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Mathiel

a proposito di editoria e poesia

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Ciao a tutti, è tanto che non passo da queste parti, ma volevo lasciare una testimonianza che spero sarà utile a chi scrive poesia.

Da un annetto circa mi sono avvicinata, in punta di piedi, al mondo dei poeti (o sedicenti tali), blog letterari, riviste, concorsi, editori e quant'altro gira intorno alla poesia.

Le notizie che voglio condividere con voi sono sconfortanti per molti versi, ma spero che possano servire a orientarsi meglio in questo ambiente saturo e insidioso - non parlo di Poesia, ma delle dinamiche umanissime che contraddistinguono questo settore. Anzitutto, se non vi fate conoscere dai blog e non fate girare i vostri testi un po' in rete, è difficile che riusciate a pubblicare con case editrici specializzate e serie, e ancor più è difficile che il libro vada oltre la prima tiratura assai risicata. Significa che il libro muore lì, anche se è bello, e questo è un peccato. Tocca diventare un po' social, ma in nome di qualcosa di più grande è un piccolo sacrificio che si può anche fare ;)

La maggior parte dei concorsi serve a chi li organizza per racimolare le quote d'iscrizione e a far campare piccolissime realtà editoriali. I più non sono seri, con qualche eccezione.

A voi servono comunque, soprattutto se prestigiosi, perché sono un modo per far girare la voce (blog, note critiche ai testi segnalati, occasioni di incontro tra autori e autori, tra autori ed editori).

La differenza tra editoria a pagamento e free non ha grande importanza in poesia, se non per ragioni etiche: chi bazzica l'ambiente sa benissimo che ci sono realtà editoriali serie e che fanno un gran lavoro di selezione e cura del testo, e altre che pubblicano un tanto al kg, e sa perfettamente quali sono. Molte case editrici a pagamento sono, nonostante questo, apprezzabili. Molte altre no. Così come esistono case editrici free o a doppio binario serie, e altre (la maggior parte!) che tirano a campare sui numeri. Tenete presente che, tra gli autori di poesia, una volta che entri nel giro, quasi mai si comprano i libri. I libri si scambiano. L'autore compra tot copie e le invia ai concorsi, e le invia ad altri autori (che sono anche redattori di riviste e blog) per avere recensioni o semplicemente in amicizia, per avere un parere. In cambio riceve copie di altri amici o conoscenti poeti. Questo in linea di massima. Lo so, sembra assurdo, ma così sopravvivono molte realtà editoriali di poesia anche di valore, e gli autori spendono meno in libri altrui e li leggono comunque, il che è cosa buona. Quando scegliete una casa editrice, assicuratevi che faccia arrivare effettivamente i libri su amazon, o almeno su ibs. Fate una prova. Molte ce danno il libro acquistabile su questi siti, ma non è vero; poi non riuscite a comprarli, se non direttamente dall'editore. Non parliamo nemmeno della difficoltà di reperirli nelle librerie, nemmeno ordinandoli. Fate attenzione a questo aspetto, più ancora che alla richiesta di acquisto copie obbligatoria o meno, perché nessuno che non sia fortemente motivato acquista un libro dal piccolo editore, pagando anche spese di spedizione altine o essendo obbligato ad acquisto multiplo per non pagarle. Dopodiché il libro viene spedito con piego di libro, spesso arriva, a volte no, e non tutti gli editori lo rimborsano. 

Perdonate i refusi, sono di fretta, ci sentiamo presto

 

un abbraccio a tutto il forum 

 

 

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3 ore fa, Mathiel ha scritto:

se non vi fate conoscere dai blog e non fate girare i vostri testi un po' in rete, è difficile che riusciate a pubblicare con case editrici specializzate e serie

Io avevo pubblicato tre libri di poesie su un sito di autopubblicazione, e frequentavo il blog per farmi conoscere. La cosa stava anche abbastanza funzionando, ma me ne sono dovuto andare a causa di episodi di trollismo veramente schifosi. Secondo voi se li ripubblico con youcanprint e li pubblicizzo qui, qualcosa ne viene fuori? Sono molto confuso e anche abbastanza amareggiato. La mia impressione è che alla stragrande maggioranza delle persone la poesia non interessi per niente. Al massimo mettono un like per fare piacere a un amico. Se non rischiassi di andare OT, girerei questa discussione in "esiste ancora la poesia"? (Ovviamente non lo faccio). Grazie a chi vorrà rispondermi.

