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Dark Smile

Al di là dei giorni

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Spoiler

È l'ultima poesia che ho scritto, ho pensato di condividerla con voi. 

 

Al di là dei giorni cadono coriandoli

sulla mia testa, come ingranaggi

di vecchi film su mani nostalgiche,

ma non c'è alba nè tantomeno festa

è la malinconia a sorprendere la vista.

 

È pallore che siede con lentezza

e braccia molli, abbandonate esili

al tremore spoglio di una rosea risata

sul tavolo della vita e della morte.

 

Ricordo come l'occhio con la sua foto

e sapessi quante ne ho lasciate

per evitare di ritrovare la fune tesa

di una funambola che non sa salpare.

 

Qui, non c'è nè terra nè mare.

 

Ho inaugurato il passato con un tocco

maldestro, ne ho tagliato il nastro

come un mimo che carezza

il suo stesso gesto,

 

ma è rimasto alla cornetta, in attesa

d'una risposta non troppo logora,

ma l'unico suono che rema

è il fruscio quiete di questo foglio.

 

Siamo ancora qui, il vento s'alza

la vela è gonfia e la poesia

è il nostro orizzonte che viaggia

tra dune di sabbia rossa

in un cielo senza stelle.

 

Siamo tra due parentesi

tra righe taciturne e riflessioni

senza paracadute, e nei porti

lanterne illuminano le burrasche.

 

Qui, regge un nome quanto una data

di nascita, un fondamento misero

se non dai forma a ciò che plasma,

 

è una ricerca ambigua

tra parte e parte

la sincerità dell'anima.

 

Il suo riflesso è la voce tenue

della maschera nello specchio,

bianca come la schiuma del mare

nel suo ultimo vagabondare

prima della sera prima del tramonto,

 

tra ninnananne morbide,

nei contorni di peluche

soffici e morse strette,

tra indelebili brividi e fiabe

di orchi, draghi e principesse.

 

Avevo promesso di non svegliarti,

ma ora so che non hai dormito mai.

 

Al di là dei giorni.

Al di là di me.

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Nell’accingermi a considerare criticamente questo tuo brano, @Dark Smile , ti anticiperò che considero scontato che tu l’abbia scritto genuinamente, e che poi non te n’esca fuori sostenendo che in realtà si tratta d’una celia, d’un pezzo scritto con intento umoristico o d’una canzonella buttata giù in un giro di noia dettato dalla stagione.

Ciò premesso, esordirò affermando che questo pezzo non mi colpisce tanto per la reiterata, e direi quasi pervicace ricerca di estendere errori da principiante per tutta la sua lunghezza, quanto per la peculiarità di manifestare, con inusitata ossessività, un oscuro e poco determinato sentimento di angosciosa depressione dalla prima all’ultima parola. Si vede che le strutture più importanti di un sistema di egemonia – quelle pedagogiche ed educative in senso lato dapprima, e quelle informative a seguire – stanno svolgendo un ottimo e proficuo lavoro. E questi, tra altri, sono i velenosi risultati del nichilismo.

Ma, per tornare a bomba al tuo brano, vorrei soffermarmi su delle peculiarità che lo mettono in correlazione, direi quasi in dialogo, con quello di @Monica, che ho prima di questo criticato. Ho scritto: “dialogo”, ma la dimensione solipstica che traspare da entrambi i pezzi mi spinge a considerarlo un dialogo senza relazione dialogica, ossia un dialogo tra sordi. La prima di queste peculiarità è la netta prevalenza dell’uso di immagini e descrizioni: ora, la genesi di un tale crescente intuizionismo, che perfino l’Officina del WD ripetutamente ci presenta, non può che spiegarsi con la suddetta, violenta manipolazione delle coscienze perpetrata a mezzo di ininterrotte psy-op da coloro che, in un celebre libro, vennero chiamati i “persuasori occulti” ma che oggi, avendoli meglio identificati, comprendiamo sotto il nome di Cabala.

Ponendo uno sguardo complessivo a questo tuo lavoro, salta all’occhio una seconda peculiarità che l’accomuna a quello di @Monica: l’irregolarità delle varie strofi, frutto di un notevole arbitrio costruttivo il quale non aiuta se non si ha una chiara cognizione di come dosare il gioco delle intensità crescenti e decrescenti; del resto, ragionare di dinamica in questo brano ha poco senso, visto che  siamo al cospetto di un flusso d’intensità omogenea e pressoché ininterrotto, fatto di immagini e descrizioni, tutte assai malinconiche.

