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Stefano Verrengia

Non chiedere a un poeta

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NON CHIEDERE A UN POETA

Non svegliarmi domattina.
Voglio rimanere fra le lenzuola
come un bruco nel suo baco
a filare sogni infiniti
in questa piccola bara di carne.
Lo so che per te la vita è un dono
ma nel mio teschio parole di polvere
asciugano le aride labbra.
Non chiedermi perché, ti prego.
È come chiedere all'oceano
il perché delle sue onde.

Non chiedere a un poeta
da dove nasca la poesia,
come può una penna
esser simile a una croce.
È una voce flebile, sottile
come un rasoio, che ti sfiora
le orecchie disattente.
Forse è questo che volevi,
forse è questo che so dirti.
È un ruggito in un bisbiglio,
un giglio insanguinato.
Non son nato per il mondo,
alieno fra gli alieni.
E temo, o si che temo!,
anche nei giorni sereni
dove l'azzurro m'abbraccia,

il nulla oltre le nuvole.  

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Ciao @Stefano Verrengia, non mi convince molto, sono sincera. Il titolo ha un richiamo importante e immagino sia voluto, ma Montale ha un peso enorme, alza l'asticella delle aspettative e allo stesso tempo appartiene a un mondo ormai diverso dal nostro (con questo non voglio dire che oggi Montale non si possa leggere, tutt'altro, solo la sua parola era la sua e anche figlia della sua geografia e del suo tempo). Se non è voluto, il possibile richiamo va comunque preso in considerazione. 

Andando avanti, credo che ci siano una serie di parole che ormai suonano abusate in poesia e quindi suonino vuote. Il solo usare la parola poeta non fa poesia, anzi può rischiare di creare l'effetto opposto. Un po' come usare la parola amore, no? Va dosata al punto giusto, possibilmente in modo inatteso. Ma se a poesia accosti bruco/baco (tessere le parole, è un déjà vu, no?), teschio (Shakespeare), oceano/onde, la croce del poeta (la pena del dolore), giglio/sangue, declamazioni come O! che pure nel giusto contesto a volte stanno a loro agio, azzurro e, infine, il nulla, cosa ottieni? Forse un esercizio poetico, ma non hai aggiunto segreti, rivelazioni, fragilità o aperto scorci.

Poi, c'è questa ripetuta immagine del poeta in qualche modo superiore, che forse non condivido, perché per me deve entrare nel mondo anziché esserne alieno.

Più o meno è questo e spero il mio commento possa esserti utile, in qualche modo. 

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Ciao Elisa, lecito il tuo commento: ognuno ha i "suoi gusti". Abbiamo una visione completamente differente di tutto, a quanto pare. Non credo che si debba trovare qualcosa di nuovo nella poesia, anche perché la poesia rispecchia "l'uomo e i suoi tempi". Non esiste nulla di anacronistico nell'arte (in generale) se esprime potentemente un concetto. Anzi, provo in tutte le maniere a non lasciarmi condizionare dal "nuovo" a tutti i costi per esprimere semplicemente quel che mi viene da dentro e come viene da dentro, per poi raffinarlo successivamente. Poi, ovviamente, sono completamente in disaccordo con i vari riferimenti che hai fatto. "Teschio/Shakespeare" solamente per l'Amleto? Dai, questo no, dare la proprietà del "teschio" a Shakespeare per l'Amleto mi sembra veramente eccessivo. Montale? "Ni", in contesto e modi completamente diversi. Parole abusate? Di tutto, ormai, abbiamo abusato, è come ne abusiamo che fa la differenza. Per il restante è il tuo gusto del quale, ovviamente, sei completamente padrona. Voglio solo farti notare che il poeta non è affatto superiore, anzi, è "alieno fra gli alieni", e non è fuori dal mondo, ma fuori dagli altri. A presto. 

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