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Alberto Tosciri

Tramonto

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commento

 

Lucio e Gabriele erano due bambini che giocavano senza scambiarsi una parola. Nel loro spazio preferito, un piccolo quadrato di terra battuta  al centro di una fila di palazzine di cemento, non volevano che nessuno si avvicinasse, né adulti né coetanei. La loro reazione era uguale, per quanto apparentemente innocua: smettevano di scavare  piccole buche intorno ad alberi e siepi rinsecchiti, accumulare ghiaino, allineare foglie cadute come morti di guerra, fare strani gesti e fissavano in faccia i disturbatori.

Nessuno dei loro coetanei interferiva, ne avevano abbastanza di quei due tipi strani che passavano interi pomeriggi nei loro silenziosi e stupidi giochi, senza frequentare nessuno.

Li spiavano dai balconi delle loro case. I primi tempi qualcuno aveva tentato di lanciare nella loro direzione qualcosa ma qualunque oggetto, per quanto lanciato con forza, dopo una lieve discesa sembrava rimbalzare e andava a colpire le lenzuola stese ai piani sottostanti e talvolta anche i vetri, suscitando un pandemonio fra i condomini. I lanciatori venivano scoperti e presi a sberle dai loro genitori. Forse se avessero visto come gli oggetti lanciati con precisione cambiavano traiettoria si sarebbero posti delle domande.

Gabriele scavava piccoli fossati sotto le siepi, Lucio vi poneva pietre in ordine sparso, meditava. Gabriele allungava la mano per levare una pietra e Lucio alzava la sua come a chiedere di aspettare o cambiare idea. Talvolta Gabriele lo accontentava. Talvolta no. Il favore era reciproco nelle fasi successive del gioco; in altre stavano immobili a fissare il piccolo mondo che avevano creato e i loro sguardi erano seri. Si guardavano negli occhi a lungo. Un’espressione difficile da descrivere. Un loro compagno di scuola che passava nelle vicinanze li aveva visti in uno di questi momenti particolari e da quel giorno non passò mai più in quella parte di cortile, preferendo fare un lungo giro per arrivare a casa sua.

E nessuno si era mai accorto delle ombre della sera. Quando calavano nel cortile formavano delle macchie  sul terreno e sulle mura giallastre dei palazzi alle quali nessuno faceva caso. Un attento osservatore forse avrebbe notato qualcosa di strano, ma senza capire. Le ombre si dividevano, una parte dietro Gabriele, una parte dietro a Lucio. Restavano immobili, non avanzavano con il calare del sole. Non erano ombre. Attendevano. Osservavano. I due bambini si alzavano e indicavano con gesti solenni il terreno alle ombre, facendosi avvolgere dal loro manto suadente che acuiva gli odori di una siepe di rosmarino e un cespuglio di menta in maniera anomala, inebriante, come un tramonto d’oriente sotto un cielo di fiamma. I grilli smettevano di frinire. Le ombre volteggiavano lentamente intorno a Lucio e Gabriele, assimilavano i loro gesti e poi, con una unanime mossa repentina si alzavano in volo, dirigendosi e separandosi oltre le nuvole.

Nel maestoso silenzio della sera percepito dagli uomini, nel cielo si scatenava una furiosa battaglia.

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2 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

. I primi tempi qualcuno aveva tentato di lanciare nella loro direzione qualcosa ma qualunque oggetto, per quanto lanciato con forza, dopo una lieve discesa sembrava rimbalzare e andava a colpire le lenzuola stese ai piani sottostanti e talvolta anche i vetri, suscitando un pandemonio fra i condomini. I lanciatori venivano scoperti e presi a sberle dai loro genitori. Forse se avessero visto come gli oggetti lanciati con precisione cambiavano traiettoria si sarebbero posti delle domande.

qui non si capisce chi tira i sassi verso chi. Inoltre non è chiaro perché gli oggetti lanciati dovessero cambiare traiettoria. manca qualcosa.

2 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Gabriele allungava la mano per levare una pietra e Lucio alzava la sua come a chiedere di aspettare o cambiare idea.

forse intendevi dire : "chiedere di aspettare o dirgli che aveva cambiato idea" oppure " dirgli di cambiare idea"; ma " chiedere di cambiare idea" è molto confusa come frase.

2 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Talvolta Gabriele lo accontentava. Talvolta no. Il favore era reciproco nelle fasi successive del gioco;

detto così sembra quasi che fosse un favore reciproco quello di non accontentarlo. modestamente avrei messo l'inizio di questa frase a capo visto che hai cambiato discorso.

2 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Un loro compagno di scuola che passava nelle vicinanze li aveva visti in uno di questi momenti particolari e da quel giorno non passò mai più in quella parte di cortile, preferendo fare un lungo giro per arrivare a casa sua.

anche qui, non ho capito la reazione. Pensavano che fossero omosessuali e se n'é andato per questo? allora sarebbe stato meglio specificare l'anno dove si svolge perché oggi giorno non c'é più questo bigottismo.

2 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Le ombre si dividevano, una parte dietro Gabriele, una parte dietro a Lucio. Restavano immobili, non avanzavano con il calare del sole. Non erano ombre. Attendevano. Osservavano.

io pensavo che le ombre rappresentassero figurativamente i due bambini, ma poi dici che non sono ombre, allora cosa sono? chi osservava e attendeva?

 

2 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

. I due bambini si alzavano e indicavano con gesti solenni il terreno alle ombre, facendosi avvolgere dal loro manto suadente che acuiva gli odori di una siepe di rosmarino e un cespuglio di menta in maniera anomala, inebriante, come un tramonto d’oriente sotto un cielo di fiamma.

Anche qui passo confuso. 

 

2 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Le ombre volteggiavano lentamente intorno a Lucio e Gabriele, assimilavano i loro gesti e poi, con una unanime mossa repentina si alzavano in volo, dirigendosi e separandosi oltre le nuvole.

Nel maestoso silenzio della sera percepito dagli uomini, nel cielo si scatenava una furiosa battaglia.

ombre che volano? il cielo da battaglia? sono molto confusa.

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46 minuti fa, scrittricepazza ha scritto:
2 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

. I primi tempi qualcuno aveva tentato di lanciare nella loro direzione qualcosa ma qualunque oggetto, per quanto lanciato con forza, dopo una lieve discesa sembrava rimbalzare e andava a colpire le lenzuola stese ai piani sottostanti e talvolta anche i vetri, suscitando un pandemonio fra i condomini. I lanciatori venivano scoperti e presi a sberle dai loro genitori. Forse se avessero visto come gli oggetti lanciati con precisione cambiavano traiettoria si sarebbero posti delle domande.

qui non si capisce chi tira i sassi verso chi. Inoltre non è chiaro perché gli oggetti lanciati dovessero cambiare traiettoria. manca qualcosa.

