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fkafka

E se il fine giustificasse il mezzo? (provocazione sull'editoria a pagamento)

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Facciamo un'ipotesi totalmente assurda o forse no.

Mettiamo che un esordiente invece di pubblicare con una piccola casa editrice indipendente (romantica, idealista, attenta alla qualità e rigorosamente no eap) e di stappare lo spumante al raggiungimento delle 100 copie vendute (o 200, 300, fate voi), decida di pagarsi la pubblicazione con una casa editrice forte e spudorata, attenta unicamente al soldo e non alla qualità,  decisamente marketing oriented.

Mettiamo poi, sempre per ipotesi, che questo libro, pubblicato a pagamento, diventi invece un bestseller, o che comunque incontri il favore del pubblico, che ne apprezzi lo stile, la trama e in generale scopra così un nuovo autore di successo. Un successo vero, quindi. Magari riconosciuto anche da qualche premio importante. Un successo meritato ma nato da un peccato originale.

Ecco. in casi come questo l'editoria a pagamento può essere riabilitata?  

Seconda domanda per uscire dal mondo delle ipotesi e dei se: esistono casi del genere? 

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15 minuti fa, fkafka ha scritto:

Ecco. in casi come questo l'editoria a pagamento può essere riabilitata?

 

A mio parere no. :no:

Il fatto che una CE abbia non solo intascato il malloppo per pubblicare un'opera in cui non ha mai creduto di default, ma che poi abbia pure avuto una gran BDC (leggasi: botta di c***) perché il povero cristo è talentuoso, non mi sembra motivo sufficiente perché il suo sporco lavoro venga riabilitato. v_v

Anche perché credo che le CE che operano in questo modo desiderino in effetti proprio che accada quel che hai tu descritto (a parte intortare un pollo): guadagnare il guadagnabile oltre quel che hanno già guadagnato. :grat:

Accadesse una cosa del genere significherebbe che per una volta non è andata bene solo a loro, ma anche all'autore che s'è vista riconosciuta la sua fatica.

 

Quota

Seconda domanda per uscire dal mondo delle ipotesi e dei se: esistono casi del genere? 

 

A questo non so davvero rispondere... :umh:

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Aaaaaaaaaaaaaaah... uh, beh... forse allora sì.

Povero autore, perché demonizzare le scelte che fa?

Credo che lo scrittore sia l'unico che per primo creda sul serio nel proprio lavoro, ed è l'unico primo fan di se stesso, quindi l'unico che può fare qualcosa perché l'opera arrivi al grande pubblico... e se questo significa dover pagare, nell'immenso mare degli autori inascoltati, beh... a chi deve dar conto? A chi lo biasima per questo?
Mal che vada ha perso lui del denaro; se gli andasse bene (come nel caso che racconti tu), ne avrebbe lui da dire (e molti da zittire).

 

Questo però mi farebbe assai riflettere.
Se un autore talentuoso non riesce a raggiungere agenti, case editrici e lettori in modo spontaneo... beh, può significare tante cose. Ma non vorrei dilungarmi in un argomento che non sarebbe in topic, pensandoci. :fuma:

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Robink ha egregiamente espresso anche il mio pensiero. Aggiungo che secondo me la vera colpa di un autore che decide di pagare per essere pubblicato è di contribuire, col proprio denaro, al proliferare di questi spennatori di polli (o tosatori di pecore, o mungitori di vacche, fate voi). 

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9 minuti fa, cheguevara ha scritto:

[...] la vera colpa di un autore che decide di pagare per essere pubblicato è di contribuire, col proprio denaro, al proliferare di questi spennatori di polli (o tosatori di pecore, o mungitori di vacche, fate voi). 

 

Eh, niente... tornerò a likeggiare anche te @cheguevara :si::sss:

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COn una eap non vai da nessuna parte. Non sono case editrici e non ti distribuiscono. Al massimo si pagano lo spazio in libreria con i soldi che tu gli hai dato.

