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dyskolos

Confusione tra avverbi di tempo e tempi verbali

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Ciao, amici WDiani :)

Mi è sorto un dubbio tempo fa e mi pare che non sia trattato in nessuna discussione precedente.

È una cosa che leggo spesso, anzi che leggo sempre più spesso e che a me sembra del tutto errata (anche in registri "bassi"), però la diffusione notevole di questa forse significa che l'errore lo commetto io: magari sono troppo rigido.

Vengo al punto. È possibile usare un avverbio che si riferisce al presente, o quasi, in contesti al passato?

Esempi:

1. Correva l'anno 1913. Giuseppe adesso andò da Mario.

2. Correva l'anno 1913. Stasera Giuseppe andò a dormire.

 

Io potrei scrivere:

3. Correva l'anno 1913. Giuseppe in quell'anno andò da Mario.

4. Correva l'anno 1913. Quella sera Giuseppe andò a dormire.

 

1 e 2 sono corrette? Io direi di no: solo 3 e 4 lo sono.

 

Il dubbio si infittisce perché mi vengono in mente frasi come

5. Domani vado in vacanza

6. Tra un mese viene mia zia.

 

in cui l'avverbio, o espressione analoga, si riferisce al futuro ma il verbo è al presente. Queste ultime sono considerate accettabili, almeno in contesti colloquiali. Io stesso lo dico quando parlo :)

 

Ho idea che il problema dipenda in qualche modo dalla particolarità del futuro. Questo tempo in molte lingue (es.: finlandese) non esiste e l'idea relativa viene espressa col verbo al presente e l'avverbio al futuro (come in 5). Si potrebbe discutere se in inglese il futuro esista o meno, dato che una delle forme più diffuse (non l'unica) ricorre al "will" (come in "I will go" = "io andrò"), che però preso a solo (come sostantivo) indica la volontà. In questo modo "I will go" suona come "Io ho la volontà di andare", dato che nessuno ha la sfera di cristallo per prevedere il futuro. Allora in "Io andrò" non si può che indicare la volontà di andare. Infatti, per dire, come faccio a sapere che non ci sarà un terremoto fra cinque minuti e non morirò (!) sotto il soffitto crollato? D'altronde anche la grammatica dice che dopo "credo che" ci va il congiuntivo, però ammette frasi come "credo che Giovanni andrà via", dove "andrà" non è di certo al congiuntivo. Allora il futuro, pur essendo indicativo, può essere trattato come congiuntivo. Solo per dire che il futuro ha uno status particolare.

 

Okay, scusate la digressione, che forse è del tutto fuori luogo e non c'entra niente.

In definitiva, 1 e 2 (e simili) le considerereste corrette?

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Ciao @dyskolos!

Ti leggo sempre con molto piacere e anche questa volta, nel lanciarti nei meandri della speculazione linguistica, hai generato un non so che di interessante. 

 

Ti dico la mia, al netto dell'utilizzo degli avverbi di tempo e dei modi e tempi verbali nelle altre lingue (ma solo perché son da smartphone e fare papiri mi vien pesante XD - perciò mi scuso in anticipo). 

 

La 1 e la 2 sono scorrette se non contestualizzate. 

 

Faccio un esempio si tutti che spero spieghi ciò che voglio dire. 

In una narrazione al passato è possibile adoperare avverbi presenti se si passa da un fatto molto indietro nel tempo a uno relativamente più recente. 

 

Es: Era sempre stata ostinata, quasi fino alla stoltezza; fino a quando non sentì che quel moto d'animo non era più un valore. Crebbe smussando il proprio carattere e adesso era una donna determinata, ma non più così stupida. 

 

Ok, spero si sia inteso ciò che volevo dire... Contestualizzati nel "presente della narrazione al passato" allora sì, si possono usare. 

Tu che ne pensi? 