Com’è di prammatica in ogni intuizionismo che si rispetti, le pressioni e coercizioni sullo stato d’animo individuale esercitate dagli agenti che ne sono responsabili non vengono mai sollecitate, né chiamate in causa: vengono accettate per quello che sono. Quale atteggiamento potrebbe essere detto “nichilistico” con maggior fondatezza di quello che passivamente accetta quel che accade finanche nel pensiero? Bisogna precisare, infatti, che qui non siamo in presenza di pensiero, ma di una vita mentale che è regredita al di sotto di esso e delle severe condizioni che esso pone affinché la mente ne risulti illuminata. Risalire al pensiero significherebbe riscoprire l’effettualità dei processi logici, riconsiderare con occhio critico la catena delle cause e degli effetti, e salendo ancor di più considerarne l'interazione sincronica, abbandonando definitivamente il “paesaggio” rinsecchito e mestamente rachitico della mera giustificazione dell’esistente.

Già in un’occasione precedente scrissi di poesia che tende alle sembianze di una scrittura automatica: quasi che la penna (e con la tastiera del pc temo che i processi dell’irriflessione sappiano imporsi con maggiore potenza) si lasci guidare dallo scorrere di una sequenza mentale quale che sia, e la causa efficiente della scrittura sia non già la consapevolezza di quanto accade, mediata dagli oggetti della retorica acconci a tale consapevolezza, ma l’irriflesso moto dell’emotività che da paziente, si elegge agente della composizione poetica. Arbitrio significa anche mancanza di selettività, o per tagliare corto: mancanza di gusto: e questa è la terza peculiarità in comune. E, dal momento che il gusto è facoltà intuitiva, ci ritroviamo di fronte allo strano fenomeno che, al crescere dell’intuizionismo, decresce perfino l’intuizione: a sentenza che non percorrere la via del pensiero significa percorrere quella di automatismi che s’impadroniscono delle nostre facoltà intellettive e ci riducono a fantocci di ùbbìe e capricci i più disparati.

A compensare il difetto di una solida consapevolezza del peso e del ruolo dei mezzi retorici e della loro funzionalità, ci pensa però la mirabolante escogitazione di iperboli disseminate un po’ ovunque: da

Il 10/9/2020 alle 12:21, Dark Smile ha scritto:

cadono coriandoli

sulla mia testa, come ingranaggi

di vecchi film su mani nostalgiche,

 

davvero una partenza col botto, a

Il 10/9/2020 alle 12:21, Dark Smile ha scritto:

È pallore che siede con lentezza

e braccia molli, abbandonate esili

al tremore spoglio di una rosea risata

sul tavolo della vita e della morte. 

 

per poi proseguire con

Il 10/9/2020 alle 12:21, Dark Smile ha scritto:

per evitare di ritrovare la fune tesa

di una funambola che non sa salpare.

 

(forse quel “salpare” è una svista, e volevi scrivere “saltare”), e che dire di

Il 10/9/2020 alle 12:21, Dark Smile ha scritto:

Siamo ancora qui, il vento s'alza

la vela è gonfia e la poesia

è il nostro orizzonte che viaggia

tra dune di sabbia rossa

in un cielo senza stelle.

 

e giustappunto

Il 10/9/2020 alle 12:21, Dark Smile ha scritto:

Siamo tra due parentesi

tra righe taciturne e riflessioni

senza paracadute, e nei porti

lanterne illuminano le burrasche.

 

per terminare con:

Il 10/9/2020 alle 12:21, Dark Smile ha scritto:

Il suo riflesso è la voce tenue

della maschera nello specchio,

bianca come la schiuma del mare

nel suo ultimo vagabondare

prima della sera prima del tramonto,

 

L’unico passo che mi ha convinto e che denota stoffa è:

Il 10/9/2020 alle 12:21, Dark Smile ha scritto:

Ho inaugurato il passato con un tocco

maldestro, ne ho tagliato il nastro

come un mimo che carezza

il suo stesso gesto,

 

ma è rimasto alla cornetta, in attesa

d'una risposta non troppo logora,

ma l'unico suono che rema

è il fruscio quiete di questo foglio.

 

Quantunque pure questo avrebbe a sua volta bisogno di una registrata, riconosco che qui hai offerto buona prova: guarda caso, in corrispondenza di un paio di enjambement (sul che dovresti riflettere).

Il tono generale, però, è quello di un pesante copione le cui parti si susseguono monòtone, in un quadro generale di invarianza, dall’inizio alla fine; dal momento che non vi sono sufficienti elementi formali a conferire coerenza al testo, questa deve necessariamente sortire dal suo stesso principio costruttivo, il fluire delle capricciose immagini di una fantasia bizzarra: ma questo è per definizione il non-costruttivo. Nessuno stupore, perciò, se l’effetto che il tuo brano suscita è quello del chiacchiericcio, del solipsistico brusìo di fondo dei luoghi affollati: dove ciascuno ha da dire mille cose sparpagliandole all'aria, e nessuna da ascoltare e ritenere nella coscienza.

