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Poeta Zaza

[TW-1] Il ladro

Post raccomandati

 

 

Hanno pochi spazi

per disegnare segreti

a colori fiammanti

mai visti prima

 

Nei cieli persi

 

Il ladro

 

Donato era all’aeroporto, col suo taccuino, in apparenza impegnato a leggere gli orari dal tabellone oppure il  numero del gate.

Ma poi scriveva tutt’altro. Stava girando nel Terminal da quindici minuti, trascinando il suo trolley e adocchiando i bagagli altrui. Nello specifico, cercava quelli con l’etichetta completa dei dati del proprietario che fosse, preferibilmente, di un paese vicino al suo, ma non troppo.

Quel giorno, aveva la zazzera biondo-castano, occhiali da miope terminale, e vestiva elegante in grigio fumé.

Ci teneva, lui, alla cura dei particolari nel suo lavoro di ladro. Aveva imparato bene a prendere.

 

Nei giorni successivi, Donato aveva studiato la conformazione dell’abitazione appena scelta, dall’esterno. Per le case adiacenti indagava sempre sui vicini, se sembravano occupate (e per saperlo transitava, come d’abitudine, nell’arco di una decina di giorni, in orari diversi, giorno o notte). Alternava, nelle sue perlustrazioni, la bicicletta, l’auto o i mezzi pubblici, fermandosi un isolato prima, e cambiando spesso look.

Era inverno, e quindi i guanti su misura che indossava non davano nell’occhio (alternativa alle mani in tasca): era importante mascherare il difetto fisico del pollice della mano sinistra a due punte.

 

Era dentro alla casa: con la pila schermata stava esplorando circospetto il salone. Sul camino, c’erano due coppe in ottone similoro e alcune foto in cornice, tra cui una con due uomini e un trofeo di pesca alto metà della loro altezza. L’uomo, che subito attira l’attenzione del ladro, tiene il braccio sinistro sulla spalla dell’altro. A Donato, cade la torcia di mano.

 

 “Perché mi chiamo Donato,  mamma?” “Perché sei il dono che la vita mi ha fatto.”

Adesso lei non c’era più per domandarle ancora “chi” glielo aveva fatto arrivare, il dono…

Adesso lo sa, perché, oltre alla foto che l’ha lasciato basito, ha riconosciuto la scrittura di sua madre, in un cassetto a scomparsa, in quella casa.

 

Il ladro era andato di corsa al vicino comando di Polizia. Aveva confessato il furto appena commesso, svuotando dalle tasche gli ori e i gioielli. Dando l’indirizzo del derubato. Gli agenti non credevano alle loro orecchie. Sì, sa di essere recidivo. Viene preso in custodia dagli agenti.

Donato non ci aveva dormito quella notte.

Avrebbe potuto uscire senza refurtiva? Sì, ma la sorpresa era stata tale che era scappato con le tasche piene. Avrebbe potuto aspettare che tornasse a casa dal viaggio all’estero il padrone di casa e fare la restituzione di persona? Domande cui si era dato le risposte che gli erano venute incontro misurando il perimetro e l’area della sua cella settantasette volte.

 

E così, dopo la confessione, per la prima volta da adulto, sa che non gli mancano le cose degli altri e che la libertà è interiore prima di tutto. È consapevole del suo vivere.

La mamma una volta aveva scritto sul suo diario: “Quanti se e quanti ma non si raccontano? Stanno a brandelli in uno spazio della mente, letti e riletti coi “forse” quasi illeggibili. Non è così per tutti?”

L’auto-denuncia, la confessione di Donato di avere rubato, la restituzione del maltolto, mirava a questo: rivalutare la sua vita con un atto di responsabilità. E cambiarla.È un inizio.

 

***

 

Nello scompartimento del treno ci sono due uomini in fitto dialogo, un po' alterati... La vedova Palmira entra mentre uno dei due sospende di parlare dopo la frase: …«E il mio guadagno dov’è?»

Saluta con gentilezza, chiedendo scusa per il disturbo, e se può mettersi dal finestrino per meglio lavorare a maglia, che interrompe solo per osservare il paesaggio..

Sferruzza mentre gli altri tacciono.

Comincia a parlare, quasi tra sé e sé:

“C'è da pensare... Quel campanile lontano sembra fermo, mentre i campi ci scorrono veloci sotto il naso e non si riesce a riconoscere le colture.

Cos'erano? Che verdure? Che legumi? Gli alberi di frutta anche: troppo vicini.

Come la vita. Ci sono ricordi e sensazioni inamovibili in noi, mentre le cose di ieri e di oggi ci sfuggono appena vissute.”

Palmira sorride ai due compagni di viaggio, che tacciono dopo le sue osservazioni. Uno le fa un segno affermativo. Gli nota di sfuggita qualcosa di strano nella mano sinistra.

Dell’altro, nota la giacca sul sedile, cui un bottone si attacca solo esilmente al tessuto. Al prossimo aggancio si staccherà.

Si offre di attaccarglielo. Ha tempo e tutto l'occorrente.

Così interrompe il suo sferruzzare e gli sistema il bottone. «Dove è diretta, signora?» le chiede l'uomo del bottone per educazione.

La donna esita e poi risponde: «Vado a trovare mio nipote a X. È una vita che non ci vediamo.»

Palmira avrebbe potuto rispondere «Vado alla prigione provinciale a trovare mio nipote, in stato di fermo.» Ma non l’ha fatto.

Gli uomini sul treno si sarebbero stupiti. Donato era stato un bambino difficile, un ragazzo problematico, cresciuto solo dalla figlia, mentre lei stava altrove a curarsi. E intanto pensa tra sé e sé soprattutto a tre mesi sprecati. Sua figlia non le aveva mai fatto visita durante la sua malattia, ma, una volta guarita, Palmira aveva esitato a sentirla, a vederla. Così, nel giro di poco tempo, era partita per il suo funerale. Incidente stradale.

«Posso chiedervi una cosa?» Entrambi gli uomini annuiscono.

Palmira, che non ha rivelato i fatti propri, va a chiedere quelli altrui: «Qual è il Passo che non avete compiuto? Con la P maiuscola.»

L’uomo del bottone si mette a leggere platealmente il giornale.

L’altro dice: «Non ho mai cercato mio figlio» e si tocca il pollice a due punte della mano sinistra.

L’uomo del Passo incompiuto ricorda di avere conservato solo un biglietto di lei, con queste parole: «È riconoscibile come figlio tuo. Ma non dovrai riconoscerlo. Addio.»

 

Quello stesso uomo scenderà poco più tardi alla stessa stazione di Palmira. Non sa ancora di essere sulla strada del Passo compiuto.

 

 

Donato sta pensando al suo lavoro illegale che ha lasciato alle sue spalle, e all’uomo cui ha rovinato le ferie, che le abbia finite o meno.

Questo pensiero gli strappa un sorriso mentre attende due visite:

- la nonna materna, cui deve fare molte domande;

- l’uomo derubato e risarcito, cui ha fatto sapere di avere ancora qualcosa di suo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ciao @Poeta Zaza

 

Ho letto con piacere anche se, devo confessarti con un po' di fatica il tutto (poi mi spiego meglio).

In generale: la storia c'è e mi è piaciuta.

Ci sono molte cose che mi sono piaciute stilisticamente parlando e altre, sempre a mio gusto, un po' meno: più che non piaciute, trovo che la principale "pecca" stilistica sia che si legge tutto molto, in certi casi troppo rallentato, almeno secondo me.

