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Ospite Il solitario

Le avventure di Nino. Amore virtuale.

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Ospite Il solitario

Commento

 

 

La fiammella azzurra era regolata al massimo, e già dopo un paio di minuti la caffettiera fremeva e gorgogliava, sprigionando l'aroma del caffè per tutta la stanza.
Nino si staccò dal computer proprio nel momento in cui la casella delle notifiche segnalava un messaggio.
“È Ilaria, mi ha risposto” pensò mentre andava a chiudere il gas.
La sera prima le aveva inviato due mail, corredate ognuna di una foto. 
Nella prima c'era l'immagine di un pacco regalo seguita da quattro parole che lui aveva tirato giù:

Se ti va di aprirlo guarda l’altra mail.

Nella seconda mail, quella di un anello prezioso che in calce riportava la domanda:

Vuoi essere la mia fidanzata virtuale?, e a seguito la precisazione: Ma non sto cercando cose ‘strane’, lo sai.
Mentre ripassava a mente ciò che aveva scritto, Nino sentì sciabattare per il corridoio.
Era la moglie, Maria, che per il momento non lo aveva ancora strigliato; Nino, nonostante arrivasse a casa dopo otto ore di lavoro sfiancante, trovava a stento una mezz'ora per farsi la doccia e cambiarsi, poi doveva portare il cane a spasso, sovente prepararsi la cena, a volte stendere il bucato, e in ogni caso prestare attenzione a non dimenticare un pezzetto di carta sul tavolo o lasciare socchiusa l'anta di un armadio.

Le conseguenze di un errore sfociavano nelle grida di Maria, a cui Nino rispondeva con sonori: Non rompere!
Il loro rapporto era ormai rinchiuso tra le cinta di un’arena straripante di ingiurie e accuse; i fasti amorosi appartenevano al passato e sembrava difficile poterli anche solo rievocare nella memoria.
Con Ilaria invece era diverso.

Si erano conosciuti su internet e tra loro si era sviluppato un rapporto di rara amicizia, nel cui ambito condividevano confidenze e interessi comuni.
Fino ad allora quel legame a distanza non aveva mai incontrato un ostacolo, uno screzio o una divergenza di vedute. Era una sorta di idillio dalla connotazione fraterna.
Ma l'amore si era messo di mezzo.

Era cresciuto silente, tra una risata un complimento e un pensiero, mettendo le radici nel cuore di Nino che da un po' conviveva con quella presenza ingombrante.
Con la tazza del caffè in mano, andò a sedersi di fronte al computer e aprì la mail:
Caro Nino, grazie mille per l’anello, è un pensiero bellissimo.
Che dire della tua proposta se non che sentimentalmente siamo già entrambi impegnati?
E poi questo nostro spazio non può essere una friendzone, ma un luogo in cui scambiare due chiacchiere tra amici veri, perché quello siamo.
So che capirai.
A presto, 
Ilaria.

 

“Friendzone?”
Nino l'aveva sentito spesso quel termine, ma non era certo di conoscerne il significato, dunque si mise subito a pestare le dita sulla tastiera:
F R I E N D Z O N E:
Nella cultura di massa, il termine descrive la situazione in cui uno dei due componenti di una relazione di amicizia ambirebbe, non corrisposto, a trasformarla in una relazione romantica.

 

Sulla scrivania calò un’ombra.

Nino posò la tazza senza bere ché si sentiva pieno lo stomaco ancora vuoto.
Ciò che aveva appena letto era un rifiuto. 
Certo, non si sarebbe aspettato un sì, ma neppure un no; in realtà sperava in un ni che non era un canonico forse, ma piuttosto un magari in futuro

E invece quello nelle parole di Ilaria gli pareva un mai.
In amore spesso un no è senza appello, inderogabile per chi lo pronuncia ché se anche cambiasse idea avrebbe troppo da perdere in termini di orgoglio.
Qualcosa non quadrava.
Nel rapporto con Ilaria un no era una triste novità, però a un mai o a un moto di basso orgoglio di lei non credeva. 
Prese a immaginarla sorridente, mentre con il dito gli faceva segno di diniego. Poi il sorriso le si afflosciava in un'espressione triste, ma l'indice continuava a ondeggiare maldestro contro la sua volontà.
Nino pensò di calcolare, in base alle proprie esperienze di cacciatore e di preda, quante possibilità un no avesse di tramutarsi in un forse, e quante il forse di diventare un . Dato che per lui i no erano sempre rimasti tali, sia in entrata che in uscita, si sforzò di scavare nel proprio passato per riportare alla luce quei no poco convinti e farli diventare i forse utili ai suoi calcoli. 
Eppure non bastava. Per rendere più affidabile tale metodo, doveva anche attribuire una grandezza ai forse, che, mai espliciti, si misuravano nel grado di incertezza (se ci fosse stata) di un no poco convinto.
Il tutto era complicato dalla volontà di Nino nell’esprimere la statistica in millesimi.
Prese la penna e riempì un foglio di cifre, riporti e simboli aritmetici: 0,002/1000 fu il risultato, ovvero due possibilità su un milione che il no di Ilaria si sarebbe potuto evolvere in un forse
Dato che non aveva nemmeno esperienze di forse andati a buon fine, e pensando che comunque, arrivati al traguardo invidiabile dell'incertezza, l’ago della bilancia si sarebbe spostato in base all'abilità dell'innamorato, Nino decise che era giusto darsi un cinquanta per cento di possibilità che l'ipotetico forse potesse divenire un .
I numeri parlavano da soli, svelando una realtà pesante: Nino aveva una probabilità su un milione che Ilaria prima o poi avrebbe accettato. 
Rilesse con cura le poche righe oggetto di analisi, e si rese conto del no netto che rappresentavano, e che dunque i suoi calcoli erano basati su presupposti errati.
Prese il foglio e lo accartocciò, gettandoselo alle spalle.
«Nino! Questa casa non è una discarica, sono stufa! Vedi di raccogliere la carta, e in fretta… intesi?» Maria era dietro il marito.
«Forse. Cioè, no!» rispose Nino senza avere nemmeno ascoltato una parola.
Cercò di riprendere il filo; se la matematica non era dalla sua, forse la filosofia poteva venirgli in soccorso, visto che un no e un mai (che in effetti era ancora solo supposizione) avevano connotazioni morali di valore diverso.
Che Ilaria fosse stata presa alla sprovvista era da escludere. 
Da quando l'amore lo aveva soggiogato, le si era dichiarato poco alla volta e sempre in maniera sobria, mal dissimulando l'importanza e l'esistenza stessa del sentimento.
Ti amo non gliel'aveva ancora detto, non esplicitamente, ma parecchie volte le aveva scritto: otnat oma iT, al contrario. In quel modo si liberava dalla responsabilità di ciò che voleva esprimere e al contempo il messaggio implicito era: “Se vuoi capire capisci, ma io non ho detto ‘proprio’ quella cosa là, anzi, capovolta è addirittura illeggibile”. 
Il suo non dire era sempre stato un dire a tutti gli effetti, con l'aggravante dolosa e tendenziosa dell'enigmistica.
E le risposte di Ilaria arrivavano puntuali, segno che, secondo lui, non si sottraeva del tutto alla faccenda: eizarG rispondeva ogni volta, aggiungendo eccezionalmente un ellim.
Non era il massimo; per Nino un oi’hcnA avrebbe suonato molto meglio.
Ma l'idea che un ellim eizarG fosse sinonimo di ongos rep ehcnaen oI non lo aveva mai sfiorato prima.
Decise quindi di tastare ulteriormente il polso della situazione inviando di nuovo due righe a Ilaria:
Ciao Ilaria, ti ringrazio per la risposta. Mi assenterò per un po', devo riprendermi dal tuo cubitale due di picche, ma sappi che non ti sto piantando in asso né porto rancore. Buona serata.

