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caipiroska

[MI 140] L'origine del male

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https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/47996-mi-140-ideologia-donna/?do=findComment&comment=843573

 

 

Buio.

E silenzio.

Nel luogo misterioso che la tiene seminascosta alla vita, lei aspetta, cercando di capire.

Cercando di capire il perché.

I suoni e i rumori le arrivano attutiti, filtrati, vaghi.

Il sogno che sta sognando le ricorda cose che non credeva di sapere.

Ma che sa.

Ed emozioni forti che non pensava di poter provare.

 

L’unico rumore era quello del suo cuore che batteva veloce, occupando tutto lo spazio in quel buio assoluto. Da qualche parte sentiva gli arti stiracchiarsi, allungarsi e prendere forma.

Il tempo ancora non esisteva, e lei attese inventandosi un mondo, cercando un sollievo per tutta quella solitudine, mentre un filo di tensione legava insieme le parti di cui era composta con cura, attenzione e infinita pazienza. E come per magia si ritrovò ad avere unite insieme cose che mai da sola sarebbe riuscita ad abbinare.

Assenza di rumori, quiete, segretezza e all’improvviso la frenesia della creazione.

Nell’ovattato silenzio in cui stava galleggiando, sentì un nuovo impeto scuoterla tutta: le antiche sapienze si mescolavano con strane alchimie e il risultato di questo procedere era lei. Unica. Anche se non era convinta di quanto potesse essere apprezzata la sua unicità.

Con una precisione millimetrica e una perfezione esemplare, si stava formando nel buio totale. Solo laggiù ogni tanto, filtrava un po' di luce, e questo la eccitava, spaventandola allo stesso tempo. Ma fu proprio da quella flebile luce che si insinuò in lei un sospetto. Un lento movimento, un’ombra passata tra lei e il pertugio le fece sorgere un dubbio inquietante: lì dentro non era sola.

Subito i suoi sensi abbozzati si misero all’erta, mentre una lama sottile di panico iniziò a ferire il suo io incompleto, e presto i suoi dubbi si rivelarono fondati: laggiù, nel buio, galleggiava una presenza.

Subito si ritrasse nel profondo della sua tana, ansimando di dolore, come se fosse stata ferita. L’immensa paura che l’avvolse coprì con un manto cupo tutti i sensi, annebbiando la primitiva capacità di ragionare.

Sconvolta, prese le ginocchia e le tirò al petto, ma subito sentì qualcosa allungarsi verso di lei e afferrarle un piede. D’istinto urlò, ma le corde vocali incompiute non vibrarono, e intorno si sparse solo un’eco indefinita. Scalciando riuscì a liberarsi dalla presa, rintanandosi nel profondo della sua oscura caverna, cercando di rimanere immobile per un tempo che le parve infinito.

Anche se il buio faceva del suo meglio per nasconderlo, a tratti riusciva comunque ad indovinare la sagoma dell’estraneo che si muoveva nelle tenebre: era sicura che la cercasse. Spesso le sembrava di sentire i suoi gesti di stizza quando cercandola non la trovava, perché intuì che il contatto tra loro per lui fosse importante. Necessario.

Scoprire di non essere più da sola era stato un trauma che l’aveva sconvolta fin nel profondo. Il pensiero della sua unicità violata iniziò a farsi spazio nella sua mente, facendola soffrire in un posto strano che non aveva ancora ben identificato, ma che si trovava giù, nel profondo abisso dentro di lei che si stava colmando di cose inquietanti e agitate. Quella che all’inizio era paura, presto si trasformò in rabbia che tinse di rosso tutto il nero che aveva intorno. E dentro.

 

Non c’era più spazio.

Alla fine l’oscura presenza l’aveva trovata e si era avvinghiata a lei. All’inizio aveva cercato di liberarsi, ma piano piano aveva ceduto, stremata, e aveva lasciato che quelle braccia estranee circondassero i suoi fianchi, annodandola definitivamente a sé.