 

 

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Ho letto più volte questi tuoi versi e ne ho ricavato una sensazione di profonda tristezza per ciò che non è stato.

 Non so se sia corretto e dunque perdonami fin da ora  se interpreto male le tue parole. Mi è parso di capire che siano versi dedicati ad un bimbo mai nato. 

Il 10/9/2020 alle 12:21, Dark Smile ha scritto:

Siamo tra due parentesi

tra righe taciturne e riflessioni

senza paracadute, e nei porti

lanterne illuminano le burrasche.

Qui ti riferisci al rapporto di coppia, tormentato da dubbi  e che rischia di naufragare travolto da reciproche accuse e da silenzi insostenibili.

 

Il 10/9/2020 alle 12:21, Dark Smile ha scritto:

Avevo promesso di non svegliarti,

ma ora so che non hai dormito mai.

 

Al di là dei giorni.

Al di là di me.

Forse questo grande dolore unisce più di quanto divida. Intravedo negli ultimi versi  un barlume di speranza.

 

 Mi piace la ricerca di immagini che rendano palpabili gli stati d’animo. Quando si riesce nell’intento, il risultato ė di piena partecipazione. 
A mio gusto la poesia deve donare delle sensazioni e non fermarsi solo all’estetica o a una rigidità formale che raramente mi capita di apprezzare. 

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Scusate entrambi per il ritardo, non sono una persona granché puntuale e alle recensioni preferisco dedicare il mio tempo da pc. Senza perderci in chiacchiere, iniziamo. 

 

Parto da te, @Soir Bleue 

Voglio subito tranquillizzarti: non vi sono assolutamente problemi per quanto mi hai scritto. Sebbene in effetti i toni in certi punti mi abbiano lasciata perplessa, son persona che apprezza in modo sereno qualsiasi punto di vista, anche dovesse scontrarsi terribilmente con il mio. D'altronde come si può far qualche passo in avanti senza paragoni o differenze? Il riscontro con l'altro risulta costruttivo in base a quanto e a come si riesca a portar a casa. 

 

Il 11/9/2020 alle 18:36, Soir Bleue ha scritto:

ti anticiperò che considero scontato che tu l’abbia scritto genuinamente, e che poi non te n’esca fuori sostenendo che in realtà si tratta d’una celia, d’un pezzo scritto con intento umoristico o d’una canzonella buttata giù in un giro di noia dettato dalla stagione.

 

Non farei un passo indietro solo per un parere diverso dal mio, sarebbe irrispettoso nei confronti della mia stessa scrittura e dal momento che condivido una poesia in un forum pieno di menti diverse mi pare a dir poco immaturo come atteggiamento, quindi no: nessuna celia, nessuna canzonella e umorismo/noia. 

 

Il 11/9/2020 alle 18:36, Soir Bleue ha scritto:

quanto per la peculiarità di manifestare, con inusitata ossessività, un oscuro e poco determinato sentimento di angosciosa depressione dalla prima all’ultima parola. Si vede che le strutture più importanti di un sistema di egemonia – quelle pedagogiche ed educative in senso lato dapprima, e quelle informative a seguire – stanno svolgendo un ottimo e proficuo lavoro. E questi, tra altri, sono i velenosi risultati del nichilismo.

 

Non definirei centrale e non chiamerei in causa problemi come la depressione, ma l'angoscia e la malinconia son senza ombra di dubbio il fondamento dell'intero componimento e mi rendo conto che possa aver creato un certo distacco emotivo e, non solo, anche un certo rifiuto nel rimanere ancorati ai versi. 

 

Il 11/9/2020 alle 18:36, Soir Bleue ha scritto:

Ho scritto: “dialogo”, ma la dimensione solipstica che traspare da entrambi i pezzi mi spinge a considerarlo un dialogo senza relazione dialogica, ossia un dialogo tra sordi.

 

Qui, ti sorprenderai e probabilmente mi penserai piuttosto sciocca, ma non mi sento per nulla dispiaciuta, anzi, il contrario. Il dialogo tra sordi è un dialogo che si fonda su una comunicazione che oltrepassa la misura della parola, dal mio modo di intendere. Tuttavia, rispetto e assaggio quanto hai detto. Può tornarmi molto utile. 

