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comm

RISCALDAMI

 

 

 

Passi leggeri come baci

su questa terra di croci

Croci di sguardi

spietati e nudi

 

Alba

 

S’allungano anime anonime

come ombre azzurre

nella luce dei nomi gonfiati

nell’aria perduti

 

Aspettano, le nostre auto

dove le abbiamo lasciate

Interni in pelle di vecchie mute

silenzio e polvere del primo sole

 

Le cose che contano

sono tutte qui, sotto

questa coperta sottile

intorno alle spalle

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Ciao, @Roberto Ballardini. Grazie per aver condiviso i tuoi versi. Ciò che mi ha colpito di più della tua poesia é il romantico minimalismo che trasmette, questo frenetico romanzare su apparenti banalità che sono niente e che diventano importanti, come i 

2 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:

Passi leggeri

paragonati a dei

2 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:

baci

e lasciano spazio all'agonia e all'angoscia di esprimersi con il passaggio al tema ora diventato strettamente connesso a

2 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:

questa terra di croci

Croci di sguardi

spietati e nudi

 

2 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:

Alba

Questa strofa separata dal resto, a dirtela tutta, dal punto di vista stilistico non mi fa impazzire. Sembra anche solo visivamente in aperto conflitto con il resto delle quartine, neppur occupando una posizione mediana (cioè, la 3ª strofa).

2 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:

S’allungano anime anonime

come ombre azzurre

nella luce dei nomi gonfiati

nell’aria perduti

La scansione delle "a" e delle "e" scandisce il ritmo di questa strofa anche se non é un ritmo perfetto, ma stride come una chitarra non accordata. Credo poi che grammaticalmente sia più corretto dire "alla luce" e non "nella luce", tranne se vuoi accentuare la funzione del verbo "allungare" come verbo di movimento e rendere nella luce un complemento di moto a luogo o, in via interpretativa, moto per luogo.

2 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:

,

Questa virgola, se interpreto correttamente e il soggetto di "interpretano" sono "le nostre auto", non dovrebbe esserci. In generale, la punteggiatura é assente.

2 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:

Aspettano, le nostre auto

dove le abbiamo lasciate

Interni in pelle di vecchie mute

silenzio e polvere del primo sole

Mi piace il trasporto verso le auto e la definizione di "nostre" a rivendicarne non solo la proprietà, ma anche il rapporto intimo ed esclusivo con esse. Mi ha colpito, inoltre, la personificazione delle stesse, come dotate di sentimenti, addirittura di nostalgia, sottolineata in particolare da "aspettano".

2 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:

Le cose che contano

sono tutte qui, sotto

questa coperta sottile

intorno alle spalle

E questo, poi, come può non essere il degno finale di RISCALDAMI. Personalmente, fa sentire al caldo e protetto anche il lettore.

Complimenti! E in bocca al lupo per i tuoi versi futuri. A rileggerti!:)

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14 ore fa, Elegiac ha scritto:

questo frenetico romanzare su apparenti banalità che sono niente e che diventano importanti, come i 

Ciao, grazie del passaggio. Nella mia percezione (che a questo punto credo valga quanto la tua) non c'è frenesia, ma piuttosto la tranquillità della comprensione, dell'aver consolidato alcune di quelle consapevolezze che poi indirizzano il percorso successivo. Per quanto riguarda la banalità, non saprei. Riscopro ogni giorno (si fa per dire, anzi per scrivere) il valore di cose a cui un tempo davo poca importanza. Presumo sia per questo, credo, che non do più nulla per scontato.

14 ore fa, Elegiac ha scritto:

e lasciano spazio all'agonia e all'angoscia di esprimersi con il passaggio al tema ora diventato strettamente connesso a

Per quel che mi riguarda, il tema non è connesso a quei versi, perlomeno non strettamente. La mia storica avversione per la fede religiosa (personale, negli altri la tollero e la rispetto fino a che non invade i miei spazi) mi porta a usare le croci come icona dell'altrui giudicare, sentenziare, condannare, ma fa solo parte del contesto in cui maturano le suddette consapevolezze. Direi che ormai il giudizio altrui mi tocca molto poco.

