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Ippolita2018

[TW-2] Como si fuera esta noche la última vez

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Sviluppo del racconto di @caipiroska:

https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/48304-tw-1-lo-chiamavano-klimt/

 

 

 

La prima volta che era stato a Boa Vista, a ventiquattro anni, Alberto aveva avuto un'intuizione: uno di quei movimenti sotterranei che d'un tratto guizzano verso l'alto dalle voragini dell'Io come serpentelli affamati di luce. 
Da un piccolo molo, verso sera, si era fermato a osservare i bambini che si tuffavano in acqua: emergevano ridendo e di nuovo, presa la rincorsa, si buttavano nel mare. Il sole tramontava dietro quei corpi scuri, agili, e ne faceva brillare i contorni. La vita, pensò, avrebbe potuto essere anche per lui acqua e cielo.

 

«Come accidenti ti viene in mente di trasferirti in un'isola sperduta in mezzo all'oceano, non lo capisco. A fare una cosa che non sai fare, oltretutto. E se non ti riesce? Se non guadagni abbastanza per mantenerti? Sei stato assunto da poco, per la miseria, e hai la fortuna di fare il lavoro per cui hai studiato. E Marika? Cosa dirai a Marika, visto che tempo fa parlavate di convivenza? Con tua madre avevamo già messo gli occhi su un bell'appartamentino a pochi isolati da qui, perfetto per voi due. Almeno vieni a vederlo: di sicuro cambierai idea. Sta attaccato alla metropolitana, davanti a un piccolo parco coi giochi, e lì vicino c'è pure un supermercato».
Alberto era partito lo stesso. Capo Verde non è così lontano, aveva ripetuto ai genitori. Tornerò per le feste, o verrete voi da me. A Marika spiegherò tutto, e lei capirà.

 

Quei bambini gli si erano conficcati nell'anima. Tornò a guardarli la sera del suo arrivo, dopo essersi sistemato per pochi soldi in una camera in affitto, lì sul porto. Prima del passo definitivo, aveva a disposizione i novanta giorni del visto: sufficienti per imparare il portoghese e conoscere a fondo l'isola. Tutto il resto, ne era certo, sarebbe arrivato.
«A Santa Monica non andarci da solo, può essere pericoloso», gli aveva detto il giorno seguente il tizio che affittava i quad. «Domani ci porto sei tedeschi. Vieni con noi». Alberto sorrise e declinò l'invito. C'era già stato con gli amici, a Santa Monica, quando aveva visitato l'isola l'anno prima. Stavolta non voleva che inutili voci spaccassero quel silenzio irreale. 
Si pose davanti all'oceano, tra il cielo e il vento, con i piedi ben saldi sulla sabbia bianca, e spalancò le braccia. Le onde erano frastornanti, come tutto lì intorno: i chilometri di spiaggia nuda, quel mare incontenibile e rabbioso e il vento che sembrava volesse strappargli i polmoni. Sentiva l'odore della vita appena nata, bestiola avida di sangue. Lo sfidava, impavida: non sono tua, non sono di nessuno, pareva dirgli. 
Il sole infocato gli scorticava la pelle, ma lui rimaneva lì, immobile; chinò la testa, e chiese perdono alle uova di tartaruga che la volta precedente, correndo con gli amici su quelle dune vergini, aveva dissotterrato e distrutto. Pianse e gridò che era stato uno stupido sbaglio, che le uova sotto la coltre di sabbia non si vedevano. Ma i tartarughini non erano nati! Non avevano potuto correre verso l'oceano, né toccare il rimbombo dell'acqua! Alberto si lasciò cadere sulla sabbia. La baciò con furia, quasi volesse morderla, poi sollevò il viso umido e sporco e implorò Posidone di renderlo pesce: se non tutt'intero, pesce nella parte di sotto. Era sirena, come Klimt, e come lui aveva dentro una smania furiosa. I baci di Marika – così timidi, così aggraziati – non ne avevano mai penetrato le tenebre. 

 

«Ti sei sistemato bene» disse il padre di Alberto osservando con una punta di disprezzo la piccola casa imbiancata a calce e il mobilio sparuto. «Come farai a campare in mezzo a questi primitivi lo sai solo tu».

