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Commento a Bambini del futuro.

 

Marco si rollò una sigaretta, prese il suo libro e uscì in cortile. Era già notte fonda e il buio era riuscito a stemperare il caldo e l’afa che lo avevano costretto in casa per quasi tutto il giorno. In maglietta e calzoncini corti, salutò il leggero brivido che gli si propagò per tutto il corpo a contatto con l’aria fresca. Anna e i ragazzi erano già a letto e il gran silenzio, rotto soltanto da un lontano frinire di cicale, era ideale per immergersi nella lettura.

Sistemò la sedia accanto al lampioncino, fece scattare il Bic e si sedette sbuffando una nuvoletta di fumo. Sotto al piccolo cono di luce aprì il libro e iniziò a leggere. E tutto si aspettava fuorché di ritrovarsi all’improvviso catapultato nel passato, a oltre trent’anni di distanza, per colpa di una breve frase scritta là, quasi in fondo alla pagina: un segreto, per rimanere tale…

Un segreto…

 

Aveva conosciuto Simona in occasione di un incarico a tempo determinato che entrambi avevano ottenuto presso una grossa società finanziaria e tutti e due erano stati assegnati allo stesso reparto. Marco, grazie alle sue conoscenze linguistiche, lavorava come traduttore e Simona come video-terminalista e analista. Una ragazza carina ma non troppo appariscente in confronto ad altre del loro stesso gruppo di lavoro. Molto riservata, quasi timida, la sentiva molto affine a sé proprio per quei tratti caratteriali un po’ schivi, defilati. Ma aveva notato subito anche i suoi meravigliosi occhi celesti che spiccavano in un volto altrimenti piuttosto anonimo incorniciato da un caschetto di capelli così neri da virare a tratti in riflessi di un blu profondo.

Passarono i mesi e per molti dei ragazzi del gruppo il contratto di lavoro divenne a tempo indeterminato. Marco e Simona, quasi senza soluzione di continuità, si ritrovarono nello stesso ufficio, con gli stessi colleghi di prima e con i quali avevano acquisito una sempre maggiore confidenza. Una volta assunti in via definitiva, i loro gusci di timidezza si erano quasi del tutto dissolti e riuscivano a chiacchierare e scherzare con gli altri in modo più spigliato. Fu allora che venne fuori un’altra caratteristica di Simona: la sua risata squillante, piena di vita, che risuonava per l’ufficio in occasione di una battuta particolarmente spiritosa o di qualche piccante confidenza fra donne. Ma mostrava anche un carattere forte e deciso; una visione del mondo aperta e positiva sia nei confronti del lavoro che delle persone.

Per Marco restava comunque una semplice collega con la quale era bello scambiare quattro chiacchiere leggere durante la pausa caffè o l’ora di pranzo. Niente di più. E poi, per la verità, in quel periodo quasi tutti i suoi pensieri ruotavano intorno a un importante traguardo che si stava avvicinando: la sua relazione sentimentale con Anna era ormai ben consolidata e anche la situazione economica, con l’arrivo del posto fisso, andava consolidandosi; così avevano deciso di sposarsi e avevano anche fissato le nozze per la fine di settembre di quello stesso anno.

Poi accadde qualcosa di totalmente inaspettato. E Marco imparò a sue spese quanto fosse importante non dar mai niente per scontato, specialmente in campo sentimentale. La sua relazione ormai ben consolidata fu sul punto di collassare sotto l’effetto di un subdolo e violento terremoto che lo investì in pieno proprio all’inizio di settembre. Forse per una reazione irrazionale alle nuove responsabilità alle quali stava andando incontro; forse per una sorta di sindrome da addio al celibato; forse per quella strana tendenza che ci spinge a infatuarsi di qualcuno nel quale in fondo ci riconosciamo, di qualcuno che magari risponde ad aspettative inconsce e misteriose; forse per mille altre inspiegabili ragioni… Fatto sta che improvvisamente si rese conto di guardare Simona con occhi del tutto diversi; che ogni sguardo che incrociava il suo lo metteva in subbuglio; che ogni suo scoppio di risate lo lasciava senza fiato; che, in parole povere, se n’era innamorato come un ragazzino e che tutta quella situazione lo faceva sentire da cani. E la cosa che lo faceva stare ancora peggio era che in quella specie di attrazione fatale la componente fisica, sessuale, era presente sì, ma relegata in un angolo. A godersi le luci della ribalta c’era una sensazione, o un sentimento, di tutt’altra natura.

