Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Gualduccig

Il colloquio di Anna [frammento]

Post raccomandati

Commento ad altro testo: 

 

 

Inserisco qui un capitolo tratto da un'opera che sto provando a scrivere (dentro di me lo definisco un noir colorato o poliziesco alla Malaussene): non si tratta dell'incipit e non è un brano pienamente autoconclusivo ma sono comuqnue molto interessato a ricevere qualche commento.

Un paio di indicazioni per favorirne la comprensione: la protagonista di questo capitolo è Anna, italiana di seconda generazione (i genitori sono cinesi). Sta affrontando controvoglia un colloquio di lavoro impostole dalla famiglia, anche se ha la testa da tutt'altra parte: un lavoro (e soprattutto uno stipendio) le serve ma quella stessa mattina ha assistito al funerale del suo amato (di cui lei era amante, non la fidanzata ufficiale), assassinato senza che si sappia ancora il perchè. E Anna al momento ha soprattutto una cosa in mente: la vendetta.

 

 

A occhio e croce, quella sala riunioni deve aver la stessa età del bar di sua madre, pensa Anna: legno che pretende d’esser nobile, superfici quasi laccate, totale mancanza di spigoli vivi. L’esatto contrario dell’uomo che le siede davanti: lineamenti picassiani, colletto della camicia inamidato ad ala di gabbiano, barba di due giorni che fallisce nel tentativo di sembrare una barba curata appositamente per sembrare incolta da due giorni. Oltretutto, è pure nobile per davvero.

“Se è qui, signorina, immagino che conosca la grande tradizione della nostra azienda: in Stivalia ma soprattutto qui a Petronia il nome Grappa Slavonia è un simbolo di qualità, di storia e di cultura familiare.”

“Ho lavorato nel bar di famiglia: non c’è over 50 che non la beva.”

“Ecco, ha toccato esattamente il punto: Slavonia è tradizione. E tradizione significa passato, memoria, i bei ricordi dell’infanzia.”

Avrà quarant’anni e parla di infanzia come un’ottantenne: patetico. E retorico. Ma questo Anna lo tiene per sé.

“Ma tradizione, nell’immaginario collettivo, significa anche polvere,” continua imperterrito l’uomo, sfogliando le carte davanti a sé, “ragnatele, immobilità.”

“E rughe, dentiere e mani malferme. Almeno a guardare i clienti che ho servito io.”

“La Slavonia era davanti ad un bivio, poco tempo fa: poteva continuare a lavorare come aveva sempre fatto, nel rispetto delle volontà dei fondatori, e preoccuparsi di coccolare i suoi clienti più affezionati.”

“E accompagnarli alla tomba. Col rischio di metterci un piede dentro.”

“Esatto, signorina, macabro ma esatto. Infatti abbiamo preso l’altra strada: aprirci alla novità, a nuovi mercati, a nuovi consumatori. Senza snaturarci, s’intende.”

“S’intende.”

“Slavonia resta coi piedi ben piantati sul territorio, il nostro territorio, ma ha alzato lo sguardo verso il futuro. E ci siamo accorti che il futuro è una combinazione di tempo - va da sé - e di spazio: il futuro possiede una geografia e il nostro si trova a oriente. Nel lontano oriente.”

Lui la guarda, lei lo guarda. Lui accenna, lei conferma con un cenno del capo. Del resto, la favoletta sarebbe chiara anche per un bambino.

“E così abbiamo accolto nuovi soci, un fondo cinese, e ci siamo preparati ad aprire ad un mercato dal potenziale immenso. Ma non devo certo insegnarlo a lei.”

Anna sorride. Vorrebbe dirgli che lei in Cina non c’è mai stata, che occhi a mandorla e incarnato non fanno di lei un’esperta di quella terra, che grazie ai film le sono più note New York e Londra di Pechino e Shanghai. Vorrebbe, tanto.

“Così come non le devo insegnare che il gusto degli orientali per i superalcolici è differente dal nostro: cercano un risultato più abboccato, un gusto più lineare. Una nota più leggera e vibrante, ma netta, rispetto all’arpeggio del nostro bouquet classico.”

“Più semplice, insomma.”

“Ma è solo l’effetto di una scarsa abitudine rispetto alla profonda articolazione del gusto alcolico che abbiamo qui in Europa. Non che in America sia molto diverso, intendo: sapesse che schifezze tentavano di propinarmi quando ero là a studiare. E’ così, coi liquori come in tanto altro: qui nascono le idee, poi per viaggiare devono alleggerirsi e perdono di definizione. Pensi alla filosofia, alla democrazia o, che so.”

“All’economia.”

“Eh! Noi l’abbiamo affinata, pure quella, ma adesso è chi vive agli estremi della mappa a contare davvero.” Alza un dito. “Ma c’è un lato positivo: tanti soldi in tasca, tanta voglia di spenderli. E cosa ama comprare un parvenu?”