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Soprattutto, nella questione ipotetica di partenza, manca una premessa importante: non si dice se il danaroso autore in questione avesse o meno tentato con grossi editori free in precedenza, ottenendo ripetuti rifiuti pur a fronte di un testo valido. Inoltre, mi si scusi ma trovo tale esercizio fermo a qualche decennio fa, dato che oggi chiunque, dopo ripetuti rifiuti immotivati, ovviamente e logicamente ricorrerebbe al self publishing (ad esempio su Amazon), dato che non costa nulla e in più garantisce sia una vasta distribuzione sia visibilità, invece che ricorrere a un editore a pagamento (io preferisco chiamarli "tipografi"...) che invece costerebbe tanto e non offrirebbe distribuzione né visibilità. Insomma, trovo la questione di partenza del tutto irreale e illogica.

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Una volta ho sentito un'affermazione simile da parte di una persona che opera nel mondo editoriale. Il discorso, un po' più articolato e complesso, era che piuttosto che pubblicare con piccole e sgangherate CE free, senza promozione - distribuzione - presenza in libreria - era meglio allora indirizzare tutte quelle energie in una CE a pagamento che perlomeno aveva distribuzione al top e presenza nelle librerie.

Rimasi attonito e incredulo, ma era serio.

Credo che sia il ragionamento che porta molte persone a pubblicare con contributo, attratti da interviste alla radio - giornali e pubblicità.

Da parte mia preferirei stamparmelo da solo e regalarlo, ma ognuno fa le sue considerazioni.

Per rispondere alla tua domanda però @fkafka  io credo di no. È sempre una sconfitta dell'autore a mio avviso, in questo caso anche dell'editoria in generale. 

Non conosco casi del genere.

 

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41 minuti fa, nemesis74 ha scritto:

Una volta ho sentito un'affermazione simile da parte di una persona che opera nel mondo editoriale.

sarebbe forse interessante sapere che ruolo aveva e in quale tipo di organizzazione

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Io invece andrò controcorrente, ma cercherò di essere anche il più obiettivo possibile, spero non parta il linciaggio dunque. La mia esperienza da esordiente finora è stata particolarmente intensa, nonostante la situazione attuale, e posso dire di aver ricevuto numerose proposte editoriali, diverse tra loro e molto variegate. Poco più di trenta offerte, ad oggi, di cui ventidue che prevedevano -parlo al passato perché il manoscritto ormai ha la sua CE di appartenenza- un esborso economico, che in alcuni casi era davvero insignificante e in altri era una cifra che mai avrei potuto pensare avrebbero potuto chiedermi per pubblicare. Alla fine sono riuscito a trovare la proposta che mi ha soddisfatto completamente, però spesso mi sono ritrovato a dover confrontare contratti fondamentalmente molto diversi. Farò un esempio semplice, dunque, il mio. Ad un certo punto mi sono ritrovato dinnanzi al classico bivio, da una parte una proposta completamente free di una piccola CE con scarsissima distribuzione e poca visibilità, che proponeva un contratto in esclusiva ventennale e royalties solo dopo le mille copie vendute (keep dreamin') e dall'altra la proposta di una CE di fascia media che comportava l'acquisto di trenta copie -che magari un domani acquisterò in ogni caso per promuovermi- ad un prezzo conveniente, una distribuzione tra le migliori e un servizio di promozione appetibile. Ecco, fossi stato obbligato a decidere in quello stesso istante probabilmente avrei scelto la seconda opzione, dunque mi metto nei panni di chi non ha avuto la mia stessa fortuna e per un motivo o per l'altro non è riuscito a ottenere ulteriori valide alternative. In conclusione non me la sentirei mai di crocifiggere un autore, che comunque merita rispetto a prescindere, solo per una scelta personale. A maggior ragione se la scommessa è risultata vincente, sminuirne il successo al contrario mi farebbe sentire un tantino invidioso. Il fine in alcuni casi potrebbe giustificare i mezzi, specialmente in un settore imprevedibile come quello dell'editoria.

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Di base, penso che ognuno sia libero di fare quel che vuole col suo libro e i suoi soldi.

Quella che va combattuta è l'editoria a pagamento in generale e non il singolo autore che vuoi per ignoranza del settore, vuoi per ego o per scelta "obbligata" si rivolgono alla EAP. 

Ma.