Certo che manca qualcosa. Gli oggetti lanciati urtavano contro una barriera invisibile di cui non saprei spiegare le caratteristiche scientifiche, forse perché non esiste o esiste solo nei racconti fantascienza e fantasy, dove se dicono che un oggetto urta qualcosa di invisibile si tratta di fantascienza o magia da prendere così.

Del resto nelle favole non spiegano scientificamente perché le navi volano. Volano e basta.

 

50 minuti fa, scrittricepazza ha scritto:
3 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Gabriele allungava la mano per levare una pietra e Lucio alzava la sua come a chiedere di aspettare o cambiare idea.

forse intendevi dire : "chiedere di aspettare o dirgli che aveva cambiato idea" oppure " dirgli di cambiare idea"; ma " chiedere di cambiare idea" è molto confusa come frase.

Il tuo ragionamento è logico. Ho abbreviato la descrizione di un gesto che indica a un altro di aspettare prima di compiere una determinata azione.

 

53 minuti fa, scrittricepazza ha scritto:
3 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Talvolta Gabriele lo accontentava. Talvolta no. Il favore era reciproco nelle fasi successive del gioco;

detto così sembra quasi che fosse un favore reciproco quello di non accontentarlo. modestamente avrei messo l'inizio di questa frase a capo visto che hai cambiato discorso.

 

no, il discorso proseguiva, al posto di mettere un punto ho messo punto e virgola. Volevo dire che a volte prima un ragazzo non acconsentiva a qualcosa del gioco e l'altro accettava, poi accadeva viceversa, in modo tacitamente condiviso.

3 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Talvolta Gabriele lo accontentava. Talvolta no. Il favore era reciproco nelle fasi successive del gioco; in altre stavano immobili a fissare il piccolo mondo che avevano creato e i loro sguardi erano seri.

 

58 minuti fa, scrittricepazza ha scritto:
3 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Un loro compagno di scuola che passava nelle vicinanze li aveva visti in uno di questi momenti particolari e da quel giorno non passò mai più in quella parte di cortile, preferendo fare un lungo giro per arrivare a casa sua.

anche qui, non ho capito la reazione. Pensavano che fossero omosessuali e se n'é andato per questo? allora sarebbe stato meglio specificare l'anno dove si svolge perché oggi giorno non c'é più questo bigottismo.

No. Mai pensato nemmeno di sfuggita di far passare i due ragazzini per omosessuali, non c'entra l'omosessualità. I due si guardavano a vicenda seriamente perché erano consapevoli, ma solo loro, di aver fatto qualcosa di tremendamente importante, grave, forse pericoloso, sicuramente qualcosa di non umano. Può darsi che anche loro non fossero pienamente umani. Lo sguardo non era amorevole ma diabolico. Il loro compagno che li aveva visti si era spaventato a morte per quello sguardo.

 

1 ora fa, scrittricepazza ha scritto:
3 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

. I due bambini si alzavano e indicavano con gesti solenni il terreno alle ombre, facendosi avvolgere dal loro manto suadente che acuiva gli odori di una siepe di rosmarino e un cespuglio di menta in maniera anomala, inebriante, come un tramonto d’oriente sotto un cielo di fiamma.

Anche qui passo confuso. 

Si lo immagino. Ho abbreviato molto trattandosi di un frammento. Potevo spiegare che le ombre erano in realtà entità superiori del bene e del male che prendevano ordini dai due bambini (che non sono semplici bambini). Lucio riporta alla dicitura di  luce, chi è il portatore di luce? Lucifero. Gabriele ha la radice ebraica El che richiama la divinità, il nome di Dio in ebraico, come anche Michele e le varie radici che terminano in El. I due bambini, male e bene, stavano impartendo ordini di battaglia alle forze del male e del bene. Non chiedermi il perché. È una storia inventata. Spiegando tutto la questione si faceva troppo burocratica e noiosa. Ma riconosco i miei limiti, a volte penso che tutti conoscano piccoli riferimenti, come quelli che  sto rivelando e che facilitano la comprensione. Ma sono io in difetto a pensarlo.

 

1 ora fa, scrittricepazza ha scritto:
3 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Le ombre si dividevano, una parte dietro Gabriele, una parte dietro a Lucio. Restavano immobili, non avanzavano con il calare del sole. Non erano ombre. Attendevano. Osservavano.

io pensavo che le ombre rappresentassero figurativamente i due bambini, ma poi dici che non sono ombre, allora cosa sono? chi osservava e attendeva?

Hai visto quasi giusto, nel senso che le ombre, il male e il bene rappresentano i due bambini. Ma non sono ombre. Ho detto che si confondevano con le ombre della sera che si allungavano sui palazzi. Ma non erano ombre. Che cos'erano? Possono essere una forma per dire le forze del male e del bene. Sono loro che osservavano e sono loro che attendevano.

Talvolta lascio in sospeso, non riesco a descrivere ogni mossa che fa Tizio, è sottinteso che se dico:Tizio non è un ombra. Attende. Osserva. Chi è che attende? Sempre il soggetto messo  all'inizio. Ma certo riconosco che non è di facile comprensione.

1 ora fa, scrittricepazza ha scritto:
3 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

. I due bambini si alzavano e indicavano con gesti solenni il terreno alle ombre, facendosi avvolgere dal loro manto suadente che acuiva gli odori di una siepe di rosmarino e un cespuglio di menta in maniera anomala, inebriante, come un tramonto d’oriente sotto un cielo di fiamma.

Anche qui passo confuso. 

Ti do ragione. Io vivo in campagna e quando cala la sera e  l'umidità gli odori delle erbe, rosmarino, menta, mirto, finocchio selvatico, diventano intensi. Il cielo di fiamma lo fa  talvolta il  riverbero del sole al tramonto o al sorgere, credo in tutto il mondo.

 

1 ora fa, scrittricepazza ha scritto:
3 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Le ombre volteggiavano lentamente intorno a Lucio e Gabriele, assimilavano i loro gesti e poi, con una unanime mossa repentina si alzavano in volo, dirigendosi e separandosi oltre le nuvole.

Nel maestoso silenzio della sera percepito dagli uomini, nel cielo si scatenava una furiosa battaglia.

ombre che volano? il cielo da battaglia? sono molto confusa.

Le ombre del male e del bene, presi gli ordini dai loro superiori  (i due bambini che non sono bambini) volano in cielo e scatenano la loro furiosa battaglia quotidiana che dura dall'eternità. Una battaglia di cui gli uomini, i comuni mortali non sentono nulla, di cui non si accorgono di nulla. Sembra tutto silenzio.

 

Mi dispiace che questo frammento fantasy ti abbia confusa, è tutta colpa mia che non sono riuscito a spiegare tutti i particolari e tutti i compiti dei personaggi, ne sarebbe venuto almeno un racconto lungo di 16000 caratteri, cosa che peraltro potevo fare, essendoci la sezione apposita o addirittura postarlo nei racconti a capitoli e fare anche un romanzo breve, dove potevo dilungarmi.

