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mercy

[Sfida 31] Life on Mars

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commento

 

Tobey sta collegando l’ultimo pannello fotovoltaico, quando il connettore gli sguscia tra le dita guantate: allunga la mano troppo in fretta, manca la presa, vede il connettore adagiarsi sul terreno in uno sbuffo di sabbia.

«’fanculo!»

«Tobey?» la voce di Sam sovrasta per un attimo il ronzio nel casco. Lui ingoia l’imprecazione che gli gonfia la gola:

«Tutto bene, ho solo fatto cadere un pezzo. Sono questi cazzo di guanti che…»

«Quanti pannelli devi sostituire ancora? Forse è meglio se rientri. Per oggi ce la caveremo lo stesso.»

Tobey prende un respiro profondo prima di chinarsi, l’ingombro della tuta lo costringe a una serie di piccoli aggiustamenti posturali per riuscire a toccare il suolo. Nel raccogliere il connettore, scopre che gli tremano le mani.

«Tranquillo, ho quasi finito.»

 

Tobey segue il cavo inguainato che collega il campo di pannelli alla New Frontier, lungo il ciglio del Candor Chasma. Procede a balzi, come sui tappeti elastici nei suoi ricordi di bambino. E se all’inizio quell'associazione gli sembrava puerile, adesso saltella a testa bassa mormorando "Shimmy shimmy coco pop, shimmy shimmy rock…" Ci vogliono tre Ice cream song e mezza prima di lasciarsi scivolare lungo un breve declivio e raggiungere l’ingresso sul lato est dell’istallazione. Tobey si concede di alzare gli occhi dagli stivali solo mentre aspetta che una lucina annunci l’apertura del portellone. Il piccolo sole di Marte, già basso all'orizzonte, crea ombre polverose dai massicci delle Valles e la lamina anti-UV del visore rende azzurrognole le cupole: grigio e cenere, solo grigio e cenere contro il terreno di ruggine. Ma sotto la bandiera a stelle e strisce sono parcheggiati due rover. Rover marcati CCCP.

«Vodka soda pop vanilla on the top» canticchia Tobey, entrando nella camera di decompressione.

 

Laura stacca il modulo di controllo dalla tuta, poi gli sfila lo zaino con i sistemi di supporto.

«Perché non mi hai detto che abbiamo ospiti?» chiede Tobey appena liberatosi del casco. «Di cosa hanno bisogno questa volta? Filtri per l’aria? Nastro telato?»

Laura controlla le componenti della tuta e le appena in una delle alcove accanto alla porta interna del modulo man mano che lui se ne libera, poi lo aiuta a far passare la testa attraverso il collare rigido.

«Per quanto mi riguarda, prendano pure quello che vogliono. Tutti i miei pannelli per una bottiglia di vodka!» ghigna Tobey, scalciando via la parte inferiore della tuta. «Com’è che a loro danno alcol e a noi solo ansiolitici e cioccolata stantia? Ehi, qualcosa non va?»

«A me i russi non hanno chiesto nulla.» Lei raccoglie lo zaino con i sistemi di supporto e si avvia lungo il tunnel che porta alla cupola-magazzino.

«Ma dai! E perché si sarebbero fatti duemila e passa chilometri, altrimenti?» Tobey salta su e prova a rincorrerla, ma si accorge troppo tardi che il suo peso è meno della metà prima: manca il passo e scivola sul pavimento di linoleum, accanto agli anfibi appesantiti di Laura.

«Perché, secondo te?» lei lascia la domanda sospesa per un poco nel ronzio dell’impianto di aerazione. «Va’ a vestirti, Tobey. Tra poco è ora di cena.»

 

Tobey siede nella cupola-mensa, insieme a quasi tutto il personale della New Frontier. Sul vassoio davanti a lui, una ciotola di zuppa di piselli liofilizzati, una manciata di gallette e due barrette proteiche al cioccolato. Tutto, oggi, sembra avere lo stesso sapore, come se frammenti di cartone fossero stati impastati in consistenze diverse e spolverati con un pizzico di sale. Tobey non sa se il cibo facesse così schifo anche ieri, o se immaginarsi già nei libri di storia come il primo astronauta influenzato di Marte.

Si agita inquieto sulla sedia, cercando di attirare l’attenzione di Sam o di Laura – forse basterebbe una battuta per salvare la serata - ma entrambi tengono lo sguardo ostinatamente fisso sui loro vassoi.