 

Il problema è: fino a che non si comprende la verità di base che se una CE è seria e professionale crede nei suoi autori e non li mette nella condizione di spendere soldi, non si arriverà mai a cambiare il settore. 

Se si continuerà a giustificare (che è diverso dall'abusato e vittimistico uso di "crocifiggere") in diversi modi la scelta dei singoli, non cambierà mai nulla...

 

Pagare per pubblicare è sbagliato a prescindere e lo dice anche la legge sul diritto d'autore. Va solo fatto capire a tutti, in modo non aggressivo o da maestrino ma spiegando con calma il perché e il per come. Cosa per niente facile da fare! 

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2 ore fa, Obs Snow ha scritto:

Io invece andrò controcorrente, ma cercherò di essere anche il più obiettivo possibile, spero non parta il linciaggio dunque. La mia esperienza da esordiente finora è stata particolarmente intensa, nonostante la situazione attuale, e posso dire di aver ricevuto numerose proposte editoriali, diverse tra loro e molto variegate. Poco più di trenta offerte, ad oggi, di cui ventidue che prevedevano -parlo al passato perché il manoscritto ormai ha la sua CE di appartenenza- un esborso economico, che in alcuni casi era davvero insignificante e in altri era una cifra che mai avrei potuto pensare avrebbero potuto chiedermi per pubblicare. Alla fine sono riuscito a trovare la proposta che mi ha soddisfatto completamente, però spesso mi sono ritrovato a dover confrontare contratti fondamentalmente molto diversi. Farò un esempio semplice, dunque, il mio. Ad un certo punto mi sono ritrovato dinnanzi al classico bivio, da una parte una proposta completamente free di una piccola CE con scarsissima distribuzione e poca visibilità, che proponeva un contratto in esclusiva ventennale e royalties solo dopo le mille copie vendute (keep dreamin') e dall'altra la proposta di una CE di fascia media che comportava l'acquisto di trenta copie -che magari un domani acquisterò in ogni caso per promuovermi- ad un prezzo conveniente, una distribuzione tra le migliori e un servizio di promozione appetibile. Ecco, fossi stato obbligato a decidere in quello stesso istante probabilmente avrei scelto la seconda opzione, dunque mi metto nei panni di chi non ha avuto la mia stessa fortuna e per un motivo o per l'altro non è riuscito a ottenere ulteriori valide alternative. In conclusione non me la sentirei mai di crocifiggere un autore, che comunque merita rispetto a prescindere, solo per una scelta personale. A maggior ragione se la scommessa è risultata vincente, sminuirne il successo al contrario mi farebbe sentire un tantino invidioso. Il fine in alcuni casi potrebbe giustificare i mezzi, specialmente in un settore imprevedibile come quello dell'editoria.

Nella speranza che esprimere un'opinione molto diversa dalla tua non venga interpretato come linciaggio, mi spiego:

1) nel bivio tra due proposte da te menzionato esiste un controsenso di base, visto che tu chiami "free" una ce che si incorpora le royalties di mille copie, come se quello non fosse un esborso da parte dell'autore; pertanto, la scelta era tra due ce a pagamento, e avrei anche forti dubbi sulla classificazione come "media" di una ce che, oltre ad essere a pagamento, si accontenta dell'acquisto di trenta miserabili copie;

2) non sono d'accordo sul fatto che un autore meriti comunque rispetto in quanto tale: se scrive porcate illeggibili posso riservargli il rispetto dovuto ad ogni essere umano, ma come autore no, come autore merita calci in culo;

3) da qualche anno frequento il WD e di scommesse vincenti su pubblicazioni a pagamento non ne ho ancora letto. Può darsi che un caso o due mi siano sfuggiti, ma si tratterebbe comunque di autori particolarmente meritevoli, che hanno commesso l'errore di pagare per essere pubblicati, mentre avrebbero potuto ottenere lo stesso risultato a gratis.

Non è mia intenzione crocifiggere nessuno, semplicemente considero un errore l'acquiescenza nei confronti di un sistema che uno stato più serio avrebbe da tempo dovuto mettere fuori legge.

