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Nemi

Fuga da Alkatarn

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Spero che il commento sia adatto.

 

Prime righe di un racconto scritto qualche anno fa che avrei voluto proseguire rendendolo una sorta di saga a episodi ma non avendone mai avuto il tempo è rimasto fermo al primo capitolo, come racconto breve.  

 

 

 

 

Mancavano tre ore all’alba eppure i tetti del borgo di Alkatarn apparivano già distorti dal tenue bagliore azzurro che irradiava il cielo ad est. Il dedalo di vicoli, tra case basse di pietra, era un oscuro e silenzioso scorcio sulla realtà cittadina dell’isola contenente una delle roccaforti più imponenti della contea di Preth.
Il conte Royhon, signore dell’isola e di alcune terre ad ovest, ne deteneva il controllo e lì vi imprigionava la feccia. Nessuno era mai riuscito ad evadere dalla roccaforte, anche perché mai impresa tanto ardita fu tentata fino ad ora. La quiete ed il silenzio dei vicoli vennero infranti dal brusio di qualcuno che, discesa la rocca, finì col perdercisi. Jared e Bouser sgattaiolavano nell’ombra come sorci, entrambi vestiti di una tunica di tela ricavata da un grosso sacco, legata in vita da un pezzo di corda.
Entrambi con la faccia coperta da una folta barba, i piedi scalzi e le braccia nude. Bouser era meno alto di Jared, aveva i capelli neri, gli occhi color nocciola, la pelle olivastra e sudicia di sporcizia. Jared aveva gli occhi grigi del mare in burrasca, la pelle chiara, sporca ed escoriata e lunghi capelli biondi legati alla nuca da un cordino, talmente sporchi da avere perso la naturale colorazione dell’oro, assumendo un’oleosa consistenza marroncina. Entrambi godevano di un pessimo aspetto ed uno stato fisico pietoso.
A Bouser avevano marchiato a fuoco la testa. C’erano solchi profondi ed ormai cicatrizzati, in cui i capelli avevano smesso di proliferare. Presentava segni di bruciature sparsi anche sul volto e sulle braccia e tracce di ferite prodotte da percosse. Tra i due era quello ancora in grado di muoversi furtivo con dignitosa agilità. Jared mostrava un ampio taglio incrostato da cellule cicatrizzate e sporcizia lungo la tempia sinistra ed uno più piccolo terminava inclinato poco oltre il centro della guancia dallo stesso lato. Aveva le labbra arse dalla disidratazione, il mento sfregiato da un’abrasione che gli colorava la barba biondiccia di rosso; un occhio pesto ed il colorito pallido tanto quanto quello di Bouser. Inoltre Jared zoppicava vistosamente dalla gamba destra. Bagnati dalla testa ai piedi, lordi di acqua di fognatura, male odoranti ed infreddoliti dal clima severo di una indefinita giornata d’autunno, si ritrovarono nonostante tutto a scapicollarsi per i vicoli del borgo, scampati a chissà quale fine ingloriosa. 
«Di là! Di là!»
«Ne sei sicuro? Di là?»
«Si, si, di là, lo senti il profumo del mare?!?!»
«Non sento neppure il naso sulla faccia, Bouser, sto congelando.»
«Avanti corri!»
«Sto correndo!»
«Non stai correndo, stai arrancando Jad.»
«Faccio quello che posso… maledizione.»
«Avanti manca poco.»
«Le guardie di Royhon, fermo!»
«Dannazione!»
«Sssshhhh!!»
Il solito drappello di ronda si accingeva a raggiungere la guardia a valle per il cambio dei turni da notturni a diurni. Nessuno aveva ancora dato l’allarme alla roccaforte, nessuno si era ancora accorto della fuga di due incarcerati, nessuno li stava cercando. Questo era un vantaggio. Jared afferrò Bouser per un gomito e se da un lato provò impunemente ad aggrapparcisi per sostenersi, dall’altro lo esortò a seguirlo dopo avere eluso la sfilata ignara delle guardie armate di stocco e balestra, stando bene acquattati dietro all’angolo di uno degli edifici.
«Per di qua…»
«Dopo il palazzo giallo, duecento passi e troveremo l’attracco del piccolo molo.»
«La guardia che ci ha aiutati aveva ragione, guarda.»
«Quello deve essere il palazzo giallo.»
«Ne siamo sicuri?»

