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Shiki Ryougi

Raccontare la propria storia

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Può essere interessante?

Una sorta di diario che parte dai miei ricordi più profondi e lontani, fino a oggi.

Lo voglio scrivere, ma l'idea che non interessi a nessuno mi blocca.

Sì, la solita solfa...

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Dipende...

La coscienza di zeno è un diario.

oppure se vogliamo restare sul reale pensa ad Etty Hillesum o Anna Frank.

Dipende dal tipo di vita che uno ha trascorso e da quanto essa può essere emozionante, interessante, ricca di avvenimenti.

Certo che se è un susseguirsi di casa lavoro, lavoro casa...

...tanto piacevole da leggere non sarebbe.

 

 

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Non saprei risponderti con certezza, bisognerebbe conoscere bene il panorama letterario e i gusti dei lettori. Però secondo me sì, soprattutto se la tua storia si dipana attorno a una tematica particolare. Per esempio la neurodiversità.

Per quanto mi riguarda non disdegno diari e autobiografie, anche se è da un po' che non ne leggo. Magari potresti anche pensare a un'autobiografia romanzata, un qualcosa ispirato alla tua vita.

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E' difficile. Perché parlare di sé è difficile. Credo che nella vita di ognuno esistano esperienze che varrebbe la pena di mettere su carta, ma un conto è trasfonderle in personaggi immaginari però probabili, altro è raccontarle in prima persona. A meno che non si tratti di una vita vissuta veramente sopra le righe, o addirittura fuori dalle righe: che so, un reporter di guerra, un campione del mondo di qualcosa, un fuorilegge. Per rendere interessanti per gli altri i mille episodi di una vita - diciamo - normale, occorre, a mio avviso, un'abilità narrativa particolare, appannaggio di pochi.

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21 ore fa, Shiki Ryougi ha scritto:

Può essere interessante?

 

Un'autobiografia personale, e così ogni genere di testo, dovrebbe avere una visione e una finalità. Quindi la prima domanda alla quale dovresti dare risposta è: perché? E subito dopo: la mia storia avrà collocazione? Mercato? Lettori? A chi è rivolta? Oppure: la scrivo per ristabilire una connessione con parti di me che altrimenti rischierebbero di perdersi? La scrivo perché rielaborerò alcuni eventi passati che non sono stati metabolizzati, tra essi si annidano scorie e tracce nocive, sottotrame personali irrisolte che fanno ancora male? In quel caso sì, scrivere e riscoprire la propria storia potrebbe aiutarti a ritrovare equilibrio e serenità e puoi farlo slegata da finalità tese alla pubblicazione. Altrimenti; la tua è una vita straordinaria? Ha senso, scrivila. Ancora: la tua non è una vita straordinaria, ma è il come hai in mente di scriverla che la renderà tale? Ha senso, scrivila. Ancora: hai un background che merita di essere raccontato? Esempio: eri sulla Costa Concordia quando è affondata? Ha senso, scrivi la tua storia e tieni l'incidente come pezzo forte. Ti trovavi a bere un caffè al quarantunesimo piano di una delle torri del World Trade Center quando l'aereo ha colpito l'edificio e ti sei salvata? Vale la pena raccontarlo. C'è un'ulteriore possibilità: nella tua vita c'è una verità scomoda, scabrosa, che può far parlare di sè? Potresti avere una possibilità; prendo come esempio Febbre, il romanzo di Jonathan Bazzi. Una biografia comune, niente di che, ma l'operazione che fa Bazzi è quella di sbattere in faccia al lettore come una persona normale scopre di essere sieropositiva. Un'operazione spregiudicata, che però richiede consapevolezza, stomaco e grande forza.

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Grazie a tutti.

 

Non ho avuto una vita interessante, nel senso che non ho vissuto guerre o tragedie particolari.

Ma potrei parlare della mia neurodiversità (sono asperger, dislessica e discalculica), di come abbia affrontato una vita di bullismo, incomprensioni e successivi abusi avvenuti online.

Di come ho compreso pian piano di me stessa, mentre prima credevo di essere semplicemente pazza.

Non lo so.

Posso provare a scrivere per me stessa e poi vedere se sarà anche pubblicabile.

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A questo punto per me è un sì netto. Uniresti la catarsi della scrittura nei confronti del tuo vissuto (è un metodo che usano anche in psicoterapia) a una storia con la sua tensione emotiva, soprattutto per le persone che hanno vissuto i tuoi stessi drammi e che magari vi troverebbero qualche messaggio incoraggiante.

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E' stata, è e sarà una vita speciale, vissuta e da vivere senza risparmio di energie. Sì, merita di essere raccontata.

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Scrivi comunque, al di là della pubblicazione o meno, sarà un esercizio valido per tirar fuori tutte le emozioni che stanno dentro nel profondo di te. Oltre a fare chiarezza mentale su cosa è davvero importante per te.

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7 ore fa, Shiki Ryougi ha scritto:

Di come ho compreso pian piano di me stessa, mentre prima credevo di essere semplicemente pazza.

Hai già descritto in breve l'arco di trasformazione della protagonista.

Direi che la base per un romanzo c'è. 

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Un tema vale l'altro. Scrivi. Se il tuo mondo personale sarà capace di aprirsi su una dimensione universale lo decreterà la forza della tua scrittura. Sarà in ogni caso un buon esercizio, utile soprattutto a te stessa, sia come scrittrice che come persona.

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Il 24/6/2020 alle 12:05, Shiki Ryougi ha scritto:

Grazie a tutti.

 

Non ho avuto una vita interessante, nel senso che non ho vissuto guerre o tragedie particolari.

Ma potrei parlare della mia neurodiversità (sono asperger, dislessica e discalculica), di come abbia affrontato una vita di bullismo, incomprensioni e successivi abusi avvenuti online.

Di come ho compreso pian piano di me stessa, mentre prima credevo di essere semplicemente pazza.

Non lo so.

Posso provare a scrivere per me stessa e poi vedere se sarà anche pubblicabile.

 

@Shiki Ryougi , a questo punto sarei curiosa di conoscere la tua definizione di "vita interessante".
Quello che scrivi della tua vita è molto potente: da vivere, da scrivere e da leggere. 

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@Adamantia grazie :)

 

Io tendo a pensare che la mia vita sia poco interessante rispetto a quelle di molte altre persone, ma poi rifletto e penso che sia importante parlare di certi temi che fanno parte del mio quotidiano e quindi voglio provare a mettere giù qualcosa che possa essere leggibile.

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Il 19/6/2020 alle 18:15, Shiki Ryougi ha scritto:

Lo voglio scrivere, ma l'idea che non interessi a nessuno mi blocca.

Devi superare questo blocco mentale, se vuoi scrivere lo fai anzitutto per te, non solo per il pubblico. Secondo me, poi, ogni autobiografia è meritevole, non ci sono vite noiose in termini assoluti (basta vedere quella di alcuni scrittori). Sulla forma diario, invece, ci penserei bene, mi sembra abbastanza limitante.

 

p.s. io ho iniziato qualche anno fa a scrivere un'autobiografia, pensavo di arrivare a 100 pagine massimo, adesso mi ritrovo con più di 600 e l'ho divisa in 5 parti. E sono solo i primi trent'anni che ho vissuto finora O_O

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@Robert Wilhelm sì, lascerò perdere la forma di diario è andrò più a ruota libera. Non se farmi un scaletta o partire e andare per la mia strada, dove mi porta la storia della mia vita.

Vedrò...

 

Sul fatto di scrivere per me, è un cosa dura per me che devo ficcarmi ben in testa. Lo so >.<

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