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Kasimiro

Il conte Armando della Mezzaluna

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Un bruco passeggiava per la via del centro, tutta cemento. Non avrebbe disdegnato qualche vegetale per pranzare, ma l'unica foglia nei paraggi era l'insalata nel panino del bar che, con tutta la buona volontà, mangiarla non potrà.

Forse è stato spinto dal vento o scappato da un allevamento?

Era già successo a Luigi di incontrare un bruco in un luogo insolito: in biblioteca, sul treno e sulla lampada del comodino, ma con questi colori era la prima volta: verde smeraldo sul dorso con sfumature di cobalto ai lati e una spruzzata di vermiglio sulla testa. Lo prese delicatamente e lo mise nella scatolina di mentine, dopo averle ingoiate tutte d'un colpo, nel taschino.

Arrivato a casa decise di allevarlo; lo trasferì in una scatola più grande con vari ortaggi e tipi di frutta per vederne l'evoluzione, ma non mangiava nulla. «Strano, li ho sempre visti divorare foglie, e come dimenticare il classico bruco che nella mela fa il buco?»

«Mi spiace ma non sono un classico».

«Direi anch'io, considerato che vagavi per la via della moda».

«Stavo andando a fare shopping, questi colori quest'anno non vanno più. Perché sono rinchiuso in una scatola con della frutta e verdura marcia?»

«Oh scusa, sono curioso di assistere alla metamorfosi. Cosa mangi di solito?»

«Potrebbe andar bene una tartare di zucchine con aceto balsamico invecchiato in botti di rovere da almeno cinquant'anni, in alternativa una crudités di mare con champagne e caviale».

«Opterei per la prima, sostituendo il balsamico di cinquant'anni con uno di cinque mesi. Sono proprio curioso di vedere che tipo di farfalla diventerai».

«Vuoi proprio saperlo?»

«Sicuro».

«Nessuna farfalla: ritornerò il conte Armando della Mezzaluna».

«Cioè?»

«Una mattina mi sono svegliato e ritrovato in questo stato, un bigliettino al mio fianco diceva: quando bozzolo diventerai, ti trasformerai in una eccelsa creatura, dimenticando quella mediocre di conte Armando della Mezzaluna. A parte che non saprei come si possa diventare un bozzolo, e chi ha tramato questo scherzo è oltretutto sgarbato e offensivo».

«Sembra un incantesimo. Chi lo ha attuato, a quanto pare, non doveva avere una buona opinione delle tue gesta. Non avrai combinato sgradevoli od offensive azioni altrui?».

«Assolutamente no, solo dei ragazzini ho sfruttato facendoli lavorare al mio castello dieci ore al dì, qualche esproprio qua e là, alcuna tassa per lavorar la terra e una piccola percentuale sul raccolto per sostener le spese e il vitto della servitù. Dovrò anch'io pur guadagnar qualcosa».

«Peggio che nel medioevo! Chi ha ordito questo sortilegio ha voluto darti un'altra possibilità: il divenire farfalla, simbolo della rinascita interiore».

«Come è possibile?»

«Quando si dice...vivere una favola».

«Devo ammettere che come sogno è molto reale, molto. Ora mi sveglio e come prima cosa andrò a prendermi un vestito, nella via della moda, da umano».

Ma quel sogno sembrava non finire anzi, una strano presentimento lo pervase: diminuzione della percezione dei sensi e una vibrazione lungo tutto il corpo associata ad una tempesta ormonale.

«Cosa sta succedendo? Mi sento come paralizzato con perdita della sensibilità, e la mia pelle si sta lacerando».

«Credo stia arrivando il momento».

«Non facciamo scherzi! Questa facc...eend...aa stttt...aaa duuurrrrannd...ooo annnnn...cccchee trrr...oopp...o...o...o...» e cadde in un sonno profondo.

«Ci siamo. Chissà quanto tempo ci vorrà».

La crisalide si era formata attaccata alla foglia di vite che aveva allestito nella scatola.

«Dove sarà il castello del conte Armando della mezzaluna?» si domandò Luigi.

Fece una ricerca su internet: nessun risultato. Chiese a tutti i suoi compagni di scuola, ai professori, ma nessuno ne aveva sentito parlare.