Anna si limita a sporgersi verso di lui, in attesa della rivelazione: prestarsi più di così a quel teatro sarebbe insultante.

“La storia che non possiede. E nei liquori - lo possiamo ben dire - la storia siamo noi, nessuno si senta offeso, come dice la canzone.”

Un accenno di sorriso funziona bene come assenso.

“E insomma, come avrà capito ora noi siamo un’azienda nuova, pur nella continuità, e abbiamo bisogni nuovi: ci occorre costruire una relazione più forte e diretta coi nostri partner del Far East e, me lo lasci dire, non è cosa semplice.”

“Le relazioni a distanza sono sempre complicate.”

Sottili colpi di tosse scuotono l’esaminatore: perfino la sua risata è spigolosa.

“Eccellente analogia questa: se permette, me la rivendo al più presto.”

“Prego, lo consideri un regalo. O un investimento, veda lei.”

L’uomo si drizza, l’ilarità svanisce. “Ha ragione, ha ragione: veniamo a lei.” Mani a correre sugli stampati che si tiene di fronte. “Dunque, gli studi, sì, okay. Sveglia mi pare sveglia. Spigliata, decisamente. Esperienze, ecco, un po’ ondivaghe, diciamo così.”

“Mi sono data da fare per trovare la mia strada ma le occasioni finora non sono state molte. Né fortunate. Ma non sono mai rimasta con le mani in mano.”

“Brava, è così che si fa: mai fermarsi, anche quando la sorte è avversa.”

Se uno sguardo potesse trafiggere, l’uomo sarebbe morto, a questo punto. Ma lui neanche se n’accorge, preso com’è a rincorrere qualche appunto. O a fingere di farlo.

“Vabbè, il profilo sul piano dell’esperienza non è da cinque bicchieri ma può andare. Se devo essere sincero con lei, signorina, a noi interessa soprattutto la sua conoscenza della lingua: sa, non vorrei far la fine di quelli che si scelgono un ideogramma come tatuaggio e poi portano scritto ‘involtini primavera’ sulla spalla, giusto?”

“骑虎难下” cinguetta Anna.

“Ah. E cosa significa?”

“E’ un modo di dire: bisogna sempre esser cauti.” Diciamo così, sì.

Ricompare il sorriso tutto spigoli. “Beh, quel che si dice la saggezza cinese, giusto?”

Anna china il capo e si abbandona ad un sorriso. Saggezza (cinese o meno) è assicurarsi di togliere la suoneria al cellulare prima di iniziare un colloquio di lavoro; ottimismo è lasciare il suddetto cellulare sul tavolo, accanto alla borsa, nella speranza che arrivi qualche buona notizia. Per questo sorride, perché l’ottimismo è stato premiato: sul display galleggiano quattro parole, Ghisa ha una pista, che parlano di speranza, l’unica che ormai le interessa. Quella di vendetta.

“Oh, ecco, la famosa compostezza orientale: nessuna spavalderia, piuttosto contegno e misura. La invidio molto, sa? Sono tesori che ci si porta dietro tutta la vita. E’ difficile trovare tanta educazione qui da noi, in chi ha la sua età.”

Anche nei più attempati, veramente.

“La sua conoscenza della cultura cinese ci aiuterà molto: la lingua è il primo scoglio ma superato quello abbiamo fatto esperienza di tante incomprensioni. Come piace dire a me, con l’URSS avevamo la cortina di ferro ma a trattar con la Cina si va spesso a sbattere in un muro di gomma, sa?” E senza aspettar risposta “ma certo che lo sa. Per questo il suo profilo è molto interessante per la Slavonia. Il suo e di chi è come lei.”

“Ne trova poche, di persone come me.” E vaffanculo al contegno orientale.

L’uomo picassiano accusa il colpo, smanaccia le sue carte, pretende di appuntarsi una nota sul bordo di un foglio. Biascica i soliti rituali di saluto, praticamente senza alzare gli occhi dal tavolo. E chiude con l’immancabile “le faremo sapere se saremo interessati.”

“Io farò altrettanto. Grazie.”

Lo schiocco della porta che si richiude alle spalle di Anna non è mai assomigliato tanto come ora al rumore di uno schiaffo.

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Gualduccig

 

ti lascio qualche appunto, sperando possano esserti utili, altrimenti ignorale! Sono solo pareri personali :)

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

legno che pretende d’esser nobile, superfici quasi laccate

Perché quasi? Non riesco a figurarmi una via di mezzo tra una laccatura e la sua assenza. Forse la laccatura è rovinata dal tempo? Andrebbe specificato meglio.

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

L’esatto contrario dell’uomo che le siede davanti: lineamenti picassiani, colletto della camicia inamidato ad ala di gabbiano, barba di due giorni che fallisce nel tentativo di sembrare una barba curata appositamente per sembrare incolta da due giorni.

Questa frase, parere personale, è contorta. Il senso che mi arriva è questo, ma l’ho dovuta rileggere più volte: tentativo di far apparire una barba incolta di due giorni come appositamente studiata, tanto per fare il fighetto.  

