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Aporema Edizioni

Comprereste un libro che vi aiuti a non cadere negli errori più frequenti?

Compreresti un libro che ti sveli quali sono i principali motivi per i quali un manoscritto viene scartato da una CE?  

19 voti

  1. 1. Compreresti un libro che ti sveli quali sono i principali motivi per i quali un manoscritto viene scartato da una CE?

  2. 2. Quanto saresti disposto a spendere per la versione cartacea in formato A5 di circa 200 pagine?

  3. 3. Quanto saresti disposto a spendere per la versione ebook?



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Nella nostra non lunga, ma ormai nemmeno più troppo corta, esperienza editoriale abbiamo avuto modo di constatare come, stringi stringi, alla fine gli errori commessi dagli esordienti rientrano quasi sempre in certe categorie, anche se poi potrebbero essere suddivisi tra peccati "mortali" e peccati "veniali".  A fine febbraio (e quelli tra voi che seguono con più assiduità il forum magari l'avranno letto) avevamo perciò organizzato laboratorio di scrittura, dal titolo: "Maloscritto - I dodici errori da evitare per non finire nel cestino dell'editore". L'emergenza corona virus ci ha però costretto ad annullarlo, anche se ormai avevamo già preparato la maggior parte del materiale. Ora, dato che non sappiamo se e quando si potranno di nuovo organizzare eventi di questo tipo, stavamo pensando di non gettar via il bambino insieme all'acqua sporca, come si suol dire, e di tirarne fuori un volumetto, arricchito anche da qualche simpatica vignetta. I toni usati, del resto, anche quando vengono trattati argomenti seri, non sarebbero seriosi ma sempre improntati a un ironico scambio di battute: proprio come accade durante i nostri corsi.
Ora le vostre risposte a questo sondaggio ci aiuterebbero proprio a capire se per voi abbia senso un approccio di tal genere in un libro; oppure se sia meglio confinarlo a un laboratorio, dove, poiché si guarda in faccia l'interlocutore, anche quando si usa l'ironia, difficilmente si corre il rischio di offendere. Insomma, riepilogando, dobbiamo mettere in ordine le nostre dispense e poi pubblicarle, oppure è meglio richiuderle in un cassetto, in attesa di tempi meno... virali? 

 

Modificato da Aporema Edizioni
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Non comprerei, perché il prodotto non si adatta all'editore. Ho scritto cinque libri (sei, uno è nel cassetto) e tutti hanno ricevuto proposte e tre li ho pubblicato. Penso quindi che se il libro è buono la questione finisce lì.

Un manuale utile sarebbe invece un testo che t'insegni le dritte per rapportarti con l'editore e fargli modificare il contratto a inizio rapporto. Perché allo stato attuale si parla tanto di contrattare ad ogni costo ma alla fine molti editori ti rispondono: "quello è il contratto, se non ti va bene ciao".

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Nemmeno io.

Alla fine il web è pieno di consigli del genere, a partire da questo forum.

Ma comunque ho l'impressione che servano a poco, se non a nulla. Ogni casa editrice ragiona a modo suo.

 

Quello che conta è sapere scrivere e avere qualcosa da dire.

Se hai questo puoi essere più o meno fortunato, avere pochi o molto agganci, ma se il problema è pubblicare, pubblichi.

 

Opinione mia, che di editoria alla fine ne so poco o nulla.

 

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Forse. Credo che, per me, la discriminante sia il nome dell'autore e la sua auctoritas ("""assoluta""" e nella mia percezione). In base a questo, potrebbe variare anche la cifra che sarei disposto a spendere -ma potrebbe essere secondario. Ad ogni modo, in riferimento al prezzo, tenderei a confrontare il costo del volume cartaceo con manuali e saggistica di vario genere non necessariamente riconducibile alla scrittura.

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I motivi per finire nel cestino di un editore sono ben più di dodici, ma il manoscrittaro d'assalto è bene che li scopra sulla sua pelle e così la smetta di importunare. :asd:

Comunque no, non lo comprerei. Ho già letto l'ottimo  I 21 modi di non pubblicare un libro di Fabio Mauri.

Comprerei più volentieri un libro che s'intitola: Come trovare un editore indecente in sole tre mosse!

 

Capitolo 1. L'editore che non offre contratti capestro.

Capitolo 2. L'editore che paga le royalty.

Capitolo 3. L'editore che ti chiama perché ha detto che ti chiama e quindi ti chiama.

Capitolo 4. L'editore così generoso da offrirti il 50% sui diritti secondari.

Capitolo 5. L'editore che si dice pronto a pubblicarti e te lo comunica su Facebook con messaggio privato

Capitolo 6. L'editore che mette su il broncetto perché lo hai snobbato dicendogli che no, non se ne parla di andarlo a trovare a Milano Così vedi come lavoriamo.

Capitolo 7. L'editore strangolatore.

Capitolo 8. [...]

 

Continuate voi.