Volevo provare a fare un frammento e necessariamente dovevo omettere molte cose per me ovvie, pur non avendo letto troppo fantasy ma abbastanza mitologia...

Ho molto da imparare e ti ringrazio per le tue osservazioni, di cui terrò conto.

 

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Ciao @Alberto Tosciri

leggendo il tuo frammento, la prima sensazione che ho provato è stata di curiosa inquietudine e quindi sono arrivata fino alla fine.

Mi piace quando una particolare sensibilità, che è frutto esclusivo dell'innocenza dei bambini, viene raccontata come in una fiaba.

Quando scrivi:

 "non volevano che nessuno si avvicinasse, né adulti né coetanei."

mi piace, indica che questi bambini così atipici hanno creato un loro mondo interiore.

Probabilmente un racconto così breve non rende fino in fondo la scoperta finale, forse avrei tagliato qualche parte prima, tipo:

"I primi tempi qualcuno aveva tentato di lanciare nella loro direzione qualcosa ma qualunque oggetto, per quanto lanciato con forza, dopo una lieve discesa sembrava rimbalzare e andava a colpire le lenzuola stese ai piani sottostanti e talvolta anche i vetri, suscitando un pandemonio fra i condomini. I lanciatori venivano scoperti e presi a sberle dai loro genitori. Forse se avessero visto come gli oggetti lanciati con precisione cambiavano traiettoria si sarebbero posti delle domande."

Secondo me distoglie l'attenzione dalla parte finale che è la parte clou del racconto.

Avrei usato le 4 righe come sopra per aumentare la suspense che accompagna il lettore  al finale e mi sarei concentrata proprio sulla conclusione per dare più peso specifico alla storia.

La parte interessante è proprio quando il mondo fisico si unisce a quello metafisico e i due bambini ne sono il "ponte":

"Le ombre si dividevano, una parte dietro Gabriele, una parte dietro a Lucio. Restavano immobili, non avanzavano con il calare del sole. Non erano ombre. Attendevano" e ancora "Le ombre volteggiavano lentamente intorno a Lucio e Gabriele, assimilavano i loro gesti e poi, con una unanime mossa repentina si alzavano in volo, dirigendosi e separandosi oltre le nuvole."

La frase finale riprende il concetto della frase iniziale: la solitudine che è una qualità di questi due protagonisti, unici interlocutori di questi "esseri" metafisici che nessuno sente nel silenzio percepito come tale, ma in realtà essere "una furiosa battaglia."

Comunque interessante e scorrevole la lettura.

Non ho da sottolineare nessun errore grammaticale o di forma.

 

A rileggerti presto!

 

Chiara

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Ciao @Alberto Tosciri :)

Mi fa molto piacere ritrovarti e leggerti.

Il titolo del tuo frammento mi ha fatto pensare che si trattasse di "Baumurtas"  e, invece, si parla di due personaggi nuovi! 

La trama è originale, Alberto, è intrigante e la vicenda mi ha subito incuriosita: dai  nomi di battesimo dei protagonisti (Gabriele e Lucio), comuni a tanti bambini, non si sospetterebbe mai la loro vera personalità, né la missione, ma continuando la lettura appare evidente che i nomi non siano stati scelti a caso: ho pensato alle "schiere degli angeli" e, di fatto, la tua risposta a Scrittricepazza ha confermato la mia sensazione. Personalmente, solo per una questione di  coerenza di "ruolo",  avrei scelto "Michele" come nome anziché  "Gabriele" in quanto "Michele" è il "guerriero" per antonomasia, colui che guida le milizie celesti nelle lotte apocalittiche, mentre Gabriele è il "messaggero" di Dio (l'angelo dell'Annunciazione). 

Forse, una maggior caratterizzazione dei due personaggi darebbe più forza, più energia alla storia che, di fatto, dovrebbe lasciar presagire una lotta tremenda (quella tra il bene e il male), mentre l'atmosfera evocata è quasi malinconica. Magari potresti aggiungere un paio di dettagli sui tratti fisici principali dei due temibili contendenti: lo sguardo, le mani,  ma anche il portamento o la gestualità (qualche aggettivo che renda la "potenza" delle forze in gioco).

Per quanto riguarda lo stile, nulla da dire: a me piace il tuo modo di scrivere proprio per quella sorta di malinconia suggestiva che lo contraddistingue.  Non trovo, ovviamente, errori di alcun tipo, anzi le frasi sono chiare e ben costruite. 

Se posso, per dare un po' di movimento alla narrazione, introdurrei qualche piccolissima variazione:

 

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

Lucio e Gabriele erano due bambini che giocavano senza mai scambiarsi una parola. Nel loro spazio preferito, un piccolo quadrato di terra battuta al centro di una fila di  tra le palazzine di cemento, non volevano che nessuno si avvicinasse, né adulti né coetanei. La loro reazione era uguale, per quanto apparentemente innocua:  

  Non preciserei che si tratta di bambini: l'azione che compiono è inequivocabile e nel corso della narrazione appare subito chiaro che lo siano. Forse, anziché "la loro reazione era uguale, per quanto apparentemente innocua:"  direi "Reagivano nello stesso modo repentino e apparentemente innocuo: ".

 

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

Li spiavano dai balconi delle loro case. I primi tempi qualcuno, per dispetto, aveva tentato di lanciare  scagliare qualcosa nella loro direzione, qualcosa ma qualunque oggetto, per quanto lanciato con forza, dopo una lieve discesa sembrava rimbalzare e andava a colpire le lenzuola stese ai piani sottostanti e talvolta i vetri delle finestre, suscitando un pandemonio fra i condomini. I lanciatori venivano scoperti e presi a sberle dai loro genitori.  

Cambierei il verbo "lanciare" con "scagliare" per evitare la ripetizione. 

Al posto di "lanciatori" forse potrebbe andare bene "colpevoli" o "discoli" o "monelli"? 

 

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

Gabriele scavava piccoli fossati sotto le siepi, Lucio vi poneva pietre in ordine sparso e si soffermava a meditare. meditava. Gabriele allungava la mano per levare una pietra e Lucio alzava la sua come a chiedere di aspettare o cambiare idea. Talvolta Gabriele lo accontentava. Talvolta no. Il favore era reciproco nelle fasi successive del gioco; in altre stavano immobili a fissare il piccolo mondo che avevano creato e i loro sguardi erano seri. 

  "Se Gabriele toglieva una pietra, Lucio, con un gesto della mano, gli intimava di non farlo. Talvolta Gabriele lo assecondava, talvolta no. Si scambiavano favori simili durante il gioco e, ogni tanto, rimanevano immobili a fissare, con sguardo grave, il piccolo mondo appena creato. "

 

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

Un loro compagno di scuola che passava nelle vicinanze li aveva visti in uno di questi momenti particolari e da quel giorno non passò mai più in quella parte di cortile, preferendo fare un lungo giro per arrivare a casa sua.