«Credo di conoscerlo» si fece avanti Greta, una timida compagna dell'ultimo banco.

Il giorno dopo si presentò con un vecchio volume: Storie e leggende dall'Egitto all'Oriente.

«Guarda, in questa si parla di un certo conte Armando della Mezzaluna».

«Veramente?»

«Sì, era un tiranno che sfruttava il popolo facendolo lavorare giorno e notte, gli rifilava gli scarti del raccolto e delle carni, poi un giorno i sudditi decisero di ribellarsi. Fecero una rivoluzione, non con le armi, ma con lo spirito. Vollero renderlo consapevole di quello che stava facendo e delle sue cattive azioni, che andavano a danno della sua anima. “Andando avanti così, la vecchiaia ti porterà ad avere scrupoli di coscienza e delle pessime credenziali per la vita nell'aldilà!” cercarono di persuaderlo».

«Quindi? Come andò a finire?» chiese curioso Luigi.

«Fece una gran risata e si burlò di tutti. Aumentò i turni di lavoro e le tasse. Ma il popolo insistette, cercò di aiutarlo a superare il brutto momento, pregando, portandogli doni per la sua anima. Ma lui si imbestialì ancora di più, convinto che stessero tramando nei suoi confronti. Esperti di medicina naturale prepararono pozioni speciali con lo scopo di addolcire la sua psiche. Ma ancora più sospettoso, pensando ad un avvelenamento, obbligava la servitù a berle, e non importava se tutti ne traevano beneficio».

«Davvero un popolo controcorrente, e poi?»

«Intervenne la mano divina: doveva abbandonare il proprio corpo per rinascere con una nuova veste e così una mattina lo ritrovarono nel letto avvolto da una corazza. Ci rimase per molti mesi, fino al giorno in cui la superficie che lo ricopriva iniziò a creparsi e ne uscì lo stesso identico conte.

Le prime parole che proferì furono: “Non sono degno di essere re, proclamerò al mio posto il più povero e sfortunato di tutto lo stato. Lavorerò per tutti voi per il resto della mia vita anche se non potrò mai ricompensare il dolore che vi ho arrecato”. Ma nessuno volle dargli credito e il popolo all'unanimità decise che nessun re avrebbe più regnato su quella terra e che tutti in futuro avrebbero lavorato nella giusta misura, secondo le proprie possibilità. Il castello, da quel momento, sarebbe stato ad uso esclusivo dei più bisognosi e dei malati».

«E vissero tutti felici e contenti».

«Per un po'. Nel tempo qualcuno, considerato che a lavorar non fosse obbligato, saltò dei turni di fatica, seguiti da altri che si sentivano stanchi. “Se ognuno può fare quello che può, io posso fare questo” diceva un popolano. E così sempre meno persone dovettero provvedere al sostentamento di tutta la comunità, massacrandosi di lavoro. Fino a quando si tirarono gradualmente tutti indietro; ne rimase solo uno, il rinato conte della Mezzaluna, che andò dritto per mesi a lavorar giorno e notte per tutti, come promesso, finché una mattina, sfinito, svenne nel campo di grano. Lo portarono su un letto con preoccupazione ed apprensione, poiché senza il suo apporto, nessuno avrebbe più mangiato. Ma non si svegliò e il suo corpo si trasformò nuovamente in crisalide; successivamente si crepò ancora una volta, facendo riapparire l'originario conte spietato e despota che rimise tutti in riga a lavorare. E questa volta sì, che vissero tutti felici e contenti, o quasi».

«Credo che in casa mia ci sia qualcosa di inerente a questa storia».

«Un altro volume?»

«Non proprio, vuoi venire a vedere?»

«Volentieri».

 

«Guarda questa crisalide».

«È bellissima».

«È da alcuni mesi che la veglio aspettando il momento».

«Non so se ti conviene, ho letto che possono volerci anche anni».

«Sai che qui dentro non c'era un bruco? O meglio, c'era un bruco che diceva di essere un conte».

«Ah! ora capisco...»

«Pensi che abbia avuto una visione?»

«E che male c'è! A volte una visione può essere più vera della realtà».

