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Kasimiro

La puntura

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«Ho paura della puntura».

«Non sentirà nulla».

«Ho paura della puntura».

«Si stenda e chiuda gli occhi».

«Ho paura della puntura».

«Fatta».

«Ho paura della puntura».

«Arrivederci».

«Come?»

«Può andare. Visto? Non se n'è neanche accorto».
«Me ne sono accorto eccome!»

«Mi dica allora, dove l'ho fatta».

«Che domanda! Con i pantaloni abbassati, dove vuole che me l'abbia fatta?»

«A volte l'apparenza inganna».

«Non scherziamo».

«Già».

«Quindi? L'ha fatta lì?»

«Verifichi da solo».

«E come faccio? Ho anche il torcicollo».

«Si faccia fare la foto di un primo piano».

«Eh sì, e da chi? Aspetti, potrei uscire in strada e al primo passante tirare giù le braghe e dirgli: Scusi? Potrebbe verificare che ci sia un puntino rosso sul sedere, indice di un'iniezione che il dottore dice di non averla fatta in quel punto, mentre io sostengo il contrario perché ho avvertito un dolore crescente mentre sentivo penetrarmi il liquido di quel cavolo di vaccino?»

«Bene, mi faccia sapere come va a finire».

«Io non me ne vado finché non mi dice dove ha fatto la puntura, anche se sono convinto che me l'ha fatta sul sedere».

«Guardi che i vaccini sul gluteo non si fanno neanche ai bambini».

«Allora perché mi ha fatto tirare giù i pantaloni?»

«Per distrarla, era così terrorizzato che se le dicevo che la facevo nel braccio, lo avrebbe irrigidito come un pezzo di legno, con la certezza di spezzare l'ago».

«Infatti! È stato il mio secondo sospetto. Ecco cos'era quel male al lato destro».

«Peccato che l'ho fatta al sinistro».

«Perché devo subire questo martirio, io neanche ci voglio andare in India: non sopporto il curry. Sarei andato in un placido laghetto in Svizzera».

«Chi la obbliga?»

«Indovini...»

«Per oggi abbiamo finito».

«Per oggi?»

«Dovrà fare un richiamo fra qualche mese».

«Cioè?»

«Qualcosa di simile a quello che abbiamo fatto poco fa».

«È proprio necessario?»

«Se non lo farà, renderà vana questa iniezione».

«Ma se parto fra 15 giorni, vuol dire che non avrà effetto finché non si farà il richiamo?»

«L'effetto ce l'ha, ma non è duraturo».

“Non importa. Non credo che tornerò più in certi posti.”

«Ho sentito altri dire così, poi, dopo il primo viaggio non hanno più smesso».

«Devo confidarle che non è il curry, ma un'angoscia e un disagio insopportabile che potrei avere di fronte a uno storpio, un lebbroso, un moribondo. Già mi turba un mendicante al semaforo. Vederne a migliaia tutti insieme, temo di non poter reggere a l'impatto emotivo».

«Una volta che sarà lì, le apparirà tutto normale, come vedere un cane a passeggio, o le persone in fila alla cassa di un centro commerciale».

«Ho dei dubbi».

«Ci sono passato anch'io... dall'India».

«Com'era?»

«Difficile descriverla con poche parole, le dico solo che ci sono rimasto un po' di più delle due settimane previste».

«Perché?»

«Festa ogni giorno, giornate senza tempo, il fascino per la meditazione, lo yoga, il the...le solite cose che si fanno da giovani».

«Le solite cose? A me non sarebbero mai venute in mente».

«Capisco, alcune stagioni passano e non ritornano. Perché ha così paura delle punture?»

«Per anni, da piccolo, ne ho subito il dolore, che si perpetrava una volta a settimana. Una polverina bianca che veniva sciolta e iniettata da una antipatica anziana vicina di casa».

«La vecchia cara penicillina. La scoperta che ha cambiato il mondo, nata per caso da una muffa. Un antibiotico sempre efficace, naturale, senza un gran effetto collaterale».

«E il dolore? Aggiunto al trauma psicologico di un bambino, che se lo deve trascinare per tutta la vita?»

«Già, ma questo non è contemplato dalla medicina, almeno da quella occidentale».

«Mi davano ogni volta una macchinina, il mio giocattolo preferito, per convincermi tra le lacrime a farmi bucare il sedere. Piccoli modellini in metallo che facevo correre per tutta la casa prima di essere infilati in due sacchi di juta e finire a un mercatino di solidarietà».