 

Lei cosa avrebbe risposto all'annuncio di un allontanamento così doloroso da parte di Nino?
Tornò a leggere il primo messaggio di Ilaria. 
Che loro due portassero la fede al dito era risaputo, anche se Nino, dal canto suo, non ci vedeva un ostacolo, e non per il motivo che con Maria era andato tutto a rotoli, piuttosto perché secondo lui non era tradimento esporre i propri sentimenti, provare a imbastire una storia epistolare incentrata sul platonico.
Anzi, lo trovava un atto di onestà: laddove il rapporto non era fisico e dunque cercato (e allora, sì, magari riprovevole), ma mentale, era la mera questione di prendersi la libertà di esprimere una cosa già esistente e nata spontanea, senza doverla dire capovolta o addirittura nasconderla sotto cumuli di ipocrisia. 
Se quello era tradimento, allora doveva esserlo qualsiasi altro tipo di relazione col sesso opposto, poiché il rischio di una piega amorosa involontaria sussisteva pur sempre.
Nino era convinto che Ilaria lo sapesse benissimo.
Forse il suo tirare in ballo mogli e mariti, voleva essere un modo educato per dire che quel sentimento che provava lui, lei non lo sentiva, non a caso c’aveva infilato in mezzo il discorso della friendzone: l'affetto amoroso a senso unico.
Nino si sentiva in un vicolo cieco.

Il sentimento. Voleva comprendere il motivo per cui Ilaria non lo aveva frenato da subito. Se gli voleva tanto bene avrebbe dovuto mettere in chiaro le cose fin dalle prime dichiarazioni scritte all'inverso. 
Così fa un amico vero, se no col piffero che è un amico.
Nino era quasi arrabbiato, eppure pensando alla dolcezza di lei e alla semplicità che trasmetteva nell'affrontare ogni problema, tornò a respirare con calma. 
Questo era uno dei poteri di Ilaria: non era lì accanto ma la si poteva sentire addosso… il suo fiato, il suo profumo… ed era rassicurante.
In Nino iniziò a farsi strada l'ipotesi che Ilaria si fosse astenuta dall'ammonirlo, in quanto teneva così tanto all'amicizia da avere il terrore di perderla. Se gli avesse detto “Io non ti amo”, ci sarebbe stato il rischio che lui fosse fuggito e lei, di riflesso, ne avrebbe patito.
Quindi era un'ottima amica, anzi, la migliore ipotizzabile.  
Eppure in tutto ciò non c'era un pizzico di egoismo? Per non stare male lei, aveva lasciato che l'autoillusione crescesse in Nino fino al punto di non ritorno, passando la patata bollente della sofferenza a lui. Sempre che in realtà quei patimenti riservati a Nino, Ilaria li avesse voluti posticipare fino al giorno ics, che ora era arrivato.
Tuttavia l'egoista poteva essere Nino, che per capire se il suo amore fosse corrisposto, aveva messo a repentaglio quell'amicizia che già, ora sentiva, non sarebbe più stata la stessa, creando quindi un doppio dolore.
Una cosa però era certa; anche gli amori e le amicizie con le “a” maiuscole avevano in comune l’essere parassiti che si nutrivano della necessità impellente del singolo, infischiandosene di orchestrare simbiosi utili a soddisfare in simultanea due o più individui. 

 

Nino, so che tu non porti rancore, ormai penso di conoscerti bene. Sappi però che quando deciderai di tornare io sarò ancora qua, e sarò quella che sono sempre stata, perché nulla è cambiato. Mi dispiace solo apprendere della tua sofferenza, e molto.
Ilaria


