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Macleo

[TW-1] Peccato originale

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Commento

 

Lorenzo si accomodò sulla poltrona, ancora in vestaglia. Non era una domenica qualunque, quel giorno compiva quarant’anni di matrimonio.

Lo sguardo corse al vassoio d’argento sul tavolino dove vide riflesso il proprio volto distorto. Nulla di nuovo: sapeva di avere perennemente un'espressione tra il critico, il disilluso e l’annoiato. Solo quand’era in casa perché fuori, con gli amici, i conoscenti e i clienti, era molto diverso, quasi l’opposto. Circostanza che i figli non mancavano mai di rinfacciargli.

«La gente ti descrive come una persona sempre allegra, spiritosa e acuta» gli dicevano «di sicuro ti confondono con qualcun altro.»

Una volta tanto non poteva dar loro torto. Ma quale era il “vero” Lorenzo? Probabilmente ne esisteva uno solo che si adattava alle diverse circostanze. Come a dire che a casa c’era qualcosa che lo deprimeva e lo condizionava in senso negativo, anche se non poteva certo muovere accuse troppo pesanti perché, guardandosi attorno, c’era di peggio.

Sua moglie Luisa aveva troppo presto dismesso l’entusiasmo giovanile per rivelarsi fredda e indifferente. Era abile nella gestione della casa, ma incapace di rendergli la vita lieta e degna di essere vissuta con un minimo d’amore e di passione.

Quanto ai figli, Federico era un quarantenne pigro e svogliato che abbandonava l’usuale apatia solo per riempirsi di adrenalina con qualunque gioco, bastava fosse d’azzardo. In negozio ci veniva solo a tempo perso e Lorenzo tirava un sospiro di sollievo quando, dopo l’immancabile discussione, si eclissava per qualche giorno.

La figlia era separata e viveva di nulla. Appuntamenti dal parrucchiere e dall’estetista, amici e amiche senza cervello e il figlio Luca lasciato troppo spesso con la babysitter.

«Cu-cu! Buon anniversario, papà!»

Fece un salto. Il figlio l’aveva sorpreso arrivandogli silenzioso alle spalle e coprendogli gli occhi con le mani, un gioco che lo faceva sempre incazzare.

«Ciao, Federico, grazie. Come tutti gli anni ho un regalo per te. Sai che abbiamo questa strana abitudine, io e Luisa, di cogliere l'occasione dei nostri anniversari per "passarvi" qualcosa, una specie di anticipazione dell’eredità in comode rate. A tua sorella ci avrà già pensato tua madre, credo le abbia donato qualche suo gioiello.»

«Grazie mille, papà Invece voi rifiutate ogni presente, anche un pensiero, perché dite che quando volete una cosa ve la comprate.»

«E infatti i regali non mi sono mai piaciuti. O sono inutili, o non sono azzeccati, o è sbagliato il momento, oppure mi andrebbero bene e li sto quasi desiderando, ma allora chi me li fa mi leva la soddisfazione di comprarmeli io stesso. Per eliminare questi rischi ti ho firmato il solito assegno. Se tu fossi ancora un ragazzo ti direi di spenderlo bene, ma sei un uomo e quindi… te lo dico lo stesso. Spero vivamente che questo pezzo di carta non veda mai una sala giochi o una stanza da poker.»

«Ma se non ci metto piede da un casino di tempo! Perché non mi vuoi credere?»

«Vuoi dire che giochi solo online? E com'è? Magari ti diverti anche di più!»

«Proprio non ce la fai a lasciarmi in pace e devi sempre rovinare tutto, non è vero? Comunque ti ringrazio dei soldi, anche se sei riuscito come al solito ad avvelenare il tuo bel gesto! Quanto a te, non ti ho portato proprio nulla, neanche un libro. Sei contento?»

«Hai fatto bene perché l'avrei lasciato lì, sul tavolino, senza leggerlo perché non l'ho scelto io. Poi magari in libreria, dopo ore e ore di pazienti indagini, l'avrei comprato eguale senza ricordarmi di averlo già ricevuto in dono.»

Restarono per un po’ in un silenzio carico di tensione. Lorenzo era consapevole di non lasciare mai nessuna possibilità al figlio, ma era più forte di lui e si odiava per questo.

«Che faccia scura che avete tutti e due! Come al solito, anche oggi avete litigato.»

Luisa e Silvia erano entrate con Luca, l’unico nipote.

«Guardate che bell’anello ho avuto dalla mamma. Mi ha dato anche altre cose, ma questo mi piace da morire. Buon anniversario, papà!»

Lorenzo all’inizio diede uno sguardo distratto alla mano della figlia, ma poi vi accentrò l’attenzione aggrottando le sopracciglia. Quando parlò, la sua voce era diversa.

«Grazie, Silvia. Oh, c'è anche il mio amico Luca.»

«Ciao, nonno! Buon anniversario! Ma di che cos'è l'anniversario?»

«Il nonno e la nonna festeggiano quarant'anni da quando si sono conosciuti! Non da quando si sono sposati, come fanno tutti, ma da quando si sono incontrati. Il nonno è contro tutte le convenzioni, se sai cosa vuole dire questa parola, e non dà importanza agli aspetti che giudica solo formali. Come il matrimonio.»

«Non ho capito niente! Ma come vi siete conosciuti, nonno, me lo racconti?»

«Va bene. Da qualche tempo lavoravo nel negozio di mio papà, che tu non hai mai conosciuto, quando...»

«E che lavoro facevi?»

«Lo stesso che faccio anche ora. Creavo e vendevo gioielli. Anzi, proprio il giorno prima avevo realizzato il mio primo anello che avevo chiamato "Sospiro del vento".»

«E poi cos'è successo?»

