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RobinK

[TW-3] Affinità elettive

Post raccomandati

Commento @Befana Profana

 

Segue la Seconda Tappa di  @Ippolita2018 con Como si fuera esta noche la última vez (continuazione della Prima Tappa di @caipiroska con Lo chiamavano Klimt)

 

 

 

Sembravano onde.
Impalpabili, delicate e lucenti onde. Ma non lo erano.
Fili d'oro leggeri, piuttosto, lisci come seta e voluttuosi per il contatto con l'acqua, si mescolavano armoniosi a un velo cangiante semitrasparente. In eleganti ciocche i capelli si avviluppavano a un collo esile e chiaro, i cui muscoli tesi si riusciva a intravedere attraverso le preziose spire.

Libero di mostrarsi, il mento prominente e deciso puntava in alto, seguendo il necessario bisogno di mani affusolate e rivolte al cielo. Lo sguardo era celato dal movimento della chioma bagnata, lo zigomo invece, per quanto mirabilmente camuffato della sua asprezza, mostrava una cicatrice lieve, una linea sottile, un ricordo sbiadito.

Un bagliore argenteo chiamava a sé labbra anelanti, tanto che l'intero busto del soggetto ne era illuminato d'attrazione; eppure, la sensazione di claustrofobica trappola era stata immortalata così bene che l'uomo sirena ritratto nel dipinto pareva affogare all'infinito, senza mai riuscire a infrangere l'ultima barriera per abbeverarsi d'aria.

Tratti impossibili, luce abbagliante e riflessiva ombra: un abbraccio di rotondi e quadrati.

Alberto, rapito e sconvolto, guardava il quadro chiamato Autoritratto con dolorosa e tachicardica emozione. Emozione che non aveva provato nemmeno quando s'era lanciato dal piccolo aeroplano per il suo primo salto col paracadute a Capo Verde. O durante la lezione di parapendio ad Alicante. Anche il bunjee jumping a Monaco di Baviera gli aveva dato un certo moto di adrenalina. Ma mai, mai come la vista dell'opera su cui posava gli occhi adesso, in una modesta galleria di un paesino sperduto della Provenza consigliatagli da Marika.

Je vivrai en Provence! aveva detto una volta Klimt. Nascosto in un villaggio minuscolo nella mia minuscola casa, costruita di fronte al mare immenso. Sul mare. Il mio mare, ma in Provenza.

Gli era precipitata nella memoria la frase vecchia di chissà quanti anni, e ora si sentiva richiamato in quei luoghi con l'ignominiosa premeditazione del suo inconscio. Come avesse sempre saputo dove trovare Mirko, ma mai avuto il coraggio di farlo davvero.

 

Da una decina d'anni Alberto aveva iniziato a sentire che la sua vita andava indietro, anziché protendersi in avanti; una mano invisibile aveva azionato la manopola del rallentatore, posandogli sul cuore un masso pesante. Alla soglia dei quaranta si era perduto nel mare della monotonia, anche se quella profumava dell'aria frizzante dell'oceano mista alla salsedine delle spiagge bianche di Boa Vista.

La natura sapeva restituirgli solo il senno, ma il cuore... il cuore era altrove: raccontato in fitte lettere mensili poi inviate a un destinatario sordo; rinchiuso nella speranza di una risposta mai ricevuta; conservato per un'anima talmente lontana nel passato che quasi aveva acquisito un'aura di misticismo.

Era mai esistito Klimt? E il sentimento che aveva provato per lui era stato reale? Scappava dal rifiuto oppure correva per andare incontro al sollievo?

Alberto si era domandato se non avesse amato sempre e solo l'idea di quel suo compagno di banco artista, di ciò che sarebbe potuto essere accanto a lui.
Per anni, il bacio che Mirko gli aveva imposto, che gli aveva rubato e donato, era stato il centro dei suoi sogni più belli, ma anche degli incubi peggiori.

E comunque, se avesse voluto, il giovane dai boccoli dorati avrebbe risposto alle sue lettere; se avesse voluto, Klimt avrebbe almeno tentato un nuovo contatto. Invece, indifferente, mai gli aveva dato cenno anche solo di aver letto le sue missive, e lo aveva collocato in un baule polveroso buttato nella soffitta di quel suo passato impossibile da accettare.