Sì, si conoscevano benissimo ed era bello e inspiegabile.
Ma che le cose sarebbero rimaste come prima, forse no, non poteva essere.
Ogni evento ci cambia. Figuriamoci quando ci si mette a nudo mostrando agli altri le nostre viscere. 
Si rimane con la sensazione di essere visti per sempre in quel modo, senza più protezioni e segreti, come una bandiera che sventola sulla terrazza di casa nostra ed esibisce i propri intimi simboli al mondo.
E il sentirsi indiscreto di chi ci guarda, imbarazzato, ché sa che noi sappiamo che lui sa, e che vorrebbe trattarci e vederci come quelli di prima, ma non può più perché ora siamo irreversibilmente bandiera.
Nino capì di non potere tornare indietro e che le cose si sarebbero potute riappianare solo se Ilaria avesse deciso a sua volta di diventare una bandiera con gli stessi segni, e legata nella medesima posizione alla ringhiera del balcone di casa sua, a centinaia di chilometri di distanza.
Ma Ilaria era già bandiera, anche se con un drappo di colore ed emblema diversi: una rappresentazione di altra natura, ma che non eludeva la regola della trasparenza.
Ecco l'affinità che a Nino era sfuggita.
Lui e Ilaria erano due libri dalle trame e dai significati dissimili.
Però entrambi erano libri aperti, che avevano concesso l’uno all’altro il privilegio di conoscerne i contenuti nascosti, bastava mettersi a leggere, e aspettare che ciò che era ancora incompiuto venisse scritto nelle pagine intonse del futuro.
La storia fino ad allora era perciò immutabile, non suscettibile di correzioni, al limite la si poteva rendere più chiara, ma non addolcirla.
Nino raccolse il foglio accartocciato che giaceva ancora alle sue spalle e lo mise sul fornello. Lo accese da un lembo e mentre bruciava lo buttò dalla finestra, nel vento.
Tornò al computer deciso a scrivere a Ilaria.
La tentazione di dirle finalmente quelle tre parole nel verso giusto, e non capovolte, era tanta. Ma desistette e, preso da un fuoco sconosciuto, iniziò a battere veloce sulla tastiera:
La fiammella azzurra era regolata al massimo, e già dopo un paio di minuti la caffettiera fremeva e gorgogliava, sprigionando l’aroma del caffè per tutta la stanza.

 

«Nino! Quando ti staccherai da quella diavoleria? Buddy deve uscire a fare i bisogni.»

 


 

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Ospite Il solitario
24 minuti fa, m.q.s. ha scritto:

otlom otuicaip! ;)

otitrevid ah im, ovarb! 

      'e B

       l

       l 

   e  i  z  a  r  g 

  @m.q.s.

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C'è un rubinetto, non di quelli dove ci sono due manopole, ma di quelli con la levetta che se sta a destra esce l'acqua calda, mentre a sinistra quella fredda. Nel nostro caso a destra esce ironia, sogno e aspettative mentre a sinistra la delusione. La vita che si sviluppa in questo racconto è assimilabile a un fato superiore che sta regolando la giusta temperatura di questa acqua, portandola progressivamente a una fredda delusione.

Comunque una domanda: mi sono chiesto se il "Nino" fosse lo stesso Nino di "avventure di Nino, la stazione" di qualche tempo fa anche se ho qualche dubbio. Nel senso che - ma scavo molto nella memoria - il Nino dell'altra volta lo immaginavo più o meno trentenne mentre qui ho idea di avere di fronte un Nino sugli -anta con una vita sedimentata e che cerca di intraprendere una relazione con un'amica virtuale che sembra avere qualche anno di meno (e non dico solo per via della "friendzone").

Torno comunque al racconto e mi chiedo - forse qui mi rivelo un po' più giovane e ingenuo - se Nino invece di lasciarsi andare alle facili relazioni a distanza dove tutto è bello anche perché non c'è convivenza ma, alla fine, solo chiacchiere ed è tutto bello, come un'immagine di un anello che è pur sempre un immagine. Pure io potrei inviare alla mia fidanzata l'immagine di uno yacht che non potrei permettermi neanche in tre vite, corredata di belle parole...

È questa per me la forza e il bello del racconto, ovvero la forza dell'illusione, dell'irreale

Il 23/7/2020 alle 21:51, luca c. ha scritto:

Sì, si conoscevano benissimo ed era bello e inspiegabile.

già, si conoscevano benissimo. Sapevano di certo a memoria le proprie vicendevoli chiacchiere.

Il racconto mi è piaciuto, @luca c., ma non tanto per l'ironia e la storia in sé, comunque buone, più per le riflessioni implicite che racchiude. Un racconto che va letto almeno due volte, la prima per farsi una risata e la seconda per pensare che forse un mondo troppo connesso può non essere meglio di un mondo senza connessioni... :umh:

 

Buona domenica!

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@luca c. Ciao, ti dico subito che il racconto mi è piaciuto moltissimo. Un indovinato realismo il taglio, dettagliata la psicologia, indovinate le metafore. La storia trasmette buon gusto e intelligenza. Non sono convinto forse solo dal finale, tutto sommato un po' scontato. Mi sarebbe piaciuto leggere qualcosa di più esteso, con una storia che dalla virtualità sfocia nella realtà, con questa moglie sbagliata che incombe come un destino. Insomma, racconto che lascia vedere un bel talento letterario, però secondo me da sviluppare. Complimenti.

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Ospite Il solitario

@bwv582, innanzitutto buona domenica anche a te.

Che dire se non che dimostri sempre la capacità di cogliere quelle sfumature concettuali che mettono a nudo pregi e difetti di uno scritto, magari non evidenti e intuitivi, e arrivi persino a porti delle domande (cosa per nulla scontata e molto importante per chi scrive: i dubbi del lettore si trasferiscono all'autore in automatico, che inizia un percorso di autocritica di un certo peso).

 

9 ore fa, bwv582 ha scritto:

una domanda: mi sono chiesto se il "Nino" fosse lo stesso Nino di "avventure di Nino, la stazione" di qualche tempo fa anche se ho qualche dubbio. Nel senso che - ma scavo molto nella memoria - il Nino dell'altra volta lo immaginavo più o meno trentenne mentre qui ho idea di avere di fronte un Nino sugli -anta

Sì, è sempre lui.

La tua osservazione in effetti è più che legittima. In realtà questo è un capitolo che fa parte di un progetto più ampio, che vede per protagonista sempre lui, Nino. Anche se sono racconti autoconclusivi, il mio tentativo vorrebbe essere di dare un'evoluzione cronologica (e quindi anche di esperienza) al personaggio, la cui principale caratteristica è di essere un po' ingenuo. Ecco, questo brano non è il secondo in ordine cronologico (anche se è solo il secondo che pubblico: gli altri sono in perenne revisione perché non mi soddisfano ancora), ma il personaggio porta con sé varie novità che si troveranno nei racconti precedenti.

 

9 ore fa, bwv582 ha scritto:

perché non c'è convivenza ma, alla fine, solo chiacchiere ed è tutto bello, come un'immagine di un anello che è pur sempre un immagine. Pure io potrei inviare alla mia fidanzata l'immagine di uno yacht che non potrei permettermi neanche in tre vite, :asd:corredata di belle parole...

Eh, pur permeando il tutto di una certa ironia, ho provato a non lasciare da parte "i simboli" del mondo di oggi, che,  molto spesso, nei rapporti umani, sono virtuali come i rapporti stessi, ma di concreto non c'è nulla se non l'illusione.

