Ciao @Roberto Ballardini, che bello ritrovarti con questa poesia super intimistica, che cammina scalza stando ferma in un letto e che si scrive ancor prima del caffé. Mi è piaciuta molto, sai? Ho letto in modo estremamente approssimativo un paio di commenti qui sopra, ma ho deciso di proseguire per la mia strada, per quel che è arrivato a me, che sono così scarsa nel fare analisi dettagliate, ma per cui la forma, non pretenziosa come la tua, e un certo tono colloquiale contano sempre molto. Veniamo a noi, devo cercare di essere esaustiva anche se leggendo una poesia di questo tipo le parole vanno un po' via, perché ti lascia quasi un senso di pace e, insieme, un paesaggio meditarraneo, che non è descritto ma ho personalmente sentito. Il titolo per me non è mai un buttare a caso, tantomeno una ripetizione di quel che già c'è nel testo. E qui è quasi una prosecuzione della coperta che c'è alla fine.   Si apre con un contrasto, tra la tenerezza dell'intimità e lo spietato mondo esterno, in cui le croci sono anche causate da sguardi che si attraversano senza incontrarsi veramente, senza quella cosa che per me si chiama commozione e comprensione dell'umana appartenenza comune. Bella la ripresa della croci, che intendo al terzo verso come mancato incontro, appunto, come quella 'cross' inglese che renderebbe appieno il termine.   L'alba è una sospensione e dove c'è sospensione c'è l'interruzione del tempo e quindi della vita e della croce comune. I versi successivi non svelano completamente il senso, allora ti dico quel che ho visto io: piedi nudi, forse di bambini, in contrapposizione ai nomi giornalieri, alle voci, al vociare anche che si disperde nell'aria giornaliera. Questa è la parte che preferisco. La velocità e il movimento possono aspettare, le auto sono quasi impolverate, fuori, interni in pelle di vecchie mute, vecchie sembianze forse (anche se la parola 'mute' è molto specifica e potrebbe essere usata con un riferimento più preciso), ma poco importa, importa l'immagine ferma, mediterranea, il tempo sospeso. Mi è venuta in mente per certi 'versi' una mostra di Mike Nelson, L'atteso.   E il finale è perfetto, non pretenzioso, come tuo solito, molto intimo. Tutto il resto è relativo, quello che conta siamo noi, qui, sotto le coperte, in un mondo a parte.   Grazie @Roberto Ballardini, c'è bisogno anche di morbidezza, di calore, e sei riuscito a trasmetterli.