 Credo che rivedrei questa frase: "Un compagno di scuola, tempo prima, li aveva sorpresi in questo singolare frangente e da allora evitò di passare dal cortile preferendo allungare il tragitto per arrivare a casa pur di non assistere più a .../non provare più quella sensazione di ... " Dovresti, secondo me, precisare il motivo per cui il bambino decide di non passare più di là.

 

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

E nessuno si era mai accorto delle ombre della sera. Quando calavano nel  che calando sul cortile creavano macchie per  terra  sul terreno e sulle mura giallastre dei palazzi. alle quali nessuno faceva caso. Un attento osservatore forse avrebbe notato qualcosa di strano, ma senza capire. non avrebbe mai immaginato di cosa si trattasse.  Le ombre si dividevano formando due schiere, una parte  si metteva alle spalle di Gabriele, una parte  alle spalle di Lucio. Schiere di ombre che restavano immobili, non avanzavano con il calare del sole. Non erano semplici ombre. Attendevano. Osservavano.

I due bambini, ad un certo punto, si alzavano sollevavano da terra e, con gesti solenni, indicavano il terreno alle ombre, facendosi avvolgere dal loro manto suadente che acuiva gli odori di una siepe di rosmarino e un cespuglio di menta in maniera anomala, inebriante, come un tramonto d’oriente sotto un cielo di fiamma. I grilli smettevano di frinire.

 Ho modificato qualcosa, ma è sempre questione di gusto personale. 

L'ultima parte della frase, invece, non mi convince: "suadente" non credo vada bene come aggettivo per un "manto", quale idea volevi rendere? Adoro la siepe di rosmarino, il cespuglio di menta, i grilli, ma sembrano elementi stonati messi qui, solo alla fine: forse dovresti essere specifico e preciso anche all'inizio della storia quando parli di alberi e siepi, altrimenti si nota una certa incoerenza. Idem per "tramonto d'oriente sotto un cielo di fiamma": è un'immagine molto bella (anche se non capisco bene la scelta "d'oriente"  per il tramonto), ma sembra estranea allo stile usato fin qui. 

 

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

Le ombre volteggiavano lentamente intorno a Lucio e a Gabriele, assimilavano i loro gesti e poi, con una unanime mossa repentina si alzavano in volo dirigendosi e separandosi oltre le nuvole.

Nel maestoso silenzio della sera percepito dagli uomini, nel cielo si scatenava una furiosa battaglia.

Non capisco bene cosa significa  "separandosi".

La frase finale è potentemente fantasy, mi piace. Forse cambierei così: "Maestoso il silenzio della sera sulla terra, ma in cielo si stava scatenando una furiosa battaglia."   

 

Spero che non ti dispiaccia il mio intervento, Alberto: cosa ne pensi? 

Grazie, a presto!  :flower:
 

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Grazie @Pincopalla per la tua lettura e il gradito commento e per il tempo che vi hai dedicato.

Non mi è dispiaciuto affatto, anzi.

Trovo molto pertinenti le tue notazioni e limature, rivedrò il testo anche in base alle tue osservazioni e con molta attenzione. Hai ragione circa il nome dell'Angelo, Michele sarebbe stato più pertinente come guerriero; in effetti all'inizio non pensavo propriamente agli Angeli ma alle forze del bene e del male di tradizione mesopotamica, solo che il discorso si sarebbe andato a complicare oltre il dovuto e ho pensato di restare nella tradizione occidentale, una tradizione seppure non ortodossa ma apocrifa... e poi in fondo le tradizioni è bene anche mischiarle ogni tanto pur se si corre il rischio che ogni fantasia che si pensa sia ancora inferiore alla realtà...

Per separazione delle ombre intendevo far risaltare che si trattava di due forze diverse, che combattevano in campi avversi, seppure poco prima fossero quasi a contatto dei bambini, frammischiandosi alle ombre... Il bene e il male quasi una creatura unica che alla fine deve separarsi. Discorso che andrebbe ampliato oltre il frammento, naturalmente, ricco di considerazioni spirituali e letterarie.

Son contento che abbia trovato il finale "potentemente fantasy". Amo il genere, per quanto non abbia una cultura approfondita in tal senso. Le mie conoscenze moderne si fermano a Dune di F. Herbert, fantascienza ma con notevoli spunti fantasy, mistici e filosofici.

Per me come fantasy va bene  e può bastare anche l'Iliade e l'Odissea, oltre alla Divina Commedia, alla Gerusalemme Liberata e al Paradiso Perduto, ma riconosco che ci sono dei maestri del genere fantasy di altissimo livello che  da parte mia sarebbe opportuno conoscere.

 

Ti ringrazio ancora e ti saluto.

A presto.

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Caro @Alberto Tosciri

Questo frammento è davvero molto ben scritto, a mio parere. Mi piace il ritmo che dai al testo, l'atmosfera che sanno evocare, il suono delle parole. Si intuisce una trama originale, che incuriosisce e invoglia la lettura, ma purtroppo il frammento è troppo breve per dire di più.

I personaggi di Lucio e Gabriele sono ben descritti in quello che "fanno" ma forse manca un po' di spessore alla loro psicologia per capirli meglio: quanti anni anni hanno? dove vivono? in che epoca? 

  

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

La loro reazione era uguale, per quanto apparentemente innocua: smettevano di scavare  piccole buche intorno ad alberi e siepi rinsecchiti, accumulare ghiaino, allineare foglie cadute come morti di guerra, fare strani gesti e fissavano in faccia i disturbatori.

Ho la sensazione che qui manchi qualcosa. La loro reazione è troppo generico, dato che nella frase precedente hai parlato sia dei due bambini che delle persone che li osservano. Metteri piuttosto "La reazione di Lucio e Gabriele", o "La reazione dei due bambini"

 

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

di quei due tipi strani

Perde un po' di pathos: due tipi strani è molto generico. Potresti usare una descrizione più accurata, in linea con l'intensità del resto ddel testo!

3/6/2020 alle 10:56, Pincopalla ha scritto:

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

I primi tempi qualcuno aveva tentato di lanciare nella loro direzione qualcosa ma qualunque oggetto

Segnalo due cose: "i primi tempi" rispetto a quando? e poi credo manchi una virgola, dopo "qualcosa".

 

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

n attento osservatore forse avrebbe notato qualcosa di strano, ma senza capire.

Di nuovo utilizzi l'aggettivo "strano". A mio avviso troppo generico!

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

I due bambini si alzavano e indicavano con gesti solenni il terreno alle ombre, facendosi avvolgere dal loro manto suadente che acuiva gli odori di una siepe di rosmarino e un cespuglio di menta in maniera anomala, inebriante, come un tramonto d’oriente sotto un cielo di fiamma

Questa frase mi piace moltissimo.Ci sono i profumi,  i colori, il senso di mistero. Bravo. Io sono un'amante delle frasi lunghe, e ate riescono molto bene. Complimenti.