Le pareti del nascondiglio si erano strette intorno a loro, strizzandoli e comprimendoli in maniera dolorosa. Capì allora che l’ombra aveva anch’essa paura e continuava a tenerla stretta perché da quel contatto ne ricavava conforto e consolazione, e questo la mandò in bestia. In qualche maniera riuscì a intrufolarsi nella direzione giusta, aggrappandosi con le unghie a quello che fino a pochi attimi prima era stato il suo rifugio, e che adesso si contorceva cercando in tutti i modi di scacciarli da lì. Di espellerli…

E poi quell’urlo che rimbombava dentro e fuori, mettendole ansia e ancora paura sulla paura che la ricopriva. E mentre tutto sembrava chiudersi su di loro, con un guizzo improvviso si liberò dalla presa di quella presenza inquietante, e anche se la fatica aveva prosciugato le sue misere forze, riuscì con una brusca spinta ad uscire di lì, ritrovandosi improvvisamente fuori, dove l’urlo regnava sovrano.

 

La donna stesa sul letto si contorceva dal dolore.

Il medico e la levatrice si muovevano intorno alla partoriente dandole indicazioni.

Un uomo emozionato stava alle sue spalle, facendosi artigliare le mani in quello che doveva essere il culmine di un dolore immenso.

«Forza, ancora una piccola spinta!» disse alla donna, per sopraffare le sue grida che rimbombavano nella stanza.

«Non ce la faccio!»

«Sì che ce la fai! Una bella spinta al mio tre! Uno, due…Tre!» La donna puntò i piedi, strinse con rabbia cieca le povere mani che si prestavano al martirio, ed esplose in un lungo lamento sovraumano.

«Ecco, così!» l’entusiasmo del medico era autentico, perché tra le gambe della donna era apparsa all’improvviso una testina pulsante.

«Forza! Ci siamo quasi!» così dicendo prese con delicatezza la piccola testa tra le mani e aspettò i pochi attimi che lo separavano dalla spinta successiva.

La bambina finalmente era emersa dal buio. Tutta quella luce, tutta quella gente! E quell’urlo che rimbalzava impazzito tra le pareti bianche della sala! Qualsiasi cosa in quel mondo nuovo le solleticava i sensi in una maniera piacevolissima. Ma c’era ancora lui, che dalla profondità della tana che li aveva celati, continuava a minacciarla: tra poco sarebbe uscito, e tutta la sua unicità sarebbe stata sporcata da quella presenza. Allora la piccola, che non era ancora nata essendo per più di metà immersa nel grembo materno, puntò i piedi verso il fratello, direttamente sulla morbida faccia, e mentre sua madre spingeva per farla uscire da sé, anche lei spinse, mandando suo fratello lontano, molto lontano.

L’uomo accolse la bimba e la porse subito alla sua assistente: adesso doveva far uscire il bambino, ma subito si accorse che qualcosa stava andando storto.

La donna altalenò le grida di dolore a risate simili a singhiozzi per aver intravisto la figlia. Ma si allarmò subito quando il medico iniziò ad agitarsi.

«Dannazione! Si è girato!»

«Come… Cosa…»

«Provo con una manovra…» e introdusse le mani dentro la donna, cercando il bambino e trovandolo in una posizione sbagliata. Subito nei suoi occhi attenti un lampo di sconforto accese le iridi azzurre. Prese un attrezzo affilato.

«Dobbiamo provare a…» e poi le urla, la concitazione, la frenesia che inzupparono la stanza d’angoscia. E il tempo che passava. Tanto, troppo tempo.

Quando riuscirono a estrarre il bambino, non ci fu altro da fare che constatarne la morte.

Nella confusione generale la bambina per un attimo venne lasciata da sola, così nessuno vide gli occhi completamente neri che si posarono sul corpo grigio e immobile del fratello, né la piega che apparve sulla sua bocca, molto simile a un sorriso soddisfatto e compiaciuto.

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Il 14/6/2020 alle 23:16, caipiroska ha scritto:

tutta la sua unicità sarebbe stata sporcata da quella presenza

Bravissima, questo è geniale. Ho pensato la stessa cosa quando è nato mio fratello, ma ero già "fuori" da due anni e non ho potuto intervenire.