Verso l'imbrunire, mentre tutti e due erano ipnotizzati di fronte alla crisalide, questa iniziò a vibrare, poi a creparsi, prima sul dorso, poi tutto lungo il corpo lasciando intravedere due splendide ali ricamate, quasi monocrome, che sfumavano dal color seppia al blu di Prussia. Una maestosa falena si ricompose dallo sforzo e dopo poco, prese il volo verso il cielo in direzione di una splendida luna spaccata a metà.

 

 

 

 

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Ospite AndC

Ciao caro @Kasimiro... La storia in sé è bella e si riferisce molto alla filosofie del Buddha e della reincarnazione, in questo mi è molto piaciuta...

 

Ciononostante e in tutta onestà debbo dirti che non mi è piaciuto come l'hai raccontata... Perché è tutta quasi solo raccontata...

 

All'inizio giochi nuovamente in narrativa poesia, ma è forse un po' troppo semplice per i miei gusti, o ad esempio non mi è piaciuto il cambio dei tempi:

18 ore fa, Kasimiro ha scritto:

bruco passeggiava per la via del centro, tutta cemento. Non avrebbe disdegnato qualche vegetale per pranzare, ma l'unica foglia nei paraggi era l'insalata nel panino del bar che, con tutta la buona volontà, mangiarla non potrà.

Forse è stato spinto dal vento o scappato da un allevamento?

 

Ora, se magari, come parlavamo, il pubblico di riferimento è quello di ragazzi, alcune cose potrebbero passare...

 

Ma in generale qui non è questione di pubblico, almeno a mio sentire: mi è sembrato di leggere l'idea di una storia, più che una storia; un soggettone più che un racconto.

 

Non lo so, scusa... Mi piace come scrivi e le storie che crei: qui c'è ottimo contenuto ma, perdonami, la forma generale non mi ha convinto...

 

Dovessi darti il mio consiglio: lo riscriverei da cima a fondo. Molte cose si possono salvare, non è questo il punto, ma lo riscriverei con un'intenzione diversa... Ecco... Ho come percepito un'intenzione della voce narrante un po' abbandonata, o buttata lì, non troppo convinta né rifinita... È come se ci fosse fatica a spiegare la storia o a raccontarne le immagini, o in certi casi addirittura una sorta di ingenuità, non so come meglio dire... Ma ripeto, questo a sensazione personale...

 

Sorry... Ciao!

 

Modificato da AndC

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Che dire, @Colored Shadows Prod grazie ancora per il tempo che hai dedicato. Se ci sono dei punti deboli, li hai colti in pieno.

La pagina bianca  credo che sia l'ostacolo più duro da superare quando si inizia a scrivere una storia, ci si può stare fermi per ore, giorni, poi quando, come per incanto, partono i primi pensieri e vengono trascritti, avviene una sorta liberazione. Ognuno ha il proprio  modo e la propria fonte di ispirazione per scrivere. Nel mio caso può succeder che abbia in mente delle cose precise, dei fatti o aneddoti sui quali costruire una trama oppure, come nel caso di quest'ultimo racconto, avviene una sorta di astrazione della mente, per cui inizio a scrivere delle cose che non hanno senso, surreali, e da quegli spunti cerco di trovare il nesso per costruire un racconto. Mi rendo conto che può essere una strada che porta verso il nulla, in quanto non si ha l'idea di dove andare a parare, aspettando un lampo che possa dare un senso e un legame alle cose. Devo confidarti che da un inizio comune, avevo sviluppato almeno altre due versioni completamente diverse l'una dall'altra, che si erano incagliate in un vicolo cieco. Poi in quest'ultima,  mi è sembrato di aver trovato un punto di unione tra le parti anche se un po' scombinato, e sono andato avanti con questo risultato. Credo che il fatto di raccontare molto, derivi dall'intento di trovare un legame tra le situazioni messe in campo, che inevitabilmente non risulta immediato e potrebbe  diventare anche forzato. Infatti quando ho le idee chiare, tendo ad essere molto più sintetico. Credo che comunque sia un esercizio interessante per sviluppare la creatività. Come hai fatto notare c'è qualcosa di ingenuo e forse di evanescente che tutto sommato non mi dispiace, forse anche un po' naif. La storia come facevi notare non ha delle fondamenta solide e rimane forse nel campo di un'idea. Proverò a seguire il tuo consiglio di riscriverla completamente, anche solo come pratica utile, magari lasciandola prima decantare un po'. Alla prossima.