Finché una mattina in cui si ritrovarono da soli nella stanza del caffè Marco decise di sfidare il celeste immenso dei suoi occhi ed esordì con un “Simona, io…”. Ma non riuscì a dire altro. Lui fin troppo trasparente, lei fin troppo intelligente e sensibile. Simona poggiò semplicemente la punta delle dita sulle labbra di Marco e lo fece tacere. Scosse la testa, con un leggero ondeggiare dei suoi capelli corvini, e sulle ali di un sorriso impossibile disse: “Ti ricordi? Domani c'è il rinfresco per i colleghi e ho promesso di darti una mano nei preparativi”. Una piccola frase sospesa, apparentemente incongrua, ma che, per riportarlo con i piedi per terra, funzionò meglio di cento discorsi logici e appropriati. Anche se l'impatto col suolo non fu certo dei più morbidi.

Da quel giorno in poi le loro vite seguirono ognuna il proprio percorso. Marco, rientrato in carreggiata, si era sposato con Anna;  Simona aveva iniziato una relazione che, a giudicare dalla bella luminosità del suo viso e dei suoi occhi, doveva essere molto soddisfacente. Poi, nei mesi seguenti, anche dei piccoli cambiamenti nell’organizzazione del personale fecero sì che a entrambi fossero cambiati mansione e ufficio. E, come si dice in questi casi, “lontano dagli occhi…”.

In seguito lei venne trasferita in un’altra filiale e per Simona e Marco divenne ancora più difficile incontrarsi, se non in qualche rara riunione organizzativa. Grazie comunque a quelle occasioni e per il tramite di alcuni comuni amici e colleghi Marco venne a sapere, negli anni, che lei si era sposata, che aveva avuto una figlia e che c’era poi stata una separazione piuttosto burrascosa da suo marito. E purtroppo venne a sapere anche un’altra cosa, una notizia che lo colpì duro, forte e preciso come un pugno nello stomaco: Simona aveva un tumore. Un cancro aggressivo, resistente a interventi e terapie. Ma le notizie che gli arrivavano non facevano altro che confermare la grande forza, il coraggio con il quale lei affrontava dolore e cure senza quasi fare una piega; l'intatta voglia di vivere che la spingeva in giro per il mondo non appena riscontrava in sé il minimo segno di miglioramento. Senza comunque mai trascurare sua figlia né le amicizie nate anche con i colleghi di lavoro.

Dall’inizio della malattia, Marco ebbe modo di rivederla. In quelle occasioni non gli apparve mai vinta, abbattuta. Tutt’altro. Gli occhi sempre vivaci, il sorriso aperto e la risata argentina che vibrava a esaltare racconti di viaggio e successi scolastici della figlia.

Anche l’ultima volta che passò dall’ufficio, Marco ritrovò la Simona di sempre. Ma nell’abbracciarla percepì distintamente la fragilità del suo corpo. Da aver paura di stringerla troppo, tanto gli parve sottile. E solo un paio di settimane dopo, un’amica comune lo chiamo al telefono per dirgli che Simona se n’era andata, che aveva mollato, che dopo tante battaglie si era arresa. Era stata sconfitta. Non prima però di aver accompagnato la figlia fino all'ottimo esito dell'esame di maturità.

 

Sentì un forte bruciore fra le dita e cadde dal flusso dei ricordi. La sigaretta si era consumata fino a raggiungere la pelle. Ma anche gli occhi bruciavano. Gettò lontano il mozzicone, stranito, pensando tristemente a come quel suo cedimento, ormai così lontano nel tempo, fosse sempre rimasto un segreto fra lui e Simona.

Un segreto…

Tornò su quella frase, che sembrava essere stata scritta proprio per lui, proprio per loro. E la frase era ancora lì. Confusa, sbiadita, l’inchiostro sfumato dalle lacrime che ci erano cadute sopra; ma era ancora lì:

un segreto, per rimanere tale, deve essere noto a non più di due persone, e una delle due deve essere morta.