«Vieni in veranda, papà. Ti preparo una cosa fresca da bere. Se ti fermassi una settimana invece di due giorni ti renderesti conto che qui la gente è l'opposto di quello che pensi».

«Marika si sta per sposare con un avvocato, lo sapevi? E tu stai qui a fare il pescatore».

«Non faccio il pescatore, papà. Accompagno i turisti che vogliono pescare, te l'ho detto tante volte».

«Ma non hai ancora una barca tutta tua», replicò il padre mentre beveva a piccoli sorsi un succo di frutta ghiacciato, piluccando pezzetti di una torta di banane che Alberto aveva poggiato sul tavolino. 

«No, non ho ancora una barca tutta mia. Sto imparando il mestiere, lavoro con uno dell'isola» gli rispose senza astio. «La mamma quando si decide a venire? Al telefono mi dice "presto", ma questo "presto" non arriva mai. Sono passati due anni: un po' di curiosità non le viene?» 

«Ma se ci riempi in continuazione di video di questo buco dove vivi! e di tutti quegli amici tuoi neri, e del mare sempre ringhioso! Curiosità di che? Di questo posto che sembra la luna, col vento che ti stacca le orecchie dalla testa? Ma cosa sei venuto a fare qui? A Milano avevi tutto, porca miseria. Mi tocca pure il figlio barbone, mi tocca».

«Oltre a cosa, papà? Dai, non ci mettiamo a litigare. Ti porto in un posto qui vicino. Beviamo una birra e sentiamo un po' di musica».

«Solo se mi prometti che non farai mai un figlio con una di queste donne. Non vogliamo nipoti bastardi, io e tua madre».

 

    ~~~~

 

Non mi hai risposto. Come avresti potuto, d'altra parte? Ora ti scrivo dove potrai trovarmi, se già non lo sai. Come la volta scorsa, questo biglietto che stai leggendo lo avrà lasciato al tuo portiere una mia amica di Capo Verde che fa la colf a Milano. 
Vent'anni fa mi urlasti di fare il trasgressivo, di avere il coraggio di dire "noi". Oggi quel coraggio l'ho trovato. Qui il vento spazza via il dolore, e nel mare ho visto le sirene. Sono diventato mezzo pesce anch'io, come te. Vieni a Sal Rei e chiedi di Alberto: mi conoscono tutti, ormai. Devo restituirti quel bacio che mi desti; e poi voglio farti vedere le tartarughe appena nate che corrono verso l'oceano. Ascolterai insieme a me le risate dei bambini che giocano col mare, e io ti carezzerò i capelli.

 

 

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Awww... ho trovato questa seconda tappa così pertinente, così vera, così commovente! Un urlo di liberatoria gioia.

Mi è piaciuto un sacco... e posso anche già quasi confermare che sarà la mia prossima scelta. Non prometto niente, perché ancora non ho letto tutti i testi, ma ci sono parole che prendono con un fascino talmente primitivo, che poi risulta difficile rinnegarne l'emozione.

Complimenti davvero. M'è piaciuto dall'inizio alla fine, con ogni inclinazione di questo nuovo Alberto che ha preso la vita a morsi e se l'è gustata fino alla fine (o almeno così spero per lui!).

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Ciao @Ippolita2018 ,

che emozione leggere questo racconto! Brava!

Sei riuscita con tatto e sensibilità a infondere un tono malinconico a tutto il racconto che ben si sposa bene all'eredità che aveva lasciato Klimt al suo primo grande amore.

Ho trovato anche molto azzeccata la particolarità che sia qui, sia nell'altro racconto ispirato a Klimt, avete condiviso: il fatto cioè che sia la purezza, la libertà e la gioia dei giovani a fare da sprone ai protagonisti per riappropriarsi della loro vera identità.

Hai usato delle immagini suggestive e molto appropriate sia per descrivere le varie scene sia per riallacciare questo racconto alla sua prima parte. Immagini fresche e intense, che colpiscono e fanno centro.

