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Elisa Audino

Riunione di condominio

Post raccomandati

Quell'uomo

A cui tutti gridavano

Insolvente!

Insolvente!

Insolvente!

Se ne stava in silenzio

Scolpito nell'ebano

A gridare

Colpevole!

Colpevole!

Colpevole!

Mentre un orecchio

Prestava attenzione

Al pianto del figlio

Rimasto sul balcone

Ad ascoltare

Le urla dell'arena

[Contro suo padre]

 

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Questa poesia-denuncia andava scritta così.

Sembra di esserci tutti all'assemblea, denuncianti e denunciato. E le denunce sono due (una sottintesa).

 

Brava, @Elisa Audino :)

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4 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

le denunce sono due (una sottintesa).

Esatto, sono due. Grazie @Poeta Zaza, è una poesia uscita di getto, ma a cui tengo moltissimo per l'immagine che avevo in mente, quella di un uomo con una dignità immensa. 

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Se qualcuno vuole perdere la sua fiducia nel genere umano una bella riunione di condominio e' quello che serve.

Viene sempre fuori il peggio delle persone forse perche spesso il meglio non esiste.

L inquilino accusato e,' una versione aggiornata dei martiri cristiani nell arena.

Ma il suo silenzio doma in cielo le grida delle fiere.

Presumo che sia un ricordo biografico.

Dentro ognuno di noi esiste un catalogo di nefandezze alle quali abbiamo assistito e spero non partecipato, che il tempo non puo che allungare.

Ma nel catalogo ci sono splendori di miserabilita che primeggiano nel ricordo, e presumo che quello narrato nella poesia sia uno di questi.

Vorrei chiederti che cosa ti ha colpito di piu' la dignita silenziosa dell uomo, la miserabile ira dei condomini o il pianto del figlio?

Per quelle lacrime versate dal bambino tutti I condomini andrebbero presi a calci in culo senza freni.

Portero questa poesia nella prossima riunione condominiale e anche il mio commento, cosi che I calci finali possano apparire all orizzonte come una minaccia neppure tanto velata contro l esercizio della comune miserabilita'.

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Toh, ignoravo che i santoni dell'Himalaya prendessero parte a riunioni condominiali... Ti sollecito un chiarimento @Elisa Audino : l'informazione che ci dai

Il 6/9/2020 alle 21:59, Elisa Audino ha scritto:

Scolpito nell'ebano

mi ha mandato in tilt. Si riferisce a un elemento negroide o cos'altro? Ammetto di non essere riuscito a decodificarla, perciò ti ringrazio fin da ora se vorrai rispondermi.

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38 minuti fa, Soir Bleue ha scritto:

Toh, ignoravo che i santoni dell'Himalaya prendessero parte a riunioni condominiali... Ti sollecito un chiarimento @Elisa Audino : l'informazione che ci dai

mi ha mandato in tilt. Si riferisce a un elemento negroide o cos'altro? Ammetto di non essere riuscito a decodificarla, perciò ti ringrazio fin da ora se vorrai rispondermi.

L'espressione "elemento negroide"

ha uno strano sapore di tempi passati quando il beneamato di molti si concedeva alle folle.

Ma non credo che la dolce Elisa si riferisse ad assemblee dirette da podesta' in camicia nera.

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4 ore fa, Milarepa ha scritto:

Vorrei chiederti che cosa ti ha colpito di piu' la dignita silenziosa dell uomo, la miserabile ira dei condomini o il pianto del figlio?