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

Oltretutto, è pure nobile per davvero.

Nella sua brevità questa frase contiene due avverbi e una locuzione avverbiale. Snellirei.

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

Avrà quarant’anni e parla di infanzia come un’ottantenne: patetico. E retorico. Ma questo Anna lo tiene per sé.

Perché il narratore lo specifica? Suona strano, è un colloquio di lavoro.                      

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

“Slavonia resta coi piedi ben piantati sul territorio, il nostro territorio, ma ha alzato lo sguardo verso il futuro. E ci siamo accorti che il futuro è una combinazione di tempo - va da sé - e di spazio: il futuro possiede una geografia e il nostro si trova a oriente. Nel lontano oriente.”

Lui la guarda, lei lo guarda. Lui accenna, lei conferma con un cenno del capo. Del resto, la favoletta sarebbe chiara anche per un bambino.

Parere personale:  eliminerei questa frase perché fa riferimento a quella sottolineata che non ha nulla della favoletta, anzi è un bell’esempio di slogan aziendale. Al posto della protagonista annuirei perché è inaspettatamente non banale, detta dal tipo.  

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

Anna sorride. Vorrebbe dirgli che lei in Cina non c’è mai stata, che occhi a mandorla e incarnato non fanno di lei un’esperta di quella terra, che grazie ai film le sono più note New York e Londra di Pechino e Shanghai. Vorrebbe, tanto.

Snellirei: "Anna vorrebbe tanto dirgli che lei in Cina non c'è... etc.

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

sul display galleggiano quattro parole, Ghisa ha una pista, che parlano di speranza, l’unica che ormai le interessa. Quella di vendetta.

Quella della vendetta

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

“Eh! Noi l’abbiamo affinata, pure quella, ma adesso è chi vive agli estremi della mappa a contare davvero.” Alza un dito. “Ma c’è un lato positivo: tanti soldi in tasca, tanta voglia di spenderli. E cosa ama comprare un parvenu?”

Anna si limita a sporgersi verso di lui, in attesa della rivelazione: prestarsi più di così a quel teatro sarebbe insultante.

Parere personale: mi suona strano "insultante", basterebbe "eccessivo"

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

Oh, ecco, la famosa compostezza orientale: nessuna spavalderia,

 “oh, ecco”  mi fa pensare che richiami un qualcosa detto immediatamente prima da Anna, ma è lui che continua a parlare, a mio avviso non serve.

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

Anche nei più attempati, veramente.

Sempre secondo il mio parere personale,  POV  eccessivo. Ce ne sono altri nel testo. Metterei queste frasi in corsivo o tra virgolette, come pensieri di Anna.

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

“Ne trova poche, di persone come me.” E vaffanculo al contegno orientale.

L’uomo picassiano accusa il colpo, smanaccia le sue carte, pretende di appuntarsi una nota sul bordo di un foglio. Biascica i soliti rituali di saluto, praticamente senza alzare gli occhi dal tavolo. E chiude con l’immancabile “le faremo sapere se saremo interessati.”

Mi viene da chiedermi: perché l’uomo picassiano "accusa il colpo"? La superbia della candidata dovrebbe infastidirlo, e potrebbe dimostrarlo non abbassando gli occhi, ma guardandola fisso e appoggiandosi allo schienale della poltrona (linguaggio del corpo più incisivo).

 

Nel complesso, a parte le pulci sopra, ho letto con piacere questo estratto. Il dialogo è ben condotto, lo stile e la storia fin qui  accennata mi fanno venir voglia di leggerne ancora. Promette uno svolgimento interessante!

 

A rileggerti 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Ilaris, grazie dei suggerimenti.

 

Sul "laccato o non laccato" hai ragione,  lo cambierò in "superfici tanto lucide da sembrar laccate". Questo, così come la farse contorta sulla barba, serve (servirebbe, se fosse efficace) a trasmettere il senso di disagio di Anna, che trova tutto quel contesto poco armonico, finto, pretenzioso (mentre invece è lei ad essere fuori fase e a sentirsi fuori luogo, oltre ad essere fondamentalmente poco interessata a quel colloquio).

Questo è anche il motivo per cui ho inserito molti pareri e pensieri di Anna a commento degli scambi di battute. "Ma questo Anna lo tiene per sé" è un pleonasmo (non lo dice quindi ovviamente lo tiene per sè) ma speravo che servisse a mettere in chiaro la tensione dentro Anna, che (di pancia) vorrebbe dire chiaro e tondo al manager quel che pensa ma si fa violenza e si tappa la bocca. Idem il "vorrebbe, tanto" aggiunto poco dopo e la percezione di “insulto” più in basso.