14 ore fa, Elegiac ha scritto:

Questa strofa separata dal resto, a dirtela tutta, dal punto di vista stilistico non mi fa impazzire. Sembra anche solo visivamente in aperto conflitto con il resto delle quartine, neppur occupando una posizione mediana (cioè, la 3ª strofa).

 

14 ore fa, Elegiac ha scritto:

La scansione delle "a" e delle "e" scandisce il ritmo di questa strofa anche se non é un ritmo perfetto, ma stride come una chitarra non accordata. Credo poi che grammaticalmente sia più corretto dire "alla luce" e non "nella luce", tranne se vuoi accentuare la funzione del verbo "allungare" come verbo di movimento e rendere nella luce un complemento di moto a luogo o, in via interpretativa, moto per luogo.

Delle scansioni di cui parli, sinceramente non so nulla. E' risaputo (perché l'ho confessato in più di un'occasione) quanto poco mi interessino queste cose. Lo dico in tono assolutamente neutrale, cioè senza vanto e senza infamia. Diciamo che non aspiro ad essere considerato un poeta, che scrivere poesia ha indubbiamente un effetto benefico sul mio umore - spesso anche terapeutico - e che approfitto dello spazio pubblico (a volte anche impropriamente, immagino) e gratuito per interagire e condividere, che è sempre bello e altrettanto salutare.

 

14 ore fa, Elegiac ha scritto:

Questa virgola, se interpreto correttamente e il soggetto di "interpretano" sono "le nostre auto", non dovrebbe esserci. In generale, la punteggiatura é assente.

Come punto di riferimento per gli stacchi e le pause uso esclusivamente la lettura ad alta voce. In questo verso la pausa sarà nche inutile, ma a me piace.

 

14 ore fa, Elegiac ha scritto:

a rivendicarne non solo la proprietà, ma anche il rapporto intimo ed esclusivo con esse.

Giustissimo. Le auto in questo caso volevano essere sinonimo di tutto ciò che ci portiamo appresso, punto di raccolta del percorso che possiamo anche  lasciare per esplorare camminando altre direzioni, ma al quale poi torniamo sempre, magari con altre cose da riporvi.

 

14 ore fa, Elegiac ha scritto:

Personalmente, fa sentire al caldo e protetto anche il lettore.

Questo mi fa molto piacere. Grazie del bel commento @Elegiac. Alla prossima.

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Il 29/8/2020 alle 17:02, Roberto Ballardini ha scritto:

 

Ciao Roberto,

questa poesia mi ricorda il post serata in un weekend di bella stagione, tra un lui e una lei, che decidono di appartarsi da qualche parte, poco prima che faccia alba.

Quel Riscaldami lo associo sia all'alba, sia all'altra persona che condivide con il protagonista quel momento di grande intimità.

Il 29/8/2020 alle 17:02, Roberto Ballardini ha scritto:

Passi leggeri come baci

su questa terra di croci

Croci di sguardi

spietati e nudi

La terra di croci rappresenta realmente un cimitero, oppure ha un altro significato? Comunque bella l'analogia con il verso successivo. Gli sguardi spietati e nudi mi trasmettono una intimità fresca tra le due persone.

Il 29/8/2020 alle 17:02, Roberto Ballardini ha scritto:

Alba

 

S’allungano anime anonime

come ombre azzurre

Bella immagine, le anime anonime sono altre persone che per caso passano di lì sul nascere del sole?

Il 29/8/2020 alle 17:02, Roberto Ballardini ha scritto:

nella luce dei nomi gonfiati

nell’aria perduti

Questa strofa è quella che mi farebbe collocare il luogo in un cimitero.