«È entrata una signora, la bisnonna Giulia, con sua figlia, tua nonna Luisa.»

«E tu ti sei innamorato subito della nonna?»

«No, per la verità, ma ho visto che era molto carina. Le abbiamo mostrato vari oggetti perché a giorni sarebbe stato il suo compleanno e la mamma voleva farle un regalo.»

«Scommetto che la bisnonna le ha regalato proprio il tuo anello.»

«No, non quello, ma un altro molto bello e di gran valore. Il mio anello è scomparso quel giorno stesso… sino ad oggi quando l’ho rivisto al dito della mano della tua mamma. E adesso questo fatto la nonna me lo devi spiegare.»

«Non c’è nulla da spiegare, ti stai sbagliando. Quel gioiello è uno dei tanti che mi hai regalato nel tempo.»

«Non mi sbaglio e lo sai benissimo. Allora parlo io. Mio padre allora aveva assunto in negozio Emma, la ragazza che quel giorno ha licenziato.»

«Ma cosa vai a rivangare, ti sembra il momento?»

«Vuoi continuare tu, o continuo io?»

Lorenzo aveva alzato la voce.

«E va bene, vuoi farmi confessare e io confesso. Avevo capito che tu ed Emma eravate innamorati…»

«Proprio così, forse solo una cosa da ragazzi, ma violenta come gli amori che divampano a quell'età per la prima volta.»

«Quel giorno, appena entrata in negozio, mi hai guardato appena e io mi sono sentita offesa. Nello stesso tempo, vedendo che c'era qualcosa fra voi, sono diventata gelosa. Ti incontravo spesso per strada, mi piacevi e ti volevo. Lei ci ha mostrato la tua creazione non solo con ammirazione, ma con amore e orgoglio, come se tu le appartenessi... e io l'ho odiata. Alla fine, quando ha portato via l'espositore, un attimo prima ho preso l'anello. Volevo toglierle qualcosa, levarle dal volto quella stupida espressione adorante nei tuoi confronti. Ero molto giovane e, lo ammetto, viziata, ed è stata un'azione istintiva. Me ne vergogno, ma l'ho fatto senza pensarci, come un dispetto verso lei che ti guardava come fossi Dio. Non pensavo certo che sarebbe stata licenziata perché sospettata del furto, non l'ho fatto per questo.»

«E invece l'hai fatto proprio per questo, anche se non vuoi ammetterlo. Poi, invece di eliminarlo in qualche modo, l’hai tenuto nascosto per anni, come fosse un trofeo. Oggi, probabilmente, ti è scappato fra gli altri gioielli che hai regalato.»

«Ma che dire di te, allora? Se avessi voluto veramente bene ad Emma, non avresti avuto nessuna esitazione e l'avresti difesa con coraggio. Invece hai lasciato che tuo padre la licenziasse, soffrendo in silenzio e basta. Ma adesso, dopo quarant’anni, che vuoi fare?»

Lorenzo stava pensando. Tutto sarebbe potuto veramente crollare a causa di un peccato originale, come se la loro unione fosse stata costruita sulla sabbia?

Guardò la moglie, che aveva un’espressione dura e ostinata sul viso. Il figlio pareva vicino a scoppiare in una risata, mentre Silvia sembrava poco interessata e vagamente stupita. Solo Luca lo guardava con grande tristezza.

Qualcosa era cambiato, qualcosa doveva accadere. Ma cosa? Proprio non lo sapeva.

Si appoggiò con le spalle alla poltrona e chiuse gli occhi.

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Quota

Restarono per un po’ in un silenzio carico di tensione. Lorenzo era consapevole di non lasciare mai nessuna possibilità al figlio, ma era più forte di lui e si odiava per questo.

«Che faccia scura che avete tutti e due! Come al solito, anche oggi avete litigato.»

Luisa e Silvia erano entrate con Luca, l’unico nipote.

Di seguito, parleranno in quattro, dando per scontato che si intuisca chi lo fa, dal contesto, e quindi non citando l'attore. Io lo farei, per agevolare il lettore.

 

Quota

«Va bene. Da qualche tempo lavoravo nel negozio di mio papà, che tu non hai mai conosciuto, quando...»

dice Lorenzo al nipote.

 

Quota

«E che lavoro facevi?»

«Lo stesso che faccio anche ora. Creavo e vendevo gioielli. Anzi, proprio il giorno prima avevo realizzato il mio primo anello che avevo chiamato "Sospiro del vento".»

 

Sarebbe andato anche bene come titolo: Sospiro del vento. Qualcosa che è sfuggito, come l'amore fresco di Emma.

 

Quota

«No, non quello, ma un altro molto bello e di gran valore. Il mio anello è scomparso quel giorno stesso… sino ad oggi quando l’ho rivisto al dito della mano della tua mamma. E adesso questo fatto la nonna me lo devi spiegare.»

la nonna me lo deve spiegare

 

Quota

«Non c’è nulla da spiegare, ti stai sbagliando. Quel gioiello è uno dei tanti che mi hai regalato nel tempo.»

dice Luisa.

Quota

«Non mi sbaglio e lo sai benissimo. Allora parlo io. Mio padre allora aveva assunto in negozio Emma, la ragazza che quel giorno ha licenziato.»

ribatte il marito.

Quota

«Ma cosa vai a rivangare, ti sembra il momento?»

dice la moglie.

Quota

«Vuoi continuare tu, o continuo io?»

Lorenzo aveva alzato la voce.

Anteporrei la seconda frase alla prima:

Lorenzo aveva alzato la voce.«Vuoi continuare tu, o continuo io?»

E le metterei nella stessa riga di scrittura.

Quota

«E va bene, vuoi farmi confessare e io confesso. Avevo capito che tu ed Emma eravate innamorati…»

comincia Luisa.

