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@azalai

Narrazione al tempo presente

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Cosa ne pensate dei romanzi scritti utilizzando il tempo presente nella narrazione? Succede sempre più spesso, credo che sia una moda. Io sarò all'antica, ma mi irritano. Faccio veramente fatica ad adattarmi al ritmo narrativo. Ad esempio, le prime parole dell'incipit del romanzo che ho appena iniziato a leggere sono queste: "Una delle pallottole entra dalla finestra aperta sopra la testa di Luca...". Brivido di fastidio  🤬

  • Divertente 1

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Una delle pallottole entrò dalla finestra  ti farebbe sentire meglio? Per quale motivo?

Non so, sono scelte narrative che hanno a che fare con lo stile dell'autore e, soprattutto, con il genere letterario e la trama.

Personalmente uso spesso il presente nei racconti, ma soltanto il passato nei romanzi. Nell'ultimo ho fatto un esperimento: volevo provare a scriverlo al presente, ma non sono arrivato alla fine del primo capitolo e sono dovuto tornare al passato. Nel mio caso dipende proprio dal genere: scrivo polizieschi e ho una squadra di otto-dieci persone al lavoro contemporaneamente. Farei una fatica enorme a gestire la trama raccontando al presente: mentre due fanno una cosa, altri tre ne fanno un'altra e altri due un'altra ancora; se dovessi narrarle tutte in tempo reale sarebbe un caos, confesso di non esserne capace.

Da lettore però provo fastidio soltanto per i romanzi scritti male, indipendentemente dal tempo della narrazione.

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Ciao @Marcello e… sì. Devo ammettere che Una delle pallottole entrò dalla finestra mi avrebbe fatto sentire meglio. In realtà ho avviato la discussione senza fare una precisazione: mi irrita il tempo presente nei romanzi che NON prevedono l’io narrante.

Perché? Non lo so esattamente ma credo che una delle ragioni sia la stessa che ti ostacola nello scrivere i tuoi romanzi al presente: mi piacciono le storie articolate, con tanti personaggi che pensano e agiscono in parallelo. Trovo che il tempo presente, che sospetto alcuni autori adottino perché è di moda anche se certo non è uno stile recente, sia molto limitativo e induca sviluppare la trama in modo elementare e poco coinvolgente.

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Secondo me dipende da chi scrive e da chi legge. Per combinazione ho appena terminato un romanzo di fantascienza con una miriade di personaggi e narrato al presente in terza persona: scritto benissimo, coinvolgente ecc. A me è piaciuto molto. Ma a me il presente non dispiace, magari tu l'avresti lanciato dalla finestra.

 

Io da piccola amavo scrivere al presente: credo sia stato grazie a una maestra che considerava il tempo presente il migliore per "calarsi" nella storia, come se la stessi vivendo al momento. Crescendo però ha iniziato a sembrarmi immaturo, così mi sono convertita al passato. D'altronde, pensavo ingenuamente, "tutti i romanzieri scrivono al passato, il presente è da bambini" ecc...

Poi un giorno ho letto Il senso di Smilla per la neve (prima persona, tempo presente) e sono rimasta a bocca aperta. Tutte le mie certezze sono crollate e sono tornata alla mia vecchia fiamma, il presente.

Di recente però mi sono resa conto che per vari motivi tale modo di scrivere è più faticoso, almeno per quanto mi riguarda. Sarà anche una certa fatica mentale che sto attraversando nell'ultimo periodo a indurmi a tornare al passato (e poi non mi chiamo Peter Hoeg ;) ).

Quindi sicuramente dipende anche dalla bravura di chi scrive.

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@@azalai Se ti capita (e se ti piace il genere) prova a leggere "Pan" di Francesco Dimitri. È un urban fantasy ambientato nella Roma contemporanea (ma non è una trashata teen, giuro).
Secondo me quello è un esempio di narrazione al presente usata molto bene. Ci sono più punti di vista , c'è una trama articolata, ci sono personaggi complessi... è un buon romanzo, insomma. Questo per dire che quelli che percepiamo come limiti di un dato stile a volte sono solo i limiti dello scrittore che stiamo leggendo.