Il 29/8/2020 alle 17:02, Roberto Ballardini ha scritto:

Aspettano, le nostre auto

dove le abbiamo lasciate

Interni in pelle di vecchie mute

silenzio e polvere del primo sole

Mi trasmettono un senso di vissuto le due auto, quasi come se avessero un'anima.

Il 29/8/2020 alle 17:02, Roberto Ballardini ha scritto:

Le cose che contano

sono tutte qui, sotto

questa coperta sottile

intorno alle spalle

La chiusa è poetica e romantica, bella poesia.

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Il 29/8/2020 alle 17:02, Roberto Ballardini ha scritto:

RISCALDAMI

Questa poesia mi disorienta un poco. Sembra molto introversa. Qualcuno ha detto che la poesia è quasi sempre espressione, questa mi sembra piuttosto, se mi si passa il gioco di parole, im-pressione. 

Il 29/8/2020 alle 17:02, Roberto Ballardini ha scritto:

Passi leggeri come baci

su questa terra di croci

La prima impressione, appunto, di questi due primi versi è stata che la scena fosse in un cimitero. I protagonisti visitano un cimitero, appunto "a passi leggeri", come immagino in un cimitero debba appunto essere.

Il 29/8/2020 alle 17:02, Roberto Ballardini ha scritto:

Croci di sguardi

spietati e nudi

Ma dai due versi successivi, si capisce che la scena deve essere altrove: forse in un'esistenzialità generica: gli sguardi degli altri, "spietati e nudi". La cosa un poco mi spiazza. 

Il 29/8/2020 alle 17:02, Roberto Ballardini ha scritto:

Alba

Questa parola isolata dà rilievo all'alba; per cui penso che la scena si svolga all'alba. Magari dopo avere visitato un cimitero, di notte.

Il 29/8/2020 alle 17:02, Roberto Ballardini ha scritto:

S’allungano anime anonime

come ombre azzurre

C'è un'allitterazione in quelle "anime anonime" che meriterebbe (per il tono che dà al verso) un'identificazione più precisa. Chi sono queste anime anonime? 

 

Il 29/8/2020 alle 19:40, Elegiac ha scritto:

nella luce dei nomi gonfiati

nell’aria perduti

vuol dire che i nomi sono stati gonfiati (cioè esibiti eccessivamente? è stata data loro troppa importanza?) fino a scoppiare (presumibilmente) così da disperdersi nell'aria?

Il 29/8/2020 alle 17:02, Roberto Ballardini ha scritto:

Aspettano, le nostre auto

dove le abbiamo lasciate

Interni in pelle di vecchie mute

silenzio e polvere del primo sole

Questa sembra una situazione circostanziata, realistica. Dopo la visita al cimitero, i visitatori ritornano alle proprie auto. Oppure "auto" è una metafora? E gli "interni in pelle" hanno un significato che a me sfugge?

Il 29/8/2020 alle 17:02, Roberto Ballardini ha scritto:

Le cose che contano

sono tutte qui, sotto

questa coperta sottile

intorno alle spalle

Qui il senso sembra chiaro. Dopo la visita notturna al cimitero, si sente bisogno di calore. Immaginavo un uomo e una donna che si rifugiano in macchina, sotto una coperta. Ma se la donna è in un'altra macchina ("le nostre macchine"), allora "Riscaldami" del titolo è rivolto forse alla coperta?

Caro @Roberto Ballardini , fin qui ti è forse venuto il sospetto che abbia voluto prenderti in giro. Invece volevo (candidamente) segnalarti una mia difficoltà. Questa poesia sembra fortemente allusiva, ma forse le allusioni sono a cose che a me non viene spontaneo collegare alle parole che usi. Forse sono una specie di "gergo personale" che conosci tu e magari le persone che ti conoscono bene. La sensazione complessiva è di una poesia vagamente "scostante". Chi ha orecchie da intendere, intenda. Beato lui (beata lei). 