Ciao @Milarepa, grazie intanto per la tua profonda riflessione e grazie per aver capito, soprattutto. Era una riunione a cui io ho partecipato quasi da esterna, da delegata, e forse a maggior ragione certe disconnessioni mi sono sembrate più evidenti. A volte credo che la scrittura per me sia questo: mettere a fuoco qualcosa che non torna, a cui vorrei reagire ma non riesco immediatamente a dipingere. E io quell'uomo avrei voluto dipingerlo. Avrei voluto fotografare la sua dignità, il silenzio fermo contrapposto all'arena pronta a scagliarsi contro di lui, la sua figura mi è sembrata così immensa che dubito riuscirò a dimenticarlo. Il figlio, anzi i figli, uno che osservava dal balcone la riunione che si stava svolgendo in cortile (causa Covid) e l'altro più piccolo, a cui entrambi prestavamo orecchio, lui perché sua moglie stava lavorando e evidentemente era preoccupato di lasciarli soli e incostuditi, io perché mi chiedevo come poterlo aiutare, senza conoscerlo e allo stesso tempo mi dicevo 'ok, ci sono i suoi figli che ascoltano, siate magnanimi', ha aggiunto alla scena un profondo senso di commozione. Per tutto, per il degrado dell'acredine fine a se stesso (perché poi una soluzione, dignitosa per tutti l'ho proposta e trovata).

E hai ancora ragione tu @Milarepa, è evidente che scolpito nell'ebano porta con sé un'accesione ben diversa da quella che mi pare proporre @Soir Bleue: certo, l'uomo era nero, ma l'ebano non è casuale, non è semplicemente un modo per non dire nero. Arrivo dalla rilettura di quel gran romanzo che è Piccola America Negra e ancora prima dall'autobiografia di Miles Davis e dai poemi della negritudine. L'ebano è uno dei colori citati più spesso, sa di bellezza, di corpo liscio e quell'uomo, per me, alto, bello, seduto in silenzio su una minuscola sedia, per me era scolpito nell'ebano. Era la statua della dignità umana contrapposta alla non-umanità. La non umanità sta evidentemente nei toni, in un certo ripetere di cliché. L'umanità sta nel rimanere umani e nel non retrocedere a gradi inferiori. Come, d'altronde, gli esiti di questi giorni ci stanno dimostrando.

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3 ore fa, Elisa Audino ha scritto:

Questo riferimento non mi è per niente chiaro. Cosa intendi?

 

Elisa

Il riferimento prescinde dal testo ed e' riferito a me in quanto Milarepa, di cui indosso indegnamente il nome e' un grande illuminato tibetano ed e' anche un grande poeta.

Forse soir pensa che io sia un elemento negroide dell himalaya?

Penso alla strana eventualita di una riunione condominiale con soir mentre ci intratteniamo disamichevolmente con te che inizi nuova poesia condominiale sui due loschi figuri che usano celate invettive per dare folklore al loro incontro.

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Il 6/9/2020 alle 21:59, Elisa Audino ha scritto:

Mentre un orecchio

Prestava attenzione

Al pianto del figlio

@Elisa Audino  salve,

 

nei versi che riporto c'è il fulcro dell'intera poesia, l'elemento che più di ogni altro risalta sullo sfondo di una pessima riunione di condominio.

Come già detto in altro commento, le riunioni di condominio sono il posto migliore dove scoprire il lato diabolico dell'umanità.

E la tua poesia lo descrive con poche e dense immagini che sono come un macigno su quei palazzi dove si addensano esseri umani che di umano hanno perso molto e, anche se pochi, riescono a corrompere o ad osteggiare chi vorrebbe comportamenti più corretti e civili.

 

Mi hai ricordato quando abitavo in un condominio e facevo sempre l'aiuto amministratore e lo scribacchino dei verbali, nonché il pacificatore in occasione di scontri sempre causati da questioni monetarie o di spazi condominiali utilizzati per il parcheggio delle auto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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@Elisa Audino ciao :) 


Premetto che sono una profana in materia, vengo in questa sezione per le emozioni che regala: la tua poesia è impetuosa, splendida, dolorosa. Per me perfetta: provo l'angoscia del "colpevole", ma anche pena per una comune misera condizione umana. 