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Non lo comprerei. Le case editrici sono tutte diverse tra loro, i motivi del rifiuto possono essere molto diversi fra loro, un libro può essere respinto anche se è buono solo perché non si addice al catalogo o perchè magari per la stessa casa editrice ha già pubblicato da poco un libro molto simile. Di manuali di scrittura ne esistono già anche troppi, quindi secondo me è molto meglio un corso serio di scrittura creativa. E per le norme di uniformazione, be', non penso proprio che un libro venga respinto per quello, ma anche lì esistono già diversi manuali di stile che contengono le norme redazionali più importanti.

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Ringraziamo chi ha votato e soprattutto chi ha lasciato il proprio commento. In alcuni di questi a volte sono contenuti spunti che, se approfonditi, ci porterebbero inevitabilmente molto fuori argomento. Noi qui, per correttezza e educazione, proviamo a rispondere, ma nel caso gli autori decidessero di replicare, li invitiamo ad aprire una discussione a parte su tali temi, perché altrimenti si corre il rischio di essere richiamati dagli staffer per essere andati O.T.
Bene, ciò premesso, cominciamo.

17 ore fa, Edmund Duke ha scritto:

Un manuale utile sarebbe invece un testo che t'insegni le dritte per rapportarti con l'editore e fargli modificare il contratto a inizio rapporto. Perché allo stato attuale si parla tanto di contrattare ad ogni costo ma alla fine molti editori ti rispondono: "quello è il contratto, se non ti va bene ciao".

 @Edmund Duke , facciamo davvero fatica a comprenderti, perché noi ci siamo sempre comportati, e tuttora ci comportiamo, in modo diametralmente opposto. Il nostro contratto non è Vangelo e se qualcuno avanza delle valide motivazioni per modificare una determinata clausola, il più delle volte lo accontentiamo. Noi non cerchiamo autori che siano costretti a restare con noi, perché legati da un contratto; noi cerchiamo autori che siano convinti di restare con noi, anche perché la pubblicazione è solo una tappa di un lungo e faticoso cammino da fare insieme.

16 ore fa, unacasanellospazio ha scritto:

Ma comunque ho l'impressione che servano a poco, se non a nulla. Ogni casa editrice ragiona a modo suo.

Sul primo punto dissentiamo, perché altrimenti non faremmo né libri, né corsi. Sul secondo siamo d'accordo solo in parte: alcuni errori sono oggettivamente motivo di esclusione da parte di tutte le case editrici NO EAP.

14 ore fa, SeeEmilyPlay ha scritto:

quindi secondo me è molto meglio un corso serio di scrittura creativa

Anche secondo noi ed è proprio quello che avevamo organizzato, ma, come avrai letto nel post, poi non si è potuto tenere. Il manuale ci pareva una buona soluzione di ripiego, che poi potrebbe essere utilizzata come testo base di eventuali future edizioni del corso.


 

Modificato da Aporema Edizioni
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Penso che lo comprerei in formato Ebook. Cosi per avere una visione un po' generale di dove sbaglio.

Poi sono curiosa di natura, lo comprerei, mi conosco...

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Vabbè. Ho votato no,

L'errore po' frequente credo sia avere scritto un libro brutto.

E allora non serve un manuale.

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22 ore fa, Aporema Edizioni ha scritto:

Insomma, riepilogando, dobbiamo mettere in ordine le nostre dispense e poi pubblicarle, oppure è meglio richiuderle in un cassetto (...)?

Secondo me, ai fini di una strategia di vendita, vale sempre la pena pubblicare qualcosa il cui titolo inizia con un numero: di cose da fare o da evitare. Non lo reputo solo uno stratagemma tipo clickbait: è una delle poche "esche" che non mi dà fastidio. Devo conoscere però preventivamente l'Autore, per dare per scontato che vi sia sostanza. 

 

Chiedete: "Compreresti un libro che ti sveli quali sono i principali motivi per i quali un manoscritto viene scartato da una CE?".

Dalla vostra CE, o da tutte le CE? 

 

22 ore fa, Aporema Edizioni ha scritto:

anche se poi potrebbero essere suddivisi tra peccati "mortali" e peccati "veniali". 

Più della metà dei "dodici" dovrebbero però essere rappresentati dagli errori gravi (diciamo, come minimo, otto su dodici): trovare nella lista "non usate gli avverbi in -mente" o, peggio che mai, "non usate la d eufonica nell'incontro tra vocali diverse" sarebbe oltremodo offensivo per chi legge. 

Io lo comprerei. Avevo visto tempo fa in bacheca l'annuncio del seminario e mi era sembrato interessante.

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Lo comprerei più per curiosità verso tutto quel che riguarda l'editoria che per utilità. Credo, come altri, che sia soprattutto questione di imparare a scrivere e ci sono ottimi manuali in giro: insomma, le case editrici dovrebbero essere interessate a un buon libro, a prescindere, ma scrivere un buon libro è tutt'altro che facile. Io ho trovato del tutto chiare le lezioni americane di Carver. Ma mettere in pratica i consigli già reperibili nei corsi, nei manuali e nei forum a partire dallo Show don't tell, è altra cosa. Bisogna prima passare sul proprio cadavere.