Alberto si era perciò sposato con l'esperienza e ne aveva fatto compagna fedele per un solo motivo: provare un sentimento che lo emozionasse al punto da sentirsi nuovamente adolescente e impaurito, libero e completo, in balia dell'ignoto eppure sicuro, protetto. La medesima prova cui l'aveva sottoposto Mirko in quel caldo giorno d'estate baciandolo all'ombra di un portico isolato.

 

Venticinque anni dopo, il vento delle possibilità pareva avesse cambiato direzione solo per lui, e con imprevedibile ironia lo stava riportando di nuovo sull'unica strada tortuosa diretta verso la felicità.

«M-mi scusi» domandò tremante Alberto a un giovanotto in divisa che pattugliava i corridoi della galleria, «saprebbe per caso dirmi il nome dell'autore di questo quadro? Sul cartellino non è indicato.»

Gli sudavano le mani e le orecchie avevano preso a fischiare.

«Oh oui, Monsieur,» fece quello, agitando il faccione rubizzo e allargando gli occhi contento, «il quadro è del nostro artista locale più famoso, André Dubois!»

L'orgoglio della guardia era evidente, tanto che il sorriso d'accompagnamento all'affermazione non gli era scivolato via nemmeno di fronte al dolore appena generatosi negli occhi di Alberto, il quale senza proferir parola si era diretto verso la seduta più vicina e vi si era abbandonato distrutto.

Quale orribile coincidenza, che scherzo di cattivo gusto! Il destino si era accanito o lui stesso aveva avuto un'allucinazione. Il volto ritratto in quel quadro apparteneva a Mirko Niccolai. La sua unica più grande passione. I capelli mossi, il naso dritto e lo zigomo sporgente, la bocca piena e morbida... il senso di frustrazione e asfissia a causa di questo mondo così crudele. Così crudele! Perfino la cicatrice, la sirena e tutto il resto. Come poteva essere una coincidenza?

«Oh, eccolo, Monsieur!» urlò applaudendo la guardia. «L'artiste est arrivé!»

 

*

 

Mirko aveva osservato Alberto per tutto il tempo.

 

Marika si era rivelata alla fine una buona amica, aggiornandolo negli anni sulle peripezie di quel giovane tanto spregiudicato da fuggire via da tutto per rintanarsi in un'oasi di paradiso in terra. Alberto era stato caro a entrambi e per questo entrambi ne avevano condiviso notizie e informazioni.

Dopo il divorzio dalla moglie, Mirko aveva scelto di lasciare l'Italia, per inseguire l'unico sogno per cui valesse la pena esistere: cercare Alberto e condividere il tempo che gli restava assieme a lui.

E l'aveva trovato, alla fine.
Alberto era felice, soddisfatto, completo, baciato dal sole, dorato di luce e ricco di quella gioia che lui, Mirko, sapeva non avrebbe mai potuto dargli. Perché era vero: a Sal Rei conoscevano tutti il giovane accompagnatore dagli occhi d'ambra. Dai racconti ascoltati Mirko aveva raccolto conferme su quanto piena fosse la sua vita, la vita di un uomo libero. Non sarebbe stato lui a ingabbiarlo di nuovo.
Come si può ingabbiare il vento? Mai nemmeno avrebbe tentato.

 

Gli aveva voltato le spalle, allora, e si era ricostruito il mondo attorno. Aveva ripreso in mano tempere a olio e carboncini, scelto un nome d'arte e reso famosa una macchia di terra della Provenza di appena un migliaio di abitanti solo per averla ritratta da ogni angolazione nei suoi dipinti; opere che nel corso degli anni sarebbero state pagate care come fossero intinte nell'oro.

Mirko si era riappacificato con il senso della vita, accontentandosi di veder crescere suo figlio da lontano, di godere di fugaci notti d'amore con partner mai davvero appassionanti, di sopravvivere al giorno prima di chinare il capo alla notte.