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Ciao @Massimiliano Marconi, bel racconto! Emozionante, una bella storia.

Rivedrei solo la punteggiatura in alcuni punti ( uso eccessivo del ; )

Spesso i ricordi rimangono nascosti in un angolo remoto della nostra memoria ma  basta una frase scritta, una melodia, un profumo o una immagine, per far si che essi possano tornare improvvisamente alla luce e ci stupiamo nel constatare di averli  quasi dimenticati.

Alla prossima!

 

 

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Ciao @Massimiliano Marconi

 

 

Secondo me l'idea è buona, anche se forse all'inizio non si comprende bene che la frase faccia parte del testo che Marco sta leggendo (avevo capito l'avesse scritta Simona...), lo specificherei poco meglio...

 

Che altro dire... in generale, il racconto è praticamente tutto "raccontato" come si dice oggi e sicuramente poco mostrato (dialogato o con scene di azioni)... il ritmo è poi lento, dovuto a un costrutto delle frasi un po' troppo "solido" secondo me e non troppo spontaneo... ben costruito, del resto, nella maggioranza dei casi, con dell'ottimo lavoro dietro... Quello che voglio dirti, a mia personalissima opinione personale ovviamente, è che secondo me scrivi bene, hai tecnica e capacità, ma questo racconto suona "lento" e poco spontaneo, almeno secondo me.

 

1 ora fa, Massimiliano Marconi ha scritto:

Anna e i ragazzi erano già a letto e il gran silenzio, rotto soltanto da un lontano frinire di cicale, era ideale per immergersi nella lettura.

Qui ci avrei visto bene l'articolo determinativo: "l'ideale"...

Sembra una sciocchezza, non è un errore come hai scritto tu, ma l'articolo può ammorbidire la scrittura...

Ecco in generale nel tuo racconto ho percepito un senso di "durezza"...

Anche qui sotto... è scritto bene, ma è pieno di piccole particelle, staccate, "dure"... poi quando arrivano le lunghe parole sono concetti, o avverbi, o cose, luoghi...

Il tuo è fondamentalmente un racconto d'amore e passione, lo stile di scrittura, in generale, mi sembra molto "mentale" e poco passionale.

1 ora fa, Massimiliano Marconi ha scritto:

Aveva conosciuto Simona in occasione di un incarico a tempo determinato che entrambi avevano ottenuto presso una grossa società finanziaria e tutti e due erano stati assegnati allo stesso reparto.

 

1 ora fa, Massimiliano Marconi ha scritto:

ma non troppo appariscente in confronto ad altre del loro stesso gruppo di lavoro.

Anche qui: meglio "alle altre", sia perché ammorbidisce, sia perché non sono donne indeterminate, ma fanno parte de loro stesso gruppo di lavoro e sono conosciute... al massimo se "alle altre" potrebbe far pensare che siano "tutte le altre", si potrebbe scrive "a molte altre" o simili...

 

1 ora fa, Massimiliano Marconi ha scritto:

Molto riservata, quasi timida, la sentiva molto affine a sé proprio per quei tratti caratteriali un po’ schivi, defilati.

- Qui ripeti "molto" e un po' spicca...

- La fine della frase non fa che ribadire due concetti più o meno assodati ("schivi, defilati") che riprendono il già detto (timida, riservata, non troppo appariscente)... in più si va un po' a ripetere il termine "caratteriali" con "caratteristica" e "carattere" che seguiranno poi nel racconto.

 

1 ora fa, Massimiliano Marconi ha scritto:

Ma aveva notato subito anche i suoi meravigliosi occhi celesti che spiccavano in un volto altrimenti piuttosto anonimo (virgola) incorniciato da un caschetto di capelli così neri da virare a tratti in riflessi di un blu profondo.

- Metterei una virgola dopo "anonimo".

- "Altrimenti piuttosto" sono due avverbi attaccati: suona male, rallenta, suona intricato... è quello che ti dicevo: da un punto di vista di significato la frase è giusta scritta così, ma (almeno io) percepisco un forte rallentamento... qui la lettura si prende una lunga pausa, ma su due avverbi...