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3 ore fa, Obs Snow ha scritto:

Ad un certo punto mi sono ritrovato dinnanzi al classico bivio, da una parte una proposta completamente free di una piccola CE con scarsissima distribuzione e poca visibilità, che proponeva un contratto in esclusiva ventennale e royalties solo dopo le mille copie vendute (keep dreamin')

Questa sarebbe "editoria free"? Molto più trasparente e lineare proporre l'acquisto anticipato di tot copie che alla fine si rivendono alle presentazione (se non rappresentano un numero esorbitante) ma con in aggiunta una adeguata distribuzione, una giusta visibilità e una durata accettabile.

Purtroppo è l'idea di "pubblicazione free" che il più delle volte, a mio modesto avviso, risulta alquanto distorta in molti utenti di questo forum. E ho già avuto modo di esprimere ampiamente la mia idea a riguardo.

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23 ore fa, fkafka ha scritto:

 

in casi come questo la scelta dell'autore di rivolgersi a una eap sarebbe riabilitata?

Non c'è assolutamente nulla per cui qualcuno debba "riabilitarsi". 

Se il libro è buono, ha venduto ed è stato giudicato positivamente, allora si tratta di un'opera ben riuscita, senza se e senza ma.

Lo scopo di un libro è quello di farsi leggere e apprezzare da quanti più lettori possibile. Poi ognuno può avere le sue idee sulla politica dell'editore che l'ha pubblicato (ed è anche giusto discuterne, per carità) ma lasciano il tempo che trovano quando si è di fronte ad un prodotto di qualità, su cui magari è stato fatto anche un adeguato lavoro di promozione che ha portato i suoi frutti.

 

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Il 5/6/2020 alle 16:02, fkafka ha scritto:

Ecco. in casi come questo l'editoria a pagamento può essere riabilitata?  

La tua domanda è interessante. Il problema fondamentale è che di casi come questi non se ne sentono (almeno io non ne ho mai sentiti). Se un autore ha davvero talento prima o poi qualcuno se ne accorgerà. Non per idealismo ma perché spesso talento= vendite= guadagno.

Gli unici motivi che possono spingere un autore di talento a pubblicare a pagamento sono la fretta o la scarsa conoscenza del mondo editoriale. Per questo motivo non mi sentirei di condannare qualcuno che avesse fatto una scelta del genere, più che altro mi farebbe pena perché con un po' di pazienza in più prima o poi avrebbe trovato un vero editore. Ma, come dicevo, è pura speculazione, perché casi del genere non se ne sentono.

Secondo me pubblicando a pagamento si parte già con un grave handicap, e si farà il triplo di fatica a farsi prendere sul serio. Chi lavora nel settore probabilmente non lo prenderà neanche in considerazione, quindi è quasi impossibile che diventi un caso editoriale.

Ma se per puro caso succedesse (è fantascienza, ma non si sa mai...) vorrebbe dire che l'autore non si è dato da fare per far conoscere il suo lavoro coi canali gratuiti disponibili (editori, agenzie, concorsi, riviste) oppure che per un caso particolarmente sfortunato è sfuggito a tutti i radar editoriali. Nel primo caso l'autore sarebbe da biasimare per la pigrizia, nel secondo mi sentirei meno di giudicarlo, ma una CE a pagamento non è l'unica scelta. Molti autori si sono pubblicati da soli, e poi sono stati notati dai lettori e da CE importanti.

Al di là di tutto comunque il sistema di pagare per pubblicare è sbagliato alla base. Chi scrive fa un lavoro, e non deve pagare per lavorare (sarebbe assurdo). Quindi sono d'accordo con chi dice che in questo modo si sostiene un sistema sbagliato, e questo sarebbe il peggior "crimine" dell'autore in questione, che abbia successo o no.

È perdonabile? Non saprei rispondere senza valutare le circostanze che l'hanno portato a questa scelta infelice. Di sicuro non leggerei un libro pubblicato a pagamento, ma se da lì passasse ad altre CE più serie e avesse davvero qualcosa da dire non lo escluderei solo per questo "peccato originale".

