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Irata

Accontentarsi di una CE molto piccola o aspettare (forse invano) proposte da CE più grandi?

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Grazie per il consiglio. Non credo comunque di aver agito in maniera caotica, ho un metodo preciso per fare gli invii. Te spiego come faccio: studio le case editrici di interesse, faccio una lista, quindi le divido in base ai tempi di risposta. Calcolando i sei mesi come, di solito, il limite massimo, comincio ad inviare a quelle che rispondono in massimo sei mesi, poi, dopo un mese, a quelle che rispondono in cinque, dopo due mesi a quelle che rispondono in quattro, e così via. Capita però che non tutte le case editrici indicano i tempi di risposta: in quel caso, sono costretto a valutare la situazione peggiore, e cioè i sei mesi, quindi invio anche a loro il materiale all'inizio. Questa casa editrice piccola era una di quelle; come potevo immaginare che avrebbero risposto in una settimana? Com'è scritto sopra, avessi saputo i tempi, li avrei contattato tra gli ultimi...

 

P.s. la questione dell'agente mi interessa di più, ti andrebbe di darmi qualche consiglio? Anche in privato.

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ecco, secondo me hai usato un metodo che ti può portare nel pantano in cui ti ha portato. Prova a temporeggiare, è l'unica via che mi sento di consigliarti per uscirne bene.

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16 ore fa, Piovasco ha scritto:

secondo me hai sbagliato nella serie di invii, ordunque uno che ha sbagliato più di te ora fa così: scrive e mentre scrive individua un target, quando finisce di scrivere stila una lista di 4 CE per cui potrebbe funzionare, trasforma la lista in una lista ordinata sulla preferenza/ simpatia/ affinità, dopo di che invia ad una CE alla volta, partendo dalla prima, mentre aspetta i vari NO, scrive altro. 


Siamo realisti, l'80% delle CE non risponde affatto, tra le top 20 a cui tutti puntiamo forse l'unica che notifica il rifiuto  è Adelphi, per tutte le altre silenzio. La situazione non migliora molto nemmeno quando si passa alle CE di fascia media, come qualcuno ha già fatto notare. Poi possono capitare imprevisti come quello di quest'anno. Insomma procedere in questa maniera porterebbe via anni. 

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3 ore fa, Obs Snow ha scritto:

Insomma procedere in questa maniera porterebbe via anni.

 

Hai ragione, ma che senso ha mandare a tutti e poi lamentarsi che la CE piccina ha risposto positivamente prima delle altre? Non si può chiederle di aspettare, tanto per vedere se si riesce a fare poker con qualche big. Non sarebbe professionale e onestamente sarebbe umiliante per la CE, che capirebbe di essere una seconda o addirittura terza scelta. Se l'obiettivo sono le big, prima bisogna inviare a loro e aspettare. In alternativa si può inviare il testo a quelle agenzie che hanno a che fare con le CE di fascia alta, ma non tutti sono disposti o hanno le possibilità economiche per farlo. Trascorsi almeno sei mesi senza aver avuto notizie si può procedere agli altri invii. La cosa importante però è che siano sempre CE con cui si ha voglia di pubblicare. Se, per mille ragioni, non si è convinti meglio lasciar perdere e aspettare ancora oppure pubblicare in self.

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sono d'accordo con @Lizina
 è questo il senso del mio messaggio, io una volta ho fatto l'errore di inviare un testo ad una rivista onLine (un raccontino) della quale non ero convinto dopo 3 giorni ho ritirato la mia candidatura e mi hanno preso a male parole, ma non mi sognerei mai di inviare contemporaneamente lo stesso testo a due riviste diverse o lo stesso romanzo a due CE diverse.

Ad esempio ora sto aspettando l'esito di un concorso (locale, della mia città) e la pubblicazione di un racconto su una rivista letteraria (e sono passati 3 mesi)... durante l'attesa scrivo altro, una raccolta di racconti 8-12 e una filastrocca epica fantasy medioevale.

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Scusate, ma non sono per niente d'accordo.

Innanzitutto da un punto di vista logistico: contattare solo 3-4 CE e aspettare sei mesi ogni volta, soprattutto se non piccole, significa possibilità di pubblicare rasente lo 0%, per chi non ha conoscenze di rilievo. È oggettivamente così. Se per onore dell'ordine si sceglie questa strada, va bene, io rispetto le decisioni altrui; ma non illudiamoci che così facendo si abbiano molte possibilità di ottenere risultati concreti, perché non è così.