  

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@Elisa Audino ciao. La scena è da tribunale e non mi appare pertinente ad una assemblea di condominio. Ritengo la scena svincolata dal titolo come luogo di accadimento. Neanche nei tribunali si potrebbe verificare una scena del genere, come non credo che potrebbe avvenire all'interno di una riunione condominiale: i bambini non sono ammessi. Questo massacro del reo poteva essere visto spesso in epoche diverse. Credo che la tua idea di mettere in scena " un uomo con una dignità immensa" ( parole tue) non sia visibile ne intuibile dai versi. Ascoltare il proprio figlio che piange mentre gli altri ti accusano, mi ricorda la scena di " ladri di biciclette". Io ci vedo una sorta di pietismo in questa rappresentazione e non una degna scena dove la dignità trionfa. Non vanno bene neanche i luoghi per tale rappresentazione. Sulla carica emotiva vai meglio. Ciao e a rileggerti.:)

  • Grazie 1

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@Solitèr, nessun pietismo. C'è dignità nel sottoporsi alla gogna collettiva, sai? Causa covid le riunioni condominiali si fanno nei cortili e i cortili hanno dei balconi da cui affacciarsi, i bambini stanno sui balconi. Molto semplice. Nulla di inventato, purtroppo, al limite ho fatto rimbombare le voci, perché le sentivo così. 

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3 minuti fa, Elisa Audino ha scritto:

@Solitèr, nessun pietismo. C'è dignità nel sottoporsi alla gogna collettiva, sai? Causa covid le riunioni condominiali si fanno nei cortili e i cortili hanno dei balconi da cui affacciarsi, i bambini stanno sui balconi. Molto semplice. Nulla di inventato, purtroppo, al limite ho fatto rimbombare le voci, perché le sentivo così. 

"c'è dignità nel sottoporsi alla gogna collettiva."

 

è una considerazione splendida che solo un'anima alta può fare e mi ha fatto ricordare le parole di un teologo di qualche secolo fa che diceva : se un cristiano non è capace di seguire Cristo nel disonore e nella vergogna che cristiano è?

va considerato anche un fatto. non esiste un santo che non sia stato calunniato ferocemente e questo indica qualcosa di molto importante.

Cristo nel chiamare le anime le fa entrare nella sua grammatica e avere il mondo contro fa parte di questa grammatica e ne costituisce il cuore.

 

Che senso ha questo dolore inflitto alle anime scelte?

per capire chi sei devi uscire dal collettivo. questo è un punto essenziale che in genere i cristiani non comprendono.

Nessuno vuole uscire dal collettivo. guarda l'esempio dei profeti che si rifiutavano di aderire alla chiamata.

il cielo ti deve costringere e se accetti la sfida preparati a morire molto.

bisogna in quel caso morire dentro avendo fiducia che un senso invisibile ci guida verso un vantaggio ignoto.

 

Insomma Elisa dal condominio si va alla teologia e tutto è veramente legato.

non c'è una singola parola nei tuoi commenti che non abbia apprezzato.

 

 

 

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@Elisa Audino ciao. Adesso però sei più chiara! infatti io ci vedevo una gogna tipo ottocentesca e non di condominio. Solo adesso capisco il luogo che  hai voluto rappresentare. Comunque il senso di pietismo rimane. Ciao:)

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Il 6/9/2020 alle 21:59, Elisa Audino ha scritto:

Quell'uomo

A cui tutti gridavano

Insolvente!

Insolvente!

Insolvente!

@Elisa Audino Salto tutti i commenti e mi butto avvalendomi solo delle letture di questa poesia effettuate a più riprese e delle mie sensazioni.

Aaahhh, vuoi mettere il brivido del rischio di dire qualche colossale cazzata?:P 

Qui come in buona parte delle poesie che capita di leggere, trovo conferma alla regola per cui non si dovrebbe mai commentare in prima lettura. Per me, se ne sono rese necessarie almeno due e distanziate, infatti, per cominciare a empatizzare con il testo. 

Cominciamo con le prime considerazioni: ho riscontrato qui come in altre tue poesie l'uso di un timbro amplificato dagli esclamativi e dalla ripetizione, come se le parole fossero gridate. Un grido di denuncia dietro al quale, però, non ho mai percepito l'incredulità o la sorpresa di chi è scandalizzato da ciò che vede, ma piuttosto un evidente sarcasmo, una retorica perculista (nel dizionario, il vocabolo perculare ancora non c'è ma confido vi venga inserito prima o poi) riservata ai tristi spettacoli noti del nostro tempo. Un rilevare esausto dall'aver rilevato tanto, troppo e di più, da parte di un osservatore\trice che l'ingenuità se l'è lasciata alle spalle da tempo, che sa come al peggio non ci sia mai fine.