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1 ora fa, dyskolos ha scritto:

Ho idea che il problema dipenda in qualche modo dalla particolarità del futuro. Questo tempo in molte lingue (es.: finlandese) non esiste e l'idea relativa viene espressa col verbo al presente e l'avverbio al futuro (come in 5). Si potrebbe discutere se in inglese il futuro esista o meno, dato che una delle forme più diffuse (non l'unica) ricorre al "will" (come in "I will go" = "io andrò"), che però preso a solo (come sostantivo) indica la volontà. In questo modo "I will go" suona come "Io ho la volontà di andare", dato che nessuno ha la sfera di cristallo per prevedere il futuro. Allora in "Io andrò" non si può che indicare la volontà di andare. Infatti, per dire, come faccio a sapere che non ci sarà un terremoto fra cinque minuti e non morirò (!) sotto il soffitto crollato? D'altronde anche la grammatica dice che dopo "credo che" ci va il congiuntivo, però ammette frasi come "credo che Giovanni andrà via", dove "andrà" non è di certo al congiuntivo. Allora il futuro, pur essendo indicativo, può essere trattato come congiuntivo. Solo per dire che il futuro ha uno status particolare.

Ciao!

Nelle frasi 5 e 6 usi il presente con valore di futuro, è un uso corretto in italiano e in altre lingue romanze. I verbi di opinione (come credere, pensare, ecc) reggono il congiuntivo al presente perché il congiuntivo esprime possibilità e non certezza, mentre il futuro è di per sé incerto (non sai se tra un mese verrà tua zia, perché è solo un'ipotesi che deve ancora avvenire....).

D'altronde in altre lingue romanze (il portoghese) esiste anche il futuro del congiuntivo che esprime un'ipotesi probabile ma non certa, un tempo vrbale che in italiano non esiste. 

 

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3 ore fa, RobinK ha scritto:

Ti leggo sempre con molto piacere e anche questa volta, nel lanciarti nei meandri della speculazione linguistica, hai generato un non so che di interessante. 

 

Oh, grazie, RobinK :)

Anch'io ti leggo spesso perché dici cose molto interessanti.

 

3 ore fa, RobinK ha scritto:

La 1 e la 2 sono scorrette se non contestualizzate. 

 

Ti ringrazio per la tiratina di orecchie sul contesto. Hai ragione. Io volevo riferirmi ad avvenimenti accaduti in tempi lontani. Non l'ho specificato a dovere. :)

 

3 ore fa, RobinK ha scritto:

Es: Era sempre stata ostinata, quasi fino alla stoltezza; fino a quando non sentì che quel moto d'animo non era più un valore. Crebbe smussando il proprio carattere e adesso era una donna determinata, ma non più così stupida. 

 […]

 Tu che ne pensi? 

 

Be', domanda difficilissima. Mi hai fatto fare ore di seghe mentali sui tempi, perché in effetti hai accompagnato l'avverbio "adesso" con un tempo imperfetto ("era"), mentre nei miei esempi c'era un perfetto (passato remoto). Così ho pensato a cose come i verbi telici, gli inaccusativi, gli inergativi, i verbi "strambi" come fiorire e affondare, ecc… Ma non voglio farti penare nei miei labirinti mentali malsani :D

Alla fine, dopo ore, ho decretato che anche il tuo esempio ricade nel mio dubbio, anche se suona meglio, devo dire, e quindi c'è lo stesso errore, specialmente se ci riferiamo ad un fatto passato. Mettiamolo così (scusa la semplificazione): "Luisa crebbe e adesso era una donna determinata". Luisa è defunta da cinquant'anni, giusto per gradire .:)

Okay, anche in questo caso c'è un "adesso" riferito al passato. Allora io avrei, per esempio, scritto: "Luisa crebbe fino a diventare una donna determinata". Infatti non riesco a pensare a un adesso nel passato. Ho letto anche frasi come "oggi lui aprì la porta" riferito a trecento anni fa e col passato remoto (forse è questo il punto).

