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Roy

Comunicazione e identità sui social

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Premesso che la mia è una semplice curiosità dal momento che

A- non sto per pubblicare un libro

B- non ho particolare passione per i social network.

 

Mi chiedevo, però, se fosse utile a un esordiente farsi affiancare da un'agenzia che non solo gestisca la promozione classica (leggo spesso che, tra l'altro, in molti casi è affidata all'autore), ma anche l'identità sui social al fine di presentare un "prodotto" completo. Stavo riflettendo sul fatto che moltissimi influencer ultimamente pubblicano libri che vendono grazie all'autore, più che al contenuto. È possibile/fattibile avere un approccio contrario e costruire un personaggio forte intorno a un libro che, magari, passerebbe inevitabilmente in sordina?

 

 

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Sicuramente sì. Bisogna costruire un personaggio intorno a quel libro, in modo che anche altri ne parlino (non del libro, ma del personaggio). Le vendite quindi saranno una conseguenza indiretta. Anche fra gli stessi influecer quando vendono qualcosa, che sia un libro o un cosmetico, non hanno successo con tutti i follower ma solo con una minima parte. Gli altri più che altro fanno da cassa di risonanza. Questo è un concetto che ho imparato anni fa col mondo dei blog, ovvero che non tutti i visitatori diventeranno lettori e non tutti i lettori diventeranno compratori.

 

Però creare un personaggio mediatico è difficile, infatti molti influencer non sono affatto spontanei, ma dietro c'è tutto un team di lavoro.

 

Poi ci sono alcuni youtuber che hanno iniziato da soli e via via nel corso degli anni sono cresciuti, con le wiews e gli iscritti. Ma ci vogliono anni.

 

 

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I social si gestiscono in tranquillità senza doversi rivolgere a gente che ti spilla soldi.

 

Giuseppe Rossi (pagina fb)

@Rossiautore (pagina twitter)

giusepperossi.autore (pagina instagram)

 

E poi ci metti contenuti decenti come foto di presentazioni e condividi le recensioni.

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@Edmund Duke
Però far passare chi si occupa di social media management per lavoro come "gente che ti spilla soldi" è ingiusto.
È sicuramente qualcosa che si può fare da soli, ma occorre averne il tempo, la voglia e in generale avere interesse e predisposizione per quel tipo di comunicazione, cosa che ti spinge a capirne i meccanismi e ad applicarli ai tuoi contenuti.
Questo se vuoi davvero "venderti" come personaggio attraverso i social e farti un seguito. Altrimenti parliamo di postare due foto a settimana del tuo libro o di te col microfono a una presentaizone, ma quello non è saper gestire i social.

Tornando al discorso generale, @Roy, sicuramente pubblicare avendo un buon seguito social è auspicabile, ma è qualcosa difficile da programmare. Partendo da 0 la crescita è molto lenta e c'è da considerare che non basta avere tanti follower, occorre avere follower che rientrino nel target del tuo libro.
Mi pare quindi difficile un percorso del tipo: pubblico il libro --> mi creo il personaggio --> vendo un botto.
Semmai vedrei meglio gli step: mi creo un personaggio --> ottengo un buon seguito --> divento interessante per le case editrici medio/grandi --> pubblico un libro --> vendo un botto.
 

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11 ore fa, GiD ha scritto:

@Edmund Duke
Però far passare chi si occupa di social media management per lavoro come "gente che ti spilla soldi" è ingiusto.
È sicuramente qualcosa che si può fare da soli, ma occorre averne il tempo, la voglia e in generale avere interesse e predisposizione per quel tipo di comunicazione, cosa che ti spinge a capirne i meccanismi e ad applicarli ai tuoi contenuti.
Questo se vuoi davvero "venderti" come personaggio attraverso i social e farti un seguito. Altrimenti parliamo di postare due foto a settimana del tuo libro o di te col microfono a una presentaizone, ma quello non è saper gestire i social.
 

 

Sono in positivo con i follower su ogni social. Fatto tutto io: cercato le recensioni, codiviso gli articoli e le suddette recensioni, recuperato una fotografa, creato un personaggio, un sito professionale, etc. Solo ora sto perdendo seguito e interesse perché il Covid mi ha spedito in avanti il nuovo libro e avendo rescisso col vecchio non so più cosa postarci.

Non credo molto al non avere tempo: scarichi le app sul cellulare e posti o condividi, non ci vuole molto.

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Il 5/7/2020 alle 11:55, Roy ha scritto:

È possibile/fattibile avere un approccio contrario e costruire un personaggio forte intorno a un libro che, magari, passerebbe inevitabilmente in sordina?