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Anche io ho votato no, grossomodo per gli stessi motivi già elencati negli altri commenti. Invece sarei interessato a una disamina estremamente dettagliata dei contratti editoriali, per capire con cognizione di causa cosa è lecito accettare e su cosa si può invece contrattare, anche e soprattutto distinguendo tra case editrici piccole, medie e grandi, e tra autori esordienti e non. Una guida ragionata e suffragata magari da statistiche e testimonianze di addetti ai lavori. Sarebbe uno strumento prezioso per chi è alle prime armi e non solo.

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7 ore fa, camparino ha scritto:

L'errore più frequente credo sia avere scritto un libro brutto.

No, non è così, non è tutto bianco o tutto nero. Non si può definire un libro "brutto" solo perché presenta alcune pecche, che potrebbero essere corrette. Il problema è la quantità e la qualità di tali pecche: se son troppe, o troppo gravi, scoraggiano l'editore, ma il libro continua magari a mantenere un suo potenziale. Il nostro obiettivo rimane quello di aiutare gli autori a evitare di commettere certi errori, che potrebbero essere evitati solo con un po' di conoscenza e concentrazione.

6 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

Chiedete: "Compreresti un libro che ti sveli quali sono i principali motivi per i quali un manoscritto viene scartato da una CE?".

Dalla vostra CE, o da tutte le CE? 

Ovvio che non possiamo permetterci di parlare a nome di tutte le CE, anche se intratteniamo rapporti con altri editori, che stimiamo e con i quali ci confrontiamo spesso. I nostri criteri di valutazione non possono di certo essere esattamente sovrapponibili ai loro; ma di norma ti assicuro che noi eccediamo in severità, e non il contrario: chi supera la nostra asticella, è probabile che superi anche le altre. Tutto questo, è opportuno specificarlo, si riferisce al mondo della piccola o media editoria: gli imperscrutabili criteri di selezione delle big non sono di nostra competenza.

6 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

Più della metà dei "dodici" dovrebbero però essere rappresentati dagli errori gravi (diciamo, come minimo, otto su dodici): trovare nella lista "non usate gli avverbi in -mente" o, peggio che mai, "non usate la d eufonica nell'incontro tra vocali diverse" sarebbe oltremodo offensivo per chi legge. 

Non abbiamo ancora pensato di pesarli uno per uno, a dire il vero, e forse la metà non la superiamo, ma di certo la raggiungiamo: quindi sei su dodici di sicuro sono gravi. Vale tuttavia un po' il discorso di un ciclo di studi: è l'insieme degli errori a far la differenza, perché, seppure non sono gravi, ma sono tanti, la correzione richiederebbe tempi molto lunghi, rivelandosi così antieconomica. 
Riguardo alle d eufoniche e agli avverbi in mente, tieni presente che il livello medio degli autori emergenti non è quello che si riscontra in questo forum, ma è molto più basso. Da parte nostra non potevamo non fare un'accenno anche a errori del genere, che a te ormai forse sembrano quasi impossibili da commettere, mentre noi li troviamo addirittura nelle tesi di laurea che qualcuno ci propone di pubblicare. Di certo non abbiamo sprecato due capitoli solo per il signor D e la signora MENTE, ma ignorarli del tutto ci pareva sbagliato. 

Modificato da Aporema Edizioni

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Io, scusate se vado off-topic, questa regola per cui sarebbe proibito usare gli avverbi in -mente non la conoscevo.

Mi sembra, puramente a titolo di esempio, non la conoscesse neanche Giorgio Manganelli (Milano, 15 novembre 1922 – Roma, 28 maggio 1990 è stato uno scrittore, traduttore, giornalista, critico letterario italiano, nonché uno dei teorici più coerenti della neoavanguardia, dice Wikipedia) quando nel 1986 scriveva:

 