Tale sensazione me l'hanno data due aspetti principali: le innumerevoli virgole, che davvero sono tante e - sopratutto verso il finale - la giustificazione di andare a capo quasi ogni riga, se non addirittura a metà frase... Le lettura si spezza molto, il ritmo del racconto - che comunque ha un buon ritmo - viene rallentato molto e lo stile (sopratutto visivo e di giustificazione del testo), a tratti, diventa o appare quasi didascalico, quasi da sceneggiatura più che da racconto.

In realtà, sono aspetti facilmente "correggibili" - qualora ovviamente dovessi trovarti d'accordo con me - e che non minano la storia in sé né il suo contenuto, solo la sua fruizione.

Almeno e sempre secondo me.

 

Ma partiamo dall'incipit... in tutta onestà l'ho trovato un incipit che definire "difficile". Bello e ben scritto, ma al contempo affatto intuitivo. Per un po', sono stato indeciso se lodarlo o meno, ma alla fine ti dico "lode al merito"!

3 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Donato era all’aeroporto, col suo taccuino, in apparenza impegnato a leggere gli orari dal tabellone oppure il  numero del gate.

Ma poi scriveva tutt’altro. Stava girando nel Terminal da quindici minuti, trascinando il suo trolley e adocchiando i bagagli altrui. Nello specifico, cercava quelli con l’etichetta completa dei dati del proprietario che fosse, preferibilmente, di un paese vicino al suo, ma non troppo.

Quel giorno, aveva la zazzera biondo-castano, occhiali da miope terminale, e vestiva elegante in grigio fumé.

Ci teneva, lui, alla cura dei particolari nel suo lavoro di ladro.

Il punto è questo: fino a che non ho letto la parola "ladro" (che poi si collega al titolo, ma il titolo non si collega necessariamente subito al personaggio di apertura del racconto) ho sinceramente pensato che questo incipit fosse stato scritto in maniera assurda, se non addirittura sbagliata: troppe domande mi frullavano per la testa, troppe cose non tornavano... Ad esempio: Donato ha in mano un taccuino, ma legge i tabelloni, poi però scrive... legge o scrive? Quel giorno aveva la zattera... solo quel giorno?

Poi, però alla parola ladro, tutto prende perfettamente senso e dunque l'incipit è scritto in maniera "perfetta", ossia che così deve essere... Non so se mi sono spiegato: lo trovo ben scritto, ma è una sensazione che arriva solo a posteriori...

In generale, comunque, non mi ha troppo convinto la virgola dopo "quel giorno" che forse toglierei (ma non sono così sicuro) e per un attimo sembra che il "taccuino (soggetto) sia impegnato"... Ma ripeto, alla fine, non muterei forse niente.

P.S.: ti è anche sfuggito un doppio spazio prima di "numero del gate" ma non è affatto grave.

 

 

4 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Quel giorno, aveva la zazzera biondo-castano, occhiali da miope terminale, e vestiva elegante in grigio fumé.

Ci teneva, lui, alla cura dei particolari nel suo lavoro di ladro. Aveva imparato bene a prendere.

 

Nei giorni successivi, Donato aveva studiato la conformazione dell’abitazione appena scelta, dall’esterno. Per le case adiacenti indagava sempre sui vicini, se sembravano occupate (e per saperlo transitava, come d’abitudine, nell’arco di una decina di giorni, in orari diversi, giorno o notte).

Qui, mi è poi risaltata la ripetizione di "giorno, giorni"... magari alla fine si potrebbe scrivere qualcosa come "in orari diversi, con la luce o col buio"... ma potrebbe anche bastare "in orari diversi" a rendere l'idea, anche se non così specifica.

 

4 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

. L’uomo, che subito attira l’attenzione del ladro, tiene il braccio sinistro sulla spalla dell’altro. A Donato, cade la torcia di mano.

Ok: qui hai fatto quella cosa di cui abbiamo parlato, del presente nella narrazione al passato... ti ho già detto come la penso e avevo anche suggerito qualcosa come "dipendi se ne fai una costante o meno"... tu ne hai fatto una costante... in amicizia, ti posso dire che a me continua a non piacermi troppo, ma non perché l'hai fatto male tu, proprio perché in generale - costante o meno - non mi fa impazzire... Farne una costante, sicuramente giustifica che non sia un refuso o un "guizzo".

 

4 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

. E cambiarla.È un inizio.

Qui mi pare ci sia uno spazio di meno dopo il punto.

 

 

4 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

La vedova Palmira entra (virgola) mentre uno dei due sospende di parlare dopo la frase: …«E il mio guadagno dov’è?»

- Ti ho detto che in generale ci ho visto troppe virgole nel racconto, ebbene qui ne avrei invece aggiunta una dopo "entra".

- Non mi convincono poi quei tre puntini dopo i due punti, io li metterei all'interno del dialogo.

 

4 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

, e se può mettersi dal finestrino per meglio lavorare a maglia, che interrompe solo per osservare il paesaggio..

- Avrei scritto "vicino al finestrino"... forse "dal finestrino" è un'espressione più gergale? Non so...

- Ti sono poi sfuggiti due punti bassi alla fine della frase.

 

 

4 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Comincia a parlare, quasi tra sé e sé:

“C'è da pensare... Quel campanile lontano sembra fermo, mentre i campi ci scorrono veloci sotto il naso e non si riesce a riconoscere le colture.

Al di là che sei andata troppo a capo, come ti dicevo, qui non ci sarei andato per un motivo di coerenza stilistica, ossia che per i dialoghi prosegui sulla stessa riga dopo i due punti.

 

4 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

sfuggono appena vissute.”

Palmira sorride ai due compagni di viaggio, che tacciono dopo le sue osservazioni. Uno le fa un segno affermativo. Gli nota di sfuggita

Qui un po' si ripetono "sfuggono/sfuggita", ma i sensi sono diversi, quindi potrebbe anche starci...

 

4 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Uno le fa un segno affermativo. Gli nota di sfuggita qualcosa di strano nella mano sinistra.

Tecnicamente, andrebbe ribadito il soggetto, Palmira, o "lei gli nota"...

 

4 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Così interrompe il suo sferruzzare e gli sistema il bottone. «Dove è diretta, signora?» le chiede l'uomo del bottone per educazione.

Senza bisogno di ripetere "bottone" o "uomo", avrei scritto: "le chiede lui".

 

4 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

La donna esita e poi risponde: «Vado a trovare mio nipote a X. È una vita che non ci vediamo.»

Qui, parliamo proprio di gusto personale, "X" non mi convince troppo, anche perché viene citato solo una volta... non so... "vado a trovare mio nipote" secondo me basta, inutile specificare un luogo non specificato.

 

4 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Sferruzza mentre gli altri tacciono.

Comincia a parlare, quasi tra sé e sé:

“C'è da pensare... Quel campanile lontano sembra fermo, mentre i campi ci scorrono veloci sotto il naso e non si riesce a riconoscere le colture.

Cos'erano? Che verdure? Che legumi? Gli alberi di frutta anche: troppo vicini.

Come la vita. Ci sono ricordi e sensazioni inamovibili in noi, mentre le cose di ieri e di oggi ci sfuggono appena vissute.”

Palmira sorride ai due compagni di viaggio, che tacciono dopo le sue osservazioni. Uno le fa un segno affermativo. Gli nota di sfuggita qualcosa di strano nella mano sinistra.