 

Il 11/9/2020 alle 18:36, Soir Bleue ha scritto:

Quale atteggiamento potrebbe essere detto “nichilistico” con maggior fondatezza di quello che passivamente accetta quel che accade finanche nel pensiero? Bisogna precisare, infatti, che qui non siamo in presenza di pensiero, ma di una vita mentale che è regredita al di sotto di esso e delle severe condizioni che esso pone affinché la mente ne risulti illuminata. Risalire al pensiero significherebbe riscoprire l’effettualità dei processi logici, riconsiderare con occhio critico la catena delle cause e degli effetti, e salendo ancor di più considerarne l'interazione sincronica, abbandonando definitivamente il “paesaggio” rinsecchito e mestamente rachitico della mera giustificazione dell’esistente.

 

Questa è la parte che personalmente ho più apprezzato, mi hai fatto capire come appare all'esterno la dinamica psicologica con la quale interagisco nell'inchiostro. Non concordo sulla pochezza della vita mentale al di sotto del pensiero, semplicemente non sono ancora in grado di camminarci come vorrei e poter mettere dopo qualche pilastro razionale, se vorrò in qualche modo crearci un ponte di mezzo. Il nichilismo non lo disdegno, ma non lo considero neppure una gabbia nel quale rinchiudermi. Ad ogni modo è stato un confronto a dir poco interessante e sul quale avrò il piacere di masticarci su. In fondo, non esiste solo una strada in ambito di scrittura e, ti dirò, quest'ampiezza non sempre giova e spesso sperde. 

 

Il 11/9/2020 alle 18:36, Soir Bleue ha scritto:

Già in un’occasione precedente scrissi di poesia che tende alle sembianze di una scrittura automatica: quasi che la penna (e con la tastiera del pc temo che i processi dell’irriflessione sappiano imporsi con maggiore potenza) si lasci guidare dallo scorrere di una sequenza mentale quale che sia, e la causa efficiente della scrittura sia non già la consapevolezza di quanto accade, mediata dagli oggetti della retorica acconci a tale consapevolezza, ma l’irriflesso moto dell’emotività che da paziente, si elegge agente della composizione poetica.

 

Qui devo pertanto alzar le mani e confessare il reato: la mia scrittura soprattutto in campo poetico è molto impulsiva, per il semplice fatto che il solo rivolgermi al foglio con razionalità o con una sorta di tirannia poetica atta a decidere già in partenza ove rivolgere lo scatto, mi frena. Probabilmente perché la razionalità ha messo i suoi paletti e sto via via cercando di rimuoverli usufruendo del versante opposto. Senza contare che quel parallelismo che si crea tra le due sponde, m'interessa particolarmente. 

 

Il 11/9/2020 alle 18:36, Soir Bleue ha scritto:

a sentenza che non percorrere la via del pensiero significa percorrere quella di automatismi che s’impadroniscono delle nostre facoltà intellettive e ci riducono a fantocci di ùbbìe e capricci i più disparati.

 

Qui rido e ti do ragione, ma ultimamente mi chiedo quanto l'uno influisca sull'altro, nel senso che il pensiero ha altre dinamiche e altri caratteri che lo rendono per l'appunto possibile, logico e, perché no, anche intuitivo. Lasciar l'intuizione fuori dal pensiero lo ritengo uno stereotipo, ma nella mia testa non esistono esattamente confini per forza così netti da dover patteggiare. Non so se sono stata chiara, ma eviterei di delirare ulteriormente e lascio il contorto laddove mi si fonda, prima o poi scioglierò la matassa, dire di esserne in grado ora sarebbe alquanto presuntuoso e sciocco da parte mia, ma son fiduciosa che un giorno riuscirò nell'intento. 

 

Trattata la parte d'interesse, ora mi accingo a parlare della poesia, accetto le critiche perché mi ritengo ancora piuttosto acerba, non per mancanza di autostima o chissà cosa, ma ho tanta fame perenne e poca soddisfazione, ma a dirla tutta lo trovo un ottimo auto-stimolo. 

 

Qui, mi allaccio anche a @@Monica

 

Ti ringrazio per come ti sei specchiata all'interno delle scene e alla tua interpretazione, per quanto possa sembrare strano non ritengo importante, soprattutto in questo componimento, azzeccare quello che è il senso contenutistico effettivo, ma son molto più attirata da come sensorialmente si possano afferrare. Certamente una mancanza e un qualcosa che non è e non può essere certamente è protagonista indiscusso. 

 

Il 12/9/2020 alle 10:20, @Monica ha scritto:

Forse questo grande dolore unisce più di quanto divida. Intravedo negli ultimi versi  un barlume di speranza.

 

 

Diciamo che gli hai colto, ma non la intenderei come speranza, piuttosto come una luce su cui proiettare la propria mentalità: se sei positiva ci vedi per l'appunto una via di uscita, se sei negativa ci vedi una rassegnazione umana dopo un tanto trascinar d'inerzia. Nel mio caso, ad esempio, nessuno dei due. 