Infatti

 

9 ore fa, bwv582 ha scritto:

ovvero la forza dell'illusione, dell'irreale

 

9 ore fa, bwv582 ha scritto:

forse un mondo troppo connesso può non essere meglio di un mondo senza connessioni... :umh:

 

 hai centrato due tra i punti fondamentali.

Ma la tua frase finale dimostra quanto tutto sia legittimamente opinabile.

Anche se è vero che un mondo connesso può portare fuori strada, nel caso specifico del racconto (che è una delle tante realtà possibili), Nino ha idealizzato l'amore perfetto, senza l'intralcio del rapporto fisico, illudendosi di riuscire a realizzarlo,  e seppure abbia fallito si ritrova ad affrontare una realtà che forse è peggio della disillusione virtuale stessa.

 

@bwv582, grazie mille del passaggio, del tempo speso a leggere e commentare, e del tuo punto di vista sempre interessante e mai banale.

:flower:

 

Modificato da Il solitario

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Ospite Il solitario

@Domenico S., grazie davvero per il commento oltremodo lusinghiero e per l'appunto sul finale. Sì, in effetti manca il colpo di scena, il tutto è molto 'telefonato' e in ottica di revisione un pensierino nel merito lo farò.

Tuttavia non sarà semplicissimo capire 'come', in quanto si tratta di una serie di racconti (Le avventure di Nino) che devo cercare di non compromettere nella prospettiva di uno sviluppo futuro.

 

Grazie ancora! :flower:

 

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Buongiorno @luca c. :)

 

È il racconto di una lunga e meticolosa riflessione. Nino vive una realtà che, pur sfuggendo l’immediatezza del  quotidiano, trova una precisa corposità: il mondo dell’uomo gira tutto attorno al fulcro del suo amore, Ilaria, il punto fermo che lo affranca e lo consola da tutto il resto, ma che, a un certo punto, vacilla e, di conseguenza, anche il resto crolla. Non c'è nulla di virtuale nei sentimenti di Nino e, a mio avviso, sei perfettamente riuscito a calare il protagonista (e anche il lettore) in quest’avventura che alterna, proprio come realmente succede alle persone innamorate, momenti di speranza e ottimismo a momenti di sfiducia e pessimismo.

Si sentono l’ironia della situazione, ma anche la perseveranza e poi la disillusione dell’uomo. Il passaggio che descrive le elucubrazioni matematiche di Nino è spassosissimo e mi complimento anche per l’idea dell’originale egatomacse che permette all'uomo di esplicitare i suoi sentimenti sovvertendo, però, i termini … dell’equazione: in questo modo non dovrà fare i conti con la propria coscienza (non canonicamente, almeno)  e potrà, comunque, verificare la “corrispondenza” che ne verrà dall’altra parte.

Per Nino è amore che cambia la vita, per Ilaria è diverso: lei non tacita le  profferte (otnat oma iT), elude (ellim eizarG)  e, in realtà, così facendo, illude.  

Una gran bella prova, Luca. Bravo. :flower:

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Ospite Il solitario

Oh, Pincoball, grazie del passaggio, molto molto gradito. :sss:

 

7 ore fa, Pincopalla ha scritto:

È il racconto di una lunga e meticolosa riflessione

Sì, per me non è stato facile: ho dovuto riflettere e riportare a galla antichi dolori (l'ultimo dei quali risale a ben diciassette anni fa...) e le 'paranoie' del caso :asd:

7 ore fa, Pincopalla ha scritto:

Non c'è nulla di virtuale nei sentimenti di Nino e, a mio avviso, sei perfettamente riuscito a calare

Verissimo, in tal senso il titolo potrebbe essere fuorviante.

In realtà mi manca l'esperienza diretta dell'innamoramento virtuale, ma prendendo spunto dai rapporti di amicizia, ho notato che non si differenziano molto da quelli 'reali', sia a livello di approccio mentale che di sentimento vero e proprio.

7 ore fa, Pincopalla ha scritto:

sentono l’ironia della situazione, ma anche la perseveranza e poi la disillusione dell’uomo. Il passaggio che descrive le elucubrazioni matematiche di Nino è spassosissimo

Infatti Nino è un po' de coccio: nonostante il rifiuto non molla, e proprio la parte dei calcoli, ma anche quella successiva, lo dimostra (ammetto che mi sono divertito un sacco a pensare e tirare giù quelle poche righe piene di no, no poco convinti, forse e mai): avere appena due possibilità su un milione avrebbe abbattuto chiunque, ma non Nino...

7 ore fa, Pincopalla ha scritto:

egatomacse che permette all'uomo di esplicitare i suoi sentimenti sovvertendo, però, i termini … dell’equazione: in questo modo non dovrà fare i conti con la propria coscienza (non canonicamente, almeno)  e potrà, comunque, verificare la “corrispondenza” che ne verrà dall’altra parte

Grazie, mi fa piacere che tu l'abbia trovato originale. Mi sono divertito un sacco anche qui come per la parte sui calcoli.

7 ore fa, Pincopalla ha scritto:

Una gran bella prova, Luca. Bravo

 

:flower: !eredner noub a e ,allapocniP ellim eizarG

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Caro @luca c. :) In primis, buon WDanniversario :flower:. Il mio modesto regalo è questo commento, che spero ti sia utile.

 

Il 23/7/2020 alle 21:51, luca c. ha scritto:

Forse il suo tirare in ballo mogli e mariti, voleva essere un modo educato per dire che quel sentimento che provava lui, lei non lo sentiva.

che quel sentimento, che provava lui, lei non lo sentiva (meglio l'inciso)

Il 23/7/2020 alle 21:51, luca c. ha scritto:

, non a caso c’aveva infilato in mezzo il discorso della friendzone: l'affetto amoroso a senso unico.

parola straniera va virgolettata o in corsivo.

Il 23/7/2020 alle 21:51, luca c. ha scritto:

Nino era quasi arrabbiato, eppure

virgola

Il 23/7/2020 alle 21:51, luca c. ha scritto:

pensando alla dolcezza di lei e alla semplicità che trasmetteva nell'affrontare ogni problema, tornò a respirare con calma. 