Per raccontare questa vita travagliata e il percorso di quest'uomo tormentato, hai usato dei piccoli frammenti di scene importanti della sua vita: in questo modo hai avuto la possibilità di metterci a conoscenza dei fatti che lo hanno ingabbiato nelle sua dimensione di frustrato e di quelli che lo hanno illuminato verso la sua libertà interiore. Queste scene in rapida sequenza, hanno il duplice effetto di smorzare la storia e di focalizzare l'attenzione solo su particolari flash che incidono sulle decisioni di Alberto.

5 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

d'un tratto guizzano verso l'alto dalle voragini dell'Io come serpentelli affamati di luce. 

Bella questa immagine!

5 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

l sole infocato gli scorticava la pelle,

infocato/ infuocato

5 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

implorò Posidone

Posidone/ Poseidone

5 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

A Milano avevi tutto, porca miseria.

Qui mi sono detta: come Milano? Ma poi mi sono ricordata di non aver dato una collocazione al primo racconto. Nella mia testa tutto si svolgeva a Lucca!

5 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

inutili voci spaccassero

Mi sembra un po' brusco questo spaccassero.

5 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

né toccare il rimbombo dell'acqua!

Non lo so, ma si tocca un rimbombo? Rimbombo mi sa di suono. Forse è più adatto risacca.

5 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

Non vogliamo nipoti bastardi, io e tua madre».

Come mi sta antipatico quest'uomo!

 

Alberto lascia tutto e se ne va: chissà perché, per molti, la felicità sta sempre da un'altra parte!

Mi piace molto l'invenzione di aver dato ad Alberto una famiglia così orribile: inquadri in maniera molto efficace la ritrosia dell'uomo nel fare i conti se stesso e con la situazione che deve affrontare, combattere e vincere prima di ritrovare se stesso.

Bello e carico di emozioni il finale: mi ha riportato alla mente il finale del film Sulle ali della libertà (tratto da un racconto di King), (King per me è come il prezzemolo!).

Un buon racconto, forse un po' condensato (quando si leggono delle storie così belle si vorrebbe che non finissero mai!), al quale potevi regalare qualche manciata di battute in più, ma non saprei indicarti dove. Interessante l'idea di ignorare Klimt: il suo fantasma aleggia su tutta la storia, evocato dalla sensibilità che traspare in molte frasi ( messa in contrapposizione con i modo rudi del padre di Alberto): una mancanza che però non pesa più di tanto: Klimt è la bomba dall'innesco lunghissimo che esploderà dentro Alberto, portando alla luce la sua vera natura.

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15 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

Non mi hai risposto. Come avresti potuto, d'altra parte? Ora ti scrivo dove potrai trovarmi, se già non lo sai. Come la volta scorsa, questo biglietto che stai leggendo lo avrà lasciato al tuo portiere una mia amica di Capo Verde che fa la colf a Milano. 
Vent'anni fa mi urlasti di fare il trasgressivo, di avere il coraggio di dire "noi". Oggi quel coraggio l'ho trovato. Qui il vento spazza via il dolore, e nel mare ho visto le sirene. Sono diventato mezzo pesce anch'io, come te. Vieni a Sal Rei e chiedi di Alberto: mi conoscono tutti, ormai. Devo restituirti quel bacio che mi desti; e poi voglio farti vedere le tartarughe appena nate che corrono verso l'oceano. Ascolterai insieme a me le risate dei bambini che giocano col mare, e io ti carezzerò i capelli.

 

Questo finale mi ha commosso: é romanticissimo, una dichiarazione d'amore e di intenti!

Tutto il racconto é meraviglioso, complimenti.

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Buongiorno, @Ippolita2018.

 

Il racconto mi piace, è scritto bene con pochissimi refusi (forse un paio... e sono più questione di stile personale, che "errori" veri e propri).

 

Scorre via dall'inizio alla fine in maniera fluida: mi rendo conto che - in così pochi caratteri - si possa mettere "poca polpa", però... boh, ho comunque avvertito la sensazione che mancasse qualcosa per essere perfetto.

 

A livello di personaggi, trovo geniali le figure dei genitori con i loro preconcetti.