 

Il 12/9/2020 alle 10:20, @Monica ha scritto:

Mi piace la ricerca di immagini che rendano palpabili gli stati d’animo. Quando si riesce nell’intento, il risultato ė di piena partecipazione. 

 

Sono molto felice, perché creare un coinvolgimento e una fusione un po' ibrida tra lettore e poesia è di mio interesse. 

 

Ne approfitto per mettere giù un paio di chiarimenti, ricordando anche un dubbio sul salpare espresso da Soir Bleue.

 

Mia intenzione era creare un'inerzia di fondo dal quale poter far spiccare tre ambientazioni diverse, tutte sullo stesso livello, dall'occhio alla carta. Logicamente è un discorso personale, in parte, difatti in tal contesto non mi esprimo e non mi sorprendo affatto dell'incompiutezza nel trasmettere tutta la mia poesia, ma forse anche della poesia. Ad ogni modo. Salpare è corretto, pertanto, non è una svista. Ho voluto racchiudere le scene, ma allo stesso tempo fonderle agli estremi ed è per questo che la funambola non sa salpare, perché abbiamo un po' di fune e un po' di mare, in altri punti un po' di terra e un po' di carta, un po' di penna e un po' mano. 

 

Un abbraccio a entrambi e alla prossima :) 

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Apprezzo sempre molto le "feroci stroncature" (è tra parentesi perché è una metafora :D) di @Soir Bleue (fra l'altro non capisco perché non viene ogni tanto a farmi il piacere di stroncare :pirata2:una delle mie poesie..); però secondo me questa poesia ha i suoi pregi nella ricerca di una sua musicalità (vaga, soffusa, un po' desolata) e di un "senso" della vita (nonostante l'autrice vaghi di metafora in metafora quasi a voler dire che un senso non c'è, eppure lei lo vorrebbe tanto trovare). La composizione "soffre" secondo me di un certo manierismo derivante dalla mainstream (così come si scrivono le poesie nel ventesimo-ventunesimo secolo). Però il tono generale è sentimentale (in senso buono, cioè: traspaiono sentimenti) e alla fine rimangono sensazioni confuse, vaghe, ma non spiacevoli.

 

C'è la ricerca di una musicalità tenue e soffusa, come si avverte dalla frequente presenza di endecasillabi (involontari?), che però gli altri versi, ritmicamente irregolari, si sforzano puntualmente di smentire: per la sfiducia verso le possibilità delle forme ritmiche, per la ricerca di una forma più "attuale" e "moderna", o semplicemente perché i versi "sono venuti così"?

Altrettanto sfumato e vago è il contenuto, quasi che l'autrice si fosse riproposta di non fissarsi su niente in particolare, ma di lasciare vagare (appunto) il pensiero là dove se ne volesse andare, scivolando da un'immagine (onirica?) all'altra, quasi subendone passivamente i capricci gli estri le giravolte. 

Di conseguenza a me pare di avvertire un eccesso di metafore e quasi un desiderio di evitare che seguano un filo conduttore, evitando (a me sembra intenzionalmente) connessioni logiche, coerenze, analogie. Alcuni esempi:

Il 10/9/2020 alle 12:21, Dark Smile ha scritto:

cadono coriandoli

sulla mia testa, come ingranaggi

è difficile capire in che modo i coriandoli possano assomigliare a ingranaggi

Il 10/9/2020 alle 12:21, Dark Smile ha scritto:

Ricordo come l'occhio con la sua foto

e sapessi quante ne ho lasciate

per evitare di ritrovare la fune tesa

di una funambola che non sa salpare.

 

Qui, non c'è nè terra nè mare.

Cosa c'entrano la terra e il mare?

Il 10/9/2020 alle 12:21, Dark Smile ha scritto:

la poesia

è il nostro orizzonte che viaggia

tra dune di sabbia rossa

in un cielo senza stelle.

senza stelle, e perché mai?

Ci si accorge che alcune immagini hanno una propria intenzionalità:

Il 10/9/2020 alle 12:21, Dark Smile ha scritto:

ma l'unico suono che rema

è il fruscio quieto di questo foglio

sembra evocare il fruscio ritmico che fa la penna (stilografica?) sul foglio  

Il 10/9/2020 alle 12:21, Dark Smile ha scritto:

Ricordo come l'occhio con la sua foto

e sapessi quante ne ho lasciate

per evitare di ritrovare la fune tesa

di una funambola che non sa salpare.

forse si riferisce a una vecchia foto in cui l'autrice si rivede mentre stava affrontando un'impresa difficile...?