Quota

Stamane ho pagato le tasse. Come ogni volta, ho avvertito un oscuro, profondo, incomprensibile piacere. Non avete capito male: pagare le tasse mi dà una gradevole, indubitabile eccitazione. Non lo nego: è una faccenda strana. Anomala. Stravagante. Ne ho parlato ad un mio amico psichiatra – ho molti, affettuosi, cauti e solleciti amici psichiatri – che mi ha guardato con un sorriso non privo di tenerezza.
Mi sono chiesto spesso: perché, vecchio idiota, ti fa piacere pagare le tasse? È del tutto chiaro che in questo compiacimento non v’è traccia di esibizionismo civico; non mi offro come modello, come esempio del buon cittadino, virtuoso come un antico spartano. Come tutti gli italiani degni di questo nome, io sono un cittadino mediocre, diciamo pure scadente. So di esserlo, sebbene non sappia dire esattamente in che modo si esprima codesta mediocrità. Lo sono globalmente, come uno è avvocato o padre di famiglia. Segni particolari, nessuno.
Credo che tutti gli italiani si sentano più o meno a questo modo. Se l’inglese è impeccabile, o lo era, se l’americano è espansivo, e il tedesco efficiente, l’italiano è colpevole. L’italiano non si stupisce se qualcuno viene arrestato, mai. Lo trova naturale. Solo silenziosamente si stupisce di non essere lui, l’arrestato. Qualcuno recentemente ha scritto che gli italiani dovrebbero fare tutti qualche mese di carcere. Suppongo che il proponente si considerasse estremamente paradossale. In realtà, interpretava l’inconscio collettivo italiano. Gli italiani, man mano che invecchiano, sempre più si rallegrano e stupiscono di non essere mai stati arrestati. Per l’italiano, il fatto di non essere in galera è semplicemente un segno che da noi lo Stato non funziona. E come potrebbe funzionare, avendo dei cittadini come lui? L’italiano libero è semplicemente un italiano che l’ha fatta franca.
Qualcuno mi dirà: ci stavi parlando delle tasse. È vero: ma non ho cambiato argomento. Personalmente, compiango l’evasore fiscale. Questa figura classica del «cattivo cittadino» evita l’unica forma di riscatto che lo stato gli offre. Se gli va bene, nel momento in cui evade il fisco ribadisce il suo italiano senso di colpa; si sentirà furbo e scadente. Se non gli riesce, sarà punito, e cadrà nella categoria risibile di coloro che non l’hanno fatta franca. Ho usato la parola «riscatto» a proposito: poiché gli italiani si sentono a piede libero, dunque in una condizione precaria e fragile, sanno di essere ricattabili; poiché non amano lo Stato, e lo Stato non li ama, gli sembra naturale che gli venga chiesto un riscatto, come fanno i sequestratori.
Forse questo è il segreto del piacere che mi dà pagare le tasse. Io pago, e lo Stato non mi getta in prigione. Vengo restituito a me stesso. Quando esco dalla banca, corro a prendere l’autobus con passo leggero. Sono un evaso con i documenti in regola. È meraviglioso.

 

e in cui, se non sbaglio, conto l'uso di otto avverbi in -mente (sette avverbi unici).

 

Sembra, oltretutto, non la conoscesse neanche Italo Calvino (Santiago de Las Vegas de La Habana, 15 ottobre 1923 – Siena, 19 settembre 1985 è stato uno scrittore e partigiano italiano, dice sempre Wikipedia) perché se apro la prima pagina de "Il barone rampante" (Einaudi, 1957), ci trovo:

 

Quota

Ma il carattere rigoroso che di lui solitamente tutti lodavano, la severità interiore che imponeva a sé e agli altri, cedevano continuamente a una sua fondamentale vocazione per l’indifferenza e il lasciar correre, come se le sue lunghe meditazioni a occhi fìssi nel vuoto non avessero approdato che a una gran noia e svogliatezza, e in ogni difficoltà anche minima vedesse il segno d’una fatalità cui non valeva opporsi.

 

dove, se non sbaglio, conto l'uso di due avverbi in -mente.

 

Se questa regola è stata instaurata recentemente, propongo di applicarla retroattivamente e rendere illegali tutti i libri che non la onorano. Propongo inoltre di revocare la licenza, se esiste, alle case editrici che tali libri hanno pubblicato. E non valga la scusa che la regola, al tempo, non era ancora stata rivelata: la legge, si sa, non ammette ignoranza.

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1 ora fa, lennox ha scritto:

scusate se vado off-topic

No, da parte mia non lo scuso, perché se uno già da principio si rende conto di andare fuori argomento, non dovrebbe andarci, punto e basta. Sul discorso avverbi (specie quelli con desinenza in mente) sono state aperte nel forum fior di discussioni e se tu ti fossi preso la briga di andare a cercarle, ci avresti risparmiato il tuo inutile sarcasmo e le tue dotte citazioni. Per la cronaca, non esiste alcuna regola e alcuna proibizione, come la definisci tu: è una questione di scorrevolezza e modernità dello stile, che ciascuno è libero di seguire oppure no.

 

Modificato da Alexmusic
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1 ora fa, lennox ha scritto:

Se questa regola è stata instaurata recentemente, propongo di applicarla retroattivamente e rendere illegali tutti i libri che non la onorano. Propongo inoltre di revocare la licenza, se esiste, alle case editrici che tali libri hanno pubblicato. E non valga la scusa che la regola, al tempo, non era ancora stata rivelata: la legge, si sa, non ammette ignoranza.

@lennox , a parte il fatto che ti sei allontanato volontariamente dall'argomento della discussione, che non intendeva incentrarsi su specifiche questione di stile, non capisco il senso di questo sarcasmo, in tutta sincerità. Ti sei già risposto da solo, specificando le date a cui risalgono i brani citati: è sotto gli occhi di tutti quelli che sono appassionati di editoria che certe "regole di scrittura" (di per sé mai da considerare universali) sono cambiate e continuano a cambiare nel giro di pochi decenni, se non addirittura di anni. Come ti è stato detto, esistono parecchie discussioni che riguardano singoli aspetti dello stile e almeno una, questa, in cui si dibatte dell'argomento nel suo complesso.

