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Superfrancy

Assomigliare a un'idea, un'idea dell'Ikea.

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«Mi chiamano Agrado. Perché per tutta la vita ho sempre cercato di rendere la vita più gradevole agli altri».

«Proprio com'era mia mamma. Sempre pronta ad aiutare chiunque». pensò Frida alzando lo sguardo annebbiato di lacrime verso il televisore.

Trasmettevano Tutto su mia madre, di Almodóvar. Dal 48 pollici appeso alla parete del soggiorno, Agrado sembrava rivolgersi anche a lei, intenta a mettere ordine tra le centinaia di foto di famiglia ammassate alla rinfusa in una scatola di cartone telato. Le aveva sparpagliate tutte sul tappeto di lana grigia dell'Ikea: uno sfondo neutro, perfetto per quell'incerta sequenza di vuoti e di pieni che chiamiamo “vita”. Immagini di soldati, storie di bombe e di tombe, ma anche feste e divertimenti di bimbi, come quella in cui, a dieci anni, giocava a fare la mamma con il fratellino più piccolo ingozzandolo di stelline in brodo fin quasi a soffocarlo.

Ora, a quarant'anni, Frida era avviluppata in un asfittico involucro di carne, martoriato dai tatuaggi e inflaccidito dal dimagrimento. Inadatto a ospitare anche soltanto un embrione di vita. Il corpo di una ex grande obesa, bulimica dell'affetto di cui era stata privata, passata da centocinquanta a ottanta chili in due anni. Di quell'enorme zavorra non restava che una pesante camera d'aria sgonfia, larga e spessa. Maledettamente attirata verso il basso.

Le sue dita, rapide e ossessive, si muovevano tra le foto cambiandone continuamente la cronologia nel folle tentativo di modificare il passato per sovvertire il presente. C'erano anche dei ritratti di sua madre, morta cinque anni prima; non i soliti cheese tanto per compiacere l'obbiettivo, bensì le smorfie di una malattia precisa, feroce, inafferrabile. Di quelle che attorcigliano il cuore di chi guarda. Ovunque spostasse quelle foto, l'effetto non mutava. Il dolore si muoveva con loro.

Nel bel mezzo di quella danza diabolica squillò il telefono. Era Marta, una vecchia amica.

«Frida, sabato ho la mia prima prova di body suspension. Ti va di venire a tenermi la mano? Sai, sono un po' nervosa».

«Certo. Conta pure su di me».

Parcheggiarono l'auto davanti a un capannone, ex sede di una ditta inghiottita dal proprio fallimento, alla fine di una lunga strada a fondo chiuso. Un posto isolato, in periferia.

Superati i controlli di rito, entrarono.

Mentre Marta si spogliava dietro una tenda nera, gli occhi di Frida, appollaiata su uno sgabello troppo piccolo, correvano rapidi in ogni direzione: prima verso le schiene tatuate, poi i buchi _ non dei comuni piercing _ buchi veri, sangue che sgorga, altri buchi, acciaio che aggancia, cavi, tiranti che tirano, pelle che si scolla, corpi che si issano.

«Sì, lo voglio anch'io. Appendetemi» gridò in preda all'esaltazione.

Un forte odore di disinfettante. Altri fori. Altro sangue. Altri ganci.

«Tutto a posto, Frida?» sussurrò l'operatore, accarezzandole il cranio ispido.

«Tutto OK.» rispose Frida, appesa in orizzontale, a poco più un metro da terra, a poco meno di un metro da Marta. Si tenevano per mano e sorridevano al vuoto. Beate in un luogo dove non esistono parole; dove, in un impeto di violenta compassione, il dolore stordisce la sofferenza.

Denudate fino a strapparsi la pelle: questo è il pegno da pagare per essere autentiche perché «una è tanto più vera quanto più somiglia all'idea che ha sognato di se stessa».

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@Superfrancy Ciao, è la prima volta che ti leggo e ti dico subito che la tua scrittura mi piace molto, l'ho trovata scorrevole nelle parole anche se l'idea (cioè la trama) mi è sembrata più complessa.