 

 Per non stare male lei, aveva lasciato che l'autoillusione crescesse in Nino fino al punto di non ritorno, passando la patata bollente della sofferenza a lui. Sempre che in realtà

fai un inciso: Sempre che, in realtà, 

Il 23/7/2020 alle 21:51, luca c. ha scritto:

quei patimenti riservati a Nino, Ilaria li avesse voluti posticipare fino al giorno ics, che ora era arrivato.
Tuttavia l'egoista poteva essere Nino, che per capire se il suo amore fosse corrisposto, aveva messo a repentaglio quell'amicizia che già, ora sentiva,

che già ora, sentiva, (lo spostamento di virgola dà un diverso "accento" al passaggio)

Il 23/7/2020 alle 21:51, luca c. ha scritto:

non sarebbe più stata la stessa, creando quindi un doppio dolore.
Una cosa però era certa; anche gli amori e le amicizie con le “a” maiuscole avevano in comune l’essere parassiti che si nutrivano della necessità impellente del singolo, infischiandosene di orchestrare simbiosi utili a soddisfare in simultanea due o più individui. 

ti suggerisco: orchestrare armoniose simbiosi di coppie.

 

Il 23/7/2020 alle 21:51, luca c. ha scritto:

E il sentirsi indiscreto di chi ci guarda, imbarazzato, ché sa che noi sappiamo che lui sa, e che vorrebbe trattarci e vederci come quelli di prima, ma non può più perché ora siamo irreversibilmente bandiera.

bella questa espressione: forse aggiungerei: quella bandiera.

Il 23/7/2020 alle 21:51, luca c. ha scritto:

 

Nino capì di non potere tornare indietro e che le cose si sarebbero potute riappianare solo se Ilaria avesse deciso a sua volta di diventare una bandiera con gli stessi segni

quella stessa bandiera

Il 23/7/2020 alle 21:51, luca c. ha scritto:

, e legata nella medesima posizione alla ringhiera del balcone di casa sua, a centinaia di chilometri di distanza.
Ma Ilaria era già bandiera, anche se con un drappo di colore ed emblema diversi: una rappresentazione di altra natura, ma che non eludeva la regola della trasparenza.
Ecco l'affinità che a Nino era sfuggita.
Lui e Ilaria erano due libri dalle trame e dai significati dissimili.
Però entrambi erano libri aperti, che avevano concesso l’uno all’altro il privilegio di conoscerne i contenuti nascosti,

meglio i due punti, che anticipano una spiegazione

Il 23/7/2020 alle 21:51, luca c. ha scritto:

bastava mettersi a leggere, e aspettare che ciò che era ancora incompiuto venisse scritto nelle pagine intonse del futuro.
La storia fino ad allora era perciò immutabile, non suscettibile di correzioni, al limite la si poteva rendere più chiara, ma non addolcirla.

ma non cambiarla (ritengo sia più importante del non addolcire il non poter cambiare la storia, che sia più efficace per il senso che ha).

Il 23/7/2020 alle 21:51, luca c. ha scritto:

Nino raccolse il foglio accartocciato che giaceva ancora alle sue spalle e lo mise sul fornello. Lo accese da un lembo e mentre bruciava lo buttò dalla finestra, nel vento.
Tornò al computer

virgola

Il 23/7/2020 alle 21:51, luca c. ha scritto:

deciso a scrivere a Ilaria.
La tentazione di dirle finalmente quelle tre parole nel verso giusto, e non capovolte, era tanta. Ma desistette e, preso da un fuoco sconosciuto, iniziò a battere veloce sulla tastiera:
La fiammella azzurra era regolata al massimo, e già dopo un paio di minuti la caffettiera fremeva e gorgogliava, sprigionando l’aroma del caffè per tutta la stanza.

«Nino! Quando ti staccherai da quella diavoleria? Buddy deve uscire a fare i bisogni.»

 

Un gran bel finale, complimenti Luca! Aver deciso di trascrivere ogni sua azione e reazione dal momento del ricevimento del no, ed ogni suo ricordo della loro relazione virtuale. 

Mandare a lei una storia vera, la sua, e attendersi in risposta un bello e amoroso  commento! :hug:

Per quanto concerne il racconto, la tua idea della scrittura al contrario mi ha fatto venire in mente un mio racconto (comico) sul rapporto di lavoro tra due colleghi, dove lui, libero, faceva il filo a lei, sposata. Anch'io facevo giocare lui con le parole. Però l'ufficio era reale, non virtuale.

Col tuo racconto, tocchi il tema dell'evasione sentimentale che viene spesso praticata da chi ha poco o nulla o brutto (come in questo caso) contraccambio emotivo e amoroso nella

vita privata. Avere questa evasione nel virtuale ha il vantaggio di potere annullare, nel mero scambio epistolare, qualunque difetto che verrebbe fuori in incontri frequenti nel mondo reale.

Detto questo, Nino vede in Ilaria la donna ideale, che lo capisce. In realtà, ci ha visto qualcuno che gli scrive delle cose sempre indovinate per lui e non conosce chi ci sia dietro il video.

Comunque, questa infatuazione è ben narrata, anche se non ha colpi di scena o frasi ad effetto, salvo il finale, come detto.Lo stile è corretto e lineare.

Un appunto, a parte le note di cui sopra, te lo devo fare a proposito del titolo.

Le avventure di Nino. Amore virtuale.

Non capisco l'uso di due frasi. Ti suggerirei:

Le avventure di Nino: amore virtuale.

Analogamente, ti suggerirei la correzione nell'altro tuo racconto sulle avventure di Nino alla stazione.

E ancora, per aiutarti, ti suggerisco che, se il tuo Nino lo vai facendo protagonista di vari episodi, ecco, dovresti dargli una caratteristica singolare, che lo rappresenti al lettore, come

l'impermeabile e "Ah... un'ultima cosa" del tenente Colombo, per capirci. 

