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fogliolabile

Quanto siete cambiati come lettori?

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Mi spiego meglio: i vostri gusti sono sempre gli stessi nel corso degli anni oppure avete cambiato spesso?

 

Io per esempio ho fatto un percorso molto strano: da bambino leggevo solo i pochi libri presenti in casa, tra cui il vecchio e il mare, che non mi piacque affatto.

 

Poi vennero quei libri venduti a 1000 lire e feci una scorpacciata di titoli…ma soprattutto Hermann Hesse di cui lessi tutto e quando dico tutto significa tutto. Insieme a Hesse c’era anche la letteratura tedesca che mi affascinava molto, da Mann passando per Musil e altri.

 

Poi venne la letteratura americana fino alla beat generation. Anzi arrivai a Bukowski e lì dissi basta.

 

Poi ci fu la passione per la letteratura giapponese.

 

(No, i francesi no…così come tutta la letteratura sudamericana, anche se qualcosa di Marquez è stata letta)

 

Poi cominciai a interessarmi a robe strane, postmoderne, robe del tutto destrutturate, di cui non ricordo manco i nomi degli autori. 

 

Poi venne la fantascienza, ma veramente per poco. Solo qualche mese circa.

 

Dopo mi feci prendere dalla moda del momento e comprai titoli di autori italiani che andavano in classifica e me ne sono pentito tanto che per anni non ho comprato autori italiani...

 

Dopo ancora mi appassionai al romanzo storico, poi venne il thriller, insomma ero passato al romanzo di genere, non per dovere, ma perché erano le uniche cose che ormai mi emozionavano, la cosiddetta letteratura alta o mainstream mi annoiava.

 

Cosa leggo adesso?

Quello di cui ho voglia sul momento, di qualsiasi genere, tranne il romance.

 

Non ho mai letto  l'Ulisse di Joyce e Alla ricerca del tempo perduto di Proust e non li leggerò mai.

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@fogliolabile credo di aver fatto più o meno il tuo percorso.
Sono però partita da "Piccole Donne", in un'edizione fluo talmente accattivante, che la piccola me settenne la volle fortemente volle. :rolleyes: In quel caso fu la copertina a fare la differenza.
Senza inserire nel calderone i libri assegnati dai maestri prima e dai professori poi (differenti sia per genere che per stile, e tra tutti il vivo ricordo come l'avessi letto ieri – quando son passati quasi 25 anni – c'è solo per "Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino"), sono andata avanti "per autore".

 

Il genere che maggiormente prediligevo era quello storico/familiare (Mann, Austen, Allende, Coelho, Segal, Follett, Dostoevskij), anche se ho sempre particolarmente amato lo stile brioso delle opere di Wilde. Con il tempo ho iniziato a curiosare anche tra gli scaffali mai esplorati prima, imparando a capire e apprezzare il fantasy, il thriller e soprattutto gli psicologici.

Oggi leggo davvero ciò di cui ho bisogno in quel particolare momento, senza alcuna preclusione.

 

Tra gli italiani prediligo Baricco, del quale ho assaporato (quando più quando meno) l'intera produzione (!), e non amo il romance frivolo; dovessi proprio scegliere preferirei quello delle Bronte o della Austen. Il romance conflittuale, drammatico e poetico, come anche è presente nel "Frankenstein" della Shelley!

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Io ho iniziato a leggere a 10 anni, prima la dislessia me lo impediva... e ho avuto un percorso di crescita ma lento.

Libri per ragazzi, soprattutto urban fantasy e piccoli brividi.

Ora invece leggo saggi, autobiografie, romanzi e racconti horror, storie drammatiche/thriller, fantascienza, ecc.

Ma continuo ad amare il sovrannaturale, il gotico e il fantasy/urban fantasy

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Ciao @fogliolabile :)

 

 "Il giro del mondo in ottanta giorni",  "Senza famiglia" , "Piccole donne" sono stati i libri che ho letto (in ordine cronologico) per primi. 