«Suppongo che il suo sogno non sia stato quello di fare l'anestesista».

«Supponga pure... però ho fatto qualcosa che non avrei mai immaginato. Ripensandoci, non so dove abbia trovato il coraggio».

«Sono a tutto orecchi».

«Durante una vacanza in una località montana, incontrai un gatto magrissimo, con gli occhi incrostati e quasi chiusi, un pessimo segnale. Stava seduto in attesa dell'ormai vicino momento del trapasso, sereno. Non mangiava e non beveva. Lo presi in braccio, era pelle e ossa e lo portai dal primo veterinario possibile, a più di un'ora di macchina, oltre alla mezz'ora a piedi per raggiungere l'auto. Il medico sospettò una grave forma di gastroenterite, molto pericolosa. Fece subito una quantità massiccia di antibiotico, avvertendomi che poteva non superare la notte. Mi diede un'altra dose, proponendomi, nel caso di buona sorte, di farla io il giorno dopo, visti i suoi numerosi impegni, insieme a razioni di vitamine e flebo; il tutto tramite iniezione. Mi illustrò il gesto da compiere mentre angosciato e con gli occhi sbarrati osservavo. Un'azione decisa, senza esitazione: tirare la pelle in fuori, infilare l'ago, dopo averne fatto fuoriuscire un po' di liquido e iniettare con moderata, costante spinta del pollice, tutto il liquido all'interno del corpo. L'indomani, dopo averlo vegliato tutta notte, il gatto, anzi la gatta, era ancora viva. Preparai tutto l'occorrente: siringhe, flaconi, disinfettante, su un panno, come fossimo in una sala operatoria; sudavo freddo mentre con la siringa in mano mi accingevo all'operazione. Sollevai una parte della pelle e tentai di infilzare l'ago...ma con la delicatezza di una carezza: non entrò neanche di un millimetro. “Non ce la posso fare; sì che ce la puoi fare” mi suggeriva una voce da dentro. Riprovai senza pensarci e zac: l'ago penetrò perfettamente superando con una lieve resistenza lo strato di pelle e scivolando dolcemente nella zona sottocutanea. Il liquido che penetrava fu come una liberazione. Quella puntura è stata la prova più dura della mia vita, fino ad allora. La gatta, giorno dopo giorno, riprendeva forza. Ora vive felice nel giardino di casa».

«Che strano, qualcosa di simile mi è successo con i bambini di Kolkata: riacciuffati prima della fine di quella notte che ha descritto, ma in molti, si sono fermati lì».

 

«Che posto è Kolkata?»

«Forse al mondo è più conosciuta con il nome anglicizzato di Calcutta, che ha deciso di riprendersi l'appellativo nella lingua locale bengalese. Anch'io ero in vacanza... il problema è che ero anche fresco di laurea in medicina. E se ne aiuti uno, te ne ritrovi dieci; se ne aiuti dieci, ne arrivano cento...caso o destino?»

«Forse tutti e due».

«Già, come quella ragazzina, figlia di manovali, che un'estate andò a fare un corso d'inglese a Cambridge; conobbe un ragazzo in un pub, all'insaputa della sua vera identità; qualche tempo dopo si ritrovò sposa in India, che non lascerà più, in un matrimonio da Mille e una Notte con il figlio del primo ministro. Divenne poi, una delle donne più influenti del mondo».

«Che storia è?»

«Quando ritorna gliela racconto».

«Ci penserò».

«Ha tutto il tempo. E se non la rivedrò, potrebbe venirmi qualche sospetto...buon viaggio»

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Ciao @Kasimiro:) piacere di leggerti e benvenuto nel  Writer's Dream. Commento il tuo brano perchè possiede un titolo davvero curioso e singolare.

 

10 ore fa, Kasimiro ha scritto:

«Ho paura della puntura».

«Non sentirà nulla».

«Ho paura della puntura».

«Si stenda e chiuda gli occhi».

«Ho paura della puntura».

«Fatta».

Bell'inizio.

 

10 ore fa, Kasimiro ha scritto:

«Ho paura della puntura».

«Arrivederci».

«Come?»

«Può andare. Visto? Non se n'è neanche accorto».
«Me ne sono accorto eccome!»

«Mi dica allora, dove l'ho fatta».

«Che domanda! Con i pantaloni abbassati, dove vuole che me l'abbia fatta?»

«A volte l'apparenza inganna».

«Non scherziamo».

«Già».

«Quindi? L'ha fatta lì?»

«Verifichi da solo».