 

È tosto questo brano, @Macleo :)

 

Non dovrebbe essere improntata al perdono la reazione di Lorenzo alla confessione della moglie, che ne ha rivelato la pochezza e la meschinità d'animo.

Però anche lui ha le sue colpe, nel non aver compreso subito di che pasta fosse la donna che ha scelto.Ed ha accettato la sua presenza per una questione di comodità,

di utilità in casa. Non fai presente gli eventuali tradimenti di lui, ma li dai quasi per scontati, e che lei se li sarebbe meritati.

 

Alla fine del primo atto:

 

3 ore fa, Macleo ha scritto:

Guardò la moglie, che aveva un’espressione dura e ostinata sul viso. Il figlio pareva vicino a scoppiare in una risata, mentre Silvia sembrava poco interessata e vagamente stupita. Solo Luca lo guardava con grande tristezza.

Qualcosa era cambiato, qualcosa doveva accadere. Ma cosa? Proprio non lo sapeva.

Si appoggiò con le spalle alla poltrona e chiuse gli occhi.

 

Chissà... Può essere intrigante dargli una sterzata nel secondo atto. ;)

 

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40 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

Di seguito, parleranno in quattro, dando per scontato che si intuisca chi lo fa, dal contesto, e quindi non citando l'attore. Io lo farei, per agevolare il lettore.

Scusa, @Poeta Zaza, ma credo proprio che il lettore non abbia bisogno di nessun aiuto, sono stato attento a controllare scrivendo. Ognuno risponde a una domanda che gli è stata fatta, per cui non può essere che lui a rispondere. Dice il marito, risponde la moglie, invece, avrebbe fatto diventare tutto veramente pesante e qualcuno mi avrebbe detto l'opposto di quanto mi hai detto tu. Almeno, questo è quello che ho pensato.

 

44 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:
Quota

«No, non quello, ma un altro molto bello e di gran valore. Il mio anello è scomparso quel giorno stesso… sino ad oggi quando l’ho rivisto al dito della mano della tua mamma. E adesso questo fatto la nonna me lo devi spiegare.»

la nonna me lo deve spiegare

Grazie della correzione. Maledizione, scappa sempre qualcosa.

 

45 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

Non dovrebbe essere improntata al perdono la reazione di Lorenzo alla confessione della moglie, che ne ha rivelato la pochezza e la meschinità d'animo.

Ma dov'è che è improntata al perdono?

 

46 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

Non fai presente gli eventuali tradimenti di lui, ma li dai quasi per scontati, e che lei se li sarebbe meritati.

Ma dove li do quasi per scontati? In realtà non ne ho la minima idea.

 

47 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

Chissà... Può essere intrigante dargli una sterzata nel secondo atto.

Esatto, credo di aver ideato i personaggi e creato situazioni per cui il sequel potrebbe andare da un perdono cristiano a un bagno di sangue.

Grazie del commento.

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3 minuti fa, Macleo ha scritto:
54 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

Di seguito, parleranno in quattro, dando per scontato che si intuisca chi lo fa, dal contesto, e quindi non citando l'attore. Io lo farei, per agevolare il lettore.

Scusa, @Poeta Zaza, ma credo proprio che il lettore non abbia bisogno di nessun aiuto, sono stato attento a controllare scrivendo. Ognuno risponde a una domanda che gli è stata fatta, per cui non può essere che lui a rispondere. Dice il marito, risponde la moglie, invece, avrebbe fatto diventare tutto veramente pesante e qualcuno mi avrebbe detto l'opposto di quanto mi hai detto tu. Almeno, questo è quello che ho pensato.

Sarà che sono sfasata, stasera, ma ho avuto bisogno di una rilettura, io. Chiaro che si capisce, ma bisogna seguire attentamente, e un aiuto non guasterebbe; magari non tutti quelli che ti ho suggerito, per non creare l'effetto contrario, come hai detto giustamente tu, ma uno o due nomi in più ci starebbero bene. 

3 minuti fa, Macleo ha scritto:

 

54 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:
Quota

«No, non quello, ma un altro molto bello e di gran valore. Il mio anello è scomparso quel giorno stesso… sino ad oggi quando l’ho rivisto al dito della mano della tua mamma. E adesso questo fatto la nonna me lo devi spiegare.»

la nonna me lo deve spiegare

Grazie della correzione. Maledizione, scappa sempre qualcosa.

 

54 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

Non dovrebbe essere improntata al perdono la reazione di Lorenzo alla confessione della moglie, che ne ha rivelato la pochezza e la meschinità d'animo.

Ma dov'è che è improntata al perdono?

Io mi stavo proiettando nella seconda tappa del tuo racconto, ed in quell'ottica parlo, nei panni dell'autore che tratterà della reazione di Lorenzo alla confessione della moglie.

 

3 minuti fa, Macleo ha scritto:

 

54 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

Non fai presente gli eventuali tradimenti di lui, ma li dai quasi per scontati, e che lei se li sarebbe meritati.

Ma dove li do quasi per scontati? In realtà non ne ho la minima idea.

Infatti ne parlo in senso positivo, @Macleo  Tu non ne hai fatto cenno, ma sotto sotto il lettore medio ce li legge, qui, ad esempio:

 

4 ore fa, Macleo ha scritto:

Sua moglie Luisa aveva troppo presto dismesso l’entusiasmo giovanile per rivelarsi fredda e indifferente. Era abile nella gestione della casa, ma incapace di rendergli la vita lieta e degna di essere vissuta con un minimo d’amore e di passione.

3 minuti fa, Macleo ha scritto:

 

54 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

Chissà... Può essere intrigante dargli una sterzata nel secondo atto.