Il "detto e non detto" di Alberto, e dei suoi sentimenti, mi fa pensar male e mi spiego meglio: bello che abbia preso a morsi la sabbia, ma non mi convince ...inoltre, ci sta che Alberto "trovi la sua strada" e ripensi a Klimt, ringraziandolo per quanto ha fatto per lui; ma ... trovo poco plausibile che - se prova un sentimento così forte - si limiti a invitarlo a Sal Rei. Insomma, sarebbe lui ad andare in cerca di Klimt! Pertanto, a conti fatti, di sicuro non ho colto qualcosa.

 

Spoiler

 

No comment su cosa mi ha fatto pensare quel "chiedi di Alberto: mi conoscono tutti, ormai.": a mio umile modo di vedere, l'ho trovata una terribile "caduta di stile"  (involontaria, intendiamoci) che ha rovinato tutto il momento romantico finale. Ma è una mia impressione che non inficia la bontà di quanto ha scritto, quindi la metto sotto spoiler e la ignoro nella mia considerazione finale.

 

 

Penso, infine, che sia un racconto più che discreto e rappresenti una continuazione più che degna di quello precedente; quindi complimenti!

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15 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

mi urlasti di fare il trasgressivo,

Forse vedrei meglio « di trasgredire », che suona più come rivoltarsi, perché trasgressivo, e ancor più « fare il trasgressivo » ha un’accezione riduttiva nell’uso comune, di moda, di giocare al controcorrente. 

 

È la sola annotazione che mi sento di fare. Una bellissima storia di liberazione di sé, @Ippolita2018, davvero. La cornice di Capo Verde, poi, che mi fa sognare da sempre :)

 

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1 ora fa, H3c70r ha scritto:

No comment su cosa mi ha fatto pensare quel "chiedi di Alberto: mi conoscono tutti, ormai.": a mio umile modo di vedere, l'ho trovata una terribile "caduta di stile"  (involontaria, intendiamoci) che ha rovinato tutto il momento romantico finale

Rispondo subito a te, @H3c70r, per fugare qualsiasi dubbio agli eventuali ulteriori lettori, e la mia risposta si concentra interamente nelle parole di San Paolo: Omnia munda mundis, vale a dire che ai puri tutte le cose appaiono pure. Alberto, nella mia mente, è famoso nella sua veste professionale: pensavo fosse chiaro che progettava di diventare un'eccellente guida per i turisti amanti della pesca. Non ho pensato ad altro.

 

1 ora fa, H3c70r ha scritto:

Il racconto (...) è scritto bene con pochissimi refusi (forse un paio... e sono più questione di stile personale, che "errori" veri e propri).

Leggo spesso questa annotazione nei tuoi commenti. Approfitto per sottolineare che col termine "refuso" viene indicato un errore causato da una distrazione durante la scrittura, ad esempio un errore di battitura, o sviste simili. Non rientrano nei refusi le questioni di stile. Se hai individuato refusi, dunque, ti pregherei di segnalarmeli.

Ti ringrazio molto per il tuo commento e per i tuoi complimenti. Un saluto.

 

1 ora fa, Befana Profana ha scritto:

Forse vedrei meglio « di trasgredire », che suona più come rivoltarsi, perché trasgressivo, e ancor più « fare il trasgressivo » ha un’accezione riduttiva nell’uso comune, di moda, di giocare al controcorrente

Questa voleva essere una citazione testuale del brano di Caipiroska! Alberto ha memorizzato le antiche parole di Klimt. 

 

1 ora fa, Befana Profana ha scritto:

La cornice di Capo Verde, poi, che mi fa sognare da sempre

Grazie per le belle parole, @Befana Profana: sono felice che il racconto ti sia piaciuto. 

 

Modificato da Ippolita2018

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21 ore fa, RobinK ha scritto:

sono parole che prendono con un fascino talmente primitivo

Mi fa piacere: un po' era quello che cercavo. Mille grazie, @RobinK, per i complimenti apprezzatissimi.

 

18 ore fa, cheguevara ha scritto:

Mi piace. Perché?. Non lo so. Mi piace così com'è, e tanto basta.

Un complimento più bello non me lo potevi fare. Ti ringrazio moltissimo per aver letto, @cheguevara.