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Aggiungo solo, per amor di verità, di avere conoscenza diretta di un paio di casi di pubblicazione con "editoria a pagamento" con degli eccellenti risultati sulle vendite e in qualche concorso.

Non è mai tutto bianco o tutto nero.

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Il 5/6/2020 alle 16:02, fkafka ha scritto:

Magari riconosciuto anche da qualche premio importante.

 

Questa parte del tuo ragionamento è irrealistica. Dubito fortemente che un premio letterario importante (intendo importante sul serio, di quelli che si contano sulle dita di una singola mano) prenderebbe mai in considerazione un testo pubblicato a pagamento. Almeno, a me non è mai capitato di sentire casi simili: se qualcuno ha esempi contrari, sono curioso di conoscerli.

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Il 5/6/2020 alle 16:31, fkafka ha scritto:

in casi come questo la scelta dell'autore di rivolgersi a una eap sarebbe riabilitata?

Riabilitata è forse un termine esagerato, ma non capisco quali vantaggi dovrebbe portare la scelta di pubblicare con un editore a pagamento, che pubblica qualsiasi cosa tu gli mandi, strafalcioni compresi, rispetto a quella di pubblicare con una piccola casa editrice No EAP, che fa un editing serio e puntuale (e parlo di vera No EAP, non di chi inizia a pagarti le royalties dopo un certo numero di copie vendute, che è tutt'altra cosa).

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2 ore fa, cheguevara ha scritto:

Nella speranza che esprimere un'opinione molto diversa dalla tua non venga interpretato come linciaggio, mi spiego:

1) nel bivio tra due proposte da te menzionato esiste un controsenso di base, visto che tu chiami "free" una ce che si incorpora le royalties di mille copie, come se quello non fosse un esborso da parte dell'autore; pertanto, la scelta era tra due ce a pagamento, e avrei anche forti dubbi sulla classificazione come "media" di una ce che, oltre ad essere a pagamento, si accontenta dell'acquisto di trenta miserabili copie;

2) non sono d'accordo sul fatto che un autore meriti comunque rispetto in quanto tale: se scrive porcate illeggibili posso riservargli il rispetto dovuto ad ogni essere umano, ma come autore no, come autore merita calci in culo;

3) da qualche anno frequento il WD e di scommesse vincenti su pubblicazioni a pagamento non ne ho ancora letto. Può darsi che un caso o due mi siano sfuggiti, ma si tratterebbe comunque di autori particolarmente meritevoli, che hanno commesso l'errore di pagare per essere pubblicati, mentre avrebbero potuto ottenere lo stesso risultato a gratis.

Non è mia intenzione crocifiggere nessuno, semplicemente considero un errore l'acquiescenza nei confronti di un sistema che uno stato più serio avrebbe da tempo dovuto mettere fuori legge.


1) Figurati, non mi piacciono molto le etichette, per chiarezza mi riferivo alle CE come determinate categorie perché riportate allo stesso modo nel forum stesso, una in free e l'altra in doppio binario. Ho sempre condiviso le mie esperienze, in ogni caso, e trovate i suddetti avvenimenti raccontati nei thread dedicati alle varie realtà editoriali.
2) Non saprei, preferisco rimanere neutrale perché quelle che a me potrebbero sembrare porcate a qualcun altro potrebbero piacere. Certo, nei limiti del ridicolo. 
3) Beh, si. Potrebbero comunque esserci casi in cui l'autore ha deciso di investire risorse economiche mentre noi non possiamo saperlo, qualcuno ha già riportato di essere a conoscenza di realtà simili, anche se ovviamente si rimane sul vago, io personalmente non ho bisogno di sapere altro. 

Ci tengo a precisare, comunque, che anche a me l'idea di "guadagnare" sui sogni e le ambizioni di un autore, soprattutto emergente, fa abbastanza ribrezzo. D'altro canto trovo plausibile il voler minimizzare i rischi di perdite in un settore evidentemente in crisi, specialmente in Italia. Ho fatto l'esempio della proposta che prevedeva l'acquisto di 30 copie, ma ho ricevuto anche contratti che prevedevano una spesa di più di 4000 euro, ecco, in quel caso ho sorriso e declinato semplicemente l'offerta. Sarebbe da folli anche solo pensare di rientrare nelle spese, un domani. D'altronde lo sarebbe altrettanto firmare un contratto che ti lega a qualcuno per vent'anni e sperare di vendere più di 1000 copie in quattro ristampe con pincopallino editore, con tutto il rispetto. 
 