Commenti ridotti all'osso perché c'è poco da dire. Il racconto , scritto magostralmente, è veramente potente e colpisce dove deve colpire.

Ma non è che questo è solo l'inizio e, prima o poi, potremo leggere le avventure omicide della piccola che cresce? Non oso pensare all'asilo.

Del resto, che altro ti puoi aspettare quando leggi:

Il 14/6/2020 alle 23:16, caipiroska ha scritto:

nessuno vide gli occhi completamente neri che si posarono sul corpo grigio e immobile del fratello, né la piega che apparve sulla sua bocca, molto simile a un sorriso soddisfatto e compiaciuto.

Complimenti!

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14 ore fa, Macleo ha scritto:

Ma non è che questo è solo l'inizio e, prima o poi, potremo leggere le avventure omicide della piccola che cresce? Non oso pensare all'asilo.

Mmm… mi stuzzica l'idea...

14 ore fa, Lo scrittore incolore ha scritto:

spietato.

Diciamo che il "lieto fine" mi sta un pò stretto.

 

Grazie @Macleo  e @Lo scrittore incolore !

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boia de! 

(lo so che rischio un richiamo dallo staff, ma "boia de" è l'unico commento che riesco a fare). Complimenti. 

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Bellissimo! Una storia che scalda il cuore, vorrei leggerne di più di questo genere:asd: in una certa misura mi ha ricordato quel capolavoro di Il ritorno del malsano Jack

Modificato da mina99

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Caspita, un racconto proprio inquietante (e cattivo)! E scritto molto bene, per di più. Sono rimasto scioccato 😅

Mi è piaciuto il modo in cui hai srotolato la storia: da una prima parte serena, a un intermezzo di ansia (sebbene mi rendessi conto che il pensiero della bambina sul fratello fosse profondamente sbagliato, è stato impossibile non immedesimarsi almeno un minimo in lei), a un finale spietato.

brava, i miei complimenti. 

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Il 17/6/2020 alle 10:08, fkafka ha scritto:

lo so che rischio un richiamo dallo staff, ma "boia de" è l'unico commento che riesco a fare

Ma quale richiamo, anzi. :asd: Dalle mie parti (un po’ più su sempre nei confini regionali) avrebbero detto “io canci”. xD

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24 minuti fa, AdStr ha scritto:

Ma quale richiamo, anzi. :asd: Dalle mie parti (un po’ più su sempre nei confini regionali) avrebbero detto “io canci”. xD

confesso di essere andato a cercare "io canci" su google. E quindi tu saresti di quella zonaccia della toscana dove pretendono di scrivere cacciucco con sole 4 c?

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Il 15/6/2020 alle 19:08, Edu ha scritto:

 O_O Stanotte non dormo

:buhu:pure io!

Mamma mia, @caipiroska, che racconto e che bella scrittura! Ti faccio i miei complimenti. Mi si è infilato nella testa, speriamo che prima di stasera l'angoscia si dissipi... sei un asso in queste storie. Un saluto!

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Ospite
Il 14/6/2020 alle 23:16, caipiroska ha scritto:

Il tempo ancora non esisteva, e lei attese

virgola non necessaria

Il 14/6/2020 alle 23:16, caipiroska ha scritto:

le parti di cui era composta

meglio "dalle quali era composta"

Il 14/6/2020 alle 23:16, caipiroska ha scritto:

Con una precisione millimetrica e una perfezione esemplare, si stava formando nel buio totale

altra virgola non necessaria

Il 14/6/2020 alle 23:16, caipiroska ha scritto:

Solo laggiù ogni tanto, filtrava un po' di luce, e questo la eccitava

qui le virgole non necessarie sono due: se lasci la prima, dovresti metterne un'altra dopo "laggiù", per chiudere "ogni tanto" in un inciso