Comunque non avrei corretto il tuo esempio perché sono convinto che nella concordanza dei tempi in italiano molto sia lasciato a fatti artistico/espressivi, ed è questo il tuo caso :rosa:

 

 

2 ore fa, ivalibri ha scritto:

D'altronde in altre lingue romanze (il portoghese) esiste anche il futuro del congiuntivo

 

Interessante! Non sapevo questa cosa del portoghese. Ciò eliminerebbe alcuni difetti del sistema verbale italiano:)

  • Grazie 1

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4 ore fa, dyskolos ha scritto:

È una cosa che leggo spesso, anzi che leggo sempre più spesso 

Esempi:

1. Correva l'anno 1913. Giuseppe adesso andò da Mario.

2. Correva l'anno 1913. Stasera Giuseppe andò a dormire.

? spesso? Io non credo di averle mai lette in vita mia due frasi del genere, chi mai direbbe o scriverebbe una cosa del genere?

Forse ti sono venuti male gli esempi: con il passato remoto è una castroneria bella e buona, con l'imperfetto magari...

 

John era inseguito da una decina di cani famelici, si buttò nel fitto della foresta, ma si trovò presto circondato. Le bestie ora lo braccavano da vicino...

Questo sarebbe un esempio calzante.

 

 

 

 

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11 ore fa, Marcello ha scritto:

? spesso? Io non credo di averle mai lette in vita mia due frasi del genere

 

Io ho letto spesso, e con somma meraviglia, frasi di quel genere. Anche con "oggi". Es.: due parlano di una cosa avvenuta 300 anni fa e la frase è "oggi lui aprì la porta". Le ho lette in giornali, libri, blog, riviste, ecc…anche a me sono sembrate castronerie belle e buone e infatti mi ha stupito la diffusione di quei costrutti. Poi ho letto qualcosa come "Stasera andai a casa", e li mi è salito un brivido lungo la schiena, la classica goccia che fa traboccare il vaso, così ho deciso di chiedere nel WD.

Appena avrò tempo, farò qualche citazione più precisa indicando fonte e data ^^

 

 

15 ore fa, RobinK ha scritto:

Es: Era sempre stata ostinata, quasi fino alla stoltezza; fino a quando non sentì che quel moto d'animo non era più un valore. Crebbe smussando il proprio carattere e adesso era una donna determinata, ma non più così stupida. 

 

Robin, ti chiedo scusa ma ieri ti ho risposto colpevolmente con pochissimo tempo a disposizione, e poi stavo guardando la partita. Così passavo da "E tira, Lore', lì segnerei anch'io. Basta, voglio farlo io il CT, togliete Mancini!" al rispondere a te :asd: :asd: :asd:

Ho immaginato una situazione dialogica. Ci siamo io e tu su una terrazza, seduti a un tavolino in vimini con due tazze di tè fumanti, un leggero venticello e il cielo che volge al blu scuro. Io indosso una camicia bianca leggera aperta sul davanti, tu hai una bella crocchia bionda fermata da una foglia di marijuana. In quel momento, mentre consumiamo il tè, rievochiamo Luisa morta 50 anni fa. La conversazione è come segue…

RobinK: Ti ricordi Luisa?

Dyskolos: Sì, era così carina. Che ragazza generosa! Peccato sia morta a 40 anni.

R: Già! :(Poi lei crebbe e adesso era un donna determinata.

D: Uhm?!…

R: Che c'è? Ti vedo perplesso. Cosa non ti convince?

D: Be', Luisa è risuscitata? Hai detto "adesso". La nascondi a casa tua?

R: Ma Dysk! Non capisci nulla! Sei un imbecille patentato! Dopo "adesso" ho detto "era"… passato, no?!

D: Che vuoi?:bandiera: Ormai sono vecchio e non sento bene. Per me era "è".

R: era o è? Deciditi: o l'uno o l'altro!