Vedere Alberto, invece, era stato come morire e rinascere, come respirare profumi pungenti e sentirsi di colpo affamati di esistenza, come vedersi attraversare la pelle da una scossa perpetua e gradita, fonte di perduta giovinezza.

 

«Puoi toccarli» Mirko ripeté un'eco lontana avvicinandosi ad Alberto, che lo stava guardando come fosse frutto di un pensiero immaginato. «I miei capelli. Puoi toccarli se vuoi...» continuò, prendendogli la mano callosa e abbronzata, portandosela prima al viso e poi sulla testa rasata.

Alberto ingoiò aria, e poi rise, permettendo a una lacrima di precipitarsi nel vuoto.

«Lo puoi fare» insisté Mirko, «e puoi sussurrare che mi ami.»

«Ti amo» respirò a stento Alberto.

«Lo so» sorrise l'artista.

Era lui. L'unica anima cui davvero era sempre stato affine.

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Volevo segnalarti che hai dimenticato il tag del contest, ma te ne sei già accorta da te :)

1 ora fa, RobinK ha scritto:

i cui muscoli tesi si riusciva a intravedere

quel "si riusciva" che sposta il soggetto verso l'impersonale non mi piace molto, tanto più che arriva dopo il si di tesi. modificherei la struttura, tipo:

"a un collo esile e chiaro, di cui attraverso le preziose spire s'intravedevano i muscoli tesi." o "di cui le preziose spire lasciavano intravedere i muscoli tesi".

È una pignoleria scema, e probabilmente soggettiva, ma direi che quel "tesi si riusciva" è l'unico punto in cui la lettura non mi è parsa del tutto scorrevole.

 

Confermo la tua impressione: abbiamo avuto un'idea affine (per restare in tema con il contest). Non solo abbiamo entrambe deciso di dare un lieto fine a questi due, ma abbiamo strutturato i racconti intorno a un dipinto, e un dipinto di "sirena"; e in entrambi i racconti c'è una compagna (in un caso moglie, nell'altro ex moglie diventata amica) che contribuisce in maniera importante alla conquista del lieto fine.

La differenza tra i due finali è che sono incurabile: anche in vena "romantica" sono affetta dal mio essere "terra terra" e non riesco a non pensare che non si può restare innamorati 30 anni di qualcuno che si è appena conosciuto, sfiorato, da adolescenti. Insomma, il tuo racconto è molto più romantico e happy end del mio, non ci sono dubbi.

Mi è piaciuto molto anche il lirismo del testo, e quel ritrovarsi con il lasciarsi andare ad accarezzare infine quei capelli anche se non ci sono più. Molto tenero.

 

Ho trovato un solo difetto, un dettaglio che pecca decisamente di realismo, devo dirtelo:

1 ora fa, RobinK ha scritto:

reso famosa una macchia di terra della Provenza di appena un migliaio di abitanti solo per averla ritratta da ogni angolazione nei suoi dipinti

mi dispiace per Mirko, ma non esiste più un solo angolino sperduto di Provenza che non sia già stato immortalato e reso mondialmente celebre da questo o quel pittore, scultore, fotografo. E se esistesse, ci avrebbero comunque pensato i cinesi con i loro feuilleton televisivi a compensare, attirando folle di turisti asiatici. Garantito, da una che da queste parti, tra uno spostamento e l'altro, ci vive da 18 anni :lol:

A parte le boutade, mi è piaciuto molto il tuo racconto dei due amanti infine riuniti.

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Intanto, grazie per la segnalazione sul tecnicismo formale!

 

1 ora fa, Befana Profana ha scritto:

non riesco a non pensare che non si può restare innamorati 30 anni di qualcuno che si è appena conosciuto, sfiorato, da adolescenti

 

In verità mi sono parecchio affidata alla teatralità tipica degli anni tanto travagliati che fanno degli adolescenti dei veri e propri istrioni, mantenendone vive le sfumature anche nell'Alberto e nel Mirko adulti. Mi sono concessa un po' troppo rosa perfino per i miei gusti, ma se quello doveva (con cognizione) essere il colore fin dal principio, che lo si rispettasse con tutti i crismi... e in effetti chissà, se i più famosi adolescenti e amanti di Verona fossero sopravvissuti al loro melodramma, probabilmente non avrebbero resistito fino ai quarant'anni. XD

Mi piace pensare che in questo caso l'onestà della realtà possa prendersi una pausa, in favore del lieto fine da cliché.