La conversazione nella sala è talmente fiacca e frammentata che si sentono soffiare i condizionatori e cozzare le posate nei piatti. Ma anche il cozzare suona svogliato; al tavolo della squadra scientifica Brown, Campbell e Darcey hanno spinto in avanti i vassoi intatti per lasciar posto ai gomiti. Tobey sbircia la dottoressa Sterling, seduta due tavoli più in là, aspettandosi un discorsetto motivazionale sull’importanza di un’alimentazione bilanciata, condita con le solite raccomandazioni riguardo l’uso continuo delle tute appesantite. Lei però non ha toccato cibo e parla fitto fitto con l’infermiera Ruth e con lo psicologo Adams, scuotendo a tratti il capo.

Tobey afferra il cucchiaio, lo tuffa nella zuppa e tenta di portarlo alla bocca: la mano gli trema tanto che gocce di broda verdastra, appena tiepida, gli imbrattano il mento.

«Questa roba è disgustosa» esclama la dottoressa. «Se devo marcirmi le ossa senza motivo a duecento milioni di chilometri da casa, pretendo almeno di non mangiare merda.»

«Joan, credo che dovresti…»

«Non mi interessa cosa credi, Adams. Sto esponendo dati di fatto, non opinioni. Primo, è un fatto che il nostro sistema muscolo-scheletrico sia compromesso in modo piuttosto grave… per non parlare di tutto il resto; secondo, sono otto mesi che mangio cibo immangiabile e, terzo, non c’è nessun motivo che giustifichi la nostra presenza su questo pianeta del cazzo.»

«Joan!»

«La smetta, Adams. La dottoressa Sterling ha ragione.» Brown si alza in piedi e scandisce: «Tutti i dati in nostro possesso confermano che il progetto di terraformazione è fallito. Il campo magnetico che abbiamo creato è troppo debole, stiamo perdendo tutto il gas che abbiamo liberato dalle calotte polari.»

Nel silenzio che segue, Tobey sente i muscoli della gola contrarsi nel tentativo di ingoiare un singhiozzo: un paio di lacrime gli rotolano lungo il naso e annegano nella zuppa.

 

Tobey si copre la bocca con le mani, la testa incassata tra le spalle, aspettando di essere travolto dalla verità tutta la New Frontier tenta di nascondere da mesi. Ma intorno a lui tutti rimangono composti anche quando Sam smette di grattarsi il naso e esclama: «L’unico motivo per cui non ci hanno ancora riportati a casa è che non sanno come giustificare un simile fallimento.»

«Penso che questo non sia più un nostro problema» dice una voce alle spalle di Tobey. «Dato che siete tutti qui, posso avere la vostra attenzione?»

Quarantasette teste si voltano verso l’ingresso della sala. Il colonnello Herbert entra nella stanza seguito da una mezza dozzina di astronauti russi.

«Vi prego di dare il benvenuto al colonnello Sozonov, al maggiore Evseev e al team scientifico della Mars-odín. Molti di voi già li conoscono.»

Nella cupola si alza un mormorio di saluto e alcune sedie vengono spostate, invitando i nuovi arrivati ad accomodarsi.

«Non credo di dovervi spiegare che Marte è perduto. Quello che forse non sapete è che, se non fosse per la diserzione del colonnello Sozonov, saremmo tutti morti a causa di una decompressione. Un bell'incidente per riaccendere le ostilità sulla Terra e distogliere l’attenzione dal programma spaziale.» Il colonnello stacca i gradi dalla tuta e li lascia fluttuare fino al pavimento. «Si fottano gli Stati Uniti e la grande Madre Russia, ragazzi. Godetevi le ultime giornate su Marte. Vi riportiamo tutti a casa.»

 

Modificato da mercy
corretto formattazione

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@mercy ciao,  :)

 

Premetto di non essere ferrata in fantascienza né particolarmente amante del genere, ma ho letto tutto il brano con piacere. La trama è dettata dalla traccia e il racconto è pertinente. Mi è piaciuto lo stile:  asciutto e diretto, i dialoghi hanno il giusto piglio militaresco. Mi chiedo perché tu abbia scelto di titolarlo in inglese (“Vita su Marte” sarebbe stato altrettanto bello, ma qui, ammetto, sono ipercritica in generale, non solo verso il tuo titolo: tendo a privilegiare la lingua italiana).