 

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

Nel maestoso silenzio della sera percepito dagli uomini, nel cielo si scatenava una furiosa battaglia.

Questa frase non regge invece. Nel... nel... : Io la cambierei in "Nel maestoso silenzio della sera, in cielo si scatenava una furiosa battaglia."

 

In conclusione, ho trovato questo frammento molto evocativo, intrigante, anche se forse manca di rilettura per "pulirlo" un po' dalle ripetizioni e dalle sviste grammaticali.

Ho letto anche il testo che hai postato precedentemente, e ho adorato la tua scrittura. Ti faccio i miei complimenti!

 

 

 

 

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Ciao @Alberto Tosciri , sono contento di poter leggere altro di tuo.

 

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

Lucio e Gabriele erano due bambini che giocavano senza scambiarsi una parola.

Il tuo frammento comincia con il botto: vedere due bambini giocare in silenzio preannuncia già una loro estrema particolarità a cui dovremo fare attenzione in futuro.

 

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

La loro reazione era uguale, per quanto apparentemente innocua: smettevano di scavare  piccole buche intorno ad alberi e siepi rinsecchiti, accumulare ghiaino, allineare foglie cadute come morti di guerra, fare strani gesti e fissavano in faccia i disturbatori.

Per far comprendere meglio questo passaggio metterei un piccolo antefatto prima di spiegare le reazioni, come: "Davanti a possibili disturbatori la loro reazione era la medesima, per quanto apparentemente innocua...", ovviamente eliminando il "disturbatori" a chiusura.

 

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

I primi tempi qualcuno aveva tentato di lanciare nella loro direzione qualcosa ma qualunque oggetto, per quanto lanciato con forza, dopo una lieve discesa sembrava rimbalzare e andava a colpire le lenzuola stese ai piani sottostanti e talvolta anche i vetri, suscitando un pandemonio fra i condomini.

Questa frase la vedrei meglio così:

"I primi tempi molti avevano tentato di lanciare nella loro direzione alcuni oggetti, con scarsi risultati; qualunque cosa, per quanto scagliata con forza, dopo una lieve discesa sembrava rimbalzare, colpendo ora le lenzuola stese ai piani sottostanti ora i vetri delle finestre, suscitando un pandemonio fra i condomini"

Ti spiego perché: dopo la prima frase sottolineerei subito l'insuccesso dell'azione, per poi scendere nel dettaglio sul perché; in questo modo, per me, si mantiene l'attenzione più alta fino a fine periodo.

 

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

Lucio vi poneva pietre in ordine sparso, meditava

Invece di "meditava" userei "meditando" togliendo la virgola e spiegando l'argomento che teneva impegnata la sua mente. A questo punto il lettore ha ben capito che ci troviamo di fronte a un duo "speciale" ed è giusto cominciare a dare qualche briciola in più.

 

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

Gabriele allungava la mano per levare una pietra e Lucio alzava la sua come a chiedere di aspettare o cambiare idea. Talvolta Gabriele lo accontentava. Talvolta no. Il favore era reciproco nelle fasi successive del gioco; in altre stavano immobili a fissare il piccolo mondo che avevano creato e i loro sguardi erano seri.

Il sapore di questa frase mi sa di consuetudine, ovvero di regolarità nel loro gioco. Se così fosse la imposterei un po' diversa, rivedendo alcuni tempi verbali perché così è un po' confusa.

L'ultima frase, inoltre, la metterei in realtà nel primo periodo:

"Delle volte Gabriele allungava la mano per levare una pietra incontrando quella di Lucio che chiedeva di aspettare o cambiare idea; in altre stavano immobili a fissare il piccolo mondo che avevano creato e i loro sguardi seri"

La frase del "favore reciproco" la rivedrei.

 

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

Un loro compagno di scuola che passava nelle vicinanze li aveva visti in uno di questi momenti particolari e da quel giorno non passò mai più in quella parte di cortile, preferendo fare un lungo giro per arrivare a casa sua.

Invece di "li aveva visti" metterei "li vide"

Mi fa sorridere come @scrittricepazza abbia trovato una vena di omosessualità in questa scena:

Il 5/6/2020 alle 22:52, scrittricepazza ha scritto:

Pensavano che fossero omosessuali e se n'é andato per questo? allora sarebbe stato meglio specificare l'anno dove si svolge perché oggi giorno non c'é più questo bigottismo.

,posso solo dire che da omosessuale mi è capitato di vivere anche al giorno d'oggi scene del genere. Purtroppo siamo ancora molto bigotti su alcune cose - non tutti ovviamente.

 

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

siepe di rosmarino e un cespuglio di menta in maniera anomala, inebriante, come un tramonto d’oriente sotto un cielo di fiamma.

I profumi, sinceramente, non mi fanno pensare molto all'oriente; forse ne avrei citati altri.

 

Nel complesso mi è piaciuto e trovo che tu abbia una grande fantasia che merita di essere sfruttata appieno.

Alla prossima!

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Ciao @niccat13  e @Mirkos91

Innanzi tutto vi ringrazio all'inizio entrambi  per i vostri commenti, e poi vi chiedo scusa per il mio deplorevole ritardo nel rispondervi, perché non è nel mio solito.

Ho sempre piacere nel rispondere quasi subito ai commenti, ma ultimamente frequento poco il WD, entrandoci solo di tanto in tanto.

 

@niccat13

Io ti ringrazio per il tuo apprezzamento. Il testo è parte iniziale di un mio progetto che, come tanti altri, è ancora agli inizi e non so se andrà avanti, pur avendo in mente per sommi capi l'andamento della storia. Lo spazio del frammento è in effetti troppo breve, però riconosco che i due bambini manchino di psicologia. La mia idea è che abbiano una decina d'anni e vivano in una periferia di città ancora a misura d'uomo in quanto la ambiento intorno alla metà degli anni Cinquanta del secolo scorso.

 

Il 10/6/2020 alle 10:25, niccat13 ha scritto:
Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

di quei due tipi strani

Perde un po' di pathos: due tipi strani è molto generico. Potresti usare una descrizione più accurata, in linea con l'intensità del resto ddel testo!

Sì, vero. Bisogna provvedere.

 

Il 10/6/2020 alle 10:25, niccat13 ha scritto:
Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

I primi tempi qualcuno aveva tentato di lanciare nella loro direzione qualcosa ma qualunque oggetto

Segnalo due cose: "i primi tempi" rispetto a quando? e poi credo manchi una virgola, dopo "qualcosa".

Condivido. I primi tempi vorrebbe essere rispetto a quando i bambini sono venuti ad abitare in quel luogo; in effetti però non ho specificato.

 

Il 10/6/2020 alle 10:25, niccat13 ha scritto:
Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

n attento osservatore forse avrebbe notato qualcosa di strano, ma senza capire.

