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Rogas

Redenzione del cattivo

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Ciao a tutti, ho bisogno di pareri/consigli/suggerimenti su una trama che ho costruito, più che altro sul cambiamento del personaggio cattivo della storia.

 

Semplificando: i personaggi sono marito violento A di moglie B, con figlio C.

La moglie uccide per difendersi altro spasimante non corrisposto D, che tenta a sua volta violenza su di lei. All'omicidio assiste, nascosto, il figlio C di dieci anni, che per il trauma scappa di casa e viene ritrovato qualche giorno dopo in stato confusionale nelle campagne.

Il figlio C non ricorda nulla dell'accaduto, ma non appena qualcosa riaffiora nella sua memoria, il padre e marito violento A capisce ciò che è successo e decide di costituirsi al posto della moglie, per espiare tutto ciò che di male ha causato alla moglie nella sua vita. Tale cambiamento matura in lui proprio nei giorni della scomparsa del figlio e nel periodo in cui il bambino recupera pian piano la memoria, portandolo a una sorta di "redenzione".

 

Che dite, trama plausibile o inverosimile? Naturalmente il tutto è inserito in un contesto più ampio che sarebbe lunghissimo da scrivere qui.

 

Grazie per ogni parere che vorrete lasciarmi.

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dal punto di vista psicologico non è molto plausibile: chi è violento si autogiustifica. E' come se, scappando il figlio, si sentisse in colpa per  aver annaffiato le piante, cioè una cosa neutrale che fanno tutti. Se proprio gli venisse in mente di aver sbagliato qualcosa, sarebbe comunque un'espiazione eccessiva. Inoltre il bambino scappa per l'omicidio della madre non per le botte del padre, quindi non avrebbe proprio motivo di sentirsi in colpa. 

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@Rogas ciao, più che poco plausibile la tua trama ha bisogno di dilatare i tempi per permettere al cattivo di redimersi. Se, per esempio, per scoprire la colpevolezza della moglie gli inquirenti ci mettessero mesi allora il marito (già a conoscenza del fatto) avrebbe modo di elaborare la cosa. Lo stesso vale per il recupero psicologico del bambino, volendoci anche qui dei mesi, il padre potrebbe riflettere nel frattempo sul suo comportamento precedente.

Si tratta quindi, secondo me, di bilanciare attentamente le tempistiche del cambiamento per non farlo apparire troppo frettoloso.

Buona scrittura.

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@Rogas

Secondo me la storia potrebbe anche sussistere, l'animo umano è infinito e imprevedibile, ma cambiando leggermente alcuni assiomi. Sempre per come la vedo io, la mia opinione è opinabile come tutte.

Abbiamo un marito (violento) Anselmo. Una moglie Beatrice, un figlio Claudio, di dieci anni. Uno spasimante, Diego. Ho messo dei nomi a caso corrispondenti alle lettere, non riesco a ragionare con le lettere al posto dei nomi, mi sembra di avere a che fare con formule matematiche... tu naturalmente metterai i nomi a tuo piacimento...

Devi inserire bene il personaggio Diego, il quale è al corrente del carattere violento di Anselmo, dell'infelicità di Beatrice, e cerca di conseguenza di approfittarne, considerandosi un ottimo rimedio, come molti uomini imbecilli pensano di essere nei confronti di donne che hanno dei problemi.

Beatrice non accetta la violenza  che Diego tenta nei suoi confronti  in un momento particolare e reagisce d'istinto, uccidendo lo spasimante, magari senza volerlo (e bisogna trovare un metodo). Ma lo uccide. Claudio  assiste al delitto e  scioccato fugge nelle campagne intorno alla villa.

A questo punto intervento di polizia, carabinieri, giornalisti, bolgia mediatica per giorni.

Non si capisce subito che Beatrice ha ucciso Diego, per quanto comincino a nascere sospetti nelle forze dell'ordine locali, che conoscono la reputazione di Diego.

Passano due giorni (o tre, non di più) e Claudio viene ritrovato, semidisidratato ma vivo.

Anselmo vuole molto bene al figlio, in questo frangente Beatrice gli confessa di aver ucciso Diego.

Mano a mano che il bambino recupera le forze viene interrogato dagli psicologi della polizia. Anselmo, sapendo che il bambino ha assistito al delitto  intuisce che se parlerà la moglie potrebbe finire in prigione.