“Oh, ecco” non fa riferimento a qualcosa che Anna abbia detto precedentemente ma ad un sottinteso che ha l’intervistatore da inizio dialogo su come siano naturalmente ed inevitabilmente gli orientali, senza preoccuparsi di chiedere se Anna in Cina ci sia mai stata. L’obiettivo di questo spezzone – che in sé non è fondamentale per il dipanarsi della trama – era pensato per mettere in luce quanto siano trasparenti da un lato ma pesanti dall’altro i pregiudizi culturali, soprattutto quando si presentano in contesti di squilibrio di potere (come tra chi cerca lavoro e chi può concederlo o meno): il manager che vi presento qui è un po’ borioso, ama parlarsi addosso, ok, ma in fondo è una brava persona. Solo che è una brava persona che non si accorge dei propri pregiudizi e di come possano essere scomodi da accettare per chi interagisce con lui. “Oh, ecco” è figlio di questo pensiero: finalmente la ragazza ha confermato quanto lui si aspettava confermasse. Per questo, poi, resta spiazzato (più che insultato) dalla reazione finale di Anna (eccessiva, ma coerente con il suo stress emotivo determinato dall’assassinio del fidanzato e dalla speranza di avere vendetta): è un comportamento totalmente lontano dalle sue aspettative, che lo porta a chiudersi a paguro (reazione difensiva propria di un carattere non dominante/aggressivo) e, in seguito, a rimuginarci sopra.

Ne approfitto per farti un paio di domande, visto che sei stata così gentile da commentarmi:

POV: qual è stata la tua reazione ad un uso così evidente di una prospettiva immersa dentro (o almeno molto vicino) agli occhi di Anna? Il racconto della scena è evidentemente filtrato/permeato dai pensieri della ragazza, infatti il narratore sa cosa lei provi/pensi e qua e là lo specifica. E’ un approccio che ho usato in tutta l’opera (di cui questo è un frammento), cercando di avvicinare il narratore onniscente ad uno dei protagonisti e cambiando il personaggio-magnete ad ogni capitolo (uno per capitolo, per evitare fastidiosi salti dalla spalla di un personaggio all’altro). L’effetto scatter è evitato, credo, ma l’effetto mal-di-mare (dall’alto del narratore onniscente al punto zero del personaggio immerso nel contesto) potrebbe restare, come rischio.

STILE: qui è una piccola polemica personale, quasi un divertimento. Cosa non suona bene al tuo orecchio della frase “Oltretutto, è pure nobile per davvero”? La senti ridondante? Barocca? O è solo che le Tavole delle Leggi dell’editor recita “non desiderare gli avverbi”?

Per finire, un piccolo spoiler:

Spoiler

alla fine il tizio offre il lavoro ad Anna

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Gentilissimo @Gualduccig, qualunque opera tu stia scrivendo – sappiamo che questo ne è solo un frammento – di sicuro sai scrivere, e questo è un ottimo presupposto e un buon inizio per chi abbia intenzione di scrivere. Per cui, continua a scrivere perché leggerti è un piacere: nessun errore, la punteggiatura a posto e l’occhio scivola che è un piacere sino alla fine.

Non resta che andare a caccia di fesserie. Ma forse è proprio quello che vuoi, se chiedi di ricevere commenti. Magari sei un perfezionista.

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

lineamenti picassiani

Questo termine non lo conoscevo e lo sono andato a cercare. Non c’è molto però, perché il significato non si discosta molto dall’interpretazione più semplice, ovvero picassiano eguale a “di Picasso” o “tipico di Picasso”. Per cui ho pensato che facessi riferimento alle caratteristiche del suo viso, ovvero lineamenti un po’ deformati secondo uno schema geometrico volto a sottolinearne l'espressività. Del resto, ciò quadrerebbe con la descrizione della sala riunioni che dovrebbe esserne l’esatto contrario: legno che pretende d’esser nobile, superfici quasi laccate, totale mancanza di spigoli vivi. Ho capito bene o volevi dire qualche altra cosa?

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

“Se è qui, signorina, immagino che conosca la grande tradizione della nostra azienda: in Stivalia ma soprattutto qui a Petronia il nome Grappa Slavonia è un simbolo di qualità, di storia e di cultura familiare.”

Di solito queste storpiature dei nomi mi disturbano un po’ perché sono sempre troppo volute ed esagerate. Qui, invece, no, tanto che sono quasi sicuro di avere già assaggiato la Grappa Slavonia.

Minima annotazione, metterei due virgole: una prima del “ma” e una dopo “Petronia”. Un bell’inciso, insomma.

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

“Ma tradizione, nell’immaginario collettivo, significa anche polvere,” continua imperterrito l’uomo, sfogliando le carte davanti a sé, “ragnatele, immobilità.”

“E rughe, dentiere e mani malferme. Almeno a guardare i clienti che ho servito io.”

“La Slavonia era davanti ad un bivio, poco tempo fa: poteva continuare a lavorare come aveva sempre fatto, nel rispetto delle volontà dei fondatori, e preoccuparsi di coccolare i suoi clienti più affezionati.”