Di nuovo utilizzi l'aggettivo "strano". A mio avviso troppo generico!

Anche qui condivido. Per descrivere i comportamenti anomali dei bambini avrei dovuto spiegare di più nel dettaglio.

 

Il 10/6/2020 alle 10:25, niccat13 ha scritto:
Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

Nel maestoso silenzio della sera percepito dagli uomini, nel cielo si scatenava una furiosa battaglia.

Questa frase non regge invece. Nel... nel... : Io la cambierei in "Nel maestoso silenzio della sera, in cielo si scatenava una furiosa battaglia."

 

Indubbiamente la tua riscrittura è corretta. Io volevo dare maggiore enfasi con quel "percepito dagli uomini" e anche con quel "nel" ripetuto volutamente a breve distanza. Ma devo rivedere il tutto perché evidentemente non funziona.

Sono daccordo certamente anche con i tuoi consigli di rilettura e ripulitura.

Ti ringrazio tanto per i complimenti.

A rileggerci.

 

 

@Mirkos91

Ti ringrazio per il tuo apprezzamento nel leggere qualcosa di mio.

 

Il 10/6/2020 alle 11:35, Mirkos91 ha scritto:
Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

La loro reazione era uguale, per quanto apparentemente innocua: smettevano di scavare  piccole buche intorno ad alberi e siepi rinsecchiti, accumulare ghiaino, allineare foglie cadute come morti di guerra, fare strani gesti e fissavano in faccia i disturbatori.

Per far comprendere meglio questo passaggio metterei un piccolo antefatto prima di spiegare le reazioni, come: "Davanti a possibili disturbatori la loro reazione era la medesima, per quanto apparentemente innocua...", ovviamente eliminando il "disturbatori" a chiusura.

Condivido. La frase come l'ho messa io è davvero tortuosa.

 

Il 10/6/2020 alle 11:35, Mirkos91 ha scritto:
Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

Gabriele allungava la mano per levare una pietra e Lucio alzava la sua come a chiedere di aspettare o cambiare idea. Talvolta Gabriele lo accontentava. Talvolta no. Il favore era reciproco nelle fasi successive del gioco; in altre stavano immobili a fissare il piccolo mondo che avevano creato e i loro sguardi erano seri.

Il sapore di questa frase mi sa di consuetudine, ovvero di regolarità nel loro gioco. Se così fosse la imposterei un po' diversa, rivedendo alcuni tempi verbali perché così è un po' confusa.

L'ultima frase, inoltre, la metterei in realtà nel primo periodo:

"Delle volte Gabriele allungava la mano per levare una pietra incontrando quella di Lucio che chiedeva di aspettare o cambiare idea; in altre stavano immobili a fissare il piccolo mondo che avevano creato e i loro sguardi seri"

La frase del "favore reciproco" la rivedrei.

Bellissima la tua costruzione. Eccellente consiglio.

 

E son daccordo anche con le tue successive notazioni. Hai sistemato molto meglio la costruzione delle frasi e la descrizione delle azioni. 

Posso capire anche l'equivoco in cui può essere incorso qualcuno nel riscontrare una vena di omosessualità nei due bambini, forse dettato dai loro sguardi, descritti come "momenti particolari". Ho scritto diversi testi che riguardano l'omosessualità, pur in forma molto velata, talvolta struggente, a tratti drammatica, ma in questo caso non era mia intenzione anche perché i due bambini rappresentano forze soprannaturali tendenzialmente nemiche, che difficilmente si  amerebbero e comunque, anche avvenendo, non come è inteso dagli uomini.

Chissà che l'equivoco non derivi da reminiscenze letterarie, dalla lettura del bellissimo e struggente romanzo Les Amitiés particulières di R. Peyrefitte, un capolavoro secondo me, da cui fu ricavato un film capolavoro nel 1964 di J.  Delannoy, sul quale non posso fare a meno di commuovermi ogni volta che lo vedo avendone pure imparato le battute in francese. Nessuno sarà mai più capace di eguagliare un libro del genere né girare un film così.

Se non lo conosci ti consiglio sia il libro che il film, quest'ultimo lo trovi anche su youtube, suddiviso in varie parti. Poi mi dirai.

 

Il 10/6/2020 alle 11:35, Mirkos91 ha scritto:
Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

siepe di rosmarino e un cespuglio di menta in maniera anomala, inebriante, come un tramonto d’oriente sotto un cielo di fiamma.

I profumi, sinceramente, non mi fanno pensare molto all'oriente; forse ne avrei citati altri.

Hai perfettamente ragione su questo punto, mi sono lasciato andare. L' Oriente che avevo in mente era più mediterraneo, pensavo a Al Andalus, la favolosa Spagna al tempo della dominazione araba, da me personalmente amata e mitizzata, in quanto gli Arabi furono anche in Sardegna.

Grazie ancora per i tuoi complimenti.

A rileggerci.

 

 

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Ciao! Il frammento è piacevole.

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

Nessuno dei loro coetanei interferiva, ne avevano abbastanza

Personalmente al posto della virgola metterei :

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

Li spiavano dai balconi delle loro case

sposterei la frase dopo interferiva. 

 

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

Talvolta Gabriele lo accontentava. Talvolta no.

Qui invece eviterei il punto e congiungerei con la virgola.

 

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

Un loro compagno di scuola che passava nelle vicinanze li aveva visti in uno di questi momenti particolari e da quel giorno non passò mai più in quella parte di cortile, preferendo fare un lungo giro per arrivare a casa sua.

passava/passò, cercherei un sinonimo.

 

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

Restavano immobili, non avanzavano con il calare del sole. Non erano ombre. Attendevano. Osservavano. I due bambini si alzavano e indicavano con gesti solenni il terreno alle ombre, facendosi avvolgere dal loro manto suadente

questi periodi sono un po' oscuri. Le ombre in realtà non sono ombre, poco dopo però i bambini indicano il terreno alle ombre. Forse sarebbe più chiaro utilizzare un sinonimo differente, o inserire degli aggettivi che indichino che quelle che appaiono come ombre in realtà non lo sono. Credo che l'uso del termine sia volontario e finalizzato a tenere nascosta la vera identità delle ombre, il che va benissimo ma scritto così, almeno personalmente, risulta poco chiaro. O forse le ombre sono ombre e ho colto solo il senso estetico della frase, non so. Credo non siano ombre dal momento che poco dopo viene detto "il loro manto", ma anche qui potrebbe trattarsi di una metafora. In generale da lettrice esterna resto perplessa.

 

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

dal loro manto suadente che acuiva gli odori di una siepe di rosmarino e un cespuglio di menta in maniera anomala, inebriante, come un tramonto d’oriente sotto un cielo di fiamma.

questa immagine mi piace molto, complimenti, davvero evocativa. 

 

Spero che il mio commento possa esserti utile, ovviamente è dettato da un puro parere personale che come tale va considerato.

A presto!

