Questa poesia mi disorienta un poco. Sembra molto introversa. Qualcuno ha detto che la poesia è quasi sempre espressione, questa mi sembra piuttosto, se mi si passa il gioco di parole, im-pressione.  La prima impressione, appunto, di questi due primi versi è stata che la scena fosse in un cimitero. I protagonisti visitano un cimitero, appunto "a passi leggeri", come immagino in un cimitero debba appunto essere. Ma dai due versi successivi, si capisce che la scena deve essere altrove: forse in un'esistenzialità generica: gli sguardi degli altri, "spietati e nudi". La cosa un poco mi spiazza.  Questa parola isolata dà rilievo all'alba; per cui penso che la scena si svolga all'alba. Magari dopo avere visitato un cimitero, di notte. C'è un'allitterazione in quelle "anime anonime" che meriterebbe (per il tono che dà al verso) un'identificazione più precisa. Chi sono queste anime anonime?    vuol dire che i nomi sono stati gonfiati (cioè esibiti eccessivamente? è stata data loro troppa importanza?) fino a scoppiare (presumibilmente) così da disperdersi nell'aria? Questa sembra una situazione circostanziata, realistica. Dopo la visita al cimitero, i visitatori ritornano alle proprie auto. Oppure "auto" è una metafora? E gli "interni in pelle" hanno un significato che a me sfugge? Qui il senso sembra chiaro. Dopo la visita notturna al cimitero, si sente bisogno di calore. Immaginavo un uomo e una donna che si rifugiano in macchina, sotto una coperta. Ma se la donna è in un'altra macchina ("le nostre macchine"), allora "Riscaldami" del titolo è rivolto forse alla coperta? Caro @Roberto Ballardini , fin qui ti è forse venuto il sospetto che abbia voluto prenderti in giro. Invece volevo (candidamente) segnalarti una mia difficoltà. Questa poesia sembra fortemente allusiva, ma forse le allusioni sono a cose che a me non viene spontaneo collegare alle parole che usi. Forse sono una specie di "gergo personale" che conosci tu e magari le persone che ti conoscono bene. La sensazione complessiva è di una poesia vagamente "scostante". Chi ha orecchie da intendere, intenda. Beato lui (beata lei).  Io mi rendo benissimo conto che, visto il punto a cui è arrivata la poesia contemporanea, nessuno ha ormai la più pallida idea di cosa sia (debba essere) una poesia. Molti la intendono come una collezione di immagini per lo più slegate, e il compito di trovare i legami è del lettore; il quale magari ci trova legami che lo scrittore neanche si era immaginato; però così è contento. Una poesia cambia radicalmente a seconda di chi la legge. Però lo trovo un approccio, per dir così, un po' "individualistico", "atomizzato". Io quando leggo una poesia vado avanti aspettando che qualcosa "mi prenda". Se non mi prende, non vorrei che mi rimanesse alla fine l'impressione che magari non ho capito perché sono un po' stupido. Oppure che "non c'era niente da capire", come cantava Degregori, e allora magari sono stupido perché pensavo che ci fosse qualcosa da capire e invece non c'era. O forse è come diceva un filosofo (Adorno mi pare) che la poesia contemporanea è necessariamente qualcosa che "irrita" (s'intende, per stimolare un livello di pensiero più elevato). Scusa lo sfogo. Ah, dimenticavo: guarda che il mio non è un giudizio. Solo un'im-pressione