Vedo oltretutto che questo è il tuo primo messaggio: ti saremmo grati se tu volessi presentarti alla comunità in Ingresso: 

https://www.writersdream.org/forum/forums/forum/3-ingresso/  prima di aprire nuove discussioni o interagire in quelle esistenti.

Grazie infinite.

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Ciao @Marcello, rispondevo semplicemente ad una frase di Ippolita, qualche messaggio più su, ripresa poi da Aporema Edizioni.

 

Ho trovato interessante la tua osservazione in cui sostieni, se capisco bene quello che volevi dire, che le regole editoriali non siano più quelle di  trent'anni fa e che gli avverbi oggi non siano più di moda.

Per curiosità ho cercato gli avverbi in -mente in un campione di estratti messi a disposizione da Amazon di libri pubblicati di recente e questo è quello che ho trovato:

 

- Paolo Giordano, La solitudine dei numeri primi: 26

- Elena Ferrante, La vita bugiarda degli adulti: 28

- Gianrico Carofiglio, La misura del tempo: 43

- Antonio Scurati, M (vincitore del premio Strega): 85

 

 

Ciao

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12 ore fa, Aporema Edizioni ha scritto:

Da parte nostra non potevamo non fare un'accenno anche a errori del genere, che a te ormai forse sembrano quasi impossibili da commettere

Vi era un velo di ironia nel mio parlare. Il fatto è che non li considero in nessun modo "errori", ma appunto "mode" (per quanto riguarda l'avversione contro gli avverbi) o "convenzioni" (per quanto riguarda invece la "d" eufonica). Io lavoro in una redazione di testi classici latini e greci: come norma di uniformità, tra le altre mille, abbiamo anche quella della d eufonica. Questo tipo di uniformità la trovo giustissima in una collana, ma non in un romanzo. Il rischio, a mio avviso, è l'omogeneizzazione.

 

12 ore fa, Aporema Edizioni ha scritto:

forse la metà non la superiamo, ma di certo la raggiungiamo

Lo comprerei lo stesso. Se poi mi dici che il testo è anche corredato di disegni...

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23 minuti fa, Ippolita2018 ha scritto:

Vi era un velo di ironia nel mio parlare. Il fatto è che non li considero in nessun modo "errori", ma appunto "mode" (per quanto riguarda l'avversione contro gli avverbi) o "convenzioni" (per quanto riguarda invece la "d" eufonica). Io lavoro in una redazione di testi classici latini e greci: come norma di uniformità, tra le altre mille, abbiamo anche quella della d eufonica. Questo tipo di uniformità la trovo giustissima in una collana, ma non in un romanzo. Il rischio, a mio avviso, è l'omogeneizzazione.

 

Ciao Ippolita, anche se non rispondevi direttamente a me, devo dire son contento di scoprire che c'era dell'ironia nel tuo messaggio e che, almeno tu, non li consideri errori per principio.

 

In particolare mi sembra di capire bene quello che dici quando scrivi: "Questo tipo di uniformità la trovo giustissima in una collana, ma non in un romanzo. Il rischio, a mio avviso, è l'omogeneizzazione.".

 

 

Ciao

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Il 6/6/2020 alle 17:10, Aporema Edizioni ha scritto:

"Maloscritto - I dodici errori da evitare per non finire nel cestino dell'editore".

 

Vorrei poter consultare almeno l'indice di questo volume. Si tratterebbe, comunque, di uno sguardo soggettivo sulla questione. Quanto affermato da @Aporema Edizioni, andrebbe specificato, inoltre, anche nel titolo del libro.

 

13 ore fa, Aporema Edizioni ha scritto:

Tutto questo, è opportuno specificarlo, si riferisce al mondo della piccola o media editoria: gli imperscrutabili criteri di selezione delle big non sono di nostra competenza.

 

Sarebbe, perciò, apprezzabile una modifica di questo tipo: "Maloscritto - I dodici errori da evitare per non finire nel cestino del piccolo o medio editore".

Poi si sa che chi scrive nutre delle ambizioni e può reputare perciò che sia più agevole pubblicare con editori più piccoli, questo potrebbe sminuire anche l'opera stessa. Sembrerebbe un libro rivolto a dei "principianti". Io penso poi che chi coltiva l'hobby della scrittura dovrebbe già conoscere almeno metà di questi dodici errori e si vedrebbe così ridotto di conseguenza anche il valore economico del libro.

In definitiva, io lascerei l'argomento a persone che possano vantare delle riconosciute esperienze e riconoscimenti nel settore, ad esempio, mi sembrano questi dei temi trattati anche da Franco Forte, che ha rapporti anche con la grande editoria. Questo libro non sarebbe, quindi, una novità. Naturalmente, queste sono delle sensazioni che poi andrebbero confermate in fase di lettura.

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Intervento di moderazione.