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Grazie @Ale_cassie per la tua lettura e commento.

Le tue osservazioni sono molto pertinenti e mi hanno dato da pensare circa l'aggiustamento di alcuni termini.

In quanto al problema delle ombre che non sono ombre, in effetti era qualcosa di evocativo, simbolico: potevano sembrare ombre a prima vista, ma in realtà erano qualcos'altro, entità, potenze del cielo e dell'inferno e altro, che potevano assumere varie sembianze, osservabili però solo dai bambini, che non erano bambini ma avevano assunto quella forma.

Certamente il tuo commento mi è stato utile e mi ha fatto piacere, come il tuo apprezzamento.

A presto.

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Buon sabato @Alberto Tosciri piacere di leggerti. Trovo il tuo titolo molto poetico, spero che lo sia anche il resto:D

 

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

Lucio e Gabriele erano due bambini che giocavano senza scambiarsi una parola. Nel loro spazio preferito, un piccolo quadrato di terra battuta  al centro di una fila di palazzine di cemento, non volevano che nessuno si avvicinasse, né adulti né coetanei. La loro reazione era uguale, per quanto apparentemente innocua: smettevano di scavare  piccole buche intorno ad alberi e siepi rinsecchiti, accumulare ghiaino, allineare foglie cadute come morti di guerra, fare strani gesti e fissavano in faccia i disturbatori.

L'incipit è interessante. La seconda frase l'ho riletta due volte in quanto poco immediata, parere personale. Direi: ghiaia invece che ghiaino.

 

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

I primi tempi qualcuno aveva tentato di lanciare nella loro direzione qualcosa ma qualunque oggetto, per quanto lanciato con forza, dopo una lieve discesa sembrava rimbalzare e andava a colpire le lenzuola stese ai piani sottostanti e talvolta anche i vetri, suscitando un pandemonio fra i condomini. I lanciatori venivano scoperti e presi a sberle dai loro genitori. Forse se avessero visto come gli oggetti lanciati con precisione cambiavano traiettoria si sarebbero posti delle domande.

Questa parte è molto interessante.

 

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

Gabriele scavava piccoli fossati sotto le siepi, Lucio vi poneva pietre in ordine sparso, meditava. Gabriele allungava la mano per levare una pietra e Lucio alzava la sua come a chiedere di aspettare o cambiare idea. Talvolta Gabriele lo accontentava. Talvolta no.

Domanda: I bambini sono sordomuti?

 

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

Il favore era reciproco nelle fasi successive del gioco; in altre stavano immobili a fissare il piccolo mondo che avevano creato e i loro sguardi erano seri. Si guardavano negli occhi a lungo. Un’espressione difficile da descrivere.

Questa frase è bellissima.

 

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

Un loro compagno di scuola che passava nelle vicinanze li aveva visti in uno di questi momenti particolari e da quel giorno non passò mai più in quella parte di cortile, preferendo fare un lungo giro per arrivare a casa sua.

Perchè?

 

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

E nessuno si era mai accorto delle ombre della sera. Quando calavano nel cortile formavano delle macchie  sul terreno e sulle mura giallastre dei palazzi alle quali nessuno faceva caso. Un attento osservatore forse avrebbe notato qualcosa di strano, ma senza capire. Le ombre si dividevano, una parte dietro Gabriele, una parte dietro a Lucio. Restavano immobili, non avanzavano con il calare del sole. Non erano ombre. Attendevano. Osservavano.

Davvero interessante.

 

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

I due bambini si alzavano e indicavano con gesti solenni il terreno alle ombre, facendosi avvolgere dal loro manto suadente che acuiva gli odori di una siepe di rosmarino e un cespuglio di menta in maniera anomala, inebriante, come un tramonto d’oriente sotto un cielo di fiamma.

Magico.

 

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

I grilli smettevano di frinire. Le ombre volteggiavano lentamente intorno a Lucio e Gabriele, assimilavano i loro gesti e poi, con una unanime mossa repentina si alzavano in volo, dirigendosi e separandosi oltre le nuvole.

Sto pensando agli angeli.<3

 

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

Nel maestoso silenzio della sera percepito dagli uomini, nel cielo si scatenava una furiosa battaglia.

Perchè battaglia? Forse scatenavano la rabbia che avevano dentro?

 

Conclusione: Frammento molto interessante, va a intuito. Ogni tua frase è scorrevole ed è ricca di significati. Personalmente la battaglia di Gabriele e Luca la interpreto come una battaglia interiore. La frase: Lucio e Gabriele erano due bambini che giocavano senza scambiarsi una parola. mi fa pensare a maggior ragione che i due bambini siano sordomuti. Il testo nel complesso è molto poetico. Mi piace pensare che il tramonto sia una via di fuga, una dolce via di fuga. Il frammento, se pur breve, mi piace e ti faccio molto volentieri i miei complimenti.

Buon week-end :flower:

-Floriana-

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Ciao @Floriana  grazie per il tuo gradito commento.

 

5 ore fa, Floriana ha scritto:
Quota

Gabriele scavava piccoli fossati sotto le siepi, Lucio vi poneva pietre in ordine sparso, meditava. Gabriele allungava la mano per levare una pietra e Lucio alzava la sua come a chiedere di aspettare o cambiare idea. Talvolta Gabriele lo accontentava. Talvolta no.

Domanda: I bambini sono sordomuti?

No, non lo sono. Ma forse non hanno bisogno di parlare, si capiscono con il pensiero, sono creature superiori. Non sempre quelli che hanno il dono della parola ne fanno un buon uso. Da bambino conoscevo un coetaneo sordomuto che comunicava a gesti e io andavo molto daccordo con lui,  talvolta giocavamo assieme  a soldatini, all'aperto davanti alle nostre case e ingaggiavamo lunghe battaglie silenziose e incruente. Ricordo ancora con molta nostalgia e affetto quei momenti. Sono stati giorni felici.

 

5 ore fa, Floriana ha scritto:
Quota

Un loro compagno di scuola che passava nelle vicinanze li aveva visti in uno di questi momenti particolari e da quel giorno non passò mai più in quella parte di cortile, preferendo fare un lungo giro per arrivare a casa sua.

Perchè?

I due bambini, Lucio e Gabriele, sono due emanazioni di forze soprannaturali nemiche. Forse il male e il bene. Hanno assunto forma umana per imponderabili motivi, giocano assieme, ma stanno combattendo nel cielo,  non si amano. I loro sguardi di odio non dovevano essere sguardi normali, forse incutevano uno strano terrore, avvertibile dagli altri bambini, che se ne tenevano alla larga.

 

5 ore fa, Floriana ha scritto:
Quota

I grilli smettevano di frinire. Le ombre volteggiavano lentamente intorno a Lucio e Gabriele, assimilavano i loro gesti e poi, con una unanime mossa repentina si alzavano in volo, dirigendosi e separandosi oltre le nuvole.

