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Solitèr

indelebile ricordo

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Indelebile ricordo

 

Pazzo sono stato,

pazzo nel pensare

di poterti dimenticare,

come se potessi scordare

di quel sole che

al sorgere del mattino

il cuor mi scalda.

Sei stata una luce

accecante in cui mi persi

per le vie di Damasco

mentre forte sentivo

il tuo dolce richiamo.

Vivi nei miei pensieri

come immagine

impressa sulla

pellicola del cuore mio.

Come tinte accese stese

sulla calce fresca che

hanno penetrato in profondità

strati d'intonaco, ma che

dimenticare non voglio

e neanche posso.

 

Indelebile ricordo

 

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@Solitèr òla. Buon ritorno alla poesia d'amore^^. Mi pare di vedere il proseguo della tua " Semmai" in questi semplici versi. L'argomento è lo stesso; il rimpianto. Come al solito usi calore e colore nella descrizione dei tuoi pensieri. Vedo che hai lasciato andare i versi senza organizzarli come fai di solito, dando così, un certo scorrere leggero. Mi piacciono anche certe immagini pittoriche, tipo quella sulla tecnica dell'affresco -  Come tinte accese stese sulla calce fresca che hanno penetrato in profondità strati d'intonaco- nella rappresentazione di un ricordo indelebile. :rosa:

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Ciao, @Solitèr. Che piacere rileggerti e grazie di aver qui condiviso la tua arte. Anzitutto, i miei complimenti: sei migliorato con la punteggiatura. Ti sei mangiato giusto un paio di virgole, ma quelle che hai messo tu sono decisamente al posto giusto nel momento giusto, come si suole dire. Non capisco se la poesia é composta da una strofa e il titolo si ripete due volte oppure da due strofe. Nel secondo caso, mi chiedo perché. Leggendola come composta da due strofe, mi dà un senso di stacco. Se invece la leggo, come composta da un'unica strofa, ed elimino (immaginosamente) lo spazio che separa l'una dall'altra, sento la poesia molto più scorrevole e lineare.

La tua poesia, personalmente, mi piace molto. Sembra quasi che l'abbia scritta un'altra mano, rispetto a quella che ha dato vita ai versi de 'L'Etna'. E non perché una delle due non meriti lode, tutt'altro. Noto solo una diversa sensibilità. Azzarderei a dire che qui si esprime un io diverso o un altro lato del tuo io. Al di là di questo - o forse anche per questo, chissà - mi sono affascinato molto nel leggerla. Spiegando in altre parole quest'ultima frase, dopo l'ultimo verso di questa poesia volevo nutrirmi ancora di un altro carattere e altri ancora, solo che questa era finita e si coglie anche che nella fine c'é una propria completezza. Mi ha dato miele e mi ha lasciato nostalgia.

P.S. qui noto un po' di (buona) deformazione professionale :lol: :

8 ore fa, Solitèr ha scritto:

Come tinte accese stese

sulla calce fresca che

hanno penetrato in profondità

strati d'intonaco

A rileggerti!

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Purtroppo, @Solitèr , noto un certo impaccio in taluni passaggi, cosa che mi induce a ritenere non molto convincente questo tuo brano. Lo eri stato con maggiore efficacia in una tua prova precedente, ora non me ne ricordo il titolo, mentre qui la piena sentimentale alla quale hai voluto dar voce mi risulta, come dicevo, estremamente impacciata da immagini un filo troppo scontate e svigorite (come quelle del sole che sorge e scalda il cuore), mentre invece le immagini che chiudono il brano, quella della pellicola e quella dei colori sull'intonaco mi suonano molto forzate, complice il fatto che la loro resa poetica mi appare poco meditata, come se ti fossi accontentato della prima (o di una tra le prime) versioni buttate sulla carta. Se isoli dal resto del componimento i seguenti versi:

Il 30/8/2020 alle 10:09, Solitèr ha scritto:

Come tinte accese stese

sulla calce fresca che

hanno penetrato in profondità

strati d'intonaco,

credo che anche a te non suoni gran che bene all'orecchio.

Purtroppo, per riuscire a rendere con pregnanza la piena dei sentimenti in poesia - e questo mi pare un argomento di riflessione estetica alquanto importante - un minimo di distacco e di elaborazione sono necessari: bisognerebbe essere un fenomeno per riuscire a imprimere di getto una forma poetica meritevole all'erompere degli affetti e dei sentimenti. Anche qui mi resta di fronte, insoluto, l'imperscrutabile mistero degli a capo, e di come tu li abbia decisi così come ce li hai presentati, mentre mi piacerebbe sapere qualcosa di più preciso su quel riferimento a Damasco, che mi ha molto incuriosito: e cioè, se sia da intendersi in senso letterale o metaforico.