 

Secondo, non sono d'accordo da un punto di vista formale/di rispetto. È ovvio che un autore contatta più case editrici contemporaneamente, una CE che non lo sa è una CE che dorme. E oltre a essere ovvio è legittimo: finché non firmo sono libero di fare del mio testo ciò che voglio. Dal punto di vista del rispetto, poi, ribadisco che io non ci vedo niente di male nelle cose che ho scritto sopra: nella lista delle case editrici che contattiamo, le CE ci piacciono tutte allo stesso identico modo? Molto, molto improbabile. Perciò è ovvio che ti può rispondere positivamente quella che ti fa saltare sulla sedia così come quella che ti fa dire semplicemente "che bello, dai". Così è nel mio caso: sono contento di essere stato contattato da loro, mica no. Il problema nasce dal fatto semplice di dover accettare in così poco tempo e cioè non a cuor leggero, pensando che potrei ricevere anche altre proposte. Ripeto: è possibile che io aspetti ma poi scelga comunque loro; ma sfido chiunque a dirmi che una risposta positiva tramite lettura attenta (vi assicuro che lo è stata) in una settimana è alquanto inusuale. Avrò sbagliato a calcolare io i tempi? Può darsi. Ma può darsi anche no, e cioè che sono stati effettivamente molto veloci loro.

 

In ultimo sottolineo ancora un concetto per me fondamentale: che l'editore è alla pari con l'autore. Io non mi inginocchio per nessun editore. Porto rispetto, sempre, ma esigo anche che lo si porti a me. E quindi dico: dovrei contattare 4 case editrici all'anno e preoccuparmi se chiedo più tempo per pensare a una CE quando il 90% delle CE neanche mi risponde? Come funziona, cortesia e rispetto solo da parte dell'autore? No, non ci sto.

 

Fare molti invii - che non significa farli a casaccio - è legittimo. Ponderare, proposte sul tavolo, la scelta migliore per me, pure. Non mi stanno facendo un regalo, è uno scambio di competenze. Una che CE si offende perché preferisco pubblicare con altri è una CE non rispettosa verso il mio diritto di scelta.

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20 ore fa, Lizina ha scritto:

 

Hai ragione, ma che senso ha mandare a tutti e poi lamentarsi che la CE piccina ha risposto positivamente prima delle altre? Non si può chiederle di aspettare, tanto per vedere se si riesce a fare poker con qualche big. Non sarebbe professionale e onestamente sarebbe umiliante per la CE, che capirebbe di essere una seconda o addirittura terza scelta. 


È lo stesso pensiero che ho espresso qualche post fa, c'è da dire che tra "quattro" e "tutte" ci sono svariate vie di mezzo. 
 

14 ore fa, Irata ha scritto:

Scusate, ma non sono per niente d'accordo.

Innanzitutto da un punto di vista logistico: contattare solo 3-4 CE e aspettare sei mesi ogni volta, soprattutto se non piccole, significa possibilità di pubblicare rasente lo 0%, per chi non ha conoscenze di rilievo. È oggettivamente così. Se per onore dell'ordine si sceglie questa strada, va bene, io rispetto le decisioni altrui; ma non illudiamoci che così facendo si abbiano molte possibilità di ottenere risultati concreti, perché non è così.

 

In ultimo sottolineo ancora un concetto per me fondamentale: che l'editore è alla pari con l'autore. Io non mi inginocchio per nessun editore. Porto rispetto, sempre, ma esigo anche che lo si porti a me. E quindi dico: dovrei contattare 4 case editrici all'anno e preoccuparmi se chiedo più tempo per pensare a una CE quando il 90% delle CE neanche mi risponde? Come funziona, cortesia e rispetto solo da parte dell'autore? No, non ci sto.


Sono dello stesso pensiero su ciò che è scritto nella prima parte, meno sulla seconda.