Dell’altro, nota la giacca sul sedile, cui un bottone si attacca solo esilmente al tessuto. Al prossimo aggancio si staccherà.

Si offre di attaccarglielo. Ha tempo e tutto l'occorrente.

Così interrompe il suo sferruzzare e gli sistema il bottone. «Dove è diretta, signora?» le chiede l'uomo del bottone per educazione.

La donna esita e poi risponde: «Vado a trovare mio nipote a X. È una vita che non ci vediamo.»

Palmira avrebbe potuto rispondere «Vado alla prigione provinciale a trovare mio nipote, in stato di fermo.» Ma non l’ha fatto.

Qui, davvero troppi accapo.

 

4 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

«Posso chiedervi una cosa?» Entrambi gli uomini annuiscono.

Avrei separato il dialogo da "entrambi...". Insomma: qui sarei andato a capo.

 

4 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Quello stesso uomo scenderà poco più tardi alla stessa stazione di Palmira.

Non so quanto sia voluta la ripetizione di "stesso/a" ma un po' risalta...

 

Per finire:

4 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Avrebbe potuto uscire senza refurtiva? Sì, ma la sorpresa era stata tale che era scappato con le tasche piene. Avrebbe potuto aspettare che tornasse a casa dal viaggio all’estero il padrone di casa e fare la restituzione di persona? Domande cui si era dato le risposte che gli erano venute incontro misurando il perimetro e l’area della sua cella settantasette volte.

Qui, per un attimo ho pensato... giustificazioni che reggono e non reggono, ma alla fine vanno bene nello sconvolgimento-sorpresa che prova il protagonista...

Ho pensato anche: avrebbe avuto più senso se si fosse autodenunciato per un rimorso di coscienza o simili, più o meno quello che dopo dici qui:

4 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

L’auto-denuncia, la confessione di Donato di avere rubato, la restituzione del maltolto, mirava a questo: rivalutare la sua vita con un atto di responsabilità. E cambiarla.È un inizio.

Però, in tutta onestà, questo suggerirei di valutare se toglierlo o meno, perché leggerlo non mi è piaciuto troppo, ossia leggere la conclusione che la voce narrante mi suggerisce sulla storia, piuttosto che lasciare alla storia il compito di crearmi la mia...

 

Avevo poi notato qualche aggettivo possessivo di troppo, ma mi sono scordato di annotarlo, comunque sciocchezze...

 

Ma tutti questi, per lo più sono dettagli... Ho cercato di farti un'analisi un minimo approfondita anche perché il racconto secondo me la merita: è un bel racconto a livello di storia, ma secondo me è molto complesso da un punto di vista stilistico narrativo... ossia dall'estetica alla poesia, dall'uso del corsivo agli accapo, dalle virgole allo stile del finale quasi da sceneggiatura, dal salto temporale passato-presente porta in sé molti, forse troppi elementi.

Non sono sbagliati, e in generale a me piacciono queste cose, ma secondo me il loro amalgama non scorre fluidamente... Poi valuta te.

 

In ultimo, mi è piaciuto come l'incipit sia una sorta di pre-incipit (credo abbia anche un nome tecnico preciso, ma non ricordo quale), una tecnica che definirei molto cinematografica, ossia una piccola scena che presenta il personaggio, non la storia in sé... anche questo è un ulteriore elemento che, nel bene e nel male si aggiunge alla complessità del tutto.

 

Ciao e buon Contest!

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Ciao, @Poeta Zaza . Forse risulterò un po' brusco nel dirti che di tutti i tuoi racconti letti questo è forse quello meno riuscito (ovviamente per quanto concerne il mio discutibilissimo gusto personale).

Ho cercato di comprenderne il motivo durante la lettura e credo che sia imputabile unicamente alla prosa e alla struttura della storia. Qui, più che mai, ho percepito più l'intento di spiegare gli eventi piuttosto che raccontarli. Porto un paio di esempi giusto per rendere meglio il concetto:

 

17 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Avrebbe potuto uscire senza refurtiva? Sì, ma la sorpresa era stata tale che era scappato con le tasche piene. Avrebbe potuto aspettare che tornasse a casa dal viaggio all’estero il padrone di casa e fare la restituzione di persona? Domande cui si era dato le risposte che gli erano venute incontro misurando il perimetro e l’area della sua cella settantasette volte.

 

E così, dopo la confessione, per la prima volta da adulto, sa che non gli mancano le cose degli altri e che la libertà è interiore prima di tutto. È consapevole del suo vivere.

 

17 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Quello stesso uomo scenderà poco più tardi alla stessa stazione di Palmira. Non sa ancora di essere sulla strada del Passo compiuto.

 

 

Donato sta pensando al suo lavoro illegale che ha lasciato alle sue spalle, e all’uomo cui ha rovinato le ferie, che le abbia finite o meno.

Questo pensiero gli strappa un sorriso mentre attende due visite:

- la nonna materna, cui deve fare molte domande;

- l’uomo derubato e risarcito, cui ha fatto sapere di avere ancora qualcosa di suo.

 

Questo tipo di struttura narrativa a me distrae, mi sbatte violentemente fuori dalla storia, mi porta a perdere l'interesse. Mi spiace doverti dire ciò soprattutto in virtù di una trama potenzialmente interessante e che si presta a svariati prosiegui. Spero che il mio feedback possa risultarti utile, se così non fosse sentiti libera di ignorarlo. 

A rileggerti, un saluto.

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15 ore fa, Colored Shadows Prod ha scritto:

Ho letto con piacere anche se, devo confessarti con un po' di fatica il tutto (poi mi spiego meglio).

In generale: la storia c'è e mi è piaciuta.

Ti ringrazio, @Colored Shadows Prod , AndC.

 

15 ore fa, Colored Shadows Prod ha scritto:

Ci sono molte cose che mi sono piaciute stilisticamente parlando e altre, sempre a mio gusto, un po' meno:

 

Riconosco come utili tutte le pulci che mi hai fatto, dalle troppe virgole che rallentano la lettura o la inceppano, agli accapo e allo stile a volte didascalico. Ok, ne convengo.

 

 

15 ore fa, Colored Shadows Prod ha scritto:

Ma partiamo dall'incipit... in tutta onestà l'ho trovato un incipit che definire "difficile". Bello e ben scritto, ma al contempo affatto intuitivo. Per un po', sono stato indeciso se lodarlo o meno, ma alla fine ti dico "lode al merito"!

 

Tu non l'hai scritto in neretto l'apprezzamento di cui sopra, ma lo faccio io. Wow! :yahoo:

 

16 ore fa, Colored Shadows Prod ha scritto:
21 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Così interrompe il suo sferruzzare e gli sistema il bottone. «Dove è diretta, signora?» le chiede l'uomo del bottone per educazione.

Senza bisogno di ripetere "bottone" o "uomo", avrei scritto: "le chiede lui".

 

21 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

La donna esita e poi risponde: «Vado a trovare mio nipote a X. È una vita che non ci vediamo.»

Qui, parliamo proprio di gusto personale, "X" non mi convince troppo, anche perché viene citato solo una volta... non so... "vado a trovare mio nipote" secondo me basta, inutile specificare un luogo non specificato.

 

Tu dici che è inutile specificare il luogo, ma se tu sei su un treno e qualcuno ti chiede dove sei diretto, tu gli dai il nome di un luogo o gli dici chi stai andando a trovare e basta? ;)

 

 

16 ore fa, Colored Shadows Prod ha scritto:

Avevo poi notato qualche aggettivo possessivo di troppo, ma mi sono scordato di annotarlo, comunque sciocchezze...