D: Ma tu hai detto "adesso".

R: Quando? Non mi ricordo.

D: Adesso l'hai detto.

R: Cioè ho detto "adesso" adesso?

D: Sì.

R: Ma con "adesso" volevo dire "in quel tempo". Non è risuscitato nessuno, tranquillo, Dysk ;)

D: Allora dici "in quel tempo", no?

R: Mariaaa, che confusione… tra adesso, in quel tempo, era, è, fu, persone che risuscitano… Non ci sto a capi' più niente.

 

A questo punto ti alzi di scatto, la crocchia si scioglie, la foglia di marijuana (Maria Giovanna :D) cade a terra, ti appoggi alla balaustra, guardi l'orizzonte sempre più flebile ed esclami: "Con chi parlo? Con un cretino! Me l'avevano detto che era scemo, ma non immaginavo tanto…" Poi ti giri verso di me e fai, piangendo: "Dysk, sei proprio un idiota come dicono. Basta! Me ne vado e non voglio più sapere nulla di te!" E scappi, con la chioma chiara che oscilla sulla schiena e si allunga per il venticello.

 

Comunque c'è una "grammatica a orecchio" che mi impedirebbe di correggere il tuo "adesso era", se avessi in mano una di quelle matitacce che si usavano a scuola, quelle blu da un lato e rosse dall'altro. Non sono nessuno per farlo. Tanto più, come dicevo sopra, perché "sono convinto che nella concordanza dei tempi in italiano molto sia lasciato a fatti artistico/espressivi", che hanno la priorità sulla grammatica.

 

Faccio un esempio. Una regola su cui siamo tutti d'accordo (ma io, che sono un bastiancontrario, non tanto) dice che dopo "credere che" ci vada il congiuntivo. Bene. Poi immagino questa frase: "Vi prego di credere che ieri Giuseppe era a casa mia a quell'ora" (qualcuno accusa Giuseppe di aver commesso un assassinio).

 

Bene. Ho messo l'indicativo dopo "credere che". Uno che considera la grammatica come un ragioniere, pedissequamente, griderebbe al "sacrilegio". Ma per me va bene così, in quanto non esprimo una opinione ma una certezza e quindi metto l'indicativo. E poi perché per me il verbo non è "credere" (come sembra a prima vista), ma "pregare di credere", e for me "pregare di credere" può senz'altro reggere l'indicativo.  Cioè, in fin dei conti, la concordanza dei tempi in italia (quasi consecutio temporum in latino) non va considerata rigidamente. Fattori "artistici" influiscono alla grande. Di conseguenza il tuo "adesso era" (con l'imperfetto) potrebbe essere considerato corretto. In fondo, è lo stesso procedimento mentale che porta al "presente storico".

 

Scusami per essere andato troppo lungo :bash:

Ti chiedo scusa e perdono adesso, ma è adesso adesso :bash:

  • Divertente 1

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6 minuti fa, dyskolos ha scritto:

in italia

 

Caspita! Refusone. Doveva essere "in italiano" :facepalm:

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28 minuti fa, dyskolos ha scritto:

ho letto qualcosa come "Stasera andai a casa"

Appena avrò tempo, farò qualche citazione più precisa indicando fonte e data

Mi rifiuto di crederlo, a meno che provenga dalla bocca di un senegalese al suo terzo giorno in Italia o di un bambino di quattro anni.

Ti stai confondendo, ne sono più che sicuro. ;)

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3 ore fa, Marcello ha scritto:

un bambino di quattro anni.

Sei ottimista! Allarga pure ai bambini delle elementari e ragazzi delle medie...

Comunque mi accodo a quanto detto da @Marcello , certe castronerie non le ho mai lette neanche io. Poi, che nello scrivere si segua più come suona una frase rispetto al seguire pedissequamente la grammatica ci sta, non lo trovo grave, alle volte è la parola usata che stona. "Adesso" suona molto peggio che "ora", ad esempio.

