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Milarepa

la lussuria del silenzio

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Quando la lussuria del silenzio 

renderà disabitato il mio nome

sepolto nella larghezza

l'altro cadrà nel mio ritorno 

gustando le velenose culle della Necessità

poiché la Verità percuote senza misura

ciò che crede abitato dall'indifferenza.

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@Milarepa  ciao,

Devo ammettere che la scelta dei termini rende piacevolmente inafferrabile il testo. Il suo non esaurirsi a una sola lettura, la trasversalità ma anche la distanza tra alcune immagini che accosti offre un potenziale molto suggestivo. Provo a "smontare" qualche meccanismo per mettere in comune un ulteriore punto di vista.

Il 2/9/2020 alle 18:19, Milarepa ha scritto:

Quando la lussuria del silenzio 

Un termine che evoca passione, bramosia, calore, energia, va a definire un concetto legato all'assenza: il non suono, il vuoto. Un equilibrio instabile, sottilmente perverso lega i due termini. Non si risolvono in un concetto eppure la parola li lega, svelando una luce creativa. Ecco dunque che quel pre-concetto (termine equivocabile che definisce un equivoco logico) svela l'attività schematica dell'intelletto nel suo tendere al concetto. Credo che non ci sia nulla di più umano del mostrare l'idealità del pensiero, di quanto sia nostro, e di come la realtà gli si opponga in modo inesorabile, ribadendo il suo esser altro.

Il 2/9/2020 alle 18:19, Milarepa ha scritto:

renderà disabitato il mio nome

Qui si apre tutta una letteratura. Un verso carico di evocazioni heideggeriane. Il tema del nome, del suo svanire quando il linguaggio si fa poesia: un "è" appare quando la parola manca. Il tema del silenzio non fa che aumentare la trasversalità di questa lettura.

Il 2/9/2020 alle 18:19, Milarepa ha scritto:

sepolto nella larghezza

Un riferimento spaziale che ci introduce a una dimensione visiva. L'elemento concettuale e lo spazio. Potremmo ragionare a lungo sul tema della temporalità implicito nei due primi versi e sullo slittamento semantico a quello spaziale. Dal nome concetto al nome luogo. Ignoro il significato che dai al termine larghezza ma mi è sufficente quello scarto spaziale per trovarvi una legittimità all'interno del componimento. Forma che si fa contenuto.

Il 2/9/2020 alle 18:19, Milarepa ha scritto:

l'altro cadrà nel mio ritorno 

Prosegue il registro descrittivo. Ora potrebbe essere più facile divergere dalle intenzioni del testo. Avverto l'evocazione di un abisso nichilista: l'altro, la non-comunicabilità, la parola definitoria relegata al silenzio, l'[eterno] ritorno.

Il 2/9/2020 alle 18:19, Milarepa ha scritto:

gustando le velenose culle della Necessità

Quel termine "velenose" da una pennellata lautreamontiana al verso: l'evocazione di una sensazione fisica di malessere indirizzata verso il concetto di Necessità. Se già non fosse chiaro qui l'attacco alla ragione è esplicito. Siamo dunque a un maldolore della necessità.

Il 2/9/2020 alle 18:19, Milarepa ha scritto:

poiché la Verità percuote senza misura

ciò che crede abitato dall'indifferenza.

Gli ultimi due versi li lascio assieme. Qui il dubbio su un'esattezza dei termini potrebbe farmi equivocare la conclusione. A una prima lettura l'impressione è di una vaga vicinanza verso quello che è il mio giudizio sul messaggio del componimento. Dovremmo capirci sui termini, soprattutto sull'uso del termine indifferenza. Da intendere come passività verso il reale o come caos della "realtà" ?

C'è una Verità maiuscola che incombe e giudica quell'indifferenza. Lasciamola per un attimo in sospeso.

In genere pur avendo un gran interesse per il nichilismo, ritengo che il pensiero umano lo superi di fatto nel suo semplice agire. Questa visione del mondo ci è di grande utilità per decostruire l'esistente, illuminando proprio le sue necessità, e in questo offre un grande servizio "tecnico" (contrappasso per la filosofia denigratrice della tecnica!) al pensiero contemporaneo. L'azione umana è fatalmente positiva, perché ogni gesto dice. Questo non vuol dire che tutto ricade sullo stesso livello e non si risolve nel relativismo. Ma che siamo creatori di senso. Sempre. La realtà poi è un'altra e esiste e giudica il nostro agire a prescindere dalla nostra idealità. Potrebbe essere una lettura: dove la realtà investe l'illusione di senso che l'uomo si assegna.

Ma come ho detto sopra le parole degli ultimi versi sono fraintendibili e se accetto una vicinanza tra quel veleno e la verità ecco che è la ragione a minacciare la purezza del mio abisso nichilista. E siamo a un'interpretazione opposta.

Mi è difficile arrivare a una conclusione univoca. Resta il fatto che il cammino del testo mi porta a riflettere sull'orizzonte nichilista e fatalmente sulla sua incompiutezza: la prassi e il movimento reale dell'esistente superano lo scacco del non senso (seppur insopprimibile). Non possiamo conoscere una realtà che non sia umana.