L'inizio è chiaro: un soggetto imputato, una giuria giudicante.

Il 6/9/2020 alle 21:59, Elisa Audino ha scritto:

Se ne stava in silenzio

Scolpito nell'ebano

Questi due versi mi piacciono in modo particolare e non solo per come cadono dopo l'enfasi dell'accusa gridata e ripetuta, ma per l'immagine che suscitano in me di sopportazione risoluta, di dignità nella colpa, vera o presunta che sia. La resilienza del legno, degli alberi che vivono e sopportano senza mai dare segno del peso e della fatica che portano addosso, anche se nello specifico quest'uomo, questo imputato, non fa resistenza, ma accetta addirittura la condanna, la condivide.

Il 6/9/2020 alle 21:59, Elisa Audino ha scritto:

A gridare

Colpevole!

Colpevole!

Colpevole!

Di nuovo l'enfasi dell'esclamazione e della ripetizione, ma questa volta è l'uomo stesso a gridare, ovviamente in silenzio, dentro di sé. I versi precedenti sono stati piuttosto chiari, in proposito: quest'uomo subisce il verdetto, ne sposa la logica, o perlomeno lo fa una parte di sé.

Il 6/9/2020 alle 21:59, Elisa Audino ha scritto:

Mentre un orecchio

Prestava attenzione

Al pianto del figlio

Rimasto sul balcone

Ad ascoltare

Le urla dell'arena

Appunto, una parte di sé. Io sono fra quelli che credono che la percezione che l'essere umano ha di sé stesso stia evolvendo rapidamente (complice la parola scritta!), rimuovendo vecchi luoghi comuni e assodate associazioni di pensiero che ora vengono smontate e rimesse in discussione. Quindi ora sappiamo, ad esempio, che la nostra coscienza, a livello emotivo, non è mai composta da una parte sola ma è soggetta a subire influssi diversi e a dividersi, a frammentarsi e a contenere condizionamenti che spesso entrano in contraddizione.

In questo senso, la figura del figlio entra in scena e sferza la coscienza del padre che sembra aver capitolato davanti al giudizio altrui (non ci è dato sapere da che parte sia il torto e la ragione, ma io sono sempre più dell'idea che ragionare in termini di torto e ragione sia  un esercizio del tutto inutile). Ora, difficilmente il bambino potrà avere la consapevolezza necessaria per contrastare o ribaltare quel giudizio, ma qui a me dà l'impressione di funzionare su quella del padre come un richiamo, come una sveglia, come se inconsapevolmente gli ricordasse che sì, c'è ancora qualcosa o qualcuno per cui valga la pena di resistere alla pressione di una società che esercita una delle prerogative che gli riesce meglio, e che non è certo quella della valutazione obbiettiva o la capacità di fornire soluzioni utili. Qualcosa o qualcuno per cui valga la pena difendere la propria dignità.

Brava, Elisa, sempre ben strutturata e sempre all'altezza. Ciao! ;)

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Il 13/9/2020 alle 09:14, Roberto Ballardini ha scritto:

Un grido di denuncia dietro al quale, però, non ho mai percepito l'incredulità o la sorpresa di chi è scandalizzato da ciò che vede, ma piuttosto un evidente sarcasmo, una retorica perculista (nel dizionario, il vocabolo perculare ancora non c'è ma confido vi venga inserito prima o poi) riservata ai tristi spettacoli noti del nostro tempo.

Caro @Roberto Ballardini, mi hai letta molto bene. Era esattamente così che ho pensato quei versi, nati senza punto esclamativo. L'ho aggiunto con l'intenzione di evidenziare l'eco dell'arena, ma allo stesso tempo avevo in mente una cantilena, come di un déjà vu, qualcosa che mi aspettavo molto bene non appena ho capito i termini della questione.