 

Hai ragione: mi sono morsa la mano dopo avere lasciato questo doppione, e proprio alla fine: :facepalm:

 

21 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Donato sta pensando al suo lavoro illegale che ha lasciato alle sue spalle

 

 

16 ore fa, Colored Shadows Prod ha scritto:

Ma tutti questi, per lo più sono dettagli... Ho cercato di farti un'analisi un minimo approfondita anche perché il racconto secondo me la merita: è un bel racconto a livello di storia, ma secondo me è molto complesso da un punto di vista stilistico narrativo... ossia dall'estetica alla poesia, dall'uso del corsivo agli accapo, dalle virgole allo stile del finale quasi da sceneggiatura, dal salto temporale passato-presente porta in sé molti, forse troppi elementi.

Non sono sbagliati, e in generale a me piacciono queste cose, ma secondo me il loro amalgama non scorre fluidamente... Poi valuta te.

 

In ultimo, mi è piaciuto come l'incipit sia una sorta di pre-incipit (credo abbia anche un nome tecnico preciso, ma non ricordo quale), una tecnica che definirei molto cinematografica, ossia una piccola scena che presenta il personaggio, non la storia in sé... anche questo è un ulteriore elemento che, nel bene e nel male si aggiunge alla complessità del tutto.

 

Ciao e buon Contest!

 

È sempre un piacere ricevere un tuo commento, AndC @Colored Shadows Prod :)

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3 ore fa, Rhomer ha scritto:

Questo tipo di struttura narrativa a me distrae, mi sbatte violentemente fuori dalla storia, mi porta a perdere l'interesse. Mi spiace doverti dire ciò soprattutto in virtù di una trama potenzialmente interessante e che si presta a svariati prosiegui. Spero che il mio feedback possa risultarti utile, se così non fosse sentiti libera di ignorarlo. 

A rileggerti, un saluto.

 

Grazie di essere intervenuto con franchezza, @Rhomer :)

 

Mi hai fatto meditare sul fatto che, per seguire lo "show, don't tell", io ho pensato bastasse attribuire ai pensieri del personaggio di turno le osservazioni didascaliche che un tempo riservavo alla voce narrante. E questo feedback mi ci voleva proprio. Grazie!

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Il 2/7/2020 alle 17:51, Poeta Zaza ha scritto:

E così, dopo la confessione, per la prima volta da adulto, sa che non gli mancano le cose degli altri e che la libertà è interiore prima di tutto. È consapevole del suo vivere.

 

Il 2/7/2020 alle 17:51, Poeta Zaza ha scritto:

L’auto-denuncia, la confessione di Donato di avere rubato, la restituzione del maltolto, mirava a questo: rivalutare la sua vita con un atto di responsabilità. E cambiarla.È un inizio.

 Mariangela, ti segnalo queste perché secondo me sono proprio l'esempio di un tuo "vizio" scrittevole: quello di voler sempre spiegare la storia e la sua morale al lettore. Il senso del tuo racconto è chiaro, non serve che fai la didascalia per il lettore, lascialo cogliere da sé i significati di ciò che legge, non fargli la lezione, che non serve :)

Detto questo, ho trovato il racconto molto più scorrevole di altri tuoi, più fluido e meno sbilanciato su lirismi e estetismi linguistici. Più sobrio, non so se posso dire così.

Forse avrei tralasciato l'introduzione sull'aeroporto, che non serve e distrae, sarei partita subito con lui nell'appartamento, dopo i lunghi appostamenti per controllare che sia vuoto, che fruga e ruba fino a imbattersi nella foto. (Anche perché, solitamente, i ladri di mestiere sono specializzati: borseggiatori e ladri di bagagli non sono svaligiatori di case. Il topo d'appartamento è proprio una branca criminale a parte)

Se no, mi chiedo se non sia un po' incongruo il fatto che la nonna veda la mano del viaggiatore sul treno, ma non faccia il nesso: conosce il nipote fin da ragazzo, ci dici, quindi ha ben presente la sua anomalia. Dovrebbe quanto meno stupirsi della coincidenza, no? Invece dal tuo racconto sembra che proprio non ci faccia caso. mi sembra poco credibile.

Queste le mie perplessità, vedi tu se possono esserti di qualche utilità. Bel lavoro, @Poeta Zaza

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47 minuti fa, Befana Profana ha scritto:

 Mariangela, ti segnalo queste perché secondo me sono proprio l'esempio di un tuo "vizio" scrittevole: quello di voler sempre spiegare la storia e la sua morale al lettore. Il senso del tuo racconto è chiaro, non serve che fai la didascalia per il lettore, lascialo cogliere da sé i significati di ciò che legge, non fargli la lezione, che non serve :)

Sono incorreggibile, lo so :facepalm:

(leggi anche la mia risposta a Rohmer :indicare:)

47 minuti fa, Befana Profana ha scritto:

Detto questo, ho trovato il racconto molto più scorrevole di altri tuoi, più fluido e meno sbilanciato su lirismi e estetismi linguistici. Più sobrio, non so se posso dire così.

Ci ho potuto lavorare qualche giorno, rispetto ai testi del MI, questo sì.

47 minuti fa, Befana Profana ha scritto:

Forse avrei tralasciato l'introduzione sull'aeroporto, che non serve e distrae, sarei partita subito con lui nell'appartamento, dopo i lunghi appostamenti per controllare che sia vuoto, che fruga e ruba fino a imbattersi nella foto. (Anche perché, solitamente, i ladri di mestiere sono specializzati: borseggiatori e ladri di bagagli non sono svaligiatori di case. Il topo d'appartamento è proprio una branca criminale a parte)

Mah! Il mio ladro si è specializzato nel cercarsi la clientela all'aeroporto. Così, sa che sono ricchi, perché stanno per andare all'estero per una o due settimane,  ad esempio, ed è una prima selezione.  

47 minuti fa, Befana Profana ha scritto:

Se no, mi chiedo se non sia un po' incongruo il fatto che la nonna veda la mano del viaggiatore sul treno, ma non faccia il nesso: conosce il nipote fin da ragazzo, ci dici, quindi ha ben presente la sua anomalia. Dovrebbe quanto meno stupirsi della coincidenza, no? Invece dal tuo racconto sembra che proprio non ci faccia caso. mi sembra poco credibile.

In effetti, nella prima stesura, l'uomo non manifestava la sua deformità. Ma, quando ho deciso per il sì, non ho pensato ad aggiungere la sorpresa, quantomeno, di Palmira.

47 minuti fa, Befana Profana ha scritto:

Queste le mie perplessità, vedi tu se possono esserti di qualche utilità. Bel lavoro, @Poeta Zaza

 

Sei stata di molto aiuto, Marezia, grazie @Befana Profana :)

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Il 2/7/2020 alle 17:51, Poeta Zaza ha scritto:

Ci teneva, lui, alla cura dei particolari nel suo lavoro di ladro. Aveva imparato bene a prendere.

Perché "a prendere"?

Il 2/7/2020 alle 17:51, Poeta Zaza ha scritto:

Sul camino, c’erano due coppe in ottone similoro e alcune foto in cornice, tra cui una con due uomini e un trofeo di pesca alto metà della loro altezza. L’uomo, che subito attira l’attenzione del ladro

Questo passaggio, dal passato al presente, in questo momento del racconto secondo me non fuziona bene. Avrei iniziato prima: E' dentro la casa..."

