parlarti di ogni singolo pezzo.

Il 12/9/2020 alle 17:30, Macleo ha scritto:

Come tutti ormai sanno, anche se non dovrebbero, io sono una spia. In realtà lo sono sempre stato, da ragazzo e persino da bambino. Ce l’ho nel sangue, è nel mio DNA.

Ecco qua mi son detto... bello! Un racconto di spie. Vediamo come l'ha scritto

 

Il 12/9/2020 alle 17:30, Macleo ha scritto:

A scuola, quando qualcuno faceva qualcosa che non doveva senza farsi scoprire, la maestra chiedeva chi fosse stato. In teoria domandava alla classe, ma guardava solo me fisso negli occhi. Sapeva bene che le avrei dato subito la risposta che attendeva.

«È stato Belotti!»

 

Il 12/9/2020 alle 17:30, Macleo ha scritto:

«Professore, Borsieri si sta facendo una pippa con un giornalino pornografico!»

«Professoressa, Bassetti ha una canna in tasca!»

Ecco qui mi è partito il nervoso. (perché non avevo ancora capito che era un genere demenziale). Ho pensato... in qualunque scuola del mondo questo qui non ne sarebbe uscito vivo. Quindi, o butti subito un elemento demenziale per far capire dove vuoi andare a parare, oppure quelli come me li hai già persi. (ho continuato a leggere tutta la prima pagina SOLO perché eri nel contest, se no avrei già chiuso).

Il 12/9/2020 alle 17:30, Macleo ha scritto:

A casa avevo decine e decine di dossier molto ben nascosti: anche perché i primi due, parecchio corposi, riguardavano i miei genitori che si guardavano bene dal contraddirmi o dal contrariarmi in qualunque modo.

Qui mi è sembrato solo un lurido verme facendomi accrescere l'odio.

Il 12/9/2020 alle 17:30, Macleo ha scritto:

Fui infatti reclutato da un insegnante che lavorava per i servizi segreti e potei entrare nell’agognata organizzazione, della quale compresi presto e senza sforzo dinamiche e regole.

Qua volevo chiudere tutto. Quale agente recluta un altro agente se questo spiffera tutto? Una spia non deve parlare nemmeno sotto tortura.

 

Il 12/9/2020 alle 17:30, Macleo ha scritto:

Ogni volta poi, se anche riesco ad ordinare la colazione, il barista con la tazza fumante in mano chiede: «ma dov'è il signore che era qui un attimo fa?». Mentre io sono proprio lì, davanti ai suoi occhi, e sto tentando di farmi notare in ogni modo.

Ecco, qua ho detto... questo non sa proprio cosa scrivere, è assolutamente impossibile questa roba.

 

Il 12/9/2020 alle 17:30, Macleo ha scritto:

Nell'istantanea si vede mia moglie, i miei suoceri, una coppia di amici, magari uno che passa in bicicletta, ma io non ci sono. Proprio come se non fossi stato in posa con gli altri, al mio posto c'è il paesaggio. È che, per formazione professionale, noi agenti segreti siamo allenati a non impressionare le pellicole, come pure – dopo un corso d’aggiornamento - i pixel ed i bit delle moderne macchine fotografiche e dei cellulari.

LA SVOLTA! Qui ho compreso che stavi scrivendo una roba demenziale, quindi tutto per me è cambiato. Non leggevo più una cosa seria mal scritta ma una cosa dichiaratamente "idiota".

Il 12/9/2020 alle 17:30, Macleo ha scritto:

Pure sul lavoro ci sono problemi di questo genere perché tutti siamo addestrati allo stesso modo e, noi stessi, abbiamo difficoltà a vederci ed a distinguerci. Così continuiamo ad urtarci, a rovesciarci addosso il caffè e a prendere zuccate l'uno contro l'altro.

Prime risate.

Il 12/9/2020 alle 17:30, Macleo ha scritto:

Comunque, come forse avrete capito, il mio compito è quello pedinare un agente segreto dell'altra Agenzia che pedina un'agente segreto della mia agenzia o della sua stessa Agenzia o del Dipartimento; oppure di pedinare un agente del Dipartimento che pedina un agente segreto di una delle due Agenzie o anche un suo collega del Dipartimento; o anche di pedinare un'agente segreto della mia stessa Agenzia che segue un agente segreto dell'altra Agenzia o del Dipartimento. Ovviamente ognuno degli agenti pedinati, a sua volta ne pedina un altro, Dio solo sa sino a che livello.