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@Elegiac ciao. Ti ringrazio delle parole di apprezzamento. Sto cercando la quadra alle mie virgole e ancora sono in fase di elaborazione dell'ordine da dare quando butto giù qualcosa in versi. Non è facile:bandiera:ciao a presto

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@Soir Bleue ciao. A tutti gli effetti questa mia è sottotono rispetto a "Semmai". Isflores si è accorta che vi era una certa attinenza con "Semmai" ed io non nego che è così. Sono dei versi di complemento che non usai ed ho pensato di postarli diversamente... esperimento non riuscito. A riguardo di certi scontati versi dico che vanno sempre di moda:D e le vie di Damasco sono quelle in cui Paolo di Tarso fu accecato dal bagliore e dal richiamo di Colui. Comunque hai ragione, ci vuole una crisi mistica per parlare d'amore:facepalm:.  Ti ringrazio assai per il passaggio e il parere. A maiora

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Il 30/8/2020 alle 10:09, Solitèr ha scritto:

Indelebile ricordo

Intanto vado pazzo per le poesie (i racconti, i romanzi) che finiscono come sono iniziati. 

Questa poesia mi sembra leggera, semplice (amo molto la semplicità), diretta. 

Il 30/8/2020 alle 10:09, Solitèr ha scritto:

come se potessi scordare

di quel sole

A rigore, scordare è transitivo; caso mai si dice "scordarsi di"; altrimenti basta "scordare / quel sole".

 

Il 30/8/2020 alle 10:09, Solitèr ha scritto:

al sorgere del mattino

il cuor mi scalda.

L'inversione "il cuor mi scalda" dovrebbe essere giustificata da qualcosa (una ragione espressiva?), altrimenti è uguale a "mi scalda il cuore". Così com'è, forse vorrebbe dare il senso di un arcaismo, però rischia di suonare una frase fatta e banale. Io cercherei una soluzione attorno a "mi scalda il cuore", però sostituendo quello "scalda" con qualcosa di più forte: ad esempio, "accende". 

Il 30/8/2020 alle 10:09, Solitèr ha scritto:

Sei stata una luce

secondo me sarebbe meglio "fosti una luce", se non fosse che il passato remoto suona forte e arcaico; "eri una luce" forse è meglio; il fatto è che "sei stata" suggerisce che non lo sei più, e invece mi sembra che, in qualche modo, lei lo sia ancora.

Il 30/8/2020 alle 10:09, Solitèr ha scritto:

per le vie di Damasco

lo trovo simpatico. A rigore, Paolo incontrò la luce "sulla via per Damasco", ossia nel deserto. La tua variazione è suggestiva perché viene da pensare a uno che si aggira per i quartieri di Damasco in cerca di qualcosa, e in effetti suggerisce che "ci avevo messo un po' per trovarti". Carina.

Il 30/8/2020 alle 10:09, Solitèr ha scritto:

sulla

pellicola del cuore mio

mi sembra forzato e banale.

Il 30/8/2020 alle 10:09, Solitèr ha scritto:

Come tinte accese stese

sulla calce fresca che

hanno penetrato in profondità

strati d'intonaco, ma che

dimenticare non voglio

e neanche posso.

Qui il concetto è chiaro, dell'amore che penetra in profondità, sotto pelle. Però cercherei un giro di parole più elegante, più spontaneo; al limite meno realistico e più allusivo. Così sembra scritto da un muratore (scusa :D).

Sulla musicalità non mi pronuncio: i versi sono liberi, e io quando leggo adatto il mio orecchio ai suoni; mi allarmo solo quando sento delle grosse stonature, ma qui non ne sento :)).

Ultimo suggerimento: l'inserimento di qualche dettaglio personale (i tuoi capelli, i tuoi occhi, le tue mani...), purché fatto in maniera discreta e appena accennata, migliorerebbe l'effetto complessivo. Renderebbe più vivida l'esperienza che vuoi raccontare, altrimenti potrebbe sembrare (ad alcuni) un po' scontata, un po' di maniera.

Ciao, a rileggerci!

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@Gianfranco P ciao e grazie per il tuo commento. I tuoi suggerimenti però sconquassano il timbro arcaico che volevo proprio dare:D D'altronde a sessant'anni come potrei esprimermi diversamente? < il cuor mi scalda> poi non me lo toccare:D credo che sia una universale sensazione consolatrice che ti prende all'alba di ogni nuovo giorno, appena il sole fa capolino sulla linea dell'orizzonte! e poi mi proponi - accende- che mi appare troppo D'annunzianoxD Per finire credo, che nessun muratore conosca la tecnica dell'affresco; ci vuole uno studio superiore, da belle arti, per essere all'altezza. Nuovamente di ringrazio, ciao@Gianfranco P

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@Solitèr , non volevo sconquassarti! :(

In tutta onestà, io non sento

Il 30/8/2020 alle 10:09, Solitèr ha scritto:

il cuor mi scalda

come un arcaismo, perché "scaldare" è parola comune e attuale; e mi provoca associazioni d'idee impertinenti (nel senso che non c'entrano: scaldare il latte, minestra riscaldata).

Secondo me, se vuoi dare un tono arcaico devi usarlo più spesso (così il lettore si sintonizza). Ad esempio:  

Il 30/8/2020 alle 10:09, Solitèr ha scritto:

Io pazzo fui,

sì, pazzo nel pensare

ch'io ti possa scordare,

quasi a dimenticare

il sole che al mattino,

ogni mattino, l'anima

m'accende e il cuore.

Ma sono scelte stilistiche, e la poesia l'avevo comunque apprezzata. Così come spero che tu possa apprezzare qualcuna delle mie :D. A rileggerci!

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