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3 ore fa, Mathiel ha scritto:

Ciao a tutti, è tanto che non passo da queste parti

Troppo! Sai bene che ci manchi. :rosa:

 

3 ore fa, Mathiel ha scritto:

ma volevo lasciare una testimonianza che spero sarà utile a chi scrive poesia

Grazie infinite: le tue informazioni sono utilissime.

 

3 ore fa, Mathiel ha scritto:

Tocca diventare un po' social

:S

 

Baci, torna presto.

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Il 20/8/2020 alle 14:29, Mathiel ha scritto:

La differenza tra editoria a pagamento e free non ha grande importanza in poesia 


Secondo me invece ha importanza soprattutto in poesia, perché è l'unica, vera, tangibile discriminante tra chi scrive per hobby (il 95%) e riesce ad affermarsi (il 5%). Ci sono troppi "poeti" e troppi pochi lettori, e la soluzione di certo non è fare pubblicare tutti e moltiplicare il numero delle case editrici. Se oggi la poesia non vende, se la poesia non si legge, dipende innanzitutto dagli stessi poeti, che spesso sono prigionieri del proprio egocentrismo e della propria vanità, e non riescono a produrre opere capaci di toccare temi universali e di superare la prova del tempo. Quei pochi che ci riescono, vengono pubblicati dai grandi marchi editoriali, e non a pagamento. Le case editrici che contano, in poesia, sono meno di quelle che si possano contare sulle dita di una mano, e sono marchi storici che hanno una collana di poesia, ma non sono specialiste in poesia (con la sola eccezione, forse, di Passigli). Poi c'è un sottobosco di piccole case editrici specialiste in poesia, che magari lavorano bene, e che sono diventate "autorevoli" tra piccole nicchie di lettori, ma che non vanno oltre quello, e che difficilmente produrranno opere destinate a durare nel tempo, che entreranno nella storia della letteratura. Al contrario, contribuiscono a rendere la poesia un genere effimero, a relegarla ai margini dell'editoria che conta, a danno di quelle che sono le caratteristiche perenni della poesia: la sua universalità e la sua durata nel tempo. Per il resto, temo che, per moltissimi versi, la situazione della poesia in Italia sia ancora rimasta ferma al Novecento, fossilizzata sui retaggi delle avanguardie, in un loop di sterile autocompiacimento che - giustamente - lascia del tutto indifferenti gran parte di lettori, me compreso. Forse, la poesia riuscirà a tornare "popolare" soltanto quando si entrerà in una vera fase di post-modernità, e recupererà i suoi strumenti (la metrica, la sonorità) andati perduti, pur utilizzandoli in modo diverso che in passato. In fondo, è successo già nella musica d'arte. A un certo punto, una ventina di anni fa, la gente ha cominciato a stancarsi di sentire rumori sconclusionati nelle sale da concerto, e si è tornati a un modo più classico e "popolare" di comporre. Senza nostalgie del passato, ma senza più avere il complesso di dover essere "moderni". La vera poesia, a mio avviso, non è quella che insegue un'espressione "moderna", che è destinata ad essere effimera. Ma è quella che si rivolge a tutte le epoche, e che tocca "corde" atemporali e universali, come la grande musica. 

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@Wanderer,  in linea teorica è un discorso lungo e complesso, su questo concordo. In pratica, i poeti nascono quasi sempre dalle nicchie, e poi, se sono bravi e molto fortunati, vanno oltre. Nelle nicchie le cose funzionano un po' come ho cercato di descrivere, puoi accettarlo, come no. Poi può darsi il caso dell'artista isolato che non parte dalla nicchia e arriva chissà dove, ma è raro. In bocca al lupo.

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39 minuti fa, Mathiel ha scritto:

@Wanderer,  in linea teorica è un discorso lungo e complesso, su questo concordo. In pratica, i poeti nascono quasi sempre dalle nicchie, e poi, se sono bravi e molto fortunati, vanno oltre. 


Sono d'accordo sul fatto che il discorso è complesso, ma il fatto che "sia così" - ammesso che lo sia - non implica che debba essere così, né che è stato sempre così, né che sarà sempre così. Quello che dici è vero soprattutto per il Novecento, ovvero il secolo scorso, in cui la poesia si è allontanata dal sentire comune ed è diventata un genere di nicchia, chiudendosi in sé stessa. Tuttavia, per secoli, la poesia è stata un genere "popolare", e non è escluso che un domani lo sarà di nuovo. Per moltissimi versi, la poesia è ancora popolare, basta che sia poesia per musica. Quasi tutti concordano sul fatto che c'è molta più "vera poesia" nei testi di Battisti o De Andrè che non in tutti i cenacoli di poesia d'avanguardia messi insieme. Credo che due domande se le debbano fare, sia i poeti che gli editori di poesia. Se la poesia non si legge e "non vende", non è certo colpa dei lettori, semmai è colpa degli autori e di certi editori, che non riescono a produrre opere "popolari".  