Qua mi hai cappottato. Ridevo e basta.

 

Il 12/9/2020 alle 17:30, Macleo ha scritto:

Ho ancora poco da dirvi, a questo punto. Se non che, nel tempo libero, poiché nell'anima resto sempre una spia in servizio permanente attivo, le giornate le passo solo in due modi. O smontando casa mia palmo a palmo per cercare microfoni, telecamere nascoste, cimici e microspie - che sino ad ora non ho mai trovato -, oppure pedinando mia moglie sulla quale ho ormai un dossier alto mezzo metro senza peraltro avere mai avuto la soddisfazione di beccarla in situazioni compromettenti: il che è parecchio frustante.

Qui ho pensato: è un genio! xD

Il 12/9/2020 alle 17:30, Macleo ha scritto:

Come pure so già - e anche su di loro ho assunto le necessarie informazioni -, che tutti gli altri ospiti sono agenti segreti di una delle due Agenzie o del Dipartimento. Questo perché l'Ufficio Amministrativo Centrale della Ragioneria dello Stato conclude per tutti i soggetti le stesse convenzioni con i medesimi alberghi: quelli che pagano una tangente ragionevole. Così, per tutto il tempo del soggiorno, ognuno di noi fa finta che gli altri ospiti siano persone qualunque, ma in realtà li controlla strettamente, indaga su di loro, li pedina, ci parla insieme per tentare di farli cadere iin contraddizione, cerca di ubriacarli per carpire loro qualche segreto, prova a sedurne le mogli per ottenere informazioni, e così via.

Grosse risate.

 

Quindi, tornando a noi, il racconto è molto ben scritto, c'è giusto qualche errorino grammaticale ogni tanto, devo dire che nel complesso sei stato strepitoso.

L'unica cosa... appunto è l'inizio! Dove per me non è stato chiaro il senso di demenzialità a cui volevi arrivare, e addirittura ho mollato il racconto prima di arrivarci.

Ora, non tutti sono come me ovvio. Ognuno ha i suoi gusti, ma se da subito avessi messo qualcosa di demenziale avrei letto a cuor leggero tutto il racconto.

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@Macleo ciao. Tanta ironia e il classico italiano, sono gli ingredienti di una storia per un film con Alberto Sordi. Peccato che però non vi è una trama, un sentiero da scoprire. D'altronde, basi il racconto su di una " auto presentazione" del protagonista, una sorta di " ci parli di lei!". Ciao e a rileggerti.

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Il 12/9/2020 alle 17:30, Macleo ha scritto:

Un cappuccino e tre brioche: una con la Nutella, la seconda con la marmellata e l'ultima con il succo d'acero e le noci Pekan. 

La terza brioche dev'essere superlativa.

 

Il 12/9/2020 alle 17:30, Macleo ha scritto:

regolarmente fa uno zompo e si mette a strillare chiedendomi chi sono

In quel "fa uno zompo" vi è la quintessenza della capacità di far ridere. Ci riesci sempre con semplicità. Una bella dote, un racconto simpaticissimo. Ciao, @Macleo.

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Ciao @Macleo. Frizzante e ben scritto come tuo solito. L'idea del pedinamento a catena in un inutile circolo vizioso e fine a se stesso per me è una genialata, e lo leggo come una metafora un po' più profonda di e quel che o potrebbe apparire. Peccato però che secondo me il racconto più succulento parte da lì, mentre fino a quell'idea ha indugiato a lungo su un'invenzione secondo me non così riuscita, o quantomeno Diciamo che che mi è piaciuta meno, quella dell'invisibilità del protagonista, che mi sembra un po' più buttata lì. La sensazione dunque è ambivalente, poco convinto della prima parte, molto della seconda

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5 minuti fa, Edu ha scritto:

La sensazione dunque è ambivalente, poco convinto della prima parte, molto della seconda

Grazie, Edu. Se lo riscrivo, scrivo due seconde parti.

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