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@Ippolita2018 Ciao, ho letto molto volentieri questo racconto! Ero curiosa di vedere come qualcun altro avrebbe sviluppato lo stesso racconto che ho scelto io (mi aspettavo che i "rivali" fossero molti di più, in realtà:D) Secondo me era proprio nelle tue corde, infatti sei riuscita meglio di me a ricrearne l'atmosfera e farne una degna continuazione. Bravissima!

È interessante che ti sia concentrata sulla storia di Alberto (entrambi i personaggi a me piacevano), è in qualche modo parallelo al mio racconto. Mi è piaciuto tantissimo l'incipit, e le immagini visive ed emotive immediate che hai saputo creare. Lo stile è molto scorrevole e non ho notato cose che cambierei, a parte qualche immagine:

22 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

Le onde erano frastornanti

ecco, questo è l'unico pezzo dove sono inciampata: frastornanti come aggettivo mi suona male. Piuttosto lo metterei come verbo "Le onde lo frastornavano/stordivano"

22 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

La baciò con furia, quasi volesse morderla, poi sollevò il viso umido e sporco e implorò Posidone di renderlo pesce: se non tutt'intero, pesce nella parte di sotto. Era sirena, come Klimt, e come lui aveva dentro una smania furiosa. I baci di Marika – così timidi, così aggraziati – non ne avevano mai penetrato le tenebre. 

molto bello questo pezzo, che si riallaccia al primo racconto

22 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

Non mi hai risposto. Come avresti potuto, d'altra parte? Ora ti scrivo dove potrai trovarmi, se già non lo sai.

perfetto anche il finale

Forse c'era lo spazio per approfondire ulteriormente i sentimenti di Alberto e la sua vita sull'isola, ma direi che il racconto è compiuto anche così.

Dal momento che entrambe abbiamo lasciato un po' in sospeso la storia tra Alberto e Klimt, spero tanto che qualcuno deciderà di darle un finale. Mi piacerebbe che si ritrovassero questi due ragazzi, faccio il tifo per loro e per un happy end;)

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Il 29/7/2020 alle 23:31, caipiroska ha scritto:

che emozione leggere questo racconto!

Sono felice che ti sia piaciuto! Il tuo mi aveva talmente colpito che ho cominciato subito a immaginare Alberto, l'isola, l'amore per il mare, i pesci.

 

Il 29/7/2020 alle 23:31, caipiroska ha scritto:

potevi regalare qualche manciata di battute in più, ma non saprei indicarti dove. 

Infatti ho provato, ma poi cancellavo sempre.

 

Il 29/7/2020 alle 23:31, caipiroska ha scritto:

suo fantasma aleggia su tutta la storia, evocato dalla sensibilità che traspare in molte frasi 

Mi fa piacere, era l'effetto cui miravo.

 

Il 29/7/2020 alle 23:31, caipiroska ha scritto:

Klimt è la bomba dall'innesco lunghissimo che esploderà dentro Alberto, portando alla luce la sua vera natura.

Esattamente. Lo hai scritto in modo perfetto. <3

Riguardo a Posidone / Poseidone, le grafie si equivalgono: qui mi sembrava più adatta quella breve. Idem per infocato / infuocato. Ti ringrazio tantissimo per il bel commento, @caipiroska, e per i consigli. 

 

@Almissima, mille grazie anche a te per le gentilissime parole! 

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Il 30/7/2020 alle 16:54, Silverwillow ha scritto:

è in qualche modo parallelo al mio racconto

Vero! Ora sappiamo come i due hanno trascorso i vent'anni che li separano dal biglietto. ;) 

Il 30/7/2020 alle 16:54, Silverwillow ha scritto:

frastornanti come aggettivo mi suona male. Piuttosto lo metterei come verbo "Le onde lo frastornavano/stordivano

Hai ragione, è molto meglio. Grazie!

Il 30/7/2020 alle 16:54, Silverwillow ha scritto:

Forse c'era lo spazio per approfondire ulteriormente i sentimenti di Alberto e la sua vita sull'isola, ma direi che il racconto è compiuto anche così.

Sì, lo notava anche Caipiroska. Ho provato ad approfondire, ma ogni volta eliminavo. 