 

1 ora fa, Befana Profana ha scritto:

Mi è piaciuto molto anche il lirismo del testo, e quel ritrovarsi con il lasciarsi andare ad accarezzare infine quei capelli anche se non ci sono più. Molto tenero.

 

Qui ho preso pari pari le tre battute dialogiche della prima tappa di @caipiroska e le ho riportate nelle parole e nei gesti. La differenza sostanziale sta nel fatto che in quel caso, a seguito del fatto, Mirko aveva ricevuto un pugno in pieno viso, ora un più delicato (e super-rosa) "ti amo".

C'è anche un'altra frase presa in prestito dalla penna dell'autrice, e riguarda la strada tortuosa che porta alla felicità.

 

1 ora fa, Befana Profana ha scritto:

Ho trovato un solo difetto, un dettaglio che pecca decisamente di realismo, devo dirtelo:

 

Ma certo che non esistono posti simili! Meno male che però noi siamo autori di testi inventati e possiamo concederci pressoché tutto! ;)

 

1 ora fa, Befana Profana ha scritto:

A parte le boutade, mi è piaciuto molto il tuo racconto dei due amanti infine riuniti.

 

Grazie infinite, non mi aspettavo un commento positivo, quindi prendo e conservo caro.

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Ciao, @RobinK, e ben ritrovata a quest’ultima tappa del contest. Nel complesso il tuo racconto mi è piaciuto, scorre in maniera semplice e lineare, senza intoppi. Bella l’atmosfera che fa da sfondo a un amore che vince il tempo e sfida le convenzioni.
Alberto e Mirko hanno entrambi vissuto, hanno cercato la felicità altrove ma alla fine la trovano l’uno nell’altro. Il lieto fine giunge puntuale a suggellare una storia iniziata con un bacio rubato fra i banchi di scuola che li ha segnati per sempre.

Bello l’incipit:

21 ore fa, RobinK ha scritto:

Sembravano onde.

In tutto il brano, ma soprattutto nella descrizione iniziale, c’è a mio parere un eccesso di aggettivazione, quasi ogni sostantivo è accompagnato da uno o più aggettivi, spesso poi l’aggettivo è anteposto al nome:

22 ore fa, RobinK ha scritto:

Impalpabili, delicate e lucenti onde. Ma non lo erano.
Fili d'oro leggeri, piuttosto, lisci come seta e voluttuosi per il contatto con l'acqua, si mescolavano armoniosi a un velo cangiante semitrasparente. In eleganti ciocche i capelli si avviluppavano a un collo esile e chiaro, i cui muscoli tesi si riusciva a intravedere attraverso le preziose spire.

Libero di mostrarsi, il mento prominente e deciso puntava in alto, seguendo il necessario bisogno di mani affusolate e rivolte al cielo. Lo sguardo era celato dal movimento della chioma bagnata, lo zigomo invece, per quanto mirabilmente camuffato della sua asprezza, mostrava una cicatrice lieve, una linea sottile, un ricordo sbiadito.

La descrizione mi piace, ma, secondo me, andrebbe alleggerita con un uso più equilibrato dell’aggettivazione.
Inoltre tendi a utilizzare le triplette:

22 ore fa, RobinK ha scritto:

Tratti impossibili, luce abbagliante e riflessiva ombra: 

22 ore fa, RobinK ha scritto:

Impalpabili, delicate e lucenti onde.

22 ore fa, RobinK ha scritto:

mostrava una cicatrice lieve, una linea sottile, un ricordo sbiadito.

22 ore fa, RobinK ha scritto:

La natura sapeva restituirgli solo il senno, ma il cuore... il cuore era altrove: raccontato in fitte lettere mensili poi inviate a un destinatario sordo; rinchiuso nella speranza di una risposta mai ricevuta; conservato per un'anima talmente lontana nel passato che quasi aveva acquisito un'aura di misticismo.