;)Sarcastico!

 

10 ore fa, Kasimiro ha scritto:

«Eh sì, e da chi? Aspetti, potrei uscire in strada e al primo passante tirare giù le braghe e dirgli: Scusi? Potrebbe verificare che ci sia un puntino rosso sul sedere, indice di un'iniezione che il dottore dice di non averla fatta in quel punto, mentre io sostengo il contrario perché ho avvertito un dolore crescente mentre sentivo penetrarmi il liquido di quel cavolo di vaccino?»

Secondo me, questo pensiero è troppo lungo.

 

10 ore fa, Kasimiro ha scritto:

«Bene, mi faccia sapere come va a finire».

«Io non me ne vado finché non mi dice dove ha fatto la puntura, anche se sono convinto che me l'ha fatta sul sedere».

«Guardi che i vaccini sul gluteo non si fanno neanche ai bambini».

«Allora perché mi ha fatto tirare giù i pantaloni?»

«Per distrarla, era così terrorizzato che se le dicevo che la facevo nel braccio, lo avrebbe irrigidito come un pezzo di legno, con la certezza di spezzare l'ago».

Geniale:asd:

 

10 ore fa, Kasimiro ha scritto:

«Infatti! È stato il mio secondo sospetto. Ecco cos'era quel male al lato destro».

«Peccato che l'ho fatta al sinistro».

:asd:

 

10 ore fa, Kasimiro ha scritto:

«Perché devo subire questo martirio, io neanche ci voglio andare in India: non sopporto il curry. Sarei andato in un placido laghetto in Svizzera».

«Chi la obbliga?»

«Indovini...»

«Per oggi abbiamo finito».

«Per oggi?»

«Dovrà fare un richiamo fra qualche mese».

«Cioè?»

«Qualcosa di simile a quello che abbiamo fatto poco fa».

«È proprio necessario?»

«Se non lo farà, renderà vana questa iniezione».

«Ma se parto fra 15 giorni, vuol dire che non avrà effetto finché non si farà il richiamo?»

«L'effetto ce l'ha, ma non è duraturo».

“Non importa. Non credo che tornerò più in certi posti.”

«Ho sentito altri dire così, poi, dopo il primo viaggio non hanno più smesso».

«Devo confidarle che non è il curry, ma un'angoscia e un disagio insopportabile che potrei avere di fronte a uno storpio, un lebbroso, un moribondo. Già mi turba un mendicante al semaforo. Vederne a migliaia tutti insieme, temo di non poter reggere a l'impatto emotivo».

Refuso: all'impatto emotivo

 

10 ore fa, Kasimiro ha scritto:

«Festa ogni giorno, giornate senza tempo, il fascino per la meditazione, lo yoga, il the...le solite cose che si fanno da giovani».

Questa frase è splendida.

 

10 ore fa, Kasimiro ha scritto:

«Per anni, da piccolo, ne ho subito il dolore, che si perpetrava una volta a settimana. Una polverina bianca che veniva sciolta e iniettata da una antipatica anziana vicina di casa».

«La vecchia cara penicillina. La scoperta che ha cambiato il mondo, nata per caso da una muffa. Un antibiotico sempre efficace, naturale, senza un gran effetto collaterale».

Eliminerei: gran.

 

10 ore fa, Kasimiro ha scritto:

«E il dolore? Aggiunto al trauma psicologico di un bambino, che se lo deve trascinare per tutta la vita?»

«Già, ma questo non è contemplato dalla medicina, almeno da quella occidentale».

Questa parte non mi convince.

 

10 ore fa, Kasimiro ha scritto:

«Mi davano ogni volta una macchinina, il mio giocattolo preferito, per convincermi tra le lacrime a farmi bucare il sedere. Piccoli modellini in metallo che facevo correre per tutta la casa prima di essere infilati in due sacchi di juta e finire a un mercatino di solidarietà».

Frase molto scorrevole e bella:D.

 

10 ore fa, Kasimiro ha scritto:

«Suppongo che il suo sogno non sia stato quello di fare l'anestesista».

«Supponga pure... però ho fatto qualcosa che non avrei mai immaginato. Ripensandoci, non so dove abbia trovato il coraggio».

«Sono a tutto orecchi».