Io mi rendo benissimo conto che, visto il punto a cui è arrivata la poesia contemporanea, nessuno ha ormai la più pallida idea di cosa sia (debba essere) una poesia. Molti la intendono come una collezione di immagini per lo più slegate, e il compito di trovare i legami è del lettore; il quale magari ci trova legami che lo scrittore neanche si era immaginato; però così è contento. Una poesia cambia radicalmente a seconda di chi la legge. Però lo trovo un approccio, per dir così, un po' "individualistico", "atomizzato".

Io quando leggo una poesia vado avanti aspettando che qualcosa "mi prenda". Se non mi prende, non vorrei che mi rimanesse alla fine l'impressione che magari non ho capito perché sono un po' stupido. Oppure che "non c'era niente da capire", come cantava Degregori, e allora magari sono stupido perché pensavo che ci fosse qualcosa da capire e invece non c'era. O forse è come diceva un filosofo (Adorno mi pare) che la poesia contemporanea è necessariamente qualcosa che "irrita" (s'intende, per stimolare un livello di pensiero più elevato).

Scusa lo sfogo. Ah, dimenticavo: guarda che il mio non è un giudizio. Solo un'im-pressione :D

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@Gianfranco P Se ti sfoghi tu fammi sfogare un po' anche me ;) e non me ne voglia @edotarg al quale risponderò con più calma nel fine settimana.

Punto primo: vado ripetendo da quando ho cominciato a praticare poesia che io non sono un poeta e non voglio essere un poeta, che credo nella funzione liberatoria e salutare della scrittura (convinzione molto individualistica, sì caro), che mi piace condividere e discutere di ciò che scrivo ma quando comincio a sentire parlare di cosa dovrebbe essere la poesia (e la scrittura in generale) mi annoio ancora prima di cominciare. C'è posto per tutti, no? No? Be', io me lo prendo e tanti saluti. 

Punto secondo: non stiamo in un circoletto privato per estimatori dove poterci beare di quella che a nostro avviso è la poesia autentica , stiamo su un forum pubblico aperto a tutti (qualcuno mi corregga se sbaglio) e quindi ci sta tutto, ci sta la mia poesia (massì dai, chiamiamola così, per comodità) e ci sta il tuo sfogo. A mio modesto parere non è possibile arrivare a tutti e non è nemmeno necessario, non per chi nella vita campa di altro e scrive per piacere (per piacere punto, non per piacere a tutti). Quindi non tiriamo in ballo presunte stupidità che mi sanno molto di vittimistico. Piuttosto, se in una poesia non troviamo nulla, tiriamo dritto e amen (lo dico per te, a me il tuo commento non dà fastidio, anzi lo trovo perfettamente legittimo. Semmai mi mette un po' a disagio pensare di aver indotto qualcuno a doversi "sfogare". Ma solo un po', per carità, gli sfoghi degli altri mica sono affari miei).

Punto terzo, e ultimo: smettiamola di tirare a indovinare sul significato di una poesia. E' un esercizio avvilente. La poesia sta lì e se non ci dice nulla (a me capita spesso anche con gli autori affermati, quelli con cui nessuno oserebbe mai sfogarsi, ci mancherebbe, anzi coi quali si fa la fila per interpretare ciò che non si capisce), ripeto, tiriamo dritto. E' una cosa normale, no?

Ciao, Gianfranco. Grazie per il passaggio :)

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Ciao @Roberto Ballardini, che bello ritrovarti con questa poesia super intimistica, che cammina scalza stando ferma in un letto e che si scrive ancor prima del caffé. Mi è piaciuta molto, sai? Ho letto in modo estremamente approssimativo un paio di commenti qui sopra, ma ho deciso di proseguire per la mia strada, per quel che è arrivato a me, che sono così scarsa nel fare analisi dettagliate, ma per cui la forma, non pretenziosa come la tua, e un certo tono colloquiale contano sempre molto.