 

22 ore fa, RobinK ha scritto:

Alberto, rapito e sconvolto, guardava il quadro chiamato Autoritratto con dolorosa e tachicardica emozione.


Qui scriverei più semplicemente: guardava l’Autoritratto.

 

22 ore fa, RobinK ha scritto:

seguendo il necessario bisogno

Eviterei necessario bisogno, lascerei soltanto bisogno.

 

22 ore fa, RobinK ha scritto:

L'orgoglio della guardia era evidente, tanto che il sorriso d'accompagnamento all'affermazione non gli era scivolato via

Eliminerei d’accompagnamento all’affermazione e lascerei solo il sorriso.

 

22 ore fa, RobinK ha scritto:

il senso di frustrazione e asfissia a causa di questo mondo così crudele. Così crudele!

Qui troppo melodramma...

 

22 ore fa, RobinK ha scritto:

Alberto si era perciò sposato con l'esperienza e ne aveva fatto compagna fedele per un solo motivo: provare un sentimento che lo emozionasse al punto da sentirsi nuovamente adolescente e impaurito, libero e completo, in balia dell'ignoto eppure sicuro, protetto.

Qui non mi è ben chiaro quello che vuoi dire, trovo tutto il discorso un po’ contraddittorio. La metafora del matrimonio rimanda al concetto di abitudine, mentre poi parli di ricerca dell’ignoto, di libertà. Mi sfugge qualcosa.

Molto bello il finale, mi è piaciuto l’uso che hai fatto della parola obbligatoria. Ho apprezzato anche il lirismo di cui è intriso il brano: attenzione, però, a non calcare troppo la mano altrimenti rischi di eccedere. 
Grazie della lettura, @RobinK, alla prossima e buon finale di contest!(y)

 

 

 

 

 

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Ciao @Mafra, grazie per la lettura e gli appunti! :)

 

5 minuti fa, Mafra ha scritto:

Qui non mi è ben chiaro quello che vuoi dire, trovo tutto il discorso un po’ contraddittorio. La metafora del matrimonio rimanda al concetto di abitudine, mentre poi parli di ricerca dell’ignoto, di libertà. Mi sfugge qualcosa.

 

Mi fermo qui solo a spiegare che con "sposare l'esperienza" non intendevo certo riferirmi a un matrimonio vero e proprio (fatto addirittura di abitudine, come se insita nel termine ci fosse solo questa accezione! :no:)... si tratta naturalmente di una metafora, a indicazione del fatto che Alberto sceglie di non legarsi a nessuno, o comunque pare resti libero da vincoli con altre persone, per dedicarsi quanto più possibile a se stesso, alla sua vita e alle esperienze che negli anni ha accumulato.

 

Il resto dipende un po' dal mio stile di scrittura. Anche i "trittici", ora che mi ci fai pensare. :umh:

A ogni modo grazie per il commento! :)

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Il 17/8/2020 alle 18:28, RobinK ha scritto:

Sembravano onde.
Impalpabili, delicate e lucenti onde. Ma non lo erano.
Fili d'oro leggeri, piuttosto, lisci come seta e voluttuosi per il contatto con l'acqua, si mescolavano armoniosi a un velo cangiante semitrasparente. In eleganti ciocche i capelli si avviluppavano a un collo esile e chiaro, i cui muscoli tesi si riusciva a intravedere attraverso le preziose spire.

Libero di mostrarsi, il mento prominente e deciso puntava in alto, seguendo il necessario bisogno di mani affusolate e rivolte al cielo. Lo sguardo era celato dal movimento della chioma bagnata, lo zigomo invece, per quanto mirabilmente camuffato della sua asprezza, mostrava una cicatrice lieve, una linea sottile, un ricordo sbiadito.

Un bagliore argenteo chiamava a sé labbra anelanti, tanto che l'intero busto del soggetto ne era illuminato d'attrazione; eppure, la sensazione di claustrofobica trappola era stata immortalata così bene che l'uomo sirena ritratto nel dipinto pareva affogare all'infinito, senza mai riuscire a infrangere l'ultima barriera per abbeverarsi d'aria.