Trama: Frida, una ex cicciona, sta guardando alla Tv Tutto su mia madre, di Almodòvar. Intorno alla ragazza il cui corpo è magnificamente descritto in questo passaggio

15 ore fa, Superfrancy ha scritto:

Frida era avviluppata in un asfittico involucro di carne, martoriato dai tatuaggi e inflaccidito dal dimagrimento. Inadatto a ospitare anche soltanto un embrione di vita. Il corpo di una ex grande obesa, bulimica dell'affetto di cui era stata privata, passata da centocinquanta a ottanta chili in due anni. Di quell'enorme zavorra non restava che una pesante camera d'aria sgonfia, larga e spessa. Maledettamente attirata verso il basso.

intorno a sé, dicevamo,

15 ore fa, Superfrancy ha scritto:

C'erano anche dei ritratti di sua madre, morta cinque anni prima; non i soliti cheese tanto per compiacere l'obbiettivo, bensì le smorfie di una malattia precisa, feroce, inafferrabile. Di quelle che attorcigliano il cuore di chi guarda. Ovunque spostasse quelle foto, l'effetto non mutava. Il dolore si muoveva con loro.

 

molto bello anche questo passaggio, magari cheese lo avrei messo in corsivo, ma l'immagine è convincente.

Da qui in poi la trama si complica, forse perché non ho conoscenza di questo farsi agganciare in sospensione. Qui, infatti,  mi sono persa il senso,  nonostante le tue descrizioni mi siano piaciute anche in questo passaggio,  non ho capito e, di conseguenza, non ho potuto unire le parole al senso.

Frida guarda la sua amica, ma ci sono altri esseri appesi a ganci grondanti di sangue, a quale scopo? Quale sarebbe l'idea alla quale somigliare? Forse la leggerezza (sospensione?). Se mi pongo la domanda, vuol dire che non ho capito, se non ho capito ho potuto apprezzare il tuo racconto solo per metà, problema mio ovvia, ma tant'è. Però, ripeto, le tue descrizioni sono molto suggestive. Sarà un piacere leggerti ancora.

 

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4 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

@Superfrancy Ciao, è la prima volta che ti leggo e ti dico subito che la tua scrittura mi piace molto, l'ho trovata scorrevole nelle parole anche se l'idea (cioè la trama) mi è sembrata più complessa.

Trama: Frida, una ex cicciona, sta guardando alla Tv Tutto su mia madre, di Almodòvar. Intorno alla ragazza il cui corpo è magnificamente descritto in questo passaggio

intorno a sé, dicevamo,

 

molto bello anche questo passaggio, magari cheese lo avrei messo in corsivo, ma l'immagine è convincente.

Da qui in poi la trama si complica, forse perché non ho conoscenza di questo farsi agganciare in sospensione. Qui, infatti,  mi sono persa il senso,  nonostante le tue descrizioni mi siano piaciute anche in questo passaggio,  non ho capito e, di conseguenza, non ho potuto unire le parole al senso.

Frida guarda la sua amica, ma ci sono altri esseri appesi a ganci grondanti di sangue, a quale scopo? Quale sarebbe l'idea alla quale somigliare? Forse la leggerezza (sospensione?). Se mi pongo la domanda, vuol dire che non ho capito, se non ho capito ho potuto apprezzare il tuo racconto solo per metà, problema mio ovvia, ma tant'è. Però, ripeto, le tue descrizioni sono molto suggestive. Sarà un piacere leggerti ancora.

 

Grazie per le belle parole, Adelaide!

Per quanto riguarda il corsivo: non so perché, ma copiando e incollando il racconto da word a writersdream il corsivo si è perso. Misteri...

Sullo scopo della body suspension... Beh, credo che ogni persona sia un caso a sé con motivazioni molto soggettive e difficili da indagare. Comunque, in rete si trovano sia informazioni che immagini (da guardare solo se non si è impressionabili).