Veniamo a noi, devo cercare di essere esaustiva anche se leggendo una poesia di questo tipo le parole vanno un po' via, perché ti lascia quasi un senso di pace e, insieme, un paesaggio meditarraneo, che non è descritto ma ho personalmente sentito.

Il 29/8/2020 alle 17:02, Roberto Ballardini ha scritto:

RISCALDAMI

Il titolo per me non è mai un buttare a caso, tantomeno una ripetizione di quel che già c'è nel testo. E qui è quasi una prosecuzione della coperta che c'è alla fine.

 

Il 29/8/2020 alle 17:02, Roberto Ballardini ha scritto:

Passi leggeri come baci

su questa terra di croci

Croci di sguardi

spietati e nudi

Si apre con un contrasto, tra la tenerezza dell'intimità e lo spietato mondo esterno, in cui le croci sono anche causate da sguardi che si attraversano senza incontrarsi veramente, senza quella cosa che per me si chiama commozione e comprensione dell'umana appartenenza comune. Bella la ripresa della croci, che intendo al terzo verso come mancato incontro, appunto, come quella 'cross' inglese che renderebbe appieno il termine.

 

Il 29/8/2020 alle 17:02, Roberto Ballardini ha scritto:

Alba

 

S’allungano anime anonime

come ombre azzurre

nella luce dei nomi gonfiati

nell’aria perduti

L'alba è una sospensione e dove c'è sospensione c'è l'interruzione del tempo e quindi della vita e della croce comune.

I versi successivi non svelano completamente il senso, allora ti dico quel che ho visto io: piedi nudi, forse di bambini, in contrapposizione ai nomi giornalieri, alle voci, al vociare anche che si disperde nell'aria giornaliera.

Il 29/8/2020 alle 17:02, Roberto Ballardini ha scritto:

Aspettano, le nostre auto

dove le abbiamo lasciate

Interni in pelle di vecchie mute

silenzio e polvere del primo sole

Questa è la parte che preferisco. La velocità e il movimento possono aspettare, le auto sono quasi impolverate, fuori, interni in pelle di vecchie mute, vecchie sembianze forse (anche se la parola 'mute' è molto specifica e potrebbe essere usata con un riferimento più preciso), ma poco importa, importa l'immagine ferma, mediterranea, il tempo sospeso. Mi è venuta in mente per certi 'versi' una mostra di Mike Nelson, L'atteso.

 

Il 29/8/2020 alle 17:02, Roberto Ballardini ha scritto:

Le cose che contano

sono tutte qui, sotto

questa coperta sottile

intorno alle spalle

E il finale è perfetto, non pretenzioso, come tuo solito, molto intimo. Tutto il resto è relativo, quello che conta siamo noi, qui, sotto le coperte, in un mondo a parte.

 

Grazie @Roberto Ballardini, c'è bisogno anche di morbidezza, di calore, e sei riuscito a trasmetterli.

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Il 31/8/2020 alle 10:52, edotarg ha scritto:

Quel Riscaldami lo associo sia all'alba, sia all'altra persona che condivide con il protagonista quel momento di grande intimità.

Sì, è un'associazione che ho fatto anch'io, e che ha determinato poi la scelta del titolo

Il 31/8/2020 alle 10:52, edotarg ha scritto:

La terra di croci rappresenta realmente un cimitero, oppure ha un altro significato? Comunque bella l'analogia con il verso successivo. Gli sguardi spietati e nudi mi trasmettono una intimità fresca tra le due persone.

Pensavo alle croci come metafora di un mondo che giudica e condanna, e sempre a quello si riferiscono gli "sguardi spietati e nudi". Di questo parla la poesia, della contrapposizione tra il freddo di un mondo in cui adeguarsi ha la priorità sul vivere secondo natura. Dove essere anonimi sembra sinonimo di fallimento e diventa quasi un dovere imporre il proprio nome all'attenzione generale. Nome come sinonimo del proprio ego, se vogliamo. Ego che poi, anche quando riesce ad imporsi pubblicamente, è destinato a ritornare all'oblio.