Per il resto, fatta eccezione per alcuni refusi e per alcune variazioni che personalmente introdurrei  (si tratta, comunque, solo ed esclusivamente  di  preferenze soggettive), trovo che il tuo racconto sia ben scritto e, in particolare,  che alcuni passaggi siano particolarmente gustosi. Bello il finale: mi piacciono gli armistizi. :)

 

13 ore fa, mercy ha scritto:

Tobey sta collegando l’ultimo pannello fotovoltaico, quando il connettore gli sguscia tra le dita guantate: allunga la mano troppo in fretta, manca la presa, vede il connettore adagiarsi sul terreno in uno sbuffo di sabbia.

Eliminerei la virgola dopo "fotovoltaico" e direi "gli sguscia dalle dita" (non "tra le dita") e, anziché "terreno" (dato che ci si trova su Marte) direi, più genericamente, "suolo".

 

14 ore fa, mercy ha scritto:

E se all’inizio quell'associazione gli sembrava puerile,

 Aggiungerei "di idee" dopo "associazione".

 

14 ore fa, mercy ha scritto:

dell’istallazione.

Refuso (installazione). 

 

14 ore fa, mercy ha scritto:

Il piccolo sole di Marte, già basso all'orizzonte, c

Ecco, qui probabilmente manco di conoscenza in materia di fantascienza, ma seguo la logica: la vicenda si svolge su Marte,  pianeta realmente esistente che fa parte del sistema solare e, per l'appunto,  ha un unico  Sole (stella madre), come la Terra. Se, anziché su Marte, il racconto fosse stato ambientato su "Etram" (nome di fantasia), il mio cervello non avrebbe probabilmente  colto l'incongruenza.

 

14 ore fa, mercy ha scritto:

Laura controlla le componenti della tuta e le appena in una delle alcove

Refuso (appende).

 

14 ore fa, mercy ha scritto:

poi lo aiuta a far passare la testa attraverso il collare rigido.

Forse direi "a sfilare la testa dal collare rigido". 

 

14 ore fa, mercy ha scritto:

poi gli sfila lo zaino con i sistemi di supporto.

 

14 ore fa, mercy ha scritto:

Lei raccoglie lo zaino con i sistemi di supporto

Non ribadirei che servono "i sistemi di supporto". 

 

14 ore fa, mercy ha scritto:

l suo peso è meno della metà prima:

Refuso "di prima". 

 

14 ore fa, mercy ha scritto:

per un poco

Forse "per poco tempo", "per alcuni istanti".

 

14 ore fa, mercy ha scritto:

così schifo anche ieri, o se immaginarsi già nei libri di storia

Eliminerei la virgola prima della "o".

 

14 ore fa, mercy ha scritto:

 e scandisce:

"Scandire", di regola, significa  pronunciare le singole parole staccando fra loro le sillabe (parole, nomi): secondo me il discorso che segue il verbo è troppo lungo per essere "scandito", ma può essere una sensazione personale. Forse "pontifica" o "sentenzia"?

 

14 ore fa, mercy ha scritto:

Quello che forse non sapete è che, se non fosse per la diserzione del colonnello Sozonov, saremmo tutti morti a causa di una decompressione.

Anteriorità: ci vedrei meglio "se non fosse stato" (anziché "se non fosse") "saremmo tutti morti ..."

 

Come vedi si tratta proprio di "pulci", spero non siano troppo fastidiose. Grazie per il viaggio interspaziale, a presto :)

 

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Il 12/6/2020 alle 23:51, mercy ha scritto:

Life on Mars

Vita su Marte sarebbe stato un titolo più appropriato per un racconto italiano. Ma è solo il mio parere.

 

Un bel racconto di fantascienza ucronica che narra di prove di vita sul pianeta rosso. Prove fallite: si torna a casa.

@mercy :)

Sei riuscita a incasellare un linguaggio tecnico credibile per le manovre fantascientifiche che descrivi con dovizia di particolari (forse troppi).

 

 

 

 

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Ciao, @mercy! Bentrovata! A me la fantascienza piace poco, infatti è un genere che non ho mai capito fino in fondo, se non nella sua accezione distopica. Leggendo il tuo racconto, però, mi sono completamente scordata del mio limite, lasciandomi coinvolgere dall'atmosfera dismessa e dai personaggi. Il linguaggio tecnico, seppur contribuisca a dare la maggior credibilità all'ambientazione, mi ha leggermente distratto all'inizio. Forse qualche passaggio poteva essere più semplice, ma questo non intralcia la lettura che trovo godibile nonostante qualche piccolo refuso che ti è stato già segnalato ed evito di ripetermi. Ottimi, invece, i dialoghi. Grazie per avermi fatto fare un giro su Marte!

