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mina99

[TW-3] Le quattro vedove dell'apocalisse

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Commento

Seguito di Vedova nera

 

Latrodectus mactans

La scritta rossa e azzurra campeggiava sull’asfalto del parcheggio. Dopo la “s”, una striscia di sangue che finiva in una pozza, dove doveva trovarsi il corpo di lei prima che le forze dell’ordine lo portassero via.

Il dottor Pafundo, caro amico di uno dei poliziotti giunti sulla scena, era accorso sulla scena del crimine. Era un erpetologo, perciò non esperto in ragni, ma non ci voleva un genio per capire che quelli che zampettavano in giro non erano Latrodectus mactans, e questo dettaglio lo mise più a disagio della situazione grottesca in cui si trovava.

«Latrodectus tredecimguttatus», esordì. Si abbassò per terra e si servì di un bastoncino per spingere uno dei ragni all’interno di un vasetto.

«Eh?»

Il dottor Pafundo sollevò il vasetto. Il ragno aveva scalato le pareti di vetro e cercava ora di salire sul coperchio. «Malmignatta, vedova nera mediterranea. La si riconosce per la presenza di tutte queste macchie rosse, che mancano nella cugina nordamericana.»

«Quindi non è pericoloso?»

«Lo è, come più o meno tutte le specie del genere Latrodectus. Ma nessun ragno può aver causato...»

Indicò con un gesto del braccio il parcheggio e sospirò. In lontananza, una donna vestita da sposa era scossa dalle lacrime, mentre alcuni agenti la consolavano. L’auto della testimone era ancora al centro del parcheggio deserto, le portiere spalancate come orbite vuote di un teschio, la carrozzeria macchiata di quello strano sangue. Quello che rimaneva dei corpi dello sposo e della testimone era stato portato via in due sacchi neri.

«Dobbiamo portare questi ragni in laboratorio, conosco un parassitologo che potrebbe venire a capo della cosa». Commentò il dottor Pafundo, concentrando lo sguardo sull’animaletto. Cercò di ignorare la tragedia in cui era immerso, le urla della sposa, la paura che gli correva nelle vene.

«Devo mostrarti qualcosa», disse l’agente sottovoce. Gli fece cenno di seguirlo verso una volante. «Non devi farne parola con nessuno, va bene? È che... Non lo so, sento che potrei impazzire. Ho bisogno di un parere razionale.»

Un altro agente all’interno della vettura stava catalogando i vari oggetti. L’uomo che stava discutendo col dottor Pafundo prese da essi un cellulare e si mise in disparte. «Quello che stai per vedere è un filmato fatto col telefono dello sposo. Era scappato dal suo stesso matrimonio con la testimone, si erano appartati in questo parcheggio e...»

Sbloccò il cellulare ed entrò nella galleria. Le anteprime mostravano una serie di foto dello sposo e la testimone che facevano sesso sul cofano dell’auto. Come ultimo file, un video, su cui il dito guantato dell’agente pigiò.

Nei primi istanti le riprese sembravano un normale porno amatoriale, ma ben presto il dottor Pafundo si accorse che qualcosa non andava. L’orrore crebbe a dismisura mentre i suoi occhi osservavano quello che normalmente avrebbe considerato un artifizio, non fosse per la situazione surreale in cui ora si trovava.

Dovette infine distogliere lo sguardo per non star male. Quelle forme non potevano essere umane. Quelle aberranti mutazioni, quelle innominabili zampe che squarciavano la carne... Cosa stava succedendo? Cos’era quella cosa? Come poteva il corpo umano trasformarsi a tal modo?

 

L’imputato Mirko Niccolai si dibatteva come un forsennato sulla sedia a cui era ammanettato. Si guardava attorno, gli occhi famelici, la bava che colava dalla bocca.

«Vi prego, credetemi, non volevo ucciderlo, non volevo... Il problema è che gli occhi di quel bambino erano troppo luminosi, capite? Troppo, troppo luminosi! Io, io...» Scoppiò a piangere, le labbra che tremavano, mentre la schiena si inarcava innaturalmente. «Vi prego, aiutatemi, non voglio farvi del male... Mi sento come intrappolato in una ragnatela, come un burattino, come, come...» La sua bocca si spalancò fino a disarticolarsi. Le due emimandibole si ruppero in cheliceri disgustosi, mentre la carne si lacerava e zampe enormi, nere e pelose emergevano.