Il 2/9/2020 alle 22:16, Gianfranco P ha scritto:

Oppure "auto" è una metafora? E gli "interni in pelle" hanno un significato che a me sfugge?

  L'auto come metafora del proprio percorso. Di qui la pelle di vecchie mute. A me piaceva perché a differenza dell'abitazione che generalmente associamo all'idea di "casa", di luogo in cui identificare la nostra intimità, l'auto è mobile, si sposta insieme a noi, così come la nostra vita si muove e va avanti. E qualche volta anche indietro. Quindi veicolo e luogo ideale di raccolta di tutto ciò che raccogliamo e portiamo con noi, siano ricordi, emozioni, parole.

Il 31/8/2020 alle 10:52, edotarg ha scritto:

Bella immagine, le anime anonime sono altre persone che per caso passano di lì sul nascere del sole?

 Le persone che generalmente ci stanno intorno e che non conosceremo mai. 

Il 31/8/2020 alle 10:52, edotarg ha scritto:

Mi trasmettono un senso di vissuto le due auto, quasi come se avessero un'anima.

Esatto. Quello che intendevo.

Grazie per il passaggio @edotarg A risentirsi :)

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1 ora fa, Elisa Audino ha scritto:

Ciao @Roberto Ballardini, che bello ritrovarti con questa poesia super intimistica

Il piacere del ritrovo è reciproco, Elisa. Felice di sentirti.

1 ora fa, Elisa Audino ha scritto:

che cammina scalza stando ferma in un letto e che si scrive ancor prima del caffé.

questa è stupenda, grazie.

1 ora fa, Elisa Audino ha scritto:

anche se leggendo una poesia di questo tipo le parole vanno un po' via, perché ti lascia quasi un senso di pace e, insieme, un paesaggio meditarraneo, che non è descritto ma ho personalmente sentito.

Ehi, non ti rilassare troppo eh :P

1 ora fa, Elisa Audino ha scritto:

Il titolo per me non è mai un buttare a caso, tantomeno una ripetizione di quel che già c'è nel testo. E qui è quasi una prosecuzione della coperta che c'è alla fine.

No, infatti. Io credo che il titolo sia fondamentale in una poesia, ma anche nella prosa, e non sempre viene facile perché deve andare a collegarsi con quello che è il cuore del testo, il concetto-chiave. All'inizio era "vecchie auto" ma era loffio e non coglieva il senso generale, poi è arrivato questo ed è stato come chiudere il circuito.

1 ora fa, Elisa Audino ha scritto:

Si apre con un contrasto, tra la tenerezza dell'intimità e lo spietato mondo esterno

Perfetto, niente cimiteri questa volta, anche se mi affascinano sempre.

1 ora fa, Elisa Audino ha scritto:

senza quella cosa che per me si chiama commozione e comprensione dell'umana appartenenza comune.

Perfetto di nuovo. E tu saresti quella scarsa nelle analisi dettagliate? Ma va va :D

1 ora fa, Elisa Audino ha scritto:

I versi successivi non svelano completamente il senso, allora ti dico quel che ho visto io: piedi nudi, forse di bambini, in contrapposizione ai nomi giornalieri, alle voci, al vociare anche che si disperde nell'aria giornaliera.

Sì, ho capito che questa parte è un po' ostica. Magari la rivedrò. La chiave di questi versi stava nella contrapposizione tra il desiderio di imporre sé stessi all'attenzione altrui e l'anonimato della gente che magari ha problemi più impellenti e basilari. Le poesie che scrivo seguono la mia vita (ma credo sia così per tutti coloro che scrivono) e pur non avendo particolari problemi in questo momento, tutt'altro, la dicotomia anonimato\voglia di apparire è una questione che sento molto per come va ad impattare sull'autenticità di ciò che si scrive, e mi induce a riflettere su quali siano le giuste priorità.