Poi c'è da dire che esiste già una nuova tendenza di poesia "mainstream" che, negli ultimi anni, ha portato ad alcuni bestseller. I casi di Francesco Sole e Gio Evan sono i più eclatanti. D'accordo, molti considerano quei libri soltanto come una trovata commerciale, e in buona parte lo penso anche io. Ma intanto, piaccia o meno, hanno contribuito un minimo a fare tornare in auge la poesia tra i più giovani. Anche in questo caso, si può accettarlo o no, ma è pur sempre una declinazione della poesia nel mondo contemporaneo. 

Il rapporto tra editoria e poesia che hai descritto nel primo post è una possibilità, ma non è l'unica, e non è detto che non ce ne saranno altre. 

Se, come dici tu stessa, la situazione è "sconfortante" non significa che ci si debba adeguare a questo sconforto. Personalmente, io ho smesso di mandare proposte di poesia già da un po', per dedicarmi alla narrativa. Pubblicare a pagamento, o pubblicare per quattro gatti che se la cantano a vicenda, e che si premiano a vicenda, secondo me non rende un buon servizio alla poesia. Mi sembra molto più decoroso lasciare le poesie nel cassetto, come il buon vino, in attesa di tempi migliori. 

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Grazie @Mathiel per questa condivisione preziosa e Grazie @Wanderer per avermi invitato a dire la mia sull'argomento.

 

Sono molto d'accordo con voi sullo stato della poesia contemporanea italiana. Mathiel ha argutamente e onestamente offerto uno squarcio di quello che é essere poeti oggi (scambiarsi copie gratuite, fare leva sui sociale  e cosí via).


Concordo poi sicuramente su un certo ego-centrismo e narcisismo di molti singoli poeti che sembra peró possa anche funzionare, sotto certi aspetti. Se uno si sa vendere bene: ottima cosa: copie vendute, recensioni o articoli critici a palate e via cosí.

 

Ora, per quanto riguarda il discorso della necessitá di un'esplosione di post-modernismo nel panorama poetico italiano, credo il discorso sia davvero troppo complesso. Ho  una magistrale in letteratura postmoderna e studi di genere in Inghilterra e tutti i miei studi sono basati su testi inglesi e americani. A mio parere, l'Italia non ha cosí tanto a che fare con il post-modernismo. In poesia (ma anche in narrativa) lo stile lirico, le rime e il canone hanno ancora un potere troppo forte per essere sovvertiti in chiave post-moderna. Ma é un'opinione strettamente personale, che ha a che fare sulla mia visione (altrettanto personale) di letteratura. Ti ringrazio peró per averlo menzionato; é bello sentire nominare il postmoderno in letteratura italiana.

 

Quello che mi avvilisce é il suo essere ambiente chiuso, il suo non dare luce in maniera disinteressata ad altre voci, fuori dal coro.

Trovo sconfortante che su blog, siti o riviste letterarie siano gettonati solo alcuni poeti (anche giovani) che vanno per cosí dire di moda e siano tralasciati altri, magari altrettanto validi, ma non appartenenti alla cerchia di certi circoli o attivitá letterarie. Ne ho parlato giá nella pagina appositamente dedicata alla ce,  ma faccio l'esempio di Interno Poesia (come potrebbe essere il nome di altre ce o blog poetici). Il blog si professa aperto a selezioni di testi editi o inediti di poesia. Mandi loro il materiale, ti rispondono che lo leggeranno, se va bene, e poi non li sentirai piú. Altrimenti, nel caso meno fortunato del silenzio, ti diranno che hanno giá una lunga lista di poeti affermati da trattare, che al momento non accettano inediti ma solo editi per pubblicazione con la ce o altre cose cosí. Questo per una semplice poesia di 4 righe sul blog non per la lettura di una silloge completa. Poi sul blog compaiono poeti che sai hanno partecipato a diversi premi a cui la stessa ce partecipa o che fanno parte del circolo letterario di Bologna, del Premio Bologna in Lettere o giú di lí. Non sto dicendo che questi poeti spesso pubblicati non siano bravi. Sto dicendo che non c’è, o, piú democraticamente, non sembra esserci, spazio per altri. Ad esempio, mi viene da domandare: le raccolte di IP, sui poeti nati negli anni ’80 e ’90, come sono stati selezionati? In base a quali criteri? Sbaglio o per la maggior parte sono poeti che leggi sempre sugli stessi siti, che fanno anche letture insieme, che sono pubblicati da IP in precedenza o hanno partecipato a Bologna in Lettere ecc. ecc. ecc… Conosco molti poeti delle stesse annate molto bravi, post-moderni, innovativi e originali che peró in queste antologie non sono ammessi. Perché? Sembra uno di quei party a cui puoi entrare sono con una parola-password, ma nessuno te l’ha mai fornita e tu non sei invitato. Ripeto che questa non è assolutamente una critica a IP in sé, ho parlato di loro ma posso parlare di altre realtá (Ensemble Edizioni, Taut, Digressioni Rivista, Ladolfi, Atelier, e la lista è lunga…)