Dunque a parte la mia analisi, che ti dà comunque le impressioni di un lettore, rifletterei sugli ultimi due versi: perché possono deviare da una conclusione compresa come tale. Va bene lasciare un finale aperto, una riflessione dove ognuno può trovare la sua morale (se questo era nelle tue intenzioni) però se, come è capitato a me, si avverte un senso di approssimazione, il rischio è di perdere l'immedesimazione del lettore nel testo, sciogliere il legame empatico e il patto scrittore-lettore.

Questo appunto a parte l'ho travata una lettura stimolante.

Alla prossima.

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@Milarepa ciao. Come al solito ti presenti con dei versi che richiedono, per essere capiti, la cosiddetta " spremuta di meningi". I tuoi versi svelano un carattere incline alla elaborazione mentale portata all'estremo. Ho letto e riletto i versi arrivando a quanto:

Il 2/9/2020 alle 18:19, Milarepa ha scritto:

Quando la lussuria del silenzio 

renderà disabitato il mio nome

 

Lussuria è anche sinonimo di esagerazione, di oltre misura. Quindi io tradurrei in " silenzio esagerato, infinito, che mi porterà all'oblio, con la perdita della tua identità.

Il 2/9/2020 alle 18:19, Milarepa ha scritto:

sepolto nella larghezza

qui non si capisce chi sia il sepolto: il silenzio o il tuo nome

Il 2/9/2020 alle 18:19, Milarepa ha scritto:

l'altro cadrà nel mio ritorno 

 

mi pare di vedere una rivincita da parte tua sul silenzio che ti vuole alienare; sarà il silenzio a cadere?

Il 2/9/2020 alle 18:19, Milarepa ha scritto:

gustando le velenose culle della Necessità

poiché la Verità percuote senza misura

ciò che crede abitato dall'indifferenza.

La verità non solo percuote l'indifferenza ma spazza via anche " il silenzio assassino ".

In conclusione è da apprezzare lo sforzo che impieghi per costruire un semplice stato d'animo, ma portandolo all'estremo nella sua comprensione. Credo che ti sia dimenticata , o magari lo hai fatto di proposito, di umanizzare quel sentimento di solitudine che a volte ci è tanto caro, caricandolo di ulteriore peso descrittivo che lo rende ancor più inaccettabile. A rileggerti 

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@Milarepa salve,

molto belli i tuoi versi, ma anche criptici e dalle tante interpretazioni su ogni singolo verso che fanno propendere per il non dare un senso personale, ma più generico.

Quando leggo certe cose preferisco leggerle fino a farle diventare ossessive e poi lasciarle decantare nel silenzio.

La prima immagine che ho visto è quella di una esistenza simile alla Luna che vive nell'oscurità e muore nella luce del Sole.

Anche l'esistenza è come una luce che vive nelle luci più piccole e muore in quelle più grandi con la differenza che può rigenerarsi e tendere ad essere una luce sempre più grande o sempre più piccola.

Noi viviamo delle cose piccole e con essere cresciamo. Non puoi vivere nel Sole se prima non diventi una stella.

 

Il 2/9/2020 alle 18:19, Milarepa ha scritto:

Quando la lussuria del silenzio 

renderà disabitato il mio nome

sepolto nella larghezza

il tuo nome, la tua definizione (temporale) un giorno sarà cancellata e la tua parte finita avrà un confine simile alla tua sepoltura. Quel giorno forse ti piacerà il silenzio, ma come ogni lussuria durerà poco.

 

Il 2/9/2020 alle 18:19, Milarepa ha scritto:

l'altro cadrà nel mio ritorno 

gustando le velenose culle della Necessità

l'altra parte (non temporale e non finita) ricadrà in questo mondo fatto di Necessità, di lussuriosi desideri terreni e materiali.

Sarà sempre un cadere, ma non è detto che non sia più alto ed il punto di arrivo sia superiore al precedente.

 

Il 2/9/2020 alle 18:19, Milarepa ha scritto:

poiché la Verità percuote senza misura

ciò che crede abitato dall'indifferenza.

come un fiume che percuote e disegna il suo alveo.

Non c'è luogo e non-luogo che sia chiuso alla Verità. Lei ha le chiavi di tutto.

 

Scusa se sono andato fuori tema, ma quando leggo cose criptiche m scatta quel neurone che partirebbe sempre all'avventura per nuove terre.

Scherzi a parte, mi è piaciuta molto.

 

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8 ore fa, Anglares ha scritto:
Il 2/9/2020 alle 18:19, Milarepa ha scritto:

poiché la Verità percuote senza misura

ciò che crede abitato dall'indifferenza.

Gli ultimi due versi li lascio assieme. 

Dovremmo capirci sui termini, soprattutto sull'uso del termine indifferenza. Da intendere come passività verso il reale o come caos della "realtà" ?

Condivido anche questo commento di Anglares che evidenzia una possibile interpretazione del termine indifferenza. In tutti e due i casi, la Verità interviene o si dirige come una calamita verso ciò che rappresenta una disarmonia come l'indifferenza in entrambi i suoi due significati.