1 ora fa, Whispering Wind ha scritto:

Questa sarebbe "editoria free"? Molto più trasparente e lineare proporre l'acquisto anticipato di tot copie che alla fine si rivendono alle presentazione (se non rappresentano un numero esorbitante) ma con in aggiunta una adeguata distribuzione, una giusta visibilità e una durata accettabile.

Purtroppo è l'idea di "pubblicazione free" che il più delle volte, a mio modesto avviso, risulta alquanto distorta in molti utenti di questo forum. E ho già avuto modo di esprimere ampiamente la mia idea a riguardo.


Sono dello stesso parere, purtroppo hanno provato a convincermi in qualsiasi modo che trovare un'offerta migliore equivaleva ad illudersi. Ad un certo punto, quasi subito e capita l'antifona, ho smesso di rispondere. Acqua passata ormai, senza rancore, ma posso immaginare che adesso data la situazione ci marceranno ancor di più. Sono anche d'accordo sulla seconda parte del messaggio, anche se probabilmente non pubblicherei mai previo pagamento, alla fine la scrittura per me rimane una passione e il giorno in cui diventerà un qualcosa che mi ritrovo "costretto" a fare, per un motivo o per un altro, per rientrare nelle spese o per un eventuale ritorno economico, probabilmente mi passerà anche il gusto e la voglia di farlo. 

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Partendo dal presupposto che la discussione sia incentrata sull'autore e non sulle case editrici a pagamento, e premettendo che condivido tutto quel che si dice sulle CE che succhiano denaro e non si assumono un briciolo di rischio di impresa, entro nel topic riportando l'attenzione su un aspetto messo in evidenza nel primo post e poi passato un po' sottotraccia nei vari post (che ho letto velocemente da un certo punto in poi): il marketing.

Generalizzando e andando nell'astratto, questo potrebbe essere un discorso applicabile praticamente a tutte le arti.

[stavo scrivendo un farneticante esempio riferito alla fotografia, ma ve lo risparmio]

Nello specifico: se diamo per scontata la bontà dell'opera, partendo da questa basa, l'unica vera differenza la fa il marketing inteso come visibilità data all'opera e al modo in cui viene venduta.

Riflettiamoci: tutto è marketing, tutto è pubblicità e lo è sempre stato. Illudersi del contrario, per quanto bello, è purtroppo un'ingenuità.

Potremmo parlare di politica, di sport, di prodotti per l'igiene intima, persino dei rapporti umani o della ricerca scientifica -sia nei settori "scientifici" che in quelli umanistici. Ovunque rileveremmo l'importanza strabordante di una pubblciità efficace che determina o meno il successo di un prodotto indipendentemente dalla sua qualità.

Perfino quel che fece Edison, per citare un esempio ai limiti dell'assurdità che non riguardi la politica, per screditare Tesla, in pubblico, era sostanzialmente marketing [Edison ha fritto un elefante con la corrente alternata scoperta da Tesla].

E se una campagna pubblicitaria efficace può decretare io meno il successo di un'opera, perché mai un autore dovrebbe rinunciarci a priori?

Anche io sono restio. Anche io vorrei essere scelto per la mia bravura.

E so che questo discorso non rende giustizia a tutti i piccoli editori che tentano di portare avanti idee e progetti impegnandosi anima e corpo.

Ma noi siamo autori, vorremmo che quel che abbiamo scritto raggiungesse un bel numero di persone, vogliamo che venga apprezzato. Se è vero che autori e piccoli editori dovrebbero unire le forze, è anche vero che l'autore è sostanzialmente l'ultima ruota del carro: un numero esiguo di copie vendute non ripaga nemmeno le risme di carta utilizzate per le varie stesure realizzate prima di presentare l'opera qua e là. E se l'editora ha qualche speranza di sopravvivere (poche, purtroppo), quante ne ha l'autore?
Tutto questo per dire: il cavolo del discorso del marketing, inteso anche come distribuzione sul territorio, è incredibilmente centrale e, purtroppo, deve essere preso in considerazione.

