Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Gianfranco P

Dilettante

Post raccomandati

Chiedo scusa ai poeti laureati
che sanno trarre effetti sorprendenti
dai più vari accidenti,
evitando le rime e gli altri arnesi
(o piazzandole in posti defilati)
per non parer pedanti
ma offrire spunti sempre affascinanti
ai lettori cortesi

 

Io che non sono tale
un po' li invidio e, credo, faccio male;
il fatto è che sono un dilettante,
mal corrisposto amante
di donna Poesia, del suo mistero;
al massimo ho l'orecchio musicale,
per questo mi commuovo per davvero
quando colgo nel vento
un debole lamento,
quando di là del mare
sento l'onda arrivare,
l'eco di voci umane
fievoli, eppure chiare
vicine, eppur lontane
che chiedono amicizia e comprensione

 

Allora si risveglia la passione
brucia, ribolle, e sale fino al cielo
senza bisogno di rime o di figure
retoriche per dire l'emozione
del poeta, benché sia dilettante
(o chissà se è poeta per davvero
in quell'istante che lo trasfigura)
tutte le volte che gli torna in mente
d'essere parte dell'umana gente,
d'essere foglia tremula e stupita
sopra l'albero immenso della vita.
 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Complimenti! 

Un'umilissima impressione:

Bel ritmo (l'orecchio musicale si vede/sente?).

Ironica, ma allo stesso tempo capace di trasmettere il piacere associato alla poesia.

A me ha toccato queste corde. :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 20/7/2020 alle 19:43, GP300720 ha scritto:

Chiedo scusa ai poeti laureati
che sanno trarre effetti sorprendenti
dai più vari accidenti,
evitando le rime e gli altri arnesi
(o piazzandole in posti defilati)
per non parer pedanti
ma offrire spunti sempre affascinanti
ai lettori cortesi

Ciao @GP300720, eccoci nuovamente a ragionare di poeti e poesia :D

 

Anche questa tua prima strofa è garbatamente ironica, partendo dai "poeti laureati" che sono simili a quellii dei Limoni di Montale, ma più "moderni" e creativi nella loro ricerca dello stupore del lettore, schivando però i metodi classivi (le rime e gli altri arnesi)

Se Montale contrapponeva la sua ricerca di immagini più semplici e quotidiane alla ricerca del classico e prezioso, qui avverto forte la contrapposizione tra l'artefatto e l'emozione meno "pirotecnica" ma più sentita e presumibilmente più sincera (che è rapperesentata nella seconda strofa). E questo per comunicare veramente, per fare da ponte tra chi scrive e chi legge in modo meno costruito e altisonante, mettendo quindi da parte ogni tipo di corona d'alloro (sia nel senso classico, che nel senso di ricerca della novità).

 

Bello, e secondo me coerente col senso della poesia, il passaggio al ritmo più libero (con meno rime e più assonanze) nell'ultima strofa, che descrive l'esplosione dell'emozione: mi sono permessa di indicare alcuni passaggi che, nella lettura a voce alta, mi parevano un po' rallentati rispetto al ritmo generale della strofa; molto bella la quartina finale!

Il 20/7/2020 alle 19:43, GP300720 ha scritto:

Allora si risveglia la passione
brucia, ribolle, e sale fino al cielo
senza bisogno di rime o di retorica

di figureretoriche per dire l'emozione
del poeta, benché sia dilettante
( chissà se  è   o poeta per lo è davvero
in quell'istante che lo trasfigura?)
tutte le volte che gli torna in mente
d'essere parte dell'umana gente,
d'essere foglia tremula e stupita
sopra l'albero immenso della vita.

Io sono d'accordo con te: sono per una poesia  che sia il meno rigida e costruita possibile, per comunicare con il lettore in modo diretto, spontaneo, senza troppi filtri (con o senza rime, forse non è nemmeno troppo importante, purché le rime non siano troppo invadenti o monopolizzino la poesia).

