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Marioniko

Come far parlare e superstizioni

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Buonasera a tutti.

Volevo chiedervi ,dato che sto scrivendo una novella ambientata nell'epoca medievale durante la caccia alle streghe.

Mi chiedevo, faccio parlare i personaggi in italiano o in volgare? Mi consigliate pure romanzi o saggi su streghe e simili.

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Ciao, veramente sarebbe improprio distinguere "volgare" e italiano, ma è solo una puntualizzazione inutile (e discutibile, immagino).
Inoltre, volendo essere pignoli, c'è una differenza enorme tra "volgare scritto" e lingua parlata -fenomeno ancora attuale, ma all'epoca si trattava di vere e proprie lingue diverse tra regione e regione, a volte tra città e città.
Dipende molto dall'effetto che vuoi ottenere. Personalmente, credo che in questo caso non sia necessaria una ricerca linguistica accurata. Piuttosto, ritengo che possa bastare qualche attenzione sulla costruzione della frase.

Intendo dire che: salvo un lavoro filologico enorme e maniacale, tentare di imitare un linguaggio che non si conosce risulterebbe irrimediabilmente falso mentre prendendo dei costrutti tipici insieme con vocaboli caratteristici potresti ottenere l'effetto di verosimiglianza che cerchi (che tutti noi cerchiamo quando scriviamo tenendo a mente la realtà).

Per farti un'idea, comunque, delle varietà di italiano utilizzati all'epoca potresti leggere Dante, Boccaccio etc. :D

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Caspita, hai una conoscenza tale della lingua dell'epoca, da sapere come condurre scientemente uno o più dialoghi così da renderli autentici? Beh, complimenti!:super:

Fossi io a cimentarmi, probabilmente mi informerei su qualche modo di dire specifico, sulla regolamentazione in voga all'epoca con cui ci si riferiva al prossimo facendo le dovute distinzioni di casta. Ma nulla più. Anche perché valuterei di comunicare a un pubblico attuale, e rendermi criptica sarebbe assai controproducente.

 

Informati piuttosto sul pensiero comune, sulla filosofia dell'epoca, ma anche e soprattutto, forse, sull'influenza della religione (comprensiva di incoerenti superstizioni di cui era impregnata) in quel periodo. Eventualmente poi scegli un buon editor che conosca di quel periodo e lascia che ti dia buoni spunti! :)

 

Non saprei consigliarti libri adatti... ti direi di rifarti ad autori che trattano quel medesimo periodo, ma a parte Follett che più ci si avvicina con "I pilastri della terra" non saprei cos'altro segnalare.

 

Nel frattempo in bocca al lupo.

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Dante e company li sto leggendo per l'università:ninja:

Mi conviene farli parlare normale e magari inserire qualche colorita espressione tipo: messere, monna ,villano

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2 ore fa, Marioniko ha scritto:

Dante e company li sto leggendo per l'università:ninja:

Mi conviene farli parlare normale e magari inserire qualche colorita espressione tipo: messere, monna ,villano

Succede anche a me che, pur non scrivendo romanzi storici, sto completando una trilogia nel genere thriller, di cui ho pubblicato il primo libro e messo sotto contratto gli altri due. Nei dialoghi uso un linguaggio il più possibile vicino a quello parlato, più che a quello scritto, in italiano inframmezzato da caratteristiche espressioni dialettali usate dai vari personaggi: romanesco, napoletano, pugliese. Posso farlo, però, perché per origine e vita vissuta conosco e sono in grado di parlare correntemente quei dialetti. Perciò il mio consiglio è di usare, in ogni caso, espressioni e vocaboli che sei ragionevolmente certo che si usassero nell'epoca e nei luoghi in cui la storia è ambientata, altrimenti lascia perdere e scrivi in italiano corrente.

Auguri!

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Se posso dare un consiglio: non usare un italiano troppo corrente e/o moderno. Ho trovato personaggi di tempi antichi che si esprimevano con frasi tipo "non esiste" o "alla grande". Sono rimasta anche infastidita trovando un giovane che lamentava il fatto che col padre "non c'è dialogo". Mi è parsa una frase troppo moderna. L'avrei sostituito con "non ci parliamo". 