 

Ciao, Luca, e grazie di esserci qui al WD! :grazie:

 

 

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Ospite Il solitario
4 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

In primis, buon WDanniversario :flower:. Il mio modesto regalo è questo commento, che spero ti sia utile

@Poeta Zaza ciao! :flower: 

Super regalo, altro che umile :D

 

Trovo molto azzeccate tutte le modifiche di punteggiatura che danno più equilibrio ai periodi, e mi piace anche questo

4 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

suggerisco: orchestrare armoniose simbiosi di coppie.

che risulta meno macchinoso, 

e questo

4 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:
Quota

Ilaria avesse deciso a sua volta di diventare una bandiera con gli stessi segni

quella stessa bandiera

 

 Sugli altri punti 'quotati' non saprei:

4 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:
Quota

ora siamo irreversibilmente bandiera.

bella questa espressione: forse aggiungerei: quella bandiera

Non è male, ma ho indicato 'bandiera' in senso generale perché, volendo enfatizzare a livello concettuale, è ciò che ci rende 'nudi' nei nostri segni interiori, a prescindere da quali essi siano.

4 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:
Quota

La storia fino ad allora era perciò immutabile, non suscettibile di correzioni, al limite la si poteva rendere più chiara, ma non addolcirla.

ma non cambiarla (ritengo sia più importante del non addolcire

Il tuo appunto è legittimo, ma ho optato per addolcire in quanto il concetto di invariabilità l'avevo già espresso due volte nella stessa frase. Può darsi che a ribadirlo una terza volta risulti più incisivo, però.

 

4 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

gran bel finale, complimenti Luca

Mi fa piacere che ti sia piaciuto.

A dire il vero ho scritto un po' di racconti che ripropongono l'incipit nel finale, alcuni pubblicati sul forum, perchè sono attratto dall'idea della circolarità del tempo e degli eventi: l'unica difficoltà sta nel riuscirgli a dare un senso di compiutezza, ma dilatata.

 

5 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

un mio racconto (comico) sul rapporto di lavoro tra due colleghi, dove lui, libero, faceva il filo a lei, sposata. Anch

L'hai pubblicato sul forum?

 

5 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Avere questa evasione nel virtuale ha il vantaggio di potere annullare, nel mero scambio epistolare, qualunque difetto che verrebbe fuori in incontri frequenti nel mondo reale

Credo anch'io. Nel mondo 'reale' si deve sottostare alla legge di gravità, e le cose hanno un peso notevole.

5 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Nino lo vai facendo protagonista di vari episodi, ecco, dovresti dargli una caratteristica singolare, che lo rappresenti al lettore, come

l'impermeabile e "Ah... un'ultima cosa" del tenente Colombo, per capirci. 

 

Perfetto, Zaza, è una questione a cui avevo pensato e che dovrò mettere in pratica. Inizialmente l'intento era di tenere come segno distintivo solo una caratterizzazione psicologica specifica, ma aggiungere anche un dettaglio esteriore, che sia comunque 'originale' ed evocativo, mi intriga.

 

5 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Ciao, Luca, e grazie di esserci qui al WD

Questa è una dedica 'forte'... per la quale uso un'emoticons che mai prima: :rosa:

 

Grazie a te, di tutto. 

A presto!

(Ho finito le parole...)

 

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Ciao, @luca c.

Questo non sarà un commento serio, tanto mica mi serve per pubblicare quindi, chissenefrega, considerazioni in libertà.

Ricordo un altro racconto con protagonista Nino, personaggio che trovo delizioso (credo che nell'altro racconto Nino fosse sensibilmente più giovane, ma evidentemente invecchiare non lo ha cambiato). Mi sembra un tipo sveglio, ma sempre un passo indietro alla concretezza di quello che succede, sempre straniato, come se vivesse in un mondo tutto suo, apparentemente uguale al nostro, ma in realtà strano e difficile da maneggiare. Qui il finale circolare amplifica questa impressione (che però magari è tutta nella mia testa: in caso, non farci caso). 

Uno come Nino, quindi, non mi sorprende che si ritrovi straziato da un grande dolore da nulla com'è un amore virtuale non corrisposto. Che poi, andiamo, un amore virtuale che decide di rimanere tale è un'aspirazione da adolescente in un uomo che immagino adulto da un pezzo. Un uomo adulto che dovrebbe avere ormai imparato che i sentimenti dietro gli schermi sono potenti e perfetti proprio perché irreali e che la vita è un'altra cosa. Lui vorrebbe tirare avanti così, con una moglie insopportabile in casa e il fantasma di una fidanzata nel cuore e sulle dita. 

Trovo le dinamiche del racconto non solo credibili, ma anche mostrate con limpida precisione. Devo farti i complimenti per questo, davvero, un sacco di complimenti. E sono indecisa tra la tenerezza e il desiderio di dare a Nino una bella scrollata. 

L'unica cosa che non mi convince del tutto è il personaggio di Maria, mi sembra uno stereotipo della moglie-strega. Non fraintendermi, anche se non sono la persona più adatta a giudicare (non ho mai avuto una moglie), immagino che donne simili esistano. Ma non capisco come possa Nino (ingenuo e malinconico romantico) averla sposata e come lei abbia potuto sposare lui - se non sotto l'effetto di una sbornia colossale. Prenderei un considerazione la possibilità di rendere Maria un po' più tridimensionale (non simpatica, non un personaggio con cui empatizzare, ma solo qualcosa di più che una macchietta).

Mi piacciono i grandi dolori da nulla che spesso sono dolori che scegliamo per noi da soli, mi piacciono perché mi ricordano che esistono grandi dolori veri: con i primi possiamo baloccarci per dimenticare i secondi. Quindi ho letto con gran piacere, spero ci sarà un seguito.

:sss:

 

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Ospite Il solitario

Hola, @mercy:D

 

Il 4/8/2020 alle 09:43, mercy ha scritto:

Ricordo un altro racconto con protagonista Nino, personaggio che trovo delizioso 

Se sei sincera è un punto di vista che non può che farmi piacere.

Quindi mi sbilancio su un "grazie" :asd:

 

Il 4/8/2020 alle 09:43, mercy ha scritto:

Mi sembra un tipo sveglio, ma sempre un passo indietro alla concretezza di quello che succede, sempre straniato, come se vivesse in un mondo tutto suo, apparentemente uguale al nostro, ma in realtà strano e difficile da maneggiare. Qui il finale circolare amplifica questa impressione (che però magari è tutta nella mia testa: in caso, non farci caso). 

No no, non è una tua impressione, anzi, hai analizzato perfettamente ciò che speravo di trasmettere.