Ecco il punto, da ponderare con attenzione. Anselmo, che vuole bene al figlio non tollera l'idea che possa vivere senza la madre e dopo innumerevoli ripensamenti e introspezioni, essendosi reso conto di avere  avuto un carattere e un comportamento esecrabili, decide di porvi parzialmente ammenda autoaccusandosi dell'omicidio.

Ma la polizia scientifica non ne è perfettamente convinta, dai vari rilevi che ha compiuto sulla scena del delitto. Le modalità dell'omicidio, le ferite sul corpo e tutte quelle altre mille cose (che bisogna analizzare) non corrispondono alla mano, alla violenza di un uomo robusto come Anselmo.

Anselmo viene fermato e condotto in carcere, ma a questo punto subentrano ulteriori interrogativi e dubbi, nelal polizia, nei mass media, nel luogo di residenza di Anselmo...

Qui puoi lavorare sull'introspezione dei personaggi, aggiungerne di vari, come poliziotti (maschi e femmine) che parlano con Beatrice, giornalisti che imbastiscono  ipotesi, avvocati in buona o cattiva fede... tutto un mondo.

Bisogna vedere come far finire la storia, in qualche modo. Lavorare sull'introspezione di Anselmo, seguire Claudio che comincia lentamente a fare rivelazioni, Beatrice che sente il terreno franargli sotto i piedi, combattuta tra il confessarsi e il dolore di dover abbandonare il bambino...

Qui mi fermo, anche se avrei in mente un paio di epiloghi. Mi sono permesso di far andare le cose a modo mio, ma hai già detto che la storia ce l'hai già.

La storia è tua. Era solo per dirti che qualunque cosa, secondo come la racconti, può essere plausibile e interessante. Non trascurare i particolari, lasciar passare il tempo nella struttura del racconto. Certe cose non possono accadere da un momento all'altro.

 

 

 

 

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Ma la donna uccide per legittima difesa (e quindi si potrebbe arrivare a dimostrare la sua innocenza, senza dover sacrificare il marito) o soltanto perché in quel momento ce le aveva girate? Il figlio potrebbe diventare il testimone chiave, a meno che non avesse realizzato che sua madre aveva un'indole assassina. Che il marito volesse espiare le sue colpe confessando un crimine non commesso sa molto di romanzo del XIX secolo. Non trovi?

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Ringrazio tutti per le risposte.

 

@Ljuset la tua obiezione sul "romanzo del XIX secolo" è corretta, e mi è stata già fatta notare da un professionista a cui ho sottoposto la trama. Non nego di essere un amante del romanzo classico dell'Ottocento e quindi molto influenzato dal genere (e da mille altre cose, naturalmente). La donna comunque, ucciderebbe per legittima difesa, ma in un contesto storico e sociale in cui questa legittima difesa è difficile da dimostrare.

 

Per rispondere a @Brutus e @Alberto Tosciri (scusate pare che mi faccia inserire un solo tag), i tempi sono dilatati e la redenzione avviene pian piano in un arco di alcuni mesi. 

Al momento sto studiando alcune alternative, il modo in cui ho strutturato il personaggio del marito violento, rende corretta anche l'obiezione di @leopard.

 

Grazie di nuovo a tutti :) 

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53 minuti fa, Ljuset ha scritto:

Che il marito volesse espiare le sue colpe confessando un crimine non commesso sa molto di romanzo del XIX secolo. Non trovi?

 

Eppure una cosa simile è successa in un caso di cronaca (nera, purtroppo :() abbastanza recente: Avetrana, 2010. L'animo umano cambia poco col tempo e comunque è imperscrutabile, come sembra dire @Alberto Tosciri più su. 

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53 minuti fa, Ljuset ha scritto:

Che il marito volesse espiare le sue colpe confessando un crimine non commesso sa molto di romanzo del XIX secolo. Non trovi?

 

Eppure una cosa simile è successa in un caso di cronaca (nera, purtroppo :() abbastanza recente: Avetrana, 2010. L'animo umano cambia poco col tempo e comunque è imperscrutabile, come sembra dire @Alberto Tosciri più su. 

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A me non dispiace e non mi pare troppo poco plausibile. Diciamo che se l'addossarsi la colpa fosse l'esito finale di un percorso graduale maturato nel corso della trama allora probabilmente mi sembrerebbe un epilogo più interessante e avvincente. Una redenzione che sappia manifestarsi tramite piccoli segnali che si dipanano con sottigliezza e regolarità con buon anticipo sull'omicidio di D. La sfida è rendere quest'esito sorprendente eppure giustificato, e non sarà facile... ma se la posta in gioco è un bel momento narrativo, io ci proverei. 

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