Io credo che l'anima di questo racconto, il suo centro silenzioso abiti nella scena in cui il protagonista estrae dal portafoglio una foto in cui appaiono un bambino tenuto per mano dalla madre. Io penso che in quell'attimo l'uomo sia stato abitato da una fitta di estraneità. In un attimo la sua vita gli è apparsa come la vita di un estraneo, perché nel tempo trascorso non ha abitato il suo destino. La sua vita ha camminato nel tempo senza aver toccato quell'intimità che solo un destino vero gli avrebbe consentito di assaporare. In un attimo comprende di aver tradito la sua strada, di aver vissuto la vita di un estraneo.  e in qualche modo il suo tentativo di fuga finale è solo un modo per guadagnare quella morte che già il sentimento di profonda estraneità gli aveva fatto assaporare. La tua prosa è stata perfetta per questo tipo di racconto. La sua essenzialità ha scortato con maestria l'incontro del protagonista con l'estraneità della sua vita. Ma l'essenzialità della scrittura ha evidenziato @Massimiliano Marconi silenziosamente anche un altro aspetto importante e tragico del racconto. Un uomo appare nel mondo solo una volta. Ha solo un destino possibile per incontrare la sua vera intimità e sbaglia la prova e questo dramma affonda nel nulla scortato dall'indifferenza più totale degli esseri e delle cose, del cielo e della terra.