Mirko fissò con occhi appannati dalle lacrime la giuria in preda al delirio. «Aiuto...» Mormorò. Poi si scagliò sulla folla e iniziò il banchetto.

Non durò molto. Solo pochi minuti e si accasciò al suolo, esanime, con ferite apertesi naturalmente. Sgorgava un sangue rosso e blu. Con le ultime forze che gli restavano, immerse l’indice in una ferita aperta e lasciò una scritta per terra. Poi versò le ultime lacrime e spirò.

 

snatcam sutcedortaL

Lo specchio del bagno rifletteva la scritta sulla porta.

«Si tratta di una malattia mai vista», spiegava il dottor Pafundo alla giornalista, mentre gli schermi mostravano il corpo di una donna riversa in bagno, morta a metà mutazione. Aveva ingerito una quantità spropositata di ragni. Attorno a lei, chiazze di sangue azzurro e rosso, che era asciugato in una strana ruggine che descriveva una ragnatela.

«Un prione, forse. I medici stanno ancora indagando. Sicuramente i ragni sono vittime quanto noi: non si tratta di una latrotossina mutata, è qualcosa di diverso. Anche i ragni hanno un comportamento insolito. Non sono mai stati registrati così tanti individui del genere Latrodectus, e non si sono mai dimostrati aggressivi verso gli umani senza un motivo. È come se fossero attratti da noi, e questo comportamento ricorda molto quello di un ospite di un parassita che è guidato verso l’ospite successivo contro la sua volontà.»

«Quindi i ragni sono il vettore di diffusione?»

«Non lo sappiamo ancora, potrebbero. Ma non c’è motivo di scatenare una furia assassina, gli esperti stanno già lavorando sulle misure di contenimento. Se i cittadini si mettessero a uccidere indiscriminatamente, il rischio sarebbe quello di uccidere ragni autoctoni e liberare una nicchia ecologica favorevole all’espansione dei Latrodectus parassitati. Certo, non dico di non uccidere una vedova nera se la si riconosce, ma...»

Il dottore fece una breve pausa e si sistemò gli occhiali. «Abbiamo motivo di credere che la situazione non sia disperata come sembra. Nel sangue delle vittime si riconosce chiaramente una parte azzurro chiaro: quella è la parte con emocianina, un pigmento respiratorio che contiene rame, invece del ferro dell’emoglobina. È per questo che quando si ossida appare di colore azzurro. Ma si vede ancora chiaramente la parte color ruggine, giusto? L’emocianina non ha ancora sostituito tutta l’emoglobina. Questo significa, secondo la mia opinione, che possiamo ancora fermare il fattore virale prima che possa evolvere in qualcosa di più pericoloso. C’è ancora speranza, e aggrappandoci a essa sono sicuro che usciremo da questo incubo. La nostra speranza è quel color ruggine.»

 

«Concerto si trasforma in tragedia: la cantante Alice X, alla sua prima esibizione dopo l’incidente, viene colpita da un attacco di morbo della vedova e assale il pubblico. Ancora incerto il numero di vittime, nell’ordine delle centinaia. Nel mondo le vittime superano il mezzo milione, mentre la ricerca per il vaccino prosegue senza risultati. I test confermano che sempre più specie del tristemente famoso genere Latrodectus sono vettori del morbo: L. hesperus in Nordamerica, L. elegans in Asia, L. hasselti in Oceania e altre ancora. Ci aspettano mesi duri, secondo gli esperti, e ogni cittadino è invitato a fare la sua parte per contenere il contagio. Anche il mondo dello sport è in ginocchio, con i mondiali di calcio che...»

 

La pandemia si lasciò alle spalle un mondo sconfitto, silenzioso e immobile. I pochi sopravvissuti si erano rintanati nelle loro case, mentre fuori i cadaveri scoppiavano come enormi pustole schizzando ovunque quel sangue ferroso che ricopriva ogni cosa.

Il sangue seccò, ma le persone non seppero andare avanti. Il sangue arrugginì, e gli avanzi dell’umanità lo guardarono dalle loro finestre, terrorizzati, chiedendosi quando sarebbe arrivato il loro turno. La ruggine ricoprì ogni cosa, e la pioggia battendo sul metallo non sollevava il piacevole profumo che lasciava sulla terra asciutta, ma un nauseante odore di ruggine senza fine.