 

 

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Ciao @Nemi e benvenuta.

Ho visto che questo testo dovrebbe essere l’incipit di una saga a episodi. Una saga si tratta di qualcosa di lungo, comporterebbe scrivere parecchio materiale. Hai già in mente, sia pure in modo non particolareggiato, tutta la saga?

 

Mi ha colpito il titolo Fuga da Alkatarn che non può non rimandare al titolo Fuga da Alcatraz…  secondo me rivedrei il nome di questo borgo prigione in quanto a volte le assonanze di nomi possono portare ad aspettative e risultati imprevedibili da parte dei lettori…

In questo breve incipit hai messo troppe cose, hai dato troppe notizie, "bruciandole".

Se vuoi continuare il breve racconto come saga puoi permetterti di addentrarti in molti particolari fin dall’inizio, specificando i particolari poco a poco.

Non specificherei subito su questo conte Royhon, definendo le sue proprietà fin dalle prime righe e l’uso  a cui è adibita la roccaforte. Farei calare il lettore come dall’alto su quest’isola, se male non ho capito la posizione.

 

5 ore fa, Nemi ha scritto:

mai impresa tanto ardita fu tentata

Metterei  semplicemente che era un impresa ardua

Descrivendo una vista dall’alto avresti l’opportunità di far “vedere” al lettore sia la forma dell’isola, la struttura della roccaforte o cittadella, immagino molto antica, medievale, mediterranea e naturalmente dovrebbe risaltare il mare su cui sorge, dilungandoti in qualche digressione di sensazioni, colori, odori salmastri…

Poi fai vedere i due strani individui Jared e Bouser che camminano circospetti. Sono evasi da non so quale situazione, erano chiusi in un carcere  sopra la roccaforte? Penso di si, altrimenti non si sarebbero persi nei vicoli  della roccaforte sottostante, tipo castello medievale, che evidentemente non  conoscono.

Fai una descrizione accurata dei due, dai quali si intuiscono molte cose della loro turbolenta vita e delle punizioni che hanno avuto dalla legge. Questo mi piace.

 

5 ore fa, Nemi ha scritto:

«Le guardie di Royhon, fermo!»

Non c’è bisogno di specificare da chi dipendano le guardie né il fatto che il cambio guardia sia da quello notturno a diurno; se descrivi bene la scena il tutto è intuibile e meno meccanico. C’è ancora tempo per parlare di questo conte Royon, l’attenzione iniziale deve essere focalizzata sugli eventi salienti delle prime scene. Metterei qualche descrizione ambientale in più, una strada lastricata, dei portoni, dei cortili. Sembra un borgo disabitato. Se ci abita  qualcuno dovrebbe vedersi in giro o fuori di casa. Che tipi sono? Se abitano nell’isola  possono esserci fra di loro ex prigionieri ora trasformati in coloni? Possono dare l’allarme vedendo i due evasi che evidentemente non potrebbero confondersi con gli abitanti se questi si conoscono tutti fra di loro? (Oltre al fatto di essere cosparsi e puzzare di liquami?)

Questo è un elemento da prendere in considerazione, perché può portare sviluppi imprevedibili a qualcosa che in apparenza sembra molto semplice.

 

5 ore fa, Nemi ha scritto:

Bagnati dalla testa ai piedi, lordi di acqua di fognatura, male odoranti ed infreddoliti dal clima severo di una indefinita giornata d’autunno, si ritrovarono nonostante tutto a scapicollarsi per i vicoli del borgo, scampati a chissà quale fine ingloriosa. 

Qui c'è tutta un'epopea di descrizioni nelle quali potresti addentrarti. Affascinante la fuga dalle fognature, peccato però definire una giornata d'autunno "indefinita" con tutti i colori che potresti metterci... Hai poi considerato che se i due sono sporchi  e puzzano di liquami difficilmente passerebbero inosservati nel borgo, che sembra però stranamente disabitato?