“E accompagnarli alla tomba. Col rischio di metterci un piede dentro.”

Beh, bisogna proprio dire che i dialoghi sono sempre piacevoli, nonché acuti, spiritosi e senza mai cadute di stile. Altra caratteristica tua che mi piace è che non ci sono parole inutili, tutto serve ed è giusto che ci sia.

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

Così come non le devo insegnare che il gusto degli orientali per i superalcolici è differente dal nostro: cercano un risultato più abboccato, un gusto più lineare. Una nota più leggera e vibrante, ma netta, rispetto all’arpeggio del nostro bouquet classico.”

“Più semplice, insomma.”

“Ma è solo l’effetto di una scarsa abitudine rispetto alla profonda articolazione del gusto alcolico che abbiamo qui in Europa.

Qui mi è sfuggito il piano del picassiano a proposito dell’introduzione della grappa Slavonia nel mercato cinese. Vuole in qualche modo adattare il proprio prodotto – una versione alleggerita - o educare il consumatore cinese “parvenu” ai gusti europei? Mi è inoltre capitato di offrire più giri di una grappa di serpente, molto comune in Cina, a una quindicina di poliziotti che mi stavano interrogando e il gusto mi è sembrato molto forte e privo di una nota leggera e vibrante. Ma questi sono impressioni personali.

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

Non che in America sia molto diverso, intendo: sapesse che schifezze tentavano di propinarmi quando ero là a studiare.

Forse è più corretto parlare degli Stati Uniti.

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

E’ così, coi liquori come in tanto altro: qui nascono le idee, poi per viaggiare devono alleggerirsi e perdono di definizione. Pensi alla filosofia, alla democrazia o, che so.”

Questa annotazione – chiaramente riferita a Trump - è fortissima. Però al termine della frase c'è un refuso, ovvero la virgola dopo "o" e prima che "so". Probabilmente volevi scrivere: "Pensi alla filosofia, alla democrazia o che so io. Però scriverei: "Pensi alla filosofia, alla democrazia o ad altro del genere."

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

“骑虎难下” cinguetta Anna.

“Ah. E cosa significa?”

“E’ un modo di dire: bisogna sempre esser cauti.” Diciamo così, sì.

Ma “骑虎难下” non vuol dire “cavalcare la tigre”, ovvero non farsi sorprendere dagli imprevisti? Anche qui c'è un piccolo refuso perché "Diciamo così, sì." dovrebbe essere all'interno del virgolettato.

 

Bene, ho finito e non mi resta che farti ancora i complimenti e sollecitarti ad avanzare con il tuo libro.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Macleo, grazie mille per le tue annotazioni (e per le parole di incoraggiamento).

 

Ti devo qualche replica:

con "lineamenti picassiani" intendevo proprio riferirmi allo stile di Picasso, in cui i tratti somatici erano decostruiti e “irrigiditi” in strutture per lo più ricche di angoli. Un viso tipo William Defoe, per capirci.

 

Il picassiani qui ha dovuto accettare che entrasse in azienda un partner esterno (cinese) per aprirsi in questo modo al mercato del Far East. I suoi nuovi soci hanno però chiesto un cambiamento rispetto alla ricetta tradizionale della Grappa Slavonia per farla andare incontro ai gusti dei nuovi consumatori, che sono più propensi a usare quel liquore in cocktail invece che a degustarlo puro e che chiedono un sapore meno sfumato e più semplice e diretto, utile alle combinazioni con altri liquidi/sapori. Non mi interessa tanto il fatto in sè quanto mostrare come lui faccia di tutta l'erba un fascio e dia per scontato che pure Anna abbia quei gusti e sappia che tutti i cinesi li condividono. In sostanza, tratta Anna da Cinese (come appare) e non da Italiana (quale è).

 

Con il “che so” troncato a quel modo ho cercato di rappresentare Anna che termina la frase al posto dell’uomo. Solo che con una struttura in cui ogni parlante va a capo non riesce molto bene. E’ che avrei preferito evitare i puntini di sospensione.

 

“骑虎难下” significa proprio “cavalcare la tigre, difficile scendere”, che è un po’ l’equivalente del nostro “hai voluto la bicicletta, ora pedala”: è il modo di Anna di vendicarsi del paternalismo dell’uomo, dimostrando al propria conoscenza della lingua ma in pratica dicendogli (senza farsi capire) che i problemi di cui parla lui se li è creati da solo e ora non può lamentarsene più di tanto. Per questo il “diciamo così” è fuori dalle virgolette: è un commento che si fa Anna tra sé e sé, a ribadire (a se stessa) lo sberleffo fatto all’interlocutore e a segnalare al lettore che forse “骑虎难下” non significa proprio “bisogna sempre esser cauti”.

 

Grazie ancora dei tuoi commenti.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
4 ore fa, Gualduccig ha scritto:

POV: qual è stata la tua reazione ad un uso così evidente di una prospettiva immersa dentro (o almeno molto vicino) agli occhi di Anna?