Tratti impossibili, luce abbagliante e riflessiva ombra: un abbraccio di rotondi e quadrati.

 

Notevoli queste impressioni trasmesse dal dipinto alla "carta" con vivide pennellate. Brava!

 

Il 17/8/2020 alle 18:28, RobinK ha scritto:

Alberto si era perciò sposato con l'esperienza e ne aveva fatto compagna fedele per un solo motivo: provare un sentimento che lo emozionasse al punto da sentirsi nuovamente adolescente e impaurito, libero e completo, in balia dell'ignoto eppure sicuro, protetto.

 

Questo concetto, che credo di avere compreso, lo rovescerei così, per renderlo più chiaro:

 

Alberto si era perciò sposato con l'esperienza e ne aveva fatto compagna fedele per un solo motivo: essere al sicuro, protetto, mentre poteva restare in balia dell'ignoto in ogni momento, per riprovare quelle emozioni  che lo avevano travolto.

 

Il 17/8/2020 alle 18:28, RobinK ha scritto:

si era perduto nel mare della monotonia, anche se quella profumava dell'aria frizzante dell'oceano mista alla salsedine delle spiagge bianche di Boa Vista.

Un bel sopravvivere, già...

 

Il 17/8/2020 alle 18:28, RobinK ha scritto:

«Puoi toccarli» Mirko ripeté un'eco lontana avvicinandosi ad Alberto, che lo stava guardando come fosse frutto di un pensiero immaginato. «I miei capelli. Puoi toccarli se vuoi...» continuò, prendendogli la mano callosa e abbronzata, portandosela prima al viso e poi sulla testa rasata.

Alberto ingoiò aria, e poi rise, permettendo a una lacrima di precipitarsi nel vuoto.

«Lo puoi fare» insisté Mirko, «e puoi sussurrare che mi ami.»

«Ti amo» respirò a stento Alberto.

«Lo so» sorrise l'artista.

Era lui. L'unica anima cui davvero era sempre stato affine.

 

Bello il ricollegarti alla carezza sui capelli del brano precedente. Un bell'epilogo, anche se tardivo per le due anime affini.

Brava, @RobinK :)

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Buongiorno, @RobinK.

 

Ho letto in fretta il suo racconto e, per una volta, non sono stato attento a refusi, errori et similia; ho solo cercato di raccogliere delle sensazioni. 

 

Non mi è passato il quadro, nè il suo significato per Alberto e/o Mirko, non mi è passato il loro vissuto: mi è rimasta in mente solo una sala bianca, con un divanetto dello stesso colore e due uomini dai colori indistinti seduti vicini. Insomma, ho avuto la sensazione di "assistere" alla dimostrazione di un amore asettico.

 

Sicuramente è colpa mia che sono più sensibile alle descrizioni delle scene e delle ambientazioni, più che agli aspetti introspettivi e emozionali dei personaggi... quindi credo sia da considerarsi una buona prova, con un'ottima trovata su come chiudere il finale rispettando l'unica boa prevista.

 

Alla prossima!

 

 

 

 

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@H3c70r grazie per la lettura. Senza alcuna ombra di dubbio il demerito è stato il mio se non sono stata in grado di comunicare sensazioni degne di nota, perciò ti ringrazio per avermelo segnalato.

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Ciao, @RobinK, non mi soffermo molto ma perché nei commenti precedenti ti è stato detto più di quanto potrei dirti io dal punto di vista tecnico.

Mi piace come hai descritto per immagini il "vuoto" iniziale, ovvero la mancanza di qualcosa nella vita di Alberto, soprattutto questo passaggio

Il 17/8/2020 alle 18:28, RobinK ha scritto:

Da una decina d'anni Alberto aveva iniziato a sentire che la sua vita andava indietro, anziché protendersi in avanti

una sensazione molto diretta e intensa per il lettore. Ma forse dico così perché in questo momento sono molto nostalgico ed è una sensazione che ogni tanto assaporo nel mio essere negativo.