Un saluto a @Ilaris, sono contento che sia stata una piacevole lettura

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Ciao @Kasimiro,

trovo che il tuo racconto abbia del potenziale per diventare da carino a bello.

A mio modestissimo parere come prima cosa dovresti pensare a migliorare questo incipit forse iniziando proprio da "era già successo a Luigi..." e continuando che in quel momento ne stava vedendo uno nella via del centro e giustamente Luigi poi si chiederebbe della provenienza: portato dal vento o scappato?

 

Il 19/8/2020 alle 00:09, Kasimiro ha scritto:

Un bruco passeggiava per la via del centro, tutta cemento. Non avrebbe disdegnato qualche vegetale per pranzare, ma l'unica foglia nei paraggi era l'insalata nel panino del bar che, con tutta la buona volontà, mangiarla non potrà.

Forse è stato spinto dal vento o scappato da un allevamento?

Era già successo a Luigi di incontrare un bruco in un luogo insolito: in biblioteca, sul treno e sulla lampada del comodino, ma con questi colori era la prima volta: verde smeraldo sul dorso con sfumature di cobalto ai lati e una spruzzata di vermiglio sulla testa. Lo prese delicatamente e lo mise nella scatolina di mentine, dopo averle ingoiate tutte d'un colpo, nel taschino.

 

Quando inizia il dalogo tra Luigi e il bruco mi piacerebbe notare dello stupore da parte di Luigi, oppure è normale per lui dialogare con i bruchi? Se è una sua capacità bisogna trovare un modo di far capire a chi ti legge che è una cosa normale, altrimenti ci vuole una reazione da parte di Luigi.

Il 19/8/2020 alle 00:09, Kasimiro ha scritto:

«Strano, li ho sempre visti divorare foglie, e come dimenticare il classico bruco che nella mela fa il buco?»

«Mi spiace ma non sono un classico». 

 

Quando Luigi si pone delle domande interiori tra sè e sè io eviterei queste
 virgolette <<, con quelle ti aspetti parta un dialogo

Il 19/8/2020 alle 00:09, Kasimiro ha scritto:

«Dove sarà il castello del conte Armando della mezzaluna?» si domandò Luigi

 

Per quanto riguarda la grammatica non posso consigliarti nulla di specifico perchè non sono veramente nessuno per poterlo fare, l' unica cosa io controllerei meglio i tempi dei verbi perchè non mi convincono del tutto.

In generale bravo :-)

spero di esserti stata utile e di rileggerti.

Buona serata

G.

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Ciao @@Kasimiro

il racconto è grazioso, ben scritto, con spirito e fantasia; ma ci sono diverse parti che non mi convincono. 

Un bruco passeggiava per la via del centro
Detto così sembra che occupi tutta la scena; in realtà, dato che è piuttosto piccolo, bisogna almeno dire come Luigi se ne sia accorto. Io avrei preferito “Un bruco se ne andava per la via del centro, ritto sulle gambe di dietro, e maneggiando con una delle zampette davanti un elegante bastone da passeggio”

Non avrebbe disdegnato qualche vegetale per pranzare
ma poi dici che era uscito per fare compere

dimenticando quella mediocre di conte Armando della Mezzaluna
mi sembra che il conte fosse stato tutto fuorché mediocre

«Mi spiace ma non sono un classico».
Bisogna aggiungere: Disse il bruco. L’effetto sorpresa rimane, ma si capisce meglio. 

«Direi anch'io, considerato che vagavi per la via della moda».
è una risposta troppo pronta. Certo Luigi non si aspettava che parlasse. E la sorpresa?

Non sono degno di essere re,
Ma non era conte?