Il 30/7/2020 alle 16:54, Silverwillow ha scritto:

Mi piacerebbe che si ritrovassero questi due ragazzi, faccio il tifo per loro e per un happy end

Pure io. Grazie infinite per il prezioso commento, @Silverwillow.

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@Ippolita2018 Ciao, premetto che non ho letto i commenti precedenti, perciò ti chiedo scusa se scrivo qualcosa di già detto. Ho trovato il racconto molto interessante. L'esperienza umana del personaggio principale emerge in modo eccellente. Rispetto ad altri tuoi racconti ho notato che sei anche migliorata molto nei dialoghi, o forse semplicemente negli altri tuoi lavori che ho letto non ce n'erano molti. Comunque, mi sono piaciuti. Ti lascio due critiche. Di una sono abbastanza certo di aver ragione, ovvero che il personaggio del padre è un po' stereotipato. Dell'altra non sono sicuro (è più legata al gusto personale), ma te la faccio lo stesso: non mi piacciono moltissimo le metafore che hai scelto. Cioè, sono in tema col racconto e gli danno il tono giusto, perciò non sono completamente sicuro (come ti dicevo) che la mia critica sia centrata, però non mi piacciono tantissimo. Forse ne puoi scegliere di simili ma di più rotonde. Mi riferisco ai "serpentelli" e agli "animaletti," vado a memoria. Sicuramente con la tua grande cultura puoi attingere a qualche altro serbatoio d'immagini. Alla prossima!

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Il 29/7/2020 alle 17:45, Ippolita2018 ha scritto:

Beviamo una birra e sentiamo un po' di musica».

«Solo se mi prometti che non farai mai un figlio con una di queste donne.

Qui si capisce che il padre nemmeno immagina il tormento del figlio: un uomo pieno d'amore che vorrebbe soltanto non dover scegliere a cosa rinunciare per sentirsi amato.

Bello, @Ippolita2018, veramente bello.

Specialmente come hai fatto emergere i caratteri dei genitori, mi è piaciuto molto. Il tuo racconto si presta a un seguito molto impegnativo. Io ci sto facendo un pensiero.

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Grazie per aver letto il racconto, Domenico. Sono contenta che tu lo abbia trovato interessante. 

12 ore fa, Domenico S. ha scritto:

ovvero che il personaggio del padre è un po' stereotipato

Hai senz'altro ragione. Ho calcato troppo la mano? Dovevo far sì che emergesse in poche righe.

12 ore fa, Domenico S. ha scritto:

però non mi piacciono tantissimo. Forse ne puoi scegliere di simili ma di più rotonde.

Che bell'aggettivo. Lo uso spesso anch'io, ma qui non so definirlo. Non ho meditato su quelle metafore: mi sono venute in mente mentre scrivevo e poi non ci ho più pensato. In verità, non saprei come sostituirle. Grazie ancora per questa graditissima e utile sosta, @Domenico S..

 

7 ore fa, Alba360 ha scritto:

uomo pieno d'amore che vorrebbe soltanto non dover scegliere a cosa rinunciare per sentirsi amato.

Ti ringrazio per i tuoi preziosi complimenti, @Alba360. Mi hanno fatto tanto piacere.

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Ciao, @Ippolita2018, ho letto questo racconto e sono sempre stato indeciso nel fare un commento.

È difficile spiegarmi, ma posso dirti che il racconto mi è piaciuto e non mi è piaciuto.

Non mi soffermo sulla forma perché credo che questa rasenti la perfezione: perfezione nelle immagini - penso che non ce ne sia una brutta! -, nella narrazione, credo in tutti gli aspetti che fanno parte della forma stessa. Quello che mi lascia dubbi è il contenuto che, visto da solo ha senso e lascia il segno (il "mi piace") ma collegato al precedente non mi convince (il "non mi piace"). Quindi arrivo al dunque, andando a memoria nel racconto iniziale, non vedo come un singolo atto di trasgressione possa essere il via per un "cambio tutto", per una vita dall'altra parte del mondo. È anche vero che una vita convenzionale lascerebbe sempre il rimorso e difficilmente possa essere la strada giusta per il proseguo. Tutto qui, mi sembra un po' irreale, ma forse per indole personale.