- La fine della frase carica poi ulteriormente tutta la frase in generale che è troppa aggettivata: "meravigliosi, celesti, anonimo, (così) neri, blu profondo"... aggettivi, colori... c'è troppo secondo me.

 

1 ora fa, Massimiliano Marconi ha scritto:

con gli stessi colleghi di prima e con i quali avevano acquisito una sempre maggiore confidenza

- Anche qui... "sempre maggiore" rallenta la lettura e crea una pausa su due parole di minore interesse... anche la "e" di "con i quali", rallenta, la toglierei come toglierei "sempre".

 

 

1 ora fa, Massimiliano Marconi ha scritto:

Una volta assunti in via definitiva, i loro gusci di timidezza si erano quasi del tutto dissolti e riuscivano a chiacchierare e scherzare con gli altri in modo più spigliato

Qui il soggetto sono i due ragazzi, grammaticalmente sembrano "i gusci", poi ci si ferma su un attimo a pensare e si capisce bene... ma questa pausa non è consigliabile: ribadirei i soggetti, o anche un ausiliare "essere" potrebbe funzionare: "una volta che furono assunti"...

 

1 ora fa, Massimiliano Marconi ha scritto:

Fu allora che venne fuori un’altra caratteristica di Simona: la sua risata squillante

Suona strano che questa caratteristica esca fuori dopo qualche mese, è più ipotizzabile che possa venire notata prima, se non da subito...

 

1 ora fa, Massimiliano Marconi ha scritto:

La sua relazione ormai ben consolidata fu sul punto di collassare sotto l’effetto di un subdolo e violento terremoto che lo investì in pieno proprio all’inizio di settembre.

Grammaticalmente il soggetto della frase è femminile ("la sua relazione")... "lo investì" si riferisce a Marco che andrebbe ribadito nella frase...

 

1 ora fa, Massimiliano Marconi ha scritto:

orse per quella strana tendenza che ci spinge a infatuarsi di qualcuno nel quale in fondo ci riconosciamo

Questo mi sembra un refuso o comunque suona strano: "ci spinge a infatuarci"... o più semplicemente e ancora meglio va tolto il "ci".

 

1 ora fa, Massimiliano Marconi ha scritto:

Finché una mattina in cui si ritrovarono da soli nella stanza del caffè (virgola) Marco decise di sfidare il celeste immen

Aggiungerei una virgola prima di "Marco" per dare una pausa.

 

1 ora fa, Massimiliano Marconi ha scritto:

E purtroppo venne a sapere anche un’altra cosa,

Questo "purtroppo" suona o può suonare come un intervento (un giudizio) della voce narrante.

 

1 ora fa, Massimiliano Marconi ha scritto:

Anche l’ultima volta che passò dall’ufficio, Marco ritrovò la Simona di sempre. Ma nell’abbracciarla percepì distintamente la fragilità del suo corpo. Da aver paura di stringerla troppo, tanto gli parve sottile. E solo un paio di settimane dopo, un’amica comune lo chiamo al telefono per dirgli che Simona se n’era andata, che aveva mollato, che dopo tante battaglie si era arresa. Era stata sconfitta. Non prima però di aver accompagnato la figlia fino all'ottimo esito dell'esame di maturità.

Nel prefinale, comunque molto toccante, a fare l'avvocato del diavolo viene però da chiedermi che tipo più specifico di malattia avesse Simona per continuare ad andare in ufficio sino all'ultimo... non che non sia verosimile, ma anche il fatto che fosse così "sottile"...

 

1 ora fa, Massimiliano Marconi ha scritto:

Sentì un forte bruciore fra le dita e cadde dal flusso dei ricordi.

Qui comunque ribadirei il soggetto Marco.

 

Insomma, in generale, secondo me c'è dell'ottimo materiale e una buona capacità di scrittura che tenderei però un po' a snellire o a "mostrare" di più... ciao!