In realtà questo straniamento, questa dimensione sua un po' annebbiata, non vuole essere sinonimo di distacco dalla realtà (che essa sia virtuale, come in questo caso, o meno), bensì è la troppa sensibilità con cui il presonaggio entra nelle cose del mondo a renderlo 'diverso', quasi vivesse in una bolla  dentro la quale assiste all'evolversi delle situazioni, che lo attraggono e che attraversa e percepisce appieno, ma da cui tuttavia ne esce senza veri cambiamenti; il finale circolare, come giustamente hai fatto notare, voleva dare questa idea.

Diciamo che è un personaggio perennemente adolescente, sensibile (quindi, sì, sveglio) tradito dalla propria ingenuità di sognatore, di idealizzatore. In questo senso è davvero un passo indietro alla concretezza, pur vivendoci dentro.

 

Il 4/8/2020 alle 09:43, mercy ha scritto:

Ma non capisco come possa Nino (ingenuo e malinconico romantico) averla sposata e come lei abbia potuto sposare lui - se non sotto l'effetto di una sbornia colossale.

Dici? Invece io credo che coppie così ce ne siano tantissime. Sono i classici opposti che si attraggono, e che inizialmente vivono quelle differenze spiccate con curiosità e mistero, la voglia e il fascino di scoprire mondi nuovi. Che poi col passare del tempo,  l'entusiasmo iniziale, l'avere svelato tutto il proprio patrimonio umano all'altro, si tramutino in incompatibilità,  è quasi scontato, ma non strano, anzi...

Il 4/8/2020 alle 09:43, mercy ha scritto:

Quindi ho letto con gran piacere, spero ci sarà un seguito.

Quando avrò finito con revisioni e riscritture varie, pubblicherò senz'altro.

 

Grazie mille, @mercy, alla prossima! :flower:

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Il 23/7/2020 alle 21:51, Ospite Il solitario ha scritto:

La fiammella azzurra era regolata al massimo, e già dopo un paio di minuti la caffettiera fremeva e gorgogliava, sprigionando l'aroma del caffè per tutta la stanza.

 

Non credo ti serva.

 

Il 23/7/2020 alle 21:51, Ospite Il solitario ha scritto:


Nino si staccò dal computer proprio nel momento in cui la casella delle notifiche segnalava un messaggio.
“È Ilaria, mi ha risposto” pensò mentre andava a chiudere il gas.
La sera prima le aveva inviato due mail, corredate ognuna di una foto. 

 

Cambierei il termine "corredate" ;) 

 

Il 23/7/2020 alle 21:51, Ospite Il solitario ha scritto:


Nella prima c'era l'immagine di un pacco regalo seguita da quattro parole che lui aveva tirato giù:

Se ti va di aprirlo guarda l’altra mail.

Nella seconda mail, quella di un anello prezioso che in calce riportava la domanda:

Vuoi essere la mia fidanzata virtuale?, e a seguito la precisazione: Ma non sto cercando cose ‘strane’, lo sai.

Carino! ;) 

Il 23/7/2020 alle 21:51, Ospite Il solitario ha scritto:


Mentre ripassava a mente ciò che aveva scritto, Nino sentì sciabattare per il corridoio.

Perché non "ripensava"? Mentre... a mente suona cacofonico.

 

Il 23/7/2020 alle 21:51, Ospite Il solitario ha scritto:


Era la moglie, Maria, che per il momento non lo aveva ancora strigliato; Nino, nonostante arrivasse a casa dopo otto ore di lavoro sfiancante, trovava a stento una mezz'ora per farsi la doccia e cambiarsi, poi doveva portare il cane a spasso, sovente prepararsi la cena, a volte stendere il bucato, e in ogni caso prestare attenzione a non dimenticare un pezzetto di carta sul tavolo o lasciare socchiusa l'anta di un armadio.

Fisime da coppia! :D

 

Il 23/7/2020 alle 21:51, Ospite Il solitario ha scritto:

Le conseguenze di un errore sfociavano nelle grida di Maria, a cui Nino rispondeva con sonori: Non rompere!

Appunto! xD

Il 23/7/2020 alle 21:51, Ospite Il solitario ha scritto:


Il loro rapporto era ormai rinchiuso tra le cinta di un’arena straripante di ingiurie e accuse; i fasti amorosi appartenevano al passato e sembrava difficile poterli anche solo rievocare nella memoria.
Con Ilaria invece era diverso.

Si erano conosciuti su internet e tra loro si era sviluppato un rapporto di rara amicizia, nel cui ambito condividevano confidenze e interessi comuni.

Io farei così, ma vedi tu. Molto dipende dal gusto personale. Anche perché specifichi più sotto il tipo di rapporto.

 

Il 23/7/2020 alle 21:51, Ospite Il solitario ha scritto:

Con la tazza del caffè in mano, andò a sedersi di fronte al computer e aprì la mail:
 

 

Il 23/7/2020 alle 21:51, Ospite Il solitario ha scritto:

Nino l'aveva sentito spesso quel termine, ma non era certo di conoscerne il significato, dunque si mise subito a pestare le dita sulla tastiera:

 

Non so, secondo me pesta i tasti, non le dita. :) 

Il 23/7/2020 alle 21:51, Ospite Il solitario ha scritto:

 


F R I E N D Z O N E:
Nella cultura di massa, il termine descrive la situazione in cui uno dei due componenti di una relazione di amicizia ambirebbe, non corrisposto, a trasformarla in una relazione romantica.

xD

 

Il 23/7/2020 alle 21:51, Ospite Il solitario ha scritto:


Certo, non si sarebbe aspettato un sì, ma neppure un no; in realtà sperava in un ni che non era un canonico forse, ma piuttosto un magari in futuro

Mi hai fatto ridere tanto. :) 

 

Il 23/7/2020 alle 21:51, Ospite Il solitario ha scritto:


Nel rapporto con Ilaria un no era una triste novità, però a un mai o a un moto di basso orgoglio di lei non credeva. 
Prese a immaginarla sorridente, mentre con il dito gli faceva segno di diniego. Poi il sorriso le si afflosciava in un'espressione triste, ma l'indice continuava a ondeggiare maldestro contro la sua volontà.
Nino pensò di calcolare, in base alle proprie esperienze di cacciatore e di preda, quante possibilità un no avesse di tramutarsi in un forse, e quante il forse di diventare un . Dato che per lui i no erano sempre rimasti tali, sia in entrata che in uscita, si sforzò di scavare nel proprio passato per riportare alla luce quei no poco convinti e farli diventare i forse utili ai suoi calcoli. 
Eppure non bastava. Per rendere più affidabile tale metodo, doveva anche attribuire una grandezza ai forse, che, mai espliciti, si misuravano nel grado di incertezza (se ci fosse stata) di un no poco convinto.
Il tutto era complicato dalla volontà di Nino nell’esprimere la statistica in millesimi. :asd: (da adesso in poi, non mi fa più andare a capo. Scusa, continuo nel testo.)