Vollero renderlo consapevole di quello che stava facendo e delle sue cattive azioni, che andavano a danno della sua anima
Strano: la cosa più naturale sarebbe stata che si preoccupassero del danno che lui faceva a loro

Lo portarono su un letto con preoccupazione ed apprensione, poiché senza il suo apporto, nessuno avrebbe più mangiato
Anche in una favola, è un particolare assurdo. Anche in una storia surreale, la maggior parte dei dettagli devono essere realistici; così quelli surreali risaltano meglio. 

facendo riapparire l'originario conte spietato e despota che rimise tutti in riga a lavorare. E questa volta sì, che vissero tutti felici e contenti, o quasi».
è un po’ strano: sono felici che sia tornato cattivo? 

Complessivamente la storia mi sembra un po’ casuale, senza un vero filo conduttore. Dalla tua risposta a un altro commento “La pagina bianca  credo che sia l'ostacolo più duro da superare quando si inizia a scrivere una storia” mi sembra che tu abbia cominciato a scrivere senza una vera idea in testa. Questo va benissimo a livello sperimentale, o per esercitarsi. Ma per scrivere un racconto compiuto bisogna, secondo me, avere un “piano” in testa, “organizzare” le varie fasi. La parte più debole mi sembra la storia del conte che prima è cattivo, poi diventa buono, però poi diventano cattivi gli altri, allora ridiventa cattivo lui, poi diventa un bruco, e poi una farfalla; sembra che tutto avvenga in maniera casuale; non si coglie il senso degli avvenimenti. E guarda che non intendo una “morale” o un significato profondo. Cerco di spiegarmi: io so che tutti i bruchi poi diventano farfalle. Se mi si chiede di apprezzare con interesse il fatto che il conte tramutato in bruco diventi farfalla, dovrei capire cosa questo fatto abbia di particolare. Altrimenti lascia il tempo che trova.
Lo stile va ritoccato. C’è un contrasto fra le prime righe, in cui pare perfino che tu abbia messo delle rime (!), e tutto il resto. Lo stile dovrebbe caratterizzare il racconto dall’inizio alla fine.

In conclusione, e visto che questo racconto è comunque scritto bene, con spirito e una certa fantasia, potrebbe diventare una buona base di partenza per un bel racconto, se tu riuscissi a sistemare quei pochi (o tanti!) dettagli che ti ho segnalato (o ti segnaleranno gli altri). 

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Grazie @Super per l'apprezzamento e per le tue opinioni che prenderò in considerazione. Il dialogo tra il bruco e Luigi appartiene al mondo favolistico dove animali o oggetti inanimati possono naturalmente interagire con la parola, anche se, in effetti, in questo caso è un po' brusco e può lasciare sorpresi .

È sempre utile ricevere opinioni altrui.

Alla prossima.

Grazie @GP300720 per l'attenzione che hai dedicato al racconto e per le tue opinioni.

1 ora fa, GP300720 ha scritto:

Non sono degno di essere re,
Ma non era conte?

Grazie, direi che questa è una svista.

Nella vicenda del conte, mi sembra che ci sia una morale implicita, anche se un po' inquietante: quella, da parte dell'uomo, di non essere in grado di autogestirsi, ma di avere bisogno di una guida, anche se dittatoriale, per la propria organizzazione sociale.

Ripensandoci, a mio avviso, uno dei punti deboli poteva essere quello che collega il bruco visto da Luigi con il conte della leggenda. Il mio intento era legato al fatto che la visione di Luigi poteva avere una corrispondenza con un altro evento, accaduto in un non meglio precisato momento della storia, come se alcune cose possano rivivere in una sorta di memoria cosmica. Non so mi sono spiegato bene...vabbé.

Grazie ancora e alla prossima.

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2 minuti fa, Kasimiro ha scritto:

Non so mi sono spiegato bene...

 

Be' ma non è mica facile spiegarsi bene. C'era uno scrittore che diceva che, anche se la maggior parte dei lettori non saprebbero scrivere bene (e spiegare bene) come lo scrittore, però una buona parte di loro si accorgono quando non lo fa. 

L'idea della memoria cosmica e degli eventi che "attraversano il tempo" è molto affascinante; e se trovi come risolvere l'inghippo fammelo sapere. Ti leggerò volentieri.

Ciao! :) 

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Ciao Kasimiro.

Il tuo racconto mi ha incuriosito, l'ho trovato affascinante nonostante (o forse proprio per questo!) mi abbia lasciato un po' di incertezza e qualche dubbio non risolto.