A rileggerci qui in poesia, quindi, ciao! :)

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@GP300720 salve

Il 20/7/2020 alle 19:43, GP300720 ha scritto:

al massimo ho l'orecchio musicale,

... e dici niente!

 

Il 20/7/2020 alle 19:43, GP300720 ha scritto:

per questo mi commuovo per davvero
quando colgo nel vento
un debole lamento,
quando di là del mare
sento l'onda arrivare,
l'eco di voci umane

appunto, mica hai solo l'orecchio musicale!

Ci vuole una bella sensibilità per "sentire" certe cose e solo i poeti ce l'hanno.

 

Il 20/7/2020 alle 19:43, GP300720 ha scritto:

in quell'istante che lo trasfigura

Non ti resta che dare la Tesi di Laurea :) 

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 23/8/2020 alle 22:25, (Irene70) ha scritto:

Bello, e secondo me coerente col senso della poesia, il passaggio al ritmo più libero (con meno rime e più assonanze) nell'ultima strofa, che descrive l'esplosione dell'emozione: mi sono permessa di indicare alcuni passaggi che, nella lettura a voce alta, mi parevano un po' rallentati rispetto al ritmo generale della strofa

Ciao @@(Irene70) e grazie per il passaggio!

Anche tu hai un buon orecchio, si vede, perché hai individuato immediatamente il punto in cui la forma metrica per così dire si scompone, perché il poeta è tanto preso dall'emozione che non riesce più a stare attento agli accenti, alle sillabe e alle rime, e allora sbaglia (

Il 20/7/2020 alle 19:43, GP300720 ha scritto:

senza bisogno di rime o di figure

è chiaramente di 12 sillabe), ma va bene così, perché quello che conta in una poesia è l'emozione che riesce a suscitare e a trasmettere. 

Non mi dici nulla della parte centrale 

Il 20/7/2020 alle 19:43, GP300720 ha scritto:

quando colgo nel vento
un debole lamento,
quando di là del mare
sento l'onda arrivare,
l'eco di voci umane
fievoli, eppure chiare
vicine, eppur lontane

e però per default mi lusingo di immaginare che ti sia piaciuta anche quella...

Grazie, e a rilleggerci!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 20/7/2020 alle 19:43, Gianfranco P ha scritto:

quando colgo nel vento
un debole lamento,
quando di là del mare
sento l'onda arrivare,

@Gianfranco P  L’amore per la Poesia è un sentimento che arriva dritto al cuore di chi legge questi versi. Non si può fare ameno di percepirlo.  Dilettante o meno quello che importa è la capacità di trasmettere emozioni e tu questo dono ce l’hai.

Non affannarti a cercare le rime. Le rime troppo cercate sono “gabbie” a meno di non essere davvero baciatI dalla Musa.

Il 20/7/2020 alle 19:43, Gianfranco P ha scritto:

Io che non sono tale
un po' li invidio e, credo, faccio male;

Lo dici pure tu, fai male a invidiarli.  Non ne hai bisogno!
 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 20/7/2020 alle 19:43, Gianfranco P ha scritto:

Chiedo scusa ai poeti laureati
che sanno trarre effetti sorprendenti
dai più vari accidenti,
evitando le rime e gli altri arnesi
(o piazzandole in posti defilati)
per non parer pedanti
ma offrire spunti sempre affascinanti
ai lettori cortesi

 

Ciao Gianfranco. Con piacere esprimo un "giudizio" su questo tuo simpatico componimento. Prima strofa. Simpatico l'utilizzo dei vari strumenti retorici (e metrici) per enfatizzare il fatto che la poesia la si può trovare in qualsiasi "metrica", anche se essa può apparire ai "poeti laureati" vetusta, anacronistica. Paradossalmente, i versi sono estremamente fluidi, chiari, semplici, senza l'utilizzo di termini eccessivamente ricercati e altezzosi. Unica nota stonata, dal mio punto di vista, è la rima "sorprendenti-accidenti". Stranamente, però, questa stonatura dà maggior carica "canzonatoria" al tutto: non ne so il perché. 