 

Per quanto riguarda la storia, pur conservando l'idea base, personalmente l'avrei realizzata e svolta in modo un po' più credibile e plausibile. Così com'è, a mio modesto avviso, ha poco senso ed è troppo strana.

 

 

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Il 2/7/2020 alle 17:51, Poeta Zaza ha scritto:

Donato aveva studiato la conformazione dell’abitazione appena scelta, dall’esterno.

mi sembra ovvio che sia dall'esterno :-)

Il 2/7/2020 alle 17:51, Poeta Zaza ha scritto:

E così, dopo la confessione, per la prima volta da adulto, sa che non gli mancano le cose degli altri e che la libertà è interiore prima di tutto. È consapevole del suo vivere.

 

L’auto-denuncia, la confessione di Donato di avere rubato, la restituzione del maltolto, mirava a questo: rivalutare la sua vita con un atto di responsabilità. E cambiarla.È un inizio.

 

su questo concordo con Marezia.

Il 2/7/2020 alle 17:51, Poeta Zaza ha scritto:

Era dentro alla casa: con la pila schermata stava esplorando circospetto il salone. Sul camino, c’erano due coppe in ottone similoro e alcune foto in cornice, tra cui una con due uomini e un trofeo di pesca alto metà della loro altezza. L’uomo, che subito attira l’attenzione del ladro, tiene il braccio sinistro sulla spalla dell’altro. A Donato, cade la torcia di mano.

scusa torno indietro, perchè passi dal passato prossimo al presente così? Non convince neanche me, forse meglio un "è dentro alla casa"?

 

La parte in treno è godibile, un po' strana la domanda sul Passo e relative frasi, insomma chi mai farebbe una domanda simile a dei perfetti sconosciuti? Però è un po' il tuo stile questo e lo apprezzo per come è.

Un racconto gradevole :-)

 

A presto cara Mariangela @Poeta Zaza

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Ciao @Poeta Zaza e ben trovata. Credo che siano soprattutto due le cose che non vanno in questo racconto: l’intreccio dei fatti e i tempi verbali. I due aspetti sono collegati l’uno con l’altro. Il montaggio dei fatti risulta confusionario, a mio avviso, proprio per l’uso scorretto dei tempi verbali. Alterni l’imperfetto, il trapassato prossimo e il presente, non c’è traccia del passato remoto che sarebbe più corretto da usare in gran parte dei passaggi dove usi il trapassato. Peccato, perché la storia avrebbe solo da guadagnare da uno sviluppo più lineare dell’azione. Per il resto, a parte qualche ripetizione e un uso eccessivo della punteggiatura, non ho trovato particolari intoppi dal punto di vista formale. 
Alcune riflessioni sono molto belle, per esempio questa:

Il 2/7/2020 alle 17:51, Poeta Zaza ha scritto:

Ci sono ricordi e sensazioni inamovibili in noi, mentre le cose di ieri e di oggi ci sfuggono appena vissute.”

Un abbraccio, @Poeta Zaza, e buon contest:rosa:

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3 ore fa, Macleo ha scritto:
Il 2/7/2020 alle 17:51, Poeta Zaza ha scritto:

Ci teneva, lui, alla cura dei particolari nel suo lavoro di ladro. Aveva imparato bene a prendere.

Perché "a prendere"?

Cosa deve imparare un ladro? A prendere, no? :indicare:

 

3 ore fa, Macleo ha scritto:
Il 2/7/2020 alle 17:51, Poeta Zaza ha scritto:

Sul camino, c’erano due coppe in ottone similoro e alcune foto in cornice, tra cui una con due uomini e un trofeo di pesca alto metà della loro altezza. L’uomo, che subito attira l’attenzione del ladro

Questo passaggio, dal passato al presente, in questo momento del racconto secondo me non fuziona bene. Avrei iniziato prima: E' dentro la casa..."

Nella prima stesura, così era. Poi mi sono incartata  con le indagini che ho avviato sul "presente storico".

 

3 ore fa, Macleo ha scritto:

Per quanto riguarda la storia, pur conservando l'idea base, personalmente l'avrei realizzata e svolta in modo un po' più credibile e plausibile. Così com'è, a mio modesto avviso, ha poco senso ed è troppo strana.

 

Accetto il tuo giudizio, @Macleo  sic et simpliciter.

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2 ore fa, AnnaL. ha scritto:

La parte in treno è godibile, un po' strana la domanda sul Passo e relative frasi, insomma chi mai farebbe una domanda simile a dei perfetti sconosciuti? Però è un po' il tuo stile questo e lo apprezzo per come è.

Un racconto gradevole :-)

 

A presto cara Mariangela @Poeta Zaza

 

Grazie del tuo passaggio e dei rilievi importanti che mi hai fatto, @AnnaL. :)

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1 ora fa, Mafra ha scritto:

Ciao @Poeta Zaza e ben trovata. Credo che siano soprattutto due le cose che non vanno in questo racconto: l’intreccio dei fatti e i tempi verbali. I due aspetti sono collegati l’uno con l’altro. Il montaggio dei fatti risulta confusionario, a mio avviso, proprio per l’uso scorretto dei tempi verbali. Alterni l’imperfetto, il trapassato prossimo e il presente, non c’è traccia del passato remoto che sarebbe più corretto da usare in gran parte dei passaggi dove usi il trapassato. Peccato, perché la storia avrebbe solo da guadagnare da uno sviluppo più lineare dell’azione. Per il resto, a parte qualche ripetizione e un uso eccessivo della punteggiatura, non ho trovato particolari intoppi dal punto di vista formale. 

 

Ho assimilato i tuoi rilievi e te ne ringrazio. 

 

1 ora fa, Mafra ha scritto:

Alcune riflessioni sono molto belle, per esempio questa:

Il 2/7/2020 alle 17:51, Poeta Zaza ha scritto:

Ci sono ricordi e sensazioni inamovibili in noi, mentre le cose di ieri e di oggi ci sfuggono appena vissute.”

 

Ne sono lieta.

 

1 ora fa, Mafra ha scritto:

Un abbraccio, @Poeta Zaza, e buon contest:rosa:

 

Altrettanto a te, cara @Mafra  :)

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1 ora fa, Poeta Zaza ha scritto:

Cosa deve imparare un ladro? A prendere, no? 

O a rubare?

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Ciao @Poeta Zaza ,

scrittrice effervescente e dall'indomita fantasia.

In questo testo si percepisce l'intenzione di cercare quasi una nuova strada per mettere nero su bianco le tue vulcaniche idee.

Qualcosa però non torna in questo racconto.

 

Per esempio hai inserito una sorta d'incipit in corsivo, molto lungo e articolato, ma che risulta troppo frammentato e dispersivo: per esempio la scena del gate l'ho capita meglio leggendo la tua risposta a un commento, mentre questo passaggio rimane fumoso

Il 2/7/2020 alle 17:51, Poeta Zaza ha scritto:

Quel giorno, aveva la zazzera biondo-castano, occhiali da miope terminale, e vestiva elegante in grigio fumé.

Ci teneva, lui, alla cura dei particolari nel suo lavoro di ladro. Aveva imparato bene a prendere.

non collego il fatto che la cura dei particolari del suo abbigliamento dimostri che sappia rubare bene...