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4 ore fa, dyskolos ha scritto:

Robin, ti chiedo scusa ma ieri ti ho risposto colpevolmente con pochissimo tempo a disposizione, e poi stavo guardando la partita. Così passavo da "E tira, Lore', lì segnerei anch'io. Basta, voglio farlo io il CT, togliete Mancini!" al rispondere a te :asd: :asd: :asd:

 

Va là! Che ti scusi! Anche la prima risposta mi aveva soddisfatta, in realtà!

Ma vengo a te...

 

4 ore fa, dyskolos ha scritto:

Ho immaginato una situazione dialogica.

 

Ok, sono morta dalle risate!

Ma hai espresso in modo pressoché perfetto la tua tesi, lasciando però anche che emergesse il fatto che io stessa non mi ero spiegata a dovere come invece avrebbe meritato il post.

Sono d'accordo con te.

Nel confronto dialogico mai accosterei un avverbio di tempo riferentesi al presente parlando di qualcuno o qualcosa accaduto nel passato.

Orrore! Bestemmia! Sacrilegio!

 

No, no.
Io valuto come corretto l'accostamento che ti ho citato solo in caso di narrazione. Quando cioè in uno scritto impostato al passato (con l'uso quindi dell'imperfetto narrativo dove necessario) si sta tentando di raccontare (se in prima o terza persona non fa differenza) ciò che accade in senso più "vicino nel tempo" rispetto a ciò che invece "nel passato è più passato". Gosh!

La verità è che questo è un costrutto che adopero spesso: "ora" e "adesso" usati con narrazione al passato.

L'ho fatto nel mio libro (la cui narrazione è anche in prima persona) in cui la mia protagonista, nello spiegare stati di consapevolezza attivi nel presente dell'episodio raccontato si profonde anche in accostamenti simili.
 

Io sono Tizia, e ti sto raccontando in prima persona di un fatto che mi è accaduto 10 anni fa. Mentre lo faccio, mi avvicino a fatti più "recenti", risalenti a 8 o 5 anni fa. Nel momento in cui mi trovo nel presente di quel fatto, allora mi adopero anche a segnalare temporalmente come alcune azioni io le faccia "ora" in quel tempo.

E tu lettore sei sempre nel mio presente, nonostante tu sappia che la narrazione è al passato.

 

So di non essermi spiegata al meglio, ma è come se ti scrivessi:

"Alla fine accettai di incontrare Dysk. Sì, era stato insistente, voleva tentare un esperimento linguistico o chissà cosa... ma i suoi modi gentili alla fine mi avevano convinta del tutto.
Ci misi un secolo a prepararmi: nel bel mezzo del risciacquo lo scaldabagno aveva deciso di non funzionare, di acqua calda nemmeno l'ombra; con i capelli bagnati sarei andata poco lontano, li  legai alla bell'e meglio con quel fermaglio kitsch a forma di foglia comprato chissà dove; oltretutto, avevo solo una camicia pulita tra le cose da stirare e nemmeno il ferro aveva voluto saperne! Maledetta elettricità: ero davvero infuriata! Come avrei fatto adesso a fare in tempo?

Mi venne l'idea malsana di uscire comunque legando la camicia alla vita e con i capelli bagnati. Mi fosse venuto un bel raffreddore me lo sarei pure meritato!

M'ero scapicollata per sbrigarmi in venti minuti, e ora che ero arrivata lui nemmeno c'era ancora!? Niente da fare, quella giornata sarebbe stata da dimenticare."

 

4 ore fa, dyskolos ha scritto:

Faccio un esempio. Una regola su cui siamo tutti d'accordo (ma io, che sono un bastiancontrario, non tanto) dice che dopo "credere che" ci vada il congiuntivo. Bene. Poi immagino questa frase: "Vi prego di credere che ieri Giuseppe era a casa mia a quell'ora" (qualcuno accusa Giuseppe di aver commesso un assassinio).