Esatto, credo di aver ideato i personaggi e creato situazioni per cui il sequel potrebbe andare da un perdono cristiano a un bagno di sangue.

Grazie del commento.

 

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Vista l'ora mattutina, buongiorno @Macleo, in bocca al lupo per il contest e buon resto di giornata.

Ho letto questo racconto e non ho molto da dire, per me è buono così, gradevole nella scrittura e nella sostanza.

Mi piace il personaggio di Lorenzo perché sembra difficile e con delle fisse personali

14 ore fa, Macleo ha scritto:

E infatti i regali non mi sono mai piaciuti. O sono inutili, o non sono azzeccati, o è sbagliato il momento, oppure mi andrebbero bene e li sto quasi desiderando, ma allora chi me li fa mi leva la soddisfazione di comprarmeli io stesso.

(di cui ne condivido una gran parte) ma che poi si scoprono motivate - almeno secondo me - dal resto del racconto. Un personaggio molto corposo di cui si conosce e capisce più di quanto si legge e questo è molto interessante. Ci potrebbero essere molti spunti di riflessione, sia attuali che per un eventuale seguito, ne cito uno su tutti, quello centrale della storia

14 ore fa, Macleo ha scritto:

Volevo toglierle qualcosa, levarle dal volto quella stupida espressione adorante nei tuoi confronti. Ero molto giovane e, lo ammetto, viziata, ed è stata un'azione istintiva.

ma per come sono di carattere, la faccenda dei regali che ho citato prima mi ha colpito e tutto il racconto ha un divenire interessante che si presta a tanti seguiti (come dici anche tu nel commento precedente). Mi fermo qui, non dico cosa penso del seguito, magari posso farlo direttamente nero su bianco se decido di continuarlo.

Passando al particolare, ho trovato un unico punto da segnalarti

14 ore fa, Macleo ha scritto:

La figlia era separata e viveva di nulla. Appuntamenti dal parrucchiere e dall’estetista, amici e amiche senza cervello e il figlio Luca lasciato troppo spesso con la babysitter.

«Cu-cu! Buon anniversario, papà!»

Fece un salto. Il figlio l’aveva sorpreso [...]

In questo passaggio si parla della figlia di Lorenzo, poi del figlio della figlia (Luca). Ho faticato a collegare il "figlio" che ho messo in grassetto con il figlio di Lorenzo perché in tutte le riletture mi rimaneva spontaneo associarlo a Luca, l'ultimo soggetto per cui hai usato "figlio" come attributo. Lo so, può essere una sciocchezza, ma in ogni rilettura è un passaggio non spontaneo collegare "figlio-Federico". Più che altro perché non mi viene un altro modo di spostare la scena che non sia aggiungere una frase prima di «Cu-cu...»" che però è più una pezza che una soluzione.

Alla prossima lettura e buon proseguimento con il contest.

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18 minuti fa, bwv582 ha scritto:

In questo passaggio si parla della figlia di Lorenzo, poi del figlio della figlia (Luca). Ho faticato a collegare il "figlio" che ho messo in grassetto con il figlio di Lorenzo perché in tutte le riletture mi rimaneva spontaneo associarlo a Luca, l'ultimo soggetto per cui hai usato "figlio" come attributo. Lo so, può essere una sciocchezza, ma in ogni rilettura è un passaggio non spontaneo collegare "figlio-Federico". Più che altro perché non mi viene un altro modo di spostare la scena che non sia aggiungere una frase prima di «Cu-cu...»" che però è più una pezza che una soluzione.

Giusto, troppi figli fra i piedi. Però credo che il problema possa essere risolto dal fatto che, a fronte di un «Cu-cu! Buon anniversario, papà!», il figlio in questione non possa essere che il figlio del papà, non il figlio della figlia del papà, che altrimenti l'avrebbe chiamato nonno.

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Io comprendo benissimo la difficoltà  di non poter fare a meno di determinate strutture nei dialoghi quando ci si trova di fronte a una traccia incentrata sulla confessione, ma credo che comunque sia fattibile non incappare in ciò. Dico questo perché nel tuo racconto ho riscontrato un grosso problema: i dialoghi, per l'appunto.

Chiaramente è solo un parere personale, lungi da me definire ciò un reale difetto del testo. I personaggi, quasi per tutta la durata del racconto, sembrano quasi come se parlassero al lettore e non tra di loro. Scrivere buoni dialoghi non è semplice, questo è chiaro per tutti, ma evitare di strumentalizzarli tanto da renderli artificiosi credo possa solo giovare alla storia. Quest'ultima è buona, nulla da dire, solo non riesce ad imprimersi nella mia mente per colpa di questo intoppo. Che poi, non sempre mi sono risultati artificiosi, quando subentrava la ragazza c'è stato un breve scambio di battute che ho percepito più realistico, per poi ritrovarmi di nuovo distaccato proseguendo la storia.

In definitiva, storia e scrittura convincenti, ma resa dei dialoghi da rivedere.

Un saluto, @Macleo

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Ciao, @Macleo. Anche secondo me qualche passaggio nel dialogo andrebbe rivisto per agevolare una comprensione più immediata, ma nel complesso il discorso si segue senza troppi intoppi, ci vuole solo un pizzico di concentrazione. Ho apprezzato soprattutto il carattere del protagonista e forse, ma è solo un mio parere, uno degli elementi che potrebbe essere sfruttato in un’eventuale prosecuzione è il rapporto difficile fra il padre e il figlio ludopatico, trovando in qualche modo un aggancio con il tema centrale della confessione. Di per sé questa porta alla luce un evento così lontano nel tempo che mi sembra improbabile possa avere ripercussioni notevoli sul matrimonio dei protagonisti. O forse altri saranno più bravi di me a inventarsele senza intaccare la verosimiglianza. Non vedo artifici eccessivi nei dialoghi; potrebbero essere snelliti, per dar loro un po’ di vigore in più, nel complesso però fanno il loro dovere.