Il 2/7/2020 alle 17:51, Poeta Zaza ha scritto:

Era dentro alla casa: con la pila schermata stava esplorando circospetto il salone. Sul camino, c’erano due coppe in ottone similoro e alcune foto in cornice, tra cui una con due uomini e un trofeo di pesca alto metà della loro altezza. L’uomo, che subito attira l’attenzione del ladro, tiene il braccio sinistro sulla spalla dell’altro. A Donato, cade la torcia di mano.

Ho letto (sempre nelle risposte) che stai sperimentando qualcosa sui verbi, ma in questo caso non mi sembra giustificato il cambio del tempo verbale: se inizi con era, stava e c'erano, il presente mi arriva del tutto fuori contesto (senz'altro mi sono persa qualcosa per la via, come al solito…).

Il 2/7/2020 alle 17:51, Poeta Zaza ha scritto:

Donato non ci aveva dormito quella notte.

Donato non ci dormì quella notte. Aveva dormito mi fa sembrare quasi che tu stia descrivendo un antefatto, quando in realtà la notte in questione avviene dopo che lui si costituisce.

Il 2/7/2020 alle 17:51, Poeta Zaza ha scritto:

Vado a trovare mio nipote a X. È una vita che non ci vediamo.»

Togliere la X.

 

La signora Palmira entra in scena e porta con sè molte domande: una vecchietta che usa parole come inamovibile e non si perita a porre domande personali a perfetti sconosciuti, perchè non collega che lo sconosciuto sia il padre di suo nipote? Lui afferma di stare andando a trovare il figlio, scende alla sua fermata e ha lo stesso difetto fisico.

Oppure lei conosce l'identità dell'uomo e non è casuale il fatto che sia seduta vicino a lui?

Il 2/7/2020 alle 17:51, Poeta Zaza ha scritto:

Donato sta pensando al suo lavoro illegale che ha lasciato alle sue spalle, e all’uomo cui ha rovinato le ferie, che le abbia finite o meno.

Questo pensiero gli strappa un sorriso mentre attende due visite:

- la nonna materna, cui deve fare molte domande;

- l’uomo derubato e risarcito, cui ha fatto sapere di avere ancora qualcosa di suo.

 

 

Queste ultime quattro righe sembrano lasciate come promemoria per gli amici che vorranno continuare la tua storia: una dritta su cosa devono scrivere nel secondo capitolo de "Il ladro"...

 

In questo racconto ci hai messo davvero tanta roba, tante situazioni e hai lasciato la porta aperta su molti modi di svilupparlo: come dicevo all'inizio la sensazione che tu non sia riuscita a imbrigliare a dovere la tua fantasia è forte. Tutto questo rende il testo un pò pesante e attorcigliato.

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10 minuti fa, caipiroska ha scritto:
Il 2/7/2020 alle 17:51, Poeta Zaza ha scritto:

Era dentro alla casa: con la pila schermata stava esplorando circospetto il salone. Sul camino, c’erano due coppe in ottone similoro e alcune foto in cornice, tra cui una con due uomini e un trofeo di pesca alto metà della loro altezza. L’uomo, che subito attira l’attenzione del ladro, tiene il braccio sinistro sulla spalla dell’altro. A Donato, cade la torcia di mano.

Ho letto (sempre nelle risposte) che stai sperimentando qualcosa sui verbi, ma in questo caso non mi sembra giustificato il cambio del tempo verbale: se inizi con era, stava e c'erano, il presente mi arriva del tutto fuori contesto (senz'altro mi sono persa qualcosa per la via, come al solito…).

 

Ho pensato: che sia stato un mese, un anno fa oppure in questo momento, che il ladro veda la foto, in questa l'uomo tiene il braccio sulla spalla dell'altro.

Ho pensato che la foto fissa un attimo che sarà sempre al presente.

Ma probabilmente la fuori contesto sono io :facepalm:. Non ditelo a Marcello, eh!

 

28 minuti fa, caipiroska ha scritto:
Il 2/7/2020 alle 17:51, Poeta Zaza ha scritto:

Donato sta pensando al suo lavoro illegale che ha lasciato alle sue spalle, e all’uomo cui ha rovinato le ferie, che le abbia finite o meno.

Questo pensiero gli strappa un sorriso mentre attende due visite:

- la nonna materna, cui deve fare molte domande;

- l’uomo derubato e risarcito, cui ha fatto sapere di avere ancora qualcosa di suo.

 

 

Queste ultime quattro righe sembrano lasciate come promemoria per gli amici che vorranno continuare la tua storia: una dritta su cosa devono scrivere nel secondo capitolo de "Il ladro"...

 

Sapevo che rischiavo di far passare questo messaggio, ma ha prevalso la necessità dell'enfasi dell'epilogo. 

 

29 minuti fa, caipiroska ha scritto:

In questo racconto ci hai messo davvero tanta roba, tante situazioni e hai lasciato la porta aperta su molti modi di svilupparlo: come dicevo all'inizio la sensazione che tu non sia riuscita a imbrigliare a dovere la tua fantasia è forte. Tutto questo rende il testo un pò pesante e attorcigliato.

 

Hai proprio ragione, @caipiroska :).

Inoltre, la compagnia del mio ladro non è di per sé raccomandabile. Capace che se lo prenda lui il taxi, e se ne vada per i fatti suoi. O_O

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Ti lascio un commento breve, @Poeta Zaza, perché credo di aver poco da dire su questo racconto.

Credo che questo racconto possa essere paragonato a una gemma grezza, qualcosa che sa di avere molto da dare ma che deve essere resa ammirabile dagli altri. Dico questo perché credo che l'idea del racconto sia davvero fantasiosa e geniale; forse si può pensare a una casualità mirata l'incontro tra la donna e il genero nel (credo) comune intento di andare a trovare il figlio ma invece può essere il colpo di scena più naturale per un eventuale seguito. Anche la confessione e il cambiamento nel vedere la foto di sua madre nell'appartamento dove il protagonista è andato, diciamo, in visita.

Non ti dirò dello show don't tell anche perché, detto da me, sarebbe come il bue che dicesse cornuto all'asino... :asd:

Quello che mi è piaciuto meno del racconto è la sua difficoltà di lettura. Non che sia complesso, intendo che nella forma vai spesso a capo, alcune volte vai a capo e ci sono molte frasi brevi e amalgami poco la narrazione. È stato difficile leggerti e seguirti le prime volte e posso dire che è un peccato perché credo che finora la tua sia una delle idee più originali qui nel contest.

In bocca al lupo con il contest e buona giornata. Ci si legge!

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28 minuti fa, bwv582 ha scritto:

Credo che questo racconto possa essere paragonato a una gemma grezza, qualcosa che sa di avere molto da dare ma che deve essere resa ammirabile dagli altri. Dico questo perché credo che l'idea del racconto sia davvero fantasiosa e geniale;

 

Wow, @bwv582 , grazie mille! :rosa:

 

28 minuti fa, bwv582 ha scritto:

forse si può pensare a una casualità mirata l'incontro tra la donna e il genero nel (credo) comune intento di andare a trovare il figlio

Sono la nonna e il presunto padre di Donato.:si:

 

28 minuti fa, bwv582 ha scritto:

ma invece può essere il colpo di scena più naturale per un eventuale seguito. Anche la confessione e il cambiamento nel vedere la foto di sua madre nell'appartamento dove il protagonista è andato, diciamo, in visita.