 

Spostando il discorso da ce a blog, a me sta risultando difficile persino trovare luoghi in cui pubblicare editi o pubblicizzare la mia ultima raccolta, uscita con una casa piccolina, minuscola. Non sono esordiente e scrivo note critiche e traduco poesia su diversi spazi minori, eppure se chiedo una nota di lettura alla mia opera, in 20 realtá contattate solo due mi hanno presa in lettura. E questo lo trovo ingiusto. Non solo per me, ma anche per molti altri poeti validi per cui è davvero difficile riuscire ad entrare in questa realtà anche nonostante la dedizione alla materia. Se sia il caso di dedicarsi solo alla narrativa, quello é un altro discorso ancora...

 

Perdonate il rantolo, non volevo aggiungere altro sconforto, solo usare un approccio personale e realistico di quello che sto riscontrando ultimamente in giro.

 

Un saluto a tutti,

 

 

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Scusate, aggiungo anche che tra i 20 a cui ho scritto, almeno 5 mi hanno chiesto offerte o importi per recensire o pubblicare testi online, siano editi o inediti e questo lo trovo davvero poco artistico e letterario, per non usare altri termini.

Per tutte le note critiche che ho pubblicato o le traduzioni che ho fatto, non mi è neanche mai venuto in mente di chiedere un contributo all’artista in questione, ma il mondo è bello perché è vario, o così dicono...

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Grazie per il contributo @SarahJones  :)
 

44 minuti fa, SarahJones ha scritto:

Ora, per quanto riguarda il discorso della necessitá di un'esplosione di post-modernismo nel panorama poetico italiano, credo il discorso sia davvero troppo complesso. Ho  una magistrale in letteratura postmoderna e studi di genere in Inghilterra e tutti i miei studi sono basati su testi inglesi e americani. A mio parere, l'Italia non ha cosí tanto a che fare con il post-modernismo. In poesia (ma anche in narrativa) lo stile lirico, le rime e il canone hanno ancora un potere troppo forte per essere sovvertiti in chiave post-moderna. Ma é un'opinione strettamente personale, che ha a che fare sulla mia visione (altrettanto personale) di letteratura. Ti ringrazio peró per averlo menzionato; é bello sentire nominare il postmoderno in letteratura italiana.

 

Quello che intendevo, in realtà, andava a parare proprio sulla necessità di recuperare in chiave nuova gli strumenti del fare poetico (metrica, rime, assonanze) spesso andati perduti nell’era “moderna” o “contemporanea” che dir si voglia (e metto questi termini tra virgolette perché spesso ciò che si crede “moderno” o “contemporaneo” è già vecchio di un secolo o più, e scollegato dalla nostra epoca). Forse ho usato un’espressione poco pertinente, in realtà forse avrei fatto meglio a dire "post-contemporaneo". 
 

Quota

 

Quello che mi avvilisce è il suo essere ambiente chiuso, il suo non dare luce in maniera disinteressata ad altre voci, fuori dal coro.

 


Il loro principale interesse non è promuovere la poesia (meno che mai la bellezza) ma solo fare "elite" per promuovere sé stessi e gli amici degli amici. C'è spesso anche molta politica in tutto questo, e sono molto spesso ambienti politicizzati, cosa che con l'autentica vocazione poetica c'entra ben poco. 
 