L'incipit incentrato sul bruco mi è piaciuto, è stato quello a catturare il mio interesse, e ho molto apprezzato il cambio di prospettiva: ho visualizzato l'ampliamento della scena come in un'inquadratura cinematografica. L'hai scritto in modo efficace.

 

Una cosa che invece mi ha fatto storcere il naso sono le due rime, volontà/potrà e bruco/buco. Personalmente non amo le rime da filastrocca, ma capisco che si intonano con il contesto della "favola". Tuttavia ne fai un uso talmente sporadico da apparire casuale. Secondo me o le metti in tutto il testo, dandogli quindi una cifra stilistica ben precisa, o non hanno alcun senso.

 

Passando alle note più prettamente sintattiche e grammaticali:

 

Il 19/8/2020 alle 00:09, Kasimiro ha scritto:

Era già successo a Luigi di incontrare un bruco in un luogo insolito: in biblioteca, sul treno e sulla lampada del comodino, ma con questi colori era la prima volta: verde smeraldo sul dorso con sfumature di cobalto ai lati e una spruzzata di vermiglio sulla testa.

Usi i due punti due volte nella stessa frase. Non è un errore in termini assoluti, ma a mio parere meglio evitarli poiché danno l'idea di un eccesso di spiegazioni.

 

Il 19/8/2020 alle 00:09, Kasimiro ha scritto:

Non avrai combinato sgradevoli od offensive azioni altrui?».

Altrui significa "appartenente ad altri". 

Relativamente al punto a fine frase: di solito (ma credo dipenda dalle norme redazionali) se c'è un segno di interpunzione all’interno della caporale di chiusura, non è necessario il punto fermo all’esterno. In generale toglierei tutti i punti in coda alle singole battute all'interno del dialogo, ma questa è un'opinione non supportata da alcuna certezza teorica. Anzi, se qualcuno conosce regole più precise in merito, mi farebbe piacere sentirle. :) 

 

Il 19/8/2020 alle 00:09, Kasimiro ha scritto:

«Quando si dice...vivere una favola».

Dopo i puntini di sospensione ci va lo spazio.

 

Il 19/8/2020 alle 00:09, Kasimiro ha scritto:

«Dove sarà il castello del conte Armando della mezzaluna?» si domandò Luigi.

Ti è sfuggita una maiuscola.

 

Più in generale ho notato alcune incongruenze che forse potresti risolvere aggiungendo alcuni chiarimenti in merito.

Ad esempio: il conte racconta di essersi svegliato bruco e aver trovato un bigliettino con un incantesimo, ma nel libro invece si legge di un intervento divino che lo trasforma in crisalide, ma sempre in forma umana! Qual è la versione corretta? Sono due cose accadute in sequenza? Se non dai una spiegazione più completa si perde la logica degli avvenimenti. Un altro dettaglio che perplime è il passaggio del conte da cattivo a buono, non inteso come arco di trasformazione del personaggio, ma in quanto alla valutazione che ne dà il narratore: inizialmente lo descrivi come malvagio e senza scrupoli, tanto che il popolo sente il bisogno di salvare la sua anima, ma poi fai intuire che il suo dispotismo era l'unico modo per far funzionare le cose, la sua cattiveria necessaria affinché tutti vivessero in armonia. Potrebbe essere utile allora mettere in luce che si tratta di una percezione degli altri personaggi.

 

E poi non ho colto appieno il significato del finale, ma, come ho detto all'inizio, questo fa parte della bellezza del tuo racconto.

Alla prossima!

 

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Grazie @retoric@ per l'apprezzamento. Mi sono reso conto anch'io che ci sono diverse incongruenze, grazie per averle evidenziate, valuterò i tuoi suggerimenti. Ho scritto un po' come l'istinto mi ha dettato. Pensandoci però, non sarebbe male, ma non è il mio caso, avere una scrittura con delle perfette incongruenze; difetti, magari grossolani, ma che rendano unico e potente un racconto o addirittura che ne rappresentino il punto di forza. L'idea di base che mi ha stimolato è stata quella che, alcuni eventi possano ripetersi od avere elementi in comune in uno spazio e tempo diversi.

Alla prossima 

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