 

Per quanto riguarda l'originalità dell'opera ho opinioni contrastanti e non perfettamente delineate. Non credo che l'orginalità sia un valore, e non può esserlo: a voler essere pignoli, se l'orginalità fosse l'unico criterio di selezione dovremmo eliminare gran parte delle cose scritte negli ultimi 2300 anni, secolo più, secolo meno. Questa è la mia personalissima opinione e non penso rientri facilmente nei parametri di questo topic.

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Alla tua domanda provocatoria fornisco una risposta provocatoria: pensare di poter diventare scrittore con l'editoria a pagamento è come pensare di trovare l'amore andando con una prostituta. Però ci sono le eccezioni: Pretty Woman.

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1 ora fa, nescio ha scritto:

E se una campagna pubblicitaria efficace può decretare io meno il successo di un'opera, perché mai un autore dovrebbe rinunciarci a priori?

D'accordissimo sull'importanza del marketing. Penso però che sia molto difficile che un editore a pagamento, che ha già realizzato il suo business con l'incasso del denaro sborsato dall'autore - non importa se direttamente, o sotto forma di acquisto copie, o di rinuncia alle royalties - , si metta a rischiare impegnandosi in una costosa campagna pubblicitaria. Inoltre penso che il proliferare dell'EAP sotto qualsiasi forma contribuisca non poco ad inquinare un mercato già inguaiato di suo: per questo motivo, ogni Euro versato, sotto qualsiasi forma, da un autore finisce per danneggiare tutta la categoria. E' la mia opinione, ma credo - e spero - di non essere il solo a pensarla così.

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2 ore fa, Sjø ha scritto:

Alla tua domanda provocatoria fornisco una risposta provocatoria: pensare di poter diventare scrittore con l'editoria a pagamento è come pensare di trovare l'amore andando con una prostituta. Però ci sono le eccezioni: Pretty Woman.

:D:D

Non so se stai rispondendo a me o ad altre riflessioni nella discussione. Comunque condivido la tua risposta. Nel mio intervento ho sotteso la condizione di partenza che l'autore della discussione aveva impostato: la CE in questione (a pagamento) dovrebbe essere molto ferrata nel marketing, seguendo e investendo nell'autore.
Non ho discusso l'irrealtà della cosa sia perché sembra assodato che se una CE a pagamento si accontenta di vendere servizi e copie unicamente agli autori che si rivolgono ad essa, oltre a essere un modello di buisness molto strano, non avrà intenzione di sprecare energie per pubblicizzare l'autore, così come sottolineava @cheguevara.

1 ora fa, cheguevara ha scritto:

penso che il proliferare dell'EAP sotto qualsiasi forma contribuisca non poco ad inquinare un mercato già inguaiato di suo: per questo motivo, ogni Euro versato, sotto qualsiasi forma, da un autore finisce per danneggiare tutta la categoria. E' la mia opinione, ma credo - e spero - di non essere il solo a pensarla così.

Condivido in pieno tutte le parole del tuo intervento e riporto queste perché sono più che vere -e potremmo ampliare facilmente il discorso ad altre categorie professionali.

 

Mi domando una cosa e me lo domando da anni: perché gli editori -così come i piccoli librai- non si uniscono insieme, non costruiscono una rete per spalleggiarsi a vicenda?
L'idea mi è venuta considerando lo strapotere di amazon rispetto alle librerie locali e imbattendomi nelle problematiche del rivolgersi a librerie o negozianti locali. Forse dovrei creare una discussione apposta.

 

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1 ora fa, nescio ha scritto:

la CE in questione (a pagamento) dovrebbe essere molto ferrata nel marketing, seguendo e investendo nell'autore.

Perdonami: sei completamente fuori strada. 

Il marketing di un editore a pagamento è incentrato a scovare altri autori disposti a pagare per pubblicare.

Investire sull'autore un editore a pagamento? Quando hai finito di pagare non sa più neppure che tu esista.

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