Tanto per fare un paio di esempi di ciò che personalmente eviterei.

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Ciao @Marioniko

sto leggendo un romanzo sulla caccia alle streghe ambientato nel '600 in Norvegia.L'autrice usa una lingua moderna nei dialoghi, facendo attenzione a non mettere espressioni che possano stridere con l'ambientazione. È anche molto parca nell'uso di termini o espressioni come messere, preferisce termini più neutri come signora, marito, moglie. Sicuramente è una scelta che cerca di avvicinarsi al lettore. Se ti può interessare il romanzo è "Vardø. Dopo la tempesta" di Kiran Millwood Hargrave, appena uscito con Neri Pozza. Mi pare un buon esempio di uso di lingua moderna in un romanzo storico.

Ciao!

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Ciao @Marioniko

 

@Aster  ti ha dato un ottimo consiglio che condivido in pieno e applico nel mio piccolo alle piccole cose che scrivo, se sono ambientate in tempi passati.

A mio parere in una novella ambientata nel Medioevo, epoca caccia alle streghe, puoi anche usare un italiano corrente, ma assolutamente privo di tutti i modernismi e modi di dire attuali. Per non parlare degli inglesismi. Non è facile. E avresti già fatto un ottimo lavoro.

Se usi l'italiano di oggi si produrrebbero subito delle incongruenze e inverosimiglianze. Lo stesso effetto che si prova sentendo le inflessioni regionali  in un film doppiato in italiano. Alcuni doppiatori sono dei veri Maestri, hanno un italiano impeccabile, sono da ammirare. Altri, specie i più giovani no. Si sente subito l'inflessione romanesca, specie nei doppiaggi di  donne e bambini. Molto  fastidiosa se applicata alla voce di un bambino o una donna americani. Che almeno sia italiano "pulito".

 

In quanto ai libri, potrei consigliarti il ciclo di romanzi su Perceval, di Chrétien de Troyes. Trovi un ottimo linguaggio medievale, molto asciutto e semplice ma vivido nella sua rappresentazione essendo l'autore  esattamente di quell'epoca.  Non si dilungavano in maniera romanzesca come oggi. Certo va bene anche Dante, ma più che sulla Commedia mi concentrerei sulle sue altre opere in prosa volgare.

E non dimenticare le novelle del Boccaccio. Ottimo linguaggio. Molto particolare, affascinante direi...

Per quanto riguarda le streghe, se fai parlare una strega o presunta tale ti consiglierei alcuni testi su processi alle streghe dell'epoca. Qualcosa è rimasto ed è stato pubblicato. In rete si trova qualcosa. Ci sono le domande degli inquisitori e le risposte delle accusate. Io ho un testo che riproduce il processo a una presunta strega della Sardegna spagnola, nel 1596 però, non nel Medioevo. Anche se le differenze sul modo di parlare di duecento anni prima non saltano subito all'occhio, se non a un esperto delle differenze del linguaggio. La donna si chiamava Julia Carta e si trova del materiale anche in rete.

Sono solo spunti, la ricerca può essere approfondita molto di più, ovviamente. 

Buon lavoro e buona scrittura.

 

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@Marioniko sono d'accordo con quanto detto sopra: italiano sì, ma non troppo moderno. Non dimenticare però che il discorso si può riportare anche indirettamente. In questo modo, ti cavi molte castagne dal fuoco :P

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Ti consiglio di informarti molto bene prima di iniziare, per poi non dover riscrivere tutto daccapo. La caccia alle streghe non è un fenomeno medioevale, ma molto più recente: XVI e XVII secolo. Nel Medioevo si bruciavano gli eretici, invece. E' importante da sapere, perché una novella del Seicento sarà molto diversa rispetto a una del Duecento. Inoltre, quando si accusava una donna di stregoneria si ascoltava sopratutto la voce del popolo, e i processi erano molto lunghi. Ti consiglio di leggerti La chimera di Sebastiano Vassalli, e testi scritti da autori cinque/seicenteschi.

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