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Ciao @mina99.

Sono perplessa.

Un esperimento che di primo acchito appare originale, ma che di fatto invece mi ha lasciato con un prepotente senso di non risolto, misto a una disturbante emozione di già letto e già visto che non riesco davvero a scrollarmi di dosso.
Sarò di certo una voce fuori dal coro, perché l'idea di utilizzare personaggi e costrutti appartenenti a più tappe (e a parte @Rhomer del quale hai preso in prestito ruggine e vedova nera, devi aver citato @caipiroska per Mirko Niccolai e Alice X, e @Almissima per sposo e testimone fedifraghi) sarebbe parsa interessante, certo unita anche alla pandemia di cui tutti siamo stati vittime negli ultimi mesi; in realtà però m'è parso solo un patchwork costituito da dati pregressi che i lettori hanno potuto raccogliere dai vari brani precedenti egregiamente precostituiti.

Un po' come "Orgoglio e Pregiudizio e Zombie", non so se riesco a spiegare la sensazione.

 

Protagonista indiscussa sembrerebbe essere la pandemia – dato che i tuoi personaggi non hanno avuto significativamente definizione (sono un dottore e un poliziotto utili più ai fini narrativi che per presenza) – a contorno della quale sono stati spruzzati qua e là dettagli ormai aracnomorfizzati di personaggi già esistenti. Pandemia che arriva e lascia un sotteso senso di impotenza, sensazione che non è stata francamente affrontata come avrebbe meritato.

Quindi mi sono sentita catapultata in una accozzaglia di immagini tenute insieme da fili invisibili: una sorta di gigante ragnatela che mostra solo ciò che ha catturato.

 

Spero che la mia opinione non ti sia grave, anche perché in quanto soggettiva vale sul serio nulla.

Nulla da dire sulla forma, e sul fatto che probabilmente, più di ogni altra successiva tappa, questa dovrebbe aver rispecchiato appieno il senso del contest, anche se avrebbe meritato almeno il triplo dei caratteri per dar spazio e merito a ogni attore intervenuto.

Non mi resta che lasciarti il mio in bocca al lupo per questa conclusione. :)

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Premettendo che amo leggere horror, ho apprezzato questo prequel che coinvolge molti personaggi del Contest.

L‘unica pecca a mio avviso è che con il limite dei numeri dei caratteri hai avuto solo la possibilità di raschiare la superficie, perché a mio avviso qui dentro c’è tutto un mondo e la sua fine.

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Ciao @mina99, non so quanto sarò lucido nel lasciarti un commento perché devo ancora riprendermi dal :aka: che ho provato in ogni lettura. Sono felice di averlo letto a quest'ora invece di, che so, alle 23...

Sono serio, l'impressione che ho di questo racconto è duplice. Da una parte sei stato molto creativo nel creare un unico racconto che investisse un po' tutti gli altri racconti in gara e questo per me è molto bello, mi piacciono giochi di parole, collage, e cose di questo tipo. Dall'altra però il racconto è troppo breve, hai creato un "trailer" di un film ed è un peccato perché hai descritto un intero mondo devastato e in preda all'angoscia che qui trova solo un piccolo trafiletto superficiale. :ciaociao:

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Un gradevole racconto horror, leggibile e scorrevole, col giusto tocco di mistero e suspence. Mi è piaciuto come hai messo dentro riferimenti a vari racconti della tappa precedente. Una bella prova

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Buongiorno, @mina99.

 

Ho poco tempo a disposizione e quindi mi limito a dire che il racconto, benché gradevole e ben scritto, non mi ha convinto del tutto. 

D'altronde - specie quando si omaggiano altri autori inserendo dei "camei" e si hanno pochissimi caratteri a disposizione - la sensazione di leggere un incipit gonfiato, e non un racconto vero e proprio, è davvero molto forte.

 

Insomma: tanti spunti, diversi personaggi e una trama che non si è potuta svolgere in maniera adeguata.

 

Maybe next time! ;)

 

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@mina99, secondo me, al contrario di quanto detto da altri, questo racconto si può leggere in modo autonomo: sta i piedi da solo, eccome.

Così l'ho letto e mi è piaciuto molto, pur trattandosi di storia già sentita. Ma l'aggancio alla pandemia l'ha reso originale e più godibile.

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