 

Il 13/9/2020 alle 09:14, Roberto Ballardini ha scritto:

Quindi ora sappiamo, ad esempio, che la nostra coscienza, a livello emotivo, non è mai composta da una parte sola ma è soggetta a subire influssi diversi e a dividersi, a frammentarsi e a contenere condizionamenti che spesso entrano in contraddizione. 

Lucidissimo come io non saprei essere, però è vero che spesso nelle mie poesie questa frammentarietà e molteplicità di voci interne, in contraddizione anche fra loro, riemerge. Forse è il motivo per cui, e non è questa poesia il caso, mi sposto graficamente, quasi a delineare le opposizioni.

Grazie ancora, mi hai dato molto da pensare.

Il 13/9/2020 alle 09:14, Roberto Ballardini ha scritto:

Qualcosa o qualcuno per cui valga la pena difendere la propria dignità.

Restiamo umani, no? Anche nei toni, nel solo rivolgersi a un qualcuno, anche e soprattutto nell'affrontare la diversità nella vita quotidiana.

 

Grazie per il bel passaggio <3

 

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Il 6/9/2020 alle 21:59, Elisa Audino ha scritto:

Quell'uomo

A cui tutti gridavano

Insolvente!

Insolvente!

Insolvente!

Se ne stava in silenzio

Scolpito nell'ebano

A gridare

Colpevole!

Colpevole!

Colpevole!

Mentre un orecchio

Prestava attenzione

Al pianto del figlio

Rimasto sul balcone

Ad ascoltare

Le urla dell'arena

[Contro suo padre]

 

Ciao Elisa, ancora una volta sei riuscita ad attirare la mia attenzione. Ci riesci perché, in fin dei conti, sei una poetessa "urbana". Non cerchi obbligatoriamente l'universalità dei grandi temi: ti "accontenti" di narrare il quotidiano, e questo attira sempre la mia attenzione. Posso utilizzare un termine controverso? Ti "differenzi" dalla solita poesia. Concluso il complimento. Arriviamo alla critica. Interessante l'attacco da "arena", dove il pover'uomo viene seppellito dalle grida. Ritmica molto interessante con versi corti e ritmati, che danno immediatamente tensione al pezzo. Fino all'ultimo "insolvente" ci siamo. "Se ne stava in silenzio scolpito nell'ebano a gridare" ... chiara l'immagine del povero debitore scolpito nell'ebano, erto, forse addirittura sdegnoso per la mancanza di umanità dell'arena che chiede la sua "morte" come fosse un povero gladiatore. Mi ricorda Farinata Degli Uberti e la sua bara infuocata, che sdegnava l'inferno stesso al quale era stato condannato per il suo ateismo (che immagine che ha tirato fuori Dante, porca miseria). Ecco, questo passaggio è molto apprezzabile. Poi, ti lasci prendere dalla tua "furia retorica", perdi il controllo del pezzo, a mio avviso. "A gridare colpevole, colpevole, colpevole, ecc. ecc." Ma il povero Cristo non era in silenzio? Questo ossimoro funziona ben poco, avrei utilizzato altro per descrivere quel che volevi descrivere, ad esempio un "silenzio colpevole" o roba del genere. Capisco il voler utilizzare l'anafora ma, a mio avviso, si perde tutto il resto. La chiusura è discreta, in alcune parti buona in altre mediocre. Il figlio è lì, ad ascoltare il povero padre umiliato, immagine coerentissima e azzeccata. "Le urla dell'arena" banalizzano l'immagine che eri riuscita a creare precedentemente utilizzando solamente lo strumento dell'anafora. Complimenti, come al solito compi scelte differenti.

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5 ore fa, Stefano Verrengia ha scritto:

"Se ne stava in silenzio scolpito nell'ebano a gridare" ... chiara l'immagine del povero debitore scolpito nell'ebano, erto, forse addirittura sdegnoso per la mancanza di umanità dell'arena che chiede la sua "morte" come fosse un povero gladiatore

No, scolpito nell'ebano ha un'altra accezione. Ti rimando alla poesia nera americana o a Langston Hughes o anche all'autobiografia di Miles Davis. Il senso e il tono in qualche modo ne risentono, l'ebano ha un significato preciso. 

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