 

5 ore fa, Nemi ha scritto:

«La guardia che ci ha aiutati aveva ragione, guarda.»

Dovresti specificare il nome di questa guardia, i due evasi devono conoscerlo.

E anche questo fatto può portare a un numero incalcolabile di risvolti e conseguenze avventurose.

Il frammento è molto breve per trarne un’idea precisa. Ho molto apprezzato le descrizioni dei due evasi, ma qualcosa mi stona perché, a meno che non si tratti di personaggi importanti, dei nobili o dei cospiratori, non avrebbe molto senso tenerli chiusi in una roccaforte, tanto più in un isola, mentre sarebbe più logico che magari durante il giorno avessero avuto la possibilità di lavorare con gli abitanti locali, in cambio di un pasto, intessendo comunque meglio quei contatti che avrebbero consentito loro la fuga. Una fuga da una cella è molto più evidente che una fuga da una campagna o fattoria durante il giorno ad esempio, magari imbarcandosi con l’aiuto di qualche guardia e marinaio.

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6 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Ciao @Nemi e benvenuta.

Ho visto che questo testo dovrebbe essere l’incipit di una saga a episodi. Una saga si tratta di qualcosa di lungo, comporterebbe scrivere parecchio materiale. Hai già in mente, sia pure in modo non particolareggiato, tutta la saga?

 

Grazie Alberto :) 

Si, la saga è "completa" ricca di eventi e personaggi, purtroppo è il tempo a mancare, per tirare giù qualcosa di più concreto di schemini ed appunti (ho abbozzato perfino le mappe).


Il titolo è proprio voluto, cioè Fuga da Alkatarn vorrebbe sinceramente rimandare alla Alcatraz di Siegel col buon vecchio Clint, diciamo che il riferimento allusivo all'isola è una sorta di tributo per me. 

 

Riguardo agli approfondimenti suggeriti, certo, si, potrei spaziare, non l'ho fatto perchè speravo di proseguire tra l'altro alcune delle domande che ti poni e delle osservazioni che fai ti assicuro che si trovano nel seguito del racconto che (non so se posso scriverlo qui ma è comunque pubblicato come e-book). Ci sono altri aspetti sia dell'isola che dei suoi abitanti che nelle 3500 parole dei frammenti non mi è stato possibile inserire. 

 

Ti ringrazio comunque per gli spunti di riflessione che mi hai fornito, li trovo utili, ne terrò conto nel prossimo lock down quando avrò tutto il tempo di dedicarmici XD (speriamo di no).

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Ciao @Nemi, il tuo incipit mi è piaciuto molto. Belle le descrizioni, non banali. La prosa sembra adattarsi all'epoca in cui la storia si svolge, è classica ma senza manierismi, suggestiva.

Prova a fare attenzione alle "d" eufoniche, da quando frequento il forum ho imparato che non sono il massimo. Ti quoto un passaggio così posso spiegarmi:

Il 25/8/2020 alle 11:39, Nemi ha scritto:

ad ora.

 

Il 25/8/2020 alle 11:39, Nemi ha scritto:

ed ormai

 

Il 25/8/2020 alle 11:39, Nemi ha scritto:

ed il colorito

Togli la d :)

Se la parola che segue inizia con la stessa vocale della congiunzione, allora la lasci. Es.: Ed era. 

Nei dialoghi eviterei di mettere i punti esclamativi, peggio se insieme a quelli interrogativi, come qui:

Il 25/8/2020 alle 11:39, Nemi ha scritto:

mare?!?!

Il questo caso la punteggiatura sembra rendere divertente una situazione che non lo è. Se getti le basi per far entrare il lettore nel vivo d'una scena non avrai bisogno d'enfatizzarla coi punti esclamativi, come nel tuo caso.

Durante il dialogo hai pensato di soffermarti a descrivere quello che i personaggi provano? Fanno?