1 ora fa, Elisa Audino ha scritto:

La velocità e il movimento possono aspettare, le auto sono quasi impolverate, fuori, interni in pelle di vecchie mute, vecchie sembianze forse (anche se la parola 'mute' è molto specifica e potrebbe essere usata con un riferimento più preciso), ma poco importa, importa l'immagine ferma, mediterranea, il tempo sospeso.

Io la trovo molto americana e credo di averla ripescata dalla graphic novel tratta dal romanzo "American Gods" di Neil Gaiman. Il cimitero di auto in fondo al lago ghiacciato. Comunque ho scritto nel commento precedente di questo. Auto come sinonimo di casa-pensiero, di bagaglio di esperienza che ci portiamo dietro. In questo senso le mute a cui mi riferivo sono tutte le volte in cui siamo morti e rinati, in questa vita. L'immagine è ferma, sì, perché immaginavo questi interni deserti, momentaneamente abbandonati, nella luce del primo sole e nella polvere che sempre aleggia nell'aria. Spazi intimi che ci appartengono e che ci aspettano sempre. Spazi da condividere. Auto vissute, in ogni caso.

1 ora fa, Elisa Audino ha scritto:

E il finale è perfetto, non pretenzioso, come tuo solito, molto intimo. Tutto il resto è relativo, quello che conta siamo noi, qui, sotto le coperte, in un mondo a parte.

Grazie per averla spiegata così bene. Non avrei saputo fare di meglio, tranne forse una nota sulla parola "sottile" che per me era rilevante in quanto indicativa di come quel calore faticosamente generato sia poi estremamente fragile, difficile da conservare.

1 ora fa, Elisa Audino ha scritto:

c'è bisogno anche di morbidezza, di calore, e sei riuscito a trasmetterli.

@Elisa Audino Felice anche di questo. Grazie del passaggio estremamente gradito. Ciao Elisa :)

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Il 29/8/2020 alle 17:02, Roberto Ballardini ha scritto:

Passi leggeri come baci

su questa terra di croci

Croci di sguardi

spietati e nudi

L’immagine è quella di due persone che si stanno lasciando (mia libera interpretazione)

camminano lentamente senza cercare gli sguardi l’uno dell’altro

c’è una sofferenza sottolineata dalle parola croci ripetuta in sequenza.

Il 29/8/2020 alle 17:02, Roberto Ballardini ha scritto:

Alba

 

S’allungano anime anonime

come ombre azzurre

nella luce dei nomi gonfiati

nell’aria perduti


Alba  (un nuovo giorno, una nuova possibilità sta nascendo? )

 

il resto del verso S’allungano anime anonime...fino a perduti

Mi resta incompressibile. Sembra la ricerca di una frase a effetto, perdonami

e anche a livello di musicalità è una frase che non funziona bene.

Il 29/8/2020 alle 17:02, Roberto Ballardini ha scritto:

Aspettano, le nostre auto

dove le abbiamo lasciate

Interni in pelle di vecchie mute

silenzio e polvere del primo sole


Questa immagine mi piace e mi conforta nella percezione iniziale di un addio tra i due.

Ognuno ritrova la propria auto, la propria vita dove l’aveva lasciata.

Quegli interni in pelle di vecchie mute mi restituiscono la sensazione di storie già finite allo stesso modo.

Ogni amore finito è una muta della pelle. 

Il 29/8/2020 alle 17:02, Roberto Ballardini ha scritto:

Le cose che contano

sono tutte qui, sotto

questa coperta sottile


questa è la terzina che mi è piaciuta di più. Racchiude tante emozioni e la trovo veramente poetica. L’amore ritrovato, la passione che si riaccende. Tutta la sofferenza svanisce. 
Immagine delicata e dolcissima.