Effettivamente, come dice  @Edmund Duke, ci vuole poco a registrarsi sulle varie piattaforme e postarci cose: ma costruire un personaggio forte è diverso dal gestire i propri profili social.

Mi pare che Roy intenda un'altra cosa, cioè prendere un autore sconosciuto e a tavolino renderlo un personaggio con un seguito, tale che poi questa personaggitudine tirerà le vendite del suo libro, quando uscirà, a prescindere dal libro. Questa è un'operazione simile a progettare un marchio e farlo conoscere, e richiede tempo, risorse, capacità...  Il tutto per vendere, forse, qualche migliaio di copie? Un investimento che non ha senso, e infatti le CE si guardano bene dal farlo. Funziona al contrario: si prende un personaggio già pronto (che si è sobbarcato lui tutto questo lavoro e ha già un proprio seguito, o comunque che gode di una notorietà per conto suo) e gli si pubblica un libro: si sfrutta cioè un capitale di notorietà che già esiste, ma che non ha senso costruire solo con lo scopo di pubblicare un libro. In alcuni casi, le CE enfatizzano alcuni aspetti della biografia di un loro autore esordiente che possano aiutare a vendere il libro (magari aspetti controversi che possano creare discussioni, polemiche, o comunque interesse intorno alla sua figura e dunque al libro), ma anche qui, magari hanno scelto di pubblicare quel libro anche perché l'autore aveva una caratteristica biografica "vendibile" . 

Insomma, se un esordiente sa muoversi sui social e rendersi personaggio, di sicuro la sua appetibilità presso le CE sarà maggiore, ma non credo abbia senso che ci investa soldi pagando dei professionisti.

 

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Secondo me, ormai siamo giunti a un livello tale di ridondanza dei social network, che sorge un legittimo dubbio: uno scrittore si fa notare più per la sua presenza social o per la sua assenza? Più per la sua sovraesposizione mediatica o per il suo restare dietro le quinte? Più per la "personalizzazione" della sua opera o per il suo anonimato? Il caso Elena Ferrante, che non è un "caso" costruito intorno ai social, anzi è praticamente assente dai social (tranne per alcune pagine create dai fan) credo che offra parecchi spunti di riflessione... magari quello è un caso limite, però induce a pensare che un'altra via è sempre possibile. In quest'altra via, l'opera è l'unica cosa che conta, fino al punto che l'autore può diventare invisibile e virtualmente "inesistente". 

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Grazie a tutti per le risposte date finora, è un argomento interessante!

 

esattamente, @franka , intendevo proprio un percorso del genere. Io penso che per chi non è abituato a usare i social nemmeno per interessi personali (io, per esempio, metto una foto su Instagram una volta ogni tot mesi...), sia veramente difficile pensare di costruire engagement, non conoscendo le logiche che stanno alla base di quel mercato.

 

nello stesso tempo, però, capisco che sia più facile prendere un personaggio già fatto e usarlo per la promozione di un libro che magari avrà fatto finta di scrivere. Da una parte c’è poco spazio in editoria, dall’altra ce n’è comunque troppo per pensare di emergere solo grazie a una supposta qualità :S

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@Edmund Duke
Io ho tinteggiato la mia camera da letto ed è venuta bene. Fatto tutto io.
Non per questo definirei gli imbianchini " gente che ti spilla soldi".


@Roy sinceramente però mi sembra assurdo porsi l'obiettivo di diventare famoso solo per vendere un libro. Non pubblicano mica solo i famosi. Ovvio che a tutti piacerebbe essere Fabio Volo, ma a lui è appunto capitato di ritrovarsi scrittore. Cioè, sfruttare la propria fama per vendere un libro è un conto. Inseguire la fama solo per vendere un libro è un altro.

Modificato da Miss Ribston
Quote inserito in modo scorretto
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@GiD

no no, infatti non era esattamente quello che dicevo, forse mi sono espressa male.

Quello che intendevo dire era proprio: ha senso promuoversi da sé o affidando le cose a chi lo fa per mestiere si ottengono risultati significativamente migliori? E infatti vedo che le risposte sono dibattute, forse perché dipende anche dalla singola capacità di usare gli strumenti a disposizione.

 

Ho premesso che, personalmente, non sono certo nella fase di dover scegliere e non ho mai avuto comunque la velleità di pubblicare qualcosa a tutti i costi, se mi capitasse l'occasione non ci sputerei sopra, certo, ma non rincorro quel traguardo.

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