Piacere di averti letto, @Macleo. Buon contest!

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Ciao @Macleo felice di rileggerti in un contest:) Racconto con un'idea semplice ma d'effetto, più originale e intricato rispetto a un comune tradimento. Qui la moglie confessa il furto di un oggetto di lui quando ancora si conoscevano appena, più la malevolenza verso la commessa (checché ne dica lei, secondo me voleva proprio farla licenziare, o magari arrestarexD) Insomma si viene a creare un dilemma morale interessante, che va a unirsi a un matrimonio già stanco, a un protagonista un po' eccentrico e molti personaggi secondari problematici, dando spazio a moltissimi possibili scenari futuri.

Detto ciò, ho sempre trovato i tuoi dialoghi scorrevoli e briosi, ma qui (non mi odiare:hm:) anch'io li ho trovati in alcuni punti un po' forzati. E dal momento che la storia si basa molto sul carattere dei personaggi e sui dialoghi (un po' come un pezzo teatrale), la cosa si sente di più. Ti segnalo soprattutto questi due passaggi:

Il 2/7/2020 alle 17:46, Macleo ha scritto:

Come tutti gli anni ho un regalo per te. Sai che abbiamo questa strana abitudine, io e Luisa, di cogliere l'occasione dei nostri anniversari per "passarvi" qualcosa, una specie di anticipazione dell’eredità in comode rate.

 Stona davvero che dica al figlio ciò che lui già sa benissimo, la frase è chiaramente rivolta al lettore. Sarebbe meglio secondo me che fosse il narratore a dare l'informazione:

«Ciao, Federico, grazie. Anche quest'anno ho un regalo per te.» Avevano questa strana abitudine, lui e Luisa, di cogliere l'occasione dei loro anniversari per "passare" ai figli qualcosa, una specie di anticipazione dell’eredità in comode rate. «A tua sorella ci avrà già pensato tua madre, credo le abbia donato qualche suo gioiello.»

 

Il 2/7/2020 alle 17:46, Macleo ha scritto:

«Quel giorno, appena entrata in negozio, mi hai guardato appena e io mi sono sentita offesa. Nello stesso tempo, vedendo che c'era qualcosa fra voi, sono diventata gelosa. Ti incontravo spesso per strada, mi piacevi e ti volevo. Lei ci ha mostrato la tua creazione non solo con ammirazione, ma con amore e orgoglio, come se tu le appartenessi... e io l'ho odiata. Alla fine, quando ha portato via l'espositore, un attimo prima ho preso l'anello. Volevo toglierle qualcosa, levarle dal volto quella stupida espressione adorante nei tuoi confronti. Ero molto giovane e, lo ammetto, viziata, ed è stata un'azione istintiva. Me ne vergogno, ma l'ho fatto senza pensarci, come un dispetto verso lei che ti guardava come fossi Dio. Non pensavo certo che sarebbe stata licenziata perché sospettata del furto, non l'ho fatto per questo.»

questo monologo invece sa tanto di riassunto delle puntate precedenti. L'avrei diviso in due o tre botta e risposta tra lei e il marito o i figli (che potrebbero intervenire inorriditi chiedendo ulteriori spiegazioni) facendo venir fuori le informazioni in due-tre rate

A parte questi dettagli formali, comunque, la storia mi è piaciuta ed è interessante proprio per le possibilità di sviluppo e la facilità di continuarla, quindi hai centrato in pieno il senso del contest.(y)

 

 

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Ciao @Macleo,

 

Il tuo racconto si basa su un'idea semplice ma molto efficace, che anche @Befana Profana ha utilizzato in questo contest: la confessione di una manipolazione da parte di una persona cara che ha cambiato le sorti della vita del protagonista. Come sarebbe andata se non ci fosse stata l'azione incriminata?  È davvero spiacevole la sensazione di essere stati manipolati.

 

Il tuo racconto mi è piaciuto e l'ho trovato ben scritto nel suo complesso a meno di due cosine, che ti segnalo. Innanzitutto, secondo me e quindi tieni conto della mia poca autorevolezza :D, alcuni dialoghi sono molto "legnosi", cioè avvengono tutti tra familiari ma sembra che si stiano parlando degli estranei a una convention di lavoro. Però, ripeto, è una mia sensazione. Inoltre il punto in cui il protagonista capisce l'inganno della moglie secondo me è troppo repentino: lui non si stupisce, non chiede spiegazioni e rimane abbastanza controllato. Inoltre lui spiega di aver capito tutto solo perché il nipote chiede come si sono conosciuti. Sembra, da come l'hai messa, che l'uomo avrebbe taciuto se il bambino non avesse posto la domanda. Non so come spiegartelo meglio, ma quel passaggio mi è sembrato un po' artificioso. 

 

Manca in questo racconto la tua tipica sferzante ironia, che mi diverte sempre moltissimo, per lasciare il posto a una strana sensazione malinconica, ma è ugualmente un piacere leggere le tue storie. 

 

Talia 

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@Silverwillow, hai ripetuto le impressioni di @Rhomer  e @Mafra, che ringrazio. Esse però restavano generiche e non troppo comprensibili, almeno per me. Ti hai fatto due esempi e ciò aiuta enormemente.

 

6 ore fa, Silverwillow ha scritto:
Il 2/7/2020 alle 17:46, Macleo ha scritto:

Come tutti gli anni ho un regalo per te. Sai che abbiamo questa strana abitudine, io e Luisa, di cogliere l'occasione dei nostri anniversari per "passarvi" qualcosa, una specie di anticipazione dell’eredità in comode rate.