Quota

Trovo sconfortante che su blog, siti o riviste letterarie siano gettonati solo alcuni poeti (anche giovani) che vanno per cosí dire di moda e siano tralasciati altri, magari altrettanto validi, ma non appartenenti alla cerchia di certi circoli o attivitá letterarie. Ne ho parlato giá nella pagina appositamente dedicata alla ce,  ma faccio l'esempio di Interno Poesia (come potrebbe essere il nome di altre ce o blog poetici). Il blog si professa aperto a selezioni di testi editi o inediti di poesia. Mandi loro il materiale, ti rispondono che lo leggeranno, se va bene, e poi non li sentirai piú. Altrimenti, nel caso meno fortunato del silenzio, ti diranno che hanno giá una lunga lista di poeti affermati da trattare, che al momento non accettano inediti ma solo editi per pubblicazione con la ce o altre cose cosí. Questo per una semplice poesia di 4 righe sul blog non per la lettura di una silloge completa. Poi sul blog compaiono poeti che sai hanno partecipato a diversi premi a cui la stessa ce partecipa o che fanno parte del circolo letterario di Bologna, del Premio Bologna in Lettere o giú di lí. Non sto dicendo che questi poeti spesso pubblicati non siano bravi. Sto dicendo che non c’è, o, piú democraticamente, non sembra esserci, spazio per altri. Ad esempio, mi viene da domandare: le raccolte di IP, sui poeti nati negli anni ’80 e ’90, come sono stati selezionati? In base a quali criteri? Sbaglio o per la maggior parte sono poeti che leggi sempre sugli stessi siti, che fanno anche letture insieme, che sono pubblicati da IP in precedenza o hanno partecipato a Bologna in Lettere ecc. ecc. ecc… Conosco molti poeti delle stesse annate molto bravi, post-moderni, innovativi e originali che peró in queste antologie non sono ammessi. Perché? Sembra uno di quei party a cui puoi entrare sono con una parola-password, ma nessuno te l’ha mai fornita e tu non sei invitato. Ripeto che questa non è assolutamente una critica a IP in sé, ho parlato di loro ma posso parlare di altre realtá (Ensemble Edizioni, Taut, Digressioni Rivista, Ladolfi, Atelier, e la lista è lunga…)


Hai dipinto perfettamente la situazione, e su alcune delle CE da te citate preferisco astenermi da ogni commento.

Qualche anno fa frequentavo un sito di poeti e sedicenti tali, e c’erano i soliti quattro-cinque che facevano i lacchè l’uno dell’altro, profondendosi in reciproci elogi per le loro accozzaglie di parole sconclusionate infarcite di velleità pseudo-artistoidi d'accatto... la dinamica è sempre la stessa: gruppetti che fanno lobby, che se la cantano e se la suonano a vicenda... ma al di fuori di quei cenacoli, chi li legge? 

Personalmente, ritengo che bisogna ignorare questi cenacoli, che a mio avviso non rappresentano alcuna vera "legittimazione", anzi sono quasi irrilevanti per la vera arte poetica inserita in un contesto più ampio, almeno per come la concepisco io, e contribuiscono sempre più alla ghettizzazione del genere. Ci sono editori che hanno un approccio più laico e "popular" alla poesia (in parte anche Ensemble, tra quelli che hai citato), e in generale secondo me quello a cui dovrebbe aspirare un poeta è riuscire a pubblicare con un buon editore che generalmente NON pubblica poesia o che comunque non è specializzato in poesia. Proprio perché la poesia va ricondotta alla letteratura nel senso più ampio, e non va affatto relegata in una nicchia di mercato (cosa che peraltro porta alla proliferazione della EAP, specie in poesia). Se è diventata un genere di nicchia, è proprio per i motivi che abbiamo espresso. La maggior parte dei lettori, specie giovani, oggi non leggono poesia... e in fondo, come biasimarli?   

Come scritto, io ho fatto pace con il fatto che le mie opere inedite di poesia in questo periodo non vedranno la luce, e mi sto dedicando alla narrativa. Tuttavia, come traduttore, ho da poco tradotto un'opera di narrativa che contiene anche un poema di ben 400 versi, e sarà pubblicata da un medio editore che non potrebbe essere più lontano dal mondo della poesia. Per me è un segnale incoraggiante, e dimostra che in alcune circostanze la poesia può tornare a manifestarsi anche dove meno te lo aspetti... anzi, proprio dove meno te l'aspetti! 

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Ciao @Mathiel, bentornata e grazie!  Posso solo confermare tutto quello che hai detto, e in effetti il quadro è sconfortante.

Ciao, in bocca al lupo a te a tutti;)

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