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Prima di tutto, grazie davvero a @SantiagoN e a @Colored Shadows Prod per aver letto il mio testo. In particolare, direi che l'analisi di @Colored Shadows Prod è molto attenta e puntuale e la terrò nella dovuta considerazione. Sono d'accordo con quasi tutti i rilievi fatti e aggiungo soltanto che alcuni particolari (come per esempio il fatto che Simona - a causa della malattia - era in congedo e passava ogni tanto a trovare i colleghi in ufficio) sono "saltati" per far rientrare negli 8.000 caratteri canonici un testo che in origine ne aveva circa 9.000.

Grazie ancora e alle prossime letture

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Ciao @Massimiliano Marconi :) 

 

E’ il tuo secondo racconto che leggo e, come il primo (Capanne), mi è piaciuto molto.

Anche in questo caso, si tratta di un vissuto doloroso, un’esperienza che ha segnato la vita del protagonista per due motivi:  un amore spiazzante prima e una triste vicenda umana poi. Trovo molto belle le scelte del tranquillo momento serale e della frase scorsa, per caso, nel libro per introdurre e riaccendere i ricordi di Marco.

Se dovessi usare un aggettivo per definire i due personaggi, direi che sono delicati. Sono anche ben delineati, hai reso i rispettivi caratteri alla perfezione semplicemente descrivendone gli atteggiamenti.

La narrazione è fluida e vivida,  non ho percepito nessuna battuta d’arresto. Ammetto di non essere una fautrice del “show don’t tell” ad oltranza: alcuni racconti si prestano meglio di altri alla tecnica e, in tutta onestà, qui non ho sentito la mancanza di dialoghi perché è la "storia" di un’unica lunga emozione, quella del protagonista.    

Il tuo stile è sempre piacevole, agile ed è anche riconoscibilissimo: lieve,  corretto, “composto”, per certi versi direi che sei naturalmente improntato a una sorta di gentilezza che riesci a trasmettere attraverso la scrittura.

Anche il finale, con il ritorno al libro e al titolo, mi è piaciuto molto. Non avrei davvero altro d’aggiungere, salvo complimentarmi con te.

Ti lascio, comunque, un paio di commenti, ma considera che ogni lettore ha gusti soggettivi e si tratta, ad ogni modo, di vere piccolezze.

Grazie per la bella lettura :)

 

Il 29/6/2020 alle 19:49, Massimiliano Marconi ha scritto:

salutò il leggero brivido che gli si propagò per tutto il corpo a contatto con l’aria fresca.

Forse anche "accolse con piacere il leggero brivido che, all’aria fresca, gli si propagò in tutto il corpo."

 

Il 29/6/2020 alle 19:49, Massimiliano Marconi ha scritto:

aprì il libro e iniziò a leggere. E tutto si aspettava fuorché

Eliminerei la congiunzione "E" e cambierei il tempo verbale: "Tutto si sarebbe aspettato fuorché"

 

Il 29/6/2020 alle 19:49, Massimiliano Marconi ha scritto:

Aveva conosciuto Simona in occasione di un incarico a tempo determinato che entrambi avevano ottenuto presso una grossa società finanziaria e tutti e due erano stati assegnati allo stesso reparto.

Credo che questa frase sia un po' lunga, forse si potrebbe rivedere: "Aveva conosciuto Simona grazie al lavoro a tempo determinato ottenuto presso una società finanziaria: erano stati assegnati allo stesso reparto."

 

Il 29/6/2020 alle 19:49, Massimiliano Marconi ha scritto:

Una ragazza carina ma non troppo appariscente in confronto ad altre del loro stesso gruppo di lavoro.

Potrebbe scorrere di più, secondo me: "Una ragazza carina, ma non appariscente rispetto alle altre del gruppo di lavoro."

 

Il 29/6/2020 alle 19:49, Massimiliano Marconi ha scritto:

Molto riservata, quasi timida, la sentiva molto affine a sé proprio per quei tratti caratteriali un po’ schivi, defilati.

Eliminerei "Molto" all'inizio.

 

Il 29/6/2020 alle 19:49, Massimiliano Marconi ha scritto:

Ma aveva notato subito anche i suoi meravigliosi occhi celesti che spiccavano in un volto altrimenti piuttosto anonimo incorniciato da un caschetto di capelli così neri da virare a tratti in riflessi di un blu profondo.