In parte la mia reazione è già spiegata dalla preferenza espressa nel commento precedente: avrei messo in corsivo quelle parti. Piuttosto che utilizzare la prospettiva immersa di cui parli opterei, in alternativa, per la narrazione in prima persona. Come vedi si tratta di un parere personale, utile  nella misura in cui rientri in una significativa statistica.

 

4 ore fa, Gualduccig ha scritto:

STILE: qui è una piccola polemica personale, quasi un divertimento. Cosa non suona bene al tuo orecchio della frase “Oltretutto, è pure nobile per davvero”? La senti ridondante? Barocca? O è solo che le Tavole delle Leggi dell’editor recita “non desiderare gli avverbi”?

xD

Io uso tranquillamente gli avverbi, e la legge che ho "osservato" segnalandoti quella frase non è stata dettata dalle moda o da un decalogo da editor, ma solo dal fatto 

che l'ho trovata legnosa e ci sono inciampata durante la lettura (non occorre ribadire che si tratta di un parere personale!) :D

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Buon Venerdì @Gualduccig:D piacere di leggerti.

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

Un paio di indicazioni per favorirne la comprensione: la protagonista di questo capitolo è Anna, italiana di seconda generazione (i genitori sono cinesi). Sta affrontando controvoglia un colloquio di lavoro impostole dalla famiglia, anche se ha la testa da tutt'altra parte: un lavoro Anche se è una nota perchè metti le parentesi tonde (e soprattutto uno stipendio) le serve ma quella stessa mattina ha assistito al funerale del suo amato (di cui lei era amante, non la fidanzata ufficiale), assassinato senza un perchè che si sappia ancora il perchè.

E Anna al momento ha soprattutto una cosa in mente: la vendetta.

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

A occhio e croce, quella sala riunioni deve aver la stessa età del bar di sua madre, pensa Anna: legno che pretende d’esser nobile, superfici quasi laccate, totale mancanza di spigoli vivi. L’esatto contrario dell’uomo che le siede davanti: lineamenti picassiani, colletto della camicia inamidato ad ala di gabbiano, barba di due giorni che fallisce nel tentativo di sembrare una barba curata appositamente per sembrare incolta da due giorni. Oltretutto, è pure nobile per davvero.

Testo scorrevole, mi piace!

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

“Se è qui, signorina, immagino che conosca la grande tradizione della nostra azienda: in Stivalia ma soprattutto qui a Petronia il nome Grappa Slavonia è un simbolo di qualità, di storia e di cultura familiare.”

“Ho lavorato nel bar di famiglia: non c’è over 50 che non la beva.”

“Ecco, ha toccato esattamente il punto: Slavonia è tradizione. E tradizione significa passato, memoria, i bei ricordi dell’infanzia.”

Dialogo molto scorrevole con un tono deciso e fermo. Personalmente avrei adoperato i punti caporali.

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

“Ma tradizione, nell’immaginario collettivo, significa anche polvere,” continua imperterrito l’uomo, sfogliando le carte davanti a sé, “ragnatele, immobilità.”

Bellissima questa frase.

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

“E accompagnarli alla tomba. Col rischio di metterci un piede dentro.”

Bella questa:asd:

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

“Slavonia resta coi piedi ben piantati sul territorio, il nostro territorio, ma ha alzato lo sguardo verso il futuro. E ci siamo accorti che il futuro è una combinazione di tempo - va da sé - e di spazio: il futuro possiede una geografia e il nostro si trova a oriente. Nel lontano oriente.”

Qui non ripeterei: territorio.

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

Lui la guarda, lei lo guarda. Lui accenna, lei conferma con un cenno del capo. Del resto, la favoletta sarebbe chiara anche per un bambino.

Bellissima frase.

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

Vorrebbe dirgli che lei in Cina non c’è mai stata, che occhi a mandorla e incarnato non fanno di lei un’esperta di quella terra, che grazie ai film le sono più note New York e Londra di Pechino e Shanghai. Vorrebbe, tanto.

Questa frase risulta poco chiara.

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

“Così come non le devo insegnare che il gusto degli orientali per i superalcolici è differente dal nostro: cercano un risultato più abboccato, un gusto più lineare. Una nota più leggera e vibrante, ma netta, rispetto all’arpeggio del nostro bouquet classico.”

“Più semplice, insomma.”

Testo scorrevolissimo.

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

“Ma è solo l’effetto di una scarsa abitudine rispetto alla profonda articolazione del gusto alcolico che abbiamo qui in Europa. Non che in America sia molto diverso, intendo: sapesse che schifezze tentavano di propinarmi quando ero là a studiare. E’ così, coi liquori come in tanto altro: qui nascono le idee, poi per viaggiare devono alleggerirsi e perdono di definizione. Pensi alla filosofia, alla democrazia o, che so.”

è un esperto?

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

Un accenno di sorriso funziona bene come assenso.

Vedo benissimo questa immagine.