Il 20/7/2020 alle 19:43, Gianfranco P ha scritto:

Io che non sono tale
un po' li invidio e, credo, faccio male;
il fatto è che sono un dilettante,
mal corrisposto amante
di donna Poesia, del suo mistero;
al massimo ho l'orecchio musicale,
per questo mi commuovo per davvero
quando colgo nel vento
un debole lamento,
quando di là del mare
sento l'onda arrivare,
l'eco di voci umane
fievoli, eppure chiare
vicine, eppur lontane
che chiedono amicizia e comprensione

 

Questa, secondo me, la strofa meno efficace. Ci sono troppe rime forzare che, al contrario della rima "stonata" della strofa precedente, vengono a noia. L'idea di fondo è sempre piacevole ma viene snocciolata in un vittimismo pietistico che non risulta coerente con una "overture" di grande valore. Le rima "mare-arrivare", "vento-lamento", strozzano, soffocano la sinfonia. A livello contenutistico, sebbene sia condivisibile, non apprezzo "l'inquadratura" per le ragioni che ti ho prima elencato. Anziché una stilettata di ironia feroce, è stato uno schiaffo con una foglia. 

 

Il 20/7/2020 alle 19:43, Gianfranco P ha scritto:

Allora si risveglia la passione
brucia, ribolle, e sale fino al cielo
senza bisogno di rime o di figure
retoriche per dire l'emozione
del poeta, benché sia dilettante
(o chissà se è poeta per davvero
in quell'istante che lo trasfigura)
tutte le volte che gli torna in mente
d'essere parte dell'umana gente,
d'essere foglia tremula e stupita
sopra l'albero immenso della vita.

 

In questa terza strofa, invece, si apre un nuovo spiraglio con molti lati oscuri. La "furia poetica" rompe (o dovrebbe rompere) qualsiasi paradigma stilistico e, a mio avviso, è incoerente con quella magnifica e musicale overture dove prendevi in giro "i poeti laureati". Anche qui, la rima "stupita-vita" risulta forzata. "Umana gente" un anacronismo non necessario (l'eco dell'antica e nobile poesia italiana è chiaro e voluto, ma dal mio punto di vista incoerente). Bella l'immagine della foglia. In conclusione, credo il tuo componimento sia partito come una Ferrari che poi, malauguratamente, è uscita fuori pista (ultimamente ci ha, inoltre, abituato a ciò). La tua abilità tecnica è innegabile ma, a mio avviso, andrebbe revisionata per apportare coerenza a tutto il componimento. Il dr.Cialdini afferma che la "coerenza" è una delle 7 armi della persuasione, e la poesia è soprattutto persuasione estetica. A presto. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Dunque @Stefano Verrengia ,

la poesia voleva essere una risposta alla mia precedente "Ora che (fine ha fatto la poesia)"; come del resto avevo avvertito i lettori che erano rimasti perplessi anche da quella. 

Voleva dire, più o meno, "so che non so scrivere poesie di quelle che vanno di moda oggigiorno; mi arrangio (sono un dilettante); però quando provo dei sentimenti cerco di esprimerli lo stesso, a mio modo". L'uso delle rime e dei ritmi, in effetti, è superato: perché basta definirle "forzate" per distruggerle; e allora, tanto meglio non metterle. Ma allora, io non capisco come ne possa venire fuori una poesia; ed è un limite mio che riconosco (realisticamente, se vuoi; se poi lo vuoi chiamare "vittimisticamente", sarà vero anche quello). 

Intanto non capisco cosa intendi per rima "forzata". Per me può essere soltanto una rima che, non aggiungendo significato, è lì solo per fare rima. Ma le mie aggiungono sempre un elemento di significato. Secondo, per me il concetto di dilettante non è negativo ma rappresenta l'unico approccio possibile (moderno...?) alla realtà. Vedi ad esempio il libro "L'imbecillità è una cosa seria" di M. Ferraris (se ti interessa la filosofia). Di "versi forzati" in effetti ce n'è uno:

Il 20/7/2020 alle 19:43, Gianfranco P ha scritto:

vicine, eppur lontane

perché voleva essere "vicine, seppur lontane" che però era un ottonario; e sto ancora cercando la soluzione (forse la troverò).

