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BeatriceG

Diffamazione in un romanzo

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Ho lavorato 2 anni per un'azienda e vorrei che il protagonista del mio prossimo romanzo facesse più o meno il lavoro che facevo io. Ho pensato ad alcune differenze per cercare di evitare una denuncia, ma un minimo di riconoscibilità ci deve essere, sennò non ha senso. Il lavoro reale era in radio, nel romanzo sarà in una TV regionale; nella realtà c'erano centinaia di collaboratori part-time, nel libro saranno 4-5 soli, full time, con contratto a tempo determinato; cambieranno anche i nomi, le caratteristiche fisiche dei capi, gli orari lavorativi, i rapporti tra colleghi... Nella realtà si tratta di una SRL che lavora per varie radio, nel libro il protagonista sarebbe dipendente del canale televisivo. Le differenze come vedete sono tante, rimarrebbe quasi uguale solo lo svolgimento effettivo del lavoro. Rischio qualcosa lo stesso? E rischio in teoria o anche nella pratica? Intendo dire: se il libro venisse pubblicato da una piccola CE e vendesse al massimo qualche centinaio di copie, difficilmente finirebbe nelle mani dei miei ex capi; quindi il rischio effettivo sarebbe piuttosto basso... o sbaglio?

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Hai cambiato tutto, non vedo come potresti essere denunciata per diffamazione.

Non sono un esperto di cose legali, però: quindi attendi pareri più autorevoli del mio, che autorevole non è.;)

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Non sono autorevole neppure io, però il tuo mi pare un caso di paranoia pura.

Peraltro, noto una certa confusione sul significato di "diffamazione". Tu intendi diffamare qualcuno oppure no? Se intendi diffamare qualcuno, mi sento di sconsigliartelo, a prescindere da nomi e circostanze cambiati. Se, invece, intendi solo scrivere una storia ispirata a fatti reali che hai vissuto, stai pur certa che nessuna legge al mondo te lo impedisce.

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La diffamazione si configura quando due o più persone si rivolgono in modo offensivo alla persona in questione.

 

Per aggirarla basta anche solamente raccontare la verità senza farcirla di insulti. Poi cos'hai scritto nel tuo libro non lo so, ma descrivere un'azienda non è diffamazione. Scrivere che è un'azienda di pezzi di merda, sì.

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@L'antipatico Non è paranoia. Parlando di sputtanamento sui social (dove volevo scrivere in modo sobrio solo cose vere e supportate da prove), il mio avvocato mi ha sconsigliato di scrivere alcunché. Credo sia questione di cavilli: se io dopo un anno dal licenziamento attendo ancora 1000 euro dall'azienda, scrivendo la cosa così com'è e avendo le prove che dimostrano il fatto, ci può stare che non rischi nulla; ma se scrivessi "L'azienda Taldeitali non paga i suoi ex collaboratori" potrebbe essere diffamazione in quanto è un'affermazione molto generica e, dato che 3 persone su 200 sono state pagate, potrebbero dire che ho scritto qualcosa di non veritiero e lesivo. Nel dubbio, l'avvocato mi dice che non vale la pena rischiare.

Il caso del romanzo (che devo ancora iniziare a scrivere) è diverso, dato che ho cambiato molti elementi; però più di una persona mi ha detto che se l'azienda si riconosce nella descrizione potrei rischiare qualcosa. Non si tratta della descrizione del lavoro in un bar, dove potenzialmente quasi tutti i bar italiani potrebbero riconoscersi; era un lavoro dove si faceva una cosa particolare, quasi unica in Italia, quindi, per quanto la possa cambiare, chi conosce l'azienda capirà che si tratta di loro. 

@Edmund Duke "Descrivere" è un termine ambiguo, in questi casi. Ti potrei dire che -nella realtà- per dei mesi non hanno pulito il bagno. E' diffamazione? Non ho prove, non ho foto, non mi ricordo per quanti mesi... Se vai sulla loro pagina Facebook e scrivi "Ci ho lavorato nel Duemilaqualcosa e per mesi non hanno pulito i locali" secondo me rischi. In un romanzo inventato, dove cambio mille cose, se ci inserisco un bagno zozzo, spererei di non rischiare nulla...

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@BeatriceG Adesso le nebbie cominciano a diradarsi. Però, a questo punto, ho un altro dubbio: perché scrivere un romanzo che illustra una situazione vissuta, rimanendo sul filo della riconoscibilità e quindi di un ipotetico strascico legale (se l'azienda di cui parli è particolarmente litigiosa), senza nemmeno avere la soddisfazione di dire pane al pane e vino al vino? Mi spiego: nella situazione che hai descritto (per quello che ho capito), o scrivi un libro di denuncia, che prevede che si racconti tutto senza tanti infingimenti, con il rischio molto concreto di finire in tribunale a difenderti sul serio da una causa per diffamazione, oppure non vedo quale sia il vantaggio di scrivere un romanzo che potrebbe, alla lontana, ricordare la situazione vissuta. In quest'ultimo caso, se venissi trascinata in tribunale probabilmente saresti assolta, ma a quale prezzo?

Sinceramente, mi sfugge il senso dell'intera operazione. Se è solo per sfogarti, secondo me non ne vale la pena (considerati i rischi). Se è per denunciare situazioni che sono certamente diffuse e vanno ben oltre il caso della singola azienda, in cui un discreto numero di lettori potrebbe riconoscersi, troverei più appropriato e meno rischioso inventare di sana pianta contesto e personaggi, mantenendo inalterati solo i fatti censurabili che intendi rimarcare. Così non rischieresti davvero nulla.

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Il 4/7/2020 alle 14:30, BeatriceG ha scritto:

Il caso del romanzo (che devo ancora iniziare a scrivere) è diverso, dato che ho cambiato molti elementi; però più di una persona mi ha detto che se l'azienda si riconosce nella descrizione potrei rischiare qualcosa. [...] era un lavoro dove si faceva una cosa particolare, quasi unica in Italia, quindi, per quanto la possa cambiare, chi conosce l'azienda capirà che si tratta di loro. 

Ma lo scopo finale del tuo libro è una rivalsa sull'azienda, o raccontare una storia? Nel primo caso, più che puntare su un romanzo, contatterei emittenti TV e testate giornalistiche per farti intervistare - e magari, una volta che la vicenda è diventata di dominio pubblico, allora narrarla in un libro di memorie. 
Se invece vuoi solo scrivere un romanzo, allora con un pò di flessibilità puoi modellare l'azienda in altra maniera in modo tale che non si senta chiamata in causa. Fermo restando che dal citarti al vincere la causa ne passano di acqua sotto i ponti. Forse, terminato il testo, potresti farlo leggere al legale di fiducia.
Sull'uso dei social concordo con il tuo avvocato: massima cautela sempre. 
 

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Io penso che quando si è vittima di soprusi o ingiustizie bisogna, avendone capacità e possibilità, contrattaccare. Io l'ho fatto, pubblicando un thriller avente al centro un caso di mala finanza sfociato in mala giustizia, di cui sono stato involontario protagonista. Ho sperato che qualcuno dei personaggi, facilmente riconoscibili, mi querelasse, ma non è accaduto, probabilmente perché il mio libro non li ha raggiunti, o forse perché non è loro interesse dare pubblicità ad una serie di illeciti ormai sepolti nel porto delle nebbie.

Il parere del tuo legale è senz'altro legalmente valido, ma se vuoi veramente toglierti una pietra dalla scarpa qualche rischio devi pur correrlo, e la valutazione spetta soltanto a te. 

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