Il 14/6/2020 alle 23:16, caipiroska ha scritto:

mentre una lama sottile di panico iniziò a ferire il suo io incompleto, e presto...

ennesima virgola fuori posto

Il 14/6/2020 alle 23:16, caipiroska ha scritto:

Anche se il buio faceva del suo meglio per nasconderlo, a tratti riusciva comunque ad indovinare la sagoma dell’estraneo che si muoveva nelle tenebre

anacoluto e d eufonica non necessaria

Il 14/6/2020 alle 23:16, caipiroska ha scritto:

Spesso le sembrava di sentire i suoi gesti di stizza quando cercandola non la trovava, perché intuì che il contatto tra loro per lui fosse importante

Qui invece la virgola manca dopo "stizza" e dato che hai scritto "sembrava", sarebbe stato meglio scrivere "intuiva".

Il 14/6/2020 alle 23:16, caipiroska ha scritto:

Scoprire di non essere più da sola era stato un trauma che l’aveva sconvolta fin nel profondo

Perché questo strano passaggio al trapassato prossimo, che per giunta non mantieni fino alla fine del capoverso?

Il 14/6/2020 alle 23:16, caipiroska ha scritto:

Allora la piccola, che non era ancora nata essendo per più di metà immersa nel grembo materno

Qui ci vorrebbe la virgola dopo "nata", ma sarebbe molto meglio tagliare del tutto l'osservazione superflua sul fatto che "non era ancora nata"; molto meglio scrivere semplicemente: "Allora la piccola,  immersa per più di metà nel grembo materno, ..."

Il 14/6/2020 alle 23:16, caipiroska ha scritto:

«Come… Cosa…»

Meglio i punti interrogativi che i puntini di sospensione.

Ho appena finito di editare, con il contributo di @Melanie, il primo romanzo di @caipiroska , di cui vi parlerà lei nell'apposita sezione dedicata ai nostri libri. Il lavoro è stato lungo e faticoso, ma alla fine credo che entrambi ci si possa dichiarare soddisfatti del risultato raggiunto. 

Come avrete potuto notare, non sono riuscito a fermarmi nemmeno in questa occasione; è più forte di me: appena lei scrive qualcosa, ormai mi scappa l'editing, anche perché mi è parso di capire che tutti i precedenti commentatori, soggiogati  e spaventati dalla sua potente vena horror, non abbiamo osato muoverle le dovute critiche formali. Sul contenuto nulla da eccepire, ma sul resto qualcosa dovevate dirle... E no, ragazzi, così non va bene, così me la viziate e vanificate mesi di predicozzi e commenti vari! :facepalm:
Sappiate che ho preso nota di tutti i vostri nomi e quando comincerà l'editing del prossimo romanzo, vi toccherà aiutarmi, revisionando almeno un capitolo a testa! :D

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Ciao, @caipiroska . Arrivo in ritardo a commentare questo tuo racconto con un po' di rammarico in quanto la storia mi è piaciuta non poco e, molto probabilmente, anche perché ciò che mi appresto a dire sarà già stato detto (considerando la mole di commenti). Ma va beh, meglio tardi che mai, no? Ci tengo a precisare che sarà un commento un po' lunghetto perché vorrei sfruttarlo per postare. Inoltre aggiungo che, in quanto appassionato del genere, tendo a non lasciarmi sfuggire qualche critica di troppo in questi casi, ma non mi considero un esperto della letteratura horror, assolutamente. Detto ciò, se dovessi uscire dai binari sentiti pure libera di ignorare bellamente ciò che non ti serve. Infine, tendo a focalizzarmi nei dettagli unici che si ripetono in diverse storie, qualora ci fosse un'impronta lasciata da chi li scrive, volente o non. Nel tuo caso, non sono ancora certo di aver identificato le suddette impronte (anche perché non credo di aver letto non più di quattro racconti tuoi) eppure mi sento di volerne azzardare una. Ok, bando alle ciance, cominciamo...

 

 

Scrivere buone storie del terrore non è per nulla semplice, e credo che ciò tu lo sappia bene visto il modo consapevole in cui dimostri di saperti destreggiare in questo campo minato. 