Non saprei, potrebbe essere un modo per dare un po' di suspense.

A presto :)

 

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Grazie mille per le dritte ;) 
Ammetto che nel periodo in cui ho scritto questo pezzo ero in lite d'amore con la punteggiatura XD

 

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Ciao Nemi, mi ha fatto piacere imbattermi nel tuo racconto, già il titolo mi ha molto incuriosito e ho sperato che fosse di genere avventuroso. Non mi sono sbagliato e solo mi spiace che sia così breve e che la storia non proceda.

La mia impressione è che un inizio del genere "in medias res" (se non sbaglio col latino), una fuga disperata e altamente rischiosa, sia molto efficace per esordire in un romanzo di avventura. Sarà che ho reminiscenze di vari film storici o di azione, però trovo che la costruzione del racconto guadagni in capacità di attrarre il lettore e renderlo molto incuriosito e desideroso di andare avanti a leggere dell'altro.

 

Le descrizioni sono abbastanza ben riuscite a mio avviso, tranne quella del luogo che fa da sfondo alla scena, nel senso che spiego più avanti.

I personaggi sono plausibili, le figure retoriche scelte sono dosate con buon senso, senza stravaganze o scelte ardite, le poche metafore si seguono e hanno anche il loro fascino ("gli occhi grigi del mare in burrasca", bellina come scelta).

I personaggi non si riescono a definire molto bene quanto al carattere, ma è vero che il brano è breve e non hanno modo di compiere abbastanza azioni per mettere in mostra i loro pregi e difetti. Pare comunque di riconoscere in Bouser il "capo" o almeno il più ardimentoso dei due.

 

Il breve dialogo tra i due personaggi mi pare ben riuscito, anche qui noto un tocco quasi "cinematografico" nella sua essenzialità che però non è banale (si fa in tempo ad apprezzare anche una battuta di spirito di uno dei personaggi), aiuta in modo importante la creazione di suspense e di attesa da parte del lettore.

 

Non so se sia un mio limite di immaginazione, trovo la descrizione del luogo non del tutto riuscita. La rocca sovrasta un borgo che si affaccia direttamente sul mare? pare però di capire che la rocca sia in pratica vicinissima se non addirittura inserita nel borgo... se i due escono dalle fognature, ci si aspetterebbe che esse immettano nel mare o almeno in un canale più distante rispetto alla rocca ... infine, il fatto che i due personaggi "discendano" la rocca mi pare un po' semplicistico e poco probabile come modalità di fuga se davvero la rocca è imponente è ben difesa (anche se capisco che è solo un racconto allo stadio di bozza e che la narrazione della fuga comparirebbe in eventuali capitoli successivi).

 

Alcune critiche più puntuali ma su dettagli.

- "i tetti...distorti dal tenue bagliore azzurro che irradiava il cielo ad est." Non dico che non sia una bella descrizione, solo che "distorti" riferito a "tetti" non suona molto bene... "bagliore azzurro" invece mi piace, anche se per la sua vaghezza direi poetica che per una ragione "razionale".

- forse scrivi un po' troppe volte che i due sono "male odoranti". In un racconto più ampio, si potrebbe pensare a trovare anche il modo di giustificare il fatto che la loro puzza non li renda immediatamente identificabili dalla ronda (la sporcizia regna sovrana sull'isola? vi si commercia molto guano? bisognerebbe però allora eliminare l'uscita dalle fogne).

- "scampati a chissà quale fine ingloriosa" mi pare poco utile e anche un poco a rischio di ingenerare confusione o indifferenza nel lettore. Mi pare sia meglio calcare la mano sul fatto che sono scampati da qualcosa di tremendo e micidiale, alludendovi in modo velato sempre per creare della suspense aggiuntiva.

 

In conclusione, trovo questo breve racconto uno spunto interessante e nell'insieme promettente, necessita sicuramente di qualche miglioria anche riguardo ad aspetti importanti (alcune le hanno poi già suggerito molto meglio di me gli altri utenti intervenuti), e mi auguro che si possa leggerne una continuazione.

 

 

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