Più in generale, io adoro il presente con un certo tipo di romanzi. Nella mia testa si sposa bene con le storie introspettive e contemporanee.
Lo percepisco già più strano se il romanzo è ambientato nel passato.

P.S.
E comunque quell'incipit è brutto forte, a prescindere dal tempo usato. :D

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@GiD Grazie per il suggerimento, lo leggerò sicuramente!

Riguardo all'incipit: si tratta de "Il sale della terra" di Jeanine Cummins e devo ammettere che  il libro è molto bello nonostante l'uso del presente in terza persona.

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Il tempo presente è ottimo per una narrazione che segua le regole dello show, don't tell. Consente alla voce narrante di fare da "macchina da presa", di dare immediatezza e immedesimazione. Però certo, non si adatta a tutti i generi. A me piace, ne faccio uso (sembra stia parlando di una droga ahah), però mi rendo conto che, in certi casi, un passato potrebbe essere la scelta giusta per ottenere una narrazione soddisfacente.

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Il 10/7/2020 alle 08:33, @azalai ha scritto:

Trovo che il tempo presente, che sospetto alcuni autori adottino perché è di moda anche se certo non è uno stile recente, sia molto limitativo e induca sviluppare la trama in modo elementare e poco coinvolgente.

Non saprei per gli altri, per me di sicuro non è una moda, anche perché fino a pochi anni fa non piaceva neanche a me.

Poi ho letto Hunger Games e ho cambiato idea. La narrazione al presente gli dà una tensione e un coinvolgimento emotivo che al passato forse verrebbe sminuito. Mi ci sono talmente appassionata che ho scritto due romanzi storici al presente, proprio per l'immediatezza che dà, la sensazione che eventi e protagonisti siano vicini a noi (che è poi parte del messaggio che volevo esprimere)  Elemento non secondario, secondo me la prosa diventa più snella.  Ovviamente non è adatto a tutti i generi e storie, per esempio i gialli e i fantasy classici li preferisco al passato. L'ultimo romanzo che ho scritto alterna passato e presente, ma era una scelta obbligata per come l'ho concepito.

In ogni caso è questione di abitudine e di sensibilità dell'autore nello scegliere il tempo in base alla storia che vuole ottenere. La capacità di sviluppare trame in modo coinvolgente secondo me non ha a che fare col tempo usato, ma solo con l'abilità dell'autore. Si può scrivere trame elementari e sciatte anche al passato (e purtroppo ne ho trovate...)

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Io non vado matto per le regole. Secondo me ci stanno per avere un quadro di riferimento adatto per poterle, al bisogno, infrangere. Se non c'è un quadro di riferimento, come si possono infrangere? Penso che tutti i vari strumenti "tecnici" che ha a disposizione lo scrittore siano, appunto, "strumenti tecnici". 

Ovviamente se il fatto è avvenuto nel passato, viene naturale di narrare al passato remoto, o all'imperfetto. Ci sono delle sottili differenze fra i tempi verbali, e vanno sfruttate. Però personalmente, anche quando narro al passato, certe volte ingrano il presente per dare una maggiore sensazione di immediatezza, analoga al parlato, nel quale il cosiddetto "presente storico" si usa con naturalezza, spontaneamente. 

Mettersi di proposito a scrivere al presente secondo me impoverisce i mezzi espressivi della lingua. Neanche lo show don't tell impone l'uso del presente. Ripeto, i tempi verbali sono una risorsa: il presente per dire di un'azione immediata, senza tempo, "come se fosse qui"; il passato remoto per dire di qualcosa che è lontano; l'imperfetto di qualcosa che avveniva una volta, con una sfumatura di possibilità o perfino di irrealtà: esempio "se facevo così, ti immagini che casino saltava fuori?"; il passato prossimo per dire di qualcosa che si è appena conclusa, e che ha lasciato delle conseguenze.

Ovviamente bisogna farlo con naturalezza...

Il 9/7/2020 alle 20:46, @azalai ha scritto:

"Una delle pallottole entra dalla finestra aperta sopra la testa di Luca..."

messo così, all'inizio, è decisamente provocatorio. IL "brivido" era forse voluto; dipende da cosa viene dopo.

Ciao :D

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