Un racconto scritto molto bene dove, se devo trovare un difetto - un piccolo difetto -, posso dirti che la lunga descrizione iniziale del quadro non è facilmente collegabile al resto, almeno fino a quando non si arriva verso metà lettura. Si tratta di un passaggio ampio che per un po' resta in una dimensione a parte.

Un saluto e un buon proseguimento di contest! :ciaociao:

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Che bel lieto fine per Klimt e Alberto! Mi fa piacere perché facevo segretamente (neanche tanto) il tifo per loro. La trama mi è molto piaciuta, soprattutto la trovata del quadro, dove l'autoritratto riassume un po' tutti i tratti salienti del Klimt del primo racconto, che Alberto riconosce subito. Lo stile è scorrevole e non ho notato grandi cose da segnalarti, tranne un accumulo lirico qui e là (specie all'inizio), ma capisco l'intento di collegare lo stile al tema pittorico (ho provato a farlo anch'io nel racconto precedente, ma con dubbi risultati:rolleyes:). L'unica piccola nota è sulla coerenza, che non riguarda il tuo racconto ma il suo collegamento con le tappe precedenti: nel racconto originale Mirko era sposato, invece qui sembra che abbia lasciato la moglie già da anni (tanto che nel paese lo conoscono bene), quindi sono passati come minimo più di trent'anni.

Vabbé, che altro dirti? In bocca al lupo con il contest e a rileggerti

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21 ore fa, bwv582 ha scritto:

Mi piace come hai descritto per immagini il "vuoto" iniziale, ovvero la mancanza di qualcosa nella vita di Alberto, soprattutto questo passaggio

una sensazione molto diretta e intensa per il lettore. Ma forse dico così perché in questo momento sono molto nostalgico ed è una sensazione che ogni tanto assaporo nel mio essere negativo.

 

Grazie per il complimento... e spero che la nostalgia sia della tipologia affascinante e un po' retro, quella che ci obbliga a commuoverci sensibili per ciò che di bello c'è stato, e non vischiosa e cupa che ci intristisce a ogni passo. In ogni caso mi auguro passi, se è questo ciò che desideri. :love:

 

21 ore fa, bwv582 ha scritto:

Un racconto scritto molto bene dove, se devo trovare un difetto - un piccolo difetto -, posso dirti che la lunga descrizione iniziale del quadro non è facilmente collegabile al resto, almeno fino a quando non si arriva verso metà lettura. Si tratta di un passaggio ampio che per un po' resta in una dimensione a parte.

 

Ma sì... sai che un po' lo volevo, questo effetto? Volevo che si distaccasse un po' da tutto e che il lettore ci si soffermasse immediatamente, prima di capitombolare nel qui e ora dei fatti.

E comunque ti lascio l'ispirazione da cui è nata quella descrizione:

 

Spoiler

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18 ore fa, Silverwillow ha scritto:

Che bel lieto fine per Klimt e Alberto! Mi fa piacere perché facevo segretamente (neanche tanto) il tifo per loro.

 

Anche io. Fin dal principio...

 

18 ore fa, Silverwillow ha scritto:

La trama mi è molto piaciuta, soprattutto la trovata del quadro, dove l'autoritratto riassume un po' tutti i tratti salienti del Klimt del primo racconto, che Alberto riconosce subito. Lo stile è scorrevole e non ho notato grandi cose da segnalarti, tranne un accumulo lirico qui e là (specie all'inizio), ma capisco l'intento di collegare lo stile al tema pittorico (ho provato a farlo anch'io nel racconto precedente, ma con dubbi risultati:rolleyes:).

 

:rosa:

 

18 ore fa, Silverwillow ha scritto:

L'unica piccola nota è sulla coerenza, che non riguarda il tuo racconto ma il suo collegamento con le tappe precedenti: nel racconto originale Mirko era sposato, invece qui sembra che abbia lasciato la moglie già da anni (tanto che nel paese lo conoscono bene), quindi sono passati come minimo più di trent'anni.