Sto pensando agli angeli.<3

Sì, centrano anche gli angeli, sia quelli della Luce che quelli delle tenebre...

 

5 ore fa, Floriana ha scritto:
Quota

Nel maestoso silenzio della sera percepito dagli uomini, nel cielo si scatenava una furiosa battaglia.

Perchè battaglia? Forse scatenavano la rabbia che avevano dentro?

La battaglia sarebbe l'eterna lotta tra il Bene e il Male. Mi rendo conto che ci voleva un testo più lungo e ricco di particolari per poterlo descrivere per bene.

 

Ti  ringrazio tanto per i tuoi complimenti e per l'apprezzamento @Floriana

 

Buon fine settimana e a risentirci.

 

Alberto

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@Alberto Tosciri Ciao. Ti dirò che a me questo frammento è piaciuto molto. Mi ha intrigato fin da subito. Sì, è vero che le storie di bambini strani mi acchiappano facilmente, ma finita la lettura sono rimasto fermo nell'idea che questo sia un gran bel soggetto. Partiamo dalla tua idea di rappresentare non già un bambino solitario e schivo, che credo sia già stato usato in molti modi diversi da centinaia di storie, ma una coppia di bambini impegnati in una attività misteriosa. Questo spunto dà alla storia tutta un'altra dinamica anche perché i due ragazzini sembrano sapere perfettamente quello che stanno facendo. Da lettore ho percepito dall'inizio non il disagio della solitudine o una qualsiasi patologia sociale facilmente prevedibile, ma l'esistenza di un lavoro in essere finalizzato a un disegno superiore che non ci è dato sapere prima di arrivare alla fine, com'è giusto che sia, e nel frattempo rimane nell'aria, stimolando la curiosità del lettore e inserendo il frammento in un genere narrativo tra la fantascienza e il sovrannaturale. Il loro silenzio, il fatto che entrambi si muovano per conto loro con una certa disinvoltura, il fatto che escludano gli adulti e i loro coetanei troppo curiosi. Tutto sta a indicare un disegno non comune, come poi viene confermato verso la fine.

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

La loro reazione era uguale, per quanto apparentemente innocua: smettevano di scavare  piccole buche intorno ad alberi e siepi rinsecchiti, accumulare ghiaino, allineare foglie cadute come morti di guerra, fare strani gesti e fissavano in faccia i disturbatori.

Descrivere una per una le loro azioni in questa frase dove il punto è la reazione dei bambini all'intrusione degli adulti, diventa pesante. Ne tratterei magari in una nuova frase ad hoc precedente  a questa. Al di là di queste discutibili sciocchezze, però, ho percepito bene i piccoli gesti, gli sguardi e ,le movenze dei bambini, e ogni particolare contribuisce a creare la giusta atmosfera. Sono strani, è vero, ma sanno indubbiamente quello che fanno.

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

Forse se avessero visto come gli oggetti lanciati con precisione cambiavano traiettoria si sarebbero posti delle domande.

Il lettore inconsciamente se le pone di sicuro e la sua curiosità aumenta. Qui sembra di stare dalle parti di X-Files. Le puntate del serial nel corso delle prime stagioni cominciavano sovente con un fatto apparentemente inspiegabile che poi si andava a scoprire.

Il 5/6/2020 alle 20:39, Alberto Tosciri ha scritto:

Gabriele scavava piccoli fossati sotto le siepi, Lucio vi poneva pietre in ordine sparso, meditava. Gabriele allungava la mano per levare una pietra e Lucio alzava la sua come a chiedere di aspettare o cambiare idea. Talvolta Gabriele lo accontentava. Talvolta no. Il favore era reciproco nelle fasi successive del gioco; in altre stavano immobili a fissare il piccolo mondo che avevano creato e i loro sguardi erano seri. Si guardavano negli occhi a lungo. Un’espressione difficile da descrivere. Un loro compagno di scuola che passava nelle vicinanze li aveva visti in uno di questi momenti particolari e da quel giorno non passò mai più in quella parte di cortile, preferendo fare un lungo giro per arrivare a casa sua.

Sembrano riti magici che i due bambini stanno officiando lungo le strade del quartiere, e tutto sullo sfondo di un maestoso tramonto. Bello. Alla chiave di lettura finale non ci ero arrivato perché non avevo collegato i nomi, e tuttavia rimango dell'idea che non si dovrebbero mai porre domande dirette allo scrittore su ciò che non si è capito magari dopo una lettura frettolosa e superficiale come spesso sono quelle che diamo sui social. L'atmosfera è perfetta ed è quello che conta. Tutt'al più, se proprio si vuole, qualche indizio in più, ma è tutto a discrezione dell'autore. Ciao Alberto, alla prossima. :)

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Ciao @Roberto Ballardini

 

Ti ringrazio per aver “acchiappato” questo piccolo frammento di qualche mese fa e per aver subito percepito che c’era nell’aria “qualcosa” di particolare nei due bambini. Riconosco che appare strano vedere due bambini così, io stesso mi metterei a guardarli e a pensare ma da lontano, non si sa mai, e non penserei a chiamare i servizi sociali.

Le vie del Signore sono infinite, ma talvolta passano per le vie provvisorie degli uomini. In questo caso qualcosa è venuta a trovarci nelle nostre vie, nella nostra vita. Se il Bene e il Male potessero essere astrazioni che si concretizzano nella materia cioè nell’essere umano, ma anche nella sua dimensione infinita, l’anima, può darsi che queste astrazioni lottando fra di loro fin dall’eternità possano benissimo assumere le sembianze di due bambini mortali in uno squallido cortile condominiale (che non è mai squallido, anche se l’aspetto puramente materiale lascia a desiderare…). Bambini che apparentemente stanno giocando in aiuole polverose, muovendo la terra, la materia,  contrapponendosi; si vengono incontro sotto l’apparenza di smuovere a vicenda piccole pietre in buche che hanno fatto, in un  eterno gioco infantile e desueto. In realtà stanno muovendo le pedine della scacchiera del mondo e dei cieli che lo sovrastano, definendo i loro poteri, i loro limiti, le loro esigenze, senza scambiarsi una parola udibile da orecchio umano; loro non hanno bisogno di questo mezzo per comunicare…

A un frettoloso sguardo odierno i due potrebbero avere seri problemi… e anche questo fa parte del gioco. Che ne sanno gli uomini del Bene e del Male, dell’eterna battaglia che avviene ogni momento intorno a loro senza averne sentore, subendone soltanto gli effetti? Il Bene e il Male si stanno affrontando in quel cortile.

Mi piaceva l’idea di tentare di rendere, seppure parzialmente, questa cosa, questa emanazione d’infinito in una scena perfettamente banale, quotidiana che però poteva assumere quasi i connotati di una visione.

Si è trattato di una prova da parte mia, un esperimento, un frammento chiaramente non completo, perfezionabile.

Ciao e grazie ancora Roberto.

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