Però per la maggior parte sono veramente difficili da decifrare; magari nella mente dell'autrice si riferivano a qualche cosa di preciso, ma nella lettura rimangono vaghe e indeterminate. Perciò la sensazione generale è che la maggior parte delle immagini evocate siano gratuite, ossia messe lì per ottenere un effetto sorpresa, di cui però non si capisce il senso.

Io avrei preferito una composizione più corta, con una maggiore messa a fuoco di relativamente poche immagini, e con una maggiore ricerca di senso. 

Preciso che per "senso" non intendo una struttura ideologica (filosofica, religiosa) sottostante, né una presa di posizione (intellettuale, morale), una importante ricaduta sull'attualità; niente di tutto questo! (non intendo provocare una discussione sul pensiero forte e sul pensiero debole :D). Intendo un filo conduttore, una storia, un avvenimento, una direzione. Altrimenti la poesia vaga qua e là, rimane un'impressione labile, scompare dalla memoria.

 

Ciao @Dark Smile , ho ben capito che hai voluto esprimere le tue sensazioni liberamente e non pensavi di suscitare commenti così complicati e problematici. Perciò ti dico che la tua poesia mi è sembrata carina, e se hai voglia di postarne altre io le leggerò volentieri. Ciao :) 

 

 

 

 

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Ciao @Gianfranco P , confesso: non mi aspettavo riscontri così "complessi", tuttavia non è una sorpresa spiacevole. Produrre qualcosa che metta in discussione potrebbe, paradossalmente, fruttare di più. 

 

Veniamo alla tua analisi. Apprezzo molto il soffermarsi sulla musicalità, in tal caso la volevo vaga e un po' trascinata, un po' come la mia condizione nel momento della stesura. 

 

Il 26/9/2020 alle 09:51, Gianfranco P ha scritto:

di un "senso" della vita (nonostante l'autrice vaghi di metafora in metafora quasi a voler dire che un senso non c'è, eppure lei lo vorrebbe tanto trovare)

 

sì è più o meno così, ho voluto anche contrapporre delle figure passive ad altre attive. Non credo al senso della vita, al massimo credo alla sua ricerca. Forse. 

Il 26/9/2020 alle 09:51, Gianfranco P ha scritto:

C'è la ricerca di una musicalità tenue e soffusa, come si avverte dalla frequente presenza di endecasillabi (involontari?), che però gli altri versi, ritmicamente irregolari, si sforzano puntualmente di smentire: per la sfiducia verso le possibilità delle forme ritmiche, per la ricerca di una forma più "attuale" e "moderna", o semplicemente perché i versi "sono venuti così"?

 

Solitamente i versi li scelgo in base al suono, non decido di scrivere endecasillabi, lascio scorrere e aggiusto con l'orecchio di solito. 

 

Il 26/9/2020 alle 09:51, Gianfranco P ha scritto:

Altrettanto sfumato e vago è il contenuto, quasi che l'autrice si fosse riproposta di non fissarsi su niente in particolare, ma di lasciare vagare (appunto) il pensiero là dove se ne volesse andare, scivolando da un'immagine (onirica?) all'altra, quasi subendone passivamente i capricci gli estri le giravolte. 

Di conseguenza a me pare di avvertire un eccesso di metafore e quasi un desiderio di evitare che seguano un filo conduttore, evitando (a me sembra intenzionalmente) connessioni logiche, coerenze, analogie.

 

Sì, volevo slacciare la mente, ma allo stesso tempo che non sostasse troppo a lungo in un'immagine, come se fosse un rimbalzo equo all'interno del foglio. Mettiamola così. Non c'è un vero filo conduttore, forse riterrei centrale la fune nel suo stare in mezzo: sopra e sotto. Nella maggior parte dei casi, come detto nei commenti precedenti, divento una sorta di mezzo di e per me stessa, soprattutto nella poesia. Questo ha senz'altro i suoi pro e contro, come in tutte le cose. 

 

Il 26/9/2020 alle 09:51, Gianfranco P ha scritto:

è difficile capire in che modo i coriandoli possano assomigliare a ingranaggi

 

Ti spiego. Quoto anche il mio, così è più semplice. 

 

Il 10/9/2020 alle 12:21, Dark Smile ha scritto:

Al di là dei giorni cadono coriandoli

sulla mia testa, come ingranaggi

di vecchi film su mani nostalgiche,

 

Al di là dei giorni, rappresenta il tempo nella mia testa, nel foglio scondito di quello scandire regolare appunto dei giorni, ma inabissati nell'amorfo, quasi come una costante ferma. In questo tempo si apre uno spazio, dilatato e rallentato dai pensieri. In questo tempo e in questo spazio ci sono io che scrivo. Addosso a me cadono coriandoli, li ho immaginati come pezzi di una foto strappata, per quanto si possa lacerare e buttare via, rimangono come ingranaggi che nella mente proiettano i loro film. Un carnevale nella testa, essenzialmente, privato della festa, ma pur sempre in maschera, elemento alla quale son parecchio legata. Insomma, le due parole sono legate da un percorso, comprendo che sia forse di difficile presa. Prendermi in senso letterale in questi versi significa tagliarsi fuori dalle scene, ma è lecito, l'ho messo in conto.

