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flambar

Naufrago per 43 giorni cap. 6

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https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/48142-il-contesto-una-trascrizione-capitolo-1-parte-seconda/?do=findComment&comment=853756 

 

Dovevo fare molta attenzione e guardarmi le spalle anche perchè non mi sono mai piaciuti i pervertiti e il cinesino li superava tutti. Una mattina di buonora mentre ancora dormivo nella mia cella, tre guardie mi trasportarono dal giallo direttore che stava organizzando una festa per il diciottesimo anno di età della figlia. Qualcuno di voi dirà, ma dai cosa vuoi di più ti porta anche ai party di famiglia. Prima di ogni cosa rimanevo sempre un detenuto sia per lui e i suoi familiari, difatti mi misero a lavare le stoviglie fino ad ora tardi. Comunque a me stava anche bene considerando il bene di Dio che c’era sulla tavola. Tuttavia quando tutti si ritirarono alle loro case rimanendo solo col direttore e la sua prosperosa consorte. Mentre continuavo a sparecchiare mi accorsi di un gesto elusivo con la testa rivolto alla moglie, come per dire; “adesso tocca a te” di certo non conosco l’idioma cinese ma quel segnale era chiaro, in particolare per me che non riuscivo a togliere gli occhi di dosso a quella gnioccona della consorte del dirigente dagli occhi a mandorla. La situazione era molto piacevole ma dovevo fare attenzione sapendo che le corna non sono gradite a nessuno. Nel trasportare le stoviglie in cucina i nostri occhi si incrociarono lei si posizionò di fronte facendomi rimanere senza aria nei polmoni nell’istante che mi accarezzava il viso, era dolcissima il suo tono di voce e l’inebriante odore di femmina stavano per avere la meglio sulla mia resistenza a lasciarmi andare del tutto. Lei si accorse di questa mia insicurezza, esclamando: «Biè danxin» dopo mi prese per mano portandomi nella stanza da letto. 

Nel furtivo guardarmi, in un riflesso della finestra vidi  il dirigente che scattava foto. Allora messi fuoco alla Santa Barbara arricciando come un polpo la veemente moglie. Trascorsero un paio di mesi dall’episodio, una mattina mentre spiegavo come armare una lenza per pescare uno squalo vidi entrare nel porticciolo una grossa barca a vela, la riconobbi subito era la barca degli Evans era tutta messa a nuovo, aveva cambiato anche nome adesso si chiamava    “ Leisse less”  Certo erano venuti a farmi visita ma, essendo un detenuto non potevo entrare nel porticciolo per salutarli oltre tutto era anche proibito agli estranei.

Il dirigente del carcere dopo aver parlato con l’equipaggio tramite due guardie mi diede tre ore di permesso. A bordo trovai Miss Carol il fratello e una nuova amichetta di lei. Charles il fratello di Carol era stato promosso avvocato indagando sulla causa aveva scoperto che era fasulla e non esisteva alcun documento dell’avvenuto dipartimento. Quindi non potevo essere in quel luogo poi addirittura ai lavori forzati. Mi guardai nel dirgli che in fin dei conti non me la passavo tanto male. Finito di addestrare ed insegnare a coloro che erano preposti alla pesca dello squalo, di cui uno era l’unico figlio maschio tredicenne del direttore del carcere, consigliai due giorni di riposo prima di sopprimere un essere vivente come uno squalo. Il dirigente con gli occhi a mandorla col suo sorriso sarcastico ed ipocrita aggiunse: «Ma cosa stiamo pescando un “Leedsichthys?”» No! noi stiamo pescando un vero Dio se riusciamo a tirarlo a terra ve ne accorgerete. La mattina del dopodomani presto eravamo tutti euforici pronti per pescare lo squalo ma l’imprevisto è sempre dietro l’angolo pronto per danneggiarci. Ho perso il conto di quante volte ho ripetuto di stare lontano dalla “cima” raccolta per terra, quando si è in pesca di un grosso pesce e non vuoi che il cavo in questione nell’istante che il pesce aveva abboccato da una schioccata per aria e va ad agganciare proprio un piede del tredicenne! Trascinandolo per alcuni metri, il ragazzo gridava di dolore e di paura, fortuna volle che le guardie avevano come dotazione una baionetta o un pugnale, senza esitazione la guardia mi consegnò l’arma bianca con essa recisi il cavo liberando da una brutta fine e se gli fosse successo qualcosa di male l’avrei passata male anch’io. Non demordemmo ed anche il ragazzo si riprese immediatamente e gettammo in mare una seconda “cima” che abbocco all’istante. Stavolta però non si trattava di uno squalo qualsiasi ma di un “Whiter Killer” di più di due tonnellate. Consigliai al dirigente del carcere di fare allontanare tutti a distanza di sicurezza. Il Whiter Killer per tutta risposta per liberarsi diede uno spettacolo di forza e di resistenza che tutti noi non scorderemo mai era impressionante il suo uscire fuori dall’acqua ad una altezza di sette/otto metri alle volte il cavo d’acciaio era talmente teso da sembrare stesse per spezzarsi.  Come un pazzo si dimenò dalla mattina fino al tramonto. Oramai stanco e dissanguato si arrese. Il funzionario a questo punto considerato l’ora tardi ordinò di rimandare tutto a l’indomani, gli dissi: «Non troveremo neanche l’esca dobbiamo tirarlo fuori dall’oceano subito, diversamente sarà sbranato dagli altri pesci». Quindi agganciammo il cavo d’acciaio ad un camion e con molta fatica lo tirammo fuori dall’acqua. Tutti non avevamo il coraggio di avvicinarsi il direttore esclamò: «Questo essere fa più paura da morto che da vivo.

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Bentornato eccellente @flambar . Come al solito il tuo brano è  un gustoso aperitivo totalmente incentrato sui fatti, sulla cronaca, sulla vita vissuta. Par di leggere un romanzo picaresco, ma ho come l'impressione che quella vena selvaggia di pochi mesi fa si stia un po' troppo piegando alle spinte civilizzatrici della normale sintassi. Da pirata stai facendoti corsaro. Confesso di provare un po' di nostalgia del vecchio Cosimino, ma (almeno a quanto sembra) meno di quanta tu ne abbia di quello spassosissimo carcere nel quale molti vorrebbero essere rinchiusi. Ad maiora Cosimino.

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Accidenti! Era questo che mi bloccava dal pubblicare il sesto capitolo, ho avvertito anch'io la stessa sensazione .Hai ragione devo fare attenzione a non trasformarmi in un cattedratico ciò  sarebbe anche di cattivo gusto. Ad maiora @Soir Bleue 

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