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Ciao @Superfrancy

è la prima volta che leggo qualcosa di tuo e ho trovato il tuo modo di scrivere tagliente, molto personale e che ha colpito la mia attenzione. In realtà il testo mi sembra ben scritto, per cui non ho nulla da dirti a riguardo, e qui in basso ti illustrerò solo i punti che più mi hanno colpito.

 

22 ore fa, Superfrancy ha scritto:

«Mi chiamano Agrado. Perché per tutta la vita ho sempre cercato di rendere la vita più gradevole agli altri».

Che bello il personaggio di Agrado; la voglia di essere se stessi, il desiderio di autenticità e di libertà che ho ritrovato anche nella tua "Frida"

 

22 ore fa, Superfrancy ha scritto:

Ora, a quarant'anni, Frida era avviluppata in un asfittico involucro di carne, martoriato dai tatuaggi e inflaccidito dal dimagrimento. Inadatto a ospitare anche soltanto un embrione di vita.

Una descrizione che ha il sapore di violenti pennellate date su una tela

 

22 ore fa, Superfrancy ha scritto:

non i soliti cheese tanto per compiacere l'obbiettivo

Se dovessi cambiare un pezzo toglierei il "cheese" che interrompe la tua narrazione come una nota stonata

 

22 ore fa, Superfrancy ha scritto:

Frida, sabato ho la mia prima prova di body suspension

Vidi un documentario sulla body suspension e ne rimasi affascinato - e anche un po' scioccato lo ammetto - e quindi ho gradito molto l'averlo ritrovato nel testo

 

22 ore fa, Superfrancy ha scritto:

il dolore stordisce la sofferenza

Verità sacrosanta

 

22 ore fa, Superfrancy ha scritto:

Denudate fino a strapparsi la pelle: questo è il pegno da pagare per essere autentiche perché «una è tanto più vera quanto più somiglia all'idea che ha sognato di se stessa»

Agrado, giustamente, apre e chiude il racconto sottolineando una frase dal sapore dolce amaro.

 

 

 

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21 ore fa, Mirkos91 ha scritto:

Ciao @Superfrancy

è la prima volta che leggo qualcosa di tuo e ho trovato il tuo modo di scrivere tagliente, molto personale e che ha colpito la mia attenzione. In realtà il testo mi sembra ben scritto, per cui non ho nulla da dirti a riguardo, e qui in basso ti illustrerò solo i punti che più mi hanno colpito.

 

Che bello il personaggio di Agrado; la voglia di essere se stessi, il desiderio di autenticità e di libertà che ho ritrovato anche nella tua "Frida"

 

Una descrizione che ha il sapore di violenti pennellate date su una tela

 

Se dovessi cambiare un pezzo toglierei il "cheese" che interrompe la tua narrazione come una nota stonata

 

Vidi un documentario sulla body suspension e ne rimasi affascinato - e anche un po' scioccato lo ammetto - e quindi ho gradito molto l'averlo ritrovato nel testo

 

Verità sacrosanta

 

Agrado, giustamente, apre e chiude il racconto sottolineando una frase dal sapore dolce amaro.

 

 

 

Che dire? Grazie, grazie, grazie! :)

Mi fa particolarmente piacere questa frase: "una descrizione che ha il sapore di violenti pennellate date su una tela". Infatti, rappresenta perfettamente il mio approccio alla scrittura: dipingere con le parole.

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Ciao @Superfrancy, il tuo è un racconto davvero interessante e originale!

 

La trama vede Frida, intenta a sistemare delle foto di famiglia, che si ritrova catapultata a fare body suspension.

Questo passaggio:

Il 7/6/2020 alle 18:26, Superfrancy ha scritto:

«Certo. Conta pure su di me».

Parcheggiarono l'auto davanti a un capannone

Lo trovo un po' troppo brusco, quasi uno schiaffo al lettore. E' l'unica cosa che non mi convince del racconto, ma sono quasi sicuro che la cosa sia voluta e intenzionale.