La foto è del padre, e il ladro Donato trova anche uno scritto della madre nell'appartamento visitato. :indicare:

28 minuti fa, bwv582 ha scritto:

Non ti dirò dello show don't tell anche perché, detto da me, sarebbe come il bue che dicesse cornuto all'asino... :asd:

;)  Sono io la maggiore  massima didascalica dei Contest :asd:

 

28 minuti fa, bwv582 ha scritto:

Quello che mi è piaciuto meno del racconto è la sua difficoltà di lettura. Non che sia complesso, intendo che nella forma vai spesso a capo, alcune volte vai a capo e ci sono molte frasi brevi e amalgami poco la narrazione. È stato difficile leggerti e seguirti le prime volte e posso dire che è un peccato perché credo che finora la tua sia una delle idee più originali qui nel contest.

 

:saltello:

28 minuti fa, bwv582 ha scritto:

In bocca al lupo con il contest e buona giornata. Ci si legge!

 

Grazie del tuo gradito passaggio e in bocca al lupo a te, caro @bwv582:) Siamo qui per divertirci insieme. :)

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L'idea del pollice biforcuto é bellissima: ma esiste davvero?

 

A me il racconto é piaciuto molto, l'ho trovato scorrevole. Avrei dato un pochino più di equilibrio alle due parti e reso Palmira un pochino meno filosofica. Effettivamente per quanto servizievole, avrebbe potuto mostrarsi un po' sorpresa. Inoltre, siamo sicuri che in treno una persona confessa a un'altra di non aver riconosciuto il figlio?

Magari ho capito male io.

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2 ore fa, Almissima ha scritto:

L'idea del pollice biforcuto é bellissima: ma esiste davvero?

Sì, si chiama polidattilia, è un'anomalia genetica.

 

2 ore fa, Almissima ha scritto:

A me il racconto é piaciuto molto, l'ho trovato scorrevole. Avrei dato un pochino più di equilibrio alle due parti e reso Palmira un pochino meno filosofica. Effettivamente per quanto servizievole, avrebbe potuto mostrarsi un po' sorpresa. Inoltre, siamo sicuri che in treno una persona confessa a un'altra di non aver riconosciuto il figlio?

 

Palmira è la nonna materna di Donato e non conosce il suo presunto (e ignaro) padre, incontrato sul treno.:si:

 

2 ore fa, Almissima ha scritto:

Magari ho capito male io.

 

C'è da dire che quando spiego troppo riesco a confondere i lettori più di quando faccio la criptica.:asd:

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Il 2/7/2020 alle 17:51, Poeta Zaza ha scritto:

 

Hanno pochi spazi

per disegnare segreti

a colori fiammanti

mai visti prima

 

Nei cieli persi

 

Che bello!

Ciao @Poeta Zaza Bella trama, un po' è da raccogliere per poter proseguire il racconto. Donato non riesco a inquadrarlo bene, forse prenderei Palmira come protagonista del seguito.

Vedremo, intanto sei nella mia lista(y)

 

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Ciao@Poeta Zaza  Ti dirò, forse in controtendenza, che a me il tuo racconto non dispiace. L'ho trovato più asciutto, diretto e scorrevole a livello stilistico di altri tuoi letti negli anni scorsi. A parte qualche virgola di troppo e qualche termine da rivedere, non ci sono grossi problemi formali.

I tempi verbali un po' troppo "disinvolti" sono il problema principale, perché interrompono il fluire della lettura, ma ne avete già discusso ampiamente. La prima scena in aeroporto non convince neanche me, perché serve solo a introdurre il suo mestiere di ladro (ma lo vediamo già nella scena successiva). Non è così immediato che lui abbia scelto la casa guardando i bagagli, può benissimo averla scelta solo perché lussuosa dall'esterno, o c'era una Ferrari parcheggiata davanti... (perché complicare la vita a questo povero ladro?:lol:).

A livello di trama, forse la conversione necessiterebbe più spazio, in modo da seguire il processo mentre avviene anziché farlo riassumere a lui dopo (che, come ti hanno detto, finisce per suonare come una morale)  Mi è piaciuta molto la scena del treno e il personaggio un po' eccentrico della nonna, così come gli inserti con le riflessioni del protagonista sulla madre e sulle cose non dette tra loro. Ingegnosa l'idea della foto del padre vista per caso mentre rubava e del difetto fisico così unico da essere riconoscibile.

Ci sono delle frasi molto belle, ad esempio questa:

Il 2/7/2020 alle 17:51, Poeta Zaza ha scritto:

Quanti se e quanti ma non si raccontano? Stanno a brandelli in uno spazio della mente, letti e riletti coi “forse” quasi illeggibili. Non è così per tutti?”

 

Insomma, basterebbe sistemare l'anarchia verbale per farne uscire un racconto molto bello. Le possibilità per continuare la storia poi non mancano, e io ho un debole per le redenzioni, quindi ci farò un pensiero;) 

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5 ore fa, Silverwillow ha scritto:

 Non è così immediato che lui abbia scelto la casa guardando i bagagli, può benissimo averla scelta solo perché lussuosa dall'esterno, o c'era una Ferrari parcheggiata davanti... (perché complicare la vita a questo povero ladro?:lol:).

 

Ma col mo metodo è quasi certo di avere campo libero per un po', non ti pare?;)

 

5 ore fa, Silverwillow ha scritto:

Mi è piaciuta molto la scena del treno e il personaggio un po' eccentrico della nonna, così come gli inserti con le riflessioni del protagonista sulla madre e sulle cose non dette tra loro. Ingegnosa l'idea della foto del padre vista per caso mentre rubava e del difetto fisico così unico da essere riconoscibile.

Ci sono delle frasi molto belle, ad esempio questa:

Il 2/7/2020 alle 17:51, Poeta Zaza ha scritto:

Quanti se e quanti ma non si raccontano? Stanno a brandelli in uno spazio della mente, letti e riletti coi “forse” quasi illeggibili. Non è così per tutti?”

 

Grazie mille, @Silverwillow :rosa:

 

5 ore fa, Silverwillow ha scritto:

Insomma, basterebbe sistemare l'anarchia verbale per farne uscire un racconto molto bello. Le possibilità per continuare la storia poi non mancano, e io ho un debole per le redenzioni, quindi ci farò un pensiero;) 

 

Sarebbe bellissimo :saltello:

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Ciao, @Poeta Zaza! :)

 

Il 2/7/2020 alle 17:51, Poeta Zaza ha scritto:

difetto fisico del pollice della mano sinistra a due punte.

Qui non è chiaro se il difetto fisico delle "due punte" sia riferito al pollice o alla stessa mano!
Si trattasse del pollice, infatti, sarebbe meglio non interporvi il complemento di specificazione, ma dare prima la definizione dello stesso: "difetto fisico del pollice a due punte della mano sinistra". Se invece si tratta invero della mano, allora non riesco davvero a figurarmi tale difetto fisico... nel senso che non credo di aver mai saputo esistesse una occorrenza simile.

 

Il 2/7/2020 alle 17:51, Poeta Zaza ha scritto:

uno dei due sospende di parlare

 

Il verbo "sospendere" è transitivo, richiede pertanto un complemento oggetto affinché l'azione si concluda, quindi eventualmente bisogna aggiungerlo ("uno dei due sospende il discorso"). In caso contrario consiglio di adoperare il sinonimo "smettere", che ha sia valore transitivo che intransitivo, e può essere adoperato seguito da un infinito introdotto dalla preposizione "di": "uno dei due smette di parlare".

 

Il 2/7/2020 alle 17:51, Poeta Zaza ha scritto:

paesaggio..

 

Qui c'è un punto di troppo, o mancante, a seconda dei casi.