Avevo sette anni e, come tutte le persone che a quell'età scoprono il mondo della lettura e ne rimangono ammaliate, non ho più smesso. Fui molto fortunata perché potevo liberamente accedere ad una biblioteca privata e  fare incetta di libri: più avanti negli anni scoprii anche alcune perle di cui, come adolescente, non conoscevo l'esistenza ("Le metamorfosi o L'asino d'oro di Apuleio; Vita dell'arciprete Avvakum scritta da lui stesso"; ma anche "Thyl Ulenspiegel" del belga C. de Coster). 

Crescendo ho incontrato e amato i grandi classici: italiani (affinità particolari: Giovanni Verga e  Cesare Pavese);  russi, non tralasciando Afanas'ev (le sue fiabe russe con la ""baba jaga" mi incantavano, anzi mi incantano tuttora  :lol:) per arrivare a Solženicyn;  inglesi (Dickens, in primis);  francesi (tra i quali, Stendhal) e tedeschi (Goethe, Mann, Hesse). 

Mi sono sempre piaciuti i gialli, peraltro:  Agatha Christie e A. Conan Doyle hanno ispirato il mio primo racconto (avevo dodici anni  :facepalm: ).  

Ora leggo lasciandomi ispirare dagli incipit dei libri più che dalle recensioni dei critici e spazio ovunque (includendo biografie storiche e alcuni saggi).  L'ultimo libro che ho letto, "Storia di Matilde" di G. Mariotti è un gioiello; ora sto leggendo un giallo di Jean Failler, ma non mi appassiona e la lettura va a rilento. In compenso, ho ricevuto l'ultimo libro ordinato, "La principessa di ghiaccio"  di Camilla Läckberg, e non vedo l'ora di iniziarlo.  :yahoo: 

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@fogliolabile

Bella questione quella della metamorfosi del lettore. Leggere ci trasforma ma penso ci sia una coerenza in quello che leggiamo, siamo attirati più da certi generi letterari rispetto ad altri, è normale sia così. Di come ho iniziato ricordo poco, sicuramente con alcuni testi consigliati a scuola (mi viene in mente un romanzo del ciclo arturiano, ma anche C'era due volte il barone Lamberto di Gianni Rodari). Per l'esame di terza media ho letto Centomila gavette di ghiaccio di Giulio Bedeschi, bellissimo. Al liceo mi colpì Siddharta (anche per me Hermann Hesse è un autore geniale insieme a Thomas Mann) poco Madame Bovary (ero "piccolo" per apprezzare) e non troppo i romanzi di Cesare Pavese. Poi studiando lettere iniziai a diventare abbastanza onnivoro, ma sempre seguendo le indicazioni del piano di studi. È stato dopo la laurea che ho potuto finalmente scegliere. Ho scoperto gli autori russi, ho approfondito Balzac e Flaubert, poi sono andato in ordine sparso, ma sempre privilegiando romanzi dell'Ottocento e del Novecento con alcune concessioni al Settecento. Poca saggistica e alcune scelte sono state infelici, ho il vizio di cercare autori non troppo noti per vedere come scrivono, ma può capitare di sprecare solo tempo. Adesso che lavoro ho meno ore a disposizione, mi sono dato agli eBook e devo dire che leggere un mattone di 400 pagine con un bel carattere 12/14 è tutta un'altra cosa.

Insomma, da lettore per dovere mi sono ritrovato lettore per diletto e ho riscoperto la saggistica. Adesso amo soprattutto pubblicazioni sui miti e la cultura greca antica, ma anche testi che affrontano le problematiche sociali ed esistenziali del nostro secolo.

Come fantasy ho letto solo Il signore degli anelli, per la fantascienza mi sono rivolto soprattutto ad alcuni blasonati come Orwell e Huxley. Mai letto best-seller americani (intendo Ken Follett e affini).

 

Concludo citando un passo di Patrick Süskind, tratto da Amnesia in litteris (prosa contenuta in Drei Geschichten und eine Betrachtung, in italiano Ossessioni).