 

In questo caso ritengo che l'uso che hai fatto del verbo "credere" fa sì che nella sua accezione di certezza ("credere" come "ritenere vero" e non come "supporre") possa essere adoperato con l'indicativo. Anche al mio orecchio la frase infatti suona bene.

Ma come tu stesso hai segnalato in precedenza, si tratta di sottigliezze tipiche del senso intrinseco che si riesce a evincere dallo scritto e dal parlato.

È lapalissiana la volontà di infusa certezza che hai dato al personaggio che esprime il concetto del "vi prego di credere che era a casa mia". Il congiuntivo avrebbe al contrario fatto sì che il lettore sprofondasse nel dubbio, invece, sulla colpevolezza di Giuseppe, proprio a partire dalle riserve del tizio che voleva coprirne le malefatte! XD

 

4 ore fa, dyskolos ha scritto:

Scusami per essere andato troppo lungo :bash:

Ti chiedo scusa e perdono adesso, ma è adesso adesso :bash:

 

Scusato. Ehehehe. Sempre.
Come potrei non farlo... se continui a dar testate al muro poi son io a sentirmi in colpa! :D

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1 ora fa, RobinK ha scritto:

"Alla fine accettai di incontrare Dysk. Sì, era stato insistente, voleva tentare un esperimento linguistico o chissà cosa... ma i suoi modi gentili alla fine mi avevano convinta del tutto.
Ci misi un secolo a prepararmi: nel bel mezzo del risciacquo lo scaldabagno aveva deciso di non funzionare, di acqua calda nemmeno l'ombra; con i capelli bagnati sarei andata poco lontano, li  legai alla bell'e meglio con quel fermaglio kitsch a forma di foglia comprato chissà dove; oltretutto, avevo solo una camicia pulita tra le cose da stirare e nemmeno il ferro aveva voluto saperne! Maledetta elettricità: ero davvero infuriata! Come avrei fatto adesso a fare in tempo?

Mi venne l'idea malsana di uscire comunque legando la camicia alla vita e con i capelli bagnati. Mi fosse venuto un bel raffreddore me lo sarei pure meritato!

M'ero scapicollata per sbrigarmi in venti minuti, e ora che ero arrivata lui nemmeno c'era ancora!? Niente da fare, quella giornata sarebbe stata da dimenticare."

 

:D:D:D

Divertentissimo! Rido ancora. :D

In questo caso, i vari "adesso" e "ora" mi suonano bene e anzi mi piacciono proprio. Per me sono un segno di prosa matura e godibile.

 

Tra l'altro, voi donne ci mettete davvero secoli a prepararvi. Ma che dico "secoli"? Millenni!

Una volta frequentavo una che, ogni volta che andavo a prenderla, mi diceva al citofono: "Mi allaccio le scarpe e scendo. Un attimo". E poi si presentava dopo almeno mezz'ora. Io allora le guardavo le scarpe per capire se erano stivali di quelli che si allacciano dalla caviglia al ginocchio. Quelli effettivamente ci vuole tempo ad allacciarseli. Ma, niente, erano scarpe normali, basse. Boh, misteri femminili :asd::asd: 

Naturalmente nel dir questo sto presupponendo che tu sia una lei e non un lui. Nell'avatar che usavi prima c'era un volto femmineo; in quello attuale il volto è mascolino: questo cambio mi ha "sbarellato". Comunque scrivi "femminilmente", quindi per me sei una lei. La qual cosa significa che, nel caso tu fossi un lui, io avrei commesso una gaffe micidiale :P

 

Comunque una ragazza che si metteva una foglia di mariagiovanna sulla testa la conobbi davvero. Fumava sempre, forse erano sigarette, ma non ci metterei la mano sul fuoco :hm::hm:

 

6 ore fa, Marcello ha scritto:

Mi rifiuto di crederlo, a meno che provenga dalla bocca di un senegalese al suo terzo giorno in Italia o di un bambino di quattro anni.

