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GioLeo82

Geopolitica del bestseller

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C’è chi parla di una presunta “geopolitica del bestseller”: sui dieci titoli più venduti della storia, nove sono inglesi o americani. Merito della lingua, relativamente facile; della potenza militare ed economica che fu prima dell'Impero Britannico e ora degli Stati Uniti d’America; ma anche del cosiddetto soft power, quella capacità di istruire, divertire e far sognare che la cultura anglosassone continua a esercitare sul resto del mondo. 
Vi trovate d’accordo? Noi italiani scriviamo romanzi troppo complicati o complessati che poco interessano al resto del mondo?

 

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Ho letto tanti romanzi, vecchi, anglosassoni o russi e non sono per niente più semplici o più facile dei nostri classici. Semplicemente nel resto del mondo occidentale ed orientale sono in miliardi e parlano l'inglese, il russo e il francese (o le lingue asiatiche), in italia siamo settanta milioni e parliamo una lingua morta. E se vogliamo parlare dei romanzi attuali, non vendono perché nessuno legge. Per far leggere l'italiano ci vuole Bazzi che esce per fandango con un romanzo sull'aids.

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@GioLeo82 I fattori sono molteplici, ma in gran parte si possono raccogliere sotto una precisa intestazione: Impero (parola che compare anche nel tuo post).

Gli imperi sono realtà complesse, che coinvolgono tutti gli aspetti della convivenza tra popoli: quello militare, quello geo-politico, quello sociale e quello culturale. Un impero, per definizione, esercita la sua influenza ben al di là dei propri confini nazionali. Dagli inizi del diciottesimo secolo fino alla fine della seconda guerra mondiale, l'impero per eccellenza fu quello britannico. La capitale del mondo era Londra. Poi sono subentrati gli Stati Uniti, e la capitale del mondo divenne New York (e Washington come centro di governo). L'Unione Sovietica è sempre stata un impero di cartapesta, proprio perché interamente incentrato sul hard power, che crea inimicizie, e del tutto privo di soft power, capace di creare legami culturali duraturi. Da una ventina d'anni a questa parte, (ri)sorge l'impero cinese, tanto che nei circoli di chi analizza la situazione geo-strategica del mondo ci si interroga da anni sul rischio della cosiddetta Trappola di Tucidide, cioè l'inevitabilità dello scontro tra un impero in difficoltà (Stati Uniti) e uno in ascesa (Cina).

I cinesi stanno cominciando proprio ora a fare uso dell'arma del soft power, servendosi molto pragmaticamente di uno dei grandi simboli del soft power americano: è appena uscito il film Mulan, prodotto dalla Walt Disney. I messaggi subliminali che la pellicola vuole trasmettere sono tutti indirizzati a rendere omaggio alla leadership, ferma, saggia e inattaccabile, di Xi Jinping. Un'operazione di propaganda bella e buona, facendo un uso cinico della sete di denaro di una società che incarna alla perfezione lo spirito dell'avversario (per non dire nemico): al PCC è riuscita una perfetta fusione tra i princìpi di Sun Tzu e quelli del Libretto rosso di Mao!

 

Questa lunga introduzione per dire che, sì, i fattori che hai elencato sono corretti, comprese la capacità di penetrazione commerciale sui mercati esteri e la diffusione della lingua. Se il rapporto tra inglese e italiano come madrelingua è di 6 a 1, quando aggiungiamo tutte le persone che parlano inglese come seconda lingua arriviamo a 18 a 1.

Non posso esprimere un giudizio sulla letteratura italiana contemporanea, perché la frequento poco (leggo quasi solo saggistica), ma so che esistono eccezioni del tutto inattese. Gomorra ha venduto almeno sei milioni di copie oltre i confini nazionali (da aggiungere ai tre milioni di copie in Italia), nonostante si tratti di una storia prettamente italiana, per non dire campana. Immagino che il tema universale che ha reso l'opera un successo mondiale sia quello della criminalità organizzata, che tocca tutti i Paesi del globo. Un altro successo italiano clamoroso fu Va' dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro: sedici milioni di copie vendute a livello globale (di cui almeno tre milioni in Italia). Penso che qui il tema universale sia quello degli affetti familiari e dei relativi intrecci, suppongo espresso in maniera particolarmente riuscita, se guardiamo ai numeri (io non l'ho letto).

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1 ora fa, L'antipatico ha scritto:

Gomorra ha venduto almeno sei milioni di copie oltre i confini nazionali

Mi chiedo come abbiano fatto a tradurla, dato che leggerla risulta già difficile per noi italiani. Spiace molto scoprire che all’estero interessino solo i libri italiani con argomento la mafia e la criminalità partenopea, dato che siamo anche altro...

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Dovremmo allora tradurre in inglese un nostro inedito, per sperare di venderlo (e bene), proponendolo alle agenzie letterarie americane e inglesi?

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42 minuti fa, GioLeo82 ha scritto:

Dovremmo allora tradurre in inglese un nostro inedito, per sperare di venderlo (e bene), proponendolo alle agenzie letterarie americane e inglesi?

Io sto pensando da tempo di scriverne uno direttamente in inglese

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Il ‎11‎/‎09‎/‎2020 alle 11:42, GioLeo82 ha scritto:

Mi chiedo come abbiano fatto a tradurla, dato che leggerla risulta già difficile per noi italiani. Spiace molto scoprire che all’estero interessino solo i libri italiani con argomento la mafia e la criminalità partenopea, dato che siamo anche altro...

Anche da noi "sfonda" la letteratura incentrata sulla criminalità americana (bande, poliziotti corrotti), russa (vedi Lilin), svedese (millennium docet) e simili. Quando apriamo un giornale, non sono le buone notizie quelle che trovano spazio e commenti. La gente, evidentemente, sente il bisogno catartico di immergersi nel male, e del bene se ne fotte. 

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Il punto è che, spesso, anche tutto quello che gira intorno a un romanzo, è frutto di un imperialismo culturale - e lo dico senza biasimo - da parte dei paesi anglosassoni, e quindi su molti fronti la partita è persa in partenza. Faccio un esempio. Se un italiano volesse scrivere un romanzo ambientato negli anni d'oro del rock and roll, o negli anni di Woodstock, o nella stagione del punk-rock, è inevitabile che quei fenomeni siano estranei alla nostra cultura, perché la loro genesi non è stata nel nostro paese. Rispetto a un autore angloamericano, il suo romanzo risulterà nella maggior parte dei casi di un provincialismo aberrante, così come spesso è provinciale la nostra stessa analisi storico-critica di quei fenomeni. La stragrande maggioranza di autori che hanno scritto romanzi con quel tipo di immaginario giovanile ne hanno parlato in versione "pizza e mandolino" all'italiana (del tipo, il classico romanzo di formazione di tre giovani che partono dall'Italia in Panda nei primi anni '90 per vedere il concerto del grande nome... Persino Max Pezzali ha scritto un romanzo del genere!). Ma chi, fuori dall'Italia, investirebbe mai su questi libri? E chi all'estero leggerebbe un romanzo romanzo in cui, invece di ruotare intorno ai concerti Beatles e dei Rolling Stones, la storia ruota intorno a quelli di Vasco e Ligabue? Senza offesa per i fan di questi ultimi... 

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