Limitarsi a otto CE all'anno è un modo per allungare i tempi che francamente fatico a comprendere, a meno che non si tratti di vanity press. Di un progetto di chi o non crede nel suo lavoro o è sicuro che non scriverà nient'altro successivamente. Crederci per me rimane sinonimo di darsi da fare, dare continuità al progetto, ottenere risultati. Anche secondo me agendo con fin troppa calma i risultati non arriverebbero. Non mi vergogno nell'ammettere che in un anno ho proposto il mio lavoro a poco più di 300 case editrici, da 237 non ho ricevuto risposta, zero assoluto. Ventidue hanno chiesto un esborso economico. Un totale di 260 buchi nell'acqua, la matematica non è un opinione. Mi sono ritrovato ad un bivio una sola volta, rifiutando una proposta free a malincuore da una casa editrice che mi piace molto, comunque ad oggi non tornerei indietro. Ciò nonostante 7 mesi dopo mi ritrovo in un pantano, dato che il mio libro d'esordio attende l'editing e il mio secondo lavoro non può essere finito -non ne vale la pena dato che si prospettano tempi lunghi- né proposto finché il primo non ottiene risultati che facciano da credenziale. Ecco, paradossalmente ci ho messo più a cercare una CE e un editing decente che a scrivere un altro manoscritto. Vi sembrerà che abbia agito in modo frenetico, può essere, ma se non l'avessi fatto oggi il pantano sarebbe un oceano e io perso in quello che in realtà e oggettivamente è un bicchier d'acqua.  

Per quanto riguarda porre autore e realtà editoriale sullo stesso piano la vedo diversamente. Chiunque può scrivere, più difficile è saper gestire una casa editrice con costi, responsabilità, autori eccentrici, e via discorrendo. Questo non significa che bisogna genuflettersi, il rispetto rimane fondamentale, solo che in un figurato braccio di ferro tra autore e CE punterei le mie monete su quest'ultima. Troppe varianti danno potere all'editoria, basti pensare alla richiesta di pubblicazione talmente alta da dare adito a politiche alternative come l'editoria a pagamento. 

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18 ore fa, Irata ha scritto:

È ovvio che un autore contatta più case editrici contemporaneamente, una CE che non lo sa è una CE che dorme. E oltre a essere ovvio è legittimo: finché non firmo sono libero di fare del mio testo ciò che voglio.

Sono d'accordo.

Per me è giusto attendere solo nel caso in cui ci sia stata una sorta di impegno dall'altra parte: per esempio, a una fiera hai parlato del tuo manoscritto con un editor di una casa editrice che si è mostrato disponibile a valutare il tuo manoscritto. Allora, come forma di cortesia, io attenderei il responso prima di mandarlo in giro ad altri.

Discorso a parte per gli invii alle agenzie letterarie: qui secondo me (ma magari qualche operatore editoriale del forum mi correggerà) è proprio meglio evitare di mandarglielo in contemporanea, o dopo, averlo già mandato alle case editrici. Infatti in quel caso è possibile che l'agenzia si ritrovi per le mani un testo già rifiutato da un tot di CE, il che rende più difficile piazzarlo: diventa arduo convincere una CE che quel testo è proprio giusto per lei, quando la CE l'ha già letto e scartato. Per un'agenzia dunque (magari a fronte di altri manoscritti con pari qualità) è un manoscritto con meno chance, meno appetibile da rappresentare.

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20 ore fa, Irata ha scritto:

Una che CE si offende perché preferisco pubblicare con altri è una CE non rispettosa verso il mio diritto di scelta.

Io non credo che, da parte della CE, la questione sia offendersi o meno, e cerco (la cosa sembrerà strana a chi sa quanto mi sia ostico il sistema editoriale italiano) di mettermi nei suoi panni, perché in quelli dell'autore ci sono già.

Sono un editore nato da poco, per questo non ho quantità immense di manoscritti da esaminare e sono in grado di dare velocemente delle risposte. Devo, comunque, fare catalogo e programmare le pubblicazioni dei prossimi mesi. Tra i cinquanta manoscritti che ho fino ad oggi valutato, quarantacinque sono da scartare e cinque, secondo me, sono niente male: ovviamente mi affretto ad inviare una proposta di contratto e, proprio perché ho urgenza di iniziare a pubblicare, do all'autore quindici giorni di tempo per inviarmi una risposta. Fino a questo punto, io e l'aspirante autore siamo su un piano di piena parità. Ma l'aspirante autore mi chiede altro tempo per decidere, perché sta valutando, o attendendo, altre proposte, cosa fare? Se fossi io l'editore, sempre per restare su un piano di parità, direi: caro autore, prenditi pure tutto il tempo che vuoi, ma siccome anch'io sto valutando altri testi, non posso assicurarti che, se e quando tu dovessi decidere di pubblicare con me al di fuori del termine indicato, il mio impegno a sottoscrivere il contratto sia ancora disponibile.