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@mercy Ciao fenomena! Che dire? Il racconto è davvero ben scritto, si vede che godi a scrivere di fantascienza e tutti i dettaglini tecnici di contorno.

In generale c'è qualche errorino grammaticale qua e la. (come dicevo in chat oggi, consiglio sempre il lettore vocale per risentire quanto scritto, gli errori arrivano all'orecchio come gli squali quando si pastura in mare)

Detto ciò, qualche frase mi ha un po' fatto storcere il naso, ma io non sono un appassionato di fantascienza, quindi forse potrai darmi spiegazioni che mi insegneranno qualcosa che non sapevo :lol:

"ma si accorge troppo tardi che il suo peso è meno della metà prima."

Ecco, qua mi son detto: ma sarà stato fuori qualche ora, gli astronauti non stanno troppo tempo fuori, causa anche l'ossigeno. Quindi come può non accorgersi che il suo peso è diminuito meno della metà? Sarà accaduto gradualmente questa cosa.

 

"raccomandazioni riguardo l’uso continuo delle tute appesantite"

MA... servono?? cioè funzionano? La mancanza di gravità dovrebbe fregarsene delle tute appesantite. O forse usi come presupposto che sono nel futuro (visto che provano una terra-formazione) e hanno una situazione diversa dai nostri astronauti?

 

"Brown si alza in piedi e scandisce"

Scandisce in questo caso non mi è piaciuto. De gusti bus.

 

"Il colonnello stacca i gradi dalla tuta e li lascia fluttuare fino al pavimento."

Anche qui, non galleggiano e basta? o come dicevo prima presupponi un minimo di gravità nell'astronave?

 

Complimenti ancora comunque, davvero in gamba.

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Buongiorno, @mercy.

 

Buon racconto, che si lascia leggere piacevolmente dall'inizio alla fine. 

 

Qualche refuso, qualche errorino e, forse, i troppi personaggi ne "diluiscono" la forza narrativa, ma il messaggio finale arriva forte e chiaro: direi che ci sono tutti i presupposti per renderlo qualcosa di più che un semplice brano da 8.000 caratteri.

 

Complimenti!

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ciao @mercy, credevo di aver commentato questo tuo racconto del P&S, ma mi sono accorta che non è così e ci tengo a farlo ora, seppur in ritardo.

Premetto che il genere fantascienza mi ha sempre attratto e da tempo cerco di trovare il coraggio di cimentarmi anche io con esso. Devo dire che la tua prova mi sembra ampiamente superata, so che ami scrivere Sci-fi e ti riesce anche molto bene. 

Ho apprezzato molto i tecnicismi da te utilizzati che hanno il pregio di riuscire a farmi calare completamente nella storia e anche la minuzia di dettagli e particolari che trovo siano frutto di conoscenza approfondita e documentazione sull'argomento. 

I dialoghi li ho trovati molto credibili e realistici.

Ho notato qualche refuso che magari ti hanno già segnalato quindi scusa in anticipo se mi ripeterò, ma non ho letto i commenti precedenti:

 

Il 12/6/2020 alle 23:51, mercy ha scritto:

e le appena

manca un verbo, forse volevi dire ripone, posiziona, appende? al posto di appena intendo.

 

Il 12/6/2020 alle 23:51, mercy ha scritto:

man mano

metterei la forma a mano a mano

 

Il 12/6/2020 alle 23:51, mercy ha scritto:

è meno della metà prima

penso manchi un di

 

Il 12/6/2020 alle 23:51, mercy ha scritto:

un paio di lacrime gli rotolano

faccio fatica a immaginarmi lacrime che rotolano, forse avrei messo scendono semplicemente :)

 

Il 12/6/2020 alle 23:51, mercy ha scritto:

dalla verità tutta la New Frontier tenta di nascondere da mesi.

manca un che prima di tutta

 

Il 12/6/2020 alle 23:51, mercy ha scritto:

«Si fottano gli Stati Uniti e la grande Madre Russia, ragazzi. Godetevi le ultime giornate su Marte. Vi riportiamo tutti a casa.»

Ho trovato la frase finale di grande impatto e mi è piaciuto molto come hai concluso il racconto.

 

Che altro dire? Sei nel tuo elemento e sei stata molto brava, complimenti :sss:  

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