Semplificherei: "Aveva subito notato i suoi meravigliosi occhi celesti: spiccavano nel volto, altrimenti anonimo,  incorniciato dal caschetto di capelli corvini."

 

Il 29/6/2020 alle 19:49, Massimiliano Marconi ha scritto:

Passarono i mesi e per molti dei ragazzi del gruppo il contratto di lavoro divenne a tempo indeterminato. 

Ho barrato la preposizione. 

 

Il 29/6/2020 alle 19:49, Massimiliano Marconi ha scritto:

Marco e Simona, quasi senza soluzione di continuità, si ritrovarono nello stesso ufficio, con gli stessi colleghi di prima e con i quali avevano acquisito una sempre maggiore confidenza.

Anche in questo caso, semplificherei la frase "... si ritrovarono nello stesso ufficio insieme ai vecchi colleghi con i quali, nel frattempo, avevano acquisito confidenza." 

 

Il 29/6/2020 alle 19:49, Massimiliano Marconi ha scritto:

Fu allora che venne fuori un’altra caratteristica di Simona:

Forse direi  "si palesò"  o "affiorò" 

 

Il 29/6/2020 alle 19:49, Massimiliano Marconi ha scritto:

Ma mostrava anche un carattere forte e deciso; una visione del mondo aperta e positiva sia nei confronti del lavoro che delle persone.

Qui non userei la coordinativa avversativa perché non colgo contrapposizione alla frase che precede. Forse "Mostrava, peraltro, un carattere ..."  

 

 

Il 29/6/2020 alle 19:49, Massimiliano Marconi ha scritto:

così avevano deciso di sposarsi e avevano anche fissato le nozze per la fine di settembre di quello stesso anno.

"così avevano deciso di sposarsi alla fine di settembre di quello stesso anno."

 

Il 29/6/2020 alle 19:49, Massimiliano Marconi ha scritto:

forse per quella strana tendenza che ci  spinge a infatuarsi  

"... forse per la strana propensione a infatuarsi ..." 

 

Il 29/6/2020 alle 19:49, Massimiliano Marconi ha scritto:

.... Fatto sta che improvvisamente si rese conto

" ... Luca si rese improvvisamente conto" 

 

Il 29/6/2020 alle 19:49, Massimiliano Marconi ha scritto:

e che tutta quella nuova situazione lo faceva sentire ... 

 

Il 29/6/2020 alle 19:49, Massimiliano Marconi ha scritto:

E la cosa che lo faceva stare ancora peggio era che in quella specie di attrazione fatale la componente fisica, sessuale, era presente sì, ma relegata in un angolo.

"E la cosa peggiore era la natura stessa di quell'attrazione che non implicava un immediato desiderio fisico, sessuale, ma, anzi,  lo relegava in un angolo."

Ecco, qui, come lettrice mi sono chiesta perché in tutta la tormentata situazione, Luca vive questo stato d'animo come il peggiore di tutti. 

 

Il 29/6/2020 alle 19:49, Massimiliano Marconi ha scritto:

Finché una mattina in cui si ritrovarono da soli nella stanza del caffè e Marco decise di sfidare il celeste immenso

Forse direi "affrontare" anziché "sfidare". 

 

Il 29/6/2020 alle 19:49, Massimiliano Marconi ha scritto:

anche dei piccoli cambiamenti nell’organizzazione del personale fecero sì che a entrambi fossero cambiati mansione e ufficio.

"alcuni piccoli cambiamenti organizzativi fecero sì che venissero destinati a mansioni e uffici diversi."

 

Il 29/6/2020 alle 19:49, Massimiliano Marconi ha scritto:

E purtroppo venne a sapere anche un’altra cosa, una notizia che lo colpì duro" 

"Da ultimo, purtroppo, ebbe una notizia che lo colpì ...".

 

Il 29/6/2020 alle 19:49, Massimiliano Marconi ha scritto:

del suo corpo. Da aver paura di stringerla troppo,  

"del suo corpo, tanto da temere di stringerla troppo forte,".  

 

Il 29/6/2020 alle 19:49, Massimiliano Marconi ha scritto:

n’amica comune lo chiamo

Una svista: "chiamò". 