Nella parte centrale io ammetto la mia "strutturale insufficienza" di fronte alla realtà, perché benché di fronte al problema dei migranti (ebbene sì; non mi è ancora capitato che un commentatore abbia detto chiaramente questa cosa) io mi sforzi di avere un approccio razionale (occorre una politica, non una reazione emotiva), pure sono turbato e commosso da questa situazione; e non posso fare finta che non sia così. In realtà la parte centrale sì che voleva essere provocatoria (non l'iniziale). La sequenza dei settenari tutti uguali, con rime quasi tutte in "a", voleva dare un senso di desolazione, insufficienza, debolezza, però allo stesso tempo di "consonanza". Certamente il tema era facile e abusato; però secondo me non è un problema della poesia, se la verità (come dice un passo di Giordano Bruno) è quella cosa che "né per violenza si toglie, né per antichità si corrompe, né per essere nascosta si sminuisce, né per essere comunicata si disperde: perché nessun senso la confonde, nessun tempo la invecchia, nessun luogo la nasconde, di notte non si interrompe, la tenebra non la vela"; e, aggiungo io (ma è implicito in Bruno), con l'uso non si consuma. 

Il 18/10/2020 alle 14:54, Stefano Verrengia ha scritto:

La "furia poetica"

in questa poesia non ci voleva essere e quasi mai la utilizzo (non mi è consona). Parlavo semplicemente di 

Il 18/10/2020 alle 14:54, Stefano Verrengia ha scritto:

emozione

 Caso mai proverò a scrivere una poesia "con furia". Se mi capitasse di averla. Non capisco bene perché tu definisca

Il 18/10/2020 alle 14:54, Stefano Verrengia ha scritto:

"Umana gente" un anacronismo non necessario

non è perché qualche poeta antico l'abbia già usata che questa espressione perda significato. Per me è ancora perfettamente attuale (la fratellanza fra tutti gli esseri umani).  

Anche qui

Il 18/10/2020 alle 14:54, Stefano Verrengia ha scritto:

la rima "stupita-vita" risulta forzata

"risulta"? in che senso? "Stupita" voleva dire "meravigliata".

In sostanza non ti sono piaciute le metafore dell'onda che porta voci di là del mare e dell'albero della vita. E "la foglia sull'albero" era un'altra metafora (e una citazione: di Ungaretti, Mimnermo). Mi dispiace. Ma questo è il rischio che deve correre qualunque poeta dilettante; alcune metafore piacciono a certi lettori e altre piacciono ad altri. Ma se ci si dovesse basare solo sulle metafore condivise da tutti, sarebbero modi di dire o proverbi, non metafore. La metafora forza sempre la realtà in un certo senso; e dare un certo senso alla vita è un rischio che si deve correre. 

In sostanza, se tu mi accusi di incoerenza ti do pienamente ragione. Non ho mai preteso di essere coerente: sono un dilettante. E onestamente non penso che avrei ottenuto un effetto più convincente incentrando tutto il componimento sull'attacco ai "poeti laureati" (non lo fece neanche Montale, a suo tempo). Non ne avevo né le armi né la voglia. Perciò preferisco dare 

Il 18/10/2020 alle 14:54, Stefano Verrengia ha scritto:

uno schiaffo con una foglia

piuttosto che 

Il 18/10/2020 alle 14:54, Stefano Verrengia ha scritto:

stilettate di ironia feroce

Mi dispiace che tu non sia stato presente sul sito per alcuni mesi. All'inizio mi è capitato di iniziare alcune discussioni interessanti; ma poi la controparte troppo spesso sfugge, si sottrae, divaga. E in effetti frequentando il sito non ho più le sensazioni positive che avevo provato all'inizio. Del resto, sono un dilettante. (ma non "vittima"; le vittime sono altre)

Ciao  

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×