«Nino! Questa casa non è una discarica, sono stufa! Vedi di raccogliere la carta, e in fretta… intesi?» Maria era dietro il marito.
«Forse. Cioè, no!» rispose Nino senza avere nemmeno ascoltato una parola. si capisce che è la moglie. :) 
Cercò di riprendere il filo; se la matematica non era dalla sua, forse la filosofia poteva venirgli in soccorso, visto che un no e un mai (che in effetti era ancora solo supposizione) avevano connotazioni morali di valore diverso.
Che Ilaria fosse stata presa alla sprovvista era da escludere. 
Da quando l'amore lo aveva soggiogato, le si era dichiarato poco alla volta e sempre in maniera sobria, mal dissimulando l'importanza e l'esistenza stessa del sentimento.
Ti amo non gliel'aveva ancora detto, non esplicitamente, ma parecchie volte le aveva scritto: otnat oma iT, al contrario. In quel modo si liberava dalla responsabilità di ciò che voleva esprimere e al contempo il messaggio implicito era: “Se vuoi capire capisci, ma io non ho detto ‘proprio’ quella cosa là, anzi, capovolta è addirittura illeggibile”.   Io taglierei tutto. ;) 
Il suo non dire era sempre stato un dire a tutti gli effetti, con l'aggravante dolosa e tendenziosa dell'enigmistica.
E le risposte di Ilaria arrivavano puntuali, segno che, secondo lui, non si sottraeva del tutto alla faccenda: eizarG rispondeva ogni volta, aggiungendo eccezionalmente un ellim.
Non era il massimo; per Nino un oi’hcnA avrebbe suonato molto meglio.
Ma l'idea che un ellim eizarG fosse sinonimo di ongos rep ehcnaen oI non lo aveva mai sfiorato prima. :asd:



Eppure in tutto ciò non c'era un pizzico di egoismo? Per non stare male lei, aveva lasciato che l'autoillusione metterei solo "illusione", poi lo dici che è di Nino crescesse in Nino fino al punto di non ritorno, passando la patata bollente della sofferenza a lui. Sempre che in realtà quei patimenti riservati a Nino, Ilaria li avesse voluti posticipare fino al giorno ics, qui ho letto a al contrario e non capivo :facepalm: :asd:che ora era arrivato.
Tuttavia l'egoista poteva essere Nino, che per capire se il suo amore fosse corrisposto, aveva messo a repentaglio quell'amicizia che già, ora sentiva, non sarebbe più stata la stessa, creando quindi un doppio dolore.

Ogni evento ci cambia. Figuriamoci quando ci si mette a nudo mostrando agli altri le nostre viscere
Si rimane con la sensazione di essere visti per sempre in quel modo, senza più protezioni e segreti, come una bandiera che sventola sulla terrazza di casa nostra ed esibisce i propri intimi simboli al mondo.
E il sentirsi indiscreto di chi ci guarda, imbarazzato, ché sa che noi sappiamo che lui sa, e che vorrebbe trattarci e vederci come quelli di prima, ma non può più perché ora siamo irreversibilmente bandiera.  
questa mi sembra un'incursione della voce narrante. E io la taglierei! Certo, nel caso devi inserire qualcosa che ricrei l'immagine della bandiera.
Nino capì di non potere tornare indietro e che le cose si sarebbero potute riappianare solo se Ilaria avesse deciso a sua volta di diventare una bandiera con gli stessi segni, e legata nella medesima posizione alla ringhiera del balcone di casa sua, a centinaia di chilometri di distanza.
Ma Ilaria era già bandiera, anche se con un drappo di colore ed emblema diversi: una rappresentazione di altra natura, ma che non eludeva la regola della trasparenza.
Ecco l'affinità che a Nino era sfuggita.
Lui e Ilaria erano due libri dalle trame e dai significati dissimili.
Però entrambi erano libri aperti, che avevano concesso l’uno all’altro il privilegio di conoscerne i contenuti nascosti, bastava mettersi a leggere, e aspettare che ciò che era ancora incompiuto venisse scritto nelle pagine intonse del futuro.
La storia fino ad allora era perciò immutabile, non suscettibile di correzioni, al limite la si poteva rendere più chiara, ma non addolcirla.
Nino raccolse il foglio accartocciato che giaceva ancora alle sue spalle e lo mise sul fornello. Lo accese da un lembo e mentre bruciava lo buttò dalla finestra, nel vento.
Tornò al computer deciso a scrivere a Ilaria.
La tentazione di dirle finalmente quelle tre parole nel verso giusto, e non capovolte, era tanta. Ma desistette e, preso da un fuoco sconosciuto, iniziò a battere veloce sulla tastiera:
La fiammella azzurra era regolata al massimo, e già dopo un paio di minuti la caffettiera fremeva e gorgogliava, sprigionando l’aroma del caffè per tutta la stanza.

 

«Nino! Quando ti staccherai da quella diavoleria? Buddy deve uscire a fare i bisogni

Ciao @ospite solitario, ho capito solo ora chi sei. :o

Non mi leggerai, visto che hai cancellato l'account. Anche quello ho visto ora. Magari in un rientro da Ospite.

Mi è piaciuta l'ostinazione di Nino e la sua sofferenza per questo rifiuto, a volte ci si ripara in relazioni virtuali, amicali o no, anche perché rimangono lontane da una realtà problematica e appaiono idilliache. Soprattutto se un matrimonio non funziona, diventano una compagnia mentale che ci riempie e rafforza l'autostima. E poi, una fidanzata virtuale non rompe mica come la moglie a casa! Ecco, a proposito di moglie... la renderei meno marginale e più personaggio.

 

Va bene, avevo finito di commentare quando mi sono accorta che eri tu, e il commento te lo lascio e lo uso per postare.

:sss:

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