 

Sì, sì... esatto. Ho contato circa venticinque anni, in effetti, come se loro ne avessero ora 40 più o meno. Alberto è rimasto fino ai 30/35 ancorato a Boa Vista e poi ha iniziato a girare per il mondo. Mirko s'è sposato in un tempo indefinito nel corso di questi venticinque anni e quindi ha fatto in tempo anche a lasciarsi la moglie alle spalle, e in una decina d'anni rendersi volto conosciuto di un paesotto sperduto in Francia. Non c'era una data specifica nelle tappe antecedenti, così sono andata un po' a braccio!

 

A ogni modo grazie per la lettura e per avere apprezzato! <3

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Ecco, lo ammetto, anch'io tifavo per loro due, anch'io speravo che si ritrovassero e si amassero.

Hai soddisfatto tutte le mie aspettative, compresa la coincidenza della mostra, la momentanea delusione del "non é lui" e il ritrovarsi  come se non fosse passata nemmeno una settimana, tutti e due che si ricordano ció che é stato detto come se fosse il copione della loro vita.

La mia anima romantica esulta!

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Il 17/8/2020 alle 18:28, RobinK ha scritto:

embravano onde.
Impalpabili, delicate e lucenti onde. Ma non lo erano.
Fili d'oro leggeri, piuttosto, lisci come seta e voluttuosi per il contatto con l'acqua, si mescolavano armoniosi a un velo cangiante semitrasparente. In eleganti ciocche i capelli si avviluppavano a un collo esile e chiaro, i cui muscoli tesi si riusciva a intravedere attraverso le preziose spire.

Libero di mostrarsi, il mento prominente e deciso puntava in alto, seguendo il necessario bisogno di mani affusolate e rivolte al cielo. Lo sguardo era celato dal movimento della chioma bagnata, lo zigomo invece, per quanto mirabilmente camuffato della sua asprezza, mostrava una cicatrice lieve, una linea sottile, un ricordo sbiadito.

Un bagliore argenteo chiamava a sé labbra anelanti, tanto che l'intero busto del soggetto ne era illuminato d'attrazione; eppure, la sensazione di claustrofobica trappola era stata immortalata così bene che l'uomo sirena ritratto nel dipinto pareva affogare all'infinito, senza mai riuscire a infrangere l'ultima barriera per abbeverarsi d'aria.

Tratti impossibili, luce abbagliante e riflessiva ombra: un abbraccio di rotondi e quadrati.

Bellissima la decrizione del quadro @RobinK

Il 17/8/2020 alle 18:28, RobinK ha scritto:

Gli era precipitata nella memoria la frase vecchia di chissà quanti anni, e ora si sentiva richiamato in quei luoghi con l'ignominiosa premeditazione del suo inconscio. Come avesse sempre saputo dove trovare Mirko, ma mai avuto il coraggio di farlo davvero.

Di cercarlo davvero.

Il 17/8/2020 alle 18:28, RobinK ha scritto:

Era lui. L'unica anima cui davvero era sempre stato affine.

Bello e molto romantico, cosa che io sono e sono stata per bravi lampi nella mia vita.

Spoiler

Il titolo: molto  adeguato al tuo testo, mi ha riportato indietro a una ventina di anni fa. Fu una lettura abbastanza pesante il romanzo di Goethe, omonimo del tuo racconto, Ho dimenticato la storia completamente, per rinfrescarmi la memoria ho ripreso in mano il libro: una bellissima copia con copertina rigida custodita nel suo astuccio originale, che in questi anni ha conservato anche il suo odore buono di carta d'altri tempi.

Complimenti :flower:

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Grazie, @Alba360! :rosa:

La verità è che il rosa non è mai stato il mio genere (come tutti generi trattati in questo contest, ad esser sincera), perciò per me è stata una bella scoperta cimentarmi.

Sono davvero felice di legger che è stato di tuo gusto.

 

Spoiler

...e grazie per aver condiviso con me un pezzettino della tua vita. Tienimi aggiornata, se ti va, sulle impressioni che emergeranno dalla lettura. :rolleyes:

 

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@RobinK, mi sarebbe piaciuto di più se l'accumulo lirico e sentimental-affettivo fosse stato bilanciato da un finale inaspettato e crudele.

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