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@Anglares  @Solitèr  @Poeta Zaza  @AzarRudif

 

vi ringrazio tutti per i vostri commenti.

 

gli ultimi due versi

 

"poiché la Verità percuote senza misura

ciò che crede abitato dall'indifferenza."

 

 

sono i più enigmatici credo per chi legge la poesia e per spiegarli occorrerebbe un piccolo trattato filosofico.

cerco di essere breve.

Attimo dopo attimo ogni cosa nasce dal Nulla ( Nulla è un nome di Dio secondo Scoto Eriugena)

E' questo il senso della nascita eterna di Eckhart . In altre parole l'Origine è adesso e non appartiene al tempo. il tempo è un'ombra necessaria dell'Origine eternamente nascente.

la Verità prende corpo nell'Origine che nasce adesso e non conosce il tempo.

Ogni  inevitabile di cui si veste l'Origine sempre accadente è un terreno di riposo  perché in questo luogo gli esseri non entrano in conflitto con nulla, non esistendo una mente che generi un vantaggio che la porti in conflitto con l'inevitabile che accade.

la Verità ci abita qui.

Ma noi siamo nel tempo e il tempo ci impone un racconto e il racconto ci impone un vantaggio e il vantaggio ci impone un conflitto con l'inevitabile quando esso assume sembianze distruttive.

Ogni attimo noi commerciamo con l'inevitabile che accade e lo leggiamo attraverso la misura stretta del nostro vantaggio. ma è proprio questa strettezza che ci impone di entrare in conflitto con ciò che accade ed è questo conflitto che genera il dolore.

La Verità ci percuote col suo agio al quale non sappiamo aderire poiché abitiamo nel tempo che ci espone alla tirannia di un racconto al quale affidiamo in modo inesperto il peso della nostra intimità.

 

Spero di  aver chiarito e non ulteriormente offuscato il senso dei versi finali.

 vi saluto

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Una poesia molto, ma molto interessante. Ho dato una sbirciata a qualche commento per poi soffermarmi sul piccolo trattato. Dunque. Quindi, se ho compreso bene: 

 

Il silenzio che ha in sè l'origine e la nascita prima di tutte le cose in quell'equilibrio calmo e senza conflitto, ci scuote con la sua verità nel tempo in cui siamo imprigionati e che ci rende ombre di quel che nell'adesso altro siamo? In tal senso il nome si svuota, ma si riempie della necessità che nell'essere percossi seguiamo come briciole di un sentiero. 

 

Mi piacerebbe capire il conflitto come lo poni e lo interpreti, non necessariamente sfoggia dolore, talvolta mostra una crepa, ma una crepa è pur sempre un accesso a una sfumatura, a qualcosa che può crearsi da noi. Che ne pensi?  

 

Se non ho afferrato nulla, dimmi pure, son curiosa. 

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cerco  di risponderti sperando di aver colto bene il senso del conflitto di cui parli.

in ogni attimo noi andiamo al mercato. in questo mercato c'è l'inevitabile che accade e il nostro vantaggio che lo riceve e cerca di leggerlo.

il nostro vantaggio è fatto di strettoie dove l'inevitabile a volte si infila distruggendo molto.

quando non riusciamo a leggere più ciò che ci accade allora dobbiamo viaggiare dentro di noi per cambiare sala di lettura, per rendere più agile il nostro vantaggio e smorzarne le pretese assurde.

così nel commercio con l'inevitabile siamo esposti a molte morti e l'angoscia può apparire come una madre fatale all'interno di eventi gravi.

qui puo avvenire l'incontro con la Morte. la Morte appare quando l'angoscia uccide la nostra capacità di leggere ciò che ci accade.

il Lnguaggio decade e non abbiamo più parole per contenere la rovina alla quale gli eventi cercano di consegnarci.

qui c'è l'ombelico del nostro vero destino.

Noi possiamo in questo caso abbandonarci all'angoscia e farci travolgere, lottare con tutte le forze per ritornare nel Linguaggio e ripararci dall'angoscia, o andare a casa dell'inevitabile rinunciando ad ogni difesa.

se riesci ad abbandonare ogni difesa e  diventi aperto nella resa scopri che l'inevitabile è una casa dove vieni chiamato per imparare ad amare.

per amare veramente non devi avere un dentro, ma sei hai avuto fiducia nell'inevitabile il dentro l'hai abbandonato nella resa.

è come se cambiassi posizione all'interno di un processo mentale. mentre prima eri un oggetto che apparteneva all'impersonalità di un racconto al quale delegavi il senso della tua intimità, adesso il racconto ti sta davanti come un oggetto impersonale col quale non ti identifichi più.

Non so se ho risposto a ciò che mi chiedevi ma se per conflitto ti riferivi al rapporto tra i due piani: dell'essere e della rappresentazione allora forse il discorso fatto è sensato.

 si potrebbe andare molto oltre ma l'oltre chiederebbe parole le parole spazio lo spazio tempo e il tempo direbbe che sarebbe meglio limitarsi ad accennare.

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