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

L’uomo si drizza, l’ilarità svanisce. “Ha ragione, ha ragione: veniamo a lei.” Mani a correre sugli stampati che si tiene di fronte. “Dunque, gli studi, sì, okay. Sveglia mi pare sveglia. Spigliata, decisamente. Esperienze, ecco, un po’ ondivaghe, diciamo così.”

“Mi sono data da fare per trovare la mia strada ma le occasioni finora non sono state molte. Né fortunate. Ma non sono mai rimasta con le mani in mano.”

“Brava, è così che si fa: mai fermarsi, anche quando la sorte è avversa.”

Qui si nota molto la determinazione di Anna.

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

Se uno sguardo potesse trafiggere, l’uomo sarebbe morto, a questo punto. Ma lui neanche se n’accorge, preso com’è a rincorrere qualche appunto. O a fingere di farlo.

Questa osservazione mi piace molto.

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

“Vabbè, il profilo sul piano dell’esperienza non è da cinque bicchieri ma può andare. Se devo essere sincero con lei, signorina, a noi interessa soprattutto la sua conoscenza della lingua: sa, non vorrei far la fine di quelli che si scelgono un ideogramma come tatuaggio e poi portano scritto ‘involtini primavera’ sulla spalla, giusto?”

“骑虎难下” cinguetta Anna.

“Ah. E cosa significa?”

“E’ un modo di dire: bisogna sempre esser cauti.” Diciamo così, sì.

Ricompare il sorriso tutto spigoli. “Beh, quel che si dice la saggezza cinese, giusto?”

Bellissimo pezzo.

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

Anna china il capo e si abbandona ad un sorriso. Saggezza (cinese o meno) è assicurarsi di togliere la suoneria al cellulare prima di iniziare un colloquio di lavoro; ottimismo è lasciare il suddetto cellulare sul tavolo, accanto alla borsa, nella speranza che arrivi qualche buona notizia. Per questo sorride, perché l’ottimismo è stato premiato: sul display galleggiano quattro parole, Ghisa ha una pista, che parlano di speranza, l’unica che ormai le interessa. Quella di vendetta.

Testo molto scorrevole.

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

“Oh, ecco, la famosa compostezza orientale: nessuna spavalderia, piuttosto contegno e misura. La invidio molto, sa? Sono tesori che ci si porta dietro tutta la vita. E’ difficile trovare tanta educazione qui da noi, in chi ha la sua età.”

Educazione per il cellulare senza suoneria?

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

“Ne trova poche, di persone come me.” E vaffanculo al contegno orientale.

L’uomo picassiano accusa il colpo, smanaccia le sue carte, pretende di appuntarsi una nota sul bordo di un foglio. Biascica i soliti rituali di saluto, praticamente senza alzare gli occhi dal tavolo. E chiude con l’immancabile “le faremo sapere se saremo interessati.”

Mi sa che Anna a rovinato tutto.

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

“Io farò altrettanto. Grazie.”

Lo schiocco della porta che si richiude alle spalle di Anna non è mai assomigliato tanto come ora al rumore di uno schiaffo.

Povera:(

 

Conclusione: Anna rovina tutto per una parolaccia? Frammento abbastanza chiaro, molto fluido e scritto bene. La parte centrale risulta un pò noiosa. Non conosco tutta la trama, qui accenni soltanto qualcosa, onestamente mi sono persa più volte.

A rileggerti. -Flo-

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

A occhio e croce, quella sala riunioni deve aver la stessa età del bar di sua madre

Bello. Invece di indicare l'età della sala con un numero astratto, la narratrice utilizza un suo metro personale. Bisognerebbe fare sempre così, ottimo!

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

legno che pretende d’esser nobile, superfici quasi laccate, totale mancanza di spigoli vivi. L’esatto contrario dell’uomo che le siede davanti

mi piace anche questo contrasto. Magari potresti provare a snellire il primo periodo, eliminando e/o riformulando "che pretende di essere nobile", perché si capisce già dalla descrizione successiva. Eliminerei le parti in grassetto. 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

barba di due giorni che fallisce nel tentativo di sembrare una barba curata appositamente per sembrare incolta da due giorni

riformula, così risulta un po' troppo cervellotica. Parere personale.

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

over 50

in lettere?

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

Anna china il capo e si abbandona ad un sorriso. Saggezza (cinese o meno) è assicurarsi di togliere la suoneria al cellulare prima di iniziare un colloquio di lavoro; ottimismo è lasciare il suddetto cellulare sul tavolo, accanto alla borsa, nella speranza che arrivi qualche buona notizia. Per questo sorride, perché l’ottimismo è stato premiato: sul display galleggiano quattro parole, Ghisa ha una pista, che parlano di speranza, l’unica che ormai le interessa. Quella di vendetta.