 

Il 29/6/2020 alle 19:49, Massimiliano Marconi ha scritto:

Gettò lontano il mozzicone,

Aggiungerei  il soggetto, "Luca", all'inizio della frase. 

 

Spero che le mie note non ti dispiacciano. A presto :) 

 

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Grazie @Pincopalla. Grazie per il tempo che mi hai dedicato e per le annotazioni puntuali lasciate. Non mi dispiacciono affatto, anzi.

Un'unica cosa: il protagonista si chiama Marco, non Luca. A parte il fatto che sono entrambi nomi di evangelisti, non vedo altre somiglianze...

Alle prossime letture e grazie ancora

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Ciao @Massimiliano Marconi

 

è il primo racconto che leggo di tuo.

Come consuetudine lascerò a penne più qualificate l'analisi del testo e l'individuazione degli eventuali refusi, poichè sono il lettore meno

indicato del forum a compiere tale lavoro.

 

La prima percezione è che tu sappia scrivere in maniera assai fluida e formalmente corretta, il raccoto scorre rapido ed è ricco di dettagli ambietali che nel costruire lo scenario narrativo, nulla trascurano a dispettodel limite degli ottomila caratteri che il format

del racconto breve impone.

Se posso muovere un debole appunto, forse c'è un eccesso di queste informazioni, rispetto all'analisi dell'interiorità dei personaggi.

 

Il tema del flash back è molto ben sceneggiato, direi con immagini quasi filmiche, buona la premessa intrroduttiva con una situazione di totale calma apparente e il successivo ripiombare in un passato di molti anni prima, a causa di una frase che scatena ricordi sopiti.

E' un tema che amo molto ed è sovente presente nelle cose che scrivo qui.

 

La memoria è la nostra più grande compagna di vita, in essa andiamo a ripescare e rivivere situazioni futili o cruciali dell'esistenza che ci lasciamo alla spalle, ricordando fatti come sono avvenuti o più spesso ammantandoli di qualche aggiustamento menmonico che ce li renda più gradevoli e tal volta sopportabili.

 

Le storie d'amore in genere hanno una parte rilevante nello schedario della nostra memoria, sia che si tratti d'amori felici, di amori tragici o di grandi delusioni.

Fra di esse quello degli amori "rimpiant", delle occasioni perdute, delle storie che avrebbero potuto essere ma che le circostanze e i rivoli della vita hanno resi impossibili da percorrere a fondo.

Quegli amori incompiuti ci rimangono nell'animo con un gusto dolce-agro, di nostalgia e rimpianto.

 

Ricordo che stavo da anni con la mia attuale consorte, ma avevo avvevo addocchiato una splendida fanciulla che viveva nel vicinato, per quanto fossi innamorato della mia futura moglie non potevo che sentirmene attratto ogni qual volta la vedevo passare, o quando ci si incontrava con lo sguardo.

Non ho mai fatto neppure il gesto di avvicinarla o di scambiarci due parole, essendo sentimentalmente impegnato, per come ero allora sarebbe stata una cosa indegna, c'è stato giusto lo scabio di qualche saluto di cortesia nell'incrociarci per strada.

A una settimana dalle mie nozze, mi giunse una telefonata, era una ragazza, ma non volle rivelarmi il suo nome.

Mi fece gli auguri poichè sapeva che convolavo a nozze al temine della settimana, mi disse che mi chiamava per rivelarmi che mi conosceva di vista, che non ci eravamo mai parlati, che lei si era innamorata di me ma non aveva mai avuto il coraggio di dirmelo.

Voleva solo conoscere la mia voce prima di eclissarsi per sempre.

Non ci fu verso di avere alcuna indicazione di chi potesse mai essere, la telefonata si concluse con i suoi auguri e un bacio telefonico.

Ho sempre sospettato che si trattasse della stessa ragazza, non ho mai voluto dopo il matrimonio verificare se avevo avuta la

giusta intuizione. Meglio così forse.

 

Per dirla con Gozzano:

 

"Il mio sogno è nutrito d’abbandono,
di rimpianto. Non amo che le rose
che non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono
state… Vedo la case, ecco le rose
del bel giardino di vent’anni or sono!"

 

Grazie del tuo bel racconto. Complimenti e a presto rileccerci.

Un saluto.

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