 

Il 26/9/2020 alle 09:51, Gianfranco P ha scritto:

Cosa c'entrano la terra e il mare?

 

Qui, ho pensato alla ricerca, la terra e il mare come elementi del viaggio, sebbene si navighi solo all'interno del foglio, non saprei dire se la mia intenzionalità fosse positiva o negativa, mi spiego meglio: molto spesso nel foglio ci si rintana, diventa un rifugio e così facendo il valore attribuito non è così di valore come dovrebbe, si perdono possibilità, si perdono terre, per poi rendersi conto che si è in una stasi che sa solo d'inerzia, eppure la forma che dai alle cose, se si ha il coraggio di guardarle e di afferrarle, ti permette di prendere il poco controllo che abbiamo sulla vita, la vedo come una tenacia nel rimettere i "piedi sulla fune" e "salpare" sul serio. 

 

Il 26/9/2020 alle 09:51, Gianfranco P ha scritto:

sembra evocare il fruscio ritmico che fa la penna (stilografica?) sul foglio  

 

esatto :) 

 

Il 26/9/2020 alle 09:51, Gianfranco P ha scritto:

Però per la maggior parte sono veramente difficili da decifrare; magari nella mente dell'autrice si riferivano a qualche cosa di preciso, ma nella lettura rimangono vaghe e indeterminate. Perciò la sensazione generale è che la maggior parte delle immagini evocate siano gratuite, ossia messe lì per ottenere un effetto sorpresa, di cui però non si capisce il senso.

Io avrei preferito una composizione più corta, con una maggiore messa a fuoco di relativamente poche immagini, e con una maggiore ricerca di senso. 

Preciso che per "senso" non intendo una struttura ideologica (filosofica, religiosa) sottostante, né una presa di posizione (intellettuale, morale), una importante ricaduta sull'attualità; niente di tutto questo! (non intendo provocare una discussione sul pensiero forte e sul pensiero debole :D). Intendo un filo conduttore, una storia, un avvenimento, una direzione. Altrimenti la poesia vaga qua e là, rimane un'impressione labile, scompare dalla memoria.

 

Questo lo comprendo benissimo, è uno dei concetti espressi anche da @Soir Bleue con il "brusìo di fondo dei luoghi affollati". Soffermandomi su questo aspetto, mi son chiesta come potrebbe essere una scena di questa poesia presa in singolo. Non assicuro nulla, non scrivo poesie da un po', ma se mi si crea il giusto input potrei provarci. 

 

Un saluto e grazie :) 

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Ciao @Dark Smile

sai cosa ho pensato?

Che se tu prendessi, una alla volta, una delle immagini suggestive che ti sono venute in mente, e provassi a fare delle poesie più corte? Conservando un pizzico del mistero che ognuna ha (cioè senza spiegarle, come se dovessero essere spiegate, razionalizzate), ma sviluppandole una alla volta, cercando di dare loro più atmosfera, focalizzandole su quella che per te è l'immagine centrale, e ricamandoci intorno. Rimanendo sempre nella metafora ma, in un certo senso, arricchendola. Come mi hai detto tu:

6 minuti fa, Dark Smile ha scritto:

Al di là dei giorni, rappresenta il tempo nella mia testa, nel foglio scondito di quello scandire regolare appunto dei giorni, ma inabissati nell'amorfo, quasi come una costante ferma. In questo tempo si apre uno spazio, dilatato e rallentato dai pensieri. In questo tempo e in questo spazio ci sono io che scrivo. Addosso a me cadono coriandoli, li ho immaginati come pezzi di una foto strappata, per quanto si possa lacerare e buttare via, rimangono come ingranaggi che nella mente proiettano i loro film. Un carnevale nella testa, essenzialmente, privato della festa, ma pur sempre in maschera, elemento alla quale son parecchio legata. Insomma, le due parole sono legate da un percorso, comprendo che sia forse di difficile presa.

Se poi il lettore riesce ad avere più elementi per immaginare o ricostruire una sua storia analoga alla tua, gli/le dài qualcosa di più. 