Allora, mi è piaciuto, ma ti muovo un appunto. La parte che ho evidenziato è una spiegazione. Ma io lettore non voglio che tu mi spieghi la storia, voglio che me la mostri. Qui in pratica crei tensione ma poi la spezzi subito, la risolvi subito. Non lasci che si accumuli, e io lettore sono insoddisfatto. Tanto più che questo tuo pezzo è l'estratto di un romanzo, quindi non hai esigenze di brevità. Questo per dire che io lettore voglio che questa sete di vendetta mi venga illustrata con delle azioni, o con indizi disseminati lungo la storia, che io possa raccogliere e unire, per poi arrivare a capire la voglia di vendetta covata da Anna. Invece, come fai tu, qui, la mia curiosità viene ammazzata con un colpo d'accetta ben assestato. 

Io voglio che la curiosità venga coltivata, non so se mi spiego. Invece, per via delle parti evidenziate, io penso: Oh, attenzione, bella parte: ricca di aspettative. Un cellulare, qualcosa sta per succedere! Ecco, sta succedendo: Anna riceve un messaggio. Bello, e adesso? Chissà dove mi porteranno quelle parole. Ah, ok, è un messaggio positivo, per lei. A quanto pare, è collegato alla sua sete di vendetta. In poche parole: viene creato un mistero (il messaggio), ma lo risolvi subito (è relativo alla vendetta). Per di più, me lo spieghi in due parole. 

Questo per dire che il testo mi è piaciuto, ma da lettore mi sono sentito deluso da quel passaggio. Poi valuta tu se ciò che ti dico per te ha senso o meno.

Si tratta pur sempre di un'opinione personale ;)

 

Per il resto, il dialogo mi è piaciuto, l'ho trovato ben condotto.

Complimenti

Ciao

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @m.q.s., grazie per le tue annotazioni: hai ragione, sono stato troppo esplicito, preoccupato dal fatto di voler aiutare il lettore a seguire le tre investigazioni parallele che si sviluppano attorno a quell'assasssinio. Seguirò il tuo consiglio, eliminando il riferimento esplicito alla vendetta (e verificando poi coi miei Beta reader - sempre che io arrivi in fondo alla stesura dell'opera - se il semino qui deposto germoglia nella loro testa).

 

Ciao @Floriana, aiutami sulla parte centrale più noiosa: io avevo costruito il dialogo per far sì che crescesse l'insoddisfazione di Anna davanti ai modi del suo interlocutore (non sgarbati ma autoreferenziali e soprattutto permeati di un certo pregiudizio, tanto che la ragazza è trattata "da cinese" e non da italiana quale è) fino al momento di svolta dell'SMS, dopo il quale l'autocontrollo di Anna va a farsi benedire e mette a rischio l'offerta di lavoro. Temo però che questa tensione non passi al lettore.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

 

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

Avrà quarant’anni e parla di infanzia come un’ottantenne: patetico.

un ottantenne

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

E retorico. Ma questo Anna lo tiene per sé.

“Ma tradizione, nell’immaginario collettivo, significa anche polvere,” continua imperterrito l’uomo, sfogliando le carte davanti a sé,

non virgola, ma due punti per riaprire il discorso diretto

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

 “ragnatele, immobilità.”

 

@Gualduccig . I due sopra sono gli unici appunti tecnici che posso aggiungere agli altri che ti hanno segnalato. Per il resto, sono ammirata dal tuo modo di scrivere e dalla vena saggia-ironica in particolare che attraversa questo brano. Hai saputo anche stimolare il senso di aspettativa del lettore per il seguito .I dialoghi tra i due protagonisti sono resi con efficacia, senza necessità di citare chi sta parlando. E li hai composti in scioltezza e  vivacità. Bravo! :)

 

Il 30/6/2020 alle 19:05, Gualduccig ha scritto:

“骑虎难下” cinguetta Anna.

“Ah. E cosa significa?”

Suggerirei un rimando a piè di pagina per l'esatta traduzione, a beneficio della "ficcante lettura", se immediata. 

 

Mi dai l'idea di uno scrittore maturo per la pubblicazione. Complimenti. (y)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Buongiorno, @Gualduccig.

 

Ho letto questo frammento e devo dire che ho trovato davvero ben fatti i dialoghi, un po' meno le descizioni dell'ambiente in cui si svolge la scena: non che siano fatte male, ma credo, a mio gusto, che si poteva spendere qualche parola in più e renderle decisamente meglio.

 

Non mi aggiungo a tutte le segnalazioni che le hanno fatto (diverse da tenere davvero in considerazione, se ha intenzione di pubblicare la sua opera) e mi limito a farle i complimenti per lo stile scorrevole e piacevole da leggere.

 

Alla prossima!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Grazie per i commenti, @H3c70r: sulle descrizioni devo darle ragione, perchè leggendo il frammento come racconto standalone sembrano un po' tirate via. Ho scelto questa soluzione "minimalista" per non rallentare troppo la lettura del testo completo: questa parte mi serviva come inciso veloce e spigoloso per variare il ritmo della lettura.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×