 Stona davvero che dica al figlio ciò che lui già sa benissimo, la frase è chiaramente rivolta al lettore. Sarebbe meglio secondo me che fosse il narratore a dare l'informazione:

«Ciao, Federico, grazie. Anche quest'anno ho un regalo per te.» Avevano questa strana abitudine, lui e Luisa, di cogliere l'occasione dei loro anniversari per "passare" ai figli qualcosa, una specie di anticipazione dell’eredità in comode rate. «A tua sorella ci avrà già pensato tua madre, credo le abbia donato qualche suo gioiello.»

Perfetto, la frase che hai scritto è esattamente quella che avrei dovuto scrivere. Il messaggio è giunto a destinazione, valido anche per altri punti.

 

7 ore fa, Silverwillow ha scritto:

questo monologo invece sa tanto di riassunto delle puntate precedenti. L'avrei diviso in due o tre botta e risposta tra lei e il marito o i figli (che potrebbero intervenire inorriditi chiedendo ulteriori spiegazioni) facendo venir fuori le informazioni in due-tre rate

Verissimo, avevo scritto proprio così, poi ho dovuto tagliare e ho riassunto. Una questione di scelta perché altre cose, che ho tentato di eliminare, erano troppo importanti nell'economia della storia.

 

Ti ringrazio molto, quindi. Ti segnalo però una cosa, che nulla toglie a quanto ho scritto sopra in quanto non riguarda la scrittura del racconto.

7 ore fa, Silverwillow ha scritto:

Stona davvero che dica al figlio ciò che lui già sa benissimo

Sarà anche così, ma nella realtà mia madre non ha fatto altro per tutti i giorni della sua vita e non ha mai mollato, senza raggiungere peraltro il benché minimo risultato. Una per tutte:

«Metti in ordine la tua stanza. Ordine fisico significa anche ordine mentale!»

Ce ne sarebbero anche molte altre - una in particolare che riguarda la pipì, ma non mi sembra i caso ed è una cosa da maschi - ma te le risparmio. Tutte finivano così:«Tanto poi ci sono sempre io a pulire...»

 

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2 ore fa, Talia ha scritto:

Inoltre lui spiega di aver capito tutto solo perché il nipote chiede come si sono conosciuti. Sembra, da come l'hai messa, che l'uomo avrebbe taciuto se il bambino non avesse posto la domanda. Non so come spiegartelo meglio, ma quel passaggio mi è sembrato un po' artificioso. 

 

Veramente capisce tutto vedendo il famoso anello "sparito" ricomparire al dito della figlia che l'ha avuro in dono dalla madre (l'anello, non il dito.). All'accusa e alla richiesta di spiegazioni ci sarebbe arrivato lo stesso anche senza la domanda del nipote.

Grazie mille del commento.

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Ciao @Macleoormai ti hanno detto tutto sopra e io mi associo per quanto riguarda i dialoghi. Mi aspettavo un racconto nel tuo solito stile ma questo l'ho trovato un po' diverso, non meno valido, certo, ma ci hai abituato alla tua brillante narrativa. Stavolta la traccia è vincolante e inoltre bisogna pensare al dopo, tutto più difficile.

Ti ho letto con molto piacere e sei nella mia lista di possibili passaggi in taxi(y)

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Ciao @Macleo ,

ma che bella situazione stuzzicante che ti sei inventato!

Oltre al dilemma morale, menzionato da Silverwilow, ho notato anche una sorta di decadenza morale: intrecci nella trama le sfaccettature di una famiglia che, seppur originale, non sopravvive alla miseria del suo vivere quotidiano, dove mancano sentimenti e umanità, e dove nel vecchio segreto svelato si tocca l'apice della meschinità.

 

Ti segnalo alcune cose:

Il 2/7/2020 alle 17:46, Macleo ha scritto:

quel giorno compiva quarant’anni di matrimonio.

Dopo però specifichi che non sono quarant'anni di matrimonio.

Il 2/7/2020 alle 17:46, Macleo ha scritto:

Fece un salto. Il figlio l’aveva sorpreso arrivandogli silenzioso alle spalle

Perchè qui (e altrove) usi il trapassato prossimo?  Fece un salto perchè il figlio lo sorprese: le due azioni avvengono nello stesso tempo verbale.

Il 2/7/2020 alle 17:46, Macleo ha scritto:

Luisa e Silvia erano entrate con Luca, l’unico nipote.

Idem.

 

Il testo è composto in prevalenza da dialoghi, che sono molto impegnativi da gestire e rendere credibili, perchè ogni meccanismo deve essere esplicitamente detto. Qui ci sono personaggi che raccontano particolari (usanze) della loro vita a personaggi che le dovrebbero già conoscere...

Lo scambio di battute a un certo punto diventa l'unica cosa: le varie voci rimangono poco caratterizzate e mantengono lo stesso livello espressivo (non c'è un modo di dire, una storpiatura o una cadenza dialettale che le contraddistingua...)

 

Le domande finali mi lasciano poco soddisfatta: senz'altro introducono diversi spunti per la seconda tappa, ma allo stesso tempo rendono il brano poco autoconclusivo.

 

Ma ripeto: è molto stuzzicante l'idea di farsi un giro in taxi con questa famiglia!

 

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Grazie del passaggio e del commento, @Alba360.

6 ore fa, caipiroska ha scritto:

 

Ti segnalo alcune cose:

Il 2/7/2020 alle 17:46, Macleo ha scritto:

quel giorno compiva quarant’anni di matrimonio.

Dopo però specifichi che non sono quarant'anni di matrimonio.