Perché la parità significa questo, o no?

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4 minuti fa, cheguevara ha scritto:

caro autore, prenditi pure tutto il tempo che vuoi, ma siccome anch'io sto valutando altri testi, non posso assicurarti che, se e quando tu dovessi decidere di pubblicare con me al di fuori del termine indicato, il mio impegno a sottoscrivere il contratto sia ancora disponibile.

Esatto. Davanti a un'offerta che ti viene fatta, se dici che in sostanza vuoi guardarti intorno a tempo indeterminato onde valutare altre opportunità, stai di fatto rifiutando la proposta che hai ricevuto. Il che non esclude che ci si possa risentire in seguito e ritrovare un'intesa, se l'interlocutore sarà ancora interessato al tuo lavoro. 

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@Mister Frank li ho sentiti poco fa. Siamo rimasti d'accordo che per ora è un no, e nel caso ci risentiamo tra un po' di tempo. Loro sono interessati e molto probabilmente riapriranno la discussione. Anche a me la proposta piace, ma senza il 100% della sicurezza non me la sono sentita. Sarà eccessiva prudenza, ma preferisco così. Almeno per adesso.

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Il 1/7/2020 alle 15:10, Irata ha scritto:

Riassumendo: non lasciarsi sfuggire l'occasione ma rischiare di mangiarsi le mani nel caso arrivassero proposte migliori, oppure aspettare eventuali proposte migliori ma rischiare di mangiarsi le mani nel caso non arrivassero?

Vi ringrazio in anticipo se deciderete di condividere con me questa divertentissima ansia 😅

Io credo che questa sia, per molti aspiranti autori, la domanda delle domande. Leggendo il dibattito che ne è scaturito, mi pare che tutti abbiano dato interessanti contributi di idee e di esperienze. Io, personalmente, fare (e faccio) così. Diamoci un termine. Che ne so, 4 mesi, 6 mesi, 10 mesi, ognuno si regola come crede. Dipende dall'età, dalla voglia di pubblicare comunque o di pubblicare in un certo modo (essendo disposti al limite anche a non pubblicare), dalle circostanze, dalla famiglia, dal tempo che uno ha a disposizione (tenendo però presente che quando uno pensa di averne poco, di tempo, la vita decide per te altre priorità e ti accorgi che dopo ne hai anche meno). Un termine va fissato, perché non credo che Mondadori dica di sì dopo un anno dall'invio del manoscritto (se dovesse succedere, comunque, un rimedio c'è). Fissato il termine, si prendono in considerazione le offerte di pubblicazione che non scadono prima di quel termine. E' vero, ci sono piccole case editrici che danno due settimane di tempo, altre che danno dieci giorni di tempo. Da accettare solo, secondo me, se uno ha già collezionato dodici "no" e quel solo "sì". Ma ci sono anche piccoli editori che ti consentono di prenderti il tempo che ti serve, perché si rendono benissimo conto che se arriva l'ok da Feltrinelli non possono competere. (Sono gli stessi editori di buon senso che, se vi arriva la proposta da Mondadori un anno dopo e, pur avendo firmato, non avete ancora pubblicato con loro, vi fanno un favore e rescindono il contratto). Quando il termine che vi siete posti sta per scadere, decidete con chi pubblicare, in base a tutta una serie di valutazioni. L'appeal dell'editore (date un occhio a sito, catalogo, pagina facebook), le condizioni contrattuali (occhio soprattutto alla franchigia sulle vendite, ovvero il numero di copie sulle quali, benché vendute, non vi verranno pagati i diritti), la qualità della distribuzione e del prodotto (per testarle entrambe in un colpo solo andate in libreria e ordinate un volume delle case editrici "in ballottaggio" per la vostra scelta, così verificate quanto tempo ci impiega da arrivare, eleganza della stampa ecc.), il rapporto che riuscite ad instaurare con l'editore, anche solo via mail. Se poi vi viene sollecitata la presenza a fiere o promozioni, anche la distanza geografica conta.   

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