Capita anche a me, sai? di volere mettere tutto insieme in una volta, di saltare i passaggi, di voler essere essenziale. Ma poi metto in difficoltà il lettore/trice. Io credo che il valore della poesia stia nelle emozioni che riesci a trasmettere. Se ci riesci, la soddisfazione è di tutt'e due (scrittrice/tore e lettrice/tore). 

Ciao :)

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6 minuti fa, Gianfranco P ha scritto:

Che se tu prendessi, una alla volta, una delle immagini suggestive che ti sono venute in mente, e provassi a fare delle poesie più corte?

 

Stavo accarezzando giusto quest'idea, all'incirca. Separare il puzzle e rendere i pezzi autonomi, devo vedere se mi riesce. In caso positivo, condividerò in officina. 

8 minuti fa, Gianfranco P ha scritto:

Capita anche a me, sai? di volere mettere tutto insieme in una volta, di saltare i passaggi, di voler essere essenziale. Ma poi metto in difficoltà il lettore/trice. Io credo che il valore della poesia stia nelle emozioni che riesci a trasmettere. Se ci riesci, la soddisfazione è di tutt'e due (scrittrice/tore e lettrice/tore). 

 

Eh sì, forse devo calcare la mano nel punto di vista, osare di più. Ti ringrazio per lo scambio, ora fuggo via :) 

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@Dark Smile salve

spesso la lunghezza porta a perdere il senso o la logica che ha generato una poesia.

Anche la presenza di molte "immagini" porta a perdersi, come andare in giro tra i vicoli di un paese medievale che lo percorri, ti piace, io fotograferei anche le pietre, ma alla fine ti perdi.

Come ha detto qualcun altro, ogni immagine potrebbe essere una poesia a parte e dalla comprensione più immediata.

Purtroppo o per fortuna, la mente umana funziona seguendo una logica di cause ed effetti che devono susseguirsi e catturare l'attenzione.

 

Il 10/9/2020 alle 12:21, Dark Smile ha scritto:

Al di là dei giorni cadono coriandoli

sulla mia testa, come ingranaggi

 di vecchi film su mani nostalgiche,

ma non c'è alba nè tantomeno festa

Questa prima strofa è già na poesia che meriterebbe di essere riconsiderata ed esplicitata.

Per una questione di antipatia per le doppie negazioni, toglierei quel "tantomeno".

 

Il 10/9/2020 alle 12:21, Dark Smile ha scritto:

Qui, non c'è terra nè mare.

Idem. Toglierei il primo "nè"

 

Il 10/9/2020 alle 12:21, Dark Smile ha scritto:

è il fruscio quiete di questo foglio.

quiete o quieto

 

Il 10/9/2020 alle 12:21, Dark Smile ha scritto:

Siamo ancora qui, il vento s'alza

la vela è gonfia e la poesia

è il nostro orizzonte che viaggia

tra dune di sabbia rossa

in un cielo senza stelle.

questo è quello che intendo per sequenza logica. In questa strofa hai fuso i viaggi per mare con un orizzonte di sabbia ed il cielo.

Ci potrei leggere i 4 elementi cari all'alchimia, ma non stai parlando di alchimia e si tratta di salti tra luoghi diversi che creano quel senso di smarrimento di cui dicevo prima.

 

Bellissimo il finale.

 

Ci leggo di una bambina/o e di eventi trasposti in viaggi per mare, tra vento e deserti sabbiosi dove tutto non è mai fisso e stabile.

Un mondo che non è questo, ma è quello dove si trasmuta un vissuto, forse passato, che viene relegato nel tempo passato.

 

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Ciao @AzarRudif , ti ringrazio per esser passato e per avermi lasciato il tuo parere. 

 

Il 27/9/2020 alle 23:47, AzarRudif ha scritto:

Ci potrei leggere i 4 elementi cari all'alchimia, ma non stai parlando di alchimia e si tratta di salti tra luoghi diversi che creano quel senso di smarrimento di cui dicevo prima.

 

 

Qui, mi hai fatto un po' sorridere, ma ho capito, troppi stimoli diversi. 

 

Il 27/9/2020 alle 23:47, AzarRudif ha scritto:

Per una questione di antipatia per le doppie negazioni, toglierei quel "tantomeno".

 

Non ci avevo assolutamente fatto caso, rileggendo senza le doppie negazioni va molto meglio.

 

Il 27/9/2020 alle 23:47, AzarRudif ha scritto:

Bellissimo il finale.

 

Ci leggo di una bambina/o e di eventi trasposti in viaggi per mare, tra vento e deserti sabbiosi dove tutto non è mai fisso e stabile.

Un mondo che non è questo, ma è quello dove si trasmuta un vissuto, forse passato, che viene relegato nel tempo passato.

 

 

Ti ringrazio molto. Soprattutto per le due righe interpretative. A presto :) 

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