Il 2/7/2020 alle 17:46, Macleo ha scritto:

Fece un salto. Il figlio l’aveva sorpreso arrivandogli silenzioso alle spalle

Perchè qui (e altrove) usi il trapassato prossimo?  Fece un salto perchè il figlio lo sorprese: le due azioni avvengono nello stesso tempo verbale.

Il 2/7/2020 alle 17:46, Macleo ha scritto:

Luisa e Silvia erano entrate con Luca, l’unico nipote.

Idem.

Tutto vero, grazie @caipiroska

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Il 2/7/2020 alle 17:46, Macleo ha scritto:

Guardò la moglie, che aveva un’espressione dura e ostinata sul viso. Il figlio pareva vicino a scoppiare in una risata, mentre Silvia sembrava poco interessata e vagamente stupita. Solo Luca lo guardava con grande tristezza.

Mi è piaciuto come il dramma non sia stato in nessun modo colto dai due figli idioti, ma solo dal nipote. La risata del figlio è scelta spietata (e azzeccata), che lo fa sembrare ancora più idiota. La dinamica familiare mi è apparsa chiara, e ho apprezzato che tutti "girassero" intorno al padre sistemato in poltrona: come in una pièce teatrale.

 

Il 2/7/2020 alle 17:46, Macleo ha scritto:

Fece un salto. Il figlio l’aveva sorpreso arrivandogli silenzioso alle spalle e coprendogli gli occhi con le mani, un gioco che lo faceva sempre incazzare.

Sei una delle rarissime persone che riesce a infilare le parolacce in uno scritto senza che esso scada nel volgare, nel banale o, peggio ancora, nel "finto": il verbo finale, nell'economia del racconto, è perfetto. È come se tu riuscissi a maneggiare con semplicità strumenti preclusi ad altri. Buon contest, @Macleo.

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16 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

Mi è piaciuto come il dramma non sia stato in nessun modo colto dai due figli idioti, ma solo dal nipote. La risata del figlio è scelta spietata (e azzeccata), che lo fa sembrare ancora più idiota. La dinamica familiare mi è apparsa chiara, e ho apprezzato che tutti "girassero" intorno al padre sistemato in poltrona: come in una pièce teatrale.

Grazie mille del commento, Ippolita. Devo dirti che, dopo Rhomer, in pratica tutti si sono accentrati, a ragione, su alcuni dialoghi che avrei dovuto gestire meglio: così mi ero convinto di avere scritto una schifezza. Dopo il tuo commento, però, sono andato a rileggere il testo e non è male, come tu hai rilevato. Grazie ancora.

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Ciao @Macleo!

Ci incrociamo per la prima volta. Se ti fa piacere ti racconto cosa penso di questo testo, al netto delle segnalazioni già fatte in precedenza. :)

 

Il 2/7/2020 alle 17:46, Macleo ha scritto:

Lorenzo si accomodò sulla poltrona, ancora in vestaglia. Non era una domenica qualunque, quel giorno compiva quarant’anni di matrimonio.

Lo sguardo corse al vassoio d’argento sul tavolino dove vide riflesso il proprio volto distorto.

 

Sto per dire una cosa forse banale, irrilevante. Te la segnalo sol perché m'è stonata leggendola.
Il fatto che Lorenzo si sia precedentemente accomodato alla poltrona e che da quella posizione sia riuscito solo dopo a vedere il proprio riflesso nell'argento di un vassoio (che per definizione è poggiato piatto sul tavolino, quindi guarda il soffitto) sembra inverosimile; e ciò può accadere a causa della lontananza dal tavolino stesso, ad esempio.

Così mi son detta che forse il tavolino gli è accanto a uno dei braccioli della poltrona. Mi sono risposta che così fosse, anche il solo sguardo farebbe fatica ad acciuffare il riflesso di se stesso: bisogna proprio che Lorenzo si sporga per guardare in un vassoio e veder la propria faccia. Oltretutto non lo prende tra le mani né fa qualche gesto particolare per riuscire a specchiarsi: solo lo guardo corre al vassoio (vassoio che guarda sempre il soffitto, quindi non ha modo di essere utile a Lorenzo).

Che si tratti di un piatto con piedistallo e che quindi sia stato posizionato sul tavolino in modo verticale? E da qui la domanda: perché proprio un vassoio e non un semplice specchio appeso al muro nel quale prima di accomodarsi, Lorenzo riesce a vedere il suo viso?

 

Il 2/7/2020 alle 17:46, Macleo ha scritto:

Come a dire che a casa c’era qualcosa che lo deprimeva e lo condizionava in senso negativo, anche se non poteva certo muovere accuse troppo pesanti perché, guardandosi attorno, c’era di peggio.

 

Ho trovato assai plausibile che Lorenzo raccontasse come apparisse in famiglia. Nella mia mente s'è ben figurata una spegazione a tale circostanza: ho infatti pensato subito che l'uomo potesse non sentirsi "a proprio agio" a causa di chissà quali dinamiche che poi in lettura sarebbero emerse.

Poi però qualche riga dopo me l'hai tu stesso segnalato: c'è qualcosa che lo deprime e condiziona in senso negativo.

Ma ecco... questa segnalazione che poi fai trovo sia superflua; avevi già spiegato bene il concetto mostrandolo, il fatto che tu lo scriva dopo rende questa parte ridondante.

 

Il 2/7/2020 alle 17:46, Macleo ha scritto:

«Grazie mille, papà Invece voi rifiutate ogni presente,

 

Tra "papà" e "Invece" manca il segno di interpunzione.