 

 

 

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Il 9/9/2020 alle 14:11, @Monica ha scritto:

Sembra la ricerca di una frase a effetto, perdonami

e anche a livello di musicalità è una frase che non funziona bene.

Ciao. Nulla da perdonare. Diciamo che quel dubbio lì è legittimo porselo ogni volta che una poesia risulta incomprensibile, e succede spesso pure a me in prima lettura, anche se poi a un'analisi più attenta e paziente ho quasi sempre individuato la chiave di lettura. La chiave interpretativa che hai dato tu, pienamente legittima pure quella e in parte (piccola ma sì, lo confesso) corrispondente alle mie intenzioni, non è quella di cui mi sono avvalso per scrivere la poesia e quindi è normale, credo, ti sia arenata ai primi versi non riconducibili a una relazione tra due persone.

La cosa che mi intriga è che dopo averla scritta seguendo il filo illogico  della mia "coperta sottile", mi trovo spesso a contemplare ciò che ho scritto come se fossi un lettore fra gli altri e, pur sapendo di non aver buttato lì le parole a cazzo o anche solo per fare effetto (ma c'è davvero qualcuno che fa queste cose? :D), magari all'inizio fatico a darne una spiegazione logica. Ora, dopo i commenti ricevuti e dei quali sono molto grato, penso di averla sviscerata fino in fondo. 

Partendo dal titolo, la poesia ha per oggetto una ricerca personale di calore alla quale corrisponde, com'è ovvio, una sottintesa sensazione di gelo data nello specifico da un tessuto sociale in cui giudizi e condanne si sprecano e dove sembra un dovere rendere pubblico il proprio nome, pena un oblio che normalmente viene equiparato alla mediocrità, laddove milioni di persone vivono e faticano nell'anonimato e le loro vite ritengo siano degne allo stesso identico modo di qualsiasi personaggio di rilievo mediatico.

Queste le premesse con le quali ho scritto, magari con qualche naturale digressione nell'immaginario sentimentale a cui fai accenno tu. Ora però, dopo averci discusso ampiamente sopra e quindi riflettuto, mi viene da dire che più che dal suddetto tessuto sociale (presunto) il gelo viene più dalla sensazione di sentirsi giudicati e condannati che non dal giudizio e dalla condanna stessa, e indotti a farsi un dovere dell'emergere dall'anonimato. E questo è un concetto molto diverso perché riconduce la questione ad un livello più personale e soggettivo. La domanda non è più "perché questa società giudica e condanna?" ma piuttosto "perché questa società fa sorgere in me simili ansie?"

Non che io abbia risposte da dare nè per l'una nè per l'altra eh. :P

In ogni caso sono soddisfatto. Avere avuto questo tipo di commenti e la possibilità di ragionarci sopra, mi fa pensare che la poesia, nel bene e nel male, sia riuscita.

Grazie @@Monica per il gradito passaggio. Scusa la prolissità e a risentirci. :)   

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Grazie a te per aver condiviso la tua visione. È davvero interessante vedere le diverse interpretazioni. Io ho toppato in pieno, ma in fondo anche no... È il bello di una buona poesia!

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Il 29/8/2020 alle 17:02, Roberto Ballardini ha scritto:

Aspettano, le nostre auto

dove le abbiamo lasciate

Interni in pelle di vecchie mute

silenzio e polvere del primo sole

 

Le cose che contano

sono tutte qui, sotto

questa coperta sottile

intorno alle spalle

Mi piacciono molto queste due strofe,sopratutto il finale semplice e d'effetto, mi è rimasto impresso nella mente la scena di queste due persone che si infilano sotto la coperta, io adoro fare questa cosa con mia figlia quando viene il freddo, avvolgergi in una morbida coperta, è si sono piccoli momenti di dolce affetto.

Grazie per la tua poesia.

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