Un appunto per la figura del padre perché non sono d'accordo con i commenti precedenti. Avendo la mia età so che i sessantenni hanno vissuto in un mondo diverso e che pensano sia fuori dal mondo o contro natura qualsiasi virgola di un comportamento un pizzico più libero di quanto visto nella loro età. Non lo dico per critica ma come costatazione, anche perché mi sto convincendo che il mondo dell'epoca possa essere migliore di quello di oggi. :rolleyes:

Credo di essere stato ingeneroso nel commento perché ho criticato un'opera d'arte. Come detto però credo che si tratti di un bellissimo quadro ma che non mi piace come dittico...

Buona domenica e buon proseguimento con il contest.

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22 ore fa, bwv582 ha scritto:

È difficile spiegarmi, ma posso dirti che il racconto mi è piaciuto e non mi è piaciuto.

Un tuo commento mi fa sempre piacere e mi è utile, soprattutto se vi sono perplessità. Non farti mai scrupoli! 

 

22 ore fa, bwv582 ha scritto:

non vedo come un singolo atto di trasgressione possa essere il via per un "cambio tutto", per una vita dall'altra parte del mondo

 

22 ore fa, bwv582 ha scritto:

Tutto qui, mi sembra un po' irreale, ma forse per indole personale.

Eppure, anche se può apparire irreale, molte conversioni (nel senso di "cambi di rotta", "rivolgimenti" non solo di stampo religioso) avvengono in modo repentino: è sufficiente, a volte, addirittura un solo gesto, come osservare una mano che sfoglia le pagine di un libro. Per Alberto la visione di quei bambini sul molo è stata decisiva per comprendere che la vita era altrove, ma concordo con quanto scritto da Caipiroska:

Il 29/7/2020 alle 23:31, caipiroska ha scritto:

Klimt è la bomba dall'innesco lunghissimo che esploderà dentro Alberto, portando alla luce la sua vera natura.

 

Grazie per le tue considerazioni e i graditissimi complimenti, caro Giovanni.

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 Ciao, @Ippolita2018, ben ritrovata. Mi piace la direzione che hai scelto per il tuo brano, è originale e ti ha permesso di evitare facili sentimentalismi. Alberto ha scelto di fuggire dalla vita opprimente che gli altri gli vogliono imporre e di inseguire la libertà. L’ambientazione è già di per sé metafora di questa sua scelta che si concretizza in immagini molto belle. Anche il disagio interiore del protagonista è ben descritto.

Il 29/7/2020 alle 17:45, Ippolita2018 ha scritto:

Era sirena, come Klimt, e come lui aveva dentro una smania furiosa. I baci di Marika – così timidi, così aggraziati – non ne avevano mai penetrato le tenebre. 

Questa immagine condensa perfettamente il tormento di Alberto, e funge da trait d’union con il brano della prima tappa. In fondo tutto il racconto è un piccolo viaggio alla ricerca di sé, che parte dal rifiuto degli agi e dell’ipocrisia della vita borghese, e giunge fino all’accettazione della propria parte più intima, e più vera. Il messaggio finale è un messaggio positivo di rinascita, anche questo sintetizzato in istantanee molto belle, come le tartarughe appena nate e le risate dei bambini.

È sempre un piacere leggerti, @Ippolita2018:rosa:. Buon proseguimento!

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Il 3/8/2020 alle 15:55, Mafra ha scritto:

L’ambientazione è già di per sé metafora di questa sua scelta

È vero. L'ho notato a posteriori. 

 

Il 3/8/2020 alle 15:55, Mafra ha scritto:

In fondo tutto il racconto è un piccolo viaggio alla ricerca di sé

Acuta osservazione, che condivido. Ti ringrazio tanto per il bel commento, @Mafra:)

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Alberto sceglie di lasciare un mondo ripiegato sulle convenzioni e incapace di accettare chi non le segue, per ricercare la sua dimensione in un mondo più "povero" di 

beni materiale ma ricco di possibilità evolutive. E dove non sarà solo.

Un buon sequel di Klimt. Brava, @Ippolita2018 :)

 

Conosco la canzone del titolo, però non riesco ad abbinarla al racconto. Me lo spieghi per favore?

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