 

@lennox , ti è gia stato chiesto (in modo molto chiaro) di non andare off topic. L'argomento della discussione lo stabilisce chi la apre, in una risposta un utente può anche portare argomentazioni accessorie che esulino dal senso stretto della discussione, ma se tutti si mettono a commentare i commenti e a prendere da essi spunti per parlare di tutt'altro, capirai che è inevitabile prendere una deriva che si discosta dal tema, disperdendo l'interesse di chi vorrebbe partecipare. Sei nuovo e non mi pare fuori luogo precisare, affinché non ci consideri dei semplici maniaci del "rimanere in tema". (A proposito del fatto che sei nuovo, ti rinnovo anche l'invito che facciamo a tutti i nuovi iscritti: di passare dalla sezione Ingresso per presentarsi brevemente alla comunità).

Poi, se vuoi discutere sugli avverbi in -mente sei liberissimo. Devi, però, farlo nella discussione apposita.

 

Prego tutti di restare in topic e di non rispondere pubblicamente a questo post di moderazione. Ulteriori chiarimenti, motivazioni e altre spiegazioni di qualsiasi tipo potranno essermi inviati via messaggio privato.

 

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Ciao @queffe, ti ringrazio per il cortese messaggio e colgo l'occasione per tornare in topic dicendo che non comprerei un libro in cui si suggerisce che l'uso di qualsiasi componente della lingua italiana è pregiudiziale ad una eventuale pubblicazione.

 

Il contenuto dei miei precedenti messaggi è da intendersi come argomentazione a supporto di questa personale preferenza.

 

Ciao

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Io ho votato no. Ormai basta andare su Youtube per trovare centinaia di video rivolti a "esordienti", pieni di consigli su cosa fare e cosa non fare, sugli errori più frequenti, ecc… Certo non si sente proprio la mancanza dell'ennesimo libro che dica "Evitate gli avverbi in -mente", "Evitate troppi aggettivi", "Non rompete le regole del POV", "Non usate cliché", "Non mettete la D eufonica in certi punti", "Non mettete personaggi scontati, come le varie Mary Sue", "Show, don't tell", "Parlate solo di ciò che sapete", "Non scrivete on-the-nose", "Evitate gli info-dump", "Evitate il filtering", "Usate con parsimonia i cliffhanger", "Rispettate la consecutio temporum" e via dicendo.

Però, queste cose potreste metterle sul vostro sito in un e-book scaricabile gratuitamente e destinato a coloro che vogliono pubblicare. In quel caso, per la mia innata curiosità, lo leggerei con la speranza di trovare qualcosa di nuovo.

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Ho votato no. Perché penso che l'unico modo per imparare a scrivere sia leggere, leggere e ancora leggere. Se hai la capacità di assorbire ciò che leggi ne ricavi formazione, che userai quando sarà il momento di scrivere. E non credo che possano essere stabilite, per essere accettati da un editore, altre regole, se non quella di essere in grado di scrivere un buon libro. Non tutti gli aspiranti scrittori, che sono sicuramente troppi, hanno i numeri per diventare tali e, se i numeri non ci sono, non c'è manuale che tenga: dedichino ad altro il loro tempo. 

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12 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

Lo comprerei lo stesso. Se poi mi dici che il testo è anche corredato di disegni...

Sì, è corredato da alcune vignette, almeno una per capitolo, che credo siano la ciliegina sulla torta di questo manuale e ne esprimono appieno lo spirito ironico. L'idea ci è venuta dopo aver progettato la copertina, che ha fatto ridere tutti in redazione e allora ci siamo detti: "Ma perché non creare dei disegni anche per il resto del libro?" E così è stato: sono già tutti pronti.

Il 7/6/2020 alle 22:33, butch ha scritto:

sarei interessato a una disamina estremamente dettagliata dei contratti editoriali, per capire con cognizione di causa cosa è lecito accettare e su cosa si può invece contrattare, anche e soprattutto distinguendo tra case editrici piccole, medie e grandi, e tra autori esordienti e non. Una guida ragionata e suffragata magari da statistiche e testimonianze di addetti ai lavori

Ripetiamo quando già detto a @Edmund Duke : noi siamo corretti e disponibili a discutere di modifiche. Un testo del genere andrebbe scritto non da un editore, ma da un legale con competenze specifiche in materia. 

10 ore fa, TuSìCheVale ha scritto:

Vorrei poter consultare almeno l'indice di questo volume.

Eh no, @TuSìCheVale , così non vale!   E scusa il gioco di parole. L'indice lo metteremo, ma alla fine del libro! :)

9 ore fa, lennox ha scritto:

colgo l'occasione per tornare in topic dicendo che non comprerei un libro in cui si suggerisce che l'uso di qualsiasi componente della lingua italiana è pregiudiziale ad una eventuale pubblicazione

Grazie per il tuo parere, @lennox : ti ci son voluti tre post per esprimerlo, ma alla fine ce l'ha fatta.

8 ore fa, dyskolos ha scritto:

Certo non si sente proprio la mancanza dell'ennesimo libro che dica "Evitate gli avverbi in -mente", "Evitate troppi aggettivi", "Non rompete le regole del POV", "Non usate cliché", "Non mettete la D eufonica in certi punti", "Non mettete personaggi scontati, come le varie Mary Sue", "Show, don't tell", "Parlate solo di ciò che sapete", "Non scrivete on-the-nose", "Evitate gli info-dump", "Evitate il filtering", "Usate con parsimonia i cliffhanger", "Rispettate la consecutio temporum" e via dicendo.