In questa storia (come in un'altra da te scritta, e mi riferisco a quella ambientata in un'aula di bambini non-morti) sono presenti dei dettagli, perlopiù riguardanti descrizioni di movimenti ed espressioni, che risaltano molto nel testo. Rischierei di risultare superficiale se dicessi che in mancanza di ciò tutto il restante diverrebbe anonimo, e lungi da me sminuire l'atmosfera evocativa ben scritta che, dall'inizio, si dipana via via per quasi tutta la storia... Però sì, è alla fine, quando quel piccolo demonietto osserva il fratello con tanto di sorrisetto, che tutto ciò che è venuto prima esplode in tutta la sua potenza.

Giusto per non perdermi in svariate digressioni, giustifico un attimo l'analogia poc'anzi citata; ciò che più mi è rimasto impresso del racconto sugli zombie è stato proprio l'insieme di tutti quei movimenti di corpi, teste cadenti, e nuche spappolate (vado a memoria, potrei aver citato erroneamente ma il concetto credo sia chiaro) che, nel modo in cui lo descrivevi, riusciva a trasmettermi quell'inquietudine che cerco quando leggo una storia dell'orrore. Eppure, ti dirò, le storie che racconti (ovviamente faccio sempre riferimento alle due prese in considerazione) sono molto semplici, ed è notevole il modo in cui tu riesca ad arricchirle tramite queste immagini. Ecco, per l'appunto, l'impronta di cui parlavo.

 

Non so gli altri, ma io quel sorrisetto l'ho proprio visto in quel neonato; malvagio e capace di deformarne il volto rendendolo quasi adulto... Brrr (

Ora, per quanto concerne il lunghissimo preambolo prima del finale (che poi è quasi tutto il racconto) avrei da dire un po' di cosette... Lo stile da te adottato è limpido nelle intenzioni; è quasi biblico l'inizio della storia, che ben si allinea al titolo scelto, e molte frasi e descrizioni sembrano quasi voler raccontare la nascita di un demone o di un'entità particolare. Nonostante ciò, e col senno di poi, credo possa essere considerato un pregio il fatto che il lettore infine non si senta tradito dal testo, in quanto tutto coincide metaforicamente con il plot twist finale; dunque il buio, il tempo che non esiste, la lotta col fratello e via discorrendo... Ma, e qui vado a focalizzarmi con l'unico reale difetto del testo (chiaramente per me), ciò è risultato essere una lama a doppio taglio. Nonostante il linguaggio adottato, credo che la metafora, in quanto tale, si tradisca un po' troppo... Sarò onesto nel dirti che avevo capito fin da subito quale sarebbe stata la rivelazione alla fine, e ciò è un peccato. Secondo il mio discutibilissimo giudizio, avrebbe giovato un'introduzione un po' meno "didascalica" nelle metafore, un po' meno a favore del lettore. Ecco, questo è uno di quei casi in cui un senso di perdizione, durante la lettura, non avrebbe guastato affatto. Ma, anche lì, non è mica facile, me ne rendo conto. 

Ancor di più, dunque, ribadisco la bontà del finale, in quanto è riuscito da solo (grazie alla tua abilità nel creare immagini potenti pur nella loro semplicità) a dissipare quel pregiudizio che inizialmente ho provato durante la lettura.

Comunque, in definitiva, il racconto funziona alla grande, punto. Per non parlare della buonissima scrittura. Dunque, brava. 

 

Concludo il commento con un paio di noiose osservazioni su alcune frasi che vorrei fare:

 

Il 14/6/2020 alle 23:16, caipiroska ha scritto:

Buio.

E silenzio.

Nel luogo misterioso che la tiene seminascosta alla vita, lei aspetta, cercando di capire.

Cercando di capire il perché.

I suoni e i rumori le arrivano attutiti, filtrati, vaghi.

Il sogno che sta sognando le ricorda cose che non credeva di sapere.

Ma che sa.

Ed emozioni forti che non pensava di poter provare.