 

Il 2/7/2020 alle 17:46, Macleo ha scritto:

Allora parlo io. Mio padre allora aveva assunto in negozio Emma,

 

Eviterei questa ripetizione, contando anche sul fatto che i due termini sono stati adoperati con significati diversi. Sarà facile sostituire il primo "allora" con un "quindi", un "perciò", o il secondo con un "all'epoca", ad esempio. :)

 

Detto questo... che magone, mamma mia!

Solo legger di chi spreca indolente la propria vita m'ha messo i brividi. Altro che horror! Il pensiero di buttar via un'esistenza intera mi annichilisce, peggio che andare in prigione e perder la chiave. Questa è una prigione dell'animo in cui Lorenzo ha scelto volontariamente di rinchiudersi. Ho provato molta pena per lui, soprattutto per la modalità con cui ha descritto i propri figli. Diamine, ho pensato, non c'è stato nemmeno un momento per cui valesse la pena sorridere? E va bene che i figli sono raccontati nella loro età adulta, ma dev'esserci stato un momento in cui deve averli amati incondizionatamente, magari da piccolini?
Beh, non è emerso. A parte una minima frase in cui Lorenzo ci spiega che si odia quando non dà scampo al figlio Federico, non v'è segno di cedimento alcuno. Questo è un uomo insalvabile, a prescindere dalla confessione.

In ogni caso, per quanto negative le sensazioni possano essere, se un testo trasmette tutto questo, allora qualcosa di buono ce l'ha! :)

Non mi resta che augurarti un buon contest!

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10 ore fa, RobinK ha scritto:

Non mi resta che augurarti un buon contest!

Grazie, altrettanto a te!

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La storia che racconti é complessa, triste e cattiva, e la domanda che si pone é: se le fondamenta sono marce, il resto come può essere?

A me é piaciuta. Sono d'accordo sulle critiche che sono state mosse ad alcuni dialoghi, ma 8.000 battute sono davvero poche per farci stare tutto.

In ogni caso sono di parte: adoro le storie che parlano di tradimenti non di letto.

 

 

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Il 2/7/2020 alle 17:46, Macleo ha scritto:

Invece voi rifiutate ogni presente

Che bell'inglesismo :D

Il 2/7/2020 alle 17:46, Macleo ha scritto:

perché dite che quando volete una cosa ve la comprate

Troppo infodump

 

 

La storia mi è piaciuta molto, ma non mi ha particolarmente entusiasmato la narrazione: è tutto troppo raccontato, e attraverso dialoghi. Conoscendo il tuo stile solito posso dire che avresti potuto narrare il tutto meglio.

Il finale aperto è molto stimolante, si potrebbe andare avanti in molti modi interessanti^^

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Buon pomeriggio, @Macleo.

 

Del suo racconto ho apprezzato molto il senso di decadenza che traspare nella scena, così come la cattiveria e la meschinità presenti sia in lui, quando obbliga sua moglie a confessare (e su questo torno poi), sia in lei, quando spiega il motivo per cui a suo tempo ha agito in tal maniera.

 

Sui dialoghi ha già ricevuto diversi commenti: io mi limito a farle presente che li ho apprezzati, ma che non hanno quella "forza narrativa" che mi sarei aspettato.

 

Pertanto le auguro che il suo racconto possa esser proseguito in svariate alternative, anche se...

 

...a fare i pignoli all'ennesima potenza, non so quanto sia centrata la boa della tappa!

 

Passi che  @Anglares ha spiegato che "Il protagonista rivela qualcosa a qualcuno" e qui, come in parecchi altri racconti, la confessione non viene dal protagonista.... ma quello che mi perplime di più è che - sempre citando una risposta data da @Anglares - "Ci deve essere una confessione, quindi la volontà di rivelare qualcosa", qui la volontà da parte della moglie in realtà non c'è, perché - di fatto - è costretta dal marito a "sputare il rospo".

Spero, comunque, sia solo una mia fallace interpretazione, di cui mi scuso sind'ora.

 

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Grazie dei commenti, @Almissima, @mina99 e @H3c70r.

Per quanto riguarda:

21 minuti fa, H3c70r ha scritto:

@Anglares ha spiegato che "Il protagonista rivela qualcosa a qualcuno" e qui, come in parecchi altri racconti, la confessione non viene dal protagonista.

Ma lo stesso Anglares ha chiarito che "dato che deve esserci una confessione, devono anche esserci i personaggi che fanno e ricevono la confessione. Possono anche non incontrarsi e scriversi, ma vanno inseriti in qualche modo nel racconto", e che "se la rivelazione è postuma come detto sopra, il personaggio non ci sarà, va bene lo stesso.". Per cui è chiaro che il termine protagonista sia da intendersi in senso lato: "protagonista" come personaggio presente o anche addirittura non più presente.

26 minuti fa, H3c70r ha scritto:

sempre citando una risposta data da @Anglares - "Ci deve essere una confessione, quindi la volontà di rivelare qualcosa", mentre qui , qui la volontà da parte della moglie in realtà non c'è, perché - di fatto - è costretta dal marito a "sputare il rospo".

Vero, ma la domanda era: "Ti chiedo se quindi può essere anche una scoperta casuale su qualcosa inerente a uno dei personaggi del racconto."

Quindi il "volontario" è contrapposto a "casuale", per cui se qualcuno ha invitato qualcun altro a confessare - altrimenti ci avrebbe pensato lui - ciò non toglie valore alla confessione. Valore anche giuridico perché se un assassino confessa davanti al PM che gli  ingiunge di confessare perché gli elementi accusatori ci sono, ciò non toglie in nessun modo valore alla confessione. Al limite, se anche ci fosse stata tortura alla fine la volontà di confessare esiste, poiché va contrapposta alla volontà di non confessare, anche a costo di morire.

Naturalmente questo è ciò che ho pensato leggendo domande e risposte, non intendo certo sostituirmi ad Anglares.

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