Sarebbe stato più corretto, caro @dyskolos , scrivere, come hanno fatto altri prima di te, che tu non senti la mancanza di un libro del genere, invece di usare un si impersonale, che potrebbe trasmettere l'impressione di un'opinione condivisa da tutti gli autori, come se stessi parlando a nome loro.

In ogni caso, entrando nel merito della questione, verrebbe da chiedersi come mai allora il 95% dei manoscritti che arrivano in redazione presentano sempre almeno uno, ma direi più d'uno, degli errori da te citati? Se tutti ormai li conoscono, perché continuano a sbagliare?
Forse non ti rendi conto che la maggior parte degli utenti del WD , specie quelli che lo frequentano con una certa regolarità, non rappresenta un campione significativo degli autori emergenti, che sono molto più ingenui e meno smaliziati. Noi, è vero, il nostro primo sondaggio l'abbiamo fatto qui, ben consapevoli che non avremmo ricevuto un coro di applausi; però credo sia giusto ricordare che là fuori esiste un mondo di persone con delle buone idee in testa, una discreta capacità di scriverle, ma ancora non abbastanza esperte da non cadere in sbagli che per tutti voi ormai sono "carta conosciuta", come si direbbe a Napoli.
Senza contare che da editori abbiamo sempre affermato, e tuttora lo diciamo, che non è importante la storia, ma il modo di raccontarla. Vale anche per noi: stiamo sperimentando un modo diverso, anzi inverso, di esprimere certi concetti, nella speranza che restino maggiormente impressi nella mente di chi legge.

8 ore fa, dyskolos ha scritto:

Però, queste cose potreste metterle sul vostro sito in un e-book scaricabile gratuitamente

Questa, se permetti, è un'uscita davvero molto, ma molto infelice. Ma come? Noi siamo una casa editrice No Eap, che non chiede un centesimo, che non impone l'acquisto di copie, che esegue un doppio editing, una doppia correzione bozze, che si occupa di ogni aspetto relativo alla pubblicazione, ma soprattutto del fatto che un autore non debba mai  e poi mai lavorare senza un compenso... e quando per una volta torniamo a vestire i panni di autori, dovremmo farlo gratis? Vorresti dire che, nel momento in cui abbiamo deciso di fondare una cooperativa editoriale formata da autori, abbiamo perso tutti i nostri diritti? Sulla base di quale criterio etico, morale o anche semplicemente giuridico te ne esci con questa affermazione?

6 ore fa, cheguevara ha scritto:

l'unico modo per imparare a scrivere sia leggere, leggere e ancora leggere

Siamo del tutto d'accordo. Non vediamo però perché tra queste letture non possa rientrare anche un libro che parli di scrittura.

Modificato da Aporema Edizioni
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Ho votato sì, per un semplice motivo: se davvero fatto bene, sarebbe molto utile a tutti, aspiranti scrittori e non. 

 

Concordo con chi sostiene che, prima di scrivere, bisogna leggere (moltissimo!); vero che "manuali" e consigli si trovano in ogni dove (ma quanto sono dispersivi e veramente utili?); non continuo su argomenti già trattati nel topic, ne ho citati un paio solo per dire che, essendo un semplice appassionato che si diletta nella "revisione" di componimenti letterari (ok, l'ho sparata grossa... 😅), ho "letto cose che voi umani..." (semi cit.), anche da assidui frequentatori del WD, che si reputano ormai al di sopra di ogni sospetto. 

 

Quindi un'opera del genere, breve, esaustiva e chiara (e così mi è parsa, da quanto ho intuito a suo tempo) direi che comunque è un toccasana. 

Se poi è pure economica (ovvero a portata di tutti), direi che sarebbe un must: forse non per scrittori affermati, certo... Ma - permettetemi - per la gran parte di quella platea, che è nascosta sull'altra faccia della luna, decisamente si.

 

My two laundry cents, of course. 

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9 ore fa, Aporema Edizioni ha scritto:

Sarebbe stato più corretto, caro @dyskolos , scrivere, come hanno fatto altri prima di te, che tu non senti la mancanza di un libro del genere, invece di usare un si impersonale, che potrebbe trasmettere l'impressione di un'opinione condivisa da tutti gli autori, come se stessi parlando a nome loro

 

Non era mia intenzione rivolgervi una critica negativa; dico solo che ormai i consigli di scrittura si trovano gratuitamente in Rete e senza sforzo (non li trovo solo io, eh). Anzi apprezzo molto quanto scritto sotto, che non sapevo, e lo ritengo onorevole:

9 ore fa, Aporema Edizioni ha scritto:

Noi siamo una casa editrice No Eap, che non chiede un centesimo, che non impone l'acquisto di copie, che esegue un doppio editing, una doppia correzione bozze, che si occupa di ogni aspetto relativo alla pubblicazione, ma soprattutto del fatto che un autore non debba mai  e poi mai lavorare senza un compenso..