Ok, qui mi rendo conto di risultare antipatico, però devo ammettere che avrei preferito non ci fosse stata questa introduzione. Credo che sia un problema mio, in quanto tendo a percepire come stucchevoli questo tipo di introduzioni un po' poetiche un po' che fungono da sinossi. 

 

Il 14/6/2020 alle 23:16, caipiroska ha scritto:

Allora la piccola, che non era ancora nata essendo per più di metà immersa nel grembo materno, puntò i piedi verso il fratello, direttamente sulla morbida faccia, e mentre sua madre spingeva per farla uscire da sé, anche lei spinse, mandando suo fratello lontano, molto lontano.

Ecco un altro esempio di come, con semplici descrizioni, riesci a infondere di orrore un'immagine già di per sé disturbante: quel puntare i piedi sulla morbida faccia è davvero impattante come immagine.  

 

Ok, tutto qui, credo di aver detto tutto quello che volevo esprimere. Spero che, tra tutte le cavolate che ho scritto, qualcosa possa in realtà risultarti utile. Un saluto.

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Ciao @Rhomer ,

mi fa tanto piacere che tu abbia scelto di farmi un così bel commento!

Grazie!!!

C'è tanta cura e attenzione nei riguardi del mio testo in ciò che dici e ho apprezzato molto le tue parole.

Certo, sei proprio un cecchino: hai fatto un centro perfetto.

La ricerca del mio personale Sacro Gral (credo che ognuno cerchi il suo…) sta proprio nell'equilibrio instabile tra ciò che voglio dire e quello che non devo dire; tra le tante, troppe parole che uso per dire qualcosa che invece vorrei fulminasse all'istante chi legge.

L'incipit, per esempio: a te non piace, mentre io ne sono innamorata! E' la saetta che precede il tuono, il batuffolo di cotone che sfrega un culetto prima di essere infilzato da una siringa. Il prologo è onesto e ti avvisa: preparati, sta per andare tutto male.

17 ore fa, Rhomer ha scritto:

Spero che, tra tutte le cavolate che ho scritto, qualcosa possa in realtà risultarti utile. Un saluto.

Qualsiasi cosa viene scritta in coda ai miei racconti diventa automaticamente sacra!

 

Ci becchiamo in giro!

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Buongiorno, @caipiroska.

 

Come ben sa, noi siamo agli antipodi: le piace il genere "noir", depreca l'uso dell'happy ending e ha una ... "diversa gestione" delle virgole, rispetto ai miei gusti.

Ma tutto questo non mi impedisce di riconoscere che è davvero brava a raccontare (che, se permette, è più del semplice scrivere).

 

Parto col dirle che mi suona molto strano leggere "Il sogno che sta sognando", anche se le faccio i complimenti per avermi permesso di capire, già alla terza riga, in che "ambiente" siamo.

 

Per quanto riguarda virgole e anacoluto, ci ha già pensato chi è ben più bravo di me; le segnalo un altro passaggio che non mi è piaciuto, perché l'ho trovato "forzato", ovvero

Quota

In qualche maniera riuscì a intrufolarsi nella direzione giusta, aggrappandosi con le unghie a quello che fino a pochi attimi prima era stato il suo rifugio, e che adesso si contorceva cercando in tutti i modi di scacciarli da lì. Di espellerli…

Boh, si capisce la situazione, ma credo abbia voluto trasmettere "troppo" in "troppe poche" parole, o almeno questa rimane la mia impressione.

 

Il finale l'ho trovato degno del suo "marchio di fabbrica"; però stavolta devo dire che il suo racconto, per quanto ben realizzato, mi ha lasciato del tutto indifferente: credo sia dovuto al fatto che non mi è stato trasmesso il motivo per cui la "bimba" si è sentita violata nella sua unicità e perché l'abbia mandata in bestia il fatto di aver compreso che suo fratello avesse paura quando si è "avvinghiato" a lei.

 

Comunque sia, trovo il racconto abbastanza buono e quindi le faccio i complimenti.

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