«Durante una vacanza in una località montana, incontrai un gatto magrissimo, con gli occhi incrostati e quasi chiusi, un pessimo segnale. Stava seduto in attesa dell'ormai vicino momento del trapasso, sereno. Non mangiava e non beveva. Lo presi in braccio, era pelle e ossa e lo portai dal primo veterinario Cancellerei possibile, a più di un'ora di macchina, oltre alla mezz'ora a piedi per raggiungere l'auto. Il medico sospettò una grave forma di gastroenterite, molto pericolosa. Fece subito una quantità massiccia di antibiotico, avvertendomi che poteva non superare la notte. Mi diede un'altra dose, proponendomi, nel caso di buona sorte, di farla io il giorno dopo, visti i suoi numerosi impegni, insieme a razioni di vitamine e flebo; il tutto tramite iniezione. Mi illustrò il gesto da compiere mentre angosciato e con gli occhi sbarrati osservavo. Un'azione decisa, senza esitazione: tirare la pelle in fuori, infilare l'ago, dopo averne fatto fuoriuscire un po' di liquido e iniettare con moderata, costante spinta del pollice, tutto il liquido all'interno del corpo. L'indomani, dopo averlo vegliato tutta notte, il gatto, anzi la gatta, era ancora viva. Preparai tutto l'occorrente: siringhe, flaconi, disinfettante, su un panno, come fossimo in una sala operatoria; sudavo freddo mentre con la siringa in mano mi accingevo all'operazione. Sollevai una parte della pelle e tentai di infilzare l'ago...ma con la delicatezza di una carezza: non entrò neanche di un millimetro. “Non ce la posso fare; sì che ce la puoi fare” Qui sta pensando, quindi metterei i trattini mi suggeriva una voce da dentro. Riprovai senza pensarci e zac: l'ago penetrò perfettamente superando con una lieve resistenza lo strato di pelle e scivolando dolcemente nella zona sottocutanea. Il liquido che penetrava fu come una liberazione. Quella puntura è stata la prova più dura della mia vita, fino ad allora. La gatta, giorno dopo giorno, riprendeva forza. Ora vive felice nel giardino di casa».

Narrazione scorrevole con un buon ritmo. Forse avrei inserito qualche invio in più.

 

10 ore fa, Kasimiro ha scritto:

«Forse al mondo è più conosciuta con il nome anglicizzato di Calcutta, che ha deciso di riprendersi l'appellativo nella lingua locale bengalese. Anch'io ero in vacanza... il problema è che ero anche fresco di laurea in medicina. E se ne aiuti uno, te ne ritrovi dieci; se ne aiuti dieci, ne arrivano cento...caso o destino?»

:DBel pensiero.

 

10 ore fa, Kasimiro ha scritto:

«Forse tutti e due».

«Già, come quella ragazzina, figlia di manovali, che un'estate andò a fare un corso d'inglese a Cambridge; conobbe un ragazzo in un pub, all'insaputa della sua vera identità; qualche tempo dopo si ritrovò sposa in India, che non lascerà più, in un matrimonio da Mille e una Notte con il figlio del primo ministro. Divenne poi, una delle donne più influenti del mondo».

«Che storia è?»

«Quando ritorna gliela racconto».

«Ci penserò».

«Ha tutto il tempo. E se non la rivedrò, potrebbe venirmi qualche sospetto...buon viaggio»

Bella morale

 

Conclusione: racconto leggero, piacere con molti pregi. Mi piace il tuo modo di raccontare, il tuo lungo dialogo possiede una buona impostazione e un tono favoloso. Io non amo tanto i racconti per i ragazzi, li reputo troppo facili da comprendere ma difficili da scrivere, ecco perchè non scrivo mai racconti per ragazzi.

Buon week-end(y)

-:sss:Floriana -

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@Kasimiro Ciao, racconto molto arguto e divertente. Intanto, hai una buona padronanza dell'arte di scrivere dialoghi, che a mio avviso è sempre una dota importante per uno scrittore. La tua scrittura ha un gusto molto contemporaneo, che si rifà, per il gusto delle divagazioni, credo a Sterne. Ma la modalità di pensiero "random" è tipico della mente dei nostri giorni. Non ho particolari critiche da fare al racconto, mi sembra che la personalità dei protagonisti sia ben delineata tramite il loro modo di parlare e trovo vincente l'idea di evitare una noiosa cornice descrittiva. Ho trovato delizioso il fatto che tutto questo dialogo si sviluppi su qualcosa così piccolo, eppure importante, come la puntura. Qualcosa che in effetti teniamo tutti e da cui possono scaturire esisti irresistibilmente umoristici, come nel tuo racconto. Ti invito a continuare così, con questa verve molto fresca e attuale. Un saluto.

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