Quota

Ma forse – così penso per rincuorarmi – forse nella lettura (come nella vita) i cambiamenti non sono tanto improvvisi. Forse la lettura è piuttosto un processo impregnante, qualcosa che si assorbe, ma in modo così impercettibilmente osmotico che uno non se ne accorge nemmeno. Il lettore afflitto dall’amnesia in litteris è stato dunque cambiato dalle sue letture, ma senza rendersene conto perché, mentre leggeva, gli si è modificato anche quel lato critico del cervello che gli potrebbe dire che sta cambiando. E per uno che oltretutto scrive, questa malattia sarebbe magari addirittura una benedizione, sì, quasi una condizione necessaria, se soltanto riuscisse a proteggerlo dal paralizzante timore che ogni grande opera letteraria ispira, e se gli consentisse di avere un atteggiamento schietto nei confronti del plagio, senza il quale non può nascere niente di originale.

 

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Leggo solo classici. Classici può voler dire la letteratura russa, come un bukowski, come un conan doyle, come un miller, come un welsh, come un tolkien. A volte m'imbatto in classici moderni, ma sempre classici sono. Non leggo romanzi contemporanei da poco (come quasi tutti i moderni da autogrill degli ultimi anni) e non penso che cambierò mai idea, dato che i classici sono impossibili da terminare (forse riuscirò a finirli tutti in vecchiaia).

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Io non sono cambiata molto, anzi, probabilmente per niente. Da piccola adoravo leggere i classici, alcuni troppo pesanti per la mia età, ma che ancora oggi apprezzo per la narrazione suggestiva e ricercata che hanno. Devo essere sincera, negli ultimi anni ho trovato libri che non mi hanno lasciato sensazioni da conservare a lungo. Probabilmente sono congelata nel passato? Non penso. Io non sono cambiata come lettrice, gli autori di molto. 

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Onestamente sono almeno tre o quattro anni che non trovo niente di "narrativo" che mi catturi, il che è un problema perché scrivo per passione. Ormai leggo solo saggi, per lo più in inglese. 

 

Anzi, se vi ha colpito qualcosa di ogni genere, tranne romantico, ditemelo che provo. 

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Prima leggevo quasi tutto, bastava che la copertina o la trama mi attirasse. Mi piacevano (abbastanza) anche i gialli e i thriller. 

Ora sono un po' più selettivo, cerco 300 recensioni prima di comprare un libro e mi fido solo di autori di culto o comunque ultra celebrati dalla critica (lo so che così mi perdo molto, ma sono troppo povero per rischiare). Raramente leggo romanzi di puro intrattenimento e di genere. 

Ho una non troppo motivata avversione verso i contemporanei italiani, che sto cercando di superare (con alterni risultati). 

 

 

Modificato da Andrea28
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Il primo libro che ho letto a 7 anni è stato uno della collana "Piccoli Brividi" che avevo trovato nella biblioteca della mia scuola elementare e mi ricordo che l'avevo preso perché mi piaceva la copertina.

Circa un anno dopo è uscito al cinema "Harry Potter e la Pietra Filosofale" e da lì è nato un amore con la saga di HP che dura ancora adesso.

Per il resto dell'infanzia e per tutta l'adolescenza ho letto praticamente solo fantasy, finché, a 18 anni non mi è capitato tra le mani "La Caduta dei Giganti" di Ken Follett e, dopo averlo letto, sono andato a recuperarmi altri libri dello stesso autore.

Pian piano mi sono espanso e ho iniziato a leggere roba nuova finché sono arrivato al punto che leggo praticamente tutto: ho letto fumetti e graphic novels, leggo thriller, leggo noir specialmente quelli ambientanti nella mia città, leggo classici, leggo ancora fantasy e fantascienza e ho letto anche qualche saggio politologico. 

 

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sono troppo povero per rischiare

Guarda che esistono le biblioteche

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