 

Marta non viene descritta, e questo è buono. E' la storia di Frida, del suo corpo; del vuoto che ha in sé e del vuoto che ha attorno. Viene descritta splendidamente,

Il 7/6/2020 alle 18:26, Superfrancy ha scritto:

Il corpo di una ex grande obesa, bulimica dell'affetto di cui era stata privata, passata da centocinquanta a ottanta chili in due anni. Di quell'enorme zavorra non restava che una pesante camera d'aria sgonfia, larga e spessa. Maledettamente attirata verso il basso.

e in quel "maledettamente" è racchiuso tutto l'odio che Frida prova per il suo corpo, ed è un'immagine che arriva dritta allo stomaco! 

 

Il disordine alimentare, il disordine nella propria mente, il lutto, la solitudine e la liberazione tramite il dolore. Sono tutti temi forti e narrati con sincerità ed eleganza in un linguaggio scorrevole, fluido. Perfetto nella sua chiarezza. In più, il parallelo col film di Almodovar è una vera chicca.

Ogni singola scena è precisa e potente: le foto sul tappeto, il corpo di Frida, il ricordo della madre, la ditta inghiottita dal proprio fallimento, lo sgabello troppo piccolo e le sospensioni.

Il finale è catartico: ritrovare la propria vera identità nel dolore. Il dolore che stordisce fino a metterci a nudo, spogliandoci di tutto e mettendoci di fronte ai veri noi stessi, al fine di poterci ritrovare.

Ancora, i miei complimenti!

 

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Il 10/6/2020 alle 18:07, Marco L. ha scritto:

Ciao @Superfrancy, il tuo è un racconto davvero interessante e originale!

 

La trama vede Frida, intenta a sistemare delle foto di famiglia, che si ritrova catapultata a fare body suspension.

Questo passaggio:

Lo trovo un po' troppo brusco, quasi uno schiaffo al lettore. E' l'unica cosa che non mi convince del racconto, ma sono quasi sicuro che la cosa sia voluta e intenzionale.

 

Marta non viene descritta, e questo è buono. E' la storia di Frida, del suo corpo; del vuoto che ha in sé e del vuoto che ha attorno. Viene descritta splendidamente,

e in quel "maledettamente" è racchiuso tutto l'odio che Frida prova per il suo corpo, ed è un'immagine che arriva dritta allo stomaco! 

 

Il disordine alimentare, il disordine nella propria mente, il lutto, la solitudine e la liberazione tramite il dolore. Sono tutti temi forti e narrati con sincerità ed eleganza in un linguaggio scorrevole, fluido. Perfetto nella sua chiarezza. In più, il parallelo col film di Almodovar è una vera chicca.

Ogni singola scena è precisa e potente: le foto sul tappeto, il corpo di Frida, il ricordo della madre, la ditta inghiottita dal proprio fallimento, lo sgabello troppo piccolo e le sospensioni.

Il finale è catartico: ritrovare la propria vera identità nel dolore. Il dolore che stordisce fino a metterci a nudo, spogliandoci di tutto e mettendoci di fronte ai veri noi stessi, al fine di poterci ritrovare.

Ancora, i miei complimenti!

 

Vabbè, ho capito: devo proprio continuare a scrivere. :yahoo:

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Buongiorno @Superfrancy,

trovo il suo racconto, per i miei gusti, "quasi" ben fatto.

 

Il suo stile è essenziale e fluido da leggere, curato e studiato per rendere in poche parole il "senso" del messaggio che si vuole trasmettere.

Comprendo che sia funzionale alla valida storia che ha scritto, ma - per i miei gusti personali, quindi discutibilissimi! - per farmi "entrare" nella storia serve qualche dettaglio in più, specie sull'ambiente in cui si svolge e sul passaggio tra scene: troppo brusco il passaggio tra la scena iniziale e quella finale.

Il "quasi" a cui mi riferivo, pertanto, è a una mia personale sensazione di mancanza di ulteriori elementi che mi permettessero di immergermi - con gradualità - nell'atmosfera del racconto.

 

Se invece il suo obbiettivo era quello - con un racconto ... "zen" - di rappresentare con violenza un particolare stato d'animo della natura umana, beh... nulla da eccepire!

 

A rileggerla.

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