 

Il 2/7/2020 alle 17:51, Poeta Zaza ha scritto:

qualcosa di strano nella mano sinistra.

 

Se si tratta di quel che penso, allora forse la vedova Palmira nota qualcosa di strano "alla" mano sinistra.

 

 

Non ho altre segnalazioni da fare, dato che ho letto s'è disquisito in abbondanza sui tempi verbali.

Però ti lascio la mia impressione, se ti fa piacere.

Vero è che dalla confessione in poi si è messa in moto per il ladro Donato una "macchina" tutta nuova, che gli permetterà di incontrare per la prima volta suo padre e conoscere del proprio passato. È anche vero però che non è stata la confessione in sé a scatenare il cambiamento, quanto la decisione del protagonista di iniziare una nuova vita a partire dalla scoperta della foto in casa della malcapitata vittima.

Ciò che ho trovato strano è stato il fatto che egli, in piena notte, abbia saputo scovare un bigliettino scritto a mano, che abbia ritenuto importante perder tempo a leggerlo e che in quello stesso vi abbia riconosciuto addirittura la calligrafia di sua madre; come se di calligrafie ne esistessero di definite e specifiche e sia davvero semplice sapere individuare quella peculiare appartenente a qualcuno.

Ho riscontrato una seconda nota stonata nella vedova Palmira: con un nipote affetto da un'anomalia tanto evidente quanto rara, nota solo di sfuggita (definendola "qualcosa di strano") la medesima anomalia nell'uomo che è in treno assieme a lei?
Detto questo, ho molto apprezzato l'icipit, nel quale si denota la ben precisa volontà di Donato di mettere tutto il talento possibile nell'esecuzione del lavoro di ladro; m'è piaciuto anche il momento dell'appostamento, che ho trovato credibile e ben costruito.
Non ci resta che vedere come proseguirà il racconto! :)
Alla prossima e buon contest!

 

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1 ora fa, RobinK ha scritto:
Il 2/7/2020 alle 17:51, Poeta Zaza ha scritto:

difetto fisico del pollice della mano sinistra a due punte.

Qui non è chiaro se il difetto fisico delle "due punte" sia riferito al pollice o alla stessa mano!
Si trattasse del pollice, infatti, sarebbe meglio non interporvi il complemento di specificazione, ma dare prima la definizione dello stesso: "difetto fisico del pollice a due punte della mano sinistra".

questo era,  sì!

 

1 ora fa, RobinK ha scritto:
Quota

uno dei due sospende di parlare

 

Il verbo "sospendere" è transitivo, richiede pertanto un complemento oggetto affinché l'azione si concluda, quindi eventualmente bisogna aggiungerlo ("uno dei due sospende il discorso"). In caso contrario consiglio di adoperare il sinonimo "smettere", che ha sia valore transitivo che intransitivo, e può essere adoperato seguito da un infinito introdotto dalla preposizione "di": "uno dei due smette di parlare".

 

Hai ragione anche qui, grazie!

 

1 ora fa, RobinK ha scritto:

Però ti lascio la mia impressione, se ti fa piacere.

certamente sì!

1 ora fa, RobinK ha scritto:

Vero è che dalla confessione in poi si è messa in moto per il ladro Donato una "macchina" tutta nuova, che gli permetterà di incontrare per la prima volta suo padre e conoscere del proprio passato. È anche vero però che non è stata la confessione in sé a scatenare il cambiamento, quanto la decisione del protagonista di iniziare una nuova vita a partire dalla scoperta della foto in casa della malcapitata vittima.

cavilli, @RobinK:asd:

 

1 ora fa, RobinK ha scritto:

Ciò che ho trovato strano è stato il fatto che egli, in piena notte, abbia saputo scovare un bigliettino scritto a mano, che abbia ritenuto importante perder tempo a leggerlo e che in quello stesso vi abbia riconosciuto addirittura la calligrafia di sua madre;

prima, Donato ha visto la foto; da ì, ha cercato altre conferme e, in un cassetto a scomparsa (quindi un qualcosa che si vuole celare), trovato un biglietto, vuoi che non lo legga?

Il contenuto è quello citato alla fine del brano dal padre. Mi sembra che, anche senza riconoscere la scrittura, ci sia solo da fare due più due.

1 ora fa, RobinK ha scritto:

Ho riscontrato una seconda nota stonata nella vedova Palmira: con un nipote affetto da un'anomalia tanto evidente quanto rara, nota solo di sfuggita (definendola "qualcosa di strano") la medesima anomalia nell'uomo che è in treno assieme a lei?

Qui ho fatto l'errore nella seconda stesura, quello di specificare l'anomalia.

1 ora fa, RobinK ha scritto:

Detto questo, ho molto apprezzato l'icipit, nel quale si denota la ben precisa volontà di Donato di mettere tutto il talento possibile nell'esecuzione del lavoro di ladro; m'è piaciuto anche il momento dell'appostamento, che ho trovato credibile e ben costruito.
Non ci resta che vedere come proseguirà il racconto! :)
Alla prossima e buon contest!

 

Grazie,  @RobinK e altrettanto a te! :)

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Il 2/7/2020 alle 17:51, Poeta Zaza ha scritto:

L’uomo del Passo incompiuto ricorda di avere conservato solo un biglietto di lei, con queste parole: «È riconoscibile come figlio tuo. Ma non dovrai riconoscerlo. Addio

Ho notato qui qualcosa di strano: quel "di lei" sospeso, che si riferisce ovviamente alla mamma di Donato. O mi è sfuggito qualcosa, o è necessario sostituirlo con "della madre di lui".

Ti ho letta volentieri. Avrei evitato il massiccio uso del corsivo. Mi piacciono le storie con i riconoscimenti: tipici delle commedie greche e latine. Concordo con Giovanni, che definisce il tuo racconto una "pietra grezza". Come già ti scrissi, la tua concisione, ottima in poesia, in prosa a volte crea scompiglio. Ma il "garbo" di fondo è intatto. Grazie e un saluto, @Poeta Zaza.

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4 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

Ti ho letta volentieri. Avrei evitato il massiccio uso del corsivo.

Ho preferito distinguere il brano sul ladro dall'episodio sul treno, anche visivamente.

 

4 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

Mi piacciono le storie con i riconoscimenti: tipici delle commedie greche e latine. Concordo con Giovanni, che definisce il tuo racconto una "pietra grezza". Come già ti scrissi, la tua concisione, ottima in poesia, in prosa a volte crea scompiglio. Ma il "garbo" di fondo è intatto. Grazie e un saluto, @Poeta Zaza.

 

Mi è sempre utile e gradito il tuo intervento, @Ippolita2018  :)

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Buon pomeriggio, @Poeta Zaza.

 

Ho trovato il suo racconto decisamente interessante, anche se non "del tutto digeribile a una prima lettura": per poterlo apprezzare appieno ho dovuto leggerlo due volte!

 

Mi spiego meglio: per farsi un'idea della trama e del ruolo dei vari personaggi, basta una sola lettura; ma per poter apprezzare "il background" del protagonista, nonostante qualche parte "didascalica", ho dovuto rileggere il brano, per "farlo mio".

 

Intendiamoci: la mia non è affatto una critica (anche perché credo sia più un mio limite, che una tua... "caratteristica"), ma se lo stile fosse più lineare in certi passaggi, si potrebbe comprendere tutto al volo in un unico colpo. 

 

Spero di essere stato utile in questo rapido passaggio e ti auguro un buon proseguimento di contest.

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