 

 

Io comprerei un libro che si intitola "12 modi per infrangere i consigli di scrittura senza rischiare di essere scartati". Questo sarebbe molto interessante e lo acquisterei volentieri scaricandolo anche a 15 euro dal vostro sito. Una bella novità degna di nota e che, credo, si può fare col materiale che avete raccolto finora e che sicuramente non si trova in Rete (non agevolmente, almeno). Ciò sarebbe di vero interesse per tutti, o almeno credo (come diceva Ligabue :)), anche per gli esordienti.

Quanto al farlo gratis, rilevo che c'è chi lo fa. E lo sostengo moralmente perché credo che l'interesse di una casa editrice sia migliorare i propri autori e aspiranti tali. Quel libro potrebbe anzi farvi bene: più interessi, più scrittori, migliore distribuzione, ecc…

Il mio è solo un umile suggerimento, non una critica gratuita e negativa per partito preso. Non perdete nessun diritto facendo così, credo.

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7 minuti fa, dyskolos ha scritto:

perché credo che l'interesse di una casa editrice sia migliorare i propri autori e aspiranti tali.

Già, in che modo? Regalando un libro, frutto della propria fatica, a tutti? Compresi quelli che poi pubblicheranno in self o con altri editori? Geniale, semplicemente geniale!
Senza contare che, lo ripeto per la millesima volta, la nostra è una cooperativa di autori e non vedo perché, le poche volte che riusciamo a scrivere qualcosa - perché ormai siamo impegnati dalla mattina alla sera, e a volte anche di notte, festivi compresi, a editare - non dovremmo avere gli stessi diritti di qualsiasi altro autore. Ho scritto gli stessi, bada bene, non di più o di meno: gli stessi.

2 ore fa, H3c70r ha scritto:

 ho "letto cose che voi umani..." (semi cit.), anche da assidui frequentatori del WD, che si reputano ormai al di sopra di ogni sospetto. 

Immagina quelle che tocca leggere a noi, allora... Ed è per questo che teniamo corsi, oppure, non potendo tenerli, scriviamo libri.

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1 ora fa, Aporema Edizioni ha scritto:

non vedo perché, le poche volte che riusciamo a scrivere qualcosa - perché ormai siamo impegnati dalla mattina alla sera, e a volte anche di notte, festivi compresi, a editare - non dovremmo avere gli stessi diritti di qualsiasi altro autore. Ho scritto gli stessi, bada bene, non di più o di meno: gli stessi.

 

Io apprezzo quello che fate e ciò vi fa onore. Dico solo che un libro che s'intitola "12 modi per infrangere i consigli di scrittura senza rischiare di essere scartati" è molto più interessante e io, e credo anche altri, lo comprerei a pagamento, non gratis. Vi consente di parlare degli errori tipici nella prima parte e poi di fare un passo avanti nella seconda. Tra l'altro, questa tecnica, che potremmo considerare una variante del contrappunto, in cui si afferma dapprima una cosa e poi se ne nega o attenua l'importanza, è molto apprezzata dai lettori. Inoltre vi distingue dalla massa dei latori di consigli, vi fa spiccare.

Potreste anche dare un taglio ironico e semi-umoristico al testo.

Anche qui ho inconsciamente usato il contrappunto, perché all'inizio ho "parlato male" dei consigli di scrittura e poi ho finito con il darne uno (il contrappunto, appunto, scusate il gioco di parole :rolleyes:)

 

1 ora fa, Aporema Edizioni ha scritto:

Già, in che modo?

 

Bella domanda! Io non saprei come rispondere, ma un primo passo è scrivere quel libro; il secondo è che potrei anche scriverlo io, e senza compenso.

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17 ore fa, cheguevara ha scritto:

Non tutti gli aspiranti scrittori, che sono sicuramente troppi, hanno i numeri per diventare tali e, se i numeri non ci sono, non c'è manuale che tenga: dedichino ad altro il loro tempo. 

 

In questa frase si può racchiudere anche il mio parere.
Non acquisterei un libro che insegna a scrivere, e non perché non ne abbia bisogno, ma perché ciò di cui ho bisogno io non è ciò di cui necessita Picopallo. Se sono una persona accorta, che ha voglia di imparare, che è disposta a mettere da parte la propria supponenza in favore di una passione grazie alla quale riuscire a comunicare meglio, allora avrò già sopperito alle mancanze date dagli errori più frequenti, apprendendo da chi prima di me ha fatto la letteratura. Chi meglio può insegnare se non la letteratura stessa?

Troppa conoscenza e troppo poco tempo per assimilarla tutta. Mai sprecherei il mio per un manuale... perché la realtà è che si ha tutto il diritto di scegliere i propri mentori, le guide cui rivolgersi, e nel mio caso semplicemente fanno più presa Joyce, Dolstoevskij, Wilde e Austen, ma anche Follett, King, Smith e Ruiz Zafón (ma solo per citarne alcuni).

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