Ti stai confondendo, ne sono più che sicuro. ;)

 

Tutto vero, eheheheh ;););)

 

2 ore fa, Brutus ha scritto:

Poi, che nello scrivere si segua più come suona una frase rispetto al seguire pedissequamente la grammatica ci sta

 

(y)

  • Divertente 1

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16 ore fa, dyskolos ha scritto:

:D:D:D

Divertentissimo! Rido ancora. :D

In questo caso, i vari "adesso" e "ora" mi suonano bene e anzi mi piacciono proprio. Per me sono un segno di prosa matura e godibile.

 

:D Bene!

Non mi fossi ancora spiegata mi sarei posta due domande. Ma son ben felice di essere riuscita nell'intento... oltretutto trovo che quegli specifici abbinamenti vadano anche a delineare lo stile proprio delo scrittore che li adopera (si spera sempre con originalità).

 

16 ore fa, dyskolos ha scritto:

Tra l'altro, voi donne ci mettete davvero secoli a prepararvi. Ma che dico "secoli"? Millenni!

 

Ma sai... una buona fetta della rappresentanza femminile ritiene sul serio di riuscire ad approntarsi in pochi minuti, e invece inevitabilmente fa altre mille cose che a manciate di secondi portano via le mezz'ore di cui sopra. Io faccio parte dell'altra fetta: quella che di solito aspetta pronta! :rolleyes:

 

16 ore fa, dyskolos ha scritto:

Naturalmente nel dir questo sto presupponendo che tu sia una lei e non un lui. Nell'avatar che usavi prima c'era un volto femmineo; in quello attuale il volto è mascolino: questo cambio mi ha "sbarellato". Comunque scrivi "femminilmente", quindi per me sei una lei. La qual cosa significa che, nel caso tu fossi un lui, io avrei commesso una gaffe micidiale :P

 

Sì, donnzella.
Anche se sullo scrivi femminilmente la mia editor avrebbe avuto da ridire, dato che mi ha sempre definita "uno scaricatore di porto nel corpo di una principessa". :asd:   (:facepalm:)

Ecco anche spiegato l'avatar e il nick name maschili. L'avatar precedente raffigurava la copertina (ora però modificata) del mio primo romanzo. :arrossire:

 

 

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2 ore fa, RobinK ha scritto:

Io faccio parte dell'altra fetta: quella che di solito aspetta pronta! :rolleyes:

 

:D Non mi sembri molto convinta mentre lo dici :D

 

 

2 ore fa, RobinK ha scritto:

Sì, donnzella.

 

Meno male (sospiro di sollievo) :asd::asd:

 

 

2 ore fa, RobinK ha scritto:

mi ha sempre definita "uno scaricatore di porto nel corpo di una principessa". :asd:   (:facepalm:)

 

Allora devi bere una bottiglia di birra e poi ruttare fragorosamente, sennò non sei un vero scaricatore di porto :D

Lo dico per la ConfScaritori: stiamo scherzando, eh!

(Non so se esiste, ma sempre meglio tutelarsi, non si sa mai :asd::asd:)

  • Divertente 1

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Ciao, @dyskolos .
Nei primi due esempi che hai portato, l'errore è così evidente da saltare subito all'occhio. Se però tu avessi adoperato frasi differenti, forse qualche dubbio l'avresti potuto generare.
Se permetti, ci provo al posto tuo:

 

Aveva sgobbato come un cane tutto il giorno, e ora non ce la faceva proprio ad ascoltare i lamenti della moglie.


Possiamo sostituire ora con adesso, ma il discorso cambierebbe di poco.

Ecco, esempi di questo genere non è raro trovarli in alcuni libri. Non so se sia corretto usarli o meno e, per dirimere la questione, chiamo in causa l'esimio @Marcello o chiunque altro voglia esporre il suo pensiero a riguardo; io personalmente preferisco non adoperarli e, quando li trovo in un testo, li correggo in questo modo:

 

Aveva sgobbato come un cane tutto il giorno, e in quel momento non ce la faceva proprio ad ascoltare i lamenti della moglie.
 

Riguardo all'uso del presente al posto del futuro, in un conteso colloquiale funziona benissimo:


Sai che si fa? Domani si va tutti a casa di Gino per una bella grigliata...


Così come funziona al posto del passato, sempre in un contesto colloquiale, con un cambio di passo che un primo momento sconcerta, ma poi ravviva la narrazione:

 

L'anno scorso siamo andati al mare a Laigueglia e abbiamo parcheggiato l'auto al solito posto. A un certo punto mica ti spunta fuori un vigile che ci fa: "La macchina qui non la potete mettere!". "Come?" gli rispondo io. "L'abbiamo sempre messa qui e nessuno ci ha mai detto nulla...

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2 ore fa, Alexmusic ha scritto:

Aveva sgobbato come un cane tutto il giorno, e ora non ce la faceva proprio ad ascoltare i lamenti della moglie.


Possiamo sostituire ora con adesso, ma il discorso cambierebbe di poco.

Ecco, esempi di questo genere non è raro trovarli in alcuni libri

 

È proprio l'ultima frase (quella che ho sottolineato) ad avermi messo davanti a un dubbio. Quando ho scritto il post di apertura, avevo in mente solo frasi in cui l'avverbio "ora/adesso" era accompagnato dal passato remoto (come in "ora/adesso Giovanni se ne andò"), poiché se invece ci fosse stato un imperfetto (come nel tuo esempio), non avrei avuto nessun dubbio. Dato che ultimamente mi è capitato di leggere, sempre più spesso, frasi col passato remoto, mi sono chiesto: Sbaglio io a considerarle errate oppure sono davvero errate? Tutti mi avete confermato che quelle frasi sono errate (come credevo). Anche tu, grazie :sss:

 

 

2 ore fa, Alexmusic ha scritto:

chiamo in causa l'esimio @Marcello 

 

A proposito di causa, mi è venuto in mente che la Treccani ha un servizio di domande e risposte su questioni grammaticali. Io l'ho già utilizzato due volte, e la seconda mi hanno pubblicato sul loro sito. Tra l'altro, era pure su una domanda posta sul WD. Un utente mi aveva chiesto un esempio di non pleonastico, e io scrissi "oggi ho lavorato più di quanto non avessi lavorato ieri". Poi in privato mi scrisse un altro utente criticandomi pesantemente per la mia frase che, secondo lui, conteneva un gravissimo errore di consecutio temporum (mi diede pure del cialtrone, se non vado errato) dato che nella stessa frase passavo bellamente dal passato prossimo indicativo al trapassato congiuntivo. Errore imperdonabile, secondo lui! Seguirono mesi di "È giusto", "No, è sbagliato", "È giusto", "No, è sbagliato". Alla fine gli proposi, visto che non si convinceva, di chiedere alla Treccani, che ovviamente diede ragionissima a me e tortissimo a lui. La risposta treccaniana cominciava con queste parole "Corretta, senz'altro". Ecco, potrei chiamare loro in causa come in un ricorso in Cassazione. Marcello si è già espresso dandoci ragione (d'altronde dovrebbe essere pronto a partire per una vacanza adesso). :)

 

 

2 ore fa, Alexmusic ha scritto:

Riguardo all'uso del presente al posto del futuro, in un conteso colloquiale funziona benissimo

 

Tra l'altro, il processo mentale che porta a "adesso era" è, secondo me, analogo a quello che porta al presente storico. E quindi va benissimo. Nella maggior parte delle lingue umane il futuro non c'è e l'idea del futuro si esprime con l'avverbio